Nomadland [id.], Chloé Zhao, 2020 [cine1] – 9

Stremato. Da film come questo, Nebraska o Into the Wild, esco emotivamente e fisicamente stremato, la rappresentazione del dolore mi arriva con una sincerità insostenibile.

Scritto, diretto, coprodotto e montato da Chloé Zhao, ha vinto tre Oscar (miglior film, miglior regia, migliore attrice protagonista), riprendendo un’inchiesta della giornalista Jessica Bruder. Nata a Pechino, naturalizzata statunitense, al suo terzo lungometraggio, Zhao è la seconda donna a sollevare la statuetta più ambita; il suo compagno, Joshua James Richards, ha curato la fotografia di questo film, reso ancora più lirico dalle musiche di Ludovico Einaudi.

Tramite Frances McDormand, che con Fern aggiunge l’ennesimo personaggio magistrale della sua carriera, lo spettatore italiano incontra un’America mai vista prima: per gli strepitosi paesaggi visivi e per gli stridenti paesaggi dell’anima di individui alla deriva, rottami che cercano di sopravvivere nel paese più ricco del mondo, la culla del capitalismo.

Ormai sessantenne, rimasta vedova, Fern è costretta a lasciare la sua casetta prefabbricata nella cittadina industriale di Empire, Nevada: la chiusura dello stabilimento di calcestruzzo ha innescato una migrazione biblica (quando fa ritorno a Empire, Fern sembra entrare a Chernobyl). La donna comincia a vivere sul suo furgone, accuratamente riadattato. Nell’attraversare Arizona, Nebraska, Nevada, California e South Dakota, inseguendo lavori stagionali, incrocia persone che hanno scelto o sono state costrette a una vita nomade. Non homeless, ma houseless… Del cast fa parte un ottimo attore come David Strathairn, ma Linda May e Swankie, Bob Wells e molti altri non fanno che interpretare loro stessi: averne catturato la spontaneità, mi pare l’ingrediente fondamentale del risultato finale.

Alla prima mezz’ora straziante, segue un respiro di speranza: questi nomadi, questi moderni miserabili, paiono ritrovare una coscienza sociale, si aiutano, si ascoltano, da individui si riscoprono comunità.

3 Responses to Nomadland [id.], Chloé Zhao, 2020 [cine1] – 9

  1. Condivido le stesse sensazioni: Nomadland lascia senza parole. L’avevo già scritto in un commento su un altro tuo post sugli Oscar: quest’anno Hollywood ha candidato e premiato i migliori. A me è piaciuto molto anche Another Round (Oscar per il film internazionale).

  2. metalupo says:

    Lo guarderò, ho letto rece molto contrastanti.

  3. rugherlo says:

    Gran bel film.
    Stupenda la scena in cui lei fa il bagno nella pozza di un ruscello, come una catarsi.
    L’ultimo passaggio prima della nuova vita è la visita a casa, il deserto dietro la cucina.
    Basta vivere di ricordi, ma avanti verso una vita si difficile, ma ricca di esperienze.
    Da vedere.

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