Fra Bolognini e Beccantini

Alla fine, ieri pomeriggio, ho dovuto fare il “bravo presentatore”.

Ma per chi non conosce “La squadra spezzata”, il libro di Luigi Bolognini, riproduco quanto ne avevo scritto, l’ottobre scorso.

Uscito nel 2007 per Limina, questo romanzo merita la riedizione accurata che gli offre un editore romano, capace di confezionare “oggetti” librari ormai inconfondibili, grazie alle copertine di Guido Scarabottolo e al progetto grafico di Silvana Amato.

Ho letto il romanzo quando uscì, mi è capitato di presentarlo in pubblico, Luigi è un amico e mi ha chiesto di rileggerlo mentre stava procedendo alla revisione del testo, dunque non può essere la trama a colpirmi. Ho la sensazione che i minimi interventi sul testo originario puntino a un obiettivo implicito: avvicinarsi ancora di più alla forma “romanzo”, senza disperdere nulla del contesto politico e dell’ancor più rilevante sfondo ambientale: il calcio, la Grande Ungheria, l’Aranycsapat di Puskas e Hidegkuti, Bozsik e Kocsis, una delle squadre che hanno reinventato il calcio e resteranno nei libri di storia pur senza aver vinto una Coppa del Mondo, per la sbalorditiva qualità estetica che riuscivano a esprimere. “Una squadra che faceva nascere il gusto per il bello”, un motivo di orgoglio popolare, una delle poche realizzazioni degli ideali del socialismo.

Un record storico, tuttavia, quella squadra se l’è conquistato e nessuno potrà cancellarlo: il 25 novembre 1953, un mercoledì, ha infranto l’inviolabilità casalinga degli inventori del gioco, un leggendario 3-6 a Wembley confermato con un umiliante 7-1 al Népstadion di Budapest, qualche mese dopo. Una doppia, crudele lezione alla storica supponenza inglese. Non so quali immagini avesse visto, ma mio babbo è sempre rimasto convinto che nessuna squadra (non il Brasile del ’58, non l’Olanda dei primi Settanta) abbia giocato così bene come quell’Ungheria.

Mio babbo era comunista. Come gran parte dei personaggi reali o immaginari che Bolognini fa rivivere nelle strade di Budapest, nel periodo compreso fra l’edificazione del Népstadion e la sanguinosa fine della Rivoluzione del 1956.
Gábor è il Nemecsek della via Pál. Il padre Lajos lavora in un’acciaieria. A nove anni, porta il figlio a partecipare alle domeniche di lavoro volontario per costruire il Népstadion, quando le macerie della guerra ancora ingombrano le strade. Di quattro anni più grande, Sándor è il figlio del custode dello stadio della Honvéd, la squadra che si chiamava Kispest come il quartiere dove si trova lo stadio.
Gábor è fra i raccattapalle del 7-1 agli inglesi al Népstadion, il 23 maggio 1954. Il suo compleanno cade il 3 luglio, la mamma Ilona gli regala una maglia rossa con il 10 sullo schiena, come Puskás… il 4 è il giorno della finale della Coppa del Mondo 1954. A Budapest c’è il sole, a Berna piove. Il 4 luglio 1954 si concretizza la più grande delusione nella storia dell’Ungheria, il “miracolo di Berna” nella versione tedesco-occidentale (senza dimenticare le amfetamine e i tacchetti svitabili dell’Adidas, su cui poterono contare i vincitori).

Sándor ha l’età per confezionare un ragionamento politico, che Gábor ascolta attonito. L’amico è contento che si sia perso, “serviva perdere la Rimet per ribellarsi. Per la dittatura non protesta nessuno”.

In memoria di Giorgio Guazzaloca, al posto giusto al momento giusto nel far cadere “il Muro di Bologna”: ci sono stati sindaci peggiori.

Come la Sinistra ha perduto Bologna*
* questo articolo è uscito in tutte le edizioni di «Le Monde diplomatique» del settembre 2000

D’Alema si dimette. Il suo partito passa da una sconfitta all’altra. La coalizione di centro-sinistra annaspa, e pare sempre più un guscio vuoto… Se tutti indicano la caduta del governo Prodi come origine di questo precipizio, “il crollo del Muro di Bologna” ha rappresentato il segnale d’allarme più vistoso, un “ricambio che finisce sui giornali in Nuova Zelanda” (1). Il 27 giugno 1999, dopo 54 anni di governo ininterrotto, la sinistra ha perduto una delle sue capitali politiche e simboliche, e Giorgio Guazzaloca, al ballottaggio, è diventato sindaco di Bologna col 50,69% dei voti…

QUI

COMMENT LA GAUCHE A PERDU BOLOGNE
Le 27 juin 1999, après avoir été gouvernée sans interruption par la gauche pendant cinquante-quatre années, Bologne a porté M. Giorgio Guazzaloca (centre-droit) à la mairie. Plus qu’un symbole, ce changement a anticipé l’écroulement structurel de la gauche dans les régions les plus riches de l’Italie et constitué le symptôme le plus frappant du catastrophique tournant à droite du pays…

