2668, mi ricordo

Mi ricordo film (tipo Dirty Dancing) in cui certe minorenni vengono interpretate da attrici di ventisette anni.

2666, mi ricordo

Mi ricordo note di Ennio Morricone salvare film altrimenti indifendibili.

 

Western: 20 titoli, 5 voti

Nel mese di luglio, vi invito a indicare i 5 film western che ritenere fondamentali.
Ne ho scelti 20 e tutti e 20 lo sarebbero (anzi, almeno un’altra decina poteva far parte di questa lista).

Più che a un’astratta cinefilia, il senso del sondaggio va ricercato nelle biografie di chi vota.

Per esempio, le mie scelte sarebbero: 1) L’uomo che uccise Liberty Valance; 2) C’era una volta il West; 3) Gli spietati; 4) Corvo Rosso non avrai il mio scalpo; 5) I cancelli del cielo.

Lasciar fuori Il mucchio selvaggio mi fa già sentire in colpa…

La natura del divismo: il primo piano

Elizabeth Taylor

Il primo piano era il momento cruciale della costruzione del divo: il suo volto è il migliore specchio dei valori psicologici del personaggio e genera nello spettatore una vicinanza mentale, investendolo di pulsioni e significati affettivi: il divo tende, in quanto protagonista, ad avere il punto di vista che si trasmette allo spettatore, in una sorta di identificazione gratificante. (Cristina Jandelli)

#LaurelAndHardy. The Finishing Touch [Il tocco finale], Clyde Bruckman, 1928 – 9

Stan e Ollie devono effettuare dei lavori di ristrutturazione in una bella casetta di legno, il proprietario (Sam Lufkin) li sprona con la promessa di un premio extra se completeranno l’opera entro il giorno dopo.

Dall’altro lato della strada, c’è un ospedale che espone un grande cartello con su scritto “Silenzio”. E una rissosa infermiera (Dorothy Coburn) chiede a un poliziotto (Edgar Kennedy) di far cessare i rumori che stanno oltraggiando la quiete della zona.

Spero che Ollie disponesse di una controfigura, alcune delle sue cadute fanno male solo a vederle; poi, inghiotte manciate di chiodi e altri se li conficca sotto la pianta dei piedi.

Rimarco una scena di puro surrealismo: inquadratura fissa, sotto gli occhi del poliziotto, sfila una lunghissima trave di legno, e a sostenerla, sia all’inizio che alla fine, c’è il solo Stan. Leggi il resto dell’articolo

2646, mi ricordo

Mi ricordo la deformità di Charles Laughton nei panni del Gobbo di Notre Dame.

#LaurelAndHardy. Them thar Hills (Vita in campagna), Charles Rogers, 1934

Comincia con il medico (Billy Gilbert) che visita Ollie, il suo piede gonfio certifica un “caso di gotta assai grave”. Terapia: mangiare sano, bere molta acqua e passare qualche settimana in campagna. Del resto, “non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Profetico… Affitteranno una roulotte, l’idea è di Stan. Ma prima di uscire di casa, i due fanno in tempo a finire, tutti vestiti, nella vasca da bagno piena d’acqua.

Li ritroviamo su una strada sassosa, allegri, con l’auto che trascina una roulotte. Non possono immaginare che la polizia ha circondato una banda di contrabbandieri (il Proibizionismo ebbe fine alle 17.27 (Eastern Time) di martedì 5 dicembre 1933), e che questi cercheranno di liberarsi dell’acquavite versandola in un pozzo. È nella casa accanto a quel pozzo che il viaggio dei nostri si conclude. Le scene bucoliche vennero girate presso il Santa Ynez Canyon, vicino Los Angeles.

L’acqua ha un colore strano, nota Stan, è un po’ giallina, ma Ollie ha la risposta pronta: “È ferrugginosa”. Quel sapore gli piace moltissimo… Leggi il resto dell’articolo

County Hospital (La visita), James Parrott, 1932 – 8

Stan arriva in auto davanti all’ospedale di contea, un cartello intima di non fare rumori molesti e lui provoca un paio di esplosioni spegnendo il motore.

Porta con sé un sacchetto di carta, un regalo per Ollie che è fermo a letto, con una gamba ingessata e in trazione (l’esito della vendetta del criminale “Tigre”, alla fine di Muraglie).

“Ormai sono in via di guarigione”, dice Ollie. Ma cosa c’è nel sacchetto? Uova sode e noci. “Ma lo sai che mi fanno male, uova sode e noci?”. Perché non dolci? Perché l’ultima volta, Ollie non glieli aveva ripagati… Meticolosamente, lentamente, Stan comincia a sbucciare un uovo; da una tasca interna della giacca estrae la boccetta del sale, e comincia a masticare, sotto lo sguardo sbigottito di Ollie. È una delle scene mute in cui la comicità di Stan arriva ai livelli di Chaplin e Keaton… Sta per dedicarsi a un secondo uovo, ma sappiamo che la sua visita è destinata a distruggere la tranquillità dell’amico, e infatti gli rovescia addosso l’acqua della caraffa.

Arriva il medico (Billy Gilbert) e si congratula con Ollie, che sta per finire la convalescenza. Ma ecco che, senza motivo (e senza pensarci) Stan solleva il contrappeso che tiene in trazione il piede di Ollie, il medico viene sbalzato fuori dalla finestra, a strapiombo sulla strada, dal dodicesimo piano… È una di quelle scene vertiginose a cui i nostri ci hanno abituato fin dai tempi di Liberty. Leggi il resto dell’articolo

Pixar. 25 anni di animazione

“L’arte sfida la tecnologia e la tecnologia ispira l’arte”: la frase di John Lasseter, primo artefice del mondo Pixar, campeggiava nella mostra esposta a Mantova, Palazzo Te, nella primavera 2012.

