Le storie del Numero Uno (3), Max Bunker e Dario Perucca

Billy the Kid, Romolo e Remo, la Lega Lombarda, Beethoven, Attila e Cleopatra: sei storie raccontate fra il 1993 e il 1994.

Siamo lontani dal livello di quelle disegnate da Magnus, ma Luciano Secchi aveva capito che la formula può essere agevolmente replicata, con un buon risultato comico. La forma si ripete: il Numero Uno racconta al Gruppo TNT (che non avrebbe nessuna voglia di ascoltarlo) delle storie edificanti, di cui è stato testimone oculare (la sua età resta il mistero più grande), ma il disegno – come fosse un controcanto – mentre conferma la sua presenza nei luoghi storici, ne smentisce le parole, ridicolizzando sia il narratore che le gesta dei “grandi” personaggi.

Dario Perucca - Il Gruppo TNTBilly the Kid era strabico e la sua mira era pessima, ma fu il Numero Uno a costruirne la leggenda e a tradirlo, consegnandolo a Pat Garrett, quando vi trovò una certa convenienza (in dollari).

In sesterzi, fu il Numero Uno a ispirare Amulio, fratello del re di Albalonga, che spodestò Numitore e rese l’erede, Rea Silvia, una vergine vestale: Marte la fecondò e i due gemelli furono abbandonati (dal Numero Uno) lungo il Tevere. Le alterne fortune del narratore fanno sì che tradisca Amulio e aiuti Romolo e Remo a prendere il trono, per poi a fondare una nuova città; sempre lui stimolerà il duello mortale fra i fratelli, evitando grotteschi svarioni (il vincitore voleva chiamare la città Romola). Leggi il resto dell’articolo

Toro Seduto, il profeta dei Sioux, Rino Albertarelli, 1975

Numero 5 della collana “I Protagonisti”, scritta e disegnata da Albertarelli e pubblicata dalla DAIM Press di Bonelli: uscì alcuni mesi dopo la morte dell’autore, a 66 anni.

Al solito, sono un centinaio di tavole in bianco e nero, di grande formato, introdotte da alcune considerazioni e una bibliografia; Albertarelli calcola che a nord del Messico, ai primi dell’Ottocento, vivessero fra seicentomila e un milione di pellerossa.

Toro Seduto era il capo degli Sioux Unkpapa, che comandò le tribù nella battaglia di Little Big Horn (25 giugno 1876). Era nato nel 1831, il suo primo nome era stato Va piano; solo a quattordici anni (non aveva ancora visto un bianco) venne chiamato con il nome per cui è rimasto celebre. “Egli non era andato in Cornovaglia o in Bretagna a uccidere visi pallidi, li uccideva nella sua terra, quando essi la invadevano. E se difendere la patria è onorevole e doveroso in ogni paese civile, non si vede perché debba essere disonorevole per un indiano”…

Ecco, il “revisionismo” di Albertarelli, il cui afflato ricorda la voce di Dustin Hoffman in Piccolo grande uomo: “La vita di un ragazzo indiano delle pianure era meravigliosa, un tempo. Egli viveva in contatto intimo con la natura, che gli parlava con molte voci diverse”. La sua terra stava fra lo Yellowstone e il fiume Missouri, nel Dakota. Leggi il resto dell’articolo

Tex. La valle del terrore, Magnus e Claudio Nizzi, 1996

Capolavoro annunciato, Magnus vi lavorò per quasi sette anni, innalzando un monumento del fumetto italiano.

Con la sceneggiatura di Claudio Nizzi e la collaborazione grafica di Giovanni Romanini (ai cavalli, e non solo), Magnus si ritirò a Castel del Rio per realizzare un prodotto sorprendente, per quanto poco é eccentrico, rispettoso della tradizione nazional-popolare del personaggio. Anzi, la versione di Magnus finirà per imporsi come un classico per il più classico dei personaggi del fumetto d’avventura. L’artista si é autoimposto limiti che nessun editore poteva imporgli; lo ha fatto esaltando la sua leggendaria precisione, l’esattezza meticolosa dei dettagli, il senso cinematografico delle inquadrature.

Questo Tex é una lunga cavalcata attraverso i generi: inizia come un horror, prosegue come un giallo, devìa verso i rituali di una setta segreta, accarezza l’epopea western alla Sergio Leone, frequenta il romanzo storico (la California ancora messicana, la prima corsa all’oro), con punte di esotismo (i cinesi, i canachi), con donne di rara perfidia, senza dilungarsi nella suspence sui colpevoli (presto identificati), ma piuttosto sulla capacità dei detectives (Tex Willer e Kit Carson) di costringerli a tradirsi, scoprendone il movente – la vendetta – fino al dramma familiare che conclude la storia. Con una splendida, infernale sparatoria, s’intende.

Dopo una lunga carriera su personaggi di nicchia, e l’abbandono di Alan Ford al culmine del successo, Magnus raccolse la sfida del fumetto popolare. In questo Tex “definitivo”, si può intravedere un riferimento a tangentopoli, e non manca il solito personaggio col nasone, la firma alla Hitchcock che Roberto Raviola usava inserire nelle sue storie.

