Il marchio di Dracula [Scars of Dracula], Roy Ward Baker, 1970 [filmTv108] – 6

Hammer Film – fra i marchi fondamentali nella storia dell’horror – si caratterizzò per le produzioni a basso costo, spruzzate di sangue e di sensualità, favole gotiche con un Male archetipico, sconfitto solo dopo aver devastato la comunità.

Questa pellicola inglese è truculenta, al limite del macabro: gole squarciate, spade roventi, corpi appesi a uncini, volti sfregiati… Nelle mani di Moray Grant, il Technicolor viene enfatizzato come se il mondo si dividesse in due colori: il rosso e tutti gli altri. È un rosso squillante, sta nel sangue, nei drappeggi, nelle lenzuola, nelle candele, negli occhi iniettati del Conte Dracula, nelle fiamme che distruggono e purificano. Ci sarà un lieto fine, ma non potrà annullare una vera e propria strage: della carneficina in chiesa, si dice che Friedkin ne abbia tratto ispirazione per L’esorcista.

Ogni tanto, come se perdesse il controllo, il film sembra deragliare verso la commedia sexy. Immancabili donne, nonostante tutto, insistono a passeggiare di notte nei boschi della Transilvania. Tutte appariscenti, indossano abiti lunghi fino ai piedi, con corpetti che strizzano seni prosperosi. In quel solco, la croce che può salvare dal morso fatale; ognuna sembra desiderosa di superare qualche proibizione, la figlia del borgomastro ci viene mostrata nuda, la locandiera è assai maliziosa, la prima amante di Dracula lancia sguardi morbosi.

Passano 31 dei 95 minuti prima che il grande Christopher Lee pronunci le prime frasi. Ne passano 70 prima che qualcuno osi sussurrare la parola “vampiro”. Nessuna traccia del fantastico romanzo di Stoker. Degli attori, meglio non parlare: citerò soltanto Patrick Troughton (il servo del Conte, una specie di Quasimodo) e Jenny Harley (Sarah) l’eroina salvata all’ultimo respiro, grazie a un provvidenziale fulmine che le permetterà di coronare il suo sogno d’amore. Sposerà il fratello maggiore, quello scapestrato del minore ha fatto una bruttissima fine.

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