Alcuni dati significativi sugli spettatori allo stadio

Calcio e Finanza e altri siti hanno pubblicato un po’ di cifre sulla stagione calcistica europea appena conclusa.

Se l’Inter ha motivo di disperarsi per l’88 posto nel ranking Uefa, altri numeri fanno sperare in un futuro ben più roseo. In termini di pura potenzialità da botteghino, l’Inter è nettamente la prima in Italia.

Spero che la società adotti una politica dei prezzi intelligente per le 3 partite casalinghe nel girone di Champions, dove la “fame di Europa” e il valore delle avversarie potrebbero consentire almeno 200.000 biglietti venduti.

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La Lavatrice

Mi piace Kevin Strootman, mi piace anche la sua faccia, mi piacciono gli olandesi, ma mi sembra il calciatore sbagliato per fare il salto di qualità.

Ventotto anni e mezzo, per la sua abilità nel recuperare e “ripulire” i palloni, viene soprannominato “la lavatrice”, è un atleta di forza e sostanza, ma il suo contributo in zona-gol equivale a quello, modestissimo, di Vecino.

A 40 milioni di euro, non puoi prendere un centrocampista che con la Roma ha messo a segno 10 gol in 100 partite, meno di 4 a stagione; nel 2017-18, di gol Strootman ne ha segnato appena uno in 43 partite.

Con l’Inter in Champions, i prossimi tre mesi saranno stracolmi di “voci” di mercato e di nomi abbinati al nerazzurro. Per progredire, a me pare che le priorità siano chiare: aggiungere qualità e gol fra centrocampo e attacco.

#InterIsHere: finalmente in Champions

Avevo detto che era un’Inter da quinto posto. Avevo detto che non sopportavo più questo monocorde 4-2-3-1. Avevo detto che a certe cifre non avrei trattenuto Icardi… Insomma, non è che le azzecco proprio tutte.
Ma ieri credo di aver avuto un’intuizione rara, quando verso le 18.00 ho pubblicato questo post: #Lazio-Inter, pronostico secco
Se seguo la logica, non ce n’è: i padroni di casa hanno tutto a favore, possono giocare per il pari, hanno micidiali contropiedisti, lo stadio pieno come non gli accade mai.
Ma anche la Lazio ha forti, anzi fortissime propensioni al suicidio.

Il suicidio della Lazio si è concretizzato in 3 minuti, fra il 78esimo e l’81esimo: rigore (netto), espulsione del capitano, ennesimo corner concesso e Vecino che salta più alto di tutti. Per 77 minuti, la Lazio aveva strameritato la qualificazione in Champions, il 2-1 non le rendeva giustizia, perché se è vero che l’autogol di Perisic era stato fortunoso, solo Handanovic e il palo avevano impedito che la partita fosse già finita.

Nel frattempo, l’Inter non costruiva che un paio di palle-gol, una sprecata malamente da Icardi, con immediato sfogo del sottoscritto…
#Lazio-Inter, al minuto 21 si è capito perché Icardi vedrà il Mondiale in tv. Spero si sia anche capito che non vale 8 milioni di ingaggio all’anno.

E un’altra non realizzata da Perisic, che pure era uno dei pochi a meritare la sufficienza. Ma di parate di Strakosha, non ne ricordo nessuna.
Ricordo, piuttosto, il senso di impotenza che mi comunicava il ruminare calcio dell’Inter voluta da Spalletti, con la correzione tattica di Candreva, largo a sinistra, che sarebbe piaciuta ai surrealisti dopo qualche giro di assenzio: #Lazio-Inter, al minuto 41 si è capito che i nerazzurri sono scarsi in tanti fondamentali. E la “mossa Candreva” a sinistra mi suscita più imbarazzo che pena.

Il gol preso in contropiede – magnifico, chirurgico – mi aveva fatto ritenere che sarebbe finita 3-1 per i padroni di casa. E la prima metà del secondo tempo è passata senza sussulti, con un gigantesco Milinkovic-Savic da una parte, e un involuto Rafinha dall’altra.
Poi, le mosse della disperazione: Eder e Karamoh. E Simone Inzaghi che pensa a gestire anziché infilzare l’ultima banderilla, sostituendo Immobile con Lukaku (qualcosa di simile al cambio Icardi/Santon).

