#Interspac, perché è giusto crederci, perché sarebbe un mezzo miracolo

Ho assistito in streaming alla presentazione del progetto Interspac, avvenuta a Milano venerdì 24, se avete cinque minuti di tempo, leggete cosa ne ho ricavato.

Non è stato un appuntamento “pubblico” con centinaia o migliaia di persone, e non era presente Kalle Rummenigge, amatissimo numero 11, nonché ex presidente del Bayern: la pandemia ha suggerito di risolvere l’incontro in una forma meno spettacolare, ma la sensazione è che il progetto, in questi mesi, abbia fatto passi avanti.

Carlo Cottarelli ha detto che Interspac sta per passare alla fase operativa: primo passo, la scelta dell’advisor, il consulente finanziario e giuridico che indicherà come effettuare la raccolta fondi, definendone le forme. Ma tutto passa da Suning: se i cinesi non aprissero alla collaborazione, la raccolta fondi sarebbe bloccata sul nascere. Altrimenti potrebbe partire a fine novembre.

Nessuno può dire cosa pensino i cinesi, ma è evidente lo stato di difficoltà di Suning, evidenziato dalle cessioni di Lukaku e Hakimi e dal notevole indebitamento, che costringe a pagare interessi assai onerosi. Molti hanno la sensazione che Suning voglia uscire dal calcio, il più rapidamente possibile, e che l’avvio del cantiere di San Siro possa rappresentare un incremento di valore della società di cui potrebbero approfittare.

Nel frattempo, Marotta – con toni più spigolosi del previsto – non può che difendere la proprietà, affermando che ora la situazione finanziaria è sotto controllo e con la riapertura al pubblico degli stadi si può tornare a bilanci meno negativi. Ma nessuno smentisce che l’Inter continui a perdere 7-8 milioni al mese. E sulla tempistica dello stadio si ascoltano speranze, di certezze non ce n’è.

Per la raccolta fondi, ha aggiunto Cottarelli, servirà una vasta campagna pubblicitaria, il progetto va fatto conoscere a tutti i milioni di tifosi nerazzurri. Il sondaggio compiuto l’estate scorsa ha avuto successo, ma è solo un punto di partenza, l’obiettivo deve essere quello di coinvolgere duecentomila tifosi. Il progetto ha un solo limite: evitare l’irrilevanza. Nessuno l’ha detto, lo faccio io: se non si raccoglieranno almeno 200 milioni di euro, questa operazione non avrà futuro.

A fare da modello all’azionariato popolare è il Bayern Monaco. In analogia a quanto avviene nel Bayern, che conta 360.675 soci, la raccolta fondi per l’Inter potrà avvenire su tre livelli: tanti soci che versano meno (500-1.000 euro), almeno 350 fra manager e imprenditori che versano di più (immagino almeno 10.000 euro), e qualche socio paragonabile alle famose (invidiatissime) “tre A” dei bavaresi – Adidas, Allianz e Audi, ognuna con l’8,33% del capitale sociale, per un totale del 25%.

Conseguenza dell’azionariato popolare, il cambiamento del modello di gestione societaria. I soci/tifosi eleggerebbero un “comitato di sorveglianza”, che a sua volta nominerebbe un comitato di gestione, per 3-5 anni. Copiando ciò che funziona altrove, si potrà trovare la forma per inserire negli organismi dirigenti ex calciatori come Rummenigge, Oliver Kahn, Salihamidzic.

Cottarelli non ha minimizzato le difficoltà, lo scetticismo è giustificato: Interspac propone un modello inedito, per l’Italia, che può incontrare vari ostacoli, anche perché si propone di mutare l’assetto proprietario di una società ultracentenaria, oggi in mano straniera. Nascere con l’azionariato popolare è diverso dal diventarlo.

