I turbamenti del giovane Törless [Der junge Törless], Volker Schlöndorff, 1966– [filmTv77] – 6

Non so quale sia la data di nascita del Nuovo Cinema Tedesco, quello di Wenders e Fassbinder, di Reitz e di Kluge, di Herzog e della Von Trotta, quello che un adolescente e un giovane di sinistra, fra i sedici anni e la fine dell’università, doveva necessariamente frequentare perché era molto più che cinema: era la Germania (Ovest) che cercava di uscire da un guscio terrificante, esprimendo un “nuovo” punto di vista attraverso un “nuovo” linguaggio.

Anche Schlöndorff ha fatto parte di quella straordinaria new wave; ma qui, all’esordio da ventisettenne, è ancora alla ricerca di una sua misura e si preoccupa, innanzitutto, di rappresentare l’indole anti-autoritaria e i dubbi esistenziali di Robert Musil.

Riprendo da una recensione del tempo: «una forma volutamente spoglia e disadorna ma efficacissima per descrivere la degradata realtà morale di una classe dominante minata da quella irrazionalità che pulsava sotto l’autoritarismo della Germania guglielmina ormai prossima al nazismo.» Non così “prossima”, passerà un quarto di secolo, ma il concetto è condivisibile: ho avvertito assonanze fra questo film e l’Haneke di Il nastro bianco.

Il romanzo l’ho riletto da poco. Molte pagine sono inquietanti, suggeriscono dubbi sulla natura umana e sul valore, forse eccessivo, che ci piace attribuire alla cultura per indirizzare gli istinti alla convivenza civile. Nei primi anni del Novecento, in un collegio esclusivo ai margini dell’Impero Austro-Ungarico, il sedicenne Törless stringe una sorta di amicizia con i compagni Beineberg e Reiting. Hanno un rifugio segreto, inseguono esperienze rivelatrici, sperimentano il potere e la violenza su un compagno ricattabile…

Spicca la scena da Bozena, la non più giovane prostituta frequentata da Törless e da altri studenti. A interpretarla è Barbara Steele, resa celebre dagli horror diretti da Bava e Fulci, Corman e Freda. Sono convinto che quella scena losca e depravata sarebbe piaciuta a Egon Schiele.

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