Ma nemmeno l’interista più sfegatato può dire di averci creduto. L’Inter ha continuato a giocare male, tradita da Icardi, Candreva, Rafinha, Vecino, lo stesso Cancelo non mi ha affatto convinto, e solo da un calcio d’angolo poteva uscire qualcosa. Infatti, c’era già stato il rigore annullato dal Var per tocco di spalla di Milinkovic-Savic, a segnalare i sintomi della sindrome che la Lazio aveva già palesato a Salisburgo, e che motivava la mia “profezia” sul suicidio.

Conclusione attonita: #Lazio-Inter, ho 58 anni, mai viste due vittorie così all’Olimpico in un solo campionato. Vale la nebbia di Belgrado, un suicidio perfetto, Spalletti è un generale fortunato.

La fortuna bisogna meritarsela. L’Inter se l’è meritata. Nel bilancio stagionale, ha prevalso la capacità di non andare mai “in barca”, di restare in partita anche quando gli avversari ti stanno surclassando. Cosa che non è riuscita alla Lazio, che ha un calcio che riempie gli occhi e ha dovuto rinunciare a Parolo e Luis Alberto, oltre ad avere un Immobile a mezzo servizio (anche questo contribuisce alla sfortuna).

Ci sarà tempo per immaginare progetti. Unica certezza, giocheremo 6 partite di Champions partendo da un ranking rovinoso, precipitati come siamo al numero 88.

Sono fra quelli che pensano che si può imparare molto dalle sconfitte, se le si sa analizzare senza attenuanti consolatorie. Ma anche dalle vittorie si può e si deve ricavare qualcosa. L’Inter 2017-18 ha fatto 72 punti, 40 li aveva accumulati nelle prime 16 giornate, i 32 delle ultime 22 partite fanno capire che il 4-2-3-1 va accantonato in fretta, e serve un consistente innesto di tecnica e personalità.

Un esito fortunato non cambia il fatto che Icardi non vale 8 milioni netti a stagione; che Candreva nei 3 dietro la punta non può giocarci; che Rafinha ha in testa un calcio che nessun altro nerazzurro sa giocare; che Vecino ha piedi sbilenchi, che D’Ambrosio non sa crossare di sinistro, che dalla panchina non si possono alzare Eder e Karamoh, eccetera…

Se nemmeno una serata epica come quella dell’Olimpico, fa capire a Suning l’essenza del calcio italiano, la fortuna ci abbandonerà con la stessa rapidità con cui ieri sera ci ha dolcemente accarezzato.

#Lazio-Inter, pronostico secco

Se seguo la logica, non ce n’è: i padroni di casa hanno tutto a favore, possono giocare per il pari, hanno micidiali contropiedisti, lo stadio pieno come non gli accade mai.

Ma anche la Lazio ha forti, anzi fortissime propensioni al suicidio.

E se ci fosse l’Inter al posto della Juve?

Chi parla di Germania – Bayern -, di Francia – PSG -, di Spagna – Barca o Real-, di Portogallo – Porto o Benfica -, sta ormai sotto la soglia del realismo. La Serie A è ormai ai livelli della Scottish Premier League, dove i guai finanziari del rangers hanno aperto un’autostrada ai 7 scudetti consecutivi del Celtic.
La Juve è destinata a vincere l’ottavo e il nono scudetto, forse anche la quinta e la sesta coppa di fila… La Roma ci ha provato, ma è piena di debiti e Pjanic e Benatia sono andati a vincere in bianconero; il Napoli ci ha provato, ma il suo fatturato ha limiti invalicabili, e Higuain è passato prontamente sull’altra sponda (accadesse anche a Koulibaly, gli scudetti consecutivi diverrebbero una dozzina).

Se ne sono accorti persino quelli di Sport Mediaset… “Ha ragione Sarri quando parla del fatturato e dei soldi che contano. Non c’è dubbio… E poi si sa: il valore di mercato s’incrementa in base al numero di vittorie: più si vince più le casse si riempiono. Quindi in realtà soldi e titoli viaggiano su due binari paralleli. E il divario fra ricchi e meno ricchi rischia solo di ingigantirsi”.

Le due tabelle che ho ripreso mostrano i distacchi abissali fra chi vince e chi insegue.

