Sputerò sulle vostre tombe, Boris Vian, 1946

Il protagonista si chiama Lee Anderson. Sua la voce narrante. Afroamericano di ventisei anni, ha i capelli biondi e la pelle così chiara, che gli viene facile fingersi bianco. Lee è preda di un odio incontenibile: dopo l’assassinio del fratello minore (“il ragazzo”), ucciso da alcuni bianchi per aver osato corteggiare una bianca, senza che la polizia abbia mosso un dito per assicurare i colpevoli alla giustizia, Lee si trasferisce a Buckton. Lì non lo conosce nessuno.

Farà il libraio, sostituendo l’attuale, destinato a un incarico migliore. La piccola libreria appartiene a un circuito, Lee dovrà limitarsi a gestirla, eseguire gli ordini, far tornare i conti. Gli bastano un paio di settimane per entrare in una compagnia di adolescenti bianchi, molto disinibiti. Per fare del sesso con le “bobby-sixers” bastava poco: farle bere. E così, fin dalla prima volta giù al fiume, Lee si congiunge a Judy e a Jicky. “Mi facevo tutte le ragazze una dopo l’altra, ma era troppo facile, un po’ stucchevole”. È una comunità bigotta, gli hanno consigliato di farsi vedere in chiesa, e lui ci va. Ma la domenica, “uscendo dal tempio, ci ritrovavamo al fiume e ci ripassavamo le ragazze con lo stesso pudore di un fottuto branco di scimmie in calore; è proprio quello che eravamo, ve lo garantisco”. L’alcol scorre a fiumi, ottimo scusa per azzerare i freni inibitori.

Alla fine dell’estate, dopo aver passato le vacanze in California o in Florida, rientrano a Buckton le famiglie più ricche. La scelta sessuale si allarga: “a qualsiasi ora del giorno, quelle ragazzine erano calde come capre e così umide che gocciolavano per terra”. Ma la grande novità ha il corpo e il volto di due sorelle, Jean e Lou Asquith, vent’anni la prima, appena quindici la seconda. Entrambe bellissime, di famiglia ricchissima, le conosce alla festa di compleanno di Dexter, il più perverso fra i suoi conoscenti. È Dexter a informarlo dell’origine della ricchezza degli Asquith: le piantagioni di canna dalle parti di Haiti e della Giamaica, dove chi lavora è ancora in condizioni di schiavitù.

“Conta soltanto una cosa: vendetta piena e completa”: le sorelle Asquith sarebbero state il mezzo. Jean, la maggiore, gli ha detto che “la sola idea di avvicinare un uomo di colore le dava la nausea”.

Si ripromette di entrare nelle grazie delle due sorelle, le sedurrà entrambe, poi sbatterà loro in faccia il proprio sangue afroamericano, umiliandole. Il sesso sarà lo strumento, doveva possedere Jean e Lou, piegarle al suo desiderio, a cominciare dalla maggiore: “andare a letto con lei e sbatterla da tutte le parti, andava bene”. Ma il piano non gli pare abbastanza ambizioso: Lee vuole che entrambe le sorelle lo implorino di sposarle. Soffia sulla gelosia reciproca, ognuna vorrebbe essere la prescelta. Finché Jean resta incinta, e la situazione precipita.

Il finale è frettoloso, eccessivo, truculento, la provocazione scade in effetti di grana grossa, peggio che nelle peggiori pagine di Spillane. Qualche riga, tuttavia, ha il suono sinistro di ciò che Bret Easton Ellis proporrà in American Psycho. E un altro riferimento letterario si impone: quello di Philip Roth, che ne La macchia umana proporrà un altro afroamericano nascosto dietro la pelle chiara, Coleman Silk.

J’irai cracher sur vos tombes, nella traduzione di Stefano Del Re, uscì sotto pseudonimo, in francese, per la casa editrice Le Scorpion di Jean d’Halluin. Vian si limitava a fingersi il traduttore di Vernon Sullivan, uno scrittore nero, censurato in patria, e in America era ambientata questa storia torbida, scandalosa, provocatoria, stracolma di sesso e violenza. Pulp, più che dark. E con pagine splatter, nel finale iperrealista. Scritto in due settimane, con un’evidente influenza di James Cain, il romanzo ottenne un rapido, enorme successo, ma venne presto vietato per “offesa alla pubblica morale”; due anni dopo, Vian si vide costretto a confessare di essere il vero autore dell’opera, attirando su di sé ulteriori critiche.

Amico di Sartre e Simone De Beauvoir, Raymond Queneau, Jeanne Moreau e Duke Ellington, Vian aveva ventisei anni quando scrisse queste pagine; laureato in Ingegneria, musicista jazz, poeta, autore teatrale, traduttore di Raymond Chandler, cantante (un titolo su tutti: Le deserteur, rifatta da Ivano Fossati), autore di una dozzina di romanzi, morì il 23 giugno 1959, d’infarto, a trentanove anni, nel cinema dove si proiettava in anteprima il film tratto da questo romanzo.

2 Responses to Sputerò sulle vostre tombe, Boris Vian, 1946

  1. Marco Antognozzi says:

    Un autentico genio
    La schiuma dei giorni è un raro diamante

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