Chi rimane con il cerino in mano?

Mancano cinque giorni alla chiusura del bilancio 2016-17, i famosi 30 o 35 milioni di plusvalenze sono ancora da incassare, il mercato in entrata parla di Borja Valero e Skriniar, quello in uscita come al solito langue, e il tifoso dell’Inter comincia a fare i conti con la mentalità da giocatore di poker di Walter Sabatini.

Sabatini sa che gli altri sanno dei problemi dell’Inter e cercano di approfittarne. Spiccano Mourinho e Mancini, che fanno giustamente i loro interessi (almeno ci risparmino le dichiarazioni d’amore) e strapagano altri mentre offrono troppo poco all’Inter.
Sabatini sa, gli altri sanno, ma nessuno sa cos’ha davvero in mano il nuovo superconsulente di Suning, che manda Ausilio a pranzi e cene e intanto tiene aperti cento fronti.

Non c’è molto da aspettare: alla mezzanotte del 30 giugno, senza dubbio l’Inter avrà ceduto giocatori da plusvalenza, e non può bastare il povero Caprari, trattato come un pacco postale – poi ci si chiede perché gli italiani non scelgono mai l’Inter… – né basterà liberarsi di Banega (Jovetic non rientra nel parametro plusvalenze).

Immaginavamo che i sacrificati fossero i due croati, ora si legge di Handanovic e di una truppa di ragazzini, mentre la dozzina di pesi morti se ne sta lì, incassa lo stipendio e sembra non curarsi del fatto che il nuovo “progetto” non li considera.

Non sono negativo, il tempo c’è, il calciomercato ci ha abituato a colpi di scena improvvisi, ma è evidente che se alla squadra di quest’anno aggiungi Borja Valero e Skriniar, la Zona Champions te la scordi.

La curiosità sta nel capire dove si vogliano spendere i soldi, dal primo luglio. I famosi 100 o 150 milioni… Arriveranno un altro paio di difensori, un vice Icardi e un’alternativa a Persici (se resta) e Candreva (se resta). Ma non si vede all’orizzonte il “grande colpo”, quello che scatena entusiasmi e vende abbonamenti.

Lo dico oggi, a scanso di equivoci: un tridente Candreva-Icardi-Perisic non ci porta in Champions League, meglio puntare su un 4-3-3 con Candreva, Joao Mario e Kondogbia a disputarsi il terzo posto a centrocampo e un paio di colpi là davanti. Non amo Icardi, ma leggere che Pinamonti (1999) sarà il suo primo cambio, mi fa pensare male.

In quale altro ruolo, l’Inter ha il numero 5 al mondo?

Ai critici di Samir Handanovic, che magari auspicano venga sostituito da qualcuno “più bravo coi piedi”, chiedo di leggere l’annuale classifica compilata da Bleacher Report.

25. Jeroen Zoet, PSV Eindhoven
24. Wojciech Szczesny, Roma (on loan from Arsenal)
23. Kevin Trapp, Paris Saint-Germain
22. Diego Alves, Valencia
21. Bernd Leno, Bayer Leverkusen
20. Kasper Schmeichel, Leicester City
19. Rui Patricio, Sporting CP
18. Iker Casillas, FC Porto
17. Roman Burki, Borussia Dortmund
16. Anthony Lopes, Lyon
15. Petr Cech, Arsenal
14. Timo Horn, FC Cologne
13. Ralf Fahrmann, Schalke 04
12. Ederson Moraes, Manchester City
11. Pepe Reina, Napoli
10. Keylor Navas, Real Madrid
9. Gianluigi Donnarumma, AC Milan
8. Hugo Lloris, Tottenham
7. Marc-Andre ter Stegen, Barcelona
6. Thibaut Courtois, Chelsea
5. Samir Handanovic, Inter
4. Gianluigi Buffon, Juventus
3. David De Gea, Manchester United
2. Jan Oblak, Atletico Madrid
1. Manuel Neuer, Bayern Munich

Sulla differenza fra Borja Valero e Pirlo

Intanto, pare perso anche Bernardeschi (direzione Juventus, dal suo amico Buffon). E mi sto convincendo che dalla Roma non ne arriveranno pochi – avevo scritto uno – ma nessuno.
Ma oggi mi limito a proporre un confronto a distanza fra due centrocampisti di grande qualità, che intorno ai 32 anni si sono trovati a un bivio.

