Nemico, amico, amante…, Alice Munro, 2001

Nove storie di donne canadesi: rapporti tra mariti e mogli, ma anche zie, sorelle, nonne, cugine e matrigne, famiglie solide o frantumate, storie d’amore viste da una prospettiva che può apparire asettica, e all’improvviso commuove.

Alice Munro distilla caratteri con estrema capacità sintetica, vi aggiunge lampi di tenerezza e coinvolgimento emotivo. Sono donne che vivono esistenze faticose, inseguono illusioni irrealizzabili, idealizzano amori che si rivelano modesti o incompleti, comunque incapaci di dare un senso compiuto. Perciò possono rimanere segnate da momenti fatali, sorprendenti, minimi, felici deragliamenti dalla vita ordinaria.

In generale, mi riesce faticoso leggere racconti; anche questi li ho presi e abbandonati più volte, ma ci sono almeno quattro capolavori: il primo e l’ultimo, Conforto e Quello che si ricorda.

Uscita con il titolo Hateship, Friendship, Courtship, Loveship, Marriage, questa raccolta, pubblicata da Einaudi, è stata tradotta da Susanna Basso.

Qui mi limito a qualche abbagliante squarcio di stile.

Johanna sa di non essere bella, ma fino ad allora “non aveva mai provato in vita sua la sciocca sensazione di venire valorizzata da qualcosa che aveva addosso”.

Jinny “ha l’aria di una sopravvissuta a un naufragio”.

Quello di cui Mike ha bisogno è “qualcuno che foderasse di calore umano la sua solitudine”.

“Per «ricordare» intendeva rivivere un’altra volta nella mente e immagazzinare ogni cosa per sempre. L’esperienza di questa giornata messa in ordine, senza confusioni né menzogne, tutta radunata in un tesoro, e infine compiuta, conclusa.

Si aggrappava a due previsioni, la prima confortante e la seconda relativamente facile da accettare al momento, anche se destinata senz’altro a farsi più scomoda in futuro.

Il suo matrimonio con Pierre avrebbe retto, sarebbe durato.

Non avrebbe più rivisto Asher.

Entrambe le previsioni risultarono corrette”.

Al signor Vorguilla piace una “musica che esigeva un ascolto attento e poi non arrivava da nessuna parte, o per lo meno non abbastanza in fretta. Classica, insomma”.

Quelle oscure, tenere poesie “le ricordavano certi segni leggeri che a volte si notano sui marciapiedi in primavera, ombre lasciate da foglie rimaste incollate per terra l’anno precedente”.

Fiona non lo riconosce più, non ricorda che lui è suo marito; nei giorni che seguono, lo tratta “con una gentilezza distratta e superficiale, in grado di impedirgli di rivolgerle la più ovvia e più urgente delle domande”.

Infine, ecco come la voce narrante descrive la scrittura: “il lavoro a cui volevo dedicarmi, più simile a una mano che acciuffa qualcosa nell’aria che alla costruzione di storie… Era questo che volevo, questo su cui pensavo di dovermi concentrare; così volevo la vita”.

Vorrei recuperare il film Away from Her (Lontano da lei, 2006), tratto dal racconto The Bear Came Over the Mountain; regia di Sarah Polley, fra gli interpreti Julie Christie e Gordon Pinsent.

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