L’arte di vendere e due interisti da record

C’è un autentico sottogenere giornalistico, divertente per quanto è ripetitivo, che può andare sotto al titolo “In uscita dall’Inter”.
Ingredienti: un calciatore che non fa più parte del progetto; il bisogno di incassare qualcosa qui e ora; l’esigenza di scrivere a bilancio una plusvalenza. Ed ecco come si sviluppa la trama.

Trapela la voce di un interesse dall’estero per qualche calciatore che il tifoso accompagnerebbe volentieri alla porta.
Trapela qualche interesse del calciatore in oggetto a rilanciarsi in un altro campionato. “Vorrebbe cambiare aria” è la frase in codice. “Si aspettava ben altro minutaggio” è la quasi scontata motivazione. In certe stagioni, come questa, l’interesse a rilanciarsi viene amplificato dalla prospettiva (o timore) di perdere i Mondiali.

La trattativa comincia con lentezza e procede ancor più lentamente.
Il calciatore in uscita ci ripensa, manda segnali di voler riconquistare la stima dell’allenatore, tutto sommato ha sempre voluto stare nell’Inter e giocare una media di 7 minuti a partita.

Poi la trattativa ricomincia. Chi compra, sa che chi vende è disposto a tutto. Arrivano proposte insultanti, non tanto per il valore effettivo dell’esubero, ma per quanto era costato. La trattativa ricade nel nulla. Ma già è pronta a subentrare un’altra società…

Nuova trattative, nuove condizioni inaccettabili – prestito gratuito, ingaggio pagato per il 75% dall’Inter e obbligo di riscatto che scatta solo se il calciatore segna due gol a partita – e inevitabile, nuovo stop. Leggi il resto dell’articolo

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Rafinha

Non lo conosco abbastanza per dare giudizi minimamente fondati.

Sono contento del suo ingaggio, perché credo disponga di una tecnica di base che non possiede nessuno dell’attuale rosa nerazzurra.

Può offrire alternative tattiche a Spalletti, ma il suo acquisto – che non sarà gratis, in ogni caso – sarà positivo solo se consentirà di far rifiatare Perisic e Candreva, e anche Borja Valero.

Quanto alla cifra scritta per l’eventuale riscatto, trovo che il Barcellona abbia fatto autogol: la cifra è troppo alta, solo con l’accesso alla Champions si potrà prendere in considerazione. E anche in quel caso, resto scettico.

Temo si tratti di un altro intervento per tamponare l’emergenza.

Senza le cessioni di Joao Mario e Brozovic, a luglio si andrà a cercare altro.

Diciassette giorni passati, ne restano solo quattordici

A due settimane dalla fine del mercato di riparazione, è difficile nascondere l’amarezza. Prima ci hanno detto che era difficile migliorare questa Inter, poi sono andati alla ricerca di profili molto diversi l’uno dall’altro, ma sempre con la formula “prestito con diritto di riscatto”. Un “diritto” che sarà difficile, anzi impossibile, esercitare senza l’ingresso in zona Champions.

A oggi è arrivato Lisandro Lopez, mentre la Lazio ha preso Caceres: il confronto è improponibile, dunque lo scarto con la Lazio si è allargato, e la firma sul rinnovo da parte di De Vrji è un altro segnale di forza.

Pare evidente che l’Inter stia offrendo a chiunque Joao Mario, Brozovic ed Eder, ma incredibilmente non trova acquirenti… Di qui le più fantasiose ipotesi di scambi, soprattutto verso la Liga spagnola e il campionato russo, ma è fondato il timore che restino tutti e 3, con l’entusiasmo immaginabile.

Sono poi esplicite le trattative per Rafinha e Ramires, e sono convinto che alla fine il brasiliano arriverà, ma intanto passano le settimane e la sua utilità per Spalletti scende del 5,5% a ogni partita disputata. Se arrivasse in coda al mercato, con le ovvie difficoltà di inserimento, Ramires potrebbe contribuire ad appena 16 partite.

