Purché non sia una vittoria di Pirro

Si respirava l’aria di Inter-Pordenone. Sufficienza, anzi supponenza; senso di superiorità, troppi sorrisi in panchina, la facilità elementare che porta al gol di testa del più basso, due, tre, quattro occasioni sprecate con leziosità per le quali Conte avrebbe ruggito, mentre Inzaghi digeriva pazientemente, consapevole che l’errore di partenza era stato suo: non puoi giocare contro una delle più belle squadre di Serie A con nove riserve.

È finita con due disastri: Correa fermo per almeno un mese e altri tempi supplementari nelle gambe di calciatori già affaticati. Ma è finita con una vittoria, il rischio è che il risultato nasconda il significato.

Cerco di non essere ipocrita, ma partite come quella di ieri sera mi fanno pensare che con un paio di gravi infortuni – di quelli che hanno martoriato il Napoli, innanzitutto, ma anche Milan e Juve – questa Inter arriverebbe quarta. Fossi nel procuratore di Brozovic, chiederei un milione in più di quelli già accettati dalla società. Semplicemente, senza Brozovic, l’Inter non sa impostare l’azione da dietro, deve snaturarsi, allungarsi, spaccarsi in due, esporsi al contropiede com’era capitato solo contro il Real Madrid. Se poi la vinci con il più bel gol in carriera di Andrea Ranocchia e lo shot di uno che avevi già impacchettato per Genova e che l’ultima volta aveva segnato prima della pandemia, devi saperla riconoscere, la fortuna (il suo sguardo muta repentinamente) e intervenire subito sul mercato. Di acquisti, se parte Sensi, ne servono due.

Pagelle in breve, al solo scopo di sottolineare i demeriti.

Radu 6 / D’Ambrosio 6 / Ranocchia 7, ma dietro ha sbandato parecchio / Dimarco 5,5 / Dumfries 6, gli va spiegato che ogni tanto deve cercare l’uno contro uno / Darmian 5,5 / Vecino 4,5, fuori ruolo, fuori forma, tanto vale metterlo fuori rosa / Gagliardini 5, l’arbitro lo prende di mira – Sacchi 4: è una di quelle serate in cui l’arbitro fischia al solo scopo di dimostrare che lui non è succube dello squadrone, e nel dubbio le fischia tutte per la squadretta – ma lui è legnoso come nelle serate peggiori / Vidal 6,5, ha un’ora di autonomia, ma era l’unico centrocampista da Inter / Correa sv, al quarto infortunio muscolare in una squadra che non ha avuto infortuni muscolari / Sanchez 7, esagera coi tocchetti ma anche stavolta è decisivo / Lautaro 4, indisponente, sbaglia tre gol ma soprattutto sbaglia dieci “scelte” / Dzeko 6,5, enciclopedia vivente sul come rendersi utili anche col il fiatone / Calhanoglu 5, pessime scelte, sembra così molle da non avere nemmeno la forza di calciare gli angoli / Perisic 5,5 / Barella 6,5 / Sensi 9, gol indimenticabile, dopo aver sbagliato palloni elementari / Inzaghi 5, la rimedia, ma non ha motivi per essere orgoglioso: si riveda le formazioni schierate da Juve e Milan, Atalanta e Napoli, Fiorentina e Lazio, e poi ci dica se questo è il modo per “onorare la Coppa”.

Inter-Empoli, prima

Era l’Inter. Era la Juve. Era sempre l’AIA.

Non confondere il miglior attacco con i migliori attaccanti

Edin Dzeko ha segnato un solo gol nelle ultime 12 partite di campionato.

Lautaro Martinez ha segnato 3 gol su azione nelle ultime 18.

Joaquin Correa ha segnato due doppiette decisive, ma non ha lasciato il segno in nessuna delle altre 17 partite in cui è sceso in campo (670 minuti complessivi).

Alexis Sanchez, eroe mitologico della Supercoppa, ha segnato appena due volte in campionato, in partite finite 4-0 e 5-0 (675 minuti complessivi).