Il Tex di MagnusDa alcune interviste a Magnus.
“In tutte le storie di Tex c’è una lunga cavalcata durante la quale non succede nulla, si parla un sacco e all’arrivo – perché intanto si va verso una destinazione importante – abbiamo scoperto un sacco di cose fondamentali. Ma nel West si cavalcava per ore e ore. Per giornate intere. Se si partiva al mattino, si arrivava al tramonto o addirittura a notte inoltrata. Quindi la luce doveva cambiare. Cambiare lungo le pagine della cavalcata, perché il tempo stava passando”.“Tutto dipende dal numero dei piani di profondità. Facciamo l’esempio della battaglia finale. C’è una struttura architettonica su un primo foglio, poi i caduti e infine i combattenti superstiti: sovrapponendo questi tre lucidi ottengo la scena completa”.

“Io guardo solo Galep. Gli altri non li voglio neanche vedere, altrimenti mi si frigge il cervello. Il Tex che voglio è quello che balugina dalle copertine di Galep. Io miro lì. A quel Tex che conoscono proprio tutti, anche quelli che non l’hanno mai comprato ma che l’hanno visto”.

Arkås (animali), Per due o più giocatori – Crazy Combinations, Lavieri, 1986

Oltre vent’anni dopo l’uscita in Grecia, nel 2007 l’editore Lavieri pubblica due albi di 60 tavole a colori, che inaugurano la collana “Tira fuori l’animale che è in te” (traduzioni di Francesco Sirano).

Conoscevo Arkås per i “Voli radenti”, le disavventure di due passeri, padre e figlio.
In questo caso, l’autore non si limita ai passeri e all’ambientazione urbana, sbrigliando la fantasia con una varietà di specie animali, prediligendo quelli dalle forme più grottesche e allargando lo sguardo alle praterie e alle foreste. Mette in scena ragionamenti sulla vita e sulla morte e, soprattutto, la pulsione essenziale della loro esistenza: il sesso.

Notevole spazio è dedicato al tradimento, alle coppie anticonvenzionali, alla sperimentazione razziale. Nell’insieme, trovo queste raccolte meno divertenti di quelle dedicate ai passeri.
Arkas - animaliFra uccelli: “- Preferirei morire di noia piuttosto che vivere con lui.
– Guarda che una cosa non esclude l’altra”.

Fra un toro e una mucca: “È il tuo giorno fortunato, baby. Conosco tutti i segreti dell’orgasmo femminile.
– E non te ne lasci sfuggire uno”.

Fra due scheletri di dinosauro: “Stai venendo?
– Dimmelo se ci metto troppo”.

Fra uccelli: “Sai, soffro di eiaculazione precoce…
– Grazie al cielo! Non hai idea delle cose che ho da fare oggi…”.

RanXerox, Stefano Tamburini e Tanino Liberatore, 1981-84

Si tratta delle ultime avventure scritte da Tamburini (fondatore di Cannibale nel 1977 e di Frigidaire nel 1980, morto nel 1986, a 31 anni).

Chiamandolo Rank Xerox, Tamburini aveva ideato il robot-coatto nel ‘77. Pochi anni dopo, la primordiale violenza delle origini evolve in una specie di “violenza di risposta”, all’interno di un mondo disumanizzato e allucinante, con il disegno di Liberatore che sembra anticipare le atmosfere di Terminator.

Roma, 30° livello: Lubna, la perversa dodicenne amata da Ranxerox, ha urgente bisogno di una dose; solo Lubna, va chiarito, è in grado di disattivare il robot… “Il cervello elettronico di Ranxerox è strutturato in modo da produrre emozioni sintetiche. Dati tre tipi di stimoli primari, quali un colore, un timbro vocale, un odore, scattano tre relé che determinano una fotocopia di passione (odio, amore, indifferenza). Questi sentimenti meccanici sono naturalmente molto rudimentali e instabili: cambiano, nei riguardi di una stessa persona, se quest’ultima cambia abito o atteggiamento. Al resto provvede un rozzo istinto animalesco di sopravvivenza”.

Privo di morale, superdotato sul piano sessuale, Ranxerox distrugge senza trovare ostacoli, attraversando una città livida e iperviolenta. Non sempre gli autori mostrano le sue gesta; a volte preferiscono alludere: “20 minuti dopo la carneficina…”. Ma già la pagina successiva è puro splatter. Leggi il resto dell’articolo

#Peanuts, 42 anni fa arrivava Eudora

Il 13 giugno 1978, Schulz faceva entrare in scena un nuovo personaggio, Eudora, proposta come la nuova compagna di Sally al campeggio estivo.

Lunghi capelli neri e lisci, Eudora indossa sempre un berretto di lana. Con lei, Sally può mostrarsi volitiva e assumere un ruolo da leader. La sua ultima apparizione è un altro 13 giugno, quello del 1987, nove anni dopo la sua apparizione.

Pixar. 25 anni di animazione

“L’arte sfida la tecnologia e la tecnologia ispira l’arte”: la frase di John Lasseter, primo artefice del mondo Pixar, campeggiava nella mostra esposta a Mantova, Palazzo Te, nella primavera 2012.

All’interno, ho provato sensazioni simili a quelle avvertite a Disneyland: l’incredulità, la meraviglia a cui ci si abbandona (consapevoli di quanto sia sempre più difficile suscitare stupore).

Pixar ha conquistato uno spazio cruciale, all’incrocio fra la più libera creatività infantile e il massimo fondamento scientifico. Alla Pixar sanno creare mondi “credibili”, perché questi mondi sono pieni di regole, parametri e vincoli.

Nella mostra, i momenti topici sono davanti a due installazioni: “zootropio” e “artscape”.

