Fino all’estremo: Paz torna a Bologna. #MostraAndreaPazienza

Una mostra su Andrea Pazienza a Bologna è comunque un appuntamento imprescindibile, ma fateci la cortesia di non eccedere con la retorica.

Chiamarla “grande mostra”, per esempio, è irritante: sono esposte un centinaio di opere, in poco più di mezz’ora si arriva alla fine, considerando la mole esorbitante di segni lasciati da Paz, siamo di fronte a meno dell’1% della sua produzione. “Grande” è Pazienza (1956-88), non questa mostra, che non regge al confronto con quella di Palazzo Re Enzo del 1997, anche se non mancano i momenti esaltanti.

Da quasi un quarto di secolo, Bologna non dedicava una mostra al più famoso dei suoi studenti fuorisede. È qui che visse il suo periodo più creativo e rivoluzionario, sperimentando ogni tecnica grafica e pittorica. Nel 1974, Pazienza si era trasferito a Bologna per studiare al Dams. Con il suo giocoso e drammatico flusso di coscienza seppe avvertire cosa stesse incubando nel marzo 77, prima che i carrarmati lo rendessero esplicito. Fu sotto le Due Torri che vennero alla luce Le straordinarie avventure di Pentothal (non era uno sprazzo, semmai un inizio). Fu qui che, quasi suo malgrado, si scoprì essere la voce della sua generazione. E fu per salvarsi da Bologna (e dalla droga), che fuggì a Montepulciano: su una parete hanno riprodotto una sua frase, un po’ risentito perché già a ventinove anni lo chiamavano “vecchio Paz”.

Fino all’estremo era il titolo della prima stesura di quello che diverrà Gli ultimi giorni di Pompeo, il suo vertice autobiografico. Oltre a Pentothal, troviamo Zanardi e Pompeo, Pertini e tavole sparse, tratte da Cannibale, Frigidaire, Il Male. C’è anche il foruncolo schiacciato, capolavoro del politicamente scorretto.

Il visitatore si imbatte in pennarelli, matite, tempere, pastelli, acrilici, ogni tipo di supporto cartaceo; l’esposizione bolognese riesce a dare l’idea della varietà stilistica di Paz. Arrivasse qualcuno da un altro pianeta e vedesse le opere appese ai muri di Palazzo Albergati, potrebbe farsi l’idea che l’autore le abbia composte in trenta o quarant’anni, non in una striminzita dozzina. Ero alla mostra il 24 maggio, il 23 Paz avrebbe compiuto 65 anni.

Queste opere provengono dagli archivi personali della moglie e di altre persone a lui vicine. Arricchito da alcune storiche immagini del fotografo Enrico Scuro, il percorso espositivo procede in senso inverso a quello cronologico. Verso la fine, si arriva davanti a una parete di specchi, con la firma “Paz” e la sagoma nera di Zanardi che impugna un bastone chiodato.

Ho chiesto a Laura di fotografarmi lì accanto, con la mascherina, simbolo di questi tempi non meno feroci.

Palazzo Albergati, Via Saragozza 28, Orari: da lunedì a venerdì 15-20; sabato e domenica 10-20.

3 Responses to Fino all’estremo: Paz torna a Bologna. #MostraAndreaPazienza

  1. Danilo Santoni says:

    Io ancora non sono riuscito a trovare dalle mie parti qualcosa da vedere degno di nota, ho individuato un paio di mostre fotografiche; niente di che, ma inizierò da quelle.
    Ti vedo abbastanza in forma, Rudi, a me la pandemia (assieme alla mia pigrizia) ha lasciato un bel fardello (in tutti i sensi).

    • Rudi says:

      Di solito, prenoto. Stavolta, siamo usciti alle 18.00 per vedere se si poteva entrare senza fila. E la fila non c’era.
      Per adesso niente cinema e niente teatro, solo per Paz ho fatto uno strappo alla regola.

  2. Sara says:

    Mi piacerebbe visitare questa mostra.

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