Il commissario Maigret [Maigret tend un piège], Jean Delannoy, 1958 – [filmTv82] – 7

A cinquantaquattro anni, settimo nella lista, Jean Gabin arriva a interpretare Jules Maigret. Lo farà altre due volte (nel 1959 e nel 1963), dieci in totale i suoi film tratti dalle pagine di Simenon. In questa coproduzione franco-italiana, la trama si discosta da quella del romanzo, che da noi è uscito come La trappola di Maigret.

A ventisei anni, Annie Girardot – prima di Rocco e i suoi fratelli e I compagni – assume con Lucine Bogaert i ruoli più importanti, la moglie e la madre del sospettato. Si fanno notare anche Jean Desailly (Marcel), Lino Ventura (ispettore Torrance) e Jeanne Boitel (Louise, la signora Maigret).

Non ricordo Maigret impegnato in altre indagini così sanguinose. Nel Marais, il quartiere più affascinante di Parigi, si sono già trovati tre cadaveri, tre donne formose e brune, uccise all’aperto con un’arma da taglio. Opera di un serial killer, senza dubbio. Ed ecco il quarto omicidio, seguito da una telefonata alla polizia, che solo il giorno dopo Maigret interpreterà come frutto dell’esibizionismo di un killer che lo sfida apertamente.

Fra un delitto e l’altro, l’intervallo di tempo si sta abbreviando. Maigret prova a imbastire una trappola, coinvolge una dozzina di poliziotte e finge di aver messo le mani sull’assassino. Scopriremo che i delitti derivano da un trauma infantile, che la perversione sessuale si sfoga in quella forma, che qualcuno conosce bene il colpevole, ma lo protegge per amore. L’ambientazione è mirabile, fra retrobottega, vicoletti, portici, sedie di legno portate sulla strada per conquistare un po’ di fresco.

Risolto il caso, con due colpevoli che meritano il massimo della pena e il massimo della pietà, l’ultima inquadratura ci mostra Maigret che si incammina sotto la pioggia: il volto di Gabin non è quello di un vincitore, la pioggia laverà via solo una piccola parte del male con cui è condannato a convivere.

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