L’intelligenza erotica, Esther Perel, Ponte alle Grazie, 2006

Come far convivere il bisogno di sicurezza, che ci spinge verso relazioni stabili, con il bisogno di avventura ed eccitazione: è questo il nucleo della ventennale esperienza da psicoterapeuta che l’autrice riassume nel libro. Lo fa senza moralismi, alla ricerca di “una nuova arte di amare per la coppia del ventunesimo secolo”, nella convinzione che una relazione monogama non porti inevitabilmente al crollo del desiderio.

Mai come in quest’epoca – nel ricco Occidente – uomini e donne investono nell’amore: il sistema sociale spinge a consolidare le relazioni nel matrimonio, “finché morte non vi separi”, nonostante tutti sappiano che i divorzi sono in crescita esponenziale. I motivi del fallimento sono assai vari, nel lavoro da terapeuta, “vedo persone che sono così amiche da non poter sopportare di essere amanti. Vedo amanti così tenacemente aggrappati all’idea che il sesso debba essere spontaneo da non farlo mai. Vedo coppie che considerano la seduzione come troppa fatica, qualcosa che non sono più tenute a fare ora che sono sposate. Ne vedo altre convinte che l’intimità voglia dire conoscere tutto dell’altro”.

Nelle coppie sposate risulta sempre più frequente l’assenza di “vitalità erotica”, e ciò produce ansia, demoralizzazione, a volte furia. In molte storie d’amore, la conquista della stabilità avviene sacrificando la passione. Chiunque ricorda come l’eccitazione dei primi tempi fosse dovuta non solo alla scoperta, ma all’insicurezza, al fatto di non sapere cosa provasse l’altro. Nel consolidarsi di un rapporto si creano vari “meccanismi di conforto”: abitudini, rituali, soprannomi… tutto converge sull’agognata sicurezza. Secondo l’autrice, “la passione in un rapporto è commisurata alla quantità di incertezza che si riesce a tollerare”.

Democrazia e sesso, egualitarismo e desiderio non giocano secondo le stesse regole. Le lotte delle femministe hanno prodotto risultati in tanti aspetti della vita delle donne, senza di loro nessuna vera libertà (sessuale o di altro tipo) sarebbe stata concepibile. Ma hanno prodotto anche conseguenze inaspettate: “sono convinta che l’enfasi su un sesso paritario e rispettoso, purgato di ogni espressione di potere, aggressione e trasgressione, sia antitetico al desiderio erotico tanto per le donne quanto per gli uomini”.

Molte donne non riescono ad accettare il loro desiderio di sottomissione sessuale; eppure, “uscire da noi stessi è esattamente ciò che l’erotismo ci permette di fare. Nell’eros, calpestiamo le restrizioni culturali, i divieti che sosteniamo vigorosamente alla luce del sole sono spesso gli stessi che trasgrediamo al buio. È uno spazio alternativo in cui possiamo sperimentare tranquillamente i nostri tabù. L’immaginazione erotica ha la forza di scavalcare la ragione, le convenzioni e le barriere sociali”.

Dalla crescita di rapporti “politicamente scorretti”, basati su dominazione e sottomissione, si deduce quanto siano diffuse le fantasie sessuali antitetiche a una cultura egualitaria. “L’aggressività è il lato oscuro dell’amore”, nel lavoro da terapeuta, l’autrice cerca di aiutare le coppie a svelare le dinamiche del potere: “Osservo l’armonioso squilibrio personale di ogni coppia. Non tutte le ingiustizie sono un problema. A volte formano la base dell’armonia di una coppia”.

Ciò che rende difficile rinnovare il desiderio nel corso del tempo, è la conciliazione di due forze opposte: libertà e impegno, stabilità e cambiamento. “Quando esprimiamo i nostri desideri erotici ci esponiamo al rischio dell’umiliazione e del rifiuto, entrambi egualmente devastanti”. Ansie e vergogne, sensi di inadeguatezza e difficoltà di comunicazione avvolgono la sfera sessuale. Fra i più giovani, può diventare una soluzione la fuga dal romanticismo, la separazione dell’amore dal sesso, i rapporti mordi-e-fuggi. Spinti all’autosufficienza, competitivi fino al punto di pensare solo a sé, questi giovani si sentono più vulnerabili all’interno di un rapporto stabile, e lo evitano. (1, segue)

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