Storia delle scoperte e delle invenzioni a fumetti, Enzo Biagi e altri

In 160 tavole a colori, di grande formato, i testi di Biagi sono disegnati da Giacinto Gaudenzi, Aldo Capitanio, Paolo Piffarerio, Alarico Gattia e Dino Battaglia; alla sceneggiatura collaborò Giuseppe Pardieri.

Detto che Battaglia (solo 7 tavole) è fuori classifica – suoi i disegni dedicati a Meucci e Bell, a Guglielmo Marconi, Wilhelm Konrad Rontgen, Sigmund Freud, – mi piacciono molto le tavole di Capitanio, stracolme di immagini e colori, con il testo che si insinua fra i disegni.

Scriveva Biagi: “L’immaginazione non ha limiti. Ma bisogna che la scienza, in ogni caso, liberi l’umanità dalla fatica, dalla paura e dalla disperazione, e non diventi strumento di annientamento”.

L’approccio è pedagogico. Il fumetto accompagna le didascalie e si insinua nei balloons, spesso infantili, per semplificare concetti, raccontare storie in modo semplice ed immediato. Ogni tanto, nei balloons, vengono riportate frasi estratte dalle memorie dei protagonisti.

Si comincia dalla lenta uscita dell’uomo dalle tenebre primitive, attraverso i passaggi che caratterizzano le prime civiltà (egizi, mesopotamici, fenici, cinesi, indiani, maya…). A sconosciuti dobbiamo la ruota, la scrittura, la produzione del fuoco, la fusione dei metalli, la coltivazione delle piante, la conservazione dei cibi… Poi entrano in scena i primi geni: Talete, Euclide, Archimede, Pitagora.

Capitoli sono dedicati allo sviluppo dei mezzi di trasporto (Henry Ford, Charles Goodyear, George Stephenson), al sogno del volo (Leonardo da Vinci, Orville e Wilbur Wright, Louis Blériot, Francesco Baracca, Manfred von Richtofen, Charles Lindbergh). Spesso il progresso viene sperimentato nella guerra: la polvere pirica, il fulmicotone, la nitroglicerina, la dinamite, il tritolo, l’atomo… (Samuel Colt, Horace Smith e Daniel Wesson, Oliver Winchester, Alfred Nobel).

“Ogni invenzione è il risultato delle intuizioni e delle fatiche di molti scienziati”. Un filo rosso collega fra loro Benjamin Franklin, Luigi Galvani, Alessandro Volta, Antonio Pacinotti, Ernst Werner von Siemens, André-Marie Ampère e Michael Faraday.

Fra le storie che non conoscevo, quella di una famiglia italiana che nel XIII secolo viveva in Val Brembana (BG). Omodeo Tasso si trasferì in Austria e diede vita a un servizio di posta a cavallo, collegando le principali città europee, da Vienna a Bruxelles, da Madrid e Praga. Il cognome divenne De Tassis. Da qui “taxi”.

Fu un inglese, Rowland Hill, a inventare una sicura modalità di pagamento per le lettere: il francobollo, pagato dal mittente. Nel 1839 venne attuata una riforma postale, introducendo l’uso di una marca con cui affrancare la posta come prova del pagamento; e nel 1840 venne emesso il famoso Penny Nero.

vengono dedicate tavole ad alcune delle piccole invenzioni che “servono a rendere più facile la vita”: il pettine, l’ombrello, il sapone, i profumi, le scarpe, i cappelli, i guanti, le terme… Poi, gli strumenti per misurare il tempo, e quelli per scrivere (Johann Gutenberg, Ladislao Birò). Seguono le tavole dedicate all’illuminazione (Thomas Alva Edison), alla macchina per cucire (Isaac Merrit Singer). Non potevano mancare la fotografia (Niépce, Daguerre, Bayard, Eastman) e il cinematografo (Muybridge, Reynaud, fratelli Lumière, Méliès). Il volume si chiude con l’esplorazione dello spazio.

Mondadori, 1983

Storia di Roma a fumetti Russi

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