Piacevole essere d’accordo con Marotta e con Ausilio

Commenti, ne leggeremo per settimane, mesi. Si ricomincia a giocare il 22 agosto, e ancora una volta a calciomercato aperto, dunque con l’ansia e la distrazione del “colpo” che può cambiare segno alla stagione.

Da quel che ho capito, le possibilità che Marotta rimanga stanno sul 90%; quanto a Conte, non mi sbilancerei oltre il 60%, perché ormai mi è chiaro che questo allenatore è divorato dalla voglia di vincere, e resterà all’Inter solo se sarà convinto di poterlo fare. Certo, le p0anchine appetibili, in giro per l’Europa, non sono molte: Tottenham, forse Arsenal, non credo sia tipo da Real, il Psg potrebbe fallire su tutta la linea, ma ha appena cambiato, e la Juve è un capitolo chiuso. Ripeto, la sorte di Conte mi sembra ancora in bilico.

In una lunga intervista, Beppe Marotta ha espresso un giudizio secco: meglio spendere per un grande allenatore che aggiungere un giocatore alla rosa. Nelle storiche discussioni sul “peso relativo” dell’allenatore nei risultati della squadra, anch’io penso che la quota possa variare fra il 20 e il 25%. E in un’altra intervista, Piero Ausilio ha usato parole che sembrano riprese da miei post di questo inverno: “C’erano più squadre all’inizio dell’anno, la nostra ha qualità, abbiamo giocatori importanti, ma Conte ha fatto la differenza. La differenza è stata lui e se fosse stato in un altro club simile all’Inter avrebbe vinto quello allenato da lui. Fortunatamente è da noi e ce lo teniamo stretto”. Avevo scritto che Conte non avrebbe mancato di vincere lo scudetto se avesse allenato questa Juve e persino questo Napoli.

È sempre divertente confrontare le reciproche impressioni sull’attimo fuggente, il momento fatale in cui la storia ha preso una certa direzione. Nella citata intervista, Ausilio afferma: “Non dimentico Spalletti, non dimentico le persone con cui ho lavoro. Lì è cominciato il percorso che ha fatto tornare l’Inter in CL. Il momento alla base di tutto è stato il gol di Vecino che ha cambiato le sorti dell’Inter e del nuovo progetto”.

“L’ha messa Vecino!”, certo. Ma se vogliamo rispolverare pagine di storia, io consiglio di tornare agli ultimi dieci minuti di Inter-Empoli, 26 maggio 2019. Aveva segnato Keita, aveva pareggiato Traoré, al minuto 81 Nainggolan aveva lasciato l’unica firma per la quale vale la pena ricordarlo in nerazzurro, ma in quegli ultimi dieci minuti l’Inter di Spalletti andò in barca, e fu salvata da almeno quattro parate di Samir Handanovic. Più cinque che quattro. Più sei che cinque…

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Non per tutti, era la prima volta

Fra Nazionali, campionati e coppe – considerando solo i primi cinque tornei europei, senza Belgio e Croazia, Olanda e Slovacchia – l’Inter 2020-21 ha consegnato il primo trofeo a una larga maggioranza della rosa: Samir Handanovic, Milan Skriniar, Alessandro Bastoni, Danilo D’Ambrosio, Nicolò Barella, Roberto Gagliardini, Stefano Sensi, Marcelo Brozovic, Christian Eriksen, Lautaro Martinez, Andrea Pinamonti e Romelu Lukaku.

Tra i difensori, avevano vinto qualcosa solo Stefan de Vrij (Supercoppa italiana 2018 con la Lazio) e Andrea Ranocchia (Coppa Italia 2011 con l’Inter).

Fra i laterali, invece, c’era già una notevole concentrazioni di “tituli”: Matteo Darmian (Coppa d’Inghilterra e Supercoppa d’Inghilterra 2016, Coppa di Lega Inglese ed Europa League nel 2017 con lo United); Ashley Young (Europa League, Coppa di Lega inglese, Supercoppa d’Inghilterra, Coppa d’Inghilterra, tre Community Shield e una Premier League con lo United); Aleksandar Kolarov (una Coppa Italia e una Supercoppa italiana con la Lazio, una Coppa d’Inghilterra, due Coppe di Lega inglese, due Premier League e una Supercoppa d’Inghilterra con il City); Achraf Hakimi (Champions League, Supercoppa spagnola, Supercoppa UEFA e Mondiale per club con il Real Madrid, e una Supercoppa di Germania con il Borussia Dortmund); infine, Ivan Perisic (Supercoppa di Germania con il Wolfsburg, due Bundesliga con Bayern Monaco e Borussia Dortmund, tre Coppe di Germania con Wolfsburg, Bayern e Dortmund, e una Champions League con il Bayern Monaco).

Fra i centrocampisti, spicca il palmarès di Arturo Vidal: tre Coppe, due Supercoppe e tre campionati di Germania con il Bayern Monaco, quattro scudetti, una Coppa Italia e due Supercoppe Italiane con la Juventus, un campionato e una Supercoppa spagnola con il Barcellona. E la doppia vittoria in Copa América con la Nazionale del Cile (2015 e 2016). E Matias Vecino ha vinto con il Nacional il campionato uruguaiano.

