La balera da due soldi, Georges Simenon, 1931

È un caldo 27 giugno, quello in cui il commissario Maigret si reca al carcere della Santé dove è rinchiuso Jean Lenoir. La domanda di grazia è stata respinta, l’esecuzione avverrà all’alba del giorno successivo. Ghigliottina…

Appena tre mesi prima, Maigret ha catturato Lenoir, che avrebbe potuto ucciderlo: eppure il commissario non prova rancore verso quel “ragazzo di ventiquattro anni che collezionava condanne da quando ne aveva quindici”. Dopo aver scagionato i complici, Lenoir si è preso tutte le colpe. Ma quel mattino ha un cedimento: “Se almeno potessi portarmi dietro tutti quelli che lo meritano”, dice a Maigret. La sua etica gli impedisce di collaborare con la giustizia, al commissario lascia un’unica, flebile traccia: “la balera da due soldi”. Un mese dopo, per caso, quella traccia si ravviva.

Morsang sta sulla Senna, non lontano da Parigi. Non c’era elettricità, il capannone dove si ballava era illuminato da lampade a petrolio, “cosicché la scena risultava divisa in macchie di luce e d’ombra”. A Morsang, una compagnia di parigini passava tutti i sabati sera e la domenica, alcuni nella loro villa, altri alloggiando nella locanda dove trova ospitalità Maigret. Si tratta di persone benestanti, commercianti, piccoli industriali, professionisti. In un’atmosfera ilare e festosa, all’improvviso avviene un delitto. Tutto sembra indicare che il commerciante di carbone abbia sparato a bruciapelo al camiciaio, il marito della sua amante. L’uomo si dice innocente, non oppone resistenza, viene arrestato, ma poi decide di fuggire e le due guardie non riescono a impedirlo. L’arma del delitto una piccola pistola, proprietà di Madò, la moglie del morto (erano sposati da otto anni), lei e il fuggiasco (Basso) si vedevano di nascosto da qualche mese, Madò esclude che il marito (Feinstein) possa averlo scoperto. Maigret arriva a capire che Basso era solo l’ultimo di una sequenza di amanti, forse Feinstein sapeva di Basso e lo ricattava…

Senza la moglie (sta in Alsazia dalla sorella), Maigret vive giornate di cattivo umore; “come tutte le persone corpulente, soffriva il caldo, e ogni giorno fino alle tre, un sole immobile e opprimente arroventava Parigi”.

“Ostinazione” e “mancanza di entusiasmo” sono i sentimenti dominanti, in Maigret, che nel corso di questa indagine beve molti Pernod, “l’aperitivo opalescente”, in compagnia di uno strano tipo che appartiene alla “combriccola di Morsang”, l’inglese James, che lavora in banca, è molto legato a Basso (che si nasconde a Parigi) e anni prima era stato amante di Madò. Quella donna spicca nella prosa di Simenon e costituisce l’oggettivo fulcro della tragedia: “non era bella e nemmeno graziosa. Ma appetitosa sì, soprattutto con quei vestiti da lutto che, anziché conferirle un aspetto triste, la rendevano più stuzzicante. Una donna florida, piena di vita, che doveva essere un’amante impetuosa”.

Come in molti altri dei suoi romanzi, Simenon delinea personaggi in balia della sorte, impossibilitati a modificarne il corso. Maigret arriva alla verità immergendosi nelle vite di Basso, di James, di Feinstein, di Madò.

La Guinguette à deux sous è fra i primi romanzi che Simenon dedicò a Maigret, l’undicesimo dei settantacinque, forse l’ultimo del frenetico 1931. Fu scritto a Ouistreham in ottobre e presto pubblicato da Arthème Fayard. Questa traduzione è di Eliana Vicari, in copertina una fotografia di Nico Jesse (Ballo sotto il Pont Neuf, 1954).

Jules Maigret secondo Georges Simenon

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