La vicenda Rafinha ricorda sinistramente quella Dalbert. Fra la prima offerta e ciò che l’Inter sembra disposta a concedere oggi, c’è quasi un raddoppio della cifra. Ci si domanda come sia possibile credere che l’Inter a giugno riscatti Rafinha pagando una quarantina di milioni, praticamente l’intero premio per l’accesso alla Champions.

Dunque, come nel caso di Lisandro Lopez, la formula nasconde un implicito prestito secco, e scommetterei sul ritorno in catalogna del brasiliano naturalizzato. Sempre che arrivi. E se non arriva, pazienza…

Si chiacchiera ancora di Deulofeu, di Sturridge, ho letto di Baselli e di Praet (due nomi più che improbabili, ma che mi piacerebbero molto), e incombe anche la cessione di Pinamonti, se non si trova una via di fuga per Eder. Il mercato somiglia al gioco del cerino, tutti pensano di essere più furbi degli altri e credono che aspettare farà crollare i prezzi. Sinceramente, non ricordo una sola occasioni in cui l’Inter sia riuscita ad approfittarne, ma voglio ancora sperare nell’inventiva di Walter Sabatini.

Con altri due innesti sensati, l’Inter tornerebbe a essere un candidato plausibile per il terzo o quarto posto. L’ho già scritto troppe volte, ma ne sono più che mai convinto: con la rosa che Spalletti sta allenando in vista di Roma e Spal, si finisce quinti.

Non ci sono pasti gratis

L’espressione è, di volta in volta, attribuita a John Maynard Keynes o a Milton Friedman. Ho trovato in Rete che risale agli anni Trenta, quando nei saloon americani si offriva un pranzo gratis ai clienti che avevano consumato almeno una bevanda; i cibi erano così salati, che i clienti dovevano bere molto di più…
Sto parlando di Lisandro Lopez.

Dal Portogallo (Benfica), hanno voluto farci paura parlando di “obbligo di riscatto”. Non è così, non può essere così, perché il Fair Play Finanziario ce lo impedirebbe. Poi ci sono le strette di mano, ma sappiamo quanto valgano, in quel mondo.
Resta la sostanza. Lisandro Lopez arriva dietro pagamento di 500.000 euro per il prestito.
All’argentino è stato assicurato uno stipendio netto di 400.000 euro (che vuol dire 800mila al lordo). Restasse a fine stagione, gli è stato garantito un triennale da 1,2 milioni.
Immagino che qualche mediatore andrà pagato: diciamo 2-300 mila euro per il disturbo.
Totale: sei mesi di Lopez costeranno a Suning circa 1,5 milioni di euro.

Restano da giocare 18 partite, scommetto che l’argentino – se non ci saranno infortuni gravi di Skriniar e Miranda – non ne giocherà più di 7-8.
Dunque, ogni volta che scenderà in campo, sarà costato oltre duecentomila euro.
Fossi in Lisandro Lopez, mi limiterei a una casa in affitto.

PS – a differenza di Lisandro Lopez, l’arrivo di Ramires sarebbe un autentico rafforzamento; ma se davvero il brasiliano non vuole rinunciare ai 10 milioni netti all’anno, e l’Inter dovrebbe pagare un prestito oneroso e metà ingaggio, si viaggerebbe su un costo per sei mesi intorno ai 12-14 milioni di euro. Cioè, ogni partita di Ramires costerebbe quanto Icardi + Handanovic + Perisic + Candreva… Ecco i rischi della “finanza creativa”.

Come tranquilizzare la mamma di Spalletti

Dal Porto, Ricardo Quaresma e Alvaro Pereira, dallo Sporting Joao Mario, ora dal Benfica Lisandro López… Non è che i precedenti arrivi dalla Primeira Liga siano molto incoraggianti, ma l’acquisto – alle condizioni descritte dalla stampa – ha un senso.

Non si capiva cosa avrebbe risolto il giovane Bastoni – e resta da capire quale “affare” sia stato imbastito con l’Atalanta e che interesse abbia la Dea a farlo giocare.

Lisandro Ezequiel López è ragionevolmente il quarto centrale, le prestazioni di Ranocchia sono state decenti e la sua conoscenza del campionato italiano lo fanno preferire a un argentino con passaporto spagnolo, che tre anni fa sembrava destinato a una carriera ben diversa.