Fra gli attaccanti, infine, l’unico ad aver già vinto qualche trofeo era Alexis Sanchez: un Mondiale per Club, una Coppa di Spagna, una Liga e due Supercoppe Spagnole con il Barcellona, due Coppe e una Supercoppa d’Inghilterra con l’Arsenal. Per Sanchez, anche un campionato argentino con il River Plate, due campionati cileni con il Colo Colo e la doppia vittoria in Copa América con il Cile.

Qualche importanza deve averla avuta il fatto che costoro, voltandosi verso la panchina, potessero vedere Antonio Conte, che ha vinto ovunque, e Gabriele Oriali, che di vittorie ne ha raccolte ancora di più. Da calciatore, campione del mondo 1982, due scudetti (1970-71 e 1979-80) e due Coppe Italia; da dirigente, era accanto a Mancini e a Mourinho… Da bambino, fino ai tredici anni, “Lele” non era meno juventino di “Andonio”, i suoi idoli erano Salvadore e Menichelli, come confidò ad Alberto Cerruti una decina di anni fa.

Mi è stato fatto notare che Sanchez non ha vinto la Champions: correggo subito… Domani chiudo il sondaggio qui accanto e ne apro un altro; chi ancora non l’ha fatto, indichi qual è stato il suo “momento fatale”.

#Inter19. Tu dimmi quando, quando…

L’8 marzo, il minuto 54, Skriniar segna all’Atalanta: per la maggioranza di voi è stato quello il momento fatale, quando si è raggiunta la convinzione che ce l’avremmo fatta.

A seguire, il 21 febbraio, il derby stravinto 0-3, l’apoteosi di Lukaku e di Handanovic (quelle tre parate concentrate in un minuto).

Poi il 21 marzo, l’incredibile che si avvera: Pippo Inzaghi e Adolfo Gaich espugnano l’Allianz (per qualche milanese, identici auspici sono venuti dalla vittoria dello Spezia sui “campioni d’Inverno”).

Era il 17 gennaio quando Vidal e Barella sistemavano la Juve a San Siro, con i bianconeri al primo tiro in porta dopo 85 minuti.

Era il 28 novembre quando i più ottimisti – e ce ne voleva, di ottimismo, dopo lo 0-2 con il Real – videro nello 0-3 a Sassuolo il segno della svolta…

Lascerò aperto il sondaggio, non fosse altro per consentire l’esercizio del voto a chi alla domenica non accende il pc. Mi ha sorpreso Antonio Conte che ha indicato un altro momento cruciale, il gol di D’Ambrosio a Cagliari, a dieci dalla fine. In effetti, a un quarto d’ora dalla fine l’Inter stava sotto 1-0, e veniva dall’eliminazione con lo Shakhtar; poi vennero i gol di Barella, D’Ambrosio e Lukaku.

Una settimana dopo, ecco la vittoria più fortunosa (qualcuno l’ha indicata), l’1-0 al Napoli, a rendere evidente che il vento stava cambiando.

Resi insicuri dalla “pazza Inter”, alcuni commentatori avrebbero preferito votare per partite più vicine alla meta: Inter-Torino 4-2, Bologna-Inter dopo la sosta, Inter-Verona o addirittura Crotone-Inter. Qualcuno ha indicato nel derby di Coppa Italia – con la lite innescata da Ibra, la reazione di Lukaku e lo “sblocco” di Eriksen – il classico segno del destino.

Da un commento che ricorda come non riuscimmo a ripeterci dopo il Triplete, riprendo l’auspicio più condivisibile: “Ora ci attende la seconda stella, prepariamo con intelligenza il futuro”.

Crotone-Inter, prima

Mi piacerebbe vincere lo scudetto il Primo Maggio, ma siccome la matematica arriverebbe solo domani, tanto vale rimandare a San Siro, contro Sampdoria o Roma. Anzi, a questo punto spero che l’Atalanta arrivi seconda e che il prossimo turno ci riservi la partita più sanguinaria che un interista possa desiderare: quel Juve-Milan che tante volte si è risolto a tarallucci e vino, e stavolta pare destinato a evolversi in sfida all’OK Corral.

Le parole di Conte sono quelle che vanno dette alla vigilia della certificazione di un’impresa. Di “un’opera d’arte”. Ha fatto i complimenti a chi ha giocato meno, ha fatto i complimenti a chi ha stretto i denti nel momento più buio (dopo lo 0-0 con la Shakhtar), ha fatto capire che vorrebbe restare, ma che non resterà a tutti i costi: alla sua età, e con la sua reputazione, può permettersi di scegliere e vuole scegliere solo progetti vincenti.

Come Mou, Conte è uno che spreme le sue squadre. È vacuo ipotizzare che nella prossima stagione tutti gli attuali titolarissimi si ripetano allo stesso livello: è logico aspettarsi qualche infortunio in più e il bisogno di ruotare più uomini, da testa di serie non sarebbe tollerata l’eliminazione al primo turno di Champions.

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La lontananza, sai, è come il vento: riappare Zhang

Arriva venerdì, no sabato, no è atteso giovedì… Invece, è atterrato ieri, con un volo privato, e già questo dimostra cosa sappiano i giornalisti delle vere intenzioni di Suning: i più scaltri arrivano a indovinare qualche dettaglio, ma la sostanza continua a sfuggire a tutti…

Steven Zhang lasciò l’Italia lo scorso 7 ottobre, dunque il presidente dell’Inter Milano – quella del nuovo logo, e presto del nuovo inno – per più di 200 giorni è rimasto a 12mila chilometri dalla sua creatura.

