Breve corso sulla paranoia, categoria essenziale per scrutare l’America dell’ultimo mezzo secolo

Ho appena rivisto The Manchurian Candidate, ma prima di scrivere di uno degli ultimi film di Jonathan Demme (remake di Frankenheimer), ho digitato “manchurian” nel motore di ricerca di questo blog, e ho trovato molti più riferimenti di quanto ricordassi. Da tanti anni non rivedo un caposaldo come Il dottor Stranamore, e ho ricordi un po’ vaghi su un film emblematico ma scadente: Ipotesi di complotto, regia di Richard Donner, con Mel Gibson nei panni di un tassista che ha senza dubbio ispirato Crozza e il suo Napalm51…

Random, comincio con la miniserie Homecoming, prodotta e interpretata da Julia Roberts. Poi c’è Homeland, una serie che credo sia arrivata all’ottava stagione: ho visto le prime 5, ma consiglio solo le prime 3. Strano e contraddittorio, I Guardiani del Destino, con Matt Damon ed Emily Blunt. Burt Lancaster e Kirk Douglas formavano la coppia al centro di Sette giorni a maggio. Ancora valido Telefon di Don Siegel, con Lee Remick e Charles Bronson. Divertente parodia è quella contenuta in Zoolander, con Ben Stiller e Owen Wilson. Fu Clint nel suo J. Edgar a rivisitare la vita di Edgar Hoover, affidandone l’interpretazione a DiCaprio. Abbinando due stelle come Gregory Peck e Ava Gardner, Stanley Kramer diresse il lancinante L’ultima spiaggia. Parte essenziale della saga di Jason Bourne ruota intorno a verità che le autorità non vogliono siano rivelate. In un festival ho recuperato A prova d’errore con un fenomenale Henry Fonda. Le immagini catturate da Abraham Zapruder sono al centro di Parkland con Paul Giamatti. Dal romanzo di Stephen King, una miniserie ritorna sulle medesime tracce, ha per titolo 22.11.1963 e gli interpreti principali sono James Franco, Chris Cooper e Sarah Gadon. Nel 2006 Emilio Estevex girò Bobby, sfaccettando ciò che accadde all’hotel Ambassador di Los Angeles il 6 giugno 1968. Quindici anni prima, con JFK, Oliver Stone aveva chiamato Kevin Costner a indagare sull’omicidio di Dallas. Da riscoprire, Fast Food Nation di Richard Linklater. Un vertice assoluto di queste variazioni sul tema della paranoia va rintracciato in un film di Pakula con Warren Beatty, Perchè un assassinio?

Fra le letture, mi limito a un paio di romanzi di Philip Roth, La nostra gang e Il complotto contro l’America, e un paio di James Ellroy, American Tabloid e Il sangue è randagio. Non ho visto il film omonimo, ma ho letto il romanzo, Mirage di Howard Fast, che poneva certe questioni già nei primi anni Cinquanta.

Per svagarsi un po’, senza dimenticare le tecniche sul lavaggio del cervello, ecco Vip, mio fratello superuomo, capolavoro di Bruno Bozzetto.

Chi studierà la politica americana del secondo dopoguerra non potrà evitare di interrogarsi sulla paranoia, nata nella Guerra Fredda, rinvigorita dai delitti politici degli anni Sessanta e risorta con l’11 Settembre.

2 Responses to Breve corso sulla paranoia, categoria essenziale per scrutare l’America dell’ultimo mezzo secolo

  1. wwayne says:

    J. Edgar è un buon film, ma il vero capolavoro di Clint Eastwood è quest’altro: https://wwayne.wordpress.com/2020/06/07/una-brava-persona/

  2. Pingback: The Manchurian Candidate [id.], Jonathan Demme, 2004 [filmTv118] – 7 | RUDI

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