#Garbo. Divina, Jean Lacouture

Greta Garbo. La dame aux caméras, tradotto da Barbara Ferri, comincia così: «Era una tarda mattina del settembre 1951. Sul marciapiede di rue de Rivoli, lungo le arcate tra il Louvre e la Concorde, vidi due donne alte venire verso di me. Di colpo il viso di una catturò il mio sguardo. Quel viso? Quel vi…

Non ebbi il tempo di esitare: di fronte a me una signora si chinò verso il bambino che teneva per mano e, indicando col dito una delle due donne, gli mormorò all’orecchio alcune parole – probabilmente simili a quelle che un biografo attribuisce a una vecchia newyorkese che, durante una passeggiata al Central Park assieme al nipote, fece lo stesso incontro: «Vedi, Bobby, c’è sempre un buon motivo per uscire: si può incrociare Greta Garbo…».

Sì, era proprio lei, in compagnia, come seppi più tardi, della sua amica Cécile de Rothschild che la ospitava durante i suoi frequenti soggiorni a Parigi – erano passati dieci anni dalla sua rottura con Hollywood. Non portava né occhiali né cappello e teneva i capelli dalle lunghe ciocche chiare sciolti sulle spalle. Aveva uno sguardo marino. Ma per guardarla già dovevo voltarmi».

Già prima di quell’incontro folgorante, Lacouture (1921-2015) aveva maturato per Greta Garbo una tale venerazione, che lo spingerà a ricostruirne la parabola umana e artistica. Esperto in biografie (De Gaulle, Ho Chi Minh, Mitterrand), il giornalista francese insegue la Garbo dagli albori svedesi alla solitudine californiana, ne ricostruisce il modo di recitare, l’irrequietezza invincibile, e compone un ritratto dell’attrice attraverso testimonianze dirette, interviste e varie biografie.

“Per quanto eterea sembrasse, la bellezza della svedese era così carica di richiami erotici da distogliere e convogliare altrove le pulsioni di un adolescente quale ero io”. La fotogenia è misteriosa, moltiplica la seduzione.

Gustafsson è uno dei cognomi più diffusi, in Svezia. Karl Alfred e Anna avevano già due figli quando, il 18 settembre 1905, nacque Greta Lovisa, a Stoccolma. Sembrava destinata a una vita modesta, quella che poteva permettersi una ragazza di umili origini, con un padre alcolizzato morto quando lei aveva quattordici anni; ma a sedici viene ammessa all’Accademia Reale d’arte drammatica; il suo primo mentore e pigmalione è Mauritz Stiller, detto Mojé; a quell’epoca Stiller aveva quarant’anni, Greta diciotto. Seguiranno grandi personalità come Pabst, Thalberg, Brown, Feyder, Mamoulian, Cukor e Lubitsch, in un crescendo di popolarità che la porterà dall’Europa a Hollywood, fino a incarnare il concetto di divismo.

Ne La leggenda di Gösta Berling, Greta è già Garbo (l’idea è di Stiller); quando Louis B. Mayer sbarca in Europa per ingaggiare Stiller, Stiller insiste affinché venga assunta anche Greta. Arrivarono a New York nel luglio 1925: Greta posò per il fotografo Arnold Genthe, senza dubbio Thalberg vide quelle foto. Ma alla Metro-Goldwyn-Mayer, per anni, la confinarono nel ruolo di peccatrice, traviata, prostituta, femme fatale. Oppure la condannavano ad amori infelici.

Oltre a William (Bill) Daniels, furono fondamentali nel costruire l’immagine della Garbo figure come quella dello scenografo Cedric Gibbons, del sarto costumista Adrian, della sceneggiatrice Salka Viertel. Irving Thalberg aveva in mente un altro genere di ruoli per la Garbo; fu sua l’idea di farla esordire nel sonoro con un personaggio d’origine svedese, così da giustificarne l’accento. La Garbo appare solo dopo sedici minuti di Anna Christie. Garbo Talks!

La riconversione comica della Garbo ebbe come artefice Ernest Lubitsch. Una funzionaria sovietica, Nina Yakushova, viene inviata a Parigi per negoziare un affare di gioielli, ma viene sedotta dal mondo occidentale (ma non fino al punto di tradire il suo paese). Prima di Melwyn Douglas, si era pensato a Cary Grant e a William Powell. Scoppiò la guerra e Lubitsch decise di far aggiungere una didascalia ai titoli di testa: “Il film si svolge a Parigi all’epoca meravigliosa in cui una sirena non era un allarme ma una bella ragazza e in cui, quando un francese spegneva la luce, non era per via di un attacco aereo”. Ninotchka: Garbo Laughs!

Ancora Cukor e Melwyn Douglas nell’ultimo capitolo cinematografico della Garbo, Non tradirmi con me. Era un ruolo doppio, quello di due false gemelle, e non le si addiceva. Il film venne stroncato. E a trentasei anni, Greta Garbo uscì di scena.

“Per chi come noi, senza voler minimizzare il mito dell’ammaliatrice solitaria, considera la Garbo una delle attrici di questo secolo che, a partire dall’incanto provocato dal suo viso e dal suo sguardo, si è impegnata da Camille e Ninotchka a diventare un’attrice senza pari nell’universo del cinema, questo libro potrebbe concludersi mezzo secolo prima della sua morte”. È lunga la lista dei progetti vagheggiati, più o meno approfonditi, che puntavano al rientro della Garbo sul grande schermo.

Kenneth Tynan ha detto: “Ciò che da ubriachi crediamo di vedere nelle donne lo vediamo da sobri nella Garbo”. Fellini la definì “la fondatrice di un ordine religioso chiamato cinema”.

Jean Lacouture, Divina, Edizioni e/o, 1999 (2005), traduzione di Barbara Ferri

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