All’interno, ho provato sensazioni simili a quelle avvertite a Disneyland: l’incredulità, la meraviglia a cui ci si abbandona (consapevoli di quanto sia sempre più difficile suscitare stupore).

Pixar ha conquistato uno spazio cruciale, all’incrocio fra la più libera creatività infantile e il massimo fondamento scientifico. Alla Pixar sanno creare mondi “credibili”, perché questi mondi sono pieni di regole, parametri e vincoli.

Nella mostra, i momenti topici sono davanti a due installazioni: “zootropio” e “artscape”.

Lo zootropio (o ruota della vita) mette in scena i personaggi di Toy Story e sfrutta la luce stroboscopica, che produce flash luminosi, per far sì che l’occhio dello spettatore veda immagini in movimento.
L’artscape agisce con la sequenza di schizzi, disegni, opere pittoriche presenti nella mostra: viene ripercorsa la parabola che parte dal primo Toy Story e passa attraverso i 12 lungometraggi realizzati fino ad allora, con un ultimo saluto affidato a Luxo jr. la lampada inventata da John Lasseter nel 1986. Venticinque anni prima.

La sequenza dei primi 12 lungometraggi:
1995, Toy Story
1998, A Bug’s Life
1999, Toy Story 2
2001, Monster’s & Co.
2003, Alla ricerca di Nemo
2004, Gli Incredibili
2006, Cars
2007, Ratatouille
2008, Wall-E
2009, Up
2010, Toy Story 3
2011, Cars 2
Nell’estate 2012 uscirà il tredicesimo, Brave, ambientato in Scozia con una protagonista dai lunghi capelli rossi.

Lasseter ci tiene a sottolineare che alla Pixar chi usa i mezzi tradizionali – pennelli, pastelli, sculture – è in numero quasi pari a chi impiega i mezzi digitali.
L’animazione computerizzata è un mezzo straordinariamente liberatorio ma anche irto di difficoltà. Gli unici limiti sono quelli imposti dalla propria fantasia, ma è anche vero che… non c’è niente di gratuito”.

Questo studio di produzione – tanto simile a una bottega rinascimentale – ha definito una nuova estetica cinematografica; in questi film si trovano infinite citazioni tratte dalla storia dell’arte (ho scoperto che la madre di Lasseter insegnava storia dell’arte).

Affinché il processo creativo possa partire servono una storia, un personaggio e un mondo mai visto prima; servono 4-5 anni per arrivare al prodotto finito; un lungometraggio di 90 minuti contiene circa 130mila inquadrature.

Fra gli artisti di cui erano esposte le opere, ricordo Bill Cone, Ralph Eggleston, Noah Clocek, Bruce Zick, Lou Romano, Robert Kondo, Greg Dykstra e Bob Pauley, autore dello schizzo di Buzz che sta sulla copertina del catalogo.

#LaurelAndHardy. Thicker than Water (Fratelli di sangue), James W. Horne, 1935 – 8

L’ultimo cortometraggio della coppia poggia su una sceneggiatura che si limita a collegare i momenti comici. A pranzo, troviamo Ollie e la moglie (Daphne Pollard) insieme a Stan, che è il pensionante. Tanto piccola quanto bisbetica, la moglie dà una strapazzata al marito, e lo obbliga a lavare i piatti. Per ripicca, Ollie impone a Stan di aiutarlo: conoscendoli, ci si chiede quanti piatti potranno rompere. La risposta è: tutti. Prima Stan esagera con il sapone in polvere, rendendo l’acqua simile a una poltiglia, poi asciuga i piatti e li rimette a mollo, nel più perfetto circolo vizioso, e quando Ollie intima “Asciugali e mettili in un bel posto asciutto”, fa una pila sulla cucina a gas: Ollie si ustiona e li fa cadere.

Suonano alla porta: Finlayson è venuto a riscuotere la rata dei mobili. La signora Hardy aveva dato i soldi a Ollie affinché pagasse la rata. Ed ecco una gag impensabile all’epoca del muto: Ollie spiega di aver affidato i dollàri a Stan, che glieli ha restituiti per pagare la pigione… Poi Ollie riferisce alla moglie un’altra idea di Stan, e lei replica: “Devo proprio concludere che tu sei senza cervello”.

Volendo riaffermare la sua posizione di capofamiglia, Ollie fa di testa sua, cioè asseconda Stan: va in banca e ritira tutti i risparmi. Chiaro che li perderà prima di arrivare a casa, va solo stabilito come. La curiosità spinge Ollie dentro un’asta di mobili d’antiquariato, dove dovrebbe limitarsi ad alzare la posta per consentire a un’elegante signora di andare a prendere i soldi che le mancano. L’oggetto? Un’insipida pendola antica… È la vanagloria del capofamiglia umiliato, unita alla cavalleria del gentiluomo del sud, a incubare il disastro. Esilarante il fatto che Stan, senza un soldo in tasca, alzi le offerte di Ollie. Dei 300 dollàri, se ne volatilizzano 290, l’elegante signora non torna, e purtroppo il padrone della casa d’aste è il solito Finlayson.

Mentre la signora Hardy scopre che non c’è più nulla sul conto in banca, assistiamo alla distruzione della pendola: uno dei momenti più tragicomici dell’intera filmografia di Laurel & Hardy. A casa, l’inevitabile sfogo della moglie si concretizza con una padellata in testa: Ollie finisce all’ospedale.

Finale pirotecnico. Stan porta fiori all’amico convalescente, Ollie ha urgente bisogno di una trasfusione di sangue e l’amico più intimo viene coinvolto; il macchinario si inceppa, il sangue dei due si mescola… La personalità di Ollie transita nel corpo di Stan (con baffetti) e viceversa.