In Bundesliga, il Bayern Monaco ha vinto il sesto titolo consecutivo: 14 degli ultimi 20, 21 degli ultimi 34.
In Ligue 1, con cinque giornate d’anticipo, il PSG ha vinto il suo settimo titolo (4 negli ultimi 6 anni). Il PSG ha vinto anche Coppa di Lega e Supercoppa francese. La seconda in classifica, il Monaco, ha subito un’umiliante 7-1 al Parco dei Principi. E mancava Neymar.
Nella Liga, il Barca ha vinto il 25esimo scudetto; degli ultimi 14 campionati, 13 se li sono spartiti i catalani e il Real Madrid.
Anche in Premier League, il City di Guardiola (settimo campionato vinto in nove stagioni da allenatore) si è assicurato il titolo con 5 giornate d’anticipo, ma almeno questa lega mostra la vitalità che deriva da un certo equilibrio competitivo; l’anno scorso aveva vinto il Chelsea, prima il Leicester.

Nel dopoguerra, il calcio italiano è stato caratterizzato da un certo equilibrio competitivo; ecco una tabella riassuntiva degli scudetti conquistati:

  • Anni Cinquanta – Juve 3, Milan 4, Inter 2, Fiorentina 1
  • Anni Sessanta – Juve 2, Milan 2, Inter 3, Bologna, Fiorentina e Cagliari 1
  • Anni Settanta – Juve 5, Milan 1, Inter 2, Lazio e Torino 1
  • Anni Ottanta – Juve 4, Milan 1, Inter 1, Napoli 2, Roma e Verona 1
  • Anni Novanta – Juve 3, Milan 5, (Inter 0), Sampdoria e Lazio 1

Tutti e 16 gli ultimi scudetti se li sono spartiti Juve, Inter e Milan.
Il calcio mi interessa sempre meno, ma non riesco a risolvere un dubbio: sarebbe lo stesso anche se ci fosse l’Inter al posto della Juve?

Avvicinandosi a Lazio-Inter

Nella partita più importante dell’anno – forse degli ultimi 5 anni – non credo che Spalletti farà esperimenti. Rivedremo il solito 4-2-3-1, Gagliardini non sarà titolare, rientrerà Miranda, D’Ambrosio sarà preferito a Dalbert, Rafinha giostrerà nei 3 dietro Icardi, resta da capire se sia più utile Borja Valero o Vecino accanto a Brozovic. Scommetterei sullo spagnolo, se non fosse che Vecino ha la stazza per stare sulle orme di Milinkovic Savic.

Leggo che Immobile sarà della partita e mi fa piacere: non è per gusto del paradosso, Immobile è nettamente superiore a Caiceido, ma con Immobile in campo diverrà più logica la posi9zione di Skriniar e di Miranda, dopo aver visto le difficoltà patite contro attaccanti mobilissimi come Politano e Berardi.

Se mancasse Luis Alberto, è evidente che il primo problema tattico sarà la marcatura di Felipe Anderson. Attenzione anche a Nani, che una mezz’ora di alto livello è ancora in grado di proporla.

Fossi nei laziali, mi fiderei ciecamente di De Vrji: meglio per l’Inter se rimane in panchina.

Pare ormai scontato che si farà di tutto per riscattare Rafinha e si rinuncerà a Cancelo. Condivido la scelta.
So che il portoghese ha tanti ammiratori, il suo piede destro è molto educato, ma pagare 35 milioni per un terzino mi pare una follia. Segnalo che ha giocato 27 partite (20 intere, 2000 minuti complessivi), segnando la miseria di un gol, partorito da un cross e non da un tiro in porta.

Brucia la scommessa Dalbert, finora fallimentare, e ancora mi chiedo perché due anni fa si sia frettolosamente rinunciato a riscattare Alex Telles per 8-9 milioni. A me pareva uno su cui lavorare. Ora leggo che ha vinto per 4 volte il titolo di “difensore del mese”, giocando nel Porto, e con 3 reti e 14 assist in 30 partite è stato eletto da WhoScored miglior giocatore del campionato lusitano.

Ho impostato il sondaggio in modo scorretto: avrei dovuto chiedere seccamente “chi fra Rafinha e Cancelo?”.