THE DECLINE OF ITALY’S RED CITY
In June last year a centre-right mayor, Giorgio Guazzaloca, was elected in Bologna, capital of red Emilia-Romagna where the left had held sway for 54 years. This seismic change heralded the comprehensive collapse of the left in Italy’s rich industrial heartland, a disastrous country-wide lurch to the right and the triumph of Silvio Berlusconi…

COMO A ESQUERDA PERDEU BOLONHA
Em 27 de junho de 1999, depois de ter sido governada sem interrupção pela esquerda durante cinqüenta e quatro anos, Bolonha elegeu um prefeito de centro-direita. Mais que um símbolo, essa derrota é um sintoma de uma guinada do país…

DE CÒMO LA IZQUIERDA ITALIANA PERDIÒ BOLOGNA
El 27-6-1999, luego de cuarenta y cinco años de gobierno ininterrumpido de la izquierda, los ciudadanos de Bolonia llevaron a Giorgio Guazzaloca (centroderecha) a la alcaldía. Más que un símbolo, este cambio anticipó el desmoronamiento estructural de la izquierda en las regiones más ricas de Italia y constituyó el síntoma más impresionante del catástrofico viraje a la derecha del país…

EINDE VAN EEN RODE ITALIAANSE STAD. DE VAL VAN BOLOGNA
In juni van het afgelopen jaar werd de centrum-rechtse Giorgio Guazzaloca gekozen als burgemeester van Bologna, de stad die 54 jaar lang in de handen van links was geweest. Deze aardverschuiving was de voorbode van de ineenstorting van links in het geïndustrialiseerde hart van Italië en een ruk naar rechts in de rest van het land…

La squadra spezzata, Bologna 28 aprile ore 18

L’eredità di Alì, domattina a Bologna

“Cambiare il mondo con la forza dei sogni”. Omaggio a Muhammad Alì.
Sabato 22 aprile, ore 10.00, Palazzo d’Accursio, sala Tassinari.

Intervengono, fra gli altri, Maurizio Stecca (Oro olimpico a Los Angeles 1984), Umberto Suprani (presidente del Coni E-R), Simone Rotolo (campione italiano dei Medi), Valentina Alberti (Argento agli Europei di Baku), Marco Tarozzi e il sottoscritto…

http://www.comune.bologna.it/news/convegno-leredita-di-ali-cambiare-il-mondo-con-la-forza-dei-sogni

L’eredità di Alì. Cambiare il mondo con la forza dei sogni, Bologna 22 aprile

Sabato 22 aprile, ore 10.00, Palazzo d’Accursio, sala Tassinari…

Intervengono, fra gli altri, Maurizio Stecca (Oro olimpico a Los Angeles 1984), Umberto Suprani (presidente del Coni E-R), Simone Rotolo (campione italiano dei Medi), Valentina Alberti (Argento agli Europei di Baku), Marco Tarozzi e il sottoscritto…

1927, mi ricordo

Mi ricordo il primo obiettore di coscienza di Bologna e anni dopo le campagne di obiezione alle spese militari.

1926, mi ricordo

Mi ricordo che Bologna d’aprile sprigiona una bellezza incomprensibile nella Bologna di luglio.

1895, mi ricordo

Mi ricordo la distopica bellezza di certi angoli di Bologna subito dopo il lavaggio strade.

In una scala delle difficoltà da 1 a 5, Bologna-Inter sta a 4

Quattordici partite alla fine, 42 punti possibili, con 35 (11 vittorie e 2 pari) si arriva a 80, e probabilmente sono pochi per agganciare la Zona Champions.
Con Pioli in panchina, l’Inter ha raccolto 28 punti in 12 partite, un rendimento davvero ottimo: eppure ne ha persi 2 dal Napoli e guadagnato solo uno sulla Roma. Con Pioli, 9 vittorie, un pareggio e 2 sconfitte, un’ottima Inter in casa, un rendimento decisamente meno convincente in trasferta (sconfitti da Napoli e Juve, vittorie striminzite contro Palermo, Udinese e Sassuolo, pareggio al fotofinish nel derby).

Nelle 6 prossime trasferte, servono almeno 3 vittorie, e purtroppo la partita al Dall’Ara arriva nel momento peggiore, contro una squadra che ha rimediato 3 disfatte consecutive (1-7 dal Napoli, 0-1 da un Milan in 9, 3-1 dalla Samp partendo dallo 0-1 a un quarto d’ora dalla fine). Il Bologna giocherà al massimo delle sue possibilità, pur non avendo nulla da chiedere al campionato, e ha calciatori dotati di corsa (Masina, Donsah, Di Francesco) e tecnica (Dzemaili, Verdi). All’andata, portarono via un punto fortunoso da San Siro, e replicarono l’impresa pareggiando i tempi regolamentari in Coppa Italia, prima del gol decisivo di Candreva.