Alcune scene sono in lingua originale, l’unico doppiaggio rimane con Mauro Zambuto e Alberto Sordi.

Laurel & Hardy 99, segue

Miti d’oggi: #Clint compie novant’anni

Nato il 31 maggio 1930 a San Francisco, Clint Eastwood ha interpretato 71 film, e ne ha diretti 41, lasciando un’indelebile impronta sulla Settima Arte.

Tempo fa, avevo fatto una classifica delle sue migliori regie. Aggiorno quel post (e continuerò a farlo, ogni volta che mi capiterà di incrociare un suo film). Di Clint attore, resta la memorabile sentenza di Sergio Leone, che ne distingueva le qualità con o senza cappello… Di Clint dietro la macchina da presa, penso che se anche avesse diretto la metà dei titoli qui sotto, e non necessariamente i migliori, sarebbe da considerarsi un regista eccezionale.

  1. Gli spietati
  2. Mystic River
  3. Million Dollar Baby
  4. Gran Torino
  5. I ponti di Madison County
  6. Hereafter
  7. Un mondo perfetto
  8. Mezzanotte nel giardino del bene e del male
  9. Il cavaliere pallido
  10. Bird
  11. J. Edgar
  12. Richard Jewell
  13. Potere assoluto
  14. Il corriere (The Mule)
  15. Changeling
  16. Debito di sangue
  17. Sully
  18. Jersey Boys
  19. Invictus
  20. Brivido nella notte
  21. Il texano dagli occhi di ghiaccio
  22. Gunny
  23. Space Cowboys
  24. Cacciatore bianco, cuore nero
  25. L’uomo nel mirino

Mi è venuta la curiosità di verificare cos’altro ho scritto su questo blog, ed ecco il risultato (in ordine cronologico, dal più recente):

#LaurelAndHardy. IT’S SPRING AGAIN [ZENOBIA], Douglas Gordon, 1939 – 7

Nel 1953, Laurel e Hardy erano ormai ai margini, dimenticati dal cinema ma non dal pubblico, che li amava ancora alla follia. Solo nel declino scoprirono le loro affinità elettive. È questo il senso malinconico del film (Stan e Ollie, di Jon S. Baird), che l’anno scorso ha riportato i riflettori sulla più strepitosa coppia comica della storia del cinema. Anziani e malconci, i due non avevano ancora superato il trauma del “tradimento” di Ollie, che nel ’39 aveva girato un film senza Stan, anziché seguirlo nella rottura con Hal Roach (subito dopo il film-operetta Avventura a Vallechiara, Swiss Miss). Il film è questo, distribuito anche con il titolo Ollio lo sposo mattacchione.

Al posto di Stan, Roach impose un altro attore comico, Harry Langdon, celebrità all’epoca del cinema muto, riproponendo la medesima combinazione fisica – il piccolo e il massiccio – enfatizzata da un altro “attore” che capovolgeva le proporzioni: l’elefantessa, Gelsomina.

Mississippi, 1870: persa la guerra civile, il Sud si sta risollevando, facendo leva sulle sue tradizioni. Ollie è il classico medico di campagna; baffetti curati e fama da benefattore, non si fa pagare dai poveri e ha perso la clientela ricca, osando dire la verità sulle malattie immaginarie.

Mary (Jean Parker) è la figlia, il “tesorino”, il “piccioncino” del padre, mentre la moglie (Billie Burke) è “una deliziosa stupidina”; nel doppiaggio italiano la voce della signora Hardy è stata resa simile a quella di Stan. Ma se la moglie è così svampita, stavolta Ollie non lo è affatto. Lo sentiamo declamare passi dalla Dichiarazione d’Indipendenza, e quando finirà in tribunale, saprà difendersi benissimo da solo. Casa Hardy è curata da due anziani domestici neri, Dehlia e Fulmine (con il figlioletto Calimero).

La trama ruota intorno alle agognate nozze di Mary con Jack. Purtroppo, la ricca madre di Jack (a suo tempo allontanata dal dottor Hardy) vorrebbe che il figlio sposasse la più aristocratica Virginia. Quanto a Harry Langdon, interpreta un venditore ambulante che cerca di piazzare il suo “tonico” portentoso; gira di città in città, attirando l’attenzione grazie all’elefantessa ammaestrata Gelsomina (Zenobia nella versione originale). Quando Gelsomina mostra uno strano malessere, viene chiamato di corsa il medico di campagna. Il dottor Hardy pensa trattarsi di una donna… Aveva solo la coda annodata, ma le cure del dottore sono così minuziose, che l’animale gli si affeziona e lo abbraccia con la proboscide. E poi, è noto quanto sia lunga la memoria di un elefante…

La parte più divertente finisce qui. Il resto si trascina in un processo farsesco, nel quale il dottor Hardy deve difendersi dall’accusa di essersi insinuato negli affetti dell’elefante, con la madre dello sposo che paga avvocati per screditare il medico, salvo chiedere scusa piangente e guarire da ogni malanno. Lietissimo fine.

Coincidenza: la cuoca Dehlia è Hattie McDaniels, appena reduce dall’aver interpretato un personaggio simile (Mami) in Via col vento, ruolo per il quale vincerà l’Oscar per la migliore attrice non protagonista, prima afroamericana della storia a ricevere quel premio.

Laurel & Hardy 98, segue

#LaurelAndHardy. Come Clean [Un salvataggio pericoloso], James W. Horne, 1931 – 8

Una buona azione non resterà impunita… Comincia con Ollie e consorte (Gertrude Astor, platinata) che hanno appena finito di cenare. Tubano come piccioncini. Lei dice: “Spero proprio che quei seccatori dei Laurel questa sera non si facciano vedere”. Ollie annuisce. Si baciano. Suona il campanello… “Facciamo finta di essere fuori”, suggerisce il pavido grassone alla moglie già spazientita. Dopo aver suonato ripetutamente, Stan scrive un biglietto e lo infila parzialmente sotto la porta: il biglietto scompare, poi viene risputato fuori.

