Chimica delle coppie 66: Rosalba e Fernando

ROSALBA E FERNANDO – Licia Maglietta e Bruno Ganz – Pane e tulipani

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Novembre 1972: quanto cinema può starci nella stessa foto?

Novembre 1972.

In piedi, da sinistra Robert Mulligan, William Wyler, George Cukor, Robert Wise, Jean-Claude Carriere e Serge Silverman.

Seduti, Billy Wilder, George Stevens, Luis Bunuel, Alfred Hitchcock e Rouben Mamoulian.

Chimica delle coppie 65: Tom e Amy

TOM E AMY – Gary Cooper e Marlene Dietrich – Morocco

Chimica delle coppie 64: Leslie e Bick

LESLIE E BICK – Liz Taylor e Rock Hudson – Il Gigante

Chimica delle coppie 63: Macon e Muriel

MACON E MURIEL – William Hurt e Geena Davis – Turista per caso

Il tempo con Antonioni, Wim Wenders (2)

In una Portofino livida e piovosa, si muovono John Malkovich e Sophie Marceau (i loro sguardi, i loro profili). Fuori stagione, il paesaggio è deserto, ovattato, misterioso, ma i colori delle case brillano anche senza il sole. Lei è elegantissima, del resto fa la commessa in una boutique di Armani (Enrica Antonioni fa la proprietaria).

Immersi nella nebbia di Comacchio, con quel lunghissimo porticato che sembra uscito da un quadro di De Chirico, ci sono Kim Rossi Stuart e Inés Sastre; la loro trama prosegue e si conclude a Ferrara.

Al di là delle nuvoleAix-en-Provence è la location, sempre notturna o in interni (la chiesa di St. Jean de Malte), in cui si muovono Irène Jacob e Vincent Pérez.
“E se mi innamorassi di lei?
Sarebbe come se volesse accendere una candela in una stanza piena di luce”.

Parigi, ultimo piano della Fondation Cartier, un appartamento hi-tech, tutto intonato su sfumature di grigio, non lontano dalla Tour Montparnasse, è dove recitano Jean Reno, Fanny Ardant, Chiara Caselli e Peter Weller.

Infine, “la cornice”: Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni, in un paio di brevi scene; lui fa il pittore, dipinge il fumo e le ciminiere di un impianto siderurgico. In prossimità del Mont Saint Victoire, quello dipinto innumerevoli volte da Cézanne.

Wenders è stato ingaggiato dalla produzione come regista di back-up o di stand-by, pronto cioè ad affiancarsi ad Antonioni o eventualmente a sostituirlo qualora non fosse in grado di condurre a termine il lavoro. Non nasconde lo stupore di fronte a un uomo che, limitato da così gravi difficoltà, riesce a sprigionare una così grande energia.
Sul modo di concepire il film, si sviluppò una certa frizione fra i due registi, ma il tedesco decise di non insistere, il suo contributo doveva limitarsi a “far sì che Michelangelo potesse fare il suo film”.

La scelta del cast (unica sostituzione, Jean Reno anziché Jeremy Irons) venne fatta da Michelangelo ed Enrica, così come la scelta dei luoghi (“in tutti i suoi film aveva sempre mostrato un infallibile senso dell’architettura e del paesaggio”). Ma era vittima di vuoti di memoria, e si decise di procedere con le riprese in senso cronologico. “Tutti partecipammo all’avventura con la stessa pazienza e lo stesso entusiasmo. L’unico modo per riuscire a indovinare quale film Michelangelo avesse in mente era proprio quello di farlo. E dunque doveva essere fatto”. Leggi il resto dell’articolo

Rocketman [id.], Dexter Fletcher, 2019 – [cine34] – 6

Nato a Londra il 25 marzo 1947, Reginald Kenneth Dwight nel ’69 diventa Elton John: il film si limita a mostrare un po’ di infanzia e di adolescenza e poi l’esplosione planetaria, chiudendosi alla fine degli anni Settanta.

E siccome, fra biopic musicali, è inevitabile il paragone con Bohemian Rhapsody, dal confronto questo film esce sconfitto. Mi è parso meno emozionante, con numeri musicali meno coinvolgenti. La regia punta molto, forse troppo, sui costumi stravaganti, le maschere e i lustrini, gli occhialoni improbabili, il travestitismo che accompagnò la prima fase della carriera del pianista londinese.

Problemi familiari e affettivi, sessuali e finanziari, di droga e di alcol, di solitudine e depressione… È inevitabile che, nonostante tante pagine oscure fra le pagine chiare, Elton John celebri se stesso. Taron Egerton, che lo interpreta, parla in prima persona, nel corso di una lunga seduta di autocoscienza, che va ad aprire innumerevoli flashback, ellissi temporali con alcune figure di “spalla” che si impongono: Bernie Taupin (Jamie Bell, visto in Billy Elliot: amico e autore dei testi), John Reid (Richard Madden: manager spietato e opportunista), la mamma Sheila (Bryce Dallas Howard), Dick James (Stephen Graham: il primo produttore).

In fondo, il confronto con la biografia di Freddy Mercury è tanto immediato quanto superficiale. Come struttura narrativa, Rocketman è più debitore di Across the Universe, il magnifico film che Juliet Taymor ricavò dalle canzoni dei Beatles. Si dipanano coreografie costruite sul significato dei testi, e sul loro significato nella vita del protagonista; è ovvio che l’ultima parola l’abbia avuta il produttore esecutivo: Elton John, appunto (la rilettura di Freddy Mercury, invece, l’avevano fatta i suoi sodali).