Sono favorevole all’acquisto di Borja Valero, lo vedrei bene centrale in un 4-3-3 accanto a Gagliardini e Matuidi (o Joao Mario), ma trovo francamente assurdi i paragoni con Andrea Pirlo.

Tipico di certi opinionisti specializzati nell’imbonire gli interisti – salvo strepitare fuori tempo massimo: dopo aver mollato i De Boer e i Pioli – è far partire il discorso con paragoni come questo: “Anche Pirlo passò alla Juve a 32 anni, e avete visto cos’ha vinto!”.

Come valore assoluto Andrea Pirlo è superiore a Borja Valero, ma quel che davvero stride nel paragone è l’aspetto caratteriale. Pirlo se ne va dal Milan dove ha vinto tutto, e se ne va sbattendo la porta, voleva un biennale e Galliani gli offriva un anno soltanto. Pirlo voleva dimostrare che i successi del Milan erano merito suo, e che la Juve sarebbe tornata a vincere per merito suo. Non è andato a giocare per il quarto posto, ma per vincere subito.

Borja Valero Iglesias, invece, viene da una società con meno ambizioni e non meno caos dell’Inter, e a Milano si troverà sottoposto a pressioni mai vissute prima: 5 stagioni in Viola (media-gol, uno ogni 12 partite), e prima Villareal, Maiorca e West Bromwich. Non esattamente il curriculum di un condottiero.

Detto questo, in “questa” Inter ci starebbe benissimo. Visto che i 100 milioni di Suning verranno buoni quando non ci sarà più nessuno da comprare.

Il Mancio e Mou, amici di chi?

Di un certo tipo di interista, provo pena: è quello che crede che ci sia “attaccamento alla maglia” da parte di freddi professionisti che tifano per la squadra in cui giocano (o che allenano) in quel momento.

Guardate un po’ che favori ci stano facendo Mancini e Mourinho: l’Inter avrebbe un disperato bisogno di cedere e fare plusvalenze, a Mou piace Perisic, ma l’offerta è scandalosamente bassa. Tutti sanno della tagliola del FPF, e ovviamente ne approfittano. Peggio per l’Inter essere finita in quel cul de sac. Quanto a Darmian, più facile finisca alla Juve (lui, un ex Toro), e il giovane Januzaj o altri ricchi “esuberi” li presteranno a chiunque, tranne all’Inter.

Quanto al Mancio, se come pare acquisterà Manolas dalla Roma, possiamo scordarci Rudiger (non so se è poi tutto ‘sto danno). E ricordate quando il Mancio cianciava (cacofonia voluta) della qualità della rosa nerazzurra, che con lui al timone sarebbe arrivata perlomeno terza? Una volta ha persino detto che chi compra i calciatori dell’Inter fa un affare. Infatti., lui non li compra, non viene a “liberarci” da Brozovic e Miranda, meno che mai da Kondogbia.

E se qualcuno si chiede la ragione della foto del Fenomeno, è presto detto: venne annunciato esattamente vent’anni fa. Siete giustificati alla nostalgia.

Va bene, vendiamo pure Handanovic, purché…

Quando ho visto che Samir Handanovic aveva cambiato procuratore, affidandosi a Fali Ramadani, lo stesso di Jovetic, ho pensato che sarebbe andato via.
Ora si legge dell’interessamento del Paris Saint-Germain e del possibile scambio con Matuidi.

