Petra chérie, Attilio Micheluzzi (1977-82)

La prima pubblicazione avvenne nel febbraio 1977 sul settimanale Il Giornalino, il personaggio riapparve nel gennaio 1982 sul mensile Alter Alter.

Nato nel 1930 e morto appena sessantenne, figlio di un comandante di squadriglia della Regia Aereonautica, dal 1961 Micheluzzi lavorò come architetto in vari paesi dell’Africa del nord (Marocco, Senegal, Nigeria, Tunisia e in particolare in Libia), costruendo strade, case e ponti, fino al colpo di stato di Gheddafi (settembre 1969).

Eroina affascinante, Petra de Karlowitz è ricca, colta, coraggiosa, parla sei o sette lingue, ci viene presentata come una specie di Mata Hari che anticipa il look di Louise Brooks, le sue storie sono ambientate nell’Europa insanguinata della Grande Guerra. Petra ha il brevetto da pilota quando le donne con questo brevetto si contavano sulle dita di una mano. Nel 1917, ha 23 anni, dunque sarebbe nata nel 1894. Padre polacco di Cracovia, madre parigina, Petra ha trascorso gli anni dell’infanzia in Estremo Oriente; dalla Cina l’ha seguita Nung, il fidatissimo maggiordomo, un’ombra protettiva, che la segue ovunque insieme a un alano pezzato, Shapiro.

Petra pilota un Sopwith Camel, grigio e senza insegne. Odia la guerra, ma combatte i tedeschi, per poi rifugiarsi nella neutrale Olanda. Nelle sue trame – fra misteri, traditori, infiltrati, doppiogiochisti – incrocia personaggi come Lawrence d’Arabia, Winston Churchill, Manfred von Richtofen.

Come Pratt, Micheluzzi appare influenzato da Milton Caniff: avventura ed esotismo, donne fatali e citazioni cinematografiche. In queste tavole in bianco e nero, il pennino di Micheluzzi rende magnificamente sia le fatate atmosfere della Belle Époque (Petra è sempre elegantissima), che quelle del sanguinoso conflitto in corso. Le ambientazioni variano ad ogni episodio, passando dalle Fiandre a Parigi, da Trieste a Zurigo, da Venezia a Costantinopoli. Alla nativa Istria, Micheluzzi dedica l’episodio ambientato a Parenzo.

Specialista nei controluce e nelle ombre espressioniste, Micheluzzi disegnava l’intera storia a matita, in modo estremamente accurato. Gli piaceva enfatizzare graficamente suoni ed onomatopee (WROOOOMMMM, RATTATTAT, BANG, BOUMM, WOOAR). Ogni tanto, tramite una didascalia, si rivolge affettuosamente alla sua “chérie”, sperimentando una particolare forma di interazione fra autore e personaggio con frasi del tipo: «Attenta, Petra, non ti sei accorta di niente? Ma non lo vedi quell’uomo che ti sta seguendo da più di un’ora?», oppure «Guardati, Petra, c’è un nemico nella tua stanza». Lei ascolta quegli avvertimenti, rivolge lo sguardo al lettore e replica: «Sì, l’ho visto, non preoccuparti», o «Grazie, sento la sua presenza».

In quella guerra fatta di orrendi massacri, di fango e trincee, sopravvivono gli ultimi barlumi della cavalleria (come li descrisse Renoir in La grande illusion). Ogni episodio un intrigo. Petra sopravvive a pericoli, ma quello che le manca è l’amore.

3 Responses to Petra chérie, Attilio Micheluzzi (1977-82)

  1. 321Clic says:

    Petra era nata uomo, ma fu il direttore del Corriere dei Ragazzi a suggerire a Micheluzzi di trasformarlo in donna perché c’era già un personaggio molto simile e famoso, Corto Maltese.
    A posteriori, credo sia stata una scelta azzeccata.

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