I frustrati, Claire Bretécher, 1978-79

I frustrati (Les frustrés) è una serie a fumetti in bianco e nero, composta da brevi storie umoristiche autoconclusive, avviata nel 1973 sul settimanale Le Nouvel Observateur. In Francia è stata raccolta in cinque volumi tra il 1975 e il 1980, in Italia è apparsa su Linus alla fine degli anni Settanta e poi pubblicata da Bompiani (1977-81). A tradurre i testi era Nicoletta Pardi, lettering di Cettina Novelli e Franca Zilocchi.

Sono inquadrature fisse in cui non accade assolutamente nulla. Attraverso le chiacchiere dei frustrati, senza fare il minimo sforzo per renderli gradevoli, Bretécher descrive la quotidianità di un ambiente intellettuale benestante, fatto di ex-sessantottini, pubblicitari radical-chic, dirigenti e manager, con le rispettive donne che vorrebbero apparire emancipate (ma ci sono anche ex maoiste che si fanno suore). Da questo scambio di parole, spesso vuote e logorroiche, ci viene descritta una parte della società occidentale, con le sue ossessioni: la routine coniugale, le famiglie sbrindellate, il potere dei media, l’emancipazione femminile, la fine delle ideologie, il bisogno di corrispondere a certi ideali estetici, la crisi del desiderio sessuale, la competizione instillata nei bambini, il narcisismo degli artisti, i consolanti retaggi della tradizione, il consumismo e il conformismo…

Bretécher mostra situazioni in cui la “sorellanza” femminile è solo apparente, anzi la competitività fra donne può rivelarsi persino più feroce di quella che si è abituati a vedere fra uomini.

Da genitori, i frustrati adottano modelli educativi permissivi. Le donne sono tutte femministe, ma possono trovare consolante che sia la figura maschile a combattere nella jungla sociale; altre dicono di disprezzare il matrimonio, ma poi si sposano in Chiesa per non dispiacere alle madri.

Elemento essenziale, nei frustrati, è l’inconcludenza, il parlare a vuoto, l’esaminare ogni possibilità con spirito critico, analizzandola fino allo sfinimento, senza prendere alcuna decisione. Pronunciano “frasi fatte”, che sembrano fatte apposta per convincere se stessi, le alternano alle citazioni colte, l’indignazione sembra formidabile, ma ha breve durata.

Ci sono anche tavole completamente mute, suddivise in 16-20 vignette, nelle quali sono minimi dettagli grafici a raccontare la storia. E, con il passare degli anni, Bretécher iniziò a proporre short stories più articolate.

I Frustrati 3 contiene una storia in otto tavole, intitolata Chandelle: lei, Chandelle, è una giovane donna non molto attraente che viene scelta da Marybelle per fare da testimone alla sua esibizione di felicità in vista del matrimonio, ma appena Chandelle si allontana, tutta l’euforia di Marybelle svanisce, lasciando spazio alle solite frustrazioni con il fidanzato.

I Frustrati 4 contiene Le due orfanelle (otto tavole), Michetta (dodici tavole) e Suicidio (nove tavole). La prima storia ruota intorno a un caso di stupro che metterà uno contro l’altra due vecchie amiche; nella seconda, una giovane fan viene circuita da un famoso scrittore impotente; nella terza si sviluppano le fantasie suicide di Lea, che presto deragliano in quella che finirebbe per essere la realtà, e allora è meglio scuotersi, vestirsi e andare al cinema.

Quale sia il genere di umorismo della Bretécher, lo si può comprendere da questo esempio.

Alla fine di una cena fra amici, rientrando a casa, la moglie si rivolge così al marito: “Puoi permetterti di essere reazionario con gente di sinistra che sa che sei di sinistra, altrimenti passi per uno di destra”.

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