Curtiz [id.], Tamas Yvan Topolanszky, 2018 [filmTv156] – 7

Il riferimento più immediato è Mank, l’ultimo film di Fincher, premiato agli Oscar: in quel caso si parlava dei retroscena di Quarto potere, stavolta il riferimento è alla confusione dietro le quinte di Casablanca.

Visibile su Netflix, è un film ungherese su un regista ungherese (all’anagrafe Manó Kaminer) espatriato nel 1926, come Lubitsch, Wilder, Preminger, eccetera. Curtiz comincia con l’attacco giapponese a Pearl Harbor. Non presenta attori famosi (Ferenc Lengyel, Lili Bordán, Evelin Dobos, Nikolett Barabas, Björn Freiberg), Bogart e Bergman sono ombre sullo sfondo; ma la messa in scena – nell’elegante bianco e nero di Zoltán Dévényi – è di ottima qualità, e il cinefilo troverà vari aneddoti con cui emozionarsi.

La lavorazione di Casablanca trabocca di leggende. La pellicola avrebbe dovuto intitolarsi Everybody Comes to Rick’s. E se Jack Warner sperava in qualcosa di meglio, il produttore Hal B. Wallis temeva il peggio: Michael Curtiz, infatti, era un tipo ambizioso quanto autoritario, non poteva sopportare le interferenze governative di chi pretendeva di dare alla trama un indirizzo propagandistico. Che gli Stati Uniti sarebbero entrati in guerra, era ormai chiaro. La coppia di sceneggiatori, i fratelli Epstein, scriveva e riscriveva, assecondava Curtiz e soppesava le alternative. A film quasi concluso, mancava un finale: con chi sarebbe fuggita Ilsa? Con Rick o con il marito Victor Laszlo?

A cinquantacinque anni, Michael Curtiz era un donnaiolo, al terzo matrimonio, gli piaceva tirare al piattello di notte, all’esterno degli enormi capannoni di Burbank. Di candidature all’Oscar ne aveva già raccolte quattro, ma nessun trionfo. E sul set di Casablanca, fece irruzione la sua vita rimossa, nelle vesti della figlia diciannovenne che aveva abbandonato.

Fra tante scene, la più intensa è quella in cui il regista fa saltare i nervi a Conrad Veidt, il grande attore tedesco chiamato a interpretare il maggiore Strasser, lui che dalla Germania era fuggito in odio al nazismo.

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