Dottor Jekyll e Mister Lovecraft, Dino Battaglia

Nel corso della sua lunga carriera artistica, Battaglia ha raccontato e illustrato Poe e Maupassant, Lovecraft e Rabelais, Hoffmann e Melville, Hugo, Stevenson e altri scrittori, con una particolare predilezione per la letteratura dell’Ottocento, passando dal grottesco all’horror, dal fantastico alla fantascienza. Il suo segno rimanda all’Espressionismo e all’Art Nouveau, ad artisti come Georg Grosz, Gustav Klimt e Aubrey Beardsley.

Questo volume raccoglie tre storie brevi, in bianco e nero, originariamente presentate su “Linus”: “Omaggio a Lovecraft” nel febbraio 1970, quelle su Jekyll e “Il patto” nel gennaio e nel novembre 1974. Come scrive Antonio De Marchi nell’introduzione, Battaglia “continua a impastare il proprio lavoro con le sue letture preferite”, quasi volesse nascondersi come autore e mostrarsi solo come “illustratore”.

Battaglia rilegge la leggenda della contessa Lucida Mansi, il cui fantasma si aggira nel parco della sua villa, vicino a Lucca.
Bellissima e innamorata di sé, la contessa Mansi viveva in una villa piena di specchi, nella prima metà del Seicento. Più che di morire, temeva di invecchiare. Un giorno le si presentò un demone, che le offrì un patto: trent’anni di immutata giovinezza in cambio dell’anima. La contessa ne chiese cinquanta, il demone sorrise e accettò.

Ogni tanto, negli anni seguenti, il demone si ripresentava alla villa, per quelle che chiamava “visite di cortesia”, e rammentava il patto. Ma la contessa volle dimenticarsene, illudendosi che fossero le acque di una fontana a preservarne l’incantevole bellezza.

Dino Battaglia, Il patto

Sublimi i disegni della carrozza della contessa, trascinata da quattro cavalli sulle mura di Lucca. È allora che il demone arriva a reclamare la sua ricompensa.

Wheeling, secondo Pratt

Il fiume Ohio faceva da frontiera a tre regioni (West Virginia, Ohio e Kentucky), dividendo le terre dei coloni da quelle dei pellerossa; per stabilire quel limite, erano stati stipulati due trattati (Easton 1758 e Fort Stanwik 1768). Il Wheeling Creek è un affluente dell’Ohio; le tribù pellerossa erano gli Shawnees, i Delawares e i Mengwees.

In una lunga saga in bianco e nero di 280 tavole, Pratt racconta una storia che comincia nella primavera 1774 con il gratuito massacro di quattro pacifici pellerossa, compiuto da alcuni bianchi ubriachi. Nella trama compaiono figure leggendarie come Daniel Boone, Ebenezer Zane, Lew Wetzel, John Gibson, Simon Girty (nel quale si è autoritratto Pratt) e James Mooney Flint, detto Ticonderoga, i cui nomi sono rimasti sulle carte geografiche di quei luoghi.

È un’avventura fantastica, nella quale vicende minori si insinuano nel gigantesco rivolgimento storico che si sta sviluppando: la rivoluzione americana, il conflitto fra le Tredici Colonie e la Corona britannica, la nascita di una nazione.

La forza evocativa delle immagini rimane straordinaria, frutto di un’accurata ricerca storica, che consente a Pratt di disegnare armi e accampamenti, uniformi e fisionomie dei pellerossa, fino ai magnifici, immensi paesaggi. Certi chiaroscuri sembrano perfetti: nessuno come Pratt ha saputo far danzare l’erba alta, le foglie cadenti, i contorni delle nuvole… Ad apparire più datato, semmai, è il modo di raccontare, la lingua dei dialoghi, certi pensieri resi verbalmente. Leggi il resto dell’articolo

Vip mio fratello superuomo [id.], Bruno Bozzetto, 1968 [filmTv20] – 8

Alla Pixar hanno riconosciuto che Gli Incredibili (2004) sono largamente debitori di questo film d’animazione, partorito con modalità artigianali, e una dose di creatività inversamente proporzionale al budget. Vero cinema, con dissolvenze, carrellate e soggettive, e deviazioni verso il musical grazie a Herbert Pagani e alla colonna sonora di Franco Godi. Sceneggiatura di Bozzetto, Attilio Giovannini e Guido Manuli; animazioni di Franco Martelli, Giuseppe Laganà e Roberto Vitali; riprese ed effetti speciali di Luciano Marzetti.