Lo zootropio (o ruota della vita) mette in scena i personaggi di Toy Story e sfrutta la luce stroboscopica, che produce flash luminosi, per far sì che l’occhio dello spettatore veda immagini in movimento.
L’artscape agisce con la sequenza di schizzi, disegni, opere pittoriche presenti nella mostra: viene ripercorsa la parabola che parte dal primo Toy Story e passa attraverso i 12 lungometraggi realizzati fino ad allora, con un ultimo saluto affidato a Luxo jr. la lampada inventata da John Lasseter nel 1986. Venticinque anni prima.

La sequenza dei primi 12 lungometraggi:
1995, Toy Story
1998, A Bug’s Life
1999, Toy Story 2
2001, Monster’s & Co.
2003, Alla ricerca di Nemo
2004, Gli Incredibili
2006, Cars
2007, Ratatouille
2008, Wall-E
2009, Up
2010, Toy Story 3
2011, Cars 2
Nell’estate 2012 uscirà il tredicesimo, Brave, ambientato in Scozia con una protagonista dai lunghi capelli rossi.

Lasseter ci tiene a sottolineare che alla Pixar chi usa i mezzi tradizionali – pennelli, pastelli, sculture – è in numero quasi pari a chi impiega i mezzi digitali.
L’animazione computerizzata è un mezzo straordinariamente liberatorio ma anche irto di difficoltà. Gli unici limiti sono quelli imposti dalla propria fantasia, ma è anche vero che… non c’è niente di gratuito”.

Questo studio di produzione – tanto simile a una bottega rinascimentale – ha definito una nuova estetica cinematografica; in questi film si trovano infinite citazioni tratte dalla storia dell’arte (ho scoperto che la madre di Lasseter insegnava storia dell’arte).

Affinché il processo creativo possa partire servono una storia, un personaggio e un mondo mai visto prima; servono 4-5 anni per arrivare al prodotto finito; un lungometraggio di 90 minuti contiene circa 130mila inquadrature.

Fra gli artisti di cui erano esposte le opere, ricordo Bill Cone, Ralph Eggleston, Noah Clocek, Bruce Zick, Lou Romano, Robert Kondo, Greg Dykstra e Bob Pauley, autore dello schizzo di Buzz che sta sulla copertina del catalogo.

#Peanuts, 29 anni fa arrivava Larry, il bambino con gli occhiali a cui Sally dovrebbe insegnare “dottrina”

Larry è uno degli ultimi personaggi inseriti da Charles M. Schulz nella sua inimitabile saga. avrà vita molto breve.

Apparve il 28 maggio 1991, portava gli occhiali, e Sally doveva insegnargli “dottrina”.

Larry è intuitivo, ma ha le idee confuse: inserisce il Grande Gatsby in ogni passaggio del Vecchio Testamento. Si scoprirà essere il figlio del Reverendo; ma Larry non sa che il padre fa il Reverendo.

Copertine leggendarie 8. Usciti dal metallo urlante

Due fumettisti molto diversi, ma con qualcosa in comune, sono gli artefici delle copertine scelte da Meat Loaf nel 1977 (Bat Out Of Well) e da Carmel McCourt, dieci anni dopo, per il suo esordio (The Drum Is Everything). Il primo è il nordamericano Richard Corben, il secondo è il francese Serge Clerc.

La fama di Corben discende dalla Francia: nel 1975, iniziò a collaborare con Moebius, Druillet e Dionnet per la rivista Métal Hurlant, e fu tra gli artefici dello sbarco negli USA della consanguinea Heavy Metal.

Anche Clerc cominciò, giovanissimo, su Métal Hurlant, ma con gli anni il suo segno si è allontanato dai cupissimi toni degli esordi; con il personaggio di Phil Perfect è giunto a un pop coloratissimo dall’estetica modernista.

The Spirit. Will Eisner. Una rassegna di dark ladies

Mentre le forme di distribuzione del fumetto erano sostanzialmente due – il comic book, ovvero l’albo mensile, e la comic strip, ovvero la striscia per i quotidiani – nel 1978 Will Eisner propose il graphic novel, il romanzo per immagini. E ridefinì il fumetto come arte sequenziale.

Fra il 1978 (Contratto con Dio) e il 2005 (La storia segreta dei Protocolli dei Savi di Sion), Eisner realizzò ventitré graphic novel. Ma prima del ’78, per 26 lunghi anni, non aveva pubblicato nulla. Aveva lavorato per l’esercito, scrivendo e disegnando manuali di istruzioni.

A ventitré anni aveva inventato The Spirit, nato domenica 2 giugno 1940 sull’onda del successo di Superman (1938) e The Batman (1939), ma con una formula inedita: allegato domenicale dei quotidiani. Venne pubblicato fino al 1952.

Denny Colt, da tempo creduto morto, agisce con gli occhi coperti da una mascherina. La mascherina è blu come l’abbigliamento dell’eroe (vestito, guanti, cappello a larghe tese e cappotto), a parte la camicia bianca e la vistosa cravatta rossa. Le storie sono ambientate nella metropoli di Central City.