Baci e abbracci fra le mogli (l’altra è Linda Loredo), mentre Ollie comincia a verificare come la presenza di Stan renda pericolosa ogni porta scorrevole (prima quella della cucina, poi quella dell’ascensore). La felicità domestica è irraggiungibile, tornano alcune gag di Should Married Men Go Home? (1928), Stan vuole un gelato, i due escono di casa… “Abbiamo fragola, ananas e crema”, dice il gelataio (Charlie Hall). “Cioccolato”, chiede Stan. Finito? Allora pistacchio… “E cosa altro avete finito?”, chiede Stan.

Siamo alla fine del primo rullo e il cortometraggio cambia direzione. Poco lontano da casa, i due incrociano una donna (Mae Busch, in uno dei ruoli più malefici) che medita di suicidarsi. Dà l’addio al mondo crudele (Stan risponde “Arrivederci”) e si getta da un muretto in acqua. Ollie si getta a salvarla, ma a sua volta sta per affogare. Stan non si bagna nemmeno le dita, tira a riva la donna e getta una corda (con l’ancora del salvagente) verso l’amico. La sorpresa è quando la donna rinviene: “Chi vi ha insegnato a immischiarvi nei fatti degli altri?”. Si chiama Kate, pretende di essere aiutata, li ricatta, dirà che hanno cercato di ucciderla. Sa lanciare urla stridule, che spaventano i nostri.

Basterebbe dire la semplice verità alle mogli, ma sia Ollie che Stan ne sono succubi. E così Kate si insedia nella camera da letto di Ollie, e indossa la vestaglia della moglie. Dopo vari tentativi di nasconderla, è inevitabile che le mogli scoprano quella presenza femminile e arrivino alla conclusione più lontana dal vero. Ma la polizia è sulle tracce di Kate e c’è una forte ricompensa per la sua cattura: Ollie ha dato la colpa a Stan, che così si prende ogni merito. Giustificata la vendetta di Ollie.

Un corto sconclusionato, ma divertente; girato fra il 7 e il 14 maggio, la prima fu il 1° settembre 1931.

Laurel & Hardy 97, segue

#LaurelAndHardy. The Fixer Uppers (Gelosia), Charles Rogers, 1935 – 8

Penultimo cortometraggio della coppia: ambientato a Parigi nel periodo natalizio, venne girato tra l’11 e il 19 gennaio ‘35 presso gli Hal Roach Studios di Culver City, California. Fotografia di Art Lloyd.

Stan e Ollie vendono cartoline di Natale porta a porta: ai disegni del socio, Stan aggiunge “dei bellissimi versi” che Ollie declama tutto ispirato. Peccato che il primo cliente sia un alzolizzato (il solito Arthur Housman) e la seconda una donna affranta e piangente.

Da gentiluomo del sud, Ollie non può lasciare Madame Gustave (Mae Busch) in quello stato. Vuole aiutarla. Lei si sente trascurata, vorrebbe che il marito, un celebre pittore, tornasse quello che era.

È di Stan l’idea: far ingelosire il marito. Gli avevano raccontato una storia, che finiva con tutti – lui, lei e il presunto amante – felici e contenti. Madame Gustave offre a Ollie 50 dollari (a Parigi?) per un giorno di lavoro. Sarà Ollie a corteggiarla, ma è Stan a fare le prove generali, con un lunghissimo, interminabile bacio (43 secondi!), al termine del quale lui casca sul pavimento. Salvo rialzarsi in piedi, abbracciare la donna, baciarla e farla svenire.

Mentre Ollie soccorre la padrona di casa, rientra, inaspettato, il marito, Pierre Gustave (Charles Middleton). Vedendo quel bacio, la sua conclusione è inequivocabile: vuole uccidere “quella jena che ha distrutto la pace del mio focolare domestico”. Lancia la sfida a duello, all’ultimo sangue, appuntamento in quella stanza a mezzanotte. Inutilmente, Madame Gustave implora il marito, il morale di Ollie non può migliorare sentendolo definire “il miglior tiratore di Parigi”.

Anziché far perdere le proprie tracce, i nostri si ubriacano insieme all’alcolizzato. Nelle tasche di Ollie c’è un biglietto da visita, così i poliziotti li riportano, ancora addormentati, nell’ultimo luogo al mondo in cui vorrebbero trovarsi.

La moglie ha caricato a salve le pistole, Ollie deve solo fingersi morto. Ma Pierre Gustave affila i coltelli, intende far sparire il cadavere facendolo a pezzi, e i nostri sono costretti alla solita fuga precipitosa.

Laurel & Hardy 96, segue

#LaurelAnd Hardy. The Devil’s Brother [Fra Diavolo] – Hal Roach e Charles Rogers, 1933 – 6

Commedia in costume e parrucche: inserire Laurel e Hardy in un’opéra-comique del 1830 (libretto e musiche di Daniel Auber) mi è sempre parso assurdo.