La trama verte intorno al condizionamento psicologico imposto dalla pubblicità, descritto come un autentico lavaggio del cervello a fini consumistici. Fra i più o meno latenti omaggi cinematografici, quelli alla saga di 007, al Manchurian Candidate e al Dottor Stranamore.

I Vip sono una stirpe che, dall’alba dei tempi, hanno difeso i deboli dagli oppressori; a ogni generazione, il Vip di turno si innamora e sposa una superdonna, finché non ne arriva uno che fraintende il concetto di super e convola a nozze con la cassiera di un supermarket. Inevitabile che la progenie esca scombussolata, al tradizionale SuperVip (con superforza, supervista e capacità di volare ad altissima velocità) si associa il fratellino MiniVip (piccolo, brutto e complessato; ma mostrerà un grande coraggio), che può solo svolazzare a mezzo metro dal suolo, ed emette il brillio di una lucciola.

Nell’intreccio entreranno tre donne del destino: Lisa (studentessa di antropologia, con curve e occhioni che faranno perdere la testa a SuperVip), Nervustrella (timidissima e molto miope, ricorda la figlia di Fantozzi), e la spietata supernemica, Happy Betty, la regina dei supermercati HB, a capo di un’organizzazione segreta, che intende ridurre l’umanità a una massa di docili consumatori (alcune centinaia di schiavizzati cinesini versi ne sono il prototipo).

Uscì nelle sale il giorno del mio nono compleanno (31 ottobre 1968).

Tex, l’inesorabile, Mauro Boselli e Claudio Villa, 2019

Erede di Galep nel disegnare le copertine a colori di Tex (sue anche le prime 41 cover di Dylan Dog), Claudio Villa illustra una bella trama di Mauro Boselli, ambientata del desertico Sud-Ovest. Comincia a Tucson, Arizona, dove stanno alzando una forca: all’alba del giorno dopo verrà impiccato Harry Logan, feroce rapinatore di banche con più di un omicidio sulla coscienza.

Logan ascolta i colpi di martello che inchiodano le assi, dalla sua cella insediata al secondo piano della banca (l’edificio in muratura più solido della città). Lo sceriffo e i suoi quattro vice sono all’erta, in attesa che Logan paghi il suo debito con la giustizia appeso a “una bella cravatta di canapa”. Temono che qualcuno lavori alla sua fuga.

Nel silenzioso buio di una chiesa avviene l’incontro fra un finto prete e un finto mendicante pellerossa. Devono cambiare il piano prefissato, per colpa di Tex Willer e Kit Carson, i quali sono sulle tracce della banda di Logan. Sono sei, anzi sette uomini: furbi, esperti, conoscono bene il terreno; per Tex e Carson si rivela assai complicato sconfiggerli, e due superstiti riescono a tenerli lontano da Tucson.

Boselli si mostra abile nel dosare lo strumento del flashback. Affida alla voce di Carson le domande che si pone il lettore, l’esperienza del ranger è tale che sa distinguere il suono delle pallottole uscite dal Winchester del compagno. Quanto a Tex, è un leader esperto e coraggioso, ma non onnisciente; però è più furbo di chiunque altro, dai minimi sospetti sa ricavare le verità nascoste. Leggi il resto dell’articolo

Saint-Exupéry. L’ultimo volo, di Hugo Pratt, Rizzoli Lizard, 1994

Una delle ultime storie di Pratt, realizzata l’anno prima della morte: 60 tavole a colori tenui, con una dominanza azzurra e giallo-pallido. Il disegno è rarefatto, stilizzato, lontano da ogni realismo. La trama ha un andamento onirico, il protagonista segue l’esile filo di ricordi che il lettore sa appartenere alla sua biografia.

Pratt racconta gli ultimi minuti dell’ultimo volo di Antoine de Saint-Exupéry, poeta, scrittore, avventuriero, pilota postale, unanimemente famoso per aver inventato “Il piccolo principe” (che compare in una delle prime tavole).

