Arkås, Kastrato

Arkås, Kastrato
3. Fuori controllo – 4: De gustibus, Lavieri, 1998-99

Nel terzo e nel quarto capitolo della saga di Kastrato e Lucrezia (tradotti da Priscilla Maddaloni), si accentuano le caratteristiche dei due personaggi. Ne deriva una dialettica fra caratteri antitetici, irriducibili, e tuttavia costretti a convivere.
La gatta è ormai “fuori controllo”, non ce la fa più a reggere la forzata astinenza sessuale, e il gatto non riesce ad arginarla. Lucrezia rompe vasi cinesi per puro dispetto, poi li finisce con il martello e i resti finiscono nel barattolo dello zucchero. I suoi continui doppi sensi fanno arrabbiare Kastrato, che però è così mite e remissivo che se ne dimentica subito, esponendosi a nuove, umilianti punzecchiature. E se prova a distrarla o, peggio, a consolarla, si espone ad autentiche rappresaglie.
Ascoltando i ricordi della vedova, Kastrato si intenerisce, Lucrezia sbotta in commenti sarcastici; ma l’acritica accondiscendenza del bianco gattone può essere altrettanto comica.
Arkås, Kastrato 3 e 4Quando la vedova decide di passare qualche giorno in una località termale, a fare sabbiature, e porta con sé i gatti, potrebbe aprirsi la grande occasione per Lucrezia; invece, la gatta rientra più arrabbiata che mai: i maschi erano tutti castrati, tranne uno che era gay…

Educato, placido e soddisfatto, lui; maligna, intrattabile e insoddisfatta, lei. Ma la vera differenza fra Kastrato e Lucrezia è nella dimensione intellettuale. Lucrezia è piena di irrefrenabili fantasie sessuali (qualunque pretesto è buono: persino gli 11 maschi del gioco degli scacchi), Kastrato è pieno di cibo e di illusioni. Sempre più panciuto, si espone agli sberleffi di Lucrezia, replicando che i suoi sono problemi ormonali e di ritenzione idrica. Davanti alle periodiche polpette di riso della vedova (“la signora” per lui, “la vecchia” per lei), Kastrato prova un senso di riconoscenza, Lucrezia si domanda se siano più adatte al golf o al ping pong.
Un giorno sentono miagolare sull’uscio di casa, aprono e trovano un gattino neonato. E il lettore scopre che Lucrezia fu raccolta dalla strada, debole e affamata (“Perciò non ho potuto opporre resistenza”), mentre Kastrato fu comprato a caro prezzo in un negozio di animali domestici. Il neonato è femmina, la vedova pensa di non poter aggiungere un terzo gatto e decide di affidare la gattina all’amica Giulia, molto miope, nonché zitella…

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Arkas, Indecenze – A passo di gatta

Arkås
1. Indecenze – 2. A passo di gatta
Lavieri comics, 1996 – 1997

Nel 2008, l’editore Lavieri ha pubblicato i primi due albi (60 tavole a colori) della collana “Kastrato” (traduzioni di Priscilla Maddaloni), realizzati dal greco Arkås una dozzina d’anni prima. Dopo i “Voli radenti” dei passeri, e la varietà sessuali di “Tira fuori l’animale che è in te”, stavolta l’autore si concentra sui gatti e sulla dimensione domestica.
Per la prima volta, il formato delle tavole è orizzontale.
Per la prima volta, anziché dialoghi si tratta di strisce vere e proprie, di 4-5 o 6 tavole.
Ultima differenza essenziale, compare una figura umana, l’anziana padrona di casa – vedova di un colonnello, senza figli, non fa che parlare del passato e suonare il pianoforte – che accudisce una coppia di gatti: il maschio si chiama Kastrato, la femmina Lucrezia.

Kastrato è bianco, grasso, pacifico e remissivo: un cuor contento, che non capisce perché Lucrezia sia così insoddisfatta e abbia sempre pensieri “indecenti”.
Tanto Lucrezia è animata dalle sue pulsioni erotiche, furba, spiritosa e dissacrante (rovina divani e gioca con la dentiera della vedova), tanto Kastrato è banalmente buono, servile, pantofolaio; sempre acciambellato sul divano, non esce più di casa da quando un uccello gli ha defecato sulla testa. È arrivato a filosofeggiare sulla sua condizione: “La castrazione ha un aspetto positivo. Ti affranca dalle misere passioni e ti porta ad occuparti di cose superiori”. Lucrezia lo guarda con compatimento, verificando il danno irreversibile causato dal lavaggio del cervello per via ormonale. Ma il suo unico contatto erotico consiste nello strofinarsi contro le piante sul balcone.
In un paio di strisce fa la sua comparsa il pestifero passerotto di “Voli radenti”: neanche a dirlo, trova subito affinità con Lucrezia e disprezza Kastrato.

Arkas - Kastrato

Arkås (animali)

Arkås
1. Per due o più giocatori – 2. Crazy Combinations
Lavieri comics, 1986

A distanza di ventuno anni dall’uscita in Grecia, nel 2007 l’editore Lavieri pubblica questi due albi di 60 tavole a colori, che inaugurano la collana “Tira fuori l’animale che è in te” (traduzioni di Francesco Sirano).
Conoscevo Arkås per i “Voli radenti”, le disavventure di due passeri, padre e figlio.
In questo caso, l’autore non si limita ai passeri e all’ambientazione urbana, sbrigliando la fantasia con una varietà di specie animali, prediligendo quelli dalle forme più grottesche e allargando lo sguardo alle praterie e alle foreste. Mette in scena ragionamenti sulla vita e sulla morte e, soprattutto, la pulsione essenziale della loro esistenza: il sesso.
Notevole spazio è dedicato al tradimento, alle coppie anticonvenzionali, alla sperimentazione razziale. Nell’insieme, trovo queste raccolte meno divertenti di quelle dedicate ai passeri.
Arkas - animaliFra uccelli: “- Preferirei morire di noia piuttosto che vivere con lui.
– Guarda che una cosa non esclude l’altra”.

Fra un toro e una mucca: “È il tuo giorno fortunato, baby. Conosco tutti i segreti dell’orgasmo femminile.
– E non te ne lasci sfuggire uno”.

Fra due scheletri di dinosauro: “Stai venendo?
– Dimmelo se ci metto troppo”.

Fra uccelli: “Sai, soffro di eiaculazione precoce…
– Grazie al cielo! Non hai idea delle cose che ho da fare oggi…”.

Arkås – Voli radenti 4 e 5

Arkås – Voli radenti 4 e 5
4. Le gioie della paternità, Lavieri comics, 1994

Figlio unico, il passerotto continua a combinare guai, a disubbidire al padre, a mancare di rispetto agli adulti. Svogliato, dormiglione, privo della minima istruzione, è sincero fino all’insolenza. Il padre sa di essere troppo permissivo, ma lo fa per i sensi di colpa (pensa sia colpa sua, fra l’altro, perché la moglie se n’è andata con una rondine). Si riverberano i temi classici delle tragedie greche: il figlio sogna di uccidere il padre e al contrario, ammira la mamma: uno, perché se n’è andata; due, perché pare si sia accoppiata con tantissimi uccelli.
È un amore unilaterale, quello del padre per il figlio, ed è altrettanto unilaterale l’anaffettività del passerotto, che vorrebbe solo liberarsi dalla figura paterna. In realtà, vorrebbe un altro padre, magari con le piume di colori vivaci e una vita avventurosa come quella dei migratori.

“Ti piaccia o no, rassegnati! Io sono il tuo vero padre!”
“Va bene, ma non urlare! Non è necessario che lo sappiano tutti!”.
Vedono un uccello vecchio e spelacchiato, il padre parla di quanto è tragico invecchiare soli, senza qualcuno che si prenda cura di te, e si dice sicuro che il suo unico figlio non gli farà mancare un po’ di sollievo e un bicchier d’acqua. La risposta è: “Se ti riferisci a me… Farai bene ad evitare cibi salati”.
La conflittualità del rapporto arriva al punto da ritenere necessario l’ausilio di uno psichiatra infantile (un uccello, ovviamente). Esaminato attentamente il caso, lo psichiatra conclude di potersi ritenere molto contento. Perché non è lui, il padre.

Arkas - Voli radenti5. Prendilo al volo, papà!, Lavieri comics, 1995

Il passerotto non nasconde di voler crescere solo per potersene andare (non senza aver prima chiuso il padre in ospizio). Sfacciato e maleducato, offende continuamente il padre, che mostra una pazienza sovrumana.
“Il mio errore è che cerco di esserti amico e così ti ho concesso troppa confidenza”; proprio all’opposto di quanto fece suo padre, sempre freddo e distante, lontano da casa. E il passerotto comincia ad ammirare il nonno.
La sua ultima fissazione è diventare un fenicottero rosa. Vuole così, perché gli sembrano belli, perché gli piacerebbe vivere in Africa ed essere fotografato per poi finire sui cartelloni pubblicitari e, soprattutto, “Voglio essere una specie protetta”.
Il crudele sarcasmo verso il padre è sintetizzato dalla reazione al racconto dei suoi sogni giovanili:
“ – Volevo diventare un attore famoso. Volevo vedere il mio nome scritto in tutti i teatri con lettere luminose.
– Eh, allora avresti dovuto cambiare nome. E farti chiamare Toilettes”.
Finalmente, il padre trova un’altra femmina con cui rifarsi una vita, sembra davvero un’anima gemella, ma l’incontro con il figlio non può che essere distruttivo. Ecco il primo impatto:
“ – Le hanno mai detto che ha dei begli occhi?
– No, ragazzo mio.
– Non me ne stupisco”.

