Non per tutti, era la prima volta

Fra Nazionali, campionati e coppe – considerando solo i primi cinque tornei europei, senza Belgio e Croazia, Olanda e Slovacchia – l’Inter 2020-21 ha consegnato il primo trofeo a una larga maggioranza della rosa: Samir Handanovic, Milan Skriniar, Alessandro Bastoni, Danilo D’Ambrosio, Nicolò Barella, Roberto Gagliardini, Stefano Sensi, Marcelo Brozovic, Christian Eriksen, Lautaro Martinez, Andrea Pinamonti e Romelu Lukaku.

Tra i difensori, avevano vinto qualcosa solo Stefan de Vrij (Supercoppa italiana 2018 con la Lazio) e Andrea Ranocchia (Coppa Italia 2011 con l’Inter).

Fra i laterali, invece, c’era già una notevole concentrazioni di “tituli”: Matteo Darmian (Coppa d’Inghilterra e Supercoppa d’Inghilterra 2016, Coppa di Lega Inglese ed Europa League nel 2017 con lo United); Ashley Young (Europa League, Coppa di Lega inglese, Supercoppa d’Inghilterra, Coppa d’Inghilterra, tre Community Shield e una Premier League con lo United); Aleksandar Kolarov (una Coppa Italia e una Supercoppa italiana con la Lazio, una Coppa d’Inghilterra, due Coppe di Lega inglese, due Premier League e una Supercoppa d’Inghilterra con il City); Achraf Hakimi (Champions League, Supercoppa spagnola, Supercoppa UEFA e Mondiale per club con il Real Madrid, e una Supercoppa di Germania con il Borussia Dortmund); infine, Ivan Perisic (Supercoppa di Germania con il Wolfsburg, due Bundesliga con Bayern Monaco e Borussia Dortmund, tre Coppe di Germania con Wolfsburg, Bayern e Dortmund, e una Champions League con il Bayern Monaco).

Fra i centrocampisti, spicca il palmarès di Arturo Vidal: tre Coppe, due Supercoppe e tre campionati di Germania con il Bayern Monaco, quattro scudetti, una Coppa Italia e due Supercoppe Italiane con la Juventus, un campionato e una Supercoppa spagnola con il Barcellona. E la doppia vittoria in Copa América con la Nazionale del Cile (2015 e 2016). E Matias Vecino ha vinto con il Nacional il campionato uruguaiano.

Fra gli attaccanti, infine, l’unico ad aver già vinto qualche trofeo era Alexis Sanchez: un Mondiale per Club, una Coppa di Spagna, una Liga e due Supercoppe Spagnole con il Barcellona, due Coppe e una Supercoppa d’Inghilterra con l’Arsenal. Per Sanchez, anche un campionato argentino con il River Plate, due campionati cileni con il Colo Colo e la doppia vittoria in Copa América con il Cile.

Qualche importanza deve averla avuta il fatto che costoro, voltandosi verso la panchina, potessero vedere Antonio Conte, che ha vinto ovunque, e Gabriele Oriali, che di vittorie ne ha raccolte ancora di più. Da calciatore, campione del mondo 1982, due scudetti (1970-71 e 1979-80) e due Coppe Italia; da dirigente, era accanto a Mancini e a Mourinho… Da bambino, fino ai tredici anni, “Lele” non era meno juventino di “Andonio”, i suoi idoli erano Salvadore e Menichelli, come confidò ad Alberto Cerruti una decina di anni fa.

Mi è stato fatto notare che Sanchez non ha vinto la Champions: correggo subito… Domani chiudo il sondaggio qui accanto e ne apro un altro; chi ancora non l’ha fatto, indichi qual è stato il suo “momento fatale”.

One Response to Non per tutti, era la prima volta

  1. rugherlo says:

    Uno scudetto importantissimo.
    Sugli scudi Marotta: ha voluto e imposto Conte, allontanato Icardi, e dopo le difficoltà di Suning non è emerso mezzo lamento dallo spogliatoio.
    Oriali: vd sopra con il merito di essere interista da sempre. Dove ci sono loro due (Marotta/Oriali) si vince.
    Conte: vero animale da campionato (meno da Europa ) ha grandissimo meriti nello scudetto. Vero condottiero ha ribaltato il tavolo inserendo Perisic e Eriksen (cambiando idea).
    Non lo ammetterà mai ma lui, come Marotta, sta godendo il doppio per aver battuto la Juve.
    I giocatori: hanno fatto 7 gg di vacanza in estate, non hanno preso lo stipendio per mesi, hanno interrotto un dominio di 9 anni strameritando il successo e alla faccia di qualche prezzolato in tv o sui giornali.
    Tutti per uno e uno per tutti, così si vince.
    Uno scudetto bellissimo, con alcune partite (derby/Juve ) giocate alla grande è una crescita individuale e complessiva notevole.
    Ci sono ancora margini di miglioramento e con tre/quattro innesti la nostra inter si può confermare.

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