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Ho rappresentato una scala delle difficoltà da 1 a 5; Bologna-Inter sta a 4. Confido nello stato di forma di Eder e Palacio, e nella capacità di andare in gol più di quanto è successo finora in trasferta (appena 12 gol in 12 partite, tredicesima posizione, peggio di Palermo e Pescara).

L’Inter corre su un filo, basta una sola caduta per rovinare tutto. La speranza è quella di restare in lizza per il terzo posto fino al trittico della seconda metà di aprile (derby, Firenze, Napoli), così che la società possa confermare Pioli e la squadra mantenga la spinta per tentare la rimonta. Se evapora la prospettiva del terzo posto, nemmeno il sesto sarà garantito.

1860, mi ricordo

Mi ricordo di essermi fatto tagliare i capelli da Abdul, marocchino nato a 70 chilometri da Casablanca, in Italia da sedici anni, barbiere figlio di barbiere,

Le Elvetiche, quando Pratt rende Corto immortale

Corto Maltese in Svizzera nel 1924, nel Canton Vallese, dalle parti di Paracelso, Hermann Hesse e delle leggende del Sacro Graal.

La Svizzera, spiega a Corto il vecchio amico, professor Steiner, dell’università di Praga, è “un paese pieno di cose nascoste. Qui si danno appuntamento alchimia, magia, astrologia, leggende”, tradizioni religiose ed esoteriche.
Accompagnando Steiner, nella casa di Hesse, Corto scopre che lo scrittore è interessato all’alchimista Paracelso. Ha appena scritto «L’ultima estate di Klingsor», e al giovane Klingsor, che si presenta ad accoglierli e poi lo rimprovera per la sua incredulità, Corto replica: “Non è vero. Io credo nella fantasia dorata celtica e anche in quella verde tropicale del voodoo, ma ho dei dubbi su quella svizzera”.

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Corto sogna ed entra in un sogno dai colori pastello, nel quale c’è posto per la Morte con la sua falce, per un gruppo di scheletri danzanti, e persino per King Kong, non ancora apparso a Hollywood. Inconsapevolmente, beve alla fonte dell’eterna giovinezza e conquista l’immortalità senza averla cercata. Pratt cita la «Danse Macabre», musicata da Camille Saint-Saëns, e va a chiudere quest’opera con un processo onirico in cui il Diavolo (in veste di caprone barbuto) fa da pubblico ministero e la giuria è composta da figure riconducibili allo spiritismo ed alle arti arcane come Merlino, Balal di Sennaar, Eva, Giovanna D’Arco e, a sorpresa, Rasputin. Corto ne esce assolto. Al risveglio, saluta Steiner e Hesse, e parte per Zurigo sull’auto di Tamara de Lempicka.

Storia ellittica ed ermetica, metafisica e impenetrabile, una delle meno immediate fra quelle in cui Pratt ha calato il suo marinaio. A un certo punto Corto si rivolge a un’entità arcana con parole sibilline: “Dal giorno in cui ho cercato di mostrare come certi aspetti della storia si spieghino solo con l’intervento delle società segrete, dal giorno in cui ho detto questa cosa, in molti hanno cercato di evitarmi e anche di eliminarmi”.

“Bologna è come uno di quei pianeti lontani di cui ci giunge un’immagine già vecchia di secoli”, parola di Loriano Macchiavelli

Riproduco a distanza di tre giorni la bella intervista che Valerio Varesi ha fatto a Loriano Macchiavelli, apparsa sulle pagine emiliano-romagnole di Repubblica.
Un quieto signore di 82 anni ci dice cose, su Bologna, in cui mi riconosco pienamente. E parlando del declino di Bologna, mi pare alluda a un declino più generale di quella che è stata la mia parte politica…

Macchiavelli amaro e la Bologna che illude “Era colta e tollerante oggi è solo omologata”

«BOLOGNA è come uno di quei pianeti lontani di cui ci giunge un’immagine già vecchia di secoli » sorride un po’ amaramente Loriano Macchiavelli, classe 1934, scrittore bolognese fra i più noti e pioniere del giallo italiano. Sospetta che anche a lui arrivi un’immagine datata, su agli ottocento metri di Montombraro dove si è ritirato. Ma nel suo caso è l’effetto del ricordo. Bologna per lo scrittore è ormai un oggetto misterioso. Quando scende a valle vi si ferma ai margini quasi con timore, nella contiguità di San Lazzaro.
Cosa significa la metafora del pianeta?
«Giro molto e tutti mi tessono l’elogio di Bologna come città bella, colta, vivibile e tollerante, ma io non la vedo più così. Mi pare che questa sia come l’impronta di un animale estinto».
Invece come la trova lei?
«Una città sporca, caotica e omologata. Forse sono prigioniero dell’idea di un luogo nel frattempo dissoltosi. Ci siamo tutti illusi che potesse essere una città diversa dalle altre, ma poteva sopravvivere un’anomalia del genere nell’Italia attuale? Il risultato è che io, da bolognese, in città mi sento un turista».

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1830, mi ricordo

Mi ricordo l’estate in cui andavo a fotografare, in aperta campagna, i depuratori delle acque reflue.