Eisner scrive e disegna: esprime un sottofondo di umorismo, insieme a citazioni colte, nel presentare avventure sempre avvincenti. La successione delle vignette ha un ritmo sempre diverso. Spesso nella costruzione del titolo e della prima tavola, Eisner fa ricorso a idee grafiche originali. Il disegno è debitore della lezione di Milton Caniff, con un taglio delle scene e delle inquadrature di tipo cinematografico. L’autore non si limita a impaginare un poliziesco, spazia fra i generi, dallo spionaggio al thriller, dalla fantascienza al gangsterismo, dall’horror alla commedia sentimentale. Leggi il resto dell’articolo

Luke Cage. Archie Goodwin e George Tuska, 1972

Giugno 1972: Archie Goodwin e George Tuska, con gli inchiostri di Billy Graham presentano il primo supereroe afroamericano: la prima apparizione è in Hero for Hire n. 1; in Italia arriva pochi mesi dopo, nel luglio ’73, sul numero 7 de Gli Albi dei Supereroi.

Ipermuscolato, vestito con una fiammante camicia gialla aperta sul petto, una catena come cintura, Luke ha forza e resistenza sovrumane, una pelle impenetrabile e un’etica discutibile; la prima storia ha per titolo “Un eroe a pagamento”.

luke_cage-copSi chiamava Lucas, da Harlem, e ha alle spalle un’ordinaria storia di violenza; la sua donna è stata assassinata, il migliore amico l’ha tradito. È stato rinchiuso in un carcere da cui nessuno è mai riuscito a fuggire.

Orgoglioso e intransigente, Lucas non accetta di diventare l’informatore dell’odioso capitano delle guardie, viene selvaggiamente punito e solo l’arrivo del nuovo direttore – una specie di Brubaker – gli salva la vita.
Lucas viene coinvolto in un esperimento scientifico che sta all’incrocio fra quelli che trasformarono Steve Rogers in Capitan America, e non piegarono l’Alex di Arancia meccanica (ma il punto di riferimento resta il mostro creato dal barone Frankenstein).

Di per sé molto pericoloso, l’esperimento viene deviato dall’intervento dell’aguzzino di Lucas. Trasformato, il nero scopre di poter abbattere i muri con i pugni e di sopravvivere ai colpi di pistola. Viene creduto morto. Ha in mente solo la vendetta, ma il suo ex amico si è intanto trasformato in un killer lanciatore di coltelli, Diamond Back, simile a un cobra.

In La vendetta è mia, Luke comincia a incassare le piccole taglie messe a disposizione da negozianti taglieggiati. Rientra in scena il medico dell’esperimento in carcere, e pone in dubbio l’uso che Luke fa dei suoi poteri. La replica: “La gente paga le guardie di sicurezza, gli investigatori privati. Perché non dovrebbe pagare uno come me?”.

Sophie, José Munoz e Carlos Sampayo

Munoz - SophiePolacca di 23 anni, Sophie ha i capelli neri e corti, i seni piccoli e le lentiggini.
“Gusti: la nudità, la sincerità, il fuoco, la spontaneità, la musica medievale”.

Personalità anarchica, non sopporta i poliziotti, né le famiglie che s nascondono dietro campanelli su cui sta scritto un numero e non un nome.

New York, luglio 1977: Sophie finisce in carcere, ma presto organizza una fuga che riesce. Intanto Alack Sinner non passa dal suo ufficio da qualche mese.

Dopo l’evasione dal carcere e una veloce relazione sessuale con un lavavetri, l’avventura di Sophie si sviluppa in territorio messicano. Avventura onirica e un po’ delirante…

Pubblicato da L’Isola trovata nel 1980.

Jekyll & Hyde, Lorenzo Mattotti e Jerry Kramsky

In numerose opere, Lorenzo Mattotti e Fabrizio Ostani (Jerry Kramsky) hanno affinato una sensibilità comune. Qui si occupano di reinventare un capolavoro, Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sig. Hyde, che Robert L. Stevenson pubblicò nel 1885.

«Siamo deformi, assediati da domande senza risposta, fatti solo di odio e di paura»: il testo di Kramsky prende spunto dalla storica traduzione di Fruttero e Lucentini. Le tavole di Mattotti sono divise in 4-5-6-7 vignette, Chagall e Bacon, Munch e Grosz mi sono sembrati i più nitidi riferimenti pittorici.

La luciferina sete di violenza che caratterizza Edward Hyde è resa con il rosso più fulgido che si possa immettere nel mondo del fumetto. Fra le invenzioni grafiche, la coda dello smoking che diventa quella del diavolo. E il digrignare di denti di Hyde, mentre si accanisce contro uno storpio indifeso o contro la donna che l’ha spinto a riemergere, arriva a sfiorare il male assoluto.

Mattotti Jekyll & HydeIl dolore e la nausea, l’agonia della metamorfosi, sono rese da Mattotti in tavole strabilianti, viscere di incubi deformi. Da queste viscere emerge Edward Hyde, dotato di una spaventosa, incontenibile voglia di vivere e provare piacere.

Lui, Henry Jekyll, non è più giovane, ma ha ancora voglia di divertirsi, e se si tratta di divertimenti poco onorevoli o peggio inconfessabili (depravazioni sessuali, innanzitutto), ecco che Edward Hyde può diventare lo strumento per soddisfarli. «Fui il primo a disporre di un altro me stesso che poteva in qualsiasi momento sfrenarsi e godere di ogni libertà, senza minimamente compromettere la dignità e gravità della mia figura pubblica. Il denaro faceva il resto».

Finché il siero smette di funzionare e un mattino, il dottore ha la nozione del panico: «Mi ero addormentato Jekyll e mi svegliavo Hyde».
Capisce di dover prendere una decisione, scegliere chi essere. Hyde sarebbe un reietto, disprezzato da tutti, ma «non si sarebbe nemmeno reso conto di ciò che aveva perduto. Jekyll, invece, avrebbe acutamente sofferto i bruciori dell’astinenza dagli appetiti a cui indulgeva nel segreto di Hyde».