Saint-Exupéry morì il 31 luglio 1944, un lunedì, davanti alla costa di Marsiglia; il suo aereo venne abbattuto da due della Luftwaffe, precipitò in mare. Il corpo non fu mai ritrovato. Sparì così, in una forma romanticamente letteraria, e diventò leggenda, mito per le generazioni future.
Aveva 44 anni. Pilotava un aereo da ricognizione, decollato da Chambery per tracciare mappe utili allo sbarco degli Alleati, che si sarebbe concretizzato due settimane dopo. Non aveva armi a bordo, solo macchine fotografiche.

Prima di essere abbattuto, il pilota – a volte suggestionato dalla forma delle nuvole – ricorda le esperienze vissute in Argentina, Marocco spagnolo, Egitto, Libia, Guatemala, New York, Saigon, la guerra civile spagnola.
“Non riesco a coordinare tutti questi ricordi. Vanno e vengono. Una immagine si sovrappone all’altra”.

Pratt accompagna il personaggio in un trapasso dolce, senza dolore, simile a quello di chi si addormenta: “No! Non ho nessuna voglia di svegliarmi. Nessuna voglia… E se poi decidessi di svegliarmi, lo farei solamente a nord dell’ultimo sogno”.

Il dossier Kokombo, Sergio Toppi, 1991

Una storia intrisa di ironia e crudeltà. La voce narrante è quella di un antiquario, che si rivolge al lettore per avvertirlo della pericolosità di un piccolo idolo di legno, il Kokombo, solitamente avvolto in un panno sporco. Sono 24 tavole a tutta pagina, in un bianco e nero straboccante di dettagli, inserzioni, divagazioni, barocchismi, citazioni pittoriche, atmosfere esoteriche… Il meglio dell’arte di Toppi.

Come se mettesse in ordine una serie di “schede”, il narratore ricostruisce vita e opere di Aloysius Maria von Prodeaux-Guettauer (1834-1892), nativo di Colmar, Alsazia, ricco quanto ignorante, coraggioso nel senso di incosciente, “uomo arrogante e sanguinario, di gusti grossolani, di visione ristretta oltre la norma dei suoi tempi, giudicato all’unanimità da colleghi e conoscenti come un coglione irrecuperabile”.

A Von Prodeaux-Guettauer piaceva fare l’esploratore, ma era “un’odiosa nullità” e inanellò una serie di errori disastrosi, provocando lutti sia fra gli indigeni che fra i bianchi che si fidarono di lui. Poi, un giorno, acquistò da un nativo una statuetta di legno, e la sua vita cambiò.
“Onori e prebende gli cadono addosso”. L’alta nobiltà lo accolse nelle sue residenze, la splendida contessa Ilona “fredda, altera, per la quale i cuori più blasonati si erano spezzati senza speranza, si dichiarò follemente innamorata” di lui.

Ovviamente, Von Prodeaux-Guettauer non aveva alcun merito in questo benessere, e la nuova condizione non lo migliorò affatto. Era tuttavia indifeso di fronte all’assoluta malvagità del Kokombo, un idolo che si diletta nel sollevare ai vertici della fortuna le sue vittime, così da rendere più rovinosa la loro caduta… Nel buio del grande castello della contessa Ilona, chiese la mano alla sorella sbagliata. Quella bellissima diverrà musa e modella di Klimt. La sposa non farà che sfornargli figli e gulash, figli e gulash…

Ingrassato e ancor più maldestro, Von Prodeaux-Guettauer decise di organizzare un’altra spedizione etnologica, l’avventura gli sembrò una via d’uscita, ma stavolta incrociò dei cannibali, che dalle sue ossa ricavarono flauti.

Finita qui? Tutt’altro. L’antiquario mette in guardia il lettore: da allora, “le tracce del Kokombo sono sparite”…

Batman e Devil, 1997

Le battaglie del secolo era la collana che raccoglieva gli incontri/scontri tra i personaggi DC e Marvel; nel dodicesimo e nel ventesimo numero – usciti nel 1997 – i protagonisti sono Devil e Batman.

