Klee, Christophe Badoux

In 66 tavole a colori, rinnovando la classica “ligne-claire” rilanciata da autori come Ted Benoît e Serge Clerc, lo svizzero Christophe Badoux ripercorre la biografia di Paul Klee, illustrandone l’evoluzione artistica in un’epoca attraversata da feroci eventi storici. Nato a Münchenbuchsee, vicino Berna, il 18 dicembre 1879, Klee morì nei pressi di Locarno il 29 giugno 1940.

Ligne-claire è lo stile più appropriato, per questa biografia a fumetti: un po’ per la coincidenza temporale di certi fatti (Tintin di Hergé uscì nel 1929), ma soprattutto perché la chiarezza e la semplificazione delle forme, la geometrica accuratezza e la sottrazione dei dettagli rimandano al Bauhaus, snodo essenziale nel percorso espressivo di Klee.

I dialoghi contenuti nelle vignette sono ripresi dai diari e dalle lettere che l’artista scrisse ai familiari; oltre a dipanare la vicenda biografica, Badoux propone alcune tavole direttamente ispirate dalle opere di Klee.

Fra musica e pittura, ancora diciottenne Klee era indeciso sulla direzione da prendere. Figlio di una cantante e di un musicista, aveva passato l’infanzia e l’adolescenza a Berna, prima di trasferirsi a Monaco di Baviera, a studiare arte. A ventidue anni si fidanzò segretamente con Lily Stumpf, che avrebbe sposato solo quattro anni dopo.

Nell’ottobre 1901, effettuò un lungo viaggio in Italia (cinque mesi) con l’amico Hermann Haller. Del 1905, invece, è il secondo grande viaggio formativo: “Parigi mi manda in confusione: Da un lato, questa incredibile ricchezza di arte, cultura e gioia di vivere. Dall’altro, questa miscela di pesce marcio, polvere, lacrime e lavoro. La folla sembra indifferente alla singola vita umana”.

Dopo il matrimonio con Lily, e la nascita di Felix, i Klee si stabilirono a Monaco: era la moglie a provvedere al sostentamento della famiglia, suonando il pianoforte, mentre Paul si occupava della casa e dell’educazione del figlio.

Nel 1911 conobbe Wassili Kandinskij e gli altri pittori del Cavaliere Azzurro (Franz Marc, Auguste Macke, Gabrielle Munter…). Fu Kandinskij a ispirargli la strada della pittura astratta; Klee cominciò a dipingere sulle superfici più varie, utilizzando diverse tecniche, ma presto arrivò a definire una poetica che si esaltava nel piccolo formato.

A Pasqua 1914, insieme ad Auguste Macke e Louis Moillet, si recò in Tunisia, per quello che si configura come il viaggio fondamentale per la sua ricerca artistica: “Il colore mi possiede… Questo è il senso dell’ora felice. Sono pittore”.

Allo scoppio della Grande Guerra, Macke e Marc partirono volontari: il primo morì nel settembre 1914, il secondo nel marzo 1916, lo stesso giorno in cui Klee ricevette la chiamata alle armi. Gli fu risparmiato il servizio al fronte, forse per l’età (trentasette anni), forse perché la morte in guerra di tanti artisti spinse le autorità a destinare i superstiti ad operazioni meno pericolose, ma non si è mai trovato un documento ufficiale che lo attesti.

Nell’ottobre 1920, Klee accolse l’invito di Walter Gropius e cominciò a insegnare al Bauhaus di Weimar: “L’arte non deve riprodurre il visibile, ma renderlo visibile”. A Weimar, la scuola chiuse alla fine del 1924, per poi riaprire a Dessau nel ’26. Klee vi restò fino al 1931, poi preferì insegnare a Dusseldorf, ma nel 1933, dopo l’incendio del Reichstag e i provvedimenti che ne derivarono, venne licenziato dall’Accademia di Belle Arti. Con la famiglia, fece ritorno a Berna.

Nel 1937, nell’ambito della mostra che doveva sancire la messa al bando dell’arte degenerata, vennero esposte 17 opere di Klee; altre 102 furono rimosse dai musei del Terzo Reich.

Sclerodermia è il nome della malattia, rara e tuttora incurabile, che avvelenò i suoi ultimi anni di vita; nelle pause del dolore, Klee dipingeva moltissimo, presagendo la fine. Che avvenne per un attacco cardiaco, poco più che sessantenne.

Prodotto dal Zentrum Paul Klee di Berna, questo volume contiene una bella postfazione di Marcello Jori.

Prima di affermarsi come pittore e artista figurativo, intorno alla metà degli anni Settanta, Jori aveva scelto di esprimersi con il linguaggio del fumetto (le storie brevi, e spesso agghiaccianti, di Minus apparivano su Linus). In questo testo, accompagnato dalla riproduzione di tre sue opere, Jori confessa la passione viscerale per Klee, nata quando aveva tredici anni. Iniziò a inseguire le sue opere sparse nei musei, almeno quelle esposte in Europa (lo accompagnava qualche parente). “Ricordo ancora la velocità inopportuna con cui attraversavo le sale dei musei tralasciando capolavori stratosferici per non contaminare la vista con altro da Klee. Erano quasi sempre brandelli di carta di pochi centimetri quadrati che ti risucchiavano all’interno e diventavano giganteschi, così allucinogeni che non sentivo più nemmeno il rumore prepotente dei Picasso appesi nei paraggi”

Prima o poi dovrò visitarlo, il Zentrum Paul Klee: inaugurato nel 2005 a Berna, in un edificio progettato da Renzo Piano, nel Centro sono raccolte circa quattromila opere di Klee.

Christophe Badoux, Klee, Comma 22, 2008 (2009)

2 risposte a "Klee, Christophe Badoux"

  1. Sigfrido Millequadri 28 marzo 2022 / 13:07

    Ciao, anche io dovrò visitare prima o poi il Zentrum Paul Klee a Berna. Artista immenso lo svizzero.

  2. Rudi 28 marzo 2022 / 14:33

    Berna è scomoda da raggiungere e costosissima da visitare. Se avrai informazioni utili, fammi sapere…

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