Nella stessa partita, Lautaro e Dzeko hanno segnato solo in tre occasioni: nel 6-1 al Bologna, nel 2-2 all’Atalanta e nell’1-2 al Sassuolo; dal 2 ottobre non è più successo.

Esattamente un anno fa, Romelu Lukaku aveva già segnato 20 dei suoi 30 gol stagionali.

L’Inter ha finora giocato 28 partite, segnando in 24: non c’è riuscita contro il Real Madrid (due volte), a Donetsk e domenica sera a Bergamo.

In 19 partite, l’Inter ha segnato almeno due gol.

In campionato, l’Inter viaggia al ritmo di 2,42 gol a partita (51 in 21).

Sommando i gol fatti dai quattro attaccanti, si arriva a 31 su 61 (23 su 51 in campionato). Sono i gol segnati da 12 difensori e centrocampisti a spiegare il primo posto in classifica.

Non c’è più la LuLa, e purtroppo nessuna combinazione fra quelle possibili utilizzando i nostri quattro attaccanti può avvicinarsi al rendimento di quella micidiale macchina da gol, che nella stagione scorsa garantì 49 gol in 48 partite.

Questi numeri a me pare dicano una cosa semplice: Inzaghi sta facendo miracoli con una squadra inferiore a quella allenata da Conte.

Atalanta-Inter, prima

L’Inter viene dalla vittoria più sofferta, rocambolesca ed entusiasmante degli ultimi anni. Vincere la Supercoppa è comunque bellissimo, chi minimizza dovrebbe sforzare la fantasia e ipotizzare cosa sarebbe successo se l’avessimo persa ai rigori (già fatico a immaginare i nomi dei nostri cinque rigoristi).

Vittorie così, diventano indimenticabili. La Coppa del Mondo per Club vinta da Benitez è avvolta in una nebbia misteriosa (segnò pure Biabiany), la videro in pochi e l’avversario si chiamava Mazembe. La Supercoppa 2022 ha avuto quasi otto milioni di spettatori e l’avversario era il più ostile possibile, come Leonardo Bonucci ha pensato bene di ricordarci.

Non mi preoccupa tanto la stanchezza: nell’Era dei Cinque Cambi, i calciatori più esposti alla fatica giocano 70-75 minuti (Brozovic e Calhanoglu sono rimasti in campo per 120, ma sanno gestirsi). Mi preoccupa la forza intrinseca della Dea, che ha una quantità di calciatori capaci di fare gol, come dimostrano i dati: miglior attacco nella stagione 2020-21, terzo attacco finora, ma sono già andati a segno in sedici: Zapata (9), Pasalic (8), Malinovski (5), Muriel (4), Ilicic (3), Koopmeiners (2), Piccoli, Gosens, Zappacosta, Toloi, De Roon, Demiral, Freuler, Miranchuk, Maehle e Pessina (aggiungete Hateboer e Djimsiti, Palomino e Pezzella: solo la Juve ha una tale numerosità di soluzioni offensive).

Il rendimento dei bergamaschi è incomprensibile: formidabili fuori casa: 9 vittorie, 2 pareggi, 0 sconfitte; balbettanti in casa (3/3/3), con le gravi sbandate contro Fiorentina, Milan e Roma.

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Inzaghi si iscrive per diciottesimo, l’Inter arriva a 41 trofei

La Supercoppa firmata da Alexis Sanchez porta il 41esimo trofeo nella bacheca dell’Internazionale Football Club: 19 scudetti, 9 coppe europee e mondiali, 13 fra Coppa Italia e Supercoppa.

Giusto ricordare che se si applica questo conteggio a Juve e Milan, l’Inter resta ancora distante: la Juve arriva a 69 (36 scudetti + 10 coppe europee e mondiali + 23 coppe nazionali) e il Milan a 48 (18 + 18 + 12). Per pudore, ho evitato di inserire i trofei per aver vinto campionati di Serie B (uno i bianconeri, due i rossoneri) o la Mitropa Cup.

Ricordo, inoltre, che Simone Inzaghi si aggiunge alla lista di chi ha sollevato almeno un trofeo e sono 18 allenatori dei 68 che si sono seduti sulla panchina dell’Inter.

