Sputa tre volte, Davide Reviati, Coconino, 2016

Avevo letto Morti di sonno, e mi era molto piaciuto. Reviati (1966) viene da Ravenna e non ha preoccupazioni di sintesi: la storia precedente si sviluppava in 340 tavole, sei anni dopo ne propone 540.

Il segno grafico è graffiante, ruvido, spesso le figure umane galleggiano sulla tavola bianca, priva di sfondi; altre tavole hanno l’andatura del montaggio cinematografico, bianchi e neri che mi ricordano certe opere di Mattotti, ma forse Reviati ha qualcosa di più spiccatamente espressionistico.

Costruito secondo un ordine non cronologico, il racconto autobiografico mischia l’adolescenza e l’infanzia. Comincia con il diciottenne Guido che va a sballarsi sul molo fino a star male: vomita, e dalla bocca gli escono tante rondini nere. Dopo aver frequentato l’ultimo anno all’istituto tecnico industriale, scopre di non essere stato ammesso all’esame. Medesima sorte dell’amico Moreno, detto Grisù, che però sa prenderla diversamente: la bocciatura significa rimandare la partenza per il servizio militare. Un terzo amico è soprannominato Katango, ma è più distante, vive in centro, in un ambiente borghese.

Sono amicizie nate da bambini. Grisù ha sempre avuto lunghi capelli biondi ed è stato adottato; pensa che “i compagni sono più dei parenti perché quelli non li puoi scegliere, mentre i compagni sì”, mentre per Guido “i compagni dell’infanzia non li scegli, ti capitano addosso e ti entrano dentro”.

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Batman. Guerra al crimine, Paul Dini e Alex Ross, 1999

Negli anni, l’eroe ha maturato forti convinzioni: “I danarosi abitanti di questo reame sono spesso dei tagliagole tanto quanto le loro controparti nelle strade”. Si chiede quale senso abbiano le sue azioni, per sé e per chi intende aiutare: “Ho sacrificato molto per poter agire come Batman. La mia ricchezza mi compra quella riservatezza necessaria a far sopravvivere entrambe le mie identità”. Frequenta il jet set per ottenere informazioni utili all’azione del suo alter ego.

Ross - War On CrimePattugliando un quartiere che si sta degradando, e sul quale sa di speculativi progetti urbanistici, Batman non riesce a impedire una rapina che si conclude con un duplice delitto. Resta un orfano, Marcus, un ragazzino nero che gli ricorda se stesso. Cattura l’assassino, “ma ho paura che questo avrà ben poca influenza su Marcus e sul suo futuro”.
Infatti. “Il crimine è una rete che ti intrappola e dalla quale pochi riescono davvero a liberarsi”. La seconda volta che incrocia Marcus, sta facendo il palo per una banda di ladri.

Nei durissimi allenamenti a cui si sottopone nella bat-caverna, Ross mostra il corpo di Bruce Wayne martoriato dalle cicatrici.

Arriva a una nuova consapevolezza, che spiega il titolo della storia: “Come Batman, mi occupo molto più dei criminali che delle vittime. Forse è ora che inizi a cambiare le cose anche senza la maschera”.

La terza volta, Marcus gli punta una pistola. Qui, nello scioglimento della tensione drammatica, Dini e Ross sono intensamente cinematografici: senza parola, l’eroe e il ragazzo si fronteggiano, fino all’abbraccio catartico.

“Non sono tanto le tragedie che definiscono quello che siamo, quanto le scelte che facciamo per affrontarle”.

Crying Freeman, Kazuo Koike e Ryoichi Ikegami

Crying Freeman 01-06

Pubblicata in Giappone dal 1986, arriva in Italia cinque anni dopo, in albi bimestrali di 112 pagine in bianco e nero per la casa editrice di Luigi Bernardi; Kuraingu Furiiman è tradotta dall’inglese da Andrea Baricordi, ma non porta in copertina la scritta “for mature readers only”, come sul mercato americano.

Su wikipedia sta scritto, “l’opera è conosciuta per la violenza e l’erotismo dei suoi disegni”. Il killer piangente ha conquistato una certa risonanza quando dal manga venne ricavato l’omonimo film (1995, regia di Christopher Gans) con Mark Dacascos e Julie Condra.

