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Sin City. Il duro addio, Frank Miller 1991

Marvin è stato in guerra e in prigione, lei dice di chiamarsi Goldie, non l’ha mai vista prima, è così bella e il suo sudore così inebriante che lui la definisce “una Dea”: fanno sesso nell’appartamento di lei su un grande letto a forma di cuore (anche i cuscini hanno quella forma). Al risveglio Goldie è morta e Marv sente le sirene della polizia. È stato incastrato; fugge e inizia una sua indagine privata, che si fa sempre più cupa e violenta. I pensieri di Marv riempiono le didascalie.

A Basin City (la città del peccato), ai limiti del deserto, succede tutto di notte. Marv inghiotte pastiglie che sembrano dargli coraggio a togliergli il dolore. Dopo aver sgominato la pattuglia di poliziotti, cerca rifugio da Lucille (bellissima e lesbica), che lo cura e gli offre altre pastiglie. Nel locale notturno dove si esibisce Nancy – costume da cowgirl, “la gente è già qui che ansima tutta” – Marv si lascia avvicinare da due killer, li tortura e uccide dopo essersi fatto dire chi lo vuole morto. Risale a un sacerdote in un confessionale, e finalmente ottiene il nome che cerca: Roark… Uccide il prete e comincia a chiedersi se è all’altezza di un pesce così grosso.

Sa di non avere speranze: “Roark, dannazione. Sono un uomo morto. E non resto qui perché sono un eroe o roba del genere. Agli eroi non gli si piegano le ginocchia e non gli viene da vomitare e non si rannicchiano come una palla e non piangono come un bambino”…

Storie brutali e sensuali, efferate e impietose. Con un’autentica rivoluzione stilistica, così descritta da Daniele Barbieri: dopo la “sovrabbondanza – grafica, coloristica, narrativa” del Dark Knight, Miller propone uno stile povero ed essenziale, giocato su un “unico contrasto tonale, quello fra il bianco e il nero netti”. Elimina le sfumature, in alcune storie aggiunge un terzo colore – rosso, giallo, blu. Al contrario del Dark Knight, “la norma è l’immagine grande, di lettura e decifrazione lente: l’eccezione sono le sequenze di immagini più piccole”.

Le avventure di «Sin City», in Italia, hanno avuto una vita editoriale travagliata, passando da una casa editrice all’altra. La prima apparizione si deve alla Star Comics: nel mensile «Hyperion», dal novembre 1992 al maggio 1993, propose il primo racconto, poi raccolto in volume, includendo anche 18 tavole inedite.

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Wonder Woman 23. John Byrne e Jason Fabok

Frank Miller, Sin City. L’arte, Magic Press, 2003 (2012)

È un volume strano e prezioso, rivolto a quegli appassionati che devono possedere tutto quello è stato pubblicato in Italia su Frank Miller. Contiene schizzi, lavori preparatori, matite, tavole riprese dalla lunga saga avviata nel 1991 e conclusa dieci anni dopo (per poi prendere la strada del cinema e, presto, della serialità televisiva).

Nella narrazione di Miller, le immagini sono predominanti e anche le parole devono farsi immagine. Pure il layout di una tavola – la composizione delle vignette, la disposizione del lettering – in fondo non è altro che un’immagine composta da tante immagini.

Quando Miller è al meglio, le pieghe di un vestito sono altrettanto espressive delle rughe di un volto. In «Sin City», l’autore si sente libero da ogni ordine di scuderia, la Dark Horse non lo vincola a una certa estetica, come Marvel o Dc Comics. Così, Miller può consentirsi esperimenti, contraddizioni, ripensamenti, evolvendo verso un capolavoro dell’arte della sottrazione. Gioca con il nero più nero e con il bianco abbagliante, con le sorgenti di luce e i controluce, i dettagli emblematici, le ombre profondissime, gli spruzzi occasionali di colore (grazie a Lynn Varley).

Nessuno come Frank Miller sa rendere espressivi la pioggia, la neve, le listelle di una persiana, il fumo di una sigaretta, le armi da taglio e da pallottola. Il suo tono è enfatico, con Sin City ha costruito un piccolo universo di cattive azioni. Come scrive R.C. Harvey, “tutti i cosiddetti buoni sono in realtà cattivi, redenti, ma soltanto brevemente, da un impulso momentaneo, compreso a malapena, che potrebbe essere scambiato per bontà, non fosse che per il movente: la vendetta”.

  1. Questo è il corpus completo dell’opera:
    1. Sin City (vol. 1) – Un duro addio (The Hard Goodbye)
    2. Sin City (vol. 2) – Una donna per cui uccidere (A Dame to Kill For)
    3. Sin City (vol. 3) – Un’abbuffata di morte (The Big Fat Kill)
    4. Sin City (vol. 4) – Quel bastardo giallo (That Yellow Bastard)
    5. Sin City (vol. 5) – Affari di famiglia (Family Values)
    6. Sin City (vol. 6) – Alcol, pupe & pallottole (Booze, Broads, & Bullets)
    7. Sin City (vol. 7) – All’inferno e ritorno (Hell and Back (a Sin City Love Story)

Sin City è una crime story. Anzi un hard boiled (più Spillane che Chandler e Hammett). Non ci sono innocenti, in questa storia nera. Ci sono colpevoli a diverso livello, perché lo scontro fra Bene e Male, fra integrità e corruzione torna primitivo. Cupa, violenta, barocca e minacciosa, viziosa e spietata, sordida e sensuale, per ovvi motivi Basin City si è guadagnata il soprannome di “città del peccato”. È qualcosa di peggio di Gotham o Hell’s Kitchen: non possiede un vigilante o un angelo custode come Batman o Devil.

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