Fossimo juventini o propagandisti di regime…

Fossimo juventini, avremmo avuto una vita più semplice, con una diversa cognizione delle ingiustizie, e ieri notte ci saremmo addormentati pensando che i bianconeri avevano perso a testa alta e solo per un errore di Alex Sandro, e ai rigori l’avremmo vinta senz’altro, e ci mancavano cinque o sei o sette titolari.

Fossimo semplici propagandisti di regime, avremmo provato ad addormentarci facendo leva sui numeri, le fredde statistiche, per dirci e ripeterci che avevamo vinto con pieno merito, e che Inzaghi ha azzeccato le mosse decisive, visto che l’azione del gol sono coinvolti Dimarco, Darmian e Alexis Sanchez.

Giusto celebrarle, vittorie così: si ricordano a distanza di decenni, il Niño Maravilla è entrato nella Storia dell’Inter, Dzeko ha finalmente alzato un trofeo in Italia, la fortuna ci ha restituito un millesimo del credito accumulato in decenni di nefandezze bianconere. Ma se si vuole continuare a vincere, da partite come questa occorre ricavare altro.

A me pare che Allegri abbia giocato le sue carte in modo più convincente di quanto non abbia saputo fare Inzaghi. Di carte, Allegri ne aveva meno, eppure stava per arrivare ai calci di rigore (e l’elenco dei rigoristi nerazzurri sfiorava il raccapricciante), mentre l’Inter si era sgonfiata dopo un vertiginoso primo quarto d’ora, caratterizzato da gol sbagliati in serie, e dall’ennesimo rigore negato (“a maglie invertite” c’erano quattro episodi da rigore, tutti più netti di quello concesso in campionato per il contatto fra Dumfries e Alex Sandro; a proposito, il recupero in extremis del brasiliano è stato provvidenziale).

Bravo Morata a portarsi a spasso Skriniar, ma il gol subito da McKennie è inconcepibile, a certi livelli. Scontiamo il fatto che nessuno dei nostri centrocampisti è forte di testa, e che De Vrij si distrae facilmente. Ma la colpa principale è stata quella di non segnare mentre la Juve era alle corde e non riusciva nemmeno a superare la propria metà campo: in questo, gli errori di Lautaro mi sono parsi imperdonabili.

Temo che l’intesa fra Dzeko e Lautaro non potrà mai rinverdire i fasti della LuLa. I due sono male assortiti, giocano su lunghezze d’onda diverse. Inzaghi deve inventarsi altre coppie, anche perché né Correa né Sanchez possono giocare da prima punta. Forse vale la pena di scommettere sulla giovane coppia argentina e su quella formata dai “vecchi”, il bosniaco e il cileno.

Per quanto prevista, la marcatura asfissiante su Brozovic ha funzionato. Forse l’asticella di Calhanoglu non arriva a partite di questa delicatezza. E Barella sta attraversando una fase complicata, immerso in una frenesia che gli comprime l’esuberanza.

Quando Sanchez colpisce il pallone, il cronometro segna 120:01. Doveri stava per portarsi il fischietto alle labbra.

Diciamocelo: vincere così, ha un sapore che non conoscevamo.

3666, mi ricordo

Mi ricordo di essermi ripromesso di evitare le partite fra Inter e Juve, e presto mi procurerò l’apposito certificato medico.

Supercoppa da favoriti

Faccio un certo sforzo a parlare di calcio, nauseato da troppe cose, il “merito sportivo” è la prima cosa sacrificabile, le classi dirigenti dello sport e della politica vanno a braccetto nel raccontare storielle e nel demotivare il tifoso, mai così maltrattato. Contano solo i diritti televisivi, si gioca troppo, persino l’assegnazione di un trofeo – questa Supercoppa – annega nel diluvio di partite da cui siamo sommersi.

Per come vedo io il calcio, la vittoria in rimonta della Juve a Roma è una grande fortuna per l’Inter. Risveglia la consapevolezza del potenziale juventino, “la squadra dei 17 nazionali”, come veniva celebrata ad agosto. Tutti – io compreso – la davano favorita per lo scudetto, essendosi liberata dall’egoismo di Ronaldo e dall’inesperienza di Pirlo, e ritrovato il condottiero dei cinque scudetti consecutivi (più una mezza dozzina di coppe).