Duecento giorni sono un’enormità, la pandemia non li giustifica. I cinesi sanno dissimulare l’imbarazzo, ma in questo intervallo di tempo ha covato una sorda ostilità verso una proprietà che si era annunciata con slogan roboanti e poi rimandava il pagamento degli stipendi. Andrebbe studiato come questa lunghissima assenza sia servita a Conte e a Marotta per reggere l’urto della tremenda eliminazione dalle Coppe (avessimo giocato l’Europa League sarebbe stato diverso) e del grottesco mercato invernale, quando non si trovarono due milioni per ingaggiare Dzeko.

Adesso, pare che Suning non abbia più tutta questa fretta di vendere, e si garantisca un “prestito ponte”, ma spero che qualche giornalista abbia il coraggio di chiedere conto a Zhang della complicità con Agnelli nel fallito golpe della Superlega; complicità non sappiamo quanto condivisa con Marotta, ma ricordo che subito dopo le dimissioni dalla presidenza dell’ECA di Andrea Agnelli, anche Steven Zhang aveva comunicato di lasciare l’executive board dell’associazione, dove si era insediato nel settembre del 2019.

I giornalisti più temerari potrebbero, inoltre, chiedere perché da quel progetto scellerato l’Inter avrebbe incassato solo la metà o un terzo della Juve; e resta sullo sfondo anche il futuro dell’area di San Siro, alla vigilia di elezioni Comunali da cui potrebbero derivare nuovi, ulteriori ritardi (lo Stadium fu inaugurato l’8 settembre 2011).

Ma al tifoso interessano soprattutto altre cose.

Resterà Antonio Conte? Verrà, almeno in parte, accontentato?

Capissero di calcio, questi cinesi, sarebbe loro chiaro che si può aprire un’opportunità eccezionale. Almeno una fra Juve e Milan non giocherà la prossima Champions. Torneranno Sarri, Spalletti e forse pure Allegri, ma dovranno ricostruire dalle macerie, mentre Conte ha già consolidato un impianto valido per otto o nove undicesimi. Partendo dalla prima fascia, anche il sorteggio Champions fa un po’ meno paura: agli Ottavi si può arrivarci, con qualche ritocco e un po’ di fortuna ci si può arrampicare fino ai Quarti. Arrivare, cioè, dove “la potenza di Suning” ci aveva promesso: stabili “fra le prime 10 squadre d’Europa”.

A chi afferma che l’Inter deve gratitudine a Suning, replico che è più vero il contrario. In un mondo in cui la reputazione è tutto, è Suning che deve ringraziare l’Inter. Simbolicamente e propagandisticamente, non ha prezzo diventare la prima proprietà straniera a vincere in Italia, anzi il primo gruppo cinese a vincere un trofeo nello sport occidentale. In un mondo in cui la reputazione è tutto, Steven Zhang deve almeno prometterci di non assecondare mai più i progetti di Andrea Agnelli.

Ai tifosi che se la prendono con il capitano

Ho difeso Samir Handanovic innumerevoli volte. Ho scritto che l’errore compiuto al Picco è stato il più grave della stagione. Ricordo che la malevolenza di certi tifosi in passato colpì anche Zanetti – “con lui non si vincerà mai niente”, dicevano, e le ironie proseguirono quando a sollevare la prima coppa fu Cordoba. Oggi, ritengo necessario che l’Inter ingaggi un portiere in grado di sfilargli la maglia da titolare. Per il figlio di Stankovic temo sia presto.

Detto questo, i tifosi dell’Inter che se la prendono con Handanovic hanno la memoria corta. Vadano a vedersi i voti del fantacalcio della Gazzetta.

Stagione 2019-20: primo Donnarumma 5.39, secondo Handanovic 5.30, a seguire Strakosha, Szczesny e Musso. E se si considerano solo i voti alla prestazione (senza i gol subiti, gli autogol e i rigori parati), nella stagione scorsa Handanovic è finito terzo a pari merito.

Stagione 2020-21: primo Gollini 5.44, secondo Szczesny 5.35, a seguire Ospina 5.34, Handanovic 5.30 e Donnarumma 5.28… Com’è possibile? Handanovic si sta confermando allo stesso, identico livello della stagione scorsa, davanti a Super Gigio, per non parlare di Musso, di Cragno, chiunque venga citato come suo desiderabile sostituto… Vero è che se si considerano solo i voti alle prestazioni (senza i gol subiti, gli autogol e i rigori parati), Donnarumma passa in testa e Handanovic slitta in tredicesima posizione, ma la differenza da Musso è 0,06.

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Forza Milan! Anche Zhang tifa per te…

Ogni giorno che passa senza che il giovane Zhang senta il dovere di stabilirsi a Milano, aggrava il mio giudizio negativo sulla proprietà cinese.

La squadra è stanca, ma non ho dubbi sulla sua tenuta. Del resto, avete visto che risultati hanno fatto Sassuolo, Cagliari e Napoli? Ah, quanto mi piace Raspadori… Non mi sorprendono i 10 punti sul Milan, trovo stupefacenti i vantaggi accumulati su Juve e Napoli, due squadre che con Conte in panchina avrebbero dominato il campionato.