Facile notare quanto questi due eroi siano simili (dunque, quanto il Devil di Stan Lee sia debitore del Batman di Bob Kane). Fin dalla scelta del costume, nel combattere i criminali entrambi vogliono incutere paura. Anche il loro passato presenta molte analogie. Colpi di pistola nella notte decisero il destino di Bruce Wayne e Matt Murdock. Resi orfani, per ognuno di loro si rivelò decisiva la figura paterna, alla quale rimangono intensamente legati con un rapporto di amore-odio. Entrambi i padri si fecero uccidere per un ideale di giustizia (per Bruce, l’atto di violenza provocò la morte anche della madre; per Matt la perdita della madre avvenne in modo diverso). Queste vite parallele prevedono che indossino un costume mascherato per combattere il crimine senza essere riconosciuti, mentre alla luce del sole sono impegnati in professioni di successo.

C.G. Chichester – Scott McDaniel – Derek Fisher, Le battaglie del secolo (12). Occhio per occhio

Nella prima storia – la migliore – i nemici sono Due Facce e Hyde: l’essenza della schizofrenia. Due Facce e Hyde sintetizzano la dualità dell’essere umano, scisso fra ragione e puro istinto, educazione e impulsi naturali, tendenza alla socialità e assenza di freni inibitori.

Il primo contatto fra Batman e Devil comincia con uno scontro, frutto dalla reciproca, istintiva diffidenza. Allo spirito di osservazione di Batman non può sfuggire che Devil è cieco e gli altri sensi sono ipersviluppati.

Chichester immagina che i giovani Matt Murdock e Harvey Dent abbiano frequentato la stessa facoltà di Giurisprudenza e si siano conosciuti.

  • “Bisogna tenere conto dell’uomo dietro al mostro”, dice Devil.
  • “Vedrò di farlo sapere ai familiari delle vittime”, ribatte Batman.

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Spiderman. Occhi senza volto

Seconda miniserie, in quattro parti, dedicata all’Uomo Ragno nella linea “Noir”, fuori dalla continuity del Marvel Universe. Il contesto storico della linea editoriale rimanda agli anni Trenta (in questo caso, al settembre 1933), nell’America della Grande Depressione e delle speranze suscitate da Roosevelt. Sono storie hard boiled, notturne, violente, rivolte a un pubblico adulto. Viene limitato al minimo l’uso dei superpoteri (Spiderman usa persino una pistola), non mancano i riferimenti politici e gli autori rivisitano personaggi divenuti famosi nelle serie regolari.

La scrittura è affidata all’inglese Hine e al francese Sapolsky, i disegni a un italiano, Carmine Di Giandomenico, molto bravo; ma la maschera e il costume dell’Uomo Ragno mi sembrano poco efficaci.

Comincia con un cadavere, un “delatore”, scaricato da un’auto in corsa davanti alla sede dell’Fbi a Manhattan. Dopo la cattura del Goblin (nella prima saga SM Noir), un nuovo, misterioso individuo intende porsi a capo della malavita newyorkese. L’Uomo Ragno cerca di incutere paura ai piccoli delinquenti per ottenere una traccia.

L’identità segreta dell’eroe è conosciuta da Felicia Hardy, proprietaria del night club “Il gatto nero”. Con una caratterizzazione decisamente sexy, Felicia, nonostante la decina d’anni di differenza, appare come l’amante di Peter… Però rifiuta di aiutarlo nella caccia al nuovo “signore del crimine”: non intende farsi coinvolgere nella guerra fra le bande.

Compaiono il giovane Robby Robertson, giornalista, amico di famiglia di zia May, e Mary Jane Watson, il cui rapporto con Peter è ancora confinato in una dimensione amicale. Peter e Robby vorrebbero ottenere un’intervista dal famoso biologo Otto Octavius, costretto da una malattia genetica su una sedia a rotelle, a capo di un’equipe che conduce esperimenti segreti su Ellis Island, l’isola nella quale venivano segregati gli immigrati provenienti dall’Europa. Leggi il resto dell’articolo

Batman/Grendel, Matt Wagner

Miniserie scritta e disegnata da Matt Wagner, nata dalla collaborazione fra DC Comics e Dark Horse.
Tavole e dialoghi hanno un buon ritmo: con la sua personale propensione all’oscurità, Wagner si rivela adatto a reinterpretare Batman.

