La politica come professione, le stesse dinamiche cent’anni prima della Casta (4)

Nel suo pamphlet, Robert de Jouvenel descrive la moderna democrazia burocratica, la riduzione della politica a mestiere. Focalizza l’attenzione sulla “camaraderie”, un insieme di spirito di corpo e complicità, prossimità esistenziale che appiana ogni conflitto, azzera ogni differenza ideologica fino a farsi ritenere un unico “gruppo di colleghi”.

“A conti fatti, esistono, in Francia, alcune centinaia, tutt’al più alcune migliaia, di persone che detengono, a differenti titoli, il potere pubblico. E che dovrebbero essere tenute a controllarsi a vicenda. Sfortunatamente, preferiscono intendersela tutti insieme. Quel che ne risulta non è il governo di uno solo, né il governo di tutti: è il governo di un certo numero”.

Compito del Ministro è rendere conto al Parlamento, rispondere alle interpellanze, preparare discorsi, farsi vedere, intervenire in Consiglio dei Ministri, occuparsi dei suoi elettori… “se gli reste del tempo, amministra… Amministrare, significa designare dei funzionari che non si conoscono a compiere funzioni che si ignorano… e soprattutto significa firmare… Agli inizi, il ministro cerca senza dubbio di sapere cosa sta firmando. Vede allora aumentare a vista d’occhio la fila di documenti sulla sua scrivania”, e ovviamente desiste. Raramente i grandi funzionari e i politici in carriera vengono rimossi: se lo Stato “si accorge che non svolgete alcun compito o se semplicemente si ha bisogno del vostro posto, vi toccherà un risarcimento. Se vi rendete pericolosamente inutili nel vostro lavoro, vi si darà una promozione”. Favoritismi, nepotismi, clientele sono gli strumenti per consolidare il proprio potere.

Nel caso dei magistrati, è diversa la natura della loro ambizione: “in mancanza della passione per il lucro hanno quella degli onori”.
Lo spirito da confraternita è ancora più forte fra avvocati e magistrati. “Che cos’è la verità?, domandava Ponzio Pilato, magistrato troppo screditato, che rifiutò, si dice, di salvare un innocente, ma che, in fondo, fece già molto non condannandolo”.
I magistrati sanno che dalle fluttuazioni della politica dipende il loro avvenire, dunque devono decidere a chi “fornire prove di fedeltà”.
Le autorità politiche pretendono di controllare la giustizia e cercano di farlo attraverso il sistema delle promozioni e dei trasferimenti. – 4, segue –

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