Mai proprietà è stata più assente e/o dannosa nella conquista di uno scudetto. Ma a quel risultato, la squadra e Conte arriveranno comunque. È la programmazione a breve e medio termine che può rivelarsi rovinosa. Non giurerei su Conte ancora sulla panchina dell’Inter, né su Marotta AD (tornasse alla Juve, riaprirebbe una striscia di altri 9 scudetti), lo stadio resta un’entità futuribile, il main sponsor è ancora un punto interrogativo… Di certezze – a parte il nuovo logo e la nuova quarta maglia – ne vedo pochissime, il miracolo sportivo 2020-21 rischia di apparirci irripetibile già in autunno, se non verranno prese decisioni rapide e incisive.

Certo, stiamo meglio del Milan.

Ormai è chiaro che resta Ibrahimovic e se ne andrà Donnarumma: un doppio capolavoro da inserire negli annali della cattiva amministrazione. Immagino se ne andrà anche Calhanoglu, e dubito che gli inglesi faranno sconti su Tomori.

Se fallirà l’aggancio alla Champions, la stagione del Milan – di Pioli, di Ibra, eccetera – dovrà essere rivista con altri occhiali.

Campione d’inverno, grazie a un gol di Theo al 95esimo e alla più stravagante serie statistica sui calci di rigore, imbattuto nel 2020 con 79 punti nell’anno solare (6 più dell’Inter, 14 più della Juve), quel Milan faceva finta di non pensare allo scudetto, ma ci pensava, eccome.

Poi, si è palesata un’altra realtà: dalla serata della Spezia, molti hanno aperto gli occhi sull’unico obiettivo realistico, la corsa al terzo o al quarto posto.

Senza dimenticare la doppia eliminazione nelle Coppe (contro Inter e United, preliminari di Superlega), il girone di ritorno del Milan ha un’andatura da sesto posto: in 13 partite, 7 vittorie e 2 pareggi.

Nelle 13 partite giocate, nonostante il prode Donnarumma, il Milan ha incassato gol in 11 occasioni. Nelle ultime sei giornate, dovrà giocarsi tutto con tre scontri diretti (Lazio, Juventus, Atalanta), e la partita di Bergamo, domenica 23 maggio, potrebbe valere 40-50 milioni di euro. I rossoneri sono ancora secondi, ma anche il resto del calendario è inquietante, prevedendo scontri con squadre non proprio demotivate (Benevento, Cagliari e Torino).

Chi è stato Campione d’Inverno due volte su tre ha vinto lo scudetto e comunque si è sempre qualificato per la Zona Champions. Steven Zhang tifa Milan, perché un Milan che torni a frequentare l’Europa League renderà il progetto dello stadio ancora più evanescente.

D’accordo con Pistocchi, che sta aspettando ancora Zhang?

Intervistato da Marco Macca per FcInter1908, Maurizio Pistocchi ha detto molte cose che condivido. Ho cominciato a scriverle fin dall’autunno scorso, ne riprendo alcune.

«Il Napoli in questo momento sta bene, ha ritrovato giocatori importanti. Ha una sua identità e anche quando ha perso a Torino contro la Juventus ha giocato una buona partita. Credo che l’Inter non farà una partita difensiva, ma cercherà di produrre gioco. I duelli chiave saranno a metà campo. Sono molto curioso di vederla, perché sono convinto che, con la Juventus, il Napoli abbia la squadra migliore del campionato».

«Il problema della Juventus non è stato la rosa: il club ha sbagliato a cacciare Sarri, che a questo punto del campionato, aveva un punto in più dell’Inter di Conte. Quest’anno, invece, ha 12 punti in meno dei nerazzurri e 13 in meno dell’anno scorso. I bianconeri hanno spesso sbagliato l’approccio alle partite, e questo potrebbe essere riconducibile a dei difetti di comunicazione di Pirlo. Ma, a mio modo di vedere, la Juventus resta la rosa più forte del campionato».

«Penso che, con la rosa a disposizione, a mio parere inferiore sia a quella della Juventus che a quella del Napoli, Conte abbia fatto un capolavoro. Ha tirato fuori tutto il possibile dai giocatori».

Tralascio altre considerazioni di Pistocchi sul rapporto fra Inter e media e sul cosiddetto “bel giuoco”. Mi riallaccio ai suoi dubbi sul futuro societario, visto che anche questa settimana è passata senza che il giovane Zhang sia sbarcato a Milano.

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Più 11 a meno 8

Undici vittorie in avvio del girone di ritorno, nessuno le aveva mai fatte: andrebbe spiegato a Sconcerti e a quelli che parlano di un campionato modesto. È così modesto, che hanno appena vinto tutte le prime 7 della classifica e forse non basteranno 73-74 punti per andare in Champions. Mai successo prima.

La sesta vittoria con un solo gol di scarto – come la Juve di Allegri, che però veniva esalatata a modello – è venuta grazie a un capolavoro geometrico di Lukaku e Hakimi, finalizzato da Matteo Darmian, uno di quei calciatori che gli allenatori valutano meglio dei tifosi, se è vero che ha giocato più di 100 partite in Premier League (nello United, non nel Burnley) e 31 in Nazionale. Darmian aveva cominciato la partita come laterale destro, ha segnato agendo da laterale sinistro su percussione del laterale destro appena entrato.

Nessuna parata significativa di Handanovic, una pressione costante e molti tiri da fuori area. Ma Sanchez ha fallito l’occasione di farsi vedere dal primo minuto e l’assenza di Barella non è stata compensata da Sensi. La traversa di De Vrji sembrava preludere a una giornata deludente, ma Conte poteva estrarre dalla panchina Lautaro e Hakimi, e tanto è bastato. Semmai, non arrivo a capire perché sostituire sia Sensi che Eriksen, rinunciando al palleggio.

