Cinque cerchi di separazione, Federico Greco, 2021

Fra due settimane si aprono le Olimpiadi (terribile, senza spettatori). Chi volesse assistere ai Giochi di Tokyo con uno sguardo originale, DEVE leggere questo libro. Lo considero un nipotino di Rivincite, e non solo perché la casa editrice è la stessa (Paginauno) e l’autore mi ha chiesto di scrivere la prefazione.

Si inanellano tante storie di sport caratterizzate da un filo conduttore: la lunga, faticosa, contrastata irruzione delle donne in una dimensione marcatamente maschile.

Prima escluse, poi fatte entrare dalla porta di servizio, poi pagate meno per fare le stesse cose, tuttora esigua minoranza nelle sedi in cui si prendono le decisioni, per entrare nel mondo dello sport le donne hanno dovuto abbattere ogni genere di ostacolo.

Federico Greco mostra come la discriminazione sia un concetto storicamente determinato e che “quando è principalmente la linea della classe sociale di appartenenza a determinare l’inclusività, quella del genere non risulta altrettanto escludente.” Diverrà evidente, leggendo queste pagine, come lo sport si sia mostrato classista (e razzista) prima che sessista.

Nei prossimi giorni, riprodurrò sul blog la mia prefazione, intanto ve ne anticipo un passaggio.

Quello di Greco è un tentativo di approccio globale, non limitato alla classica visione eurocentrica o solo occidentale: varie storie sono originate in Oceania, in Sudamerica o nell’Estremo Oriente. Ci viene fatto notare come la selezione del Terzo Reich, nelle casalinghe Olimpiadi del ‘36, fu l’unica a conquistare almeno un podio in ognuna delle cinque discipline (atletica leggera, nuoto, ginnastica, scherma, tuffi) che prevedevano gare femminili. Nel secondo dopoguerra, seguirà il gigantesco investimento sullo sport femminile effettuato dall’Unione Sovietica e dalla DDR. Emblematica la guerra del medagliere olimpico, giocata fra il 1952 e il 1992: le vittorie femminili hanno notevolmente pesato sulla bilancia dello scontro fra superpotenze. Fu la piccola DDR la nazione che più di ogni altra riuscì a sfruttare le discipline aperte alle donne per scalare le gerarchie geopolitiche. Poi, certo, ci fu anche il doping, così tanto e così raffinato, che è difficile dire chi ne sia uscito davvero innocente.

E questa è una mia soggettivissima “classifica”, per chi volesse contestarla…

Dovessi indicarne dieci – le dieci donne più influenti nella storia dello sport – inserirei Billie Jean King fra Alice Milliat, Althea Gibson e Sonja Henie, Annette Kellerman e Wilma Rudolph, Sonja Henie e Věra Čáslavská, Megan Rapinoe e Suzanne Lenglen. Il lettore potrà arrivare a conclusioni diverse, suggestionato da tante altre figure rievocate in questo libro.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.