Scelto di essere Jekyll, tiene a freno le pulsioni per alcuni mesi, rivede Utterson e gli altri amici, sembra tornato quello di prima. Sbaglia – come tutta la civiltà occidentale – nel credersi capace di autocontrollo. Una donna conturbante (la moglie di un diplomatico) sembra leggergli dentro…

Storie fragili, Maurizio Ribichini

Ha quasi quarant’anni, Ribichini, quando confeziona questa piccola antologia bicromatica. Mostra un talento notevole, la perfezione di fisionomie appena abbozzate teme pochi confronti, il gusto dell’inquadratura è altrettanto sviluppato.

HEAD OVER HEELS parla di tre ragazzini e della fascinazione esercitata dall’ex fidanzata del fratello maggiore di uno di loro.

AGNUS DEI di malattie – anche a sfondo sessuale – e di pensieri cullati nell’insonnia, o forse solo di peccati da espiare.

SUPER POTERE SUPREMO VIENI A ME vede una ragazzina fingere dolori alla pancia per scampare a un’interrogazione in Latino, poi si veste e trucca da Sailor Moon e viene abbordata da una Torcia Umana nel salone del fumetto.

LA SIGNORA GINA illumina la vecchiaia di un’ex prostituta, mortificata dal tragico incidente stradale del figlio diciottenne.

UNA GRANDE GIORNATA! Un’interminabile partita di calcio giocata sull’asfalto romano.

Storie fragili - Ribichini

Pubblicate in precedenza sul mensile Blue, sono storie brevi e brevissime, alcune di una sola tavola di 8-9 vignette. Storie di adolescente vita quotidiana, pungenti e deprimenti, spesso squallide o di faticosa conoscenza dell’altro. Storie “dolcemente rabbiose”, parafrasando il finale di quella che ha per titolo un tipico sms: TVB.

Catwoman. Il gioco, Judd Winick e Guillem March, 2012

Sei storie della gatta ladra, uscite fra il novembre 2011 e l’aprile 2012, raccolte dalla casa editrice di Novara: le prime di una nuova collana, inaugurata per rilanciare Catwoman, tipico reboot in cui gli autori ricominciano daccapo, facendo leva su alcuni ingredienti essenziali di un personaggio: The Cat venne inventato Bob Kane e Bill Finger nel 1940.

Capelli corti neri, occhi smeraldo, rossetto brillante, pose raggomitolate e costume di lattice nero a esaltare le forme conturbanti: non è usurpata la fama del maiorchino Guillem March (1978), con il suo talento particolare nel disegnare il corpo femminile, mentre Judd Winick (1970) gestisce una trama densa di colpi di scena. Dell’adrenalina innescata dal rischio, Selina Kyle pare non possa fare a meno.

“Non credo sappia chi sono. Ma è vero che è il miglior detective del mondo. Quindi, forse. Io di certo non so chi è Batman. Né mi serve saperlo”. L’entrata in scena di Batman, che ha saputo dell’esplosione ed è preoccupato per lei, è fatta per stupire e scandalizzare il pubblico: fra i due si scatena una passione erotica incontenibile. “Di solito, è perché lo desidero. Stasera credo sia perché ne ho bisogno… Ogni volta lui protesta. E poi cede”. Fanno sesso, togliendosi solo una parte dei costumi, e mantenendo la maschera. Generando polemiche, gli autori costruiscono un’attrazione reciproca, fisicamente esplicita, fra Batman e Catwoman.

Altrettanto provocatoria è la scelta di rendere alcune tavole quasi splatter, con schizzi di sangue e ultraviolenza evocata.

Selina non sa che Batman è Bruce Wayne. E poco dopo seduce Bruce Wayne, nel corso di una lussuosa festa di beneficenza in ci si presenta con un abitino rosso mozzafiato. Non sa nemmeno che il suo nemico è Bone, un killer al soldo della mafia russa: ha ucciso Lola, e ha una pelle che sembra di terra rinsecchita. Quando Catwoman riesce a liberarsi, lo riduce in fin di vita con una mazza da baseball (sembra Harley Quinn); Batman arriva a fermarla subito prima che lo uccida, ma lei gli si getta al collo e lo bacia, e intanto spinge il corpo esanime giù dal tetto. Il giustiziere comincia a capire con chi ha a che fare.

L’ambiguità morale è una componente essenziale di quella donna in costume. Ma Winick eccede con le allusioni sessuali, alcuni testi appaiono ridicoli o grotteschi, Selina pronuncia frasi come “Non mi disturbano le palpate e gli sfigati”; “Potrebbe prendermi in qualunque momento”; “Ho un mucchio di denaro sporco nel quale rotolarci nude”… E in certe inquadrature, March esagera con il contorsionismo sexy della protagonista.

La morte di Lola è un trauma (“Batman mi aveva detto di smettere prima che qualcuno si facesse male”), il senso di colpa è destinato ad accompagnarla.

Dracula, Mike Mignola

Adattamento ufficiale del film di Francis Ford Coppola, questa miniserie in 4 puntate fu pubblicata dalla Topps Comics (in Italia, Star Comics, 1993).

La sceneggiatura di Roy Thomas ricalca il film, sottolineando i lati morbosi del romanzo (la fame di sesso di Lucy, per esempio; mentre Mina pensa solo al vero amore).