All’Olimpico, la Juve ha svoltato inserendo Arthur, Morata, Kulusevski e Chiellini… e sono rimasti in panchina Rabiot, Bernardeschi e Pellegrini (oltre a Perin, che giocherà stasera al posto del polacco, privo di Green Pass).

Qualunque altra squadra non sarebbe in grado di assorbire le assenze di Danilo, Chiesa, De Ligt, Cuadrado, Szczesny e Ramsey; invece, Allegri recupera Bonucci e Alex Sandro, ha Dybala in crescita, Kulusevski e Morata destinati a fare un grande girone di ritorno, dopo aver pensato di andarsene. Fra le assenze bianconere, mi fa piacere quella di Cuadrado, tuffatore seriale: troppi episodi controversi e troppi arbitraggi sfavorevoli per restare sereni…

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Difensori

No, la situazione non è sotto controllo… Decidano di fare come in Sudamerica, due campionati, l’Apertura e la Clausura

Bologna-Inter non si gioca. Penso sia la decisione giusta. Ma è arrivata nel modo più assurdo, con l’Inter già a Bologna, e quando Mihajlovic aveva detto che i rossoblù erano in condizioni di giocare. Di partite di Serie A, non se ne giocheranno quattro, ognuna per l’intervento di una Asl, che ha imposto l’obbligo di quarantena anche a Salernitana, Torino e Udinese.

Leggo che la principale preoccupazione dei dirigenti dello sport italiano sia quella di trovare le date per recuperare queste partite. Ricordo che tre giorni fa si era deciso di non rinviare la finale di Supercoppa, e che si è provveduto a ridurre la percentuale di capienza degli stadi. E scommetto – so già che vincerò – che anche domenica 9 ci saranno partite rinviate a data da destinarsi.

Autorità calcistiche meno miopi avrebbero dovuto bloccare tutto per venti giorni, fino alla “pausa delle Nazionali”. Circola voce che al decisore politico – mai così opaco, fra CTS, “cabina di regia”, capidelegazione e consiglio dei ministri – questa richiesta sia arrivata, senza trovare sostenitori. Temo sia l’ennesimo errore di valutazione.

Parlo di errori di valutazione, perché l’unica alternativa si chiama malafede. Sapete bene che non ho alcuna simpatia per questo governo. DI alcuni ministri, penso che farebbero parte, a pieno titolo, del “governo dei peggiori” e da un paio di mesi vedo il premier in confusione, con la voglia matta di traslocare al Quirinale, nella consapevolezza che la situazione stia sfuggendo al controllo. Se già non è sfuggita.

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André Onana, tredicesimo ajacide

3 gennaio, apre il mercato delle riparazioni

L’Inter non è nella condizione in cui dovette forzare la mano per inserire Stankovic o Pazzini, oppure per riportare a casa l’Imperatore Adriano. Semmai, la situazione è più simile a quella del gennaio 2010, quando venne ingaggiato Goran Pandev (ma nemmeno Mou oserebbe dire che quello sarebbe stato l’anello mancante per il Triplete).

Un altro esempio interessante è quello di Brozovic, voluto dal Mancio e arrivato da Zagabria nel gennaio 2015: oggi appare un grande colpo, ma all’epoca si riponevano più speranze in due meteore come Podolski e Shaqiri.

Nel gennaio 2022 sono altri a dover inseguire. Non che il divario sia netto e assodato, ma all’Inter possono bastare un paio di ritocchi, per allungare le rotazioni e dare respiro nei ruoli più delicati.

Certo, sarebbe preferibile concluderli subito, questi affari. Già alla Befana si gioca Bologna-Inter, poi Inter-Lazio, la Supercoppa contro la Juve, Atalanta-Inter e Inter-Venezia. Sottovalutandone l’enorme peso simbolico, la Supercoppa sembra più un problema che un’opportunità, ma nelle quattro partite di campionato, servirebbero 9-10 punti.