Il Museo di Gotham sta per inaugurare una mostra intitolata Gotham City Killers. Il curatore si difende dalle accuse di sensazionalismo: “Il ruolo della violenza nella formazione del carattere diviene ogni giorno più rilevante. Perciò lasciare inesplorata una tendenza simile è da pazzi”.
I media pongono l’interrogativo: che sia la presenza di Batman a catalizzare su Gotham una tale massa di criminali?
Nel museo sono state raccolte alcune ossa di Hunter Rose, morto tre anni prima: Rose era “il genio criminale noto come Grendel”.

Personaggio creato da Matt Wagner nel 1982, Grendel prende il nome da un poema epico medioevale: Beowulf. È il primo degli antagonisti che Beowulf, l’eroe, deve affrontare; lo scontro fra Beowulf e Grendel viene interpretato come una delle rappresentazioni dell’eterna battaglia fra Bene e Male. Diretto “discendente di Caino”, Grendel non è un personaggio mascherato, ma una maschera che possiede chi la detiene.

La stirpe dei Grendel attraversa le epoche: da bambino prodigio, Hunter Rose divenne un romanziere di successo, poi uno spietato assassino che conquistò il vertice del più grande impero criminale. Dotato di uno spirito perverso che spinge a interrogarsi sul fascino della violenza, è nei panni di Grendel che Rose soddisfa i suoi desideri più sfrenati. Leggi il resto dell’articolo

Satanik, appunti sulle origini

Dopo decenni di soli eroi positivi, nel 1962 le sorelle Giussani fecero comparire Diabolik; nasceva il “fumetto nero” italiano, ispirato a Fantômas, Arsenio Lupin, Rocambole.

Si trattava di albi tascabili, da nascondere… In rapida successione, uscirono Cobrak, Terror, Fantax, Sadik, Demoniak. La lettera “k” nella testata faceva capire che si entrava in un territorio eversivo.

Il successo di questi fumetti suscitò diffusa esecrazione, una rivolta moralizzatrice: vi furono persino interrogazioni parlamentari. Sulle copertine, venne imposta la scritta “Per adulti”. Fra l’estate e l’autunno del 1964, Luciano Secchi e Roberto Raviola proposero due nuovi personaggi: prima Kriminal e, quattro mesi dopo, Satanik (Anthony Logan e Marnie Bannister le loro identità sotto la maschera).

La prima apparizione di Satanik, per l’Editoriale Corno, è nel novembre 1964: Marny Bannister è una Cenerentola brutta, povera e indesiderabile; le due sorelle, Dolly e Lydia, belle e sessualmente molto attive, la trattano come un-mostro, con tutto il disprezzo di cui sono dotate; sentimenti simili animano la madre e il padre. Bunker dichiarerà che la sua prima ispirazione furono i racconti di Edgar Allan Poe. Leggi il resto dell’articolo

Imparare dalle sconfitte? Charlie Brown e il baseball, la palla strizzolina e quel che si vede dal monte di lancio

Il più grande esperto di sconfitte del Ventesimo Secolo si chiama Charlie Brown: in cinquant’anni di storie, non ha vinto una sola partita (l’unica fu revocata perché un bambino ci aveva scommesso sopra). Le sue riflessioni sulla sconfitta, a capo chino o seduto sulla panchina, possono riempire un manuale sul senso della vita. Consapevole di allenare la peggiore squadra nella storia del baseball, vorrebbe parlare con l’inventore del gioco; “Per chiedergli consigli?” – domanda Linus; “No, per scusarmi”, risponde Charlie Brown.

Charlie Brown baseballDel football americano, Schulz ha offerto una sintesi celeberrima: Lucy che tiene fermo il pallone ovale, Charlie Brown che prende la rincorsa per calciarlo, e all’ultimo momento Lucy lo toglie e lo fa cadere rovinosamente. Succede decine di volte, ogni volta Charlie Brown si illude che andrà diversamente.

Ma è soprattutto il baseball, lo sport praticato dai bambini e dalle bambine creati da Schulz, che pure ha prodotto centinaia di strisce di argomento sportivo, dall’hockey al pattinaggio, dallo sci al football americano, dal golf al tennis, fino al calcio (come motivatore, Charlie Brown venne paragonato a Helenio Herrera).

