Anna Politkovskaja, di Francesco Matteuzzi – Elisabetta Benfatto, Becco Giallo, 2010

Romanzo a fumetti su testi del fiorentino Matteuzzi, e 78 tavole in bianco e nero realizzate dalla Benfatto (Camposampiero, Padova) con uno stile che ha più di qualche superficiale somiglianza con Persepolis di Marjane Satrapi.
Il volume contiene una breve introduzione di Ottavia Piccolo, che per anni ha interpretato a teatro un monologo di Stefano Massini intitolato Donna non rieducabile, e un’intervista a Paolo Serbandini, autore di documentari sulla Politkovskaja.

Politovskaja - BeccoGialloComincia in Cecenia, dove la giornalista si reca periodicamente dal 1998, e dall’anno successivo pubblica per la Novaja Gazeta articoli sgraditi al Cremlino. Scrive quello che vede, senza omettere dettagli cruenti o scabrosi. I suoi sono reportage terribili: descrive i bombardamenti a tappeto, l’uso sistematico della tortura, le rappresaglie terroristiche, il circolo vizioso reciprocamente alimentato da repressione e terrorismo. È consapevole dei rischi che corre. Ha paura. Assiste agli scontri per il controllo dei pozzi petroliferi e ai “furtarelli” che si consumano intorno alle gigantesche condutture. Riporta fedelmente quanto gli è stata raccontato da un testimone diretto, e viene a sapere che quell’uomo è stato ucciso dai soldati russi.

Quando – il 23 ottobre 2002 – un gruppo di terroristi ceceni prende in ostaggio il pubblico del teatro Dubrovka, a Mosca, la reputazione della Politkovskaja è tale che viene chiamata a negoziare. I terroristi vogliono che l’esercito russo si allontani immediatamente da una delle province cecene, altrimenti faranno esplodere il teatro. Il mattino del 26 ottobre, le forze speciali fanno irruzione dopo aver pompato gas nei condotti di aerazione. Muoiono 130 persone, fra cui tutti i terroristi (stranamente, nessuno viene fatto prigioniero).

Il gas fatto respirare a terroristi e ostaggi non è mai stato identificato. Chi può trarre vantaggio da una simile gestione della vicenda? Politkovskaja non ha dubbi: il presidente Vladimir Putin.

Il regime divide i giornalisti in due categorie: i buoni (che scrivono cose positive per il Cremlino) e i cattivi (“quelli che dicono la verità”). Fra i cattivi, si biforcano due sottogruppi: quelli rieducabili (da comprare o spaventare) e “quelli non rieducabili”. L’espressione “giornalista non rieducabile. Va gestita di conseguenza” è stata pronunciata dallo stesso Putin.

Politkovskaja viene spesso convocata dalla polizia, qualche volta trattenuta in arresto. Riceve frequenti minacce di morte. Un giorno, in prossimità della casa dei genitori, viene trovato il cadavere di una donna che le assomiglia molto.
Torna in Cecenia per intervistare Ramzan Kadyrov, capo guerrigliero; lo trova stupido e ambizioso, prevede che prima o poi accetterà di diventare presidente della Cecenia, assecondando i desideri del Cremlino. Poi – l’1 settembre 2004 – , primo giorno di scuola, un’intera scuola viene presa in ostaggio a Beslan, nell’Ossezia del nord. Anna parte immediatamente per recarsi sul posto, ma in aereo viene avvelenata (esami e cartelle cliniche spariranno). I disegni che descrivono quello la strage di Beslan hanno uno stile diverso, sembrano fatti da bambini su fogli quadrettati.

Dopo essersi ripresa dall’avvelenamento, la giornalista ricomincia a scrivere articoli sgraditi al regime. È ovviamente inerme davanti al sicario che va a ucciderla sulla porta di casa, a Mosca, il 7 ottobre 2006. Il giorno del 54esimo compleanno di Putin.

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