Qualcuno si aspetterà che io esprima un’opinione seccamente contraria: da anni sostengo che Handanovic sta fra i primi 10 portieri del mondo e fra i primi 3 della Serie A, e non ho dubbi nell’affermare che in almeno 3 delle 5 stagioni nerazzurre è stato il calciatore con il miglior rendimento. Nella disastrosa stagione appena finita, il suo primato mi sembra fuori discussione.

Spalletti lo conosce bene, l’ha avuto a Udine. Di questa Inter, “Handa” è il calciatore con più presenze. Ma Parigi è una magnifica destinazione, dopo 5 anni passati a digerire speranze deluse, potrei salutare Handanovic, ma a una sola condizione.
Che l’Inter si assicuri Meret o Cragno (Perin sembra destinato al Milan). Se si rinuncia allo sloveno per Wojciech Szczęsny, mi arrabbio.

In un solo “fondamentale” il polacco è superiore allo sloveno: il gioco con i piedi. In tutto il resto, gli è nettamente inferiore. Quantificherei lo scambio in un danno di almeno 6-7 punti, e in una squadra con un debolissimo senso di appartenenza e una difesa da rifare da capo, aggiungere uno che non parla italiano, non mi sembra geniale.

Si punti seccamente su Alex Meret, si paghi l’Udinese per quello che vale e si metta nel conto che il ventenne di Udine farà qualche errore, come affidabilità non può garantire quello che garantisce Handanovic, ma fra un anno si giocherà la Nazionale con Donnarumma.

Milan Skriniar, Borja Valero e il doppio allenatore

Skriniar mi piace, ma la richiesta di 25 milioni è paradossale: la Samp ha ceduto Schick a 30.
Sono favorevole al suo acquisto, anche se ha giocato solo una stagione di Serie A e in una squadra che correva molto e giocava molto coperta. Ma accanto a Miranda, può essere una buona soluzione, purché l’uscita in contanti sia molto più bassa e “l’affare” si concretizzi con qualche contropartita tecnica. Mi dispiacerebbe fosse Caprari, perché vorrei vederlo all’Inter almeno un anno (lo considero più interessante di Candreva in un tridente), dubito la Samp voglia riprendersi Ranocchia. E torniamo al solito discorso: quando si comincia a vendere?

Quanto a Borja Valero, ho già scritto che l’avrei comprato 5 anni fa. Per l’Inter di oggi, sarebbe ancora un valore aggiunto, purché ci si intenda sul suo ruolo. Se nei “3” dietro la punta, tanto vale regalare Joao Mario. Se nei “2” davanti alla difesa, invece, sarebbe un bel passo avanti. Né De Boer, né Pioli sono riusciti, infatti, a risolvere il problema tattico più vistoso, quello dell’impostazione della manovra.

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“Simoni si nasce” sabato a San Salvo (CH) e ci sarà anche Nicolino Berti

Gigi Simoni parteciperà sabato 17 alla giornata organizzata dagli Inter Club dell’Abruzzo e del Molise presso il Poseidon Resort di San Salvo Marina (Ch).
Alla manifestazione interverranno anche due degli autori della biografia di Simoni e l’ospite d’onore Nicola Berti. Ci saranno anche le telecamere di Inter Channel.

Quattro sono gli Inter Club organizzatori, Casoli, Cupello, Roccaspinalveti e San Salvo.

L’appuntamento è aperto a tutti e avrà inizio alle 15 con una sessione di allenamento dei ragazzi Under 14 con gli allenatori delle giovanili dell’Inter.
Alle 17.30, l’incontro con Nicola Berti.
Alle 19, Simoni, Carmignani e Tronchetti presentano “Simoni si nasce”;
A seguire, la cena e la lotteria di beneficenza (1° premio maglia originale Inter autografata).
Tutto il ricavato sarà devoluto alle popolazioni d’Abruzzo colpite dal terremoto.