L’egemonia narrativa del baseball discende dalla sua astrattezza, dalla potenzialità nel costruire relazioni metaforiche fra i protagonisti. Segnali in codice, per esempio: Schroeder (ricevitore) vorrebbe sapere da Charlie Brown (lanciatore) come intende lanciare, un dito significa palla alta, due dita palla bassa, tre dita “tutta la vasta gamma delle altezze intermedie”. Oppure, un dito significa palla veloce, due dita palla curva, tre dita palla spiovente e quattro dita palla con l’effetto… “E se mi dimentico?” chiede Charlie Brown. La risposta è teneramente spietata: “Non preoccuparti. Facciamo i segnali solo per far credere all’altra squadra che tu sai tirare qualcosa di diverso da una palla diritta”. Leggi il resto dell’articolo

Lautaro vai pure, ma prima…

Se ti cercano Messi e il Barcellona, non c’è Inter che tenga. Ovviamente, vedremo Lautaro Martinez in blaugrana, la prossima stagione, con ingaggio triplicato, e fra i motivi credo ci sia anche il fatto che “il Toro” soffre gli arbitraggi italiani (gli fischiano più falli contro di quelli a favore: a quale altro attaccante succede?).

Marotta non si farà trovare impreparato sulle contropartite. Griezmann mi piace, ma gioca più lontano dalla porta, forse nel pacchetto rientrerà anche Vidal, ma certo si cercherà di approfittare dell’occasione di incassare un bel po’ di soldi.

La speranza è che Lautaro ci regali un fine stagione d’alto livello, prima di prendere il volo Malpensa-Tarradellas. Due garanzie: Conte gli farà capire che al Barça sono volubili e se abbassa il rendimento quelli andranno a prendere qualcun altro; e poi c’è la strepitosa intesa con Lukaku, che già domani sera dovrà produrre almeno un gol, perché sennò dall’Olimpico si torna scornati e sconfitti. E terzi in classifica.

Due parole sul “challenge” per il VAR.

Sono favorevole, nasceranno nuovi posti di lavoro (gli esperti di immagini catturate durante la partita, a segnalare irregolarità altrui), e soprattutto si toglie discrezionalità all’arbitro nell’andare o non andare al VAR. Aggiungo che vanno resi pubblici i dialoghi fra l’arbitro in campo e quello che sta al VAR, e che chi sta alo stadio deve potervi assistere come da anni accade al pubblico del rugby.

Ma il rigore fischiato a Calabria nel corso di Milan-Juve, fa capire che nessun correttivo sarà risolutivo fino a quando il Regolamento sarà così interpretabile.

Sui falli di mano in area, ormai, abbiamo costruito una casistica incomprensibile. La mia opinione è che la scelta dell’arbitro fosse molto più semplice quando si trattava di valutare solo la volontarietà. Non si capisce come Calabria potesse evitare quel tiro, per pura questione di aerodinamica. Se il criterio dominante diventa “aumento della superficie che può intercettare il pallone”, tanto vale chiedere ai calciatori di giocare con le braccia legate al tronco.

Sembra un incubo di Enki Bilal. In un futuro distopico, il calcio cambiò al punto che gli arbitri non scesero più in campo: stavano rintanati all’interno delle “gabbie arbitrali, fosse sotterranee sparse intorno al terreno di gioco“, protette da cupole di vetro blindato. Gli arbitri erano 12. Chi sceglieva quel mestiere sapeva di dover vivere sottoterra per tutta la vita, fra i suoi simili, “per evitare tentativi di corruzione e possibili vendette“.

In memoria di Claire Bretécher

Ieri e ieri l’altro, fra i “post più letti” di questo blog sono comparse alcune recensioni di fumetti di Claire Bretécher. Non sono stato sufficientemente lucido per capirne il motivo. Solo ieri sera, trovato un po’ di tempo per leggere le notizie, ho saputo della sua scomparsa, a ottant’anni.

Riproduco un post che ho scritto nel 2018; aveva per titolo “Pensare a sinistra e vivere a destra”.

Entro in un negozio di fumetti usati, ne comprerei decine, ma sento la responsabilità di rallentare l’entropia che produrrà prima o poi il crollo del pavimento sulle teste dei gentilissimi vicini di casa, e mi limito a un paio: un vecchio Thor di Walt Simonson e una ancora più vecchia ristampa Bompiani che raccoglie la prima di cinque raccolte dedicate a “Les frustrès” di Claire Bretécher.