La formula è “prestito con diritto di riscatto”, l’Inter pagherà sei mesi di ingaggio, 500.000 euro al Benfica e potrà riscattare l’argentino per una cifra intorno agli 8-9 milioni. Senza Champions, è impossibile. Ma anche con la Champions, lo trovo improbabile.
Dunque, dubito che López festeggerà il suo 29esimo compleanno, il prossimo 1 settembre, alla Pinetina: a meno che non si scelga di rinunciare a Miranda e arrivi De Vrji, oltre ai promettenti Bastoni e Vanheudsen. Ma se arrivasse De Vrji, è possibile che sul mercato estivo venga sacrificato Skriniar, se davvero qualcuno offrirà più di 60 milioni.

Nelle rare occasioni in cui l’ho visto giocare, López mi è parso più dotato sul piano fisico che su quello tecnico. È poco meno di uno e novanta, ha forza e atletismo, gioca solo col destro ma pare possa essere schierato sia nella difesa a 4 che a 3; per quattro volte ha indossato la maglia dell’Albiceleste, ma dall’ultima sono passati tre anni. Metterei la firma se la sua parabola fosse simile a quella di un altro venuto dal Portogallo, il Rolando che si impose nella difesa di Mazzarri.

Il primo colpo sul mercato di riparazione ha già un grandissimo merito: toglie di mezzo la possibilità di rivedere al centro della difesa Santon o, peggio, Nagatomo.

Suning al bivio

Parte tutto da qui. Da un tweet viscerale, notturno, emesso dopo Fiorentina-Inter e la perturbante visione di Spalletti e Icardi davanti ai microfoni: #Suning indifendibile, incompetente e irresponsabile, chi verrà all’Inter senza Champions? La proprietà non merita Spalletti, i 42 punti, i sessantamila di media a San Siro.

Sto per proporvi un post lunghissimo (15.250 battute: richiede 7-8 minuti). Non lo faccio mai, ma stavolta trovo necessario ricopiare il commento che ho spedito il mattino dopo al blog di Alberto Di Vita (Il Malpensante, lettura quotidiana). Lo ricopio, perché mi ha portato un po’ di risposte stizzite, ma meritevoli di una replica: «Sono fra quelli che pensano che Suning stia sbagliando quasi tutto. Leggi il resto dell’articolo

2208, mi ricordo

Mi ricordo Rafa Benitez dopo la vittoria nella Coppa del mondo per club: chiese quattro acquisti, Moratti gli rise dietro, lo cacciò e poi fece i quattro acquisti.

Chi si alza dalla panchina

Un paio di settimane fa, la Gazzetta ha pubblicato una statistica sui “gol dei panchinari”, evidenziandone “l’impennata” (ben 18 nelle ultime 6 giornate, di cui 9 decisivi), dopo un inizio di campionato in cui i subentrati avevano segnato meno (10 gol nei primi 5 turni, di cui 3 decisivi).

Alla fine del girone d’andata, sono 53 i gol segnati dai subentrati. Rappresentano circa il 10% del totale delle realizzazioni. Meno della metà (24) sono risultati determinanti ai fini del risultato finale.

La squadra che ha realizzato più gol con i “panchinari” è l’Atalanta (6), seguita a quota 5 da Fiorentina, Sampdoria e Verona. Solo Benevento e Crotone non hanno ancora ottenuto gol con i subentrati a partita in corso.

Il capocannoniere è Babacar (4 gol), seguito con 3 da Okwonkwo (Bologna) e Pazzini (Verona).
Quanto al peso relativo di queste marcature, è la Spal ad averne beneficiato di più (5 punti), seguita Atalanta, Bologna, Fiorentina e Genoa a 3. Il Torino, invece, è la squadra che ha perso più punti (4), seguito dal Verona (3).

L’Inter? Un solo gol fatto, quello di Eder al Torino.