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Più 11 a meno 9

Quando arriverà, questo scudetto, andrà festeggiato più di altri.

A mia memoria, sarebbe il primo che l’Inter riesce a vincere senza essere la squadra più forte. Un merito in più. Un motivo di festa in più. Quando arriverà, valuteremo anche se c’è mai stata un’Inter “meno forte” che abbia vinto lo scudetto.

La squadra è stanca, ma gestisce con intelligenza questo calo di forma, rispetto a gennaio e febbraio. Sa soffrire e resta lucida. Lasciare il 70,2% di possesso palla al Sassuolo, non è un cedimento, piuttosto una scelta, pianificata da Conte, non disponendo di buoni palleggiatori, e scommettendo, ancora una volta, sulla devastante coppia d’attacco: 44 gol in 39 partite!

Mi piace ricordare un’altra statistica. Da quando si gioca con i 3 punti, nessuno era ancora riuscito a vincere le prime dieci partite del girone di ritorno. Nessuno… L’unica squadra paragonabile (ma il pareggio era una mezza vittoria, non una mezza sconfitta) fu il superlativo Milan di Arrigo Sacchi, nella stagione 1989-90, quella indirizzata dalla monetina sulla testa di Alemao.

Resto dell’idea che l’Inter stia giocando al 99% del suo potenziale, mentre Juve e Napoli siano rimasti largamente sotto (Gattuso con più sfortuna, per gli infortuni, Pirlo con più colpe).

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Inter-Sassuolo, prima

C’è la Juventus, e poi viene il Sassuolo.

Contro l’Inter, nessuna squadra di Serie A può vantare un rendimento migliore.

La categoria “bestia nera” può far sorridere, ma sarà il caso di non sottovalutare una statistica: fino al 2008, l’Unione Sportiva Sassuolo Calcio non aveva mai giocato nemmeno in Serie B, è emerso nella massima serie nell’estate 2013, a San Siro si è presentato sette volte, nella prima è stato sconfitto 1-0 (Samuel), si è liquefatto 7-0 nel settembre 2014 (tripletta Icardi, doppietta Osvaldo, Guarin e Kovacic), ma nelle ultime cinque occasioni non ha più perso, e ne ha vinte tre. In gol Berardi (3), Iemmello (2), Politano, Caputo e Magnani. In altri termini, negli ultimi sette anni e negli ultimi cinque confronti casalinghi l’Inter ha raccattato appena due punti.

A inizio stagione, gli attaccanti in rosa nell’Inter erano: Lukaku, Lautaro, Sanchez e Pinamonti. E tali sono rimasti.

A inizio stagione, gli attaccanti in rosa al Sassuolo erano: Caputo, Berardi, Boga, Defrel e Djuricic, e De Zerbi ha aggiunto Traoré, Haraslin e Raspadori. Per varietà e qualità tecniche, trovo sia l’attacco più imprevedibile del campionato, in estate riempirà le casse della società.

Oggi, De Zerbi non potrà disporre di Caputo e Berardi, ma anche di Locatelli e Defrel, di Ferrari e Bourabia. Mezza squadra assente, fra Covid e infortunati… Vero è che l’Inter dovrà rinunciare a Bastoni e Brozovic (squalifiche), a Kolarov e Perisic (infortuni), ma è evidente chi sta peggio. Come è evidente chi rischia di più: il Sassuolo giocherà con la forza dei nervi distesi, non farà drammi per qualsiasi risultato, mentre Conte sa bene che portarsi a più 11 sarebbe un passo decisivo.

La stanchezza di Barella e Hakimi e il mancato contributo in zona gol di Eriksen mi sembrano i fattori da sbloccare. Faccio notare, tuttavia, che non si può vincerle tutte e che prima o poi arriverà la partita che meriteresti di vincere e invece pareggi. E con un pareggio stasera, l’Inter salirebbe a più 9 dal Milan (più 10 con i confronti diretti), a nove giornate dalla fine. E intanto, fra Juve e Napoli qualcuno potrebbe pure deragliare. Firmerei per fare 4 punti fra Sassuolo e Cagliari.

Vengono continuamente aggiornate le classifiche dei contagiati, qualcuno lo fa per far credere che sia un campionato meno regolare di altri (certo più regolare del 2019-20, che fu interrotto per mesi), ma non tutti i contagi sono uguali, alcuni diventano negativi dopo dieci giorni, altri si trascinano la positività per tre settimane e più.

Trovo inquietante il modo in cui “la grande stampa” ci ha informato sul cluster in Nazionale, e trovo assurdo che si prometta di far entrare gli spettatori all’Olimpico, per gli Europei. Siamo ancora sul filo del rasoio, mente chi vuol far credere il contrario.

Torna Zhang, anzi sta per tornare

Più che sul mercato o in sedi politiche (Lega e affini), la “potenza di Suning” l’abbiamo vista nel trattamento riservato dalla grande stampa. “Servo encomio”, si definiva una volta.

Vi sottoposi questo sondaggio ai primi di febbraio, la maggioranza dei 250 votanti parrebbe apprezzare anche il Cartello di Medellin, se garantisse l’ingaggio di Mbappé, ma tutti noi siamo solo spettatori…

Persino quando è diventato chiaro che la società era in vendita, se si escludono i nemici giurati, che lavorano H24 per destabilizzare l’Inter, sugli Zhang si è preferito stendere una coltre protettiva. Tutta colpa di quei cattivoni dei comunisti cinesi (come se il patriarca di Suning non fosse ormai fra i massimi dirigenti), e persino l’incredibile scomparsa dei neocampioni del campionato cinese è stata rapidamente accantonata.

Sulla questione stipendi, la proprietà è riuscita a raggiungere un accordo con i calciatori e lo staff per la dilazione dei pagamenti. Il 31 marzo scadevano vari pagamenti – la rata di Hakimi, per esempio – e siccome mi fido di Bellinazzo (Sole 24 ore), ecco un altro sospiro di sollievo. Ma le incognite sono ancora troppe.

Da sei mesi si parla del nuovo main-sponsor, destinato a sostituire Pirelli.

Si parla dei crediti che Suning avrebbe con aziende cinesi, e i potenziali compratori pare li considerino inesigibili; è uno dei motivi per cui certe trattative si sono interrotte, mancando l’accordo tra le parti sulla valutazione complessiva della società.

Sulla questione stadio, il sindaco Sala (noto interista) ha sbagliato modi e tempi, ma la sostanza è che nessuno sa dire con certezza chi rappresenterà l’Inter davanti al Comune dopo le elezioni di ottobre.

Da tempo immemorabile si annuncia il ritorno a Milano di Steven Zhang per “la volata scudetto”: a questo punto, il giovane presidente seguirà solo le ultime 7-8 partite di un campionato che sta andando oltre le più rosee previsioni.

Al netto di tante retoriche, la sensazione è nitida: l’Inter sarà ceduta, ma Suning spera di farlo con lo scudetto sulle maglie.

Ai motivi di prestigio, si aggiunge la speranza che il valore della società possa crescere, coinvolgendo altri investitori, oltre a quelli che finora hanno inutilmente studiato i libri contabili.

Nel frattempo, Suning spera di trovare un accordo per la cessione di quote di minoranza, e chiunque sa che nessun socio di minoranza è disposto a pagare senza avere garanzie. Dunque, potrebbe trattarsi di una cessione a puntate, di una smobilitazione a scalare.

Quanto al nuovo marchio, la mia speranza è sia provvisorio e debba essere cambiato presto, per la necessità di arricchirlo con una doppia stella.

Quota scudetto in picchiata

Fino a ieri – ipotizzando che la Juve le vincesse tutte – poteva apparire che la Quota Scudetto fosse a 92 punti (91 se l’Inter avesse perso con meno di due gol di scarto all’Allianz). Oggi siamo scesi a 89, e sembra fare più paura il Milan, dopo l’imprevedibile disfatta bianconera contro il Benevento.

È evidente che basterà anche meno: il 15 febbraio avevo scritto che solo una squadra arriverà a 86-87 punti.

La vittoria del Milan ha il merito di tenere in alto i rossoneri, che rischiavano la sbandata finale. E il 9 maggio (una settimana prima di Juve-Inter) si gioca Juventus-Milan. È chiaro che dopo uno schiaffone così bruciante, la Juve si gioca tutto nelle prime partite dopo la ripresa: il derby, contro un Torino disperato, la famigerata Juve-Napoli del 7 aprile, poi il Genoa in casa e la trasferta a Bergamo. Se in queste 4 partite la Juve facesse 12 punti, torneremo a temere la rimonta, ma se – come prevedo – non ne farà più di 8-9, la Quota Scudetto precipiterà così in basso, che all’Inter basterebbe un ritmo appena sufficiente. Leggi il resto dell’articolo

3368, mi ricordo

Mi ricordo che nemmeno alla fine dell’estate l’Inter è stata tre intere settimane senza giocare.

Autocitazioni (per chi si fosse svegliato ieri)

14 febbraio 2021: “Quanto al Milan – senza riaprire la polemica sui punti derivanti dai calci di rigore – mi pare sia una macchina di cristallo, briosa e spumeggiante quanto tutto gira per il verso giusto, ma facile a rompersi (sconfitte come Lille e Atalanta, l’Inter non ne ha mai subite), una squadra difficile da mettere a fuoco, perché ha molti interpreti (Saelemekers, Tomori, Leao, Hague, Dalot…) che si conoscono poco, Theo concede tanto in difesa, insomma non la vedo in grado di fare 85 punti, e non mi meraviglierei se venisse risucchiata nella bagarre per la Zona Champions. Napoli, Atalanta e Lazio non mi paiono inferiori”.

13 marzo 2021: “Più volte, ho scritto di considerare la rosa del Napoli seconda solo alla Juve, di valore pressoché equivalente a quella dell’Inter… eppure, continuo a credere che il potenziale a disposizione di Gattuso sia di prim’ordine. In campionato, nessuno ha messo alle corde l’Inter come ha saputo fare il Napoli… il peggio sembra essere passato, e il quarto posto non è poi così lontano”.

21 dicembre 2020: “A me pare che il potenziale della Juve resti nettamente superiore a quello delle avversarie. Se lo scudetto si vince oltre i 90 punti, sarà il decimo… CR7 sembra avviato a battere il record di Higuain”. Titolo del post: “La mia certezza: chi arriva davanti alla Juve vince lo scudetto”.