Ikegami - Crying Freeman - EmuTokyo: Emu Hino ha appena compiuto ventinove anni. Carnagione bianchissima, lunghi capelli neri, è miope, porta gli occhiali, vive sola e dipinge. È ancora vergine. Su una collina di Hong Kong, è stata testimone di una serie di omicidi, il killer l’ha vista, lei lo ha dipinto. Dopo aver ucciso, il killer stava piangendo. “Non avrei mai immaginato che un assassino potesse piangere in modo così compassionevole”.

L’uomo le si è avvicinato, indossava un kimono, ha distrutto l’arma con cui aveva ucciso e si è presentato: si chiama Yo. Sconvolta, Emu capisce subito di essersi innamorata, ma la logica dice che sarà la prossima vittima: se un killer rivela il suo nome a qualcuno, dovrà ucciderlo.

Infatti, Yo atterra a Tokyo. Porta con sé solo una valigetta: alla dogana la aprono, contiene argilla, l’uomo dice di essere un esperto vasaio. Più tardi, estrae dalla valigetta una pistola e uccide Shimazaki, il capo della Yakuza, che pure è protetto dalla polizia, che ormai sa di questo misterioso killer della mafia cinese. Anche stavolta, Emu Hino è l’unica testimone del delitto. Rifiuta di parlare con la polizia, e intanto Yo penetra nella sua grande casa e vede il quadro che lo ritrae. Quando lei rientra, ha chiaro che lui è lì per ucciderla. Avanza un ultimo desiderio: indossa il fastoso abito da sposa che le ha lasciato il padre, e vuole perdere la verginità…

Il manga di Koike e Ikegami proietta questo killer nella dimensione degli eroi.

C’è molto sangue e quasi altrettanto sesso. Stilizzati quanto espliciti. Lo stile di Ikegami punta molto sulle ombre e i chiaroscuri. L’assassinio e il coito diventano gesti artistici, estetizzanti. La gestualità dei corpi richiama le pitture tradizionali. Il legame fra Yo e Emu sprigiona un intenso romanticismo.

Batman. Wonder Woman. Shazam – Paul Dini e Alex Ross

Ross - coverDini e Ross affrontano il genere supereroistico con grandi ambizioni, consapevoli di come le icone della Dc Comics si prestino più dei corrispettivi Marvel a una rilettura incisiva, dissonante, dopo una lunga ibernazione in un tempo anacronistico.

Del segno inconfondibile di Ross, si dice sempre che è iperrealista. A me pare piacevole e accurato, languido e pittorico; il gusto del dettaglio rivaleggia con quello per l’angolo di inquadratura. Fra gli autori della sua generazione, rappresenta un modello, una pietra di paragone, un vertice estetico (purché non oltrepassi il confine dell’illustrazione).

Conoscevo meno Paul Dini, e mi ha colpito la qualità della sua prosa, incisiva, ricca di sfumature.

In queste tre storie – pubblicate fra il 1999 e il 2001, ognuna di circa 60 tavole a tutta pagina, simili al flusso di coscienza – , si dimostra capace di costruire intrecci non scontati, in grado di rivitalizzare il concetto di “meraviglioso”, attualizzando le situazioni che gli eroi si trovano ad affrontare. Ma lo spazio occupato dai testi mette alla prova i miopi…

La morte di Superman!, Dan Jurgens – Jon Bogdanove e altri

Oltre cinquant’anni erano passati dalla pubblicazione dal numero 1 di Action Comics, la prima apparizione di Superman, di Jerry Siegel e Joe Shuster, e il personaggio – già rivisto da John Byrne – necessitava di uno shock creativo. Niente di meglio che morire, per mano di un nemico orrido e spietato, Doomsday, dalle origini e dai moventi misteriosi (non si sa nemmeno chi l’abbia imprigionato nella cavità sotterranea dell’Ohio, da cui si libera nelle prime tavole).

Morte_Superman_copNon era la prima volta che si moriva nei fumetti: c’erano stati Gwen Stacy e poi il padre, sulle pagine dell’Uomo Ragno, ma si trattava di “effetti collaterali”, e poi Capitan Marvel, in una memorabile saga di Jim Starlin, ma si trattava di cancro. Stavolta l’eroe viene ucciso nella situazione topica: nel corso di un combattimento.