Henrix Mxit’aryan, altrimenti scritto Henrikh Mkhitaryan

Si può scrivere così: Henrix Mxit’aryan.
Oppure così: Henrikh Mkhitaryan.
Sarebbe una prima volta all’Inter per un armeno (un’altra volta vi spiegherò dov’è l’Armenia) e per un cognome con M+K+H consecutive.
Non piace a Mourinho, dunque è sul mercato. Ma a dirlo sono gli stessi che sostengono che a Mourinho piaccia Joao Mario, dunque è lecito diffidare (anzi, finché non lo vedo accanto a Sabatini, non ci credo).

Se andate su wikipedia, le prime righe (“caratteristiche tecniche”) sono oltremodo inquietanti: “Jolly di centrocampo, Mkhitaryan è un trequartista atipico molto mobile, nato mezzala nelle giovanili del Pyunik e che offre il meglio di sé come esterno offensivo in un attacco a tre punte”. In pratica, nessuno sa quale sia il suo ruolo. E io l’ho visto troppo poco per avere un’idea precisa, se non che sa far segnare molto più di quanto riesca a fare direttamente.

Dico subito che mi piacerebbe vederlo in nerazzurro. Soprattutto se questo significasse non vedere mai più Joao Mario.
E poi, sarei curioso di sentire il suo nome pronunciato dai radiocronisti Rai e dai telecronisti Sky, due ambienti in cui la cultura e le traslitterazioni armene vanno per la maggiore.

Nato a Erevan, il 21 gennaio (data di nascita di mio babbo, di un amico milanista e del partito Comunista d’Italia), fra pochi giorni compirà 28 anni.

Ha giocato benissimo nello Shaktar Donetsk – con Lucescu, in tre stagioni, 106 partite e 44 gol – molto bene nel Borussia Dortmund – con Klopp e Tuchel, in tre stagioni, 141 partite e 41 gol – e appena benino nel Manchester United, che l’ha strapagato (più o meno la stessa cifra sborsata dall’Inter per Joao Mario), ma in un anno e mezzo l’ha centellinato (58 partite e 16 gol).
Ha giocato due volte con la nazionale ucraina contro l’Italia, e ha segnato due gol a Buffon. Parla cinque lingue e sta per laurearsi in Economia.

Potrei continuare a lungo, aggiungendo facezie e statistiche, ma preferisco rinviarvi a una lettura ben più seria e accurata – Alessandro Piccolo per RivistaUndici -, per quanto profeticamente fallimentare. Risale ai primi di settembre 2017, quando sembrava che avesse conquistato Mou…

Cosa serve (davvero) a Spalletti

Girovagando nel web, ho trovato su tre diversi siti lo stesso titolo: “Cosa serve a Spalletti” (in un caso è un “chi serve”, ma ci siamo capiti).

Ognuno di noi ha la sua idea sulle priorità che il mercato di gennaio dovrebbe affrontare, perché di nuovi elementi ne servirebbero almeno 5: un altro centrale difensivo, un’alternativa a Vecino o Gagliardini, un trequartista, un “voce Icardi”, un’alternativa a Perisic o Candreva.
Ci fosse ancora Moratti, arriverebbero tutti e 5, ne sbaglieremmo 3 o 4, ma saremmo ammaliati dalla “passione” del presidente, “che non lascia nulla di intentato per…”. Con questi cinesi, ci sarà da baciarsi i gomiti se gli arrivi fossero 3, compreso quello anticipato del ragazzino Bastoni, che in questa Atalanta non tocca il campo.

A me l’Inter vista contro la Lazio è piaciuta. Poteva perdere, è vero, ma poteva vincere. Ha concesso qualcosa di troppo alla squadra con il centrocampo più folto della Serie A (5 o 6 stabili, e un Immobile che Icardi dovrebbe studiarsi a memoria), ma Handanovic ha parato due tiri pericolosi e Felipe Anderson ci ha graziato in un contropiede aperto da quel genio di Joao Mario.