Epitaffio per Tardelli

Dopo gli interisti Bonimba, Mazzola e Facchetti, Johann Cruyff, Giggirriva e Marco Tardelli sono i calciatori che ho amato di più nella mia giovinezza.
Vedere Tardelli passare dal Como alla Juve è stato terribile, l’Inter se lo fece sfuggire e vestì il nerazzurro con una dozzina d’anni di ritardo, ancora in tempo per una decine di partite di levatura eccezionale (su tutte, la doppietta al Real Madrid in una semifinale di Coppa Uefa).

Tardelli, inoltre, ha sempre avuto fama di essere “di sinistra”: non ricordo nulla che giustifichi questa immagine, ma certo non è stato uno di quei calciatori “soldatini” (direbbe Cassano) da un colpo al cerchio e un colpo alla botte, e anche qualche aspetto della sua vita privata deponeva a favore.

Dopo domenica sera, la mia opinione su “Schizzo” è precipitata ai minimi termini.
Perché è lui, molto più di Chiellini, a essere uscito malissimo dalla discussione opportunamente innescata da Riccardo Cucchi sul numero degli scudetti effettivamente vinti dalla Juventus.

Al bar puoi, su una rete televisiva “servizio pubblico” no.
Non puoi uscirtene con un’enormità come “Ma tanto li hai vinti, che te ne frega”. Il peggior qualunquismo e un così esibito disprezzo per le regole mi appaiono imperdonabili provenendo da un mito come lui.

Come faccio sempre con Moggi, ogni volta che mi troverò di fronte Marco Tardelli, cambierò canale.

2334, mi ricordo

Mi ricordo il 2-3 a Empoli, la Champions acciuffata all’ultimo, quattordici anni fa, quando dalla panchina si alzava Recoba

Una valutazione già definitiva prima di Crotone-Lazio

Farà caldo allo Ezio Scida: il Crotone deve fare punti se vuole evitare la retrocessione e la sua forza finora l’ha espressa soprattutto fra le mura domestiche (23 punti: 6 vittorie, 5 pareggi, 7 sconfitte). Se la Lazio uscirà vittoriosa, meriterà di festeggiare l’accesso alla Champions, e ogni discorso arbitrale fatto da tifosi nerazzurri sarà solo una scusa.

Scrivo queste righe nell’ipotesi che Zenga ci faccia un regalo (scommetterei sul pari).
Le scrivo prima della partita, perché su un punto specifico la mia opinione non cambierebbe nemmeno se l’Inter – miracolata da Zenga – dovesse andare all’Olimpico e vincere domenica 20.

La mia opinione è che Spalletti abbia compiuto un errore rovinoso, insistendo sul 4-2-3-1.

Ho pubblicato una settantina di post sulla stagione nerazzurra, ho azzeccato pronostici, altri li ho sbagliati, ma ho cominciato ad affermare che il 4-2-3-1 non mi convinceva quando l’Inter stava ai vertici della classifica.

In sé, lo schema mi piace. Ma devi avere Dzeko, o Benzema, o Higuain, o Lewandowski (o Drogba), o persino Immobile e Belotti, nel ruolo che affidi a Icardi. Come centravanti puro, d’area di rigore, Icardi è forte, ma come unica punta è terribilmente prevedibile, e come capacità di contribuire al gioco di squadra non vale nessuno dei nomi che ho fatto.

Ma il 4-2-3-1 mostra il peggio di sé nei “3”. Dove l’Inter collassa.
I “3” devono avere una decina di gola testa nelle gambe, il solo Perisic ha queste caratteristiche (non le ha nemmeno Rafinha, per chi se lo chiede). Dunque, le difese avversarie fanno presto a prendere le contromisure, e sarebbe delittuoso ritenere che basti sostituire Candreva con Verdi per risolvere la questione. Semmai ci vorrebbero il Berardi o il Bernardeschi della stagione scorsa.

Ho una prova inconfutabile di quanto dico: nelle 39 partite finora disputate, l’Inter è andata sotto 11 volte, in un solo caso (il primo, con la Roma) è riuscita a ribaltare il punteggio; ha pareggiato 3 volte e 7 volte ha perso (fra cui tutte le ultime 4).

Già prevedibile sullo 0-0, il 4-2-3-1 si è rivelato pessimo con l’obbligo di rimontare. E mai che Spalletti abbia buttato nella mischia Pinamonti, per avere due vere punte e scoprire di nascosto l’effetto che fa.