Usciamo dalla ventisettesima giornata con la certezza che l’Inter sa vincere in tanti modi, che il Milan arriverà ad almeno 10 punti, e che la Juve non molla. Del resto, gioca con un Regolamento tutto suo, può far spostare le partite a proprio piacimento, prima Frabotta poi Ronaldo infrangono il Codice Penale e se la cavano con un giallo (questi spudorati si abituano e poi si lamentano per gli arbitraggi in Champions). Leggi il resto dell’articolo

Doppiette, confronti diretti, i limiti nel primo tempo

Nel far capire perché l’Inter si trovi in testa, questa tabella mostra come a mancare, semmai, siano i punti con le squadre più deboli (quelli che immancabilmente raccoglie la Roma, che sarebbe prima in un campionato senza le “grandi”).

Nel suo essere il miglior attacco della Serie A e nell’aver già segnato 75 gol in 36 partite (una rete ogni 42-43 minuti), l’Inter può puntare a Quota 100 (giocherà 48 partite), ma dovrà migliorare il rendimento nei primi tempi, che continua ad essere molto inferiore ai secondi: 24 gol a 51.

Appurato che la Lula ha segnato 39 volte su 75, un altro dato mi pare significativo: riguarda gli autori di doppiette, che sono già quattro: Lukaku ha segnato in 17 partite e per sei volte una doppietta (Benevento, Borussia, Torino, Borussia, Benevento, Lazio). Lautaro ha segnato in 11 partite, due le doppiette (Fiorentina e Milan) più la tripletta al Crotone. Hakimi ha fatto doppietta al Bologna, Sanchez al Parma: il marocchino ha segnato in 5 partite, il cileno in 4. E chi si è alzato dalla panchina ha segnato 6 gol. Leggi il resto dell’articolo

Il Napoli al completo (facciamo finta di credere ancora al calcio italiano)

Milan-Napoli, Juventus-Napoli e Roma-Napoli: in sette giorni avremo più di un verdetto e non sarei stupito se Gattuso uscirà da questo trittico con 5-6 punti.

Più volte, ho scritto di considerare la rosa del Napoli seconda solo alla Juve, di valore pressoché equivalente a quella dell’Inter. La gestione del Caso Milik mi è parsa autolesionista, ancora non capisco la strategia dei due portieri che si alternano, ma resta sorprendente che il Napoli stia così indietro.

Sesto, a 15 punti dall’Inter (12 ipotizzando che batta la Juve), ha già accumulato 8 sconfitte: eppure, continuo a credere che il potenziale a disposizione di Gattuso sia di prim’ordine. In campionato, nessuno ha messo alle corde l’Inter come ha saputo fare il Napoli, finendo con un pugno di mosche, perché ci sono stagioni che girano storte e non puoi farci niente. Il Napoli ha il terzo attacco del campionato e la terza differenza-reti, nettamente migliore di quella del Milan, che lo precede di 9 punti.

Al completo, il Napoli non lo abbiamo quasi visto. È stato menomato dalle lunghe assenze – infortuni o Covid – di Koulibaly, Osimhen, Mertens, Ghoulam, Hysai, Fabian Ruiz e Lozano. Nessuno della rosa le ha giocate tutte, il più presente è Politano, non dico altro… In varie partite, Gattuso ha dovuto inventarsi interi reparti. Ma il peggio sembra essere passato, e il quarto posto non è poi così lontano. Ovvio che per una settimana, il tifoso interista debba tifare Napoli.

Anziché buttarlo nel cestino, ecco il post che avevo impostato giorni fa per pubblicarlo domani. Ma ieri abbiamo assistito all’ennesimo scandalo del calcio italiano. Incredibile a dirsi, vi è coinvolta la Juventus, con la patetica complicità di De Laurentiis. Leggi il resto dell’articolo

In che mani finirà l’Inter? Entro stasera chiudo il sondaggio, chi ancora non ha votato, può farlo…

3358, mi ricordo

Mi ricordo che ogni volta che la Juve viene eliminata questo blog ha un’impennata di contatti, tendenzialmente superiore a qualsiasi vittoria dell’Inter.

Meglio un uovo oggi: la Juve fuori!

Fra i motivi essenziali per cui continuo a seguire il calcio e altri sport sfigurati dal denaro, rispetto a quando ho cominciato ad amarli, c’è quello identificato da artisti sudamericani come Soriano e Galeano: il periodico ritorno all’infanzia.

Siamo persone diverse, a sessantuno anni, rispetto a come eravamo a dodici, a trenta o anche a cinquanta (a cinquanta, per dire, si può festeggiare un Triplete). Siamo persone diverse, diamo importanza a cose diverse, reagiamo diversamente alle vittorie e alle sconfitte esistenziali, nella vita quotidiana, forse è inevitabile un disincanto rispetto a certe passioni giovanili, eppure qualcosa resta testardamente identico.

Ricordo gli amici di certe discussioni primaverili alla fine degli anni Sessanta, discussioni rifatte nei Settanta e negli Ottanta e nei Novanta: a un certo punto, la Juve doveva giocare una partita decisiva in Coppa, e se fosse stata eliminata avrebbe potuto concentrare le proprie energie sul campionato, ma cosa desiderava il tifoso interista – e io fra loro?

Che venisse eliminata. Meglio se immeritatamente.

La sorte europea della Juve è la più nitida dimostrazione del detto “Meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Leggi il resto dell’articolo

Verso il capolavoro di Antonio Conte

Basta confrontare le prima sette partite del girone d’andata con quelle di ritorno, per capire cos’è cambiato: all’andata 12 punti, al ritorno 21. E se si va più in profondità, si scopre che la differenza reti era 16 a 11 ed è diventata 18 a 2, che all’andata l’Inter subì gol in sei delle sette, al ritorno solo in due (e in entrambi i casi mentre già vinceva con due gol di scarto).

