#amala. Cosa mai potrà andare storto?

Perché la Curva Nord è arrivata alla determinazione di schierarsi così nettamente contro Steven Zhang? Quel “vattene” non mi torna: forse sanno qualcosa che io non so, oppure hanno atteso il momento propizio, quello di massima debolezza.

Dopo l’annus horribilis da 245 milioni di deficit – record appena sottratto dalla Juve con 254 – anche il bilancio al 30 giugno 2022 pare si chiuda con un disastroso meno 140, nonostante le enormi plusvalenze per Lukaku e Hakimi e la riapertura degli stadi. Facile fare due conti: ogni giorno, ferragosto compreso, l’Inter perde 300mila euro, circa un milione di euro ogni tre giorni. Se qualcuno sa spiegarne il motivo, prego, si accomodi… Intanto, oggi Zhang annuncerà al Consiglio di Amministrazione un aumento di capitale da oltre 120 milioni: i suninger ce la vendono come gesto di rinnovato impegno, in realtà è una mossa necessaria affinché l’Inter sia ancora potenzialmente vendibile.

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Sul valore delle vittorie

Sei settimane per salvare la stagione. #amala

Nei giorni in cui viene confermato l’assurdo progetto di un nuovo stadio da sessantamila posti, e danno l’addio al calcio due personaggi a cui sono molto affezionato – Goran Pandev e Andrea Ranocchia, rari casi di “attaccamento alla maglia” – emergono una quantità di “indiscrezioni” sui tentativi in atto per “salvare la stagione”. Zhang e Marotta, Ausilio e Ferri, tutti accanto e intorno a Inzaghi. Ma intanto, sulla stampa proliferano le “voci” sugli errori dell’allenatore – vaso di coccio fra vasi di ferro – attribuendogli la scelta di Gosens anziché Kostic, e la difesa di Correa anziché puntare su Dybala. Se il primo bivio resta discutibile (il tedesco è più giovane del serbo e conosce meglio il calcio italiano), la seconda alternativa suona ridicola: Correa non sarà mai Dybala, ma Correa è costato tanto, nessuno al mondo l’avrebbe pagato più di trenta milioni, fare minusvalenze è proibito, dunque la sua cessione non è mai stata plausibile. Trovo divertenti anche gli articoli di amici di Ausilio che fanno trapelare che il nostro ds fosse pronto ad acquistare sia Kvaratskhelia che Kim Min-jaee, e solo la congiuntura finanziaria gli abbia impedito di farci due belle sorprese, con il georgiano e il sudcoreano…

Non mi consolano i guai altrui: temo che l’Inter dovrà giocarsi il quarto posto con il peggior avversario possibile, la Juventus, che oggi chiuderà il terzo bilancio consecutivo con uno spaventoso “profondo rosso” (circa 550 milioni persi in tre anni). Non capisco come si possa immaginare l’ingaggio di Antonio Conte, che sta come un pascià nel campionato più ricco del mondo e tornerebbe a Torino solo per una barca di soldi, pretendendo 4-5 acquisti da minimo 100 milioni. Molti interisti lo rimpiangono, ma faccio notare che il monte-ingaggi dell’Inter scudettata era molto superiore a quello della stagione in corso, e dubito che con Conte vedremmo Dumfries stoppare un pallone o Correa vincere un contrasto.

La sorte di Inzaghi e le possibilità di raddrizzare la stagione si concentrano fra l’Inter-Roma di sabato 1° ottobre e la trasferta a Bergamo del 13 novembre.

Della Champions, dico solo che vorrei evitare figuracce con il Barça (e temo che almeno una ci sarà), battere il Plzen a San Siro e chiudere dove è giusto che sia: terzi, con discesa in Europa League. Compito della società far capire ai tifosi – con i prezzi – e alla rosa, che l’EL andrà affrontata seriamente, per mantenere almeno il terzo gradino nel ranking, garantirsi qualche incasso e magari giocarsela fino alle semifinali.

Del campionato, invece, penso che il calendario offra una buona opportunità. Otto partite in 43 giorni: Roma, Salernitana, Sampdoria e Bologna in casa (minimo 10 punti, ma 12 sono possibili), trasferte a Sassuolo, Firenze, dalla Juve e dall’Atalanta (6-7 punti si possono fare, perché gli avversari sono forti e l’Inter non sarà obbligata a fare la partita). Arrivare a 30 punti alla sosta, vorrebbe dire che tutto è ancora possibile; stare a 25-27 sarebbe già una sentenza.

Molte speranze, forse troppe, pesano sulle spalle larghe di Lukaku, l’unico nerazzurro con la propensione al trascinatore. Ma il primo cambiamento dovrà venire dalla partecipazione di tutti alla fase difensiva, fin qui clamorosamente deficitaria.

Inter, tutti colpevoli: ecco come distribuisco le colpe

Sconfitte rovinose, una dopo l’altra, il rischio di ritrovarsi ai primi di ottobre (dopo Roma e Barcellona) senza obiettivi decenti, uno scollamento astioso fra allenatore e squadra, la nitida sensazione che i sold out a San Siro stanno per finire e che la crisi possa avvitarsi fino a raggiungere proporzioni catastrofiche.

Chi mi legge sa che non mi facevo illusioni, si era scommesso tutto sul ritorno di Lukaku, senza sciogliere vari nodi che apparivano molto rischiosi: nessun difensore rapido, nessun creativo, rosa solo in apparenza ampia, e squadra già vecchia invecchiata di un anno. Speravo in meglio, perché Asllani e l’armeno mi parevano colpi sensati, e confidavo nello spirito di riscatto di un gruppo uscito fra gli applausi scroscianti di San Siro, all’ultima giornata, dopo aver chiuso la stagione con 10 vittorie nelle ultime 11 partite. Sembravo pessimista, quando scrivevo che non avremmo fatto 80 punti: sbagliavo per difetto.

