Ancora sul crollo della “speranza di vita” e sulle conseguenze politiche che dovranno derivarne

Un mese fa pubblicavo un post così intitolato: In un anno, la “speranza di vita alla nascita” è diminuita di 14 mesi. Finisce Quota 100, ma non si potrà far finta di niente.

Ora escono nuovi dati, ancora più impressionanti, forniti dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. In sintesi: Covid-19 ha bruciato la speranza di vita conquistata dagli italiani nei precedenti dieci anni.

Da febbraio 2020 si sono registrati oltre 4 milioni e duecentomila contagi e quasi 127 mila decessi, cifre tali da far diventare Covid-19 la seconda causa di morte, dopo le malattie del sistema cardiocircolatorio; da ciò deriva un’inedita e assai sensibile riduzione della speranza di vita della popolazione italiana (-1,4 anni di media, con punte di -2,6 anni in Lombardia tra gli uomini e -2,3 in Valle d’Aosta tra le donne). Oggi possiamo “sperare di vivere” 17 mesi in meno di quanto sperassimo prima della pandemia.

In Italia, nel 2020 ci sono stati oltre 746 mila morti, un numero assai elevato, osservando la serie storica dell’ultimo decennio, con un incremento di oltre centomila decessi rispetto al 2019. ISTAT ci dice che da marzo 2020 ad aprile 2021 l’eccesso di mortalità rispetto alla media 2015-19 è di 124.318 decessi; e bisogna tenere presente che quest’anno la tradizionale influenza non ha circolato, e che l’eccesso di mortalità è sottostimato da questo fattore.

La pandemia ha concorso al peggioramento delle condizioni di salute di persone in condizione di fragilità, come dimostra l’aumento, rispetto alla media 2015-19, di altre cause di morte, quali demenze (+49%), cardiopatie ipertensive (+40,2%) e diabete (+40,7%).

“Nel nostro Paese, il Servizio sanitario nazionale (Ssn) ha mostrato i suoi limiti, vittima della violenza della pandemia, ma anche delle scelte del passato che hanno sacrificato la sanità in nome dei risparmi di spesa”, ha affermato Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio.

La performance delle regioni nella gestione della pandemia e stata molto disomogenea, lo testimonia la variabilità del numero dei contagi di Covid-19, del numero dei decessi e delle persone che hanno dovuto far ricorso alle terapie intensive. Quando questa esperienza sarà finita, si dovranno analizzare i motivi di queste differenze, tentando di trarne insegnamenti che torneranno utili per migliorare il nostro Sistema Sanitario pubblico, ha sottolineato il direttore scientifico Alessandro Solipaca.

“Ripercorrendo con i numeri la storia di questa emergenza pandemica – ha affermato Solipaca – possiamo dire che la sua dinamica è stata caratterizzata da tre fasi distinte. La fase iniziale interessa soprattutto le regioni del Nord, l’incidenza giornaliera dei casi di Covid raggiunge il suo massimo il 21 marzo 2020 con 6.557 casi, per poi decrescere fino a un minimo di 114 contagi a metà luglio. A partire dai primi di agosto i casi sono tornati a crescere lentamente fino alla seconda metà di agosto dove la crescita si fa più intensa, dando inizio alla seconda fase della pandemia”. Questa seconda fase ha investito l’Italia in maniera più omogenea, pur restando le regioni del Nord quelle più colpite. I contagi tornano a crescere molto più velocemente (il 13 novembre l’incidenza raggiunge il suo apice sfiorando i 41.000 casi), il numero di contagiati complessivi dall’inizio della pandemia raggiunge i 664 mila casi e i decessi superano le 44.000 unità. In seguito, la curva dei contagi inizia a scendere e, dopo un piccolo rimbalzo nel periodo natalizio, si stabilizza e oscilla intorno a un’incidenza giornaliera di circa 11.000 casi. Dalla seconda metà di febbraio 2021 si assiste a una nuova fase – la terza ondata – nella quale i contagi tornano a crescere con maggiore intensità fino a tornare a circa 27.000 positivi giornalieri il 12 marzo.

Concludo, ribattendo sul concetto con cui chiudevo il post dell’11 maggio, nella speranza che dalla sinistra venga presto un segno di vita…

L’età pensionabile è stata da tempo “agganciata” a indicatori demografici, e ripetutamente alzata mentre si alzava la speranza di vita. Va bene cancellare Quota 100, ma da governo e sindacati è giusto pretendere che dati come questi vengano attentamente valutati per stabilire le nuove condizioni per accedere alla pensione.

12 Responses to Ancora sul crollo della “speranza di vita” e sulle conseguenze politiche che dovranno derivarne

  1. claudiopaga says:

    Ciao Rudi, vorrei solo aggiunge due cose alla tua analisi. L’aspettativa di vita risente molto dei dati di un anno. Percio’, se quest’anno ed il prossimo fra vaccinazioni e mascherine il covid torna sotto controllo l’aspettativa di vita fara’ un balzo e tornera’ al livello pre-covid. In questo senso e’ rischioso prendere un dato annuale per politiche di lungo termine come le pensioni.
    La seconda cosa e’ che col covid si son visti i danni causati alla sanita’ lombarda di un ventennio in mano alla Lega.

