A me gli occhi, #Altan

Quasi sempre senza sfondi, immerse nel bianco, le vignette di Altan sono antitetiche rispetto ai suoi romanzi grafici, stracolmi di dettagli. Nelle vignette, non c’è mai la natura, gli unici scenari sono oggetti: il divano, la sedia, la tivù, l’asse da stiro, la cucina economica, il letto, il bancone di un negozio… senza dimenticare gli arzigogolati macchinari da catena di montaggio su cui lavorano Cipputi e gli altri operai.

“Altan non vuole farci nessuna morale” – scrive Paolo Mereghetti. “Si sforza solo di farci vedere quello di fronte a cui tendiamo a chiudere gli occhi, per stanchezza magari o per convenienza o per superficialità”.

Questa raccolta si fa apprezzare per la qualità di stampa, in bianco e nero, tanto superiore a quella dei giornali su cui le vignette vennero presentate, e raccoglie circa 180 opere di Altan che attraversano almeno quattro decenni, divise in capitoli che potremmo intitolare: pace e guerra, ambiente, donne, italiani, libero mercato, migranti, religione, sinistra, mass media.

Altan fa vignette da quasi mezzo secolo. Ogni tanto mi pare un po’ stanco e sconsolato, con meno voglia di attaccare i potenti, ma in ogni giorno del 2022, del 2023, 2024 eccetera, si potrebbe riesumare una sua vignetta perfettamente attuale nel nostro deludente presente.

  • Lei (languida) a lui (concupiscente): “Quanti abitanti ha l’Irak, amore?

– di ieri e + di domani, tesoro”.

  • Giornalista intervista generale pieno di armi e di stellette: “Quante vittime? Quante distruzioni? Quali conseguenze per il futuro del mondo?

Non ci abbiamo mica la palla di cristallo!”.

  • Due italiani: “Sono andati a creare più di metà del patrimonio artistico mondiale in un paese altamente sismico.

Ma dove avevano la testa?”

  • Uomo di governo: “Si ricorda che, in termini di opportunità, la condizione femminile non è cumulabile con altri handicap”.
  • Giovane donna: “Non mi ricordo più se veniamo prima dei disoccupati e dopo i giovani o tra il Mezzogiorno e i pensionati”.
  • Annunciatrice: “L’immagine dell’Italia nel mondo sospesa per eccesso di ribasso”.
  • Il Pensionato e il Negoziante: “Mi dia un uovo.

Ha gente a cena?”

  • Operaio italiano e operaio immigrato: “Non hanno ancora finito di sfruttarci a noi e già arrivate voi africani.

Non ho fretta. Aspettando il turno, intanto imparo lingua”.

  • Due operai: “Un pezzo che non ci vediamo, compagno!

Un pezzo che non ci vede nessuno”.

  • Il padrone e Cipputi: “Dovete eliminare la falce e il martello!

Perché grida? Basta chiedere”.

  • Uomo dalla faccia stanca e triste: “Sono uno dei famosi indecisi: non so se votare secondo paura o secondo disperazione”.

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