La mia classifica dei colpevoli – o distribuzione delle colpe – è questa.

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Ormai la Champions, per le squadre italiane, è un Ottomila himalaiano: qualunque piccola vittoria andrebbe festeggiata

Non saranno dei fenomeni, quelli del Viktoria Plzen, ma tornavano in Champions dopo quattro anni e giocavano la loro prima gara casalinga, avevano fondate speranze di fare bene, lo stadio era esaurito – a differenza della Juve contro il Benfica – e l’Inter giustamente appariva come l’unica avversaria del girone contro cui raccogliere qualcosa.

L’Inter ha reso facile una partita che poteva diventare difficile. L’ha fatto senza giocate memorabili, ma con una certa intelligenza, a partite dalle scelte di formazione di Inzaghi, che voleva preservare uomini per la ben più complicata trasferta di Udine. Se, poi, si fa male Calhanoglu, che non ha giocato a Plzen, vuol solo dire che la sfiga ci vede benissimo.

A quei tifosi che snobbano il terzo posto nel girone – il Barcellona non ci darà scampo – e il trasloco in Europa League, faccio notare che non ci si può lamentare della terza fascia e poi agevolare la discesa nella quarta. Il famoso ranking…

Dopo il Triplete, l’Inter ha giocato la Champions nella stagione successiva, per poi assistere dal divano per sei edizioni consecutive, rientrando solo nel 2018-19. Da allora, quattro partecipazioni e tre eliminazioni ai gironi, un solo passaggio agli Ottavi. Altri dati statistici fanno capire che una vittoria nerazzurra in Champions, senza subire gol, andrebbe festeggiata sempre e comunque.

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Inter-Torino, due partite in una. Senza Lukaku, proverei un 3-5-1-1

Dopo la sosta, il primo ottobre a San Siro contro la Roma, Marcelo Brozovic giocherà la trecentesima partita con la maglia nerazzurra. E adesso vi rivolgo una domanda: in quasi nove anni, nelle 297 partite già disputate, quante volte avete visto Brozo nella posizione in cui ha ricevuto il passaggio di Barella?

Rispondo io: mai. Anzi, per intere partite Brozovic non entra nell’area avversaria, figuriamoci trovarsi su quelle zolle, come punta più avanzata, dopo un’azione tambureggiante, rinata grazie a Bastoni e resa fertile da un’intuizione di Barella.

Per costruire occasioni pericolose occorre una certa dose di imprevedibilità, un po’ di “effetto sorpresa”, e invece l’Inter attuale risulta prevedibilissima, con il suo giro-palla lento e macchinoso, senza un uomo che nemmeno ci provi a conquistare la superiorità numerica. Se sei prevedibile, agli avversari basta poco per annullarti.

L’Inter dei primi 65 minuti con il Torino non aveva effettuato nemmeno un tiro nello specchio della porta. Appena il ritmo si alzava, era sempre il Toro ad avere la meglio. Lo stato di forma di Skriniar e De Vrji, di Barella e Brozovic, di Dumfries e Dzeko appariva penoso, a tenerci in partita erano le parate di Handanovic (minimizzare la sua prestazione è da tifosi in malafede) e la rabbia agonistica di Lautaro.

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Inter-Torino, prima (e le ricorrenti voci sulla vendita della società)

Per battere il Torino, serve un’Inter migliore di quelle viste fin qui. Dunque, non è detto e non sarà facile. Sono troppo vecchio per dare credito alle edificanti ricostruzioni del “confronto” fra dirigenza, allenatore e squadra per ritrovare “lo spirito” giusto: problemi tecnici e atletici vanno ben oltre la soglia della volontà. E, tuttavia, quella soglia è stata deludente sia contro la Lazio, che nel derby, che davanti al Bayern: se è illusorio aspettarsi l’Inter scintillante dell’autunno 2021, è lecito aspettarsi una partita giocata con la massima intensità possibile.

Esonerare Inzaghi è un’idiozia, ma di idiozie ne abbiamo viste tante. Paradossalmente, la posizione dell’allenatore è più solida con Suning, che non voleva spendere nemmeno per Acerbi, di quanto sarebbe stata con Moratti, con i suoi gesti impulsivi nei diciott’anni al vertice.

Criticarlo, Inzaghi, è più che giustificato, davanti a certi errori che si ripetono – emblematiche le sostituzioni ruolo per ruolo al settantesimo– e a una squadra che corre male, gioca con paura, mostra evidenti segni di nervosismo. Ma ai miei occhi le grandi delusioni sono altre, e rispondono ai nomi di Barella e Brozovic, De Vrji e Bastoni. Salvo Skriniar solo per le distrazioni parigine e ribadisco che prima del portiere ci sono problemi più gravi: sull’alternanza fra Handanovic e Onana, forse andrebbe stabilito un automatismo, lo sloveno in campionato, il camerunese nelle Coppe.

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De Zerbi. E altri 15.

“Lo so è un po’ difficile / Parlare con voialtri / Lontano dai rumori / E denunciare I tuoi tormenti / E per la prima volta non cercare le parole / … Per te che non mi stimi / E non ti tocca quel che dico / Non ho da dirti molte cose in più / Di quel che ho detto…”. #amala

Le cose della vita, un Venditti del ’73: mi ritorna in mente, perché il mio sconforto non viene dal risultato di Inter-Bayern, e solo in parte dalla prestazione, peggiore del previsto. Deriva, innanzitutