Vivian Maier, appunti sul film, il libro, la mostra

“Un documentario ripercorre la storia incredibile della babysitter che passò la vita a fare foto magnifiche senza mostrarle a nessuno”: a scriverlo è stato Fabio Ferzetti sul «Messaggero» del 17 aprile 2014, e trovo sia una sintesi mirabile.

Il ventinovenne John Maloof, per puro caso, entra in possesso di una scatola di suoi negativi, battuti all’asta a Chicago, nel 2007. Solo due anni dopo comincerà a stampare le foto. Cercando notizie su Internet, scoprì che Vivian Dorothea Maier era morta pochi giorni prima (il 21 aprile 2009), a 83 anni, sola e in povertà.
Imbattersi in un archivio così favoloso, è come trovare la cassa del tesoro nascosta sulla famosa isola. Maloof scopre che di negativi ce ne sono oltre 150.000, e con una minima spesa li recupera tutti. Comincia una classica storia all’americana, la ricerca/inseguimento di un’ombra e dei suoi segreti, John Maloof si mette sulle tracce di Vivian Maier.
Perché scattò tante foto? E perché non fece nulla per farle vedere e condividerle?

Faceva la bambinaia, la governante, la “tata”, una specie di Mary Poppins. Non si lasciava fotografare da altri, ma si è concessa centinaia di autoritratti, utilizzando specchi o vetrine.
La macchina fotografica era una Rolleiflex. Stava appesa al collo e Vivian Maier poteva scattare dal basso, a volte senza farsi notare. La fotocamera biottica “impone al fotografo di chinare il capo per fotografare”, dunque consente di non rivolgere lo sguardo verso la persona o l’oggetto che si sta fotografando.
Trovo vi sia qualcosa in comune con il cinema di Ozu, per la particolare altezza da cui scatta le fotografie: non quella degli occhi, ma del diaframma.

Autodidatta, le prime fotografie identificate risalgono al 1951. Sono quadrate, in bianco e nero. Non diede mai titoli alle sue foto; le indicazioni su date e luoghi non sono sempre certe.
Pare fosse di origini francesi, lo fa supporre il suo accento, invece si scopre che era nata a New York City l’1 febbraio 1926 e che solo la madre era francese. Leggi il resto dell’articolo

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2300, mi ricordo

Mi ricordo che di una famosa gelateria bolognese, aperta non più di sei mesi all’anno, si discuteva già negli anni Settanta se fosse migliore la crema o lo zabaione.

2296, mi ricordo

Mi ricordo l’apprensione irrazionale per la caduta dallo spazio di qualche rottame cinese, subito sostituita da quella per il disinnesco di una bomba di settant’anni fa.

2286, mi ricordo

Mi ricordo l’eccessiva luminosità delle lucine blu d’emergenza sul pavimento del cinema Bellinzona.

Vorrei capire il senso del primo slogan azzeccato dal Pd: nel dire “gli elettori ci hanno detto di stare all’opposizione” si riferiscono al 18,7% o a chi non li ha più votati?

L’Ipsos di Pagnoncelli fotografa le preferenze degli elettori rispetto alle soluzioni di governo.

Limitandosi agli elettori del Pd, e depurando il dato dal 30% che risponde “non sa”, l’esito vede quasi la metà (34 su 70) dire sì al sostegno al governo M5stelle, e 14 su 70 preferire l’appoggio a un governo di Centrodestra.

Più modestamente, ecco le preferenze dei 101 frequentatori di questo sito – certo, non tutti elettori Pd – che hanno votato il mio sondaggio.

Trovo sensato che il “reggente” Martina anticipi l’intenzione di consultare gli iscritti prima di assumere una posizione definitiva su un tema così delicato. Come cambiamento di stile, rispetto alle decisioni assunte dal Giglio Magico e imposte a colpi di maggioranza, mi sembra degno di nota. E il paragone con la gestione della crisi da parte della Spd tedesca fa capire che è finita la stagione dell’uomo solo al comando.

Ovviamente, fa differenza il modo in cui si porrà la domanda, ma ci sarà tempo per approfondire. Intanto, ripensando alle posizioni assunte dal Pd in due referendum assai simbolici – contro i finanziamenti alla scuola privata e contro le trivelle – mi viene da dire che se avesse consultato il suo popolo, non avrebbe preso la strada sbagliata.

Un nemico comune, l’aspirapolvere, una comune strategia di sopravvivenza…

2235, mi ricordo

Mi ricordo il 1999, quando gli stessi che oggi invitano a votare Casini preannunciavano i fascisti a Palazzo d’Accursio se vinceva Guazzaloca, e ora istituiscono il Premio Guazzaloca.

2227, mi ricordo

Mi ricordo la commemorazione di Tom, al microfono un amico ha detto che più della verità lo attirava la ricerca della verità.

Belle Époque e tanto altro al MAGI’900

Il mito della Belle Époque rimanda un clima di festa e di sfarzo, di euforia e fascino, ottimismo e modernità. È un’età dell’oro che coincide con l’irruzione di nuove tecnologie e nuovi linguaggi, e testimonia di fondamentali cambiamenti nella società, nel gusto, negli stili di vita.

Questo clima effervescente, rivive al MAGI’900 (Pieve di Cento) in una collezione costruita sul filo della seduzione femminile. Oggetti del desiderio, ma anche consapevoli e ormai proiettate verso l’emancipazione, le donne vennero rappresentate nell’arte, nella decorazione, nell’editoria, nella moda e nella pubblicità; sospesa tra realtà e immaginario, la loro estetica è tuttora simbolo di un’epoca irripetibile.

Nella Belle Époque si perfeziona un modello di eleganza femminile: il corpo viene sagomato in line sinuose e inguainato in corpetti che sottolineano lo stacco netto fra la parte superiore (punto-vita sottile, seno in evidenza) e quella inferiore, con gonne lunghe e fruscianti, gonfiate da crinoline e impreziosite da ricami. “Il corpo deve apparire come lo stelo di una corolla odorosa”, leggo nelle note della mostra.

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Giulio Regeni

Chi accetterà di fare una tesi di laurea sulla “ragion di Stato”, dovrebbe prendersi un impegno solenne: richiamare i fatti in cui venne coinvolto Giulio Regeni, rapito, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani, con i governi e la magistratura italiani che continuano a fare promesse che sanno di non poter mantenere.

Il ricercatore universitario italiano scomparve il 25 gennaio 2016 al Cairo, mentre si stava recando in piazza Tahrir.
Stasera ci saranno manifestazioni, fiaccolate, sit-in in un centinaio di piazze italiane.

A Bologna, Amnesty International ha indetto una fiaccolata in Piazza Verdi: avrà inizio alle 19, alle 19.41 saranno accese le candele, l’orario esatto in cui Giulio è stato visto in vita per l’ultima volta.

2224, mi ricordo

Mi ricordo i chinotti bevuti in un bar sotto i portici di via Saffi in attesa del “19”.

Asfalto e cemento

Come è cambiata la mia terra?
Ricevo una semplice immagine, catturata da uno smartphone nel corso di una “lezione”.
Non vedo motivi per commentarla, tanto è evidente il segno di quello che un tempo chiamavamo “modello di sviluppo”.

2220, mi ricordo

Mi ricordo che al ritorno da un cinema, un tardo pomeriggio, davanti al nostro grande condominio trovammo un auto con il lunotto posteriore sfondato e centinaia di frammenti di vetro.