A come Andromeda

Fu il mio primo contatto con la fantascienza. Frequentavo la Seconda media, ho vaghi ricordi di una trama intricata e di un gergo scientifico non sempre comprensibile, rammento serate un po’ noiose, ravvivate da improvvisi colpi di scena.

Oggi le chiamano miniserie, ai tempi si diceva “sceneggiato”: questo si sviluppa in cinque puntate (ognuna di poco più di un’ora) con la regia di Vittorio Cottafavi. Venne trasmesso dal Programma Nazionale RAI, a partire dal 4 gennaio 1972; andava in onda il martedì alle 20.30, l’ultimo episodio fu trasmesso il primo febbraio. Ebbe un grande successo, sfiorando i 17 milioni di telespettatori.

Esteticamente e filosoficamente – ora che l’ho rivisto – mi pare notevole l’influenza di 2001: Odissea nello spazio. Il supercalcolatore e i tanti dilemmi etici rimandano a HAL 9000. Eppure, Kubrick era venuto dopo… A for Andromeda nasce come prodotto televisivo della BBC nel 1961 (fra gli interpreti una giovanissima Julie Christie), su sceneggiatura di Fred Hoyle e John Elliot, che poi ne trassero un romanzo (Feltrinelli, 1965). Ad adattarlo per la televisione italiana è stato Inisero Cremaschi.

“Questa storia si svolge in Inghilterra l’anno prossimo”, recita un cartello dopo i titoli di testa, all’inizio di ogni puntata.

Quattro gli attori principali: Luigi Vannucchi (il fisico John Fleming), Paola Pitagora (l’agente del controspionaggio Judy Adamson), Tino Carraro (Ernest Reinhart, a capo del team che ha costruito il potente radiotelescopio del mondo), e Nicoletta Rizzi (arriva più o meno a metà della trama, interpretando la bruna Christine Flemstad, per poi assumere l’identità della bionda Andromeda).

Nicoletta Rizzi sostituì Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo, che dopo un mese di riprese inviò un certificato medico e abbandonò il set, costringendo a rigirare alcune scene.

Del cast fanno parte Enzo Tarascio (colonnello Geers), Franco Volpi (generale Watling), Mario Piave (ingegner Dennis Bridger), Gabriella Giacobbe (la biologa Madeleine Dawnay), Giampiero Albertini (generale americano Vandenberg), Guido Alberti (Primo Ministro inglese), Arturo Dominici (sottosegretario Osborne); inoltre, Claudio Cassinelli, Domenico Perna di Monteleone, Ida Meda, Edoardo Toniolo, Raffaele Bondini, Maria Brivio e lo sceneggiatore Inisero Cremaschi (il bookmaker della sala corse).

Gli esterni venivano filmati su pellicola da 16 mm, mentre gli interni erano girati su nastro magnetico da 2 pollici. Scenografia: Mariano Mercuri; costumi: Andretta Ferrero; fotografia: Nevio Sivini.

Ebbe grande successo la colonna sonora di Mario Migliardi, con il decisivo contributo della voce di Edda Dell’Orso e dei Cantori Moderni di Alessandroni; il Tema di Andromeda è ispirato al lamento di Didone dell’opera Didone ed Enea scritta da Henry Purcell nel 1688.

Le località dove si svolgono i fatti sono lo Yorkshire, Londra e l’estremo nord della Scozia. Lo Yorkshire venne riprodotto in Lombardia, la Scozia in Sardegna (nella regione della Gallura e a Capo Caccia). Le riprese iniziarono verso la metà del marzo 1971, e furono effettuate presso gli studi Rai di Milano per le scene in interni. Il radiotelescopio fa parte del centro “Piero Fanti” della Telespazio nel Fucino.

Le apparecchiature elettroniche e informatiche furono fornite dalla Honeywell, quelle chimiche e biomedicali dalla Carlo Erba. (1 di 2, segue)

4 Responses to A come Andromeda

  1. Carlo Crema says:

    UFO-BASE SHADO mi fece innamorare della fantascienza… E tuttora lo sono.

  2. denny says:

    Credo di aver visto una replica da ragazzino, ma ricordo di aver letto un altro libro di Fred Hoyle che si intitolava “la nuvola nera”, in cui i protagonisti erano un gruppo di astronomi che entravano in contatto con una nuvola “intelligente”, non vorrei spoilerare ma secondo me era un ottimo esempio di fantascienza “plausibile” (Hoyle era un vero astronomo, ma sarebbe stato un buon autore di genere)

  3. metalupo says:

    Ha fatto storia, semplice.

  4. Pingback: A come Andromeda (2): attualità e profezia | RUDI

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