Il confronto può proseguire con le formazioni. Si tende a dimenticare che l’Inter giocò la finale di Europa League il 21 agosto, che Barella e Bastoni fecero otto giorni di ferie e poi andarono in Nazionale, che il nuovo campionato riprese il 26 settembre, senza amichevoli, e il 4 ottobre si era già giocata la terza giornata… La prima Inter della stagione 2020-21 vedeva in campo D’Ambrosio, Kolarov, Young, Gagliardini… e il terzetto difensivo formato da Skriniar, De Vrji e Bastoni giocò solo due delle prime undici partite.

Partite come quella con l’Atalanta (ma anche quella contro il Parma), nel girone d’andata l’Inter non era capace di farle. Infatti, sprecò punti all’Olimpico con la Lazio, a Genova con la Samp, ancora all’Olimpico con la Roma, senza dimenticare il derby, giocato con una formazione così raffazzonata, ce Conte si concesse appena due cambi, dei cinque potenziali.

Asetticamente, Inter-Atalanta era davvero da 0-0, come avevo sperato. Chi valuta le partite “ai punti” ha ragione nel sostenere che sarebbe stato più giusto un pareggio… Si è vinto per un gol in mischia, si è costruito poco, si è subito poco, Conte ha “rispettato” la forza dell’Atalanta, la squadra che da tre anni esprime il calcio più moderno in Italia, chiedendo ai suoi di evitare ogni sbilanciamento, nella convinzione che in questo periodo un gol arriverà comunque. Ha riesumato Vidal nella parte più fisica della partita, ma l’ha sostituito con Eriksen quando ha pensato che i ritmi si sarebbero abbassati. L’Inter ha giocato una partita difensiva straordinaria, con Handanovic chiamato solo a due interventi (da dicembre è tornato il grande portiere che è stato per nove anni, con l’eccezione del pasticcio con Bastoni che è costato la Coppa Italia) e marcature preventive ai limiti della perfezione, se si considera che anche stavolta nessuno ha rimediato un cartellino giallo. Giustamente, Conte ha sottolineato la prestazione di Lautaro, che ha fatto solo mezzo tiro in porta ma ha contribuito – come non sanno fare CR7 e Morata, Ibra e Rebic, e come sapeva fare Samuel Eto’o – alla compattezza della squadra.

Chi critica l’Inter dell’8 marzo per il gioco poco spettacolare ha la memoria corta: è la squadra che ha segnato più gol e con la migliore differenza reti. Anche all’epoca di Mourinho – prima degli sfolgoranti quattro mesi del Triplete – vedemmo molte partite asfittiche, e quella rosa era molto superiore a questa.

Per fortuna (e, immagino, per i meriti di chi cura la preparazione), l’Inter può disporre di tutta la rosa, ma anche l’Atalanta ieri sera era al completo, al punto da far salire dalla panchina Ilicic, Pasalic e Muriel. E Gasperini veniva da tre trasferte consecutive senza subire gol,

L’Inter oggi compie 113 anni. Da Suning, nessuna novità. Del nuovo stadio, se ne riparlerà chissà quando. Per fortuna, ci sono Marotta e Conte, di gran lunga il miglior dirigente e il miglior allenatore possibile.

Zero a zero, dove devo firmare?

Capita, ogni tanto, che una giornata di campionato regali solo risultati negativi.

Alle spalle dell’Inter, hanno vinto la seconda, la terza, la quarta e la quinta. Non solo: la Juve ha battuto la Lazio disputando una delle partite più convincenti (sarà un caso, senza CR7), e il Milan è andato a espugnare Verona, nonostante 5-6 assenze pesanti. Sono segnali che confermano come – al netto della variabile Covid – solo la malafede e l’ottusità di certi opinionisti possano giustificare banalità come “solo l’Inter può perdere questo campionato”.

Possono vincerlo tre squadre, e ce ne sono cinque o addirittura sei che possono superare i 70 punti. Già stasera, potremmo avere cinque squadre sopra i 50 punti alla 26esima: mai successo… Avremo le idee più chiare dopo Juve-Napoli del 17 marzo. Leggi il resto dell’articolo

Il favoloso mercato di gennaio

Dopo lo 0-0 a Udine, era inimmaginabile un inizio del girone di ritorno di questo livello: 6 partite e 6 vittorie, 17 gol fatti e 2 subiti, prestazioni eccezionali nel derby e contro la Lazio, prestazioni essenziali contro Benevento, Fiorentina e Genoa. E la vittoria di ieri sera, coincisa con le prevedibili difficoltà nell’affrontare una squadra con un piede in Serie B, reduce da due pareggi subiti in rimonta, con un nuovo-vecchio allenatore che potrebbe pure fare il miracolo di salvarla, se solo potrà contare su attaccanti di ruolo.

Oggi l’Inter è la squadra più forte della Serie A. Viaggia al ritmo stellare dei 90 punti, dopo aver girato a 41. Ma non mi stancherò di ripeterlo: è una stagione particolare, il rischio Covid continuerà ad aleggiare, e la rosa nerazzurra ha almeno tre titolari indispensabili, tre ruoli senza vere alternative. Leggi il resto dell’articolo