L’obiettivo dichiarato è dare stabilità finanziaria alla società, nutrendola con una passione identitaria. Si afferma che la proprietà dell’Inter non possa smarrire un forte legame affettivo con i nostri colori. E si scommette sul fatto che questo progetto finanziario possa applicare un’intelligenza collettiva a una delle più forti passioni che caratterizzano tanti italiani: il tifo per la squadra del cuore.

Lecito dubitare che nel calcio sia possibile essere competitivi e sostenibili. L’ingresso di proprietà ricchissime ha sconvolto ogni equilibrio, ma ci sono esempi virtuosi che stanno reggendo l’urto. Spiace non aver sentito, se non ai margini, parole contro il progetto della Superlega, tipica soluzione dei ricchi indebitati che gettano all’aria le carte sul tavolo: un’Inter governata dall’azionariato popolare non potrebbe che essere indisponibile a qualunque formula calcistica in cui il merito sportivo venga sacrificato alla ricchezza proprietaria.

Questa raccolta fondi, ovviamente, non farà leva sulla speranza di remunerare l’investimento: si tratta di un versamento a fondo perduto, fatto “per passione e per onore”, per sentirsi parte della società, condividerne gli indirizzi e far risparmiare decine di milioni in spese per interessi.

Chi versa 1.000 euro, dovrà impegnarsi a versarne 50 all’anno: il 5% del versamento iniziale sarà chiesto a tutti. Ai soci sarebbero garantiti sconti sui biglietti e sul merchandising, e altri benefit da studiare. L’azionariato popolare, inoltre, può fornire un’occasione per stabilire un nuovo rapporto con la tifoseria organizzata.

Dall’azionariato popolare, ci si aspetta una significativa crescita delle entrate commerciali e pubblicitarie: lo dimostra la Bundesliga, unica lega europea in cui i ricavi da stadio sono superiori ai diritti televisivi.

Tre nomi, a margine. Quello di Gino Strada l’ha pronunciato Enrico Mentana, suscitando l’applauso dei presenti; quello di Peppino Prisco l’ha richiamato con ironia Gianfelice Facchetti; quello di Massimo Moratti è salito alle labbra di Roberto Zaccaria, al momento dei saluti, esprimendo la speranza di coinvolgere nel progetto colui che definito un simbolo dell’interismo.

Molto di quello che accadrà nelle prossime sei-otto settimane sarà avvolto nel mistero. Dentro a Interspac ci sono molti giornalisti prestigiosi, di tutte le “sensibilità” politiche, ma l’ambizione di questo progetto susciterà anche denigrazioni e reazioni di boicottaggio. Confido nel fatto che molte migliaia di interisti avvertano l’orgoglio di essere i primi a compiere questo tentativo. Potrei sperare che anche molti tifosi di altre squadre possano essere felici, in caso di successo: se Interspac fallisce, di azionariato popolare nel calcio, in Italia se ne riparlerebbe fra cinquant’anni.

Volendo essere ottimisti, faccio notare che Cottarelli non si era mai spinto a dire che l’ambizione è raccogliere abbastanza risorse per arrivare al controllo della società…

17 Responses to #Interspac, perché è giusto crederci, perché sarebbe un mezzo miracolo

  1. piero72 says:

    Cottarelli mi ha sempre ispirato fiducia (assieme a Sala potrebbe essere nel medio termine un futuribile leader della Sinistra se ancora esisterà) e quindi ho già risposto presente al sondaggio. Hai toccato un punto che mi era sfuggito: Su ing permettendo il progetto partirà, siamo la tipologia di tifoseria perfetta e questo comporterà un feroce boicottaggio a parecchi livelli. Del resto ci siamo abituati, il sistema moggi nacque fondamentalmente per limitare la voglia di espansione di Moratti.

    • luigi says:

      Cottarelli si occupasse di Inter e avrà il mio consenso. Ma lui e Sala, con la sinistra, c’entrano più o meno come la rube con l’onestà.