  2. antoniodaroma says:

    Si è giunti al punto ineludibile ormai. Tutti i vari interventi che si leggono in rete, sui giornali ecc. ecc. (“esperti”, sindacalisti, politici a vario titolo, blogger diventati famosi) non hanno semplicemente il coraggio di dire una semplice verità: i nati dal 1960 in poi (i mitici baby boomers, eccone uno) si devono rassegnare! O in pensione in fin di vita (se ci arrivano) o si attaccano: é cinico ma l’unica realtà in grado di giustificare tutti questi discorsi capziosi è proprio questa. Solo che – per non si sa quale pudicizia (visto che non manca loro il pelo sullo stomaco) -non abbiano il coraggio di dirlo chiaramente (ok i soliti motivi elettorali e purtroppo noi italiani siamo avvezzi ad assecondare chi la spara più grossa per poi prenderla nel postirio). Piacerebbe almeno una cosa (ma sono un illuso): la smettessero tutti di contrapporre anziani e giovani. Gli anziani (noi) possono anche morire prima di andare in pensione senza prenderla, ma il problema dei giovani non verrebbe minimamente risolto: non hanno sbocchi lavorativi (a parte situazioni capestro) e quindi non possono neanche immaginare non solo di avere una propria vita ma addirittura di mettere al mondo figli (fior di indagini sulla denatalità in questo paese come se non fosse chiara la causa). Sarebbe da folli…….Romanticamente mi piacerebbe fare il nonno ma capisco che sarebbe un egoismo assurdo. Io potrei (se fortunatamente arrivassi all’età di Matusalemme) rimanere al lavoro e non “lucrare” una pensione (pensa a che siamo arrivati), ma i miei flgli e quelli di tutti sempre precari nel migliore dei casi rimarrebbero (con tutti gli studi fatti) e con sempre una prospettiva di pensione (ma rimarrà ancora come istituto?) da fame.
    Sarò giacobino (vero Francesco?) ma è il sistema che è bacato

    • antonior66 says:

      La colpa è della matematica? Oppure la colpa è di chi ha permesso che si andasse in pensione con pochissimi contributi versati?

      • antoniodaroma says:

        Ciao Prof, ripeto in altri termini il concetto: sono pronto in quanto nato nel 1960 a farmi giustiziare subito in piazza per non “lucrare” una pensione. Mi garantisci (non tu in prima persona chiaro) che a fronte di questo sacrificio per le nuove generazioni ci sarà un futuro (in questo tipo di società del profitto e non dell’utile che potrei anche capire) fatto di lavoro stabile e non fittizio e senza contribuzione?
        Con simpatia sempre

      • antonior66 says:

        Scusa il ritardo, ma ho letto solo ora la tua risposta. Beh, i soldi delle pensioni sono di fatto soldi sottratti ai giovani, al welfare, ai più deboli. Renditi conto che quando ho iniziato a lavorare la gente alla mia età attuale (55) andava regolarmente in pensione. E questo non è sostenibile.

  3. Diceva un famoso economista francese che con l’aumento della speranza di vita, nelle società occidentali, la fetta più anziana della popolazione costasse di sanità quattro volte più di quanto producesse/contribuisse ai consumi.
    Abbassare la speranza di vita e alzare l’età pensionabile sarebbe una doppia mossa di “sostenibilità”.

    PS che oggi si preoccupi tanto della nostra salute chi ha chiuso gli ospedali nel nome di un feticcio contabile non è che mi faccia stare molto tranquillo.

    • Ciao CM,
      Non mi è chiaro quali sarebbero i meccanismi per ridurre la speranza di vita.
      In quanto agli anziani, il famoso economista dovrebbe considerare, anche, quanto hanno prodotto nella verde età e quanto hanno contribuito ai consumi. Certo, non tutti saranno stati come me, poco permeabili alla società dei consumi, ma tanti hanno agito da baggiani, termine con il quale il Manzoni faceva definire i milanesi ai bergamaschi.

      • Chiudere gli ospedali, privatizzare la sanità sono meccanismi che abbassano la speranza di vita.

      • Non che ci sia un complotto, per carità. Ma se metti in pratica queste politiche ottieni dati di mortalità e letalità da terzo mondo alla prima epidemia di covid. Per arginare devi sbarrare tutto e far saltare un milione di screening oncologici.
        Ripeto, nessun complotto. Ma come tutte le calamità, c’è chi vede lati positivi. Qualche paladino del “le pensioni ci costano troppo” sarà contento dei 100.000 e rotti anziani in meno.

      • Cercavo quella citazione del famoso economista francese, uno poco stimabile sia chiaro, ma ne ho trovata un’altra “Il nemico è insieme la vita troppo breve, che riduce il mercato delle rendite, e la vita troppo lunga che ne diminuisce il rendimento. La speranza di vivere costruisce uno dei concetti fondamentali del capitalismo e delle sue strategie; in apparenza individuale, liberale e umanitario, in realtà il capitalismo fonda un ideale statistico, materialista e macroeconomico”

        Viviamo in un mondo abbastanza brutto.

  4. Pingback: La pandemia e il suo impatto sulle altre cure | RUDI

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.