Alcune di queste coreografie emanano una certa potenza: penso a Your Song e Tiny Dancer, Crocodile Rock e Goodbye Yellow Brick Road.

Il tempo con Antonioni, Wim Wenders (1)

Sul set di Al di là delle nuvole, il diario tenuto da Wenders e una meravigliosa raccolta di fotografie. Meravigliosa, perché Wenders è un fotografo abilissimo, e fra i soggetti ci sono alcune delle donne più affascinanti del cinema di quegli anni, da Sophie Marceau e Irène Jacob, da Inés Sastre a Fanny Ardant.

Il tempo con Antonioni copL’ottantaduenne Antonioni veniva da anni di silenzio e da una grave malattia invalidante (ictus e afasia); poté realizzare quel film in quattro atti – tratto da una raccolta di suoi racconti, Quel bowling sul Tevere, pubblicata una decina d’anni prima – grazie all’aiuto o meglio all’assistenza di Wenders. Che annota quotidianamente le sue impressioni, descrive cos’è accaduto sul set, le difficoltà incontrate, il rapporto con gli attori e, soprattutto, quello con Antonioni, studiato con una devozione e un’ammirazione sconfinate. Ne derivò un film destinato a dividere, per lo scarto nettissimo fra un contenuto impalpabile e una forma luminosa: io che l’ho visto due volte, ricordo bene quanto fossero splendide certe immagini, mentre ho ricordi vaghissimi sui fatti raccontati. Quattro storie di amori impossibili.

Il volume contiene immagini di Tonino Guerra, della troupe, di Enrica, la moglie di Antonioni, lui che disegna certe inquadrature con il pennarello su grandi fogli di carta.

Le foto a colori (140) sono del regista tedesco, quelle in bianco e nero (225) della moglie Donata, la traduzione dei testi è di Silvia Bortoli. Wenders scatta direttamente le foto di scena perché vuole mostrino “quello che vede la cinepresa e lo scopo per il quale è stata fatta la luce”; l’esperienza con i grandi fotografi l’ha lasciato deluso, perché loro hanno un proprio punto di vista che spesso non restituisce la scena per quel che era.

Il testo è un’indiretta lezione di cinema (e di psicologia): al diario di lavorazione si accompagnano gli aneddoti. Spesso bisognava indovinare le sue intenzioni, Antonioni non poteva parlare, si esprimeva con le mani, gli occhi, i disegni (fatti con la sinistra, l’ictus aveva colpito anche la mano destra).

Chimica delle coppie 62: Pete e Charlotte

PETE E CHARLOTTE – Tom Cruise e Kelly McGillis – Top Gun

Chimica delle coppie 61: Stanley e la signora Ford

STANLEY E LA SIGNORA FORD – Jack Lemmon e Virna Lisi – Come uccidere vostra moglie

Chimica delle coppie 60: Marechal e Elsa

MARECHAL E ELSA – Jean Gabin e Dita Parlo – La grande illusione

La ragazza con la valigia [id.], Valerio Zurlini, 1961 – [cine35] – 8

Fra Estate violenta e Cronaca familiare, Zurlini realizzò il terzo dei suoi dieci film, puntando sulla ventiduenne Claudia Cardinale, da Tunisi, e sul quasi coetaneo Jacques Perrin, che nel film viene fatto apparire come un sedicenne. I due recitano in francese, a doppiarli sono Adriana Asti e Massimo Turci.

Aida si impone come una figura indimenticabile, che col senno del poi sembra trasferire sullo schermo gli anni giovanili della Cardinale, costretta a partorire a Londra in gran segreto e a rivelare di essere madre solo sette anni dopo. L’identificazione col personaggio risulta intensa, a quanto pare molto dolorosa; Zurlini le stava sempre accanto: “era buffa, curiosa, ingenua, alle prime armi e io adoro lavorare con le persone alle prime armi, che hanno qualcosa dentro che ancora non è venuto alla luce”.

La storia si svolge in un paio di settimane d’inizio estate, tra Parma e la Riviera romagnola. Aida faceva la cantante, finché è stata sedotta da Marcello, che le ha fatto tante promesse e poi si dileguato. Sola e senza lavoro, trova aiuto nel fratello minore del seduttore (senza sapere della parentela), che prima per pietà o senso di colpa, poi per crescente attrazione, finisce per innamorarsi di lei…

È del regista anche il soggetto, coadiuvato alla sceneggiatura da Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Giuseppe Patroni Griffi. Produzione Titanus, fotografia in bianco e nero di Tino Santoni, montaggio di Mario Serandrei, scenografia di Flavio Mogherini; al risultato finale contribuiscono attori come Romolo Valli, Riccardo Garrone, Gian Maria Volonté, Luciana Angiolillo e Corrado Pani. La colonna sonora è una fotografia dell’epoca: Mina canta Folle banderuola, Il cielo in una stanza, Tintarella di luna e Una zebra a pois, di Celentano Impazzivo per te e Rock matto.

L’irresponsabile Marcello guida una Lancia Aurelia B24 Spider, la stessa auto che l’anno dopo Gassman farà sfrecciare ne Il sorpasso.

Chimica delle coppie 59: Mac e Lizzie

MAC e LIZZIE – Clark Gable e Hedy Lamarr – Corrispondente X – 1940