      • piero72 says:

        Ho esagerato hai ragione. Intendevo centro sinistra

      • luigi says:

        Ma no, forse hai ragione tu: ormai destra e sinistra (e relativo centro) hanno perduto il loro significato novecentesco, che invece è quello al quale io, testardamente, continuo a rifarmi. Ma in realtà oggi un governo Moro-Nenni (ché fu questo il primo centrosinistra: nel 1963) verrebbe considerato dai mercati finanziari più o meno come un governo Lenin-Trockij, cioè sovversivo; e dunque ok: così stando le cose, Cottarelli e Sala ben possono essere considerati di centrosinistra, anzi di sinistra tout court. Quelli come me, ormai, sono fuori dall’arco costituzionale.

  2. kund3ra says:

    E tu, Rudi, che farai?

  3. denny says:

    A parte gli effetti positivi che potrebbero esserci x la nostra inter, sarebbe un caso rarissimo, quasi unico, in cui si riesce a fare anche in italia qualcosa che in altri paesi è normale qui sembra impossibile. E mi dispiace dirlo, ma i primi a deridere e boicottare sono molti interisti…

  4. Massimo Marcotullio says:

    Dopo aver partecipato al sondaggio, sarei felice che il progetto partisse.
    Ho un solo dubbio Rudi: Interspac può nascere già con questa proprietà o è meglio attendere che la Società cambi proprietario?

    • Rudi says:

      Siccome vedo il mondo avviato verso la rovina, più o meno rapida, immagino che la prossima proprietà ci farà rimpiangere i cinesi… Ora o mai più.

  5. willerneroblu says:

    Coi Mentana….magari con Lilli Moratti presidente??? Vi prego no per favore,l’Inter ai professionisti come Marotta grazie!!

    • Rudi says:

      Di antipatie se ne può avere tante… Su questa base, però, il contratto di Marotta scade fra otto mesi: non mi pare stiamo in una situazione solida.

      • willerneroblu says:

        Non è questione di antipatie ma di competenza Rudi;il problema è trovare un acquirente col grano vero,i soldi di questa cordata basterebbero a coprire le spese degli steward!

      • Rudi says:

        Ma se non è nemmeno partita la raccolta… E in cosa sarebbe competente Suning? Elettrodomestici. Appena si sono allontanati dal core business, hanno accumulato disastri.

      • willerneroblu says:

        Suning ci ha riportato in Champions,ci ha fatto vincere lo scudo scegliendo Conte e Marotta e questa non è competenza? Certo non hanno qualcuno che sparla sul marciapiede….vedremo come andrà a finire ma ribadisco che non è una questione di simpatie o antipatie sia che ci sia Pucci o La Russa se proprio vuoi un paragone estremo…

  6. claudiopaga says:

    Marotta diceva che eravamo a posto e non avevamo bisogno di cedere piu’ nessuno ed il giorno dopo e’ partito Lukaku. Ora dice che siamo solidi finanziariamente, speriamo non voglia dire che domani Suning fallisce.
    Quanti soldi ha davvero messo Suning nell’Inter? a me sembra che da tempo va avanti a furia di prestiti, non il massimo della solidita’.
    Capisco zero di finanza/economia e non so se l’azionariato puo’ funzionare, ma almento moriremmo interisti, rispetto a cinesi ed arabi un sicuro passo in avanti.

  7. eoloros says:

    “L’obiettivo dichiarato è dare stabilità finanziaria alla società, nutrendola con una passione identitaria”: quale proprietà accetterà vincoli e indirizzi da una minoranza “elitaria” se non costretta dagli eventi? In altre parole Al Khelaifi comprerebbe mai una società gestita attraverso un comitato? Ed un fondo speculativo? (la risposta a quest’ultima domanda mi porterebbe ad un sì convinto).
    Il Bayern ha trovato un equilibrio con 3 grandissime aziende del territorio, interessate a sostenere
    e non possedere una realtà sportiva, l’Inter ha appena perso Pirelli che guarda altrove e comunque di milanese c’è sempre meno. Operazione coraggiosa, successo imprevedibile per me

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