All’inizio del Settecento, la banda di Fra Diavolo terrorizza l’Italia del Nord, il capo si cela sotto l’identità del marchese di San Marco, che “rubava l’oro agli uomini e il cuore alle donne”. Purtroppo, il ghigno di Dennis King resta odioso sia quando decreta l’impiccagione di Ollie (deve occuparsene Stan), che quando corteggia lady Pamela (Thelma Todd), la giovane moglie dell’imbolsito lord Rocburg (James Finlayson). Chissà come ha potuto sposarlo…

Dopo 8 minuti e mezzo, Stanlio e Ollio entrano in scena e vengono subito derubati di tutti i loro risparmi, faticosamente accumulati in anni di sacrifici. Prima di essere costretti a obbedire al marchese, che intende derubare Rocburg circuendone la moglie, i nostri hanno cercato di improvvisarsi rapinatori: ma il primo bersaglio è un poveraccio con 16 figli, a cui finiscono per fare l’elemosina (quell’uomo la inserisce in una borsa già piena di denaro), e la seconda vittima è proprio Fra Diavolo.

Le situazioni comiche non mancano, il lungometraggio contiene tre momenti sublimi: la gag “Naso, Nasino, Nasello” (Kneesy-Earsy-Nosey), l’altra prova di destrezza di Stanlio con il “Menadito” (Finger-Wiggle), e l’irrefrenabile risata che travolge i due, finché involontariamente rivelano la vera identità del bandito.

Momenti sublimi, che annegano in una trama banalissima, con insopportabili parentesi di operetta. Il marchese corteggia la civettuola Pamela (arde per il desiderio di avventura), mentre Zerlina, la figlia del locandiere, spera che l’amato ufficiale catturi Fra Diavolo, e possa sposarla grazie alla taglia posta sul capo del bandito (il padre preferirebbe sistemarla con un gretto commerciante locale). Anche Stanlio e Ollio mirano alla ricompensa, ma la loro inettitudine li porta a catturare l’uomo sbagliato… C’è spazio per il duello alla spada fra il marchese e il capitano, deciso dalla goffaggine di Stanlio. Fra Diavolo si riscatta offrendo all’ufficiale il denaro appena rubato all’ingenua Pamela.

In certe favole, non sempre è sbagliato sventolare un fazzoletto rosso davanti a un toro. Resterà l’unico film in cui i nostri vengono chiamati “Stanlio e Ollio” già nella versione originale.

Laurel & Hardy 95, segue

LaurelAndHardy. Con amore e fischi (With Love and Hisses), Fred Guiol, 1927 – 7

La truppa sta per partire in treno: il sergente Banner (Ollie) prende subito in antipatia il soldato Cuthbert Hope (Stan). Arriva il capitano Bustle (James Finlayson), accompagnato da due giovani avvenenti, una bionda (Eve Southern) e una bruna (Anita Garvin). Strapazzato dall’irascibile capitano, il sergente si vendica sul soldato; poi, su suggerimento di Stan, equivocando uno sguardo della Garvin, Ollie va a fare il cascamorto, sotto lo sguardo infuriato del capitano.

Superata la carrozza sovraffollata di soldati, Stan va a insediarsi nello spazioso scompartimento del capitano, e mangia i suoi cioccolatini. Appena Ollie se ne accorge, lo scaccia, prende il suo posto, si ingozza di cibo. Ovviamente sarà lui a venire sorpreso dal capitano.

Nel suo scompartimento sovraccarico, il soldato Hope ha a che fare con un commilitone che mangia panini all’aglio. Prima che Stan si difenda, indossando la maschera antigas, gli effluvi nauseanti sono rappresentati come in un cartone animato; un’altra animazione verrà proposta per mostrare i piedi gonfi di Stan, dopo una marcia massacrante; e una terza per far avvolgere l’intera truppa da vespe inferocite. Splendida la gag in cui Stan lancia una torta in faccia al capitano, da un finestrino all’altro, senza nemmeno accorgersene.

Al campo di addestramento, tutti i soldati imparano la disciplina. Unica eccezione Stan, la cui capacità da folletto di portare disordine e distruggere i ranghi verrà più volte replicata, da Pack Up Your Troubles (Il compagno B, 1932) a The Flying Deuces (I diavoli volanti, 1939). Accaldato, dopo una lunga marcia, il drappello guidato dal sergente trova refrigerio in un laghetto, ma qualcuno dovrà restare a guardia delle uniformi: Ollie punisce Stan, che decide di non ubbidire e poco dopo si tuffa. Le uniformi andranno a fuoco per un mozzicone lanciato proprio dal sergente. E proprio allora arriva il generale a visionare il reparto…

Stan e Ollie non sono ancora una squadra, anzi si trovano su fronti opposti. Scritto e prodotto da Hal Roach per Pathé, inaugura la fase in cui la supervisione dei cortometraggi è affidata a Leo McCarey. Girato a marzo, la prima proiezione è datata 28 agosto 1927.

Laurel & Hardy 94, segue

#LaurelAndHardy. Marinai in guardia (Sailors, Beware!), Hal Yates e Hal Roach, 1927 – 8

Nell’anno in cui girarono 13 corti, questo è il più divertente, con il migliore ritmo e scenografie lussuose. A chi volesse fare una tesi di laurea su Laurel & Hardy, consiglierei di focalizzare l’attenzione sulle pellicole in cui stanno sull’acqua, fra transatlantici e vascelli, navi e barchette. Qui i loro i personaggi non sono ancora completamente sviluppati, ma la direzione di marcia pare tracciata; quello di Stan è il primo nome sui credits, Ollie sta al quarto posto, dietro la stupenda Anita Garvin e a Harry Earles (Roger, il nano; apparirà in Freaks di Tod Browning).

Chester Chaste (Stan) è il tassista che trasporta Madame Ritz (Garvin) all’imbarco del transatlantico in partenza da Los Angeles, destinazione Monte Carlo; Purser Cryder (Ollie) è l’ufficiale di bordo che sta curando la salita dei passeggeri, riservando lunghe occhiate (un po’ lascive) alle belle signore, fra cui spicca la baronessa Behr (la futura diva Lupe Vélez).

