Quando andavo a #Cannes

Nel 1994 e nel 1996 sono andato sulla Croisette.
Non avevo accrediti, facevo lunghe file per andare a vedere film che speravo sorprendenti alla Semaine de la critique o nella Quinzaine des réalisateurs. Ho imparato che i festival sono molto faticosi e che circola molta paccottiglia. Ma l’atmosfera mi piaceva moltissimo…

Nel maggio ’96, in due giorni e mezzo, vidi 9 film. Nessuno è mai uscito nelle sale italiane. Eccoli, in ordine di visione, con i miei voti da 1 a 5.

Le Mille et une recettes du cuisinier amoreux – Nana Djordjadze, Georgia – 1 h 40’
Pierre Richard, Nino Kirtadze, Micheline Presle, Jean Yves Gautier
Un cuoco francese si innamora di una ragazza georgiana, il suo “fiuto” per gli odori salva la vita del Presidente e gli consente di aprire un meraviglioso ristorante a Tbilisi. Sono tutti felici, purtroppo arrivano i comunisti, brutti, sporchi e cattivi: requisiscono tutto, cantano l’Internazionale da ubriachi, perseguitano l’arte culinaria, e alla fine lui si suicida col mercurio. Voto: 1

Parfait amourParfait amour – Catherine Breillat, Francia – 1 h 50’
Isabelle Renauld, Francis Renaud
Una splendida quarantenne (chirurgo oculista) si innamora, ricambiata, di un giovanotto perennemente arrapato. Gelosie reciproche. Lei ha una figlia dell’età del ragazzo. La tragedia procede ineluttabile (pare sia una storia vera), nella meticolosa ricostruzione dei fatti, come una malriuscita rivisitazione del Kieslowski del Quinto comandamento. Lui la violenta con un manico di metallo, lei lo irride e lui le ficca 35 pugnalate. Voto: 2

Flame – Ingrid Sinclair, Zimbabwe – 1 h 30’
Marian Kunonga, Ulla Mahaka
Il contributo delle donne alla lotta di liberazione della Rhodesia. Quasi tutti i neri sono buoni, tutti i bianchi sono odiosi. Due amiche condividono la trincea, i pregiudizi e le avances dei “compagni” maschi, le delusioni del dopoguerra, ma hanno imparato a darsi forza reciprocamente. Ne deriva un femminismo un po’ retorico, ma spesso emozionante, specialmente quando i neri si mettono a cantare. Voto: 4

Pasajes – Daniel Calparsoro, Spagna – 1 h 30’
Najwa Nimri, Charo Lopez, Ion Gabella, Alfredo Villa
Prodotto dal fratello di Almodóvar, Agustin. L’ambiente è quello del sottoproletariato di una città portuale. La protagonista (lesbica) se la cava con piccoli furti, ma intanto sogna il grande amore: una donna con le scarpe col tacco (verdi). La trova. La convince a vivere insieme. Le circostanze le separano. Onirico, spesso a sproposito (ma non escludo di aver perso qualcosa nella traduzione). Voto: 2

Edipo Alcalde – Jorge Ali Triana, Colombia – 1 h 40’
Jorge Perugorria, Angela Molina, Francisco Rabal
Ennesima quanto inutile variazione sul tema del mito di Edipo, trasportato nel sudamerica delle guerre civili: persino Garcia Marquez ha collaborato alla sceneggiatura. Lui, l’Alcalde, era il protagonista di Fragole e cioccolato; lei è l’inconsapevole, sventurata madre. Un proiettile vagante è all’origine dell’incesto e dell’impazzimento che ne consegue. Voto: 2

Jeunesse sans Dieu – Catherine Corsini, Francia – 1 h 21’
Marc Barbe, Roland Amstutz, Samuel Dupuy, Estelle Perron
Fine degli anni Trenta, probabilmente in Alsazia: il solito insegnante democratico si trova a dover contrastare il nazismo incipiente. Fra gli allievi, ce n’è uno che mette in pratica il mito del superuomo, al di là del bene e del male. Uccide un compagno, fa ricadere la colpa su una povera ragazza, ma in realtà fa di tutto per farsi scoprire. Infine, dopo aver rivelato (anche lui) tendenze incestuose, si suicida. Voto: 2

Sous-sol – Pierre Gang, Canada – 1 h 30’
Louise Portal, Isabelle Pasco, Richard Moffat, Patrice Godin
L’oggetto d’amore di Cyrano, qui è la vicina di casa di una famiglia in cui il ragazzo, dodicenne, è rimasto traumatizzato dalla morte del padre: la sera prima, aveva spiato un rapporto sessuale con la madre, concludendo che era quella la causa della morte. Il ragazzo è molto simpatico, per come intralcia la madre nei suoi tentativi di rifarsi una vita. Voto: 3

Kids ReturnKids Return – Takeshi Kitano, Giappone – 1 h 47’
Ken Kanto, Masanobu Ando, Leo Morimoto, Hatsuo Yamaya
Una specie di Rusty il selvaggio: racconto corale, con una classe di liceali che cercano una collocazione sociale. Due di loro la trovano nel pugilato; altri in lavori mediocri; uno nella mafia yakuza. Voltandosi indietro, due sopravvissuti, ripetutamente sconfitti, si considerano tuttavia fortunati, pensano che ai più giovani non potrà che andare peggio. Il rock nipponico è quasi imbarazzante. Voto: 4

Le Cri de la soie – Yvon Marciano, Francia – 1 h 30’
Marie Trintignant, Sergio Castellitto, Anénome
Primi del secolo: uno psichiatra entra in contatto con uno strano caso di feticismo, una donna che arriva all’orgasmo solo strofinandosi con la seta. Lei è bellissima anche in manicomio. Lui la studia, se ne innamora, scrive libri sul rapporto fra erotismo, civiltà e abbigliamento, trova il tempo per fare la guerra in Marocco, fa innamorare la segretaria e una modella; infine diventa cieco. Melodramma che finisce in suicidio (il quarto, in nove film). Voto: 2

2 Responses to Quando andavo a #Cannes

  1. wwayne says:

    Kids Return lo vedrei volentieri. Fermo restando che il film più bello nella carriera di Takeshi Kitano rimarrà sempre Ghost in the Shell.

  2. denny says:

    A giudicare dai tuoi voti, e dalle trame, forse i distributori italiani non avevano torto :D

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