I frustrati” uscivano a strisce su Linus, nei miei anni di liceo. Leggevo e ridevo amaro (probabilmente non potevo capirlo fino in fondo). Il sottotitolo di questa raccolta spiega quale fosse l’approccio dell’autrice: “Uno sguardo impietoso sugli intellettuali di sinistra”. Il bersaglio polemico era la “gauche”, ma la sinistra nostrana non è che se la passasse molto meglio.

Di questi parigini colti e annoiati, supponenti e antipatici, ricchi e tendenzialmente depressi, si diceva che pensavano a sinistra e vivevano a destra.

Ho altri volumi della Bretécher, ma il dettaglio che mi ha convinto a comprare questo libretto ha a che fare con la percezione di un cambiamento epocale.

Uscito in Italia nel 1977, il libretto costava 5.500 lire. In seguito, vi è stato appiccicato un prezzo di 7.000 lire, e poi un altro adesivo per arrivare a 9.000 lire. Con l’arrivo dell’euro, si è passati a 7 euro, poi si è scesi a 5, e adesso il fixing della Bretécher segna 3 euro. Un affarone.

Merito di questo fumetto è far capire che la sinistra europea ha prezzi da svendita.

I frustrati, 1977

La vita appassionata di Teresa d’Avila, 1980

Gli amori ecologici del Bolotto occidentale, 1980

Il destino di Monique, 1983

Le madri, 1983

Agrippina, 1988

Ab irato, di Jordi Bernet e Enrique Sánchez Abulì

Pubblicate a colori su Comic Art, queste 55 tavole sono ambientate in un imprecisato sud degli Stati Uniti, dove una procace e disinvolta Abigail (capelli neri, pantaloni attillati, scollature generose) vive in una grande casa patrizia con il marito, vecchio, impotente, costretto sulla sedia a rotelle.

Femme fatale senza scrupoli, Abigail si esibisce in spogliarelli per il marito (e i domestici neri), finché conosce Tom, muscoloso boscaiolo (sempliciotto, superdotato, ex pugile) e lo seduce. Tom vive insieme al fratellino Toby, minorato mentale.

Ovviamente, lo scopo di Abigail è incassare l’eredità, sbarazzandosi del marito prima possibile, ed è altrettanto ovvio che Toby può essere lo strumento… Il piano fallisce, ma ecco un nuovo colpo di scena: il marito ha deciso di suicidarsi.

In questo torbido melodramma, che calca la mano sui cliché del genere, tutti i sospetti ricadono su Tom. Manco a dirlo, Abigail lo scarica, la polizia lo tortura (e in seguito tortura anche la vedova).
Il finale riserva un altro capovolgimento inaspettato.

Biancaneve, di Luigi Bernardi e Paolo Ferriani

Il secondo numero dei Quaderni del Fumetto Italiano (1987) venne dedicato a questa eroina dal volto di bambola e dal seno prosperoso, disegnata da Leone Frollo e sceneggiata da Rubino Ventura per la Edilfumetto di Renzo Barbieri.
Si trattava di una fiaba per adulti “molto liberamente tratta dai Fratelli Grimm”, uscita dal novembre 1972 al settembre 1978. Fumetto a suo modo libertario, mette alla berlina i costumi erotici degli italiani, proponendo una sessualità solare e disinibita, soprattutto da parte della protagonista, che vive senza pregiudizi, senza divieti, in un Medioevo pieno di maghi, draghi ed altri elementi favolistici, eppure così somigliante agli anni Settanta.

I Sette Nani hanno nomi equivoci: Montolo, Occhiolo, Anulo, Segolo, Brutolo, Chiappolo, Masoccolo. Incontreranno le Sette Nane, e i doppi sensi si sprecano: Saffina, Ninfetta, Menella, Ignis, Socmel, Manidifata, Buhaiola…
La conturbante, perfida Naga è la matrigna di Biancaneve, sposa di Re Kurt; un altro “cattivo” della saga è il Mago, ricalcato sulle fattezze di Helenio Herrera…
Sia Biancaneve che Naga, come ogni altra creatura femminile si presentano con una fisicità carnosa e morbida, da “maggiorate”. All’inizio Biancaneve è vergine, passeranno quattro episodi prima di vederla congiungersi carnalmente. Resterà sempre ottimista quanto ingenua, la sua liberazione sessuale procederà senza ripensamenti.