Arkås, Voli radenti 2 e 3

Arkås, Voli radenti 2 e 3
2. Passero sarai tu!, Lavieri comics, 1992

Irriconoscente, sempre più pestifero, il passerotto continua a cercare una via d’uscita dal suo destino, rifiuta la sua specie perché “non c’è futuro nell’essere un passero!”.
Nel secondo volume dei “Voli radenti”, si sviluppano nuove occasioni di confronto fra padre e figlio, in un battibecco continuo che li porta a sfiorare questioni essenziali, senza che l’approccio pedagogico produca gli effetti sperati. Le favole che il padre gli racconta sono troppo lunghe, lo annoiano, vanno accorciate: ed ecco che nella trama di Biancaneve restano solo sei nani.

Spirito ribelle, indisponibile a riconoscere qualsiasi autorità, il passerotto non capisce perché i coetanei ubbidiscano ciecamente ai genitori. La sua teoria è che “i genitori servono a superare quei problemi che non avresti se fossi orfano”. Di fronte a un figlio così scontroso e aggressivo, il padre medita di risposarsi, per l’utilità che può avere una figura femminile in famiglia. Ma il passerotto non crede possa esistere qualcuno così stupido da voler vivere accanto al padre.

Arkas - Voli radenti
3. Onora il padre…, Lavieri comics, 1993

La reputazione bisbetica del passerotto è ormai così diffusa, che quando plana vicino ad altri uccelli, questi volano via: “Potrebbe fare carriera come spaventapasseri”…
Gli sforzi del padre si rivelano vani: eppure ha fatto tutto il possibile, vive solo, senza una donna, senza amici, dedicando ogni energia alla crescita del figlio, e lui non gli mostra la minima gratitudine. Per spiegare a un altro uccello che tipo sia il figlio, lo definisce come “un’incredibile miscela di innocenza e volgarità”.

Stanco di un’esistenza così monotona, l’indisciplinato, intelligentissimo passerotto decide di partire verso sud, alla ricerca della madre. Pigro com’è, si stanca presto a volare, e si fa trasportare da una cicogna; poi, da uccello di città, si perde nel bosco. Scopre i pericoli nascosti nelle pieghe di quella strana realtà, e decide che è preferibile rientrare a casa. La città, per lui, è la vera natura, quella in cui nessuno ha avuto la pessima idea di abbattere case per piantare alberi, di coprire l’asfalto con la terra.

Screanzato, politicamente scorretto, il passerotto di Arkås ha qualche parentela con Mafalda e la Lucy dei Peanuts. Nei disegni compaiono solo uccelli, non c’è altra presenza vivente, meno che mai figure umane. L’uomo incombe, con le sue tracce di scarto.

Arkås, 1. Guarda papà, sto volando

Arkås, 1. Guarda papà, sto volando
Lavieri comics, 1991

In una città senza alberi e piena di immondizia, una coppia di passeri – padre e figlio – si ferma a chiacchierare, appollaiata su fili della luce, cornicioni, segnali stradali, ringhiere e antenne televisive.
Abbandonato dalla madre, che ha preferito fuggire con una rondine, il passerotto non ha un buon rapporto con il padre, vorrebbe trasformarsi in cacciabombardiere per mitragliarlo. Petulante e dispettoso, non esita a nutrirsi di ciò che trova nella spazzatura. Il padre cerca di fornirgli un’educazione, ma la sua autorità è ai minimi termini. Il passerotto non fa che rivolgergli domande sul senso della vita, lo tormenta, lo sfinisce. Non intende diventare un fallito come suo padre… Non gli piacciono le favole, le trova stupide, vorrebbe evolvere in uccello migratore e al tempo stesso invidia il canarino, che sta chiuso in gabbia e ha sempre tanto cibo.
Due piccioni – che il passerotto interrompe mentre cercano di accoppiarsi – gli domandano perché non vuole bene al suo papà, e lui risponde: “Non lascio che i sentimenti interferiscano con la mia carriera”.

La traduzione dal greco è di Priscilla Maddaloni, per questo piccolo editore di Sant’Angelo in Formis (Caserta), che a partire dal 2005 ha cominciato a pubblicare queste storie a fumetti, in albi da 64 pagine a colori, componendo la collana “Voli radenti”.
Da wikipedia ricavo che Arkås è lo pseudonimo di un autore greco, di cui non si conoscono il vero nome e la provenienza (probabilmente è ateniese); famosissimo in patria, in più di venticinque anni di attività non ha mai rilasciato interviste. Le sue storie a fumetti sono pubblicate in Inghilterra, Francia e Germania. Il suo stile è inconfondibile: per il grosso naso che contraddistingue i personaggi, e per l’umorismo che si sovrappone alle metafore sulla società e sulla psicologia umana.