In sette capitoli, per circa 160 tavole a colori, si sviluppa il lungo, interminabile duello fra Doomsday e chiunque gli si opponga. La sceneggiatura – con il frequente uso del montaggio alternato – è decisamente più interessante della parte grafica, fatta di cumuli di macerie, boati, costumi chiassosi. Terribilmente datato – potrei dire kitsch – il look della Justice League of America: Booster Gold, Blue Beetle, Ventosangue, Guy Gardner, Fire, Ice e Maxima sembrano degli X-Men per un pubblico di dieci anni.

Quando la psiche di Doomsday viene sondata telepaticamente, la conclusione è: “L’odio. Morte e brama di sangue personificate. Nulla di più”. La Justice League tenta invano di fermare questo mostro, ma viene sconfitta con facilità. Leggi il resto dell’articolo

Agente segreto X-9, Alex Raymond e Dashiell Hammett

“L’Olimpo dei fumetti” (Sugar editore, 1972) era una collana curata da Pier Carpi e Rinaldo Traini nella quale furono pubblicati alcuni volumi sui classici dei comics, da Terry e i pirati di Milton Caniff al Mandrake di Lee Falk. Il nono volume riprende quattro episodi – circa 140 tavole di 3 strisce in bianco e nero – delle avventure del personaggio disegnato da Raymond su testi di Hammett.

Agente segreto X-9 di Alex RaymondL’identità dell’agente segreto non viene rivelata (solo il nome, Dan), non è nemmeno chiaro di quale dipartimento poliziesco faccia parte (solo in seguito si chiarirà trattarsi del’Fbi), la sua dedizione a combattere i malvagi discende dall’omicidio della moglie e della figlia. Sulla sua strada, nelle avventure in cui si trova coinvolto, incontra una serie di dark lady, bellissime tentatrici, a cui riesce sempre a resistere. Il personaggio viene presentato come un eroe romantico, intrepido, incorruttibile, alieno ai compromessi: un uomo solo che affronta e sconfigge nemici spietati.

Il ventiseienne Raymond – che aveva appena introdotto Flash Gordon – usa raramente il primo piano, predilige inquadrature in campi lunghi e piani americani, che gli consentono di accentuare il dinamismo dell’azione. Hammett – che aveva già pubblicato i suoi hard boiled più famosi – porta il suo sguardo disincantato, lucido, incupito dal rilievo che l’ambizione, il denaro e il potere occupano nel comportamento degli individui.

Appuntamenti segreti, agguati, sicari, sparatorie, inseguimenti (in auto o in aereo), scazzottate, travestimenti, femmine decorative… Le psicologie sono elementari, solo azione frenetica. Incalzanti, le singole avventure si innestano una sull’altra, senza un attimo di respiro. Prodotto seriale, Secret Agent X-9 appariva sui quotidiani, ogni giorno la striscia doveva proporre un colpo di scena, uno sviluppo della trama.

I titoli delle quattro storie: 4. I falsari di Merbury; 5. Il rapimento di Philip Saw; 6. I gioielli del principe Abdullah; 7. L’inafferrabile Astuto.
Il numero è 7 è l’ultimo firmato da Raymond. In Italia, queste storie furono pubblicate dall’editore Nerbini su “L’Avventuroso”, fra il 1935 e il ’36.

Freeway, Mark Kalesniko, 7 canzoni per 7 capitoli

Kalesniko - Freeway

Ogni capitolo prende il titolo di una vecchia canzone:

1. Sentimental Journey, Doris Day, 1944
2. Nice Work If You Can Get In, Fred Astaire, 1937
3. If You Were the Only Girl in the World, Perry Como, 1946
4. At Last, Glenn Miller, 1941
5. San Fernando Valley, Bing Crosby, 1944
6. I Thought About You, Johnny Mercer, 1939
7. Accentuate the Positive, Johnny Mercer, 1944

Il protagonista, Alex, confida a una ragazza incontrata al bar di amare più di ogni altra, la musica degli anni Quaranta: non ha nulla di autobiografico, non restituisce ricordi indiretti, romanticamente disponibile per la sua immaginazione.

