The Truman Show [id.], Peter Weir 1998 [filmTv1] – 10

L’ho visto l’altra sera per la quinta volta, le prime due a distanza di poche ore, ai primi di ottobre del ’98; all’epoca, scrissi per “Zero in condotta”, un periodico bolognese, l’articolo che segue, intitolato “Vivere in un telefilm”.

The Truman Show - 1998 - Peter Weir

Truman Burbank è un eroe del mondo irreale, quello fatto di cinema, musica, fumetti e letteratura, di personaggi inventati eppure veri. Truman Burbank è in rapporti di stretta parentela con Akakii Akakievic, a cui Gogol fece rubare il Cappotto, con Bartleby, lo scrivano di Melville. Impiegati, tutti e tre. Vittime, anche. E infine, piccoli eroi, capaci di sfuggire a un destino precostituito, rompere la gabbia, rotelle dispettose che fanno saltare l’ingranaggio, granelli di sabbia, più o meno consapevoli, che rovinano l’ordine precostituito.
Truman Burbank è parente prossimo di Roy Baty, il replicante di Blade Runner: ad entrambi accade di dialogare con il proprio artefice, il geniale regista televisivo Christof, o il manager della Tyrrel Corporation. Né Christof né Tyrrel comprendono le loro creature, le loro domande di senso. Hanno organizzato tutto. Hanno costruito scatole di felicità, riparate dagli imprevisti. Non capiscono perché la verità per le loro creature sia così dolorosa, perché sia così doloroso scoprire di essere stati manipolati. Perciò non prevedono, non possono prevedere, che Truman e Roy, come Akakii e Bartleby, si ribellino.

La ribellione di Truman Burbank dal Truman Show ha per oggetto la televisione, l’elettrodomestico più diffuso, simbolo della passività e della sorveglianza totale. Cinquemila telecamere nascoste che riprendono ogni istante della vita di Truman, il primo bambino nato in diretta (forse pianificato in provetta). E ci sono milioni di spettatori sintonizzati sulla vita di Truman, persino quando dorme. Da trent’anni va avanti così.
Peter Weir, Jim Carrey e Andrew Niccol ci portano dalle parti del capolavoro; sarà una pietra di paragone, in futuro, per la sua capacità di alterare i piani della finzione. Magnifico film sull’alienazione, e sulla presa di coscienza. Ci siamo noi, spettatori in sala; poi ci sono gli spettatori dello show, sempre mostrati dalla stessa inquadratura; poi il regista e i suoi collaboratori, che osservano dall’alto e producono gli eventi della vita di Truman, dalla finta pioggia alla finta morte del padre; poi gli attori dello show, professionisti della fiction e complici della beffa, tranne la ragazza che stava per rivelare tutto al protagonista, perturbante e perciò allontanata dalla produzione; e infine c’è Truman, a cui un giorno accade di scoprire quanto sia artificiale la sua vita. Artificiale e insopportabile. Telecomandata.
“Resta Truman, la tua vita dà felicità a tanta gente, fuori ritroveresti le stesse cose che hai qui, la stessa ipocrisia”: l’ultimo appello di Christof non è una minaccia, semmai lo svelamento definitivo della comodità della finzione. Ma Truman fugge. E non sapremo mai cosa avevano previsto per lui: un figlio, forse, o una nuova amante; oppure la morte, come in Quinto potere, se fosse sceso l’indice di gradimento.

 

Una risposta a "The Truman Show [id.], Peter Weir 1998 [filmTv1] – 10"

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.