L’analisi più persuasiva l’ho sentita da Marchegiani: Borja Valero non ha il passo del trequartista e porta sempre palla, l’Inter attacca con troppa lentezza e fa poca densità in area, se non recupera il pallone nella metà campo altrui, lascia sempre agli altri il tempo di disporsi con la difesa schierata, e se Perisic e Candreva non stanno al 100% (ora sono al 40) è impossibile servire Icardi in tempi utili. Aggiungerei solo che Icardi fa pochissimo per depistare i difensori avversari, ma contro De Vrji fanno fatica in tanti.

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Buona #Inter, ma troppo monocorde, limiti tecnici invalicabili, alcuni spompati, buone notizie da Cancelo e Ranocchia, solo un gol negli ultimi 600′. 

Cos’ha Pinamonti in meno di Cutrone?

Inter-Lazio? Non so se abbiamo la forza di vincerla, ma se non prendiamo gol possiamo farlo e comunque non credo arriveremo a perderla. Ma oggi volevo riprendere un paio di discorsi.

Sono fra quelli che ancora pensano che Luciano Spalletti abbia portato la squadra oltre i propri limiti, e che altri siano i colpevoli di questo pessimo dicembre.

Ma a Spalletti un rimprovero mi sento di farlo. Non ha mai variato il gioco in attacco, insistendo pervicacemente con il 4-2-3-1, dove l’1 è Icardi, senza mai verificare se fosse possibile affiancargli un’altra punta.

Ora che si viene da un gol segnato negli ultimi 510 minuti, e il capocannoniere appare decisamente appannato, l’assenza di alternative tattiche diventa esiziale.

Come Spalletti, anch’io penso che “siamo una squadra che vive di equilibri sottili… appena proviamo a essere più offensivi subiamo il palleggio avversario”. Ma siamo anche monocordi, altre squadre sanno variare assetto, l’Inter mai.

Patrick Cutrone ha 17 mesi più di Andrea Pinamonti, ma è un bel raggio di sole in questa disgraziata stagione rossonera. Ha già segnato 9 gol su azione, fra campionato, Europa League e Coppa Italia. Al contrario, Pinamonti ha giocato appena 45 minuti, contro il Pordenone, e non si capisce che senso abbia gestire in questo modo il migliore Classe 99 d’Italia. Tanto valeva mandarlo a giocare altrove. Leggi il resto dell’articolo

Tredici domande retoriche

  1. C’è ancora qualcuno che pensa che sia difficile migliorare questa squadra che segna un gol (inutile) negli ultimi 510 minuti?
  2. C’è ancora qualcuno che pensa che vada rivisto il contratto di Icardi e alzata la clausola di rescissione?
  3. C’è ancora qualcuno che pensa che vada prolungato il contratto di Candreva e Miranda?
  4. C’è ancora qualcuno che pensa che bisogna dare tempo a Joao Mario di adeguarsi al nostro calcio?
  5. C’è ancora qualcuno convinto che Perisic sia un fuoriclasse e che con Brozovic si possa vincere qualcosa?
  6. C’è ancora qualcuno che pensa che ha fatto bene Spalletti a far giocare sempre gli stessi?
  7. C’è ancora qualcuno che pensa che non c’è bisogno di un “vice Icardi”, ci sono già Eder e Pinamonti?
  8. C’è ancora qualcuno che pensa che Sabatini sia senza colpe, e che Dalbert e Cancelo sbocceranno presto?
  9. C’è ancora qualcuno che pensa si possano fare progetti ambiziosi su Ranocchia, Santon e Nagatomo?
  10. C’è ancora qualcuno che pensa che si debbano alzare barricate se arriva il Barcellona o il City e offre 55 milioni per Skriniar?
  11. C’è ancora qualcuno che pensa che comprare Gagliardini (21 palloni persi, ieri sera, 0 gol in 1300’) al quadruplo del prezzo con cui l’Atalanta l’ha sostituito con Cristante sia stato un affare?
  12. C’è ancora qualcuno che pensa che Vecino (16 palloni persi, ieri sera, e un gol in 1500’) valga l’intera clausola pagata alla Fiorentina, cioè il doppio di Zielinski o Milinkovic Savic?
  13. C’è ancora qualcuno che pensa che bastava il VAR per arrivare davanti alla Juventus?

PS – chi vuole, può aspettare sabato sera per rispondere…