Senza arrivare ai vertici gotici di Gene Colan, Mignola propone un lavoro grafico di grande impatto: i fotogrammi del film sono catturati dal suo disegno e impaginati in tavole vertiginose, dall’equilibrio mutevole. La maschera che Gary Oldman portò sullo schermo si presta a varie inquadrature minacciose, gigantesche ombre inquietanti, fuochi di torce, artigli, denti aguzzi, topi, lupi e pipistrelli. E improvvisi schizzi di rosso.
Il tono dominante è quello dell’incubo, molte scene galleggiano su sfondi oscuri e lattiginosi.

Dracula di Mike Mignola

Il film di Coppola non stilizza l’orrore, lo mette in mostra continuamente. Del film, il fumetto recupera l’idea più originale, quella che gioca sulla concomitanza fra la pubblicazione del romanzo e l’invenzione del cinematografo. È in un cinematografo che Dracula si dichiara a Mina: “Voi siete lei… Colei che ho perduto. Di nuovo viva”. Il fascino erotico del Conte non lascia Mina indifferente.

Dalla lugubre abbazia di Carfax, dove è stata depositata la terra transilvana spedita via mare, Van Helsing e soci inseguono il Conte fino al suo castello nei Carpazi. Mina sembra essere l’esca della trappola, ma in realtà è davvero innamorata del Conte, e sarà a lei a donargli la pace eterna.

Dracula, di Gerry Conway e Gene Colan

Sul terzo numero della collana Gli Albi dei Super-Eroi, nel maggio 1973 apparve il primo episodio del Dracula della Marvel, scritto da Gerry Conway, disegnato da Eugene Colan e inchiostrato da Vince Colletta e Tom Palmer. Negli USA, la serie Tomb of Dracula era iniziata due anni prima.

La notte del vampiro – questo il titolo del primo episodio – si svolge fra Londra e la Transilvania e ha come protagonista Frank Drake, un tipo che ha sperperato un’immensa fortuna e a cui rimane solo un castello diroccato, da vendere o da far fruttare come attrazione turistica. Serve un sopralluogo, e Frank parte insieme alla fidanzata Jean e all’amico Clifton (ex fidanzato di Jean). Presto scopriamo che Frank Drake è un discendente diretto del Conte Dracula.

La sceneggiatura di Conway attinge a piene mani dal romanzo di Stoker (uscito nel 1897) ed è fin troppo didascalica (il tradimento di Clifton è assai prevedibile). Sono i disegni di Colan a conferire potenza a questo fumetto. Segni fluidi e tenebrosi, cupi e carichi di energia cinetica, adatti a far rivivere una leggenda dark.
Night of the VampireL’ambizioso Clifton non sa quale potere scatenerà rimuovendo il punteruolo di legno dallo scheletro dell’antico padrone del castello. La prima vittima è la procace Jean, vampirizzata dal Conte. Che poi torna a spargere morte nei villaggi transilvani. Segue classico incendio del castello ad opera dei contadini che stanno rivivendo l’incubo dei loro avi.

Il terrore di dentro comincia fra le rovine fumanti del castello; Dracula e Jean sono scomparsi, Clifton è vivo, in una fossa con una quantità di scheletri, Frank Drake si aggira fra le rovine, inseguendo la vendetta e la salvezza dell’amata. Quando trova la tomba del Conte, decide di portarla a Londra.
Colan esibisce l’elegante sensualità delle giovani donne che fanno da bersaglio al Dracula che si aggira nottetempo per la capitale inglese. Canini e orecchie appuntite, fascino da antico gentiluomo e sguardo gelidamente ipnotico.

Con Tre rintocchi a mezzanotte – ASE numero 13 – Frank Drake è alle prese con il senso di colpa susseguente all’aver piantato il punteruolo nel cuore di Jean. Sta per gettarsi da un ponte sul Tamigi quando viene salvato da Taj, gigantesco servitore muto di Rachele Van Helsing, bisnipote di quel Van Helsing che circa un secolo prima riuscì a fermare il Conte Dracula. Leggi il resto dell’articolo

Il sognatore, Will Eisner

Il sognatore è lui, Eisner, qui nelle vesti di Billy Eyron, giovane disegnatore agli inizi della carriera, a metà degli anni Trenta, mosso da una miscela di speranza e ambizione.

Billy si arrabatta con lavoretti di fortuna, piazza qualche illustrazione per la pubblicità, quando riceve l’offerta di disegnare fumetti pornografici. È già convinto di rifiutare ma è il padre a dargli la spinta decisiva:
“- E la gente dove lo prende il coraggio?
– Dai sogni, è dai sogni che viene il coraggio!”.

Eisner - Il sognatoreBilly partecipa alla nascita del sindacato dei disegnatori. Conosce fallimenti, tradimenti, porte sbattute in faccia, infine decide di aprire un suo studio di produzione, dove finge di lavorare con alcuni colleghi, e in realtà disegna con quattro stili diversi e firma con vari pseudonimi.

Gli editori sono gli unici proprietari dei fumetti che producono. Dovendo assicurare una produzione crescente, i disegnatori vengono spremuti al ritmo della catena di montaggio.

Chissà perché Eisner ha preferito usare pseudonimi facilmente riconoscibili per una serie di personaggi ce in seguito sarebbero divenuti famosi: Bob Kane (il futuro artefice di Batman) diventa Ken Corn; George Tuska è ribattezzato Gar Tooth, Jack Kirby si nasconde dietro il suo soprannome e diventa Jack King… Quanto a Superman, non è difficile riconoscerlo dietro Big Hero.