L’Inter sta agli Ottavi di Champions, è stato rescisso il contratto di Eriksen, il progetto sportivo pare molto più solido di quanto temessimo in estate, ma senza due innesti si rischia di restare con un pugno di mosche.

Le due variabili più critiche hanno a che fare con il mancato rinnovo di Brozovic e di Perisic. Da mesi si parla di “fiducia nel rinnovo”, ma i due croati sarebbero già liberi di firmare per altri, aprendo due voragini nella rosa. Scommettendo sulla loro professionalità, nell’immediato a me pare che le necessità prioritarie siano due: un vice Dzeko e un vice Brozovic. Quando dico “vice”, intendo che a gennaio non arriverà nessuno dei nomi più stuzzicanti (Julian Alvarez, Paul Onuachu, Lorenzo Lucca, Gianluca Scamacca, Giacomo Raspadori, Marcus Thuram, Donny Van de Beek, Davide Frattesi, Filip Kostic, Gleison Bremer, Matthias Ginter).

L’impressione è che possano arrivare un paio fra Felipe Caicedo, Gonzalo Villar e Lucas Digne (sullo sfondo, l’estenuante inseguimento a Nahitan Nandez): nessuna obiezione, mi vanno bene tutti.

In uscita, il primo a cui rinuncerei è Vecino. Aspetterei fine gennaio per valutare se privarmi di Satriano. Quanto a Sensi, gli si potrebbe anche pagare tutto l’ingaggio se si avesse la garanzia che chi lo prende in prestito lo farà giocare con continuità: ma non vedo chi potrebbe assumersi un simile impegno…

I 10 gol più belli e i 2 più importanti del girone d’andata nerazzurro

Su YouTube c’è un bel video, che in circa 10’ ricapitola le 49 reti segnate dall’Inter nel girone d’andata. Ne ho scelte 10, le più spettacolari:

  1. Correa di testa su cross di Darmian, l’1-2 al Verona. Finale 1-3.
  2. Dimarco su punizione, lo 0-1 alla Sampdoria. Finale 2-2.
  3. Lautaro su cross di Barella per l’1-0 all’Atalanta. Finale 2-2.
  4. Dzeko su cross di Perisic per l’1-1 al Sassuolo. Finale 1-2
  5. D’Ambrosio di testa su cross di Sanchez per lo 0-1 all’Empoli. Finale 0-2.
  6. Perisic di testa in avvitamento su corner di Calhanoglu, per il 2-1 al Napoli. Finale 3-2-
  7. Dzeko dopo vari passaggi di prima per lo 0-2 alla Roma. Finale 0-3.
  8. Dumfries in tuffo su cross di Bastoni per lo 0-3 alla Roma.
  9. Sanchez su cross di Barella per il 2-0 al Cagliari. Finale 4-0.
  10. Calhanoglu da fuori area per il 3-0 al Cagliari. Finale 4-0.

Tuttavia, l’immagine si riferisce a un gol diverso, quello segnato da Lautaro al Cagliari su cross di Barella. Gesto emblematico…

Di questa prima metà del campionato, i due gol più importanti, per il loro peso specifico, mi sembrano entrambi di Edin Dzeko:

  • Su tiro di Dimarco respinto da Musso per il 2-2 con l’Atalanta.
  • Su corner di Calhanoglu per l’1-2 alla Fiorentina. Finale 1-3.

I sette scontri diretti nel girone d’andata: in verde le vittorie, in rosso le sconfitte, interessante far caso alle traiettorie, solo il Napoli ne ha vinti quattro, solo l’Inter ne ha perso uno.

Dybala è quasi svincolato

Effetti collaterali della Coppa d’Africa

Sbagliavo, pare proprio che la Coppa d’Africa si giocherà in Camerun nelle date previste.

Per l’Inter, un oggettivo aiuto: quella nerazzurra è una delle poche rose (insieme a Juve e Atalanta, Udinese, Empoli e Genoa) che non perderanno petali.

