Appuntamenti in nero, Cornell Woolrich, 1948

Primi anni Quaranta, una piccola località del Midwest. Due giovani si danno appuntamento ogni sera alle otto davanti a un drugstore. È il 31 maggio, in giugno si sposeranno, si amano da quando erano bambini ma hanno dovuto aspettare, superare vari ostacoli. Si chiamano Johnny Marr e Dorothy. Ogni sera alle otto: “qualunque cosa decidessero di fare (andare a bere una bibita, vedere un film o soltanto fare una passeggiata) cominciava da lì”.

Quella sera, Johnny arriva con un paio di minuti di ritardo. Ricorda di aver udito il lontano rombo di un aereo. Davanti al drugstore, una folla: una donna è stata uccisa, il cadavere è quello di Dorothy. “Il dolore andò in fondo, così in fondo che nessuno avrebbe potuto farlo riaffiorare. Certe zone dell’anima, quando si ammalano, non guariscono più”. Altri dovranno soffrire come lui…

Johnny lascia la casa e il lavoro, cambia città, cambia identità, trova impiego in una compagnia aerea, si dedica all’archivio. Cambia di nuovo, e ancora, e ancora: sempre alla ricerca di qualcosa negli archivi di piccole compagnie aeree. Infine, trova quello che cerca: il nome del pilota e la lista dei cinque passeggeri dell’aereo che quella sera sorvolò il drugstore. Da lassù, qualcuno ha gettato la bottiglia che ha colpito e ucciso Dorothy.

Il primo a essere ucciso è il pilota, a tutti apparirà come una disgrazia.

Da qui in poi, il romanzo è concepito come una collana di cinque racconti con un filo conduttore: come verrà pagata la morte all’innocente Dorothy.

“Fino ad oggi nessuno è stato capace di indovinare l’animo di un uomo passandogli semplicemente accanto; se si potesse, la gente non farebbe altro che urlare per le strade”: ecco la natura umana secondo Cornell Woolrich, il più coerente fra i seguaci di Hobbes.

Le coincidenze sono fonte di orrore, basta un attimo a deragliare un’esistenza, reindirizzandola verso il perseguimento di una sorta di vendetta riparatrice. Jimmy Marr non ha perso un minuto nell’individuare chi avesse gettato la bottiglia dal finestrino dell’aereo, ai suoi occhi tutti i viaggiatori sono ugualmente colpevoli. Né può provare pietà per le vittime innocenti che va a colpire, allo scopo di provocare dolore in chi ha distrutto la sua vita.

È una scrittura, quella di Woolrich, che trasporta il lettore alle porte dell’allucinazione, priva di qualsiasi risvolto sociale, tutta focalizzata sulla potenza distruttrice, quasi metafisica, dei sentimenti amorosi.

Quando l’ispettore Cameron, che bracca l’assassino da quando le coincidenze sono apparse troppo sospette, arriva a cogliere il movente sarà costretto a chiedersi quanto grande fosse quell’amore che si era capovolto in tanto Male.

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