L’autoironia di Eisner fa sì che Billy si consideri fortunato per aver conosciuto a una festa una certa Laverne, finché in agenzia non arriva la richiesta di pagamento dell’onorario… Ancora, quando viene contattato per un nuovo, ambizioso progetto editoriale, crede sia per il suo talento ma gli fanno capire che è per la sua reputazione nel rispettare i tempi di consegna.

Infine, per cogliere un’opportunità professionale – realizzare un inserto a fumetti settimanale per una catena di quotidiani – il sognatore cede la sua quota della società che ha creato tre anni prima. E poco dopo in Europa scoppia la guerra.
Il racconto si ferma qui: oggi sappiamo che quella proposta portò Will Eisner a realizzare The Spirit fra il 1940 e il 1952.

#Peanuts, 42 anni fa dietro al capo scout Snoopy, e ai soliti Woodstock, Bill, Conrad e Oliver, entrava in scena Harriet.

Woodstock era apparso nel 1967 e via via si erano mostrati gli altri uccellini gialli, tutti maschi, di specie ignota, e con una strana paura di alzarsi in volo.

Bill soffre spesso di mal di gola, Oliver non fa che sognare Parigi, Conrad resta sempre silenzioso… Finché, il 12 maggio 1978 comparve un uccellino femmina. Harriet.

Oltre alle “toffolette”, Harriet ama il “pane degli angeli” e viene timidamente corteggiata sia da Woodstock che da Bill (lo sposerà qualche anno dopo).

Life, in Pictures, Will Eisner

Nato a New York il 6 marzo 1917 e morto il 3 gennaio 2005, Will Eisner ha attraversato quasi settant’anni di produzioni a fumetti. A 24 anni aveva scritto che il fumetto era “l’embrione di una nuova forma d’arte… il romanzo illustrato”: tutta la sua carriera è stata spesa per confermare l’intuizione sul potenziale artistico e letterario del fumetto.

Eisner copQuesto volume raccoglie cinque storie autobiografiche: filtrata da vari accorgimenti narrativi, l’autobiografia è una delle componenti essenziali della poetica di Eisner.

Tramonto a Sunshine City, 1985 (28 tavole)
Il sognatore, 1986 (46)
Verso la tempesta, 1990 (204)
Le regole del gioco, 2001 (166)
Il giorno in cui divenni un professionista, 2003 (4)

Tramonto a Sunshine City narra l’addio, con rimpianto, a New York City del settantenne Henry Klop, che va a stabilirsi in Florida. Si affollano i ricordi: quattro grandi tavole racchiudono trent’anni, Henry è rimasto vedovo, le due figlie si sono sposate e gli hanno organizzato una festa d’addio con i vecchi amici: una malinconia infinita affligge il pensionato, che tuttavia non se la sente di contraddire le figlie.

Dalla terrazza del suo nuovo appartamento conosce una vedova, Olga. Due solitudini si attraggono (è soprattutto Olga a darsi da fare).
Jerry, il marito di una delle due figlie, è sempre stato incapace di costruirsi un lavoro, si è dato a speculazioni azzardate, ha fatto debiti, ora deve consegnare u “pagherò” con l’impegno a versare l’eredità che la moglie incasserà alla morte di Henry. Quando il protagonista comunica alle figlie che ha deciso di risposarsi (con Olga, naturalmente), Jerry si rivela spregevole. E patetico…

Batman Year One, Frank Miller e David Mazzucchelli, 1988

Una storia lunga un anno, raccontata dal tenente Gordon, non ancora commissario. All’epoca, la moglie Barbara stava per conoscere “il risultato delle analisi” e Gordon, appena arrivato a Gotham City, era convinto che “non si può mettere su famiglia in un posto come questo”. Quello stesso giorno, dopo dodici anni di assenza, faceva ritorno in città il venticinquenne Bruce Wayne, “il più ricco e più affascinante figlio di Gotham”.

Gordon è onesto, ha dovuto lasciare l’incarico precedente perché aveva denunciato un altro “sbirro”, e capisce presto di trovarsi in un ambiente violento e corrotto (“Forse è solo la mia condanna all’inferno”). Gordon si rivela incorruttibile e viene punito da suoi stessi “ragazzi”, ma poi si rifà, dimostrando di non avere paura (“Odio le armi, odio il mio lavoro”).

Bruce Wayne, invece, è impaziente di usare le cose che ha imparato, ma sa di non essere “ancora pronto”, e teme che il suo passato possa svelare facilmente le sue intenzioni: perciò cosparge cortine fumogene con una vita vistosamente edonista. Comincia a esercitarsi nella notte di Gotham: il primo scontro è con un protettore, e appare anche Selina-Catwoman, con pessimi risultati. Capisce di dover suscitare paura nei nemici, ricorda la sera in cui andò al cinema con i genitori, a vedere Il Segno di Zorro: in quell’attimo, un pipistrello sfonda la vetrata di casa Wayne…

Batman Mazzucchelli

L’apprendistato di Batman diventa sempre più rapido, impara dagli errori, comprende che Gordon è isolato e la polizia corrotta. Harvey Dent (ancora lontano dal diventare Due Facce) fa il Sostituto procuratore distrettuale e collabora con Batman.