Rubino scrive testi brevi, dall’umorismo a volte goliardico. L’intento dissacratorio è esplicito; per esempio, quando si tratta di trovare marito a Biancaneve, gli sfidanti sono chiamati a mostrarle i propri attributi erotici; e comunque il matrimonio non avrà vita lunga, il temperamento di Biancaneve resta irriducibilmente avventuroso. Del resto, la protagonista attira gli appetiti erotici di chiunque la incontri, maschi e femmine (padre e matrigna, Cappuccetto Rosso compresi). A volte si rivolge direttamente al pubblico: “Amici lettori, fate come me… reciteremo insieme una scena erotica: io dentro la pagina e voi fuori”.

La testata ha avuto periodicità mensile – quindicinale nel 1975 e 1976 – per 68 uscite complessive (solo le prime 26 disegnate da Leone Frollo).

Sarvan, di Jordi Bernet e Antonio Segura

Scritte nel 1982 da Antonio Segura e disegnate da Jordi Bernet per la rivista spagnola Cimoc, le storie di Sarvan arrivano in Italia due anni dopo: le prime tre puntate (a colori) sono pubblicate su Eureka, poi, a causa della chiusura della rivista, le avventure (in bianco e nero) ricominciano su Comic Art.

La protagonista è una guerriera di un futuro preistorico: Sarvan è – riprendo la definizione dal sito Slumberland – una “sexy eroina fantasy” che vive nel “Mondo di Wolds”. La componente fantasy predomina su quella erotica, appena accennata. Segura scrive storie allegoriche, attorcigliate, cariche di simbolismi, in cui il tema dominante è quello del Fato, il conflitto che coinvolge l’eroina appare come un insieme di mosse sull’atemporale scacchiera che contrappone Bene e Male.

Gli umani vivono da migliaia di anni sullo sperduto pianeta di Wolds, dove hanno potuto purificare il loro sangue dalle contaminazioni che hanno reso inabitabile la Terra. Sarvan è stata prescelta per unirsi a un immortale (Heloin) e dare vita a una nuova razza.

Scrivono su Slumberland: “La tendenza di Sarvan a rimanere nuda nel corso dei combattimenti è piuttosto evidente. Il fumetto è percorso da una venatura sexy che porta spessissimo la nostra eroina, già vestita abbastanza discintamente, a trovarsi completamente senza vestiti”.

In effetti, Bernet si diverte a impegnare Sarvan in combattimenti corpo a corpo. E quando non combatte mostri, esseri mutanti, strane creature, si spoglia per sedurre Heloin, monaco guerriero decisamente distratto.

Storie nere, Jordi Bernet – Enrique Sánchez Abulì

Raccolta di 23 storie brevi – in bianco e nero per 170 tavole complessive – realizzate in un quinquennio e riesumate da riviste tutte all’epoca già chiuse (a farlo notare è lo sceneggiatore, Sánchez Abulì, nell’introduzione al volume Magic Press). Il tono prevalente è sordido, amorale, con qualche caduta splatter, a volte spunta un retrogusto comico.

Di Bernet, mi è piaciuto il segno fin dai tempi in cui illustrava Carlos Trillo – Custer, Sarvan, Kraken – dunque ben prima di comporre la saga noir del killer Torpedo: le tavole sono dinamiche con un forte impatto nel gioco delle ombre e dei contrasti, le curve delle donne sono sinuose, gli sfondi rivaleggiano con quelli di Magnus.

Bernet è sempre noir. Il suo mondo è lurido e senza redenzione, abitato da uomini orrendi – autentico campionario di freaks e falliti – e donne incantevoli, miraggi da desiderare, possedere e (spesso) brutalizzare. In queste storie così diverse per ambientazione (dal western alle periferie urbane, guerre assortite, dalla giungla al Messico), la coppia di autori spagnoli mostra una costante attrazione per l’altro lato dello specchio scuro, alternando una serie di esplorazioni della violenza con improvvisi capovolgimenti di senso.

Fra gli altri: l’originale modo di vendicarsi della vedova del capitano appena assassinato; il nano e la sua cupa ossessione per Ada; i tre uomini che corteggiano una donna bellissima sulla nave da crociera e poi se ne cibano dopo il naufragio; i bambini che nascondono segreti inconfessabili…