Freeway, Mark Kalesniko, Panini Comics, 2013

Kalesniko COPAlex Kalienska, alterego dell’autore, è un sognatore, uno a cui basta poco per rivedere il passato: un vecchio modello di automobile o una ragazza intravista dal finestrino dell’auto gli accendono fantasie, l’insegna di un hotel lungo una freeway losangelina lo riporta a quando arrivò a L.A. per la prima volta, giovane disegnatore della provincia canadese, all’inseguimento di un sogno professionale: fare il disegnatore di fumetti nel mondo dell’animazione cinematografica. Alex ha le fattezze di un animale antropomorfo.

Da bambino, stava lunghe ore davanti alla tv, consumatore onnivoro di serial e cartoni animati. Arrivò pieno di speranze alla Babbitt Jones, la più grande società del mondo, che già portava il nome del fondatore, trasparente identificazione con la Walt Disney per cui Kalesniko ha lungamente lavorato.
All’inizio gli venivano affidati solo i layout, gli sfondi delle inquadrature: i personaggi sono riservati agli autori più esperti. Presto conosce l’affascinante Chloe e comincia discretamente a corteggiarla. Ora, nell’ingorgo, gli sembra di rivedere Chloe, dopo diciassette anni. È solo una delle innumerevoli compresenze di passato e presente che affollano le autobiografiche tavole di Freeway.

L’ambiente di lavoro non si rivela stimolante come Alex credeva, il disincanto ha presto il sopravvento: assiste ai conflitti per il potere, al cambiamento delle persone (non tutte) che il potere lo conquistano, alla dedizione dei veri artisti, all’ambizione dei mediocri. Leggi il resto dell’articolo

Lo Sconosciuto racconta: 1975-1996, Magnus, Rizzoli/Lizard 2013

Lo Sconosciuto è un distillato di politica estera, di crisi internazionali, di spionaggio e terrorismo, di segreti di Stato e politiche di potenza, di eserciti privati ed economia criminale.

Il volume precedente, inalberava la scritta “edizione integrale” e non includeva le due storie brevi – Una partita impegnativa e Il volo del Lac Leman – apparse nel 1981 sul supplemento a fumetti Strisce e Musica, curato da Bonvi e Red Ronnie per Il Resto del Carlino. L’omissione è sanata, e questo volume è un’ottima rielaborazione critica – grazie a Luigi Bernardi e Fabio Gadducci – del miglior personaggio seriale creato da Roberto Raviola.

sconosciutoracconta-copGià il fatto che in 21 anni siano uscite una dozzina scarsa di storie, fa capire quanto il percorso produttivo fosse elaborato e meticoloso. Persino nelle 6 storie uscite nel formato tipico dei fumetti porno, Magnus mise un impegno forsennato.

Da Poche ore all’alba (luglio 1975), quest’uomo senza nome, per comodità chiamato Unknow (storpiato dalla “n” finale), l’espressione nascosta dagli occhiali a specchio, un eroismo quasi suo malgrado, viene da tragedie appena accennate (Vietnam, Legione Straniera) e va ad incrociarne altre. Da Marrakech a Roma, da Mont Saint-Michel a Haiti fino al Libano: sei albi, cinque storie, quattro continenti diversi (è Bernardi a farlo notare).

Segue una pausa di quasi sei anni, interrotta dalle due storie brevi recuperate in questa seconda antologia. Unknow non partecipa, si limita a raccontarle. Doveva esserci una terza storia con queste caratteristiche, intitolata Socco Chico. L’uomo che aveva perso il suo cappello, ma Magnus si è limitato a sceneggiarla (e qui viene recuperato il soggetto inedito). “Peccato che, insieme a Il Conte Notte, sia rimasto un progetto: è il prezzo ingeneroso e paradossale che abbiamo dovuto pagare per avere in cambio quella che è soltanto un’altra storia di Tex, sia pure disegnata meglio”: Bernardi sapeva essere tranciante.