All’insaputa di Stan e Ollie, Madame Ritz è una truffatrice internazionale: la sua specialità è derubare i passeggeri in crociera, con l’aiuto del marito Roger, un nano truccato da bambina. Mentre aspetta di essere pagato, Stan non si accorge che il taxi viene caricato sul transatlantico. Va a lamentarsi dal grosso e baffuto poliziotto, disturbandolo nella sua occupazione prediletta, poi strepita col capitano, pretende di essere riportato in porto. Il capitano perde la pazienza, gli chiede di mostrare il biglietto e la situazione si capovolge: Stan si trova costretto a lavorare a bordo per pagarsi il viaggio…

Non sospettando che sia un nano, Stan si fa derubare ai dadi; fenomenale il contrasto fra un uomo adulto vestito da adulto che agisce come un bambino, e un uomo adulto vestito da bambino che si comporta come un adulto… Inutilmente, Stan va a denunciare la truffa, Ollie tiene le parti della fascinosa Madame Ritz. Poi il nano, con segni convenzionali, fa sapere alla finta madre quali carte hanno le sue avversarie, e intanto le alleggerisce dei gioielli. Sarà Stan a sbugiardare i truffatori, inutilmente rincorsi dal goffo poliziotto, e a far trionfare la giustizia…

Pare sia la prima volta in cui Ollie abbia improvvisato il tie-twiddle, lo sfarfalleggiamento della cravatta, a mostrare imbarazzo dopo una secchiata d’acqua in faccia (destinata a Stan, naturalmente). E chissà se si tratta di una citazione di Ejsenstein, quando Stan spinge la carrozzina con il nano giù per una lunga scalinata.

#LaurelAndHardy. Amale e piangi (Love ‘em and Weep), Fred Guiol, 1927 – 7

Gli uomini, che mascalzoni! La trama di questo cortometraggio è tutta qui, per la quinta volta Laurel e Hardy recitano insieme, ma se quello di Stan è un ruolo importante, quello di Ollie è marginale. Nessuno poteva immaginare che la stessa trama sarebbe stata ripresa in un film sonoro di quattro anni dopo (Chickens Come Home), con Ollie nel ruolo qui interpretato da James Finlayson (che si trasferì in quello del maggiordomo).

Affermato e impeccabile uomo d’affari, Titus Tillsbury (Fin) fa discorsi sulla moralità al suo braccio destro, Romaine Ricketts (Stan), bruscamente interrotti dall’irruzione nel suo ufficio di Peaches, una vecchia fiamma (Mae Busch: irrefrenabile forza della natura, pettinata “alla maschietta”).

Peaches intende ricattare Titus, con cui anni prima ebbe una relazione; lui la chiamava “Baby Bird” e non l’ha certo dimenticata, ma ora è un uomo rispettabile… Lei gli mostra una foto che farebbe precipitare questa rispettabilità. Mentre Peaches sta sulle ginocchia di Titus, irrompe Ricketts: la signora Tillsbury (quel donnone di Charlotte Mineau) sta per arrivare…

Nel tentativo di non far incontrare le due donne e prendere tempo, Titus obbliga il suo principale collaboratore a intrattenere la ricattatrice, e ciò lo costringe a mentire alla moglie. Purtroppo, una vecchia pettegola  (Villie Latimer) si trova sempre dove Ricketts cerca di nascondere Peaches, e arriva il momento in cui andrà a dire tutto quel che pensa di aver visto alla dolce mogliettina.

Il ruolo di Ollie? Interpreta il giudice a cena in casa Tillsbury, quando all’improvviso si presentano Ricketts e Peaches, e il padrone di casa pensa bene di presentarli come marito e moglie. Il braccio destro si è impossessato della foto compromettente, ma anziché distruggerla, l’ha portata proprio dove la moglie del capo potrebbe vederla.

Ollie porta i baffi, la brillantina gli regala una ridicola scriminatura, e anche lui si rivela succube della moglie; è un’apparizione anonima, mentre Stan mostra alcune delle gag che lo renderanno celebre. Produzione Hal Roach per Pathé, prima proiezione il 12 giugno 1927.

Laurel & Hardy 92, segue

A 45 minuti da Hollywood (Forty-Five Minutes from Hollywood), Fred Guiol, 1926

Per la seconda volta, Laurel & Hardy recitano insieme, seppure in ruoli secondari, senza mai apparire nella stessa inquadratura, niente fa presumere che diverranno celebri. Coincidenza: entrambi ostentano ridicoli baffoni. Distribuito da Pathé Exchange, questo cortometraggio è di circa 15 minuti.

Dell’attore protagonista – Glenn Tryon, nei panni di Orville – non è rimasta memoria. E pochi ricorderanno anche due macchine da soldi inserite a bella posta dal produttore Hal Roach per arricchire il prodotto: Theda Bara (anagramma di Arab Death), la prima vamp nella storia del cinema, interprete di personaggi come Salomè, Cleopatra, Carmen e la zingara Esmeralda; e le “Simpatiche Canaglie” (Our Gang), la banda di ragazzini pestiferi.

Succede che l’ingenuo Orville deve recarsi a Hollywood per pagare l’ipoteca della casa in cui vive con padre e madre nella profonda provincia californiana. Porta con sé un rotolo di banconote ed è il classico campagnolo dallo sguardo stupefatto. Durante l’inevitabile gita turistica sui set hollywoodiani, Orville assiste a una rapina in banca, con tanto di sparatoria. Pensa sia fiction, invece è tutto vero. Inseguito dalla polizia che sparacchia a caso, lo mette in salvo una donna misteriosa, che in realtà si fa scudo di lui e lo conduce in un albergo (è un bandito, un uomo travestito). I due si intrufolano nell’appartamento dove sta facendo il bagno il detective dell’albergo (Oliver Hardy).