Gigio, Mino e noialtri creduloni

È finita come doveva finire: Donnarumma lascia il Milan, Raiola incassa la parcella, i tifosi si arrabbiano, l’A.C. Milan finge dolore, pensosi commentatori rimpiangono il calcio che fu.
Nel calcio che fu, Bonimba fu costretto ad andarsene dall’Inter, per cui tifava. Non una, due volte. Gigi Simoni fu costretto a lasciare l’amatissimo Toro. Aldo Serena dovette indossare le maglie di Toro, Juve e Milan prima di tornare nella squadra in cui era cresciuto. Eccetera.
Non è un calcio da rimpiangere, era fatto da persone che non avevano scelta. Appena Jean-Marc Bosman li ha liberati – dovrebbero dargli un euro per ogni transazione, una specie di Bosman Tax – è finita l’ipocrisia.

Non sopporto chi bacia la maglia. Novantacinque volte su cento, sta mentendo. Il 5% si chiama Totti, Zanetti, Maldini, Del Piero, Marchisio, Hamsik, Giggirriva.
E non sopporto chi accusa Donnarumma. Di cosa, poi? Di aver scelto Raiola (anzi, di essersi proposto, perché è sempre Raiola che sceglie chi “assistere”).
Se scegli Raiola, sai che è il migliore al mondo nel vendere, nessuno come lui sa fare affari “surfando” da una società all’altra. Se Gigio voleva stare al Milan, doveva scegliersi un altro procuratore.

Ma chi proprio non sopporto è chi oggi invita il Milan a tenere Donnarumma fermo un anno in tribuna. A confermare la “minaccia” di qualche settimana fa. Ovviamente al Milan non ci pensano nemmeno. Proveranno a incassare 15-20, forse 25 milioni per un cartellino che fra sei mesi varrà zero, ma di certe misure draconiane non sanno che farsene. Del resto, hanno preso dirigenti dall’Inter e dalla Juve, volete forse credere che Fassone e Mirabelli abbiano sempre sognato di lavorare a Milanello?

Due, mi paiono i punti essenziali di questa storia emblematica.

Il primo attiene alla sorte calcistica di Gigio Donnarumma, ragionevolmente all’estero: finisse alla Juve, temo ci sarebbero moti di piazza, la Sud è pur sempre quella del “Non si vende Kakà”, salvo digerire la dipartita simultanea di Ibra e Thiago Silva.

Il secondo ha a che fare con lo strapotere dei procuratori. L’Inter cinese si è fatta bellamente fregare da Kia e dai suoi sodali, il Milan ora si vede scippare Gigio, come mai alla Juve non succede? Non succede, perché nemmeno Raiola oserebbe colpire la Juve, temendo le ritorsioni. Era così anche con il Milan del Cavaliere, fino a quando gli è servito per fare politica. È tutta una questione di potere, i grandi non si fanno del male fra loro.

Purtroppo per Milano, né l’Inter né il Milan emanano oggi la grandezza del passato.

Da Spalletti solo parole di circostanza

Se voleva essere entusiasmante, la presentazione in pompa magna di Luciano Spalletti non ha raggiunto il suo scopo: il 14 giugno ha detto le stesse parole che avrebbe potuto pronunciare il 28 maggio, l’entusiasmo, finora, è solo il suo.

Nessun paragone con i botti di Mourinho, mi è parso che Spalletti sia rimasto sotto anche al primo Mancini. Il paragone più vicino mi pare quello con Walter Mazzarri.

Comprendo la difficoltà del momento: gli errori di Kia si pagano, quelli di Ausilio pure. Abbiamo visto Schick e Ricardo Rodriguez, Tolisso e Lindelof prendere altre strade, nessuno viene a spendere le cifre che l’Inter vorrebbe ricavare dal duo croato (tantomeno gli “amici” Mancini e Mourinho), alla Roma alzano muri (finché Unicredit glielo permette), la Juve ha 29 punti in più e oltre a Schick pare voglia pure Douglas Costa e Bernardeschi. Tutti aspettano il primo luglio per i famosi 100 milioni di Suning, ma poi si scopre che gli ingaggi faraonici di James Rodriguez e Di Maria, di Diego Costa e Verratti sono proibitivi e si ripiega su riserve del Paris Saint-Germain, che quest’anno ha vinto addirittura la Coppa di Francia.