2333, mi ricordo

Mi ricordo di aver sempre mal sopportato o detestato il 4-2-3-1.

Come fosse una semifinale

Spalletti la definisce una semifinale, quella col Sassuolo, e solo vincendola si conquisterebbe la finale. All’Olimpico.

Pare che non si farà alcuna attenzione ai diffidati, e si metterà in campo la formazione migliore. Lo farei anch’io. Del resto, se stasera non si vince, l’ultima non avrà alcun significato e i rimpianti sarebbero difficili da digerire.

Chi straparla di goleada, mi pare non capisca l’Inter… Che qualche goleada può anche farla, e l’ha fatta, ma non premeditata, essendo squadra strutturalmente incapace di pianificare esiti simili. Meglio chiuderla sul 2-0, evitare infortuni e squalifiche, e tifare Crotone, domani.

Saranno quasi in settantamila, a San Siro. È anche un saluto, ed è bello che ci sia ancora in palio qualcosa di importante. Da anni, non era così. E tuttavia, la lunga fase di appannamento ha largamente compromesso un risultato che era alla portata, e non aver aggiunto un tassello a gennaio resterà una colpa, vada come vada. Oggi, la Lazio ha ancora il 70% di possibilità di fare la prossima Champions, le bastano due pareggi. Leggi il resto dell’articolo

Le ragioni di Spalletti

Aveva ragione Spalletti, con 9 punti nelle ultime tre partite si va in Champions. Ne dubitavo, invece l’Atalanta ha riaperto lo spiraglio che sembrava aver chiuso il Toro – Mazzarri sta facendo più danni della grandine: vince con demerito contro l’Inter, pareggia rubacchiando a Napoli, fa pena con la Juve e non oppone resistenza alla Lazio.

L’Inter vista a Udine lascia perplessi, se si pensa a dicembre, gennaio e febbraio. Certo, l’Udinese è allo sbando, ma costruire tante palle-gol fuori casa, non è stata una costante della stagione nerazzurra, e andare in gol con 4 marcatori diversi è una piacevole novità.

La velocità della manovra palla a terra è stata garantita dal trio Brozovic/Borja/Rafinha, in assoluto i tre elementi più tecnici della rosa. Non credo possibile che la squadra possa sostenerli per più di mezz’ora, perché si paga dazio sul piano atletico, ma con quei tre in campo si vedono cose impensabili con i Vecino e i Gagliardini: un calcio fluido, a due tocchi, rasoterra, con frequenti cambi di campo e un’aria da grande squadra che andrà verificata contro avversari meno disastrati.

I “paletti” del FPF rendono improbabile che si possano riscattare sia Cancelo che Rafinha, e l’eventuale entrata in Champions non farebbe differenza: sinceramente non ho le idee chiare sulla priorità del riscatto. Non vedo molti terzini migliori di Cancelo (purché stia fisso a destra: Spalletti l’ha provato sull’altro lato con esiti pessimi), e Rafinha è il tipico calciatore che riempie gli occhi, per come tocca il pallone, per come lo tiene vicino al piede anche in fase di corsa, ma per fare il trequartista servirebbero più gol di quelli che mi pare possa garantire. Comunque, lancio un sondaggio…

Mi fa molto piacere il gol di Ranocchia, Icardi vede avvicinarsi il traguardo del capocannoniere e potrebbe scatenarsi contro il Sassuolo, Handanovic ha fatto la solita parata decisiva, sullo 0-1, che i maligni non gli riconoscono, Spalletti ci ha persino mostrato Dalbert. Dando per scontata la vittoria sulla squadra di Iachini, anche per vendicare l’assurda sconfitta dell’andata, quel Lazio-Inter all’ultima curva torna a profumare di attimo fuggente.

Non aver deragliato dopo Inter-Juve, è un merito da riconoscere: Suning dovrebbe far precedere l’ultima di campionato con la firma del prolungamento a Spalletti.

Sotto il selciato c’è la spiaggia, sotto la terrazza una bocca di leone

Oltre che una foto “artistica”, questa sarebbe una metafora, o forse un’allegoria, una figura retorica che non saprei definire.

Va interpretata dalle 14.30 di domenica 6 maggio.