Eisner/Miller. Conversazione sul fumetto

Trascrizione delle conversazioni avvenute in Florida, nel maggio 2002, fra Will Eisner e Frank Miller, due fra i massimi artisti della storia del fumetto.

Fra l’anziano e il giovane, si era creata una profonda amicizia: discutevano di editoria, di come il linguaggio scritto e disegnato potesse evolvere verso una piena maturità. Eisner era di origine ebraica, due ebrei crearono Superman, un altro ha inventato Batman e il vero nome di Jack Kirby era Jacob Kurtzberg… La conversazione si diffonde su particolari tecnici, nella creazione di un’opera a fumetti, le esperienze dei due autori spesso divergono. Eisner cominciò nel 1935, Miller quarant’anni dopo: si tratta di due innovatori, che hanno elevato il fumetto a forma originale della narrazione, abbattendo pregiudizi e definendo una personale poetica, da “autori”.

Miller confessa i propri debiti nei confronti di Eisner: vere e proprie citazioni, come i foglietti svolazzanti, o il modo di illustrare la pioggia che cade sui corpi… Da caposcuola, Eisner rammenta come molte storie le abbia realizzate senza disporre di un editore, con quel genere di libertà espressiva (e di rischio) impossibile per chi deve lavorare per una casa editrice.

Entrambi gli autori mostrano di preferire tavole nelle quali il disegno non sia molto particolareggiato, perché intralcia la storia e la rallenta. Entrambi avvertono similitudini alla loro sensibilità nella “linea chiara” (incarnato da Hergé e Tardi), caratterizzato da linee di eguale spessore, pochissimo tratteggio, ombreggiature ridotte al minimo.

Secondo Miller, il fumetto può viaggiare benissimo in bianco e nero e il colore dovrebbe essere considerato un “espediente narrativo”: come in «Sin City», dove gli è piaciuto usare un solo colore alla volta.

Uno dei capolavori di Eisner – «Contratto con Dio», uscito nel 1978 – si apre con la camminata di un uomo sotto la pioggia e un lettering di grandi dimensioni, quasi a trascinare il lettore all’interno della tavola; a volte Eisner ha associato il lettering ai caratteri tipografici.

È parere diffuso che le storie di Miller assomiglino al cinema, mentre quelle di Eisner abbiano più assonanze con il teatro; uno degli espedienti cinematografici di Miller è quello di accostare nella medesima tavola tanti tasselli, proponendo una lettura simultanea, una vertigine che assomiglia a quella prodotta dal telecomando.

Mentre nell’industria cinematografica hollywoodiana vigeva il Codice Hays, dal 1954 un analogo codice di autocensura fu introdotto nel fumetto: il Comics Code. Ben presto, molti autori cominciarono a violare il codice (fra gli altri, quelli coinvolti nella rivista «Mad», fondata nel 1952 da Harvey Kurtzman). Dei grandi successi popolari della Marvel, sia Miller che Eisner sottolineano il ruolo fondamentale dei disegnatori, spesso minimizzato rispetto a quello dello scrittore (Stan Lee). Anche nella parabola produttiva di Batman, ci sono disegnatori dimenticati o sottovalutati, il cui tratto ha inventato o precisato personaggi di solito attribuiti a Bob Kane.

Uno dei motivi per cui il costume di Superman venne disegnato così, con la grande «S» sul petto, deriva dalla scadente qualità della stampa: è uno dei tanti esempi di come l’apparato produttivo (dimensioni dell’albo, tipo di carta, eccetera) abbiano condizionato la storia del fumetto.

Miller: “Facciamo parte della cultura popolare… non saremo mai in grado di competere con altri mezzi di comunicazione di massa. Sostanzialmente, abbiamo bisogno di un lettore più intelligente e coraggioso di una persona che, semplicemente, va a vedere un film o guarda la televisione”.

Eisner: “Nelle mie storie attraversiamo la città circondata da lampioni, idranti e fogne. Gli angoli di strada, la parte bassa dei palazzi. Non vediamo mai la cima dei grattacieli, non guardiamo mai in alto. Un modo per distinguere il newyorkese dal turista è che quest’ultimo guarda verso l’alto, quando cammina, il newyorkese guarda il marciapiede”.

Entrambi esprimono una grande fiducia nel futuro del fumetto, per Eisner, “l’idea di raccontare storie utilizzando immagini resterà”; Miller confessa che il suo scopo principale è “vedere Sin City su uno scaffale accanto a Mickey Spillane, piuttosto che a Spawn”.

Charles Brownstein (a cura di), Eisner/Miller. Conversazione sul fumetto, Kappa edizioni, 2005

One Response to Eisner/Miller. Conversazione sul fumetto

  1. Pingback: Will Eisner, su queste pagine | RUDI

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.