Ecco la mia personale classifica delle squadre più danneggiate:

  1. Napoli – Koulibaly (Senegal), Anguissa (Camerun), Ounas (Algeria), Osimhen (Nigeria)
  2. Milan – Ballo Touré (Senegal), Bennacer (Algeria), Kessié (Costa d’Avorio)
  3. Venezia – Ebuehi (Nigeria), Okereke (Nigeria)
  4. Sassuolo – Boga (Costa d’Avorio), Traoré (Costa d’Avorio)
  5. Bologna – Barrow (Gambia), Mbaye (Senegal)
  6. Cagliari – Keita Baldé (Senegal)
  7. Fiorentina – Amrabat (Marocco)
  8. Roma – Afena Gyan (Ghana), Darboe (Gambia), Diawara (Guinea)
  9. Torino – Ola Aina (Nigeria)
  10. Sampdoria – Colley (Gambia)

La Coppa non avrà particolari effetti su Lazio, Spezia, Verona e Salernitana.

I convocati partiranno subito dopo Natale. Fra il 9 gennaio e il 6 febbraio si giocano le partite, tutte e quattro le nazionali semifinaliste terranno impegnati i propri calciatori per un mese e mezzo, a cui dovranno sommarsi le quarantene.

Le Nazionali sono 24, non so quasi nulla del loro valore, mi limito a ipotizzare le sei squadre da cui dovrebbero uscire le semifinaliste: i padroni di casa del Camerun, l’Egitto di Salah, la Nigeria di Osimhen, il Senegal di Mané e Keita Baldé, il Marocco di Hakimi e Ziyech, l’Algeria campione uscente.

Quali partite dovrebbero saltare i calciatori di Napoli e Milan?

Il Napoli giocherà allo Stadium di Torino, poi ospiterà la Samp, quindi la Fioentina in Coppa Italia, trasferta a Bologna, in casa con la Salernitana, e infine il 6 e il 13 febbraio sono in calendario Venezia-Napoli e Napoli-Inter.

Per il Milan, il 2022 comincia ospitando la Roma; poi trasferta a Venezia, il Genoa a San Siro per la Coppa Italia, Milan-Spezia e Milan-Juve, il 6 febbraio ci sarà il derby e il 13 Milan-Samp.

E il 16 febbraio, quale Liverpool scenderà a San Siro?

Qualche dato statistico sull’Inter di Inzaghi

#amala. I più sostituiti: Lautaro 18/23, Calhanoglu 17/21, Perisic 14/23, Barella 13/23, Dzeko 10/24, Brozovic 10/25, Darmian 8/15, Correa 7/16, Bastoni 8/23. I più subentrati: Dimarco 15/24, Vidal 14/17, Sanchez 14/17, Vecino 14/15, Sensi 10/11, Dumfries 10/21, Gagliardini 9/12.

#amala. Hanno finora segnato 17 (diciassette) calciatori diversi: in cima Dzeko e Lautaro 11, poi Calhanoglu 6, Perisic e Correa 4, Sanchez, Skriniar e Dumfries 3, Dimarco, Vidal e Gagliardini 2, Brozovic, Barella, De Vrij, Darmian, D’Ambrosio e Vecino 1.

#amala. Inzaghi gestisce l’usura: Lautaro ha completato i 90’ solo una volta su 23, Sanchez una su 17, Calhanoglu due su 21, Vidal una su 17, Dimarco cinque su 24, Dumfries sette su 21, Perisic sette su 23, Dzeko nove su 24. Nelle sue sedici presenze, Correa non ha mai fatto 90’.

#amala. Ecco la ripartizione dei 39 assist finora distribuiti dall’Inter: Barella e Calhanoglu 7, Dzeko 5, Lautaro, Vidal e Dumfries 3, Perisic, Bastoni e Dimarco 2, Correa, Darmian, Gagliardini, De Vrij e D’Ambrosio 1.

Inter-Torino, prima

Quali sono le squadre più migliorate rispetto al campionato scorso? Quelle allenate da Italiano e da Juric: Fiorentina (più 13 ) e Torino (più 12).

