La trappola di Maigret, Georges Simenon, 1955

Quarantottesimo dei 75 romanzi che hanno per protagonista Maigret: è una storia parigina, torbida e sanguinaria come raramente accade di trovarne nella sconfinata produzione di Simenon. Per il commissario si tratta di “uno dei casi più angoscianti della sua carriera. Non si trattava solo di scoprire l’autore di un delitto; il problema nei confronti della società non si limitava a punire un assassino. Era un problema di difesa del cittadino. Cinque donne erano morte e nulla faceva sperare che la lista terminasse lì”.

Maigret deve fermare il serial killer che con un coltello ha già ucciso cinque donne a Montmartre. Donne comuni, senza nulla che le colleghi, se non una vaga somiglianza fisica (figure piccole e rotonde), il luogo e l’ora dei delitti (appena si fa buio), il modus operandi (dopo averle accoltellate, l’assassino straccia le vesti, ma non le violenta, né le deruba). La trappola consiste nel tentativo di scuotere la psiche dell’assassino, fingendo di aver identificato il colpevole, così da spingerlo a uscire allo scoperto. Maigret scommette sul fatto che l’assassino vorrà reagire, manifestando un orgoglio esibizionista.

Parigi è avvolta in una calura micidiale, “tenere le finestre aperte non serviva a nulla: entrava solo un’aria calda che sembrava essere emanata dall’asfalto molle, dalle pietre bollenti o dalla Senna stessa che, da un momento all’altro, ci si aspettava di veder fumare come acqua sul fuoco”. Gli accaldati giornalisti che stazionano nei corridoi del Quai des Orfèvres abboccano all’amo e diffondono la notizia dell’arresto di un uomo sospettato dei delitti di Montmartre. Non resta che aspettare.

Maigret chiede la collaborazione della polizia femminile, una delle ausiliarie viene aggredita dall’assassino, si salva, ma quello riesce a fuggire, mostrando di conoscere bene la zona. Unica traccia: nelle mani della donna è rimasto un bottone.

Grazie a questo indizio, il commissario arriva a sospettare un ricco arredatore, che da ragazzo viveva a Montmartre, in un appartamento sopra la macelleria del padre (dove continua ad abitare la madre vedova). Maigret lo sottopone a uno spossante interrogatorio, che rivela l’anormale personalità dell’uomo, succube della madre e della moglie. Sembra tutto chiaro, ma la notte stessa viene commesso un delitto quasi identico ai precedenti. Maigret vacilla, poi capisce che la colpevole è una delle due donne, la madre o la moglie. Davanti a loro, dice: “Colei che è innocente sa che l’altra non lo è, e mi chiedo se non provi una segreta invidia”.

Romanzo incalzante, Maigret tend un piège (nella traduzione di Marianna Basile) contiene una lunga parentesi rappresentata dal colloquio con il dottor Tissot, psichiatra seguace di Freud, che spiega a Maigret quanto sia forte, in certi assassini, il bisogno di firmare i propri delitti, all’origine dei quali si suppone un trauma infantile.

Sfinito dal caldo e dalla tensione, Maigret commette l’errore di non prevedere che almeno una delle due donne sia consapevole dei delitti già avvenuti e disposta a tutto pur di proteggere l’assassino.

2 Responses to La trappola di Maigret, Georges Simenon, 1955

  1. Pingback: Jules Maigret secondo Georges Simenon | RUDI

  2. Pingback: Il commissario Maigret [Maigret tend un piège], Jean Delannoy, 1958 – [filmTv82] – 7 | RUDI

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.