Però, dalle parole di Spalletti si possono ricavare un paio di indicazioni chiare.
Vorrebbe giocare con il 4-2-3-1. E si ripartirà da Icardi capitano.

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L’estraneità di Suning è insopportabile

Paghino pure una cifra folle per un settantenne che il meglio ha finito di darlo dieci anni fa: i soldi sono i loro, e l’ingaggio di Fabio Capello fa parte della strategia generale che punta ad accendere i riflettori sul calcio cinese in vista dell’auspicata concessione dei Mondiali 2030.
Ma solo degli autentici sprovveduti – ottusi e incapaci di trovare consulenti adeguati – possono consentire a un loro stipendiato di fare quel che ha appena fatto Fabio Capello, nuovo allenatore dello Jiangsu Suning.
Nella presentazione ufficiale a Nanchino, Capello era accanto ai suoi vice, Zambrotta e Brocchi (altri due mostri di simpatia) e ha detto: “Di fianco a me c’è Zambrotta: insieme abbiamo vinto due campionati che ci sono stati tolti ma noi li abbiamo vinti sul campo”.

Cari Zhang senior e Zhang junior, prima di gettare via i soldi, dovreste farvi una full immersion nella storia del calcio italiano.

Nemmeno Spalletti ha la pietra filosofale

Della serie “consigli non richiesti” – una delle mie specialità – mi rivolgo a Spalletti per dirgli che può commettere un’infinità di sbagli, ma uno non glielo perdonerei.
Sarebbe quello di credersi il possessore della pietra filosofale, la magica sostanza alchemica che trasforma il piombo in oro.
Esempi: “Ve lo fo vedere io chi è Kondogbia!”.
Oppure, “Ve lo fo vedere io chi so Ansaldi e Nagatomo!”.
E via di questo passo.
Mi spiego con un paragone.

Al termine di una stagione in cui ha vinto la Supercoppa e sopravanzato l’Inter acciuffando l’Europa League, il Milan ha allungato il contratto a Montella, ma cambierà 7-8 undicesimi della formazione titolare (si salveranno solo Romagnoli, Bonaventura e Suso, oltre a Donnarumma).
Dopo la più fallimentare stagione dell’ultimo mezzo secolo, invece, l’Inter sembra decisa a ripartire dal nucleo dell’anno scorso. Se resta Perisic, si conferma l’intero tridente, poi ci sono Handanovic, Miranda, Gagliardini e Joao Mario. Si parla di dare fiducia a Eder e finora si è riusciti a liberarsi solo di qualche svincolato.

Il pensiero che Gabigol e Santon, Banega e Murillo, Ansaldi, Brozovic e Biabiany (nonché i citati Kondogbia e Nagatomo) possano far ricredere il tifoso nerazzurro, mi sembra privo di fondamento. L’unica eccezione che mi sento di fare risponde al nome di Stefan Jovetic, ma abbiamo visto che la sua convivenza con Icardi è pressoché impossibile.

A Spalletti qualcuno deve spiegare che le contestazioni di questa primavera non si cancellano con un po’ di buona volontà.

Aggiungo una breve considerazione su Caprari. Non riesco a capire perché dovrebbe venir ceduto: ha segnato 9 gol, effettuato 5 assist, imparato molte cose da Zeman, è italiano e avrebbe tanta voglia di mettersi in luce. Se i pochi italiani che ha, l’Inter li tratta come oggetti di scambio, poi non meravigliamoci se altri giovani talenti scelgono di giocare altrove.

La Primavera di Vecchi vince il campionato, l’ottavo nella storia dell’Inter, e le immagini più belle sono di ragazzi che ridono e piangono.

L’appartenenza