In vista dell’ultima di andata, ecco un altro paio di dati da considerare: il Toro ha la quarta miglior difesa della Serie A (18 gol subiti, appena uno in più della Juve e tre più dell’Inter) e se è vero che ha giù subito 7 sconfitte, sono state tutte e 7 con il minimo scarto: in casa, 1-2 con l’Atalanta e 0-1 nel derby; fuori casa 2-1 a Firenze, 1-0 a Napoli, 1-0 a san Siro con il Milan, 1-0 a Spezia, 1-0 all’Olimpico con la Roma. Bastava poco, pochissimo, e oggi vedremmo il Torino di Juric davanti alla Lazio.

È una squadra che collassa il centrocampo con sei-sette elementi. Nessuno riesce a “giocare bene” contro il Torino, i granata corrono tanto, fanno pressing, hanno molta qualità in mezzo dove, anche senza Praet e Verdi, possono contare su un pacchetto molto ben assortito: Pobega, Brekalo, Pjaca, Linetty, Rincon, Lukic, Mandragora, Vojvoda, e sul centrocampista italiano più sfortunato degli ultimi anni, Daniele Baselli. Forse Sanabria non è un attaccante da venti gol, ma laterali come Singo e Ansaldi sono in grado di mettere alla prova Dumfries e Perisic. Vero è che i granata sembrano disporre del quindicesimo attacco, ma non hanno mai avuto Belotti (e finora non hanno ricevuto nemmeno un rigore a favore).

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Campioni d’Inverno (ma avrei preferito che il Napoli fosse più distante)

Forse non a tutti è chiara l’enormità di quanto è accaduto: nell’anno solare 2021, l’Inter ha conquistato 101 punti segnando 103 reti…

Milan-Napoli doveva finire in parità. Non condivido l’annullamento del gol di Kessié e mi pare che la squadra di Spalletti abbia troppo speculato sul golletto in partenza. La mediocrità della partita non deve ingannare: a entrambe le squadre mancavano quattro o cinque titolari e il prato di San Siro sta collassando (con i ritmi di gennaio diverrà ingiocabile).

Tuttavia, devo ammetterlo: non mi aspettavo che l’Inter sarebbe stata quattro punti avanti alla diciottesima, dopo averne recuperati undici in sei partite. Confermo i miei timori per la forza del Napoli: ieri sera ha avuto fortuna, quella che gli era mancata contro l’Empoli, ma è titolo di merito non subire quasi nulla con una difesa composta da Malcuit, Di Lorenzo (fuori ruolo), Juan Jesus e Rrhamani.

A illustrare questo post, ho scelto Ivan Perisic, perché i gol si pesano, e il suo a Salerno ha messo la partita in discesa, rendendola ancora più agevole del previsto. Della trasferta all’Arechi, rimarco la giocata di Dzeko e Calha nell’azione del gol di Sanchez, Dumfries che si inserisce di prepotenza (e poteva fare doppietta), Sanchez che a certi ritmi è ancora l’attaccante più forte della serie A, Handanovic che impedisce a milioni di interisti di rimpiangere Obi.

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Il Paese delle deroghe, il campionato degli impuniti, i pessimi precedenti con la Salernitana

Prima o poi tornerò a scrivere del Caso Suarez, finito a tarallucci e vino. Dalla giustizia sportiva non mi sono mai aspettato nulla, dalla Procura di Perugia attendo ancora la risposta a una semplice domanda: chi pagò il volo privato da Barcellona, andata e ritorno, il giorno dell’esame farsa?

Stasera l’Inter affronta una squadra che, semplicemente, non dovrebbe stare in Serie A.

La Salernitana era nelle mani di Lotito (del figlio e del cognato), e dovrebbe valere l’elementare regola che impedisce a un solo proprietario di controllare due società che giocano lo stesso campionato. Il problema era stranoto a giugno. Siamo a Natale e le procedure di vendita della Salernitana sono ferme al palo. Ieri, quasi tutte le società di Serie A hanno votato per una proroga di altri sei mesi, così che la Salernitana possa concludere il campionato, risprofondare placidamente in Serie B e, immagino, a quel punto il problema svanirà in una delle solite paludi all’italiana.