La rinascita di Unknow si compie su Orient-Express. Magnus lo riporta in vita dal 1982 all’84. In seguito è stato più volte ripubblicato e rimontato, da Granata Press e altri editori. Chiuso traumaticamente con L’uomo che uccise Ernesto “Che” Guevara, il secondo arco narrativo avrà una brevissima appendice (su Comix) poco prima della morte del Maestro: Nel frattempo, un possibile nuove inizio. Leggi il resto dell’articolo

Cara Patagonia, Jorge Gonzalez, 001 edizioni

Cara Patagonia di Jorge Gonzalez 2 copertine

Opera monumentale, stordente, autobiografica ed etnografica, resta negli occhi per come – in un’alternanza di tavole mute e altre stracolme di parole – Jorge Gonzales – mostra come disegnare il vento.

Comincia in Terra del Fuoco nel 1888. Quasi monocrome, immerse in un silenzio sibilante, le prime tavole mettono subito di fronte all’immensità della natura e alla minimalista presenza umana all’interno di un ambiente in cui il vento complica la messa a fuoco delle forme.

Segue una spedizione punitiva, una spietata caccia all’uomo voluta da un allevatore bianco, Taylor, che intende sterminare gli indios che gli rubano le pecore: “Questi indios non vogliono capire che nessuno tocca le mie pecore”.
Un altro bianco che vediamo nudo accanto a un’indigena quando uccide per legittima difesa uno degli uomini di Taylor, porta in salvo la ragazza Yamana in una missione cattolica, dove lo chiamano Padre Marcos.

Altri indios vengono catturati e imbarcati per l’Europa, dove saranno esposti come cannibali, dietro le sbarre, nel corso dell’Esposizione Universale di Parigi 1889 (è appena stata inaugurata la Tour Eiffel)…

Con la collaborazione ai testi di Horacio Altuna, Hernan González e Alejandro Aguado, la traduzione di Pier Luigi Gaspa, finisce con una lunga intervista a uno scrittore che ha appena pubblicato un libro intitolato “La valle degli antenati”, un testo che definisce come “la cronaca dell’indagine su una parte del mio passato familiare”. Lo scrittore ha scoperto di avere antenati galiziani e italiani, ma anche sangue indios. Negli immensi spazi patagonici, all’estremità dell’emisfero australe, leggenda e realtà si fondono e confondono.

Baci dalla provincia, Gipi per Coconino

Due storie noir sul passato che ritorna e sull’amicizia che si decompone.
Gli innocenti (2005) e Hanno ritrovato la macchina (2006) – 62 tavole in bicromia – sono narrazioni sincopate, in cui il passato incombe, tracima, sconvolge, ma non viene svelato se non per ciò che serve al presente.
Andrea, il nipote, chiede allo zio se l’amico che stanno andando a trovare è stato anche lui in prigione. Sì, è la risposta “ma non è un delinquente. Era innocente”.

“Hanno ritrovato la macchina” è il contenuto della telefonata notturna che fa ripiombare un uomo dentro “una vita che credeva finita”.

baci-dalla-provinciaSiamo in una località sul mare, forse in Toscana. Lo zio Valerio non vede l’amico da una decina d’anni. Valerio è il fratello della mamma e per Andrea – sette-otto anni – è facile capire che la mamma è rimasta infastidita da quel cambiamento di programma (dovevano andare al parco giochi). Andrea insiste, vuole sapere perché Giuliano, l’amico dello zio, è finito in prigione, e Valerio glielo racconta.
Gipi cambia stile, ne sceglie uno sgraziato e appuntito e abbandona il colore, per questa specie di flashback, che parla di terrorismo e riecheggia Sleepers.

“Hanno ritrovato la macchina”, sono passati sette anni, e chi ha chiamato e chi ha ricevuto la telefonata – resteranno senza nome – vanno a cercare un terzo uomo coinvolto nella vicenda. Il terzo uomo vive in campagna, in una casa isolata. È colpevole, aveva assicurato agli altri che la macchina non sarebbe mai stata ritrovata. fra i due complici si insinua un tarlo rovinoso. L’uomo che ha sparato dice di non credere in Dio, “quindi il destino me lo faccio da solo”, e compiange l’altro che gli pare infarcito “di cazzate religiose… tutte quelle storie sui peccati, il paradiso l’inferno”.
L’inferno diventa l’incubo dell’uomo che non ha sparato, e tuttavia teme di morire e non rispetta i patti…

Light and Bold, Jordi Bernet e Carlos Trillo

Light and Bold di Jordi Bernet 2

Light and Bold di Jordi Bernet“Un mostro insensibile” più “una bellissima insensibile”, più “un narratore in prima persona che non partecipa alla storia”, e la storia non è altro che “un delirante intrigo universale” totalmente privo di psicologie: ecco gli ingredienti che Carlos Trillo ha proposto a Jordi Bernet, che ne ha ricavato 64 tavole in bianco e nero con il suo inconfondibile stile, sintesi di sensualità e grottesco.