Quando le strade di Batman e Gordon si incrociano, il commissario intuisce che l’altro non è un pericolo. E arriva a sospettare che si tratti di Bruce Wayne… Gordon si innamora di una collega, Sarah Essen (frequentano bar alla Hopper)… Selina comincia a usare un costume da gatta…

“Sono praticamente cieco, senza i miei occhiali. Sirene che arrivano. È meglio che lei vada”: Gordon viene promosso capitano, Batman, più che un alleato, è ormai “un amico che mi dà una mano”.

Miller e Mazzucchelli si integrano alla perfezione, confezionando una pietra miliare dell’arte sequenziale.

Fatale. La morte alle costole. Ed Brubaker e Sean Phillips

“Ecco come la mia vita è andata a rotoli, in un giorno soltanto”; comincia così la voce narrante, quella di Nicolas Lash, esecutore testamentario di Dominic Henry Raines, un vecchio romanziere di successo di cui si sta celebrando il funerale. l’unico vero amico di Raines, il padre del narratore, sta in manicomio…

Pioggia, poche persone, ma a un tratto accanto a Lash c’è Jo, dice di essere la nipote di una vecchia fiamma del morto. Nicolas resta folgorato come “un adolescente”. Sulla tomba, Raines ha fatto incidere uno strano simbolo (un cerchio con un triangolo rovesciato), e anche la nonna di Jo pare abbia fatto lo stesso.

Raines scriveva polizieschi, frugando fra le sue carte Lash scopre un manoscritto inedito, composto prima che cominciasse a pubblicare. Nella vecchia casa isolata, all’improvviso compare Jo, che salva Lash dalla morte uccidendo alcuni sicari. Fuggono insieme. Inseguiti, hanno un grave incidente: Lash perde una gamba, la donna scompare.

Flashback: San Francisco, 1956. In un bar, Henry Raines, detto Hank, all’epoca giornalista investigativo, incontra la bella Josephine. La donna deve fargli avere le prove di quanto sospetta, il suo amante è un poliziotto corrotto (e sposato), Walter Booker.
Josephine sa che “ci sono persone che vogliono riservarle cose ben peggiori che la morte”. Ma le è facile manipolare Raines, che si innamora perdutamente: “ormai non era più in grado di rifiutare nulla a Josephine”. La cui somiglianza con Hedy Lamarr è per me evidente…

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Primi cinque capitoli di questa saga, usciti fra gennaio e maggio 2012 per la Image Comics. La dedica iniziale fa capire il clima: “Per Joe Hill e Megan Abbott, che senza saperlo mi hanno dato queste idee”.

Più che la qualità dei disegni, è mirabile il taglio delle inquadrature.
Sceneggiatura magnifica, all’incrocio fra due generi.
Il giornalista ambizioso, il poliziotto corrotto, l’ammaliante dark lady: in una parola, il noir.
Un male efferato, delirante, arcaico e abissale: l’horror secondo le coordinate di Poe e Lovecraft.

Risultato: un poliziesco da incubo, che si sviluppa in epoche diverse e compresenti, sprofondando il lettore in atmosfere torbide e malate.

Vedova Nera. Quello che dicono di lei…, di Richard K. Morgan e Sean Phillips

Miniserie in sei atti, con la collaborazione grafica di Bill Sienkiewicz e Dan Brown, The Things They Say About Her… – seguito di Casa dolce casa – è una di quelle storie Marvel che rapiscono gli occhi con l’orchestrazione delle tavole (144) e la qualità del segno, prima di colpire l’immaginazione.

La forza del personaggio – raramente sfruttato in tutto il suo potenziale – risiede nella sua invincibile ambiguità: ex spia del Kgb, ex agente dello Shield, ex amante di Devil, ex membro dei Vendicatori… La mobilità spaziale, in Natasha Romanova, si abbina a quella emotiva.

Vedova Nera - SeaPhillips 1In questa saga, l’ambientazione spionistica prevale su quella superoistica: uno spionaggio “da adulti”, privo di complotti per conquistare il mondo, intriso di doppi giochi, sadismo, lotte per il vero potere. “Non si possono più mettere elettrodi ai giornalisti cileni, Fernando, per quanto la cosa ti manchi. Ormai è acqua passata. Ora dobbiamo preoccuparci delle quote di mercato”.

In questo clima è chiaro che le fedeltà sono transitorie, coerentemente all’imprinting della Vedova, nata in una stagione ormai esaurita, quella della Guerra Fredda. Di lei dicono che è una pazza, un’eroina, una terrorista, un’assassina professionista, un’ex comunista psicopatica, un angelo della morte. Fedele al suo nome, non può che essere spietata, silenziosa, letale. “Combatto il crimine… In realtà, tormento i criminali”.

Per aggirare l’embargo e rubare casse di medicinali anti Aids, la Vedova riattraversa il canale che separa Cuba dagli Usa; il magazzino farmaceutico è gestito da esuli cubani anticastristi, collegati con la mafia, e lei pensa: “La vita non è mai semplice come si vorrebbe. La morte, invece, non è mai troppo complicata”.

Un universo cupo, fatto di ambientazioni notturne, luci al neon, bunker sotterranei. Natasha ha a che fare con il North, un’entità composta da killer e scienziati, politicamente protetti, eticamente nazisti: una multinazionale del crimine, che conduce esperimenti umani di massa per trovare la dose giusta di “una droga capace di creare una forza lavoro ubbidiente”. In questa discesa all’inferno, Natasha scoprirà di non essere sola; per aiutarla, Nick Fury finisce imprigionato a Guantanamo, e il Patriot Act impedisce all’avvocato Matt Murdock di far valere i suoi diritti…