Sentite cosa ne pensa Urbano Cairo: “Penso che finire il campionato con 19 squadre non sia una bella cosa, credo sia meglio andare avanti così. Non è neanche un momento facile per trovare acquirenti. Ci può stare dare un po’ di tempo in più, credo che sia giusto così”… Ora, come si dice in gergo, “la palla passa al Consiglio federale”, che si riunirà martedì. Sapete chi parteciperà a nome della Lega? Dal Pino, Marotta e Lotito… E intanto dateglielo, quel seggio senatoriale a Claudio Lotito: che possa votare anche lui per il prossimo presidente della Repubblica.

Che la Salernitana, sul campo, sia destinata a tornare in Serie B, è parere unanime. Ovvio che l’Inter debba batterla, ma così come disprezzo le goleade, provo fastidio per le sbruffonate. Allo Stadio Arechi, con tutto l’orgoglio di chi parte battuto, i campani hanno perso 0-1 con l’Atalanta e 0-1 con il Napoli, subendo il gol decisivo a 15-20 minuti dalla fine. Aggiungo che con questo arbitro, Mariani di Aprilia, non siamo mai fortunati (ultimo episodio, il rigore alla Juve al novantesimo per il contatto di Dumfries su Alex Sandro, che aveva già calciato il pallone).

Per quel che vale, attenzione agli insospettabili precedenti: in Serie A sono appena quattro, due vittorie a testa, ma a Salerno l’Inter ha sempre perso e nel computo complessivo dei gol sta sotto: 4 segnati e 5 subiti… Il penultimo scontro diretto fu il preludio a uno degli errori capitali della gestione di Massimo Moratti: a San Siro, l’Inter che aveva battuto il Real faticò a superare la Salernitana con un gol di Zanetti al quarto minuto di recupero, ma il giorno dopo fu esonerato Gigi Simoni.

Al ritorno, l’11 aprile 1999, arrivò la secca sconfitta 2-0 con gol di David Di Michele e Federico Giampaolo, contro una squadra, allenata da Oddo, ben superiore all’attuale, non fosse altro per la presenza di Marco Di Vaio, Gennaro Gattuso e dell’ex Salvatore Fresi. Ecco la formazione nerazzurra, guidata dal Giaguaro Castellini: Frey / Simic, Colonnese, West, Silvestre / Zanetti, Paulo Sousa, Cauet, Winter / Ronaldo, Zamorano; in panchina, fra gli altri, Bergomi, Zé Elias, Galante, Pirlo e Djorkaeff.

Bulimia, delirio, inflazione… Un cenone di Capodanno tutte le sere

Fra il 6 gennaio e il 20 febbraio 2022, il calendario dell’Inter risulta tanto intasato quanto preoccupante.

I nerazzurri dovranno giocare 11 partite. E che partite… Bologna-Inter 6 gennaio, Inter-Lazio il 9, Supercoppa Inter-Juve il 12, Atalanta-Inter il 16, il 19 Inter-Verona (o Inter-Empoli, per la Coppa Italia), Inter-Venezia il 23. Poi, la famosa (o famigerata) “pausa per le Nazionali”, e subito alla ripresa il Derby, Inter-Milan il 6 febbraio, poi il 9 febbraio Inter-Roma (la più probabile combinazione di Coppa Italia), Napoli-Inter il 13, Inter-Liverpool il 16 e Inter-Sassuolo il 20 febbraio.

Dato positivo, per otto volte si giocherebbe a San Siro (trasferte a Bologna, Bergamo e Napoli). Dato negativo: già alla settima di ritorno, l’Inter avrà già giocato contro tutte tre le rivali per lo scudetto.

E già in alcuni campionati europei aleggia l’ombra della pandemia, mentre ogni giorno che passa aumentano le voci sull’annullamento della Coppa d’Africa, che dovrebbe giocarsi in Camerun fra il 9 gennaio e il 6 febbraio. Napoli (Koulibaly, Ounas, Anguissa, Osimhen), Milan (Kessié, Bennacer, Ballo-Touré), Cagliari (Keita), Bologna (Barrow) e Fiorentina (Duncan) sono pronte a stappare lo Champagne.

Basterà evitare che i Reds mandino in campo i bambini