Bold è il nome di un ”sicario enorme e gorilloso”, romantico e amante della poesia, mentre Light è una bionda che incarna la perfezione, “pericolosa per gli uomini” (a cui fa perdere la testa).

Trasparente rivisitazione del mito della Bella e la bestia – ma il riferimento estetico più chiaro è alla relazione fra King Kong e Ann Darrow – questa Light and Bold è, secondo Bernet, la prima storia d’amore da lui disegnata. Sì, perché fra i due protagonisti scatta un’attrazione irresistibile, che scardina il già “delirante intrigo” preannunciato.

Alla naturale anaffettività (da bambina, osservò senza emozioni il cadavere del padre tranciato da una sega circolare), Light ha aggiunto l’assoluta insensibilità al dolore fisico, frutto di un trattamento sperimentale guidato da un losco scienziato orientale. È così insensibile, che deve frequentare un corso di teatro per imparare a fingere…

Nella trama entrano agenti della Cia e del Kgb, disegnati e descritti secondo i più tradizionali stereotipi, con punte di puro nonsense: una delle spie abita in via del Ratto, un’altra ha l’ufficio in via dell’Ornitorinco, l’agente della Cia capisce sempre il contrario della realtà, quello del Kgb ha una passione smodata per le geishe…

Il narratore dice di vergognarsi della trama, finge di non voler continuare nell’esporla, ma cede alle richieste dell’editore, nudità comprese. Si deve pur vivere.

The Raven, Lou Reed e Lorenzo Mattotti

Il testo è stato composto da Lou Reed nel 2003, quando pubblicò l’album omonimo; le illustrazioni di Mattotti sono di sei anni successive; la traduzione è di Riccardo Duranti

Omaggio dichiarato a Poe, uno di quegli scrittori, scrive Reed, “con la capacità di prendere le paure, i sogni o le suggestioni peggiori e di tradurli immediatamente in un’opera. Le migliori diventano arte. La capacità di avere un filo diretto con il pianeta della paura e il demone della perversione – il desiderio di fare ciò che sappiamo essere sbagliato”.

Lorenzo Mattotti - The Raven (Lou Reed)

Reed ha rielaborato Poe, i suoi racconti e le sue poesie, scritti quasi due secoli fa. Ne ha tratto una serie di canzoni, un poema di amore e morte, impulsi primordiali e tentazioni irresistibili, sogni e spettri, follia e magia, droghe e angeli, dolore e terrore, sensi di colpa e ossessioni sessuali. Il poema in due atti è stato allestito con la regia di Robert Wilson e recitato da Willem Defoe, Steve Buscemi, Amanda Plummer, Elizabeth Ashley e altri attori, con un accompagnamento musicale composto dallo stesso Lou Reed, con la collaborazione di David Bowie, Laurie Anderson, Ornette Coleman, Blind Boys of Alabama e altri ancora.

the ravenIn scena e sulla pagina ci sono Poe da giovane e da vecchio, Ligeia, Lady Rowena, Lenore, la Morte, il Corvo, Annabel Lee, il Re e Saltaranocchio, la principessa Tripitena, Roderick e Madeline Usher, e altre voci narranti.

A sua volta, Mattotti illustra il poema con la massima libertà stilistica. Alterna tavole a colori ad altre in bianco e nero, varia stile e tecnica dei dipinti – fra pennino e carboncino, più o meno rifiniti, a volte ridotti a profili essenziali – con un dominio assoluto dei neri e delle ombre, e del suo rosso accecante.

Intrecciando corpi e ombre, Mattotti dà forma alle allucinazioni e alle più colorite fantasie sessuali. Tramite artigli e coltelli, orbite e labirinti, nudità e simboli di rapacità, aggiorna e amplifica il discorso avviato anni prima insieme a Kramsky intorno a Jekyll e Hyde.