Qualcosa di me, Isabella Rossellini

Nel giorno del sessantanovesimo compleanno, riprendo gli appunti sull’autobiografia di Isabella Rossellini – Qualcosa di me – uscita una ventina di anni fa per Mondadori, poco dopo la clamorosa rottura del contratto con la Lancôme, che la definì troppo vecchia per il loro target. Eppure aveva cominciato 14 anni prima, a 28 anni, “quando generalmente le modelle vanno in pensione”.

Roberto Rossellini era decisamente grasso, e stava più che poteva a letto.

Ingrid Bergman amava mettere tutto in ordine.

Il padre non credeva che il talento in sé meritasse di essere tanto celebrato; le scelte morali, in lui, prevalevano sulle scelte estetiche; spesso non ha rispettato le scelte cinematografiche della madre.

Ad Amalfi, Isabella vide Anna Magnani rovesciare un piatto di spaghetti in testa a Rossellini, solo in seguito capì che si trattava di gelosia.

“Mamma amava le tradizioni perché offrono soluzioni già pronte, semplificano la vita”. Sapeva che sarebbe diventata famosa: “lo scrisse nel suo diario quando aveva 14 anni”.

In casa si parlava inglese, francese e italiano.

Ingrid teneva le foto dei morti vicino a una finestra e le foto dei vivi vicino ad un’altra, e le spostava quando morivano.

Isabella abbandonò gli studi prima di finire il liceo; per due anni si sottopose a cure dolorose contro la scoliosi.

Va seguito un preciso ordine nel fare le pulizie dopo aver cenato: 1) sgombrare i cibi che puzzano (cicche e vino); 2) lavare pentole e tegami; 3) lavare i piatti e le posate; 4) infine i bicchieri, in acqua bollente.

Isabella non ha mai preso la patente.

“Servono sicurezza in se stessi, un incredibile ottimismo e probabilmente anche una certa arroganza per iniziare una qualsiasi impresa. Tutte caratteristiche che io non possiedo”.

Dopo aver interpretato la protagonista ne «Il prato», diretto dai fratelli Taviani nel 1979, Isabella arrivò a questa conclusione: “decidi di non recitare mai più, rifiutando di mettere nei guai qualche altro regista che ammiravo”. Invece, tornò a farlo per David Lynch: Dorothy Valens in «Velluto blu» e Perdita Durango in «Cuore selvaggio».

“È mia abitudine abbellire e colorare gli eventi tanto da non ricordare più cos’è realmente avvenuto… Sono bugiarda. Dico bugie, le ho sempre dette”.

One Response to Qualcosa di me, Isabella Rossellini

  1. piero72 says:

    La madre rimane inarrivabile, ma Isabella rientra tra le mie prime dieci. Sia per bellezza che per bravura (sublime in Blue Velvelt)

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