L’uomo travestito da donna colpisce alla testa Orville e gli ruba soldi e vestiti… Nella camera entra la moglie del detective, che vede una donna sul letto e se prende col marito… Con il suo corpaccione, Ollie si mette a correre coperto solo da un grande asciugamano. È il classico gioco dell’equivoco, tutti contro tutti, botte in testa e porte sfondate, con distruzione finale. Il detective riesce a catturare il ladro, gettandogli addosso un estintore, che spruzza acqua sugli ospiti dell’albergo.

Le scene vennero girate fra l’ottobre 1925 e l’aprile ’26; la trama è elementare, il finale affrettato. La breve apparizione di Theda Bara è ripresa da un film precedente (Madame Mystery).

Laurel & Hardy 91, segue

#LaurelAndHardy. Una famiglia di matti (Call of the Cuckoo), Clyde Bruckman, 1927 – 6

Scritto e girato nel giugno 1927, con la produzione Hal Roach per MGM e la supervisione di Leo McCarey: non è un film di Laurel & Hardy, che hanno ruoli secondari, compaiono solo in poche scene e per meno di due minuti, il protagonista è Max Davidson, attore comico di origine tedesca nato nel 1875. Qui interpreta il capofamiglia; la moglie di notevole stazza è Lillian Elliott, Spec O’Donnell interpreta il figlio, con più lentiggini che cervello.

Il signor Gimplehart ha deciso di cambiare casa, esasperato dagli stupidissimi scherzi dei vicini di casa, quattro matti che rispondono ai nomi di Stan Laurel, Oliver Hardy, Charlie Chase e James Finlayson. C’è una scena in cui Stan pone una mela sulla testa di Ollie e va a scoccare una freccia (Ollie viene colpito al centro del sedere).

Pubblicata un’inserzione, i Gimplehart scambia la loro casa con una che sembra perfetta, isolata e tranquilla, e invece si rivelerà ancor più invivibile. Una didascalia ci informa che il proprietario di quella villetta aveva impiegato due giorni per costruirla e due anni per sbarazzarsene.

Gli interruttori della luce comandano l’acqua, il gas esce dai rubinetti del lavello, gli infissi si sfasciano a toccarli, la balaustra delle scale crolla, il pavimento è inclinato, la moquette si scolla a camminarci sopra… Immaginarsi la trionfale festa per l’inaugurazione, alla quale sono stati invitati un po’ di parenti. La distruzione sarà totale, compresa la Ford T dei parenti che, del resto, hanno cominciato ad azzuffarsi in salotto dopo che il pranzo era stato interrotto dal cedimento del soffitto.

Disperato, il signor Gimplehart si affaccia alla finestra, e vede i quattro matti che lo salutano: si sono appena trasferiti lì accanto.

Particolare curioso: sia Stan che Ollie hanno la testa rasata, erano passati pochi giorni dalle riprese di The Second Hundred Years.

Laurel & Hardy 90, segue

Carlo Verdone, 24 film su 26

Ai primi di marzo, doveva uscire Si vive una volta sola, 27esima regia di Carlo Verdone; leggo che forse cambierà titolo, effetto collaterale della pandemia.

In questa lunga quarantena – volendo andare a dormire con un sorriso, se possibile – e avendo a disposizione quasi l’intero catalogo su Amazon Prime, ho visto o rivisto oltre una ventina dei suoi 26 film…

Nel rivedere i “voti”, mi accorgo che sono tutti compresi fra “5” (3 film), “6” (11 film), “7” (6 film) e “8” (3 film). Come ho scritto nelle singole recensioni, trovo vi siano titoli invecchiati meglio di altri, ma di delusioni ne ho sofferte pochissime. Punterò a completare la collezione…

  1. Un sacco bello (1980) – 8
  2. Bianco, rosso e Verdone (1981) – 7
  3. Borotalco (1982) – 7
  4. Acqua e sapone (1983) – 6
  5. I due carabinieri (1984)
  6. Troppo forte (1986) – 6
  7. Io e mia sorella (1987) – 6
  8. Compagni di scuola (1988) – 8
  9. Il bambino e il poliziotto (1989) – 6
  10. Stasera a casa di Alice (1990) – 5
  11. Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992) – 8
  12. Al lupo al lupo (1992) – 6
  13. Perdiamoci di vista (1994) – 6
  14. Viaggi di nozze (1995) – 7
  15. Sono pazzo di Iris Blond (1996) – 7
  16. Gallo cedrone (1998) – 7
  17. C’era un cinese in coma (2000) – 6
  18. Ma che colpa abbiamo noi (2002) – 6
  19. L’amore è eterno finché dura (2004) – 6
  20. Il mio miglior nemico (2006)
  21. Grande, grosso e… Verdone (2008) – 6
  22. Io, loro e Lara (2010) – 7
  23. Posti in piedi in paradiso (2012) – 6
  24. Sotto una buona stella (2014) – 5
  25. L’abbiamo fatta grossa (2016) – 5
  26. Benedetta follia (2018) – 6

#LaurelAndHardy. I detectives pensano? (Do Detectives Think?), Fred Guiol, 1927 – 7

In un anno in cui girarono 13 corti, questo va collocato quando la coppia si stava ormai consolidando, affinava gag come lo scambio delle bombette e cominciava a frequentare la dimensione horror.

Aula di Tribunale: un brutto ceffo (Tipton Slasher, interpretato da Noah Young) viene dichiarato colpevole dalla giuria, e il giudice Foozle (James Finlayson) decreta la condanna all’impiccagione. “Fuggirò e mi vendicherò, ti taglierò la gola”, grida il nerboruto assassino all’indirizzo del giudice.

Il giudice vive in una casa lussuosa insieme alla giovane moglie (Viola Richard). Stanno cenando, quando legge della fuga del condannato a morte. Chiama immediatamente la polizia, chiede protezione, pretende i più bravi detectives.

Davanti al capitano del Distretto, ecco apparire Ferdinand Finkleberry (Stan) e Sherlock Pinkham (Ollie): Stan indossa un doppiopetto troppo largo, Ollie una giacchetta troppo stretta, e subito mostrano scarsa dimestichezza con le pistole. Intanto, l’assassino è già riuscito a penetrare nella villa del giudice, sostituendosi al maggiordomo che doveva prendervi servizio,

Oltre che inetti, i nostri si rivelano tremendamente paurosi: una folata di vento fa volare i loro cappelli in un cimitero, bastano le ombre a scatenare il panico. Infine, arrivano dai Foozle. Quando il giudice chiede a Ollie se sono bravi tiratori, lui risponde tronfio che Guglielmo Tell era suo zio. Poi, posa una mela sul capo di Stan, prende la mira e colpisce un vaso assai distante.

I nostri detectives non mostrano di avere alcun sospetto sul maggiordomo, che pure è identico alla grande foto sul giornale. Presto cominceranno gli inseguimenti, con coltellaccio e/o scimitarra branditi dall’assassino. Finiranno per catturarlo, grazie a tanta fortuna. Anche gli assassini, in fondo, sono creature paurose.

Produzione Hal Roach per Pathé, girato nel maggio 1927, prima proiezione il 20 novembre, quando Roach stava già con un piede e mezzo alla MGM.

Laurel & Hardy 89, segue

You must remember this: a kiss is just a kiss…

Tutto il film in 350 foto, annuncia la copertina. Un film riprodotto come fosse un fotoromanzo, da Cinzia Leone e Piero Di Castro.

L’omaggio al capolavoro di Michael Curtiz risulta accurato, con 2 o 3 inquadrature per pagina e ogni tanto una splash page, su certi primi piani di Bogey e Ingrid. Le didascalie riprendono i dialoghi e la voce fuori campo. La casa editrice Lato Side chiuse un anno dopo aver pubblicato questo volume, ma la collana Cinestory meritava una sorte migliore.

Casablanca faceva parte del Marocco francese, sottoposta al controllo politico ma non ancora militare del Terzo Reich. Da Casablanca, si aspettava il visto per raggiungere Lisbona, e da lì l’America. Ma tanti erano costretti ad aspettare…

Due corrieri tedeschi sono stati assassinati, i documenti che portavano sono scomparsi. Il maggiore Strasser arriva in missione a Casablanca e trova ad accoglierlo il capitano Louis Renault, prefetto di polizia; c’è anche il capitano Tonelli, dei servizi segreti italiani…

Il Rick’s Café Américain è il locale notturno più frequentato di Casablanca. Vi suona Sam, un pianista afroamericano di grande talento. Avevo dimenticato che nel film compare Peter Lorre e che Sydney Greenstreet interpretasse un italiano (Ferrari)… Non potevo dimenticare Conrad Veidt (maggiore Strasser della Gestapo), qui al secondo vertice della carriera, dopo aver interpretato Cesare ne Il gabinetto del dottor Caligari.

C’è una certa familiarità fra il capitano Renault e Rick, che gli nasconde il motivo per cui è arrivato a Casablanca e non fa nulla per andarsene.

  • “Ci sono venuto per fare la cura delle acque.
  • Le acque? A Casablanca! Ma qui siamo nel deserto!
  • Fui male informato”.

Renault dice a Rick che in città è arrivato Victor Lazlo. La fama dell’uomo è notevole, dice Rick: “Victor Lazlo? Andiamo… è fuggito da un campo di concentramento e i nazisti lo hanno inseguito per mezza Europa”. Cerca due visti di transito. Perché due? Dice Renault: “Ho visto la donna”. Renault sa che Rick nel ’35 ha mandato fucili in Etiopia e che nel ’36 ha combattuto in Spagna per la Repubblica.

Strasser a Renault:

  • “Voi dite sempre ‘Terzo Reich’ come se ne aspettaste un quarto.
  • Ah, non sono io che lo dico, è la storia”

Poco dopo, Strasser a Rick:

  • “Siete di quelli che soffrono al pensiero che la loro cara Parigi è in mano tedesca?
  • Parigi non mi è particolarmente cara.
  • E in quanto a New York?
  • Ci sono dei quartieri di New York, maggiore, che sarebbe imprudente cercare di invadere”.

Strasser conosce la sua vera identità: Richard Blaine. E che Ingrid Bergman interpreti Ilsa Lundt ci viene detto da Victor Lazlo, cecoslovacco.

Ilsa e Sam si conoscono bene. Sam non vorrebbe, ma Ilsa insiste: “You must remember this: a kiss is just a kiss…”.

Il 14 giugno 1940 le truppe tedesche entrarono a Parigi. L’ambientazione del film si può collocare nel dicembre 1941.

Prodotto dalla Warner Bros, su sollecitazione dell’agenzia governativa OWI (Office of War Information), il film venne girato nel ’42, quando Ingrid Bergman aveva 27 anni e Humphrey Bogart quasi 43.

  • Nella versione italiana, a Rick viene fatto notare che ha aiutato i cinesi in un non meglio precisato evento, mentre nella versione originale si parlava di aiuto agli etiopi.
  • Nella versione italiana, Lazlo dice a Rick: “Avete combattuto per la democrazia in Spagna”, mentre nella versione originale dice: “Avete combattuto contro il fascismo in Spagna”.
  • Nella versione italiana il signor Ferrari, l’ambiguo personaggio che dirige il mercato nero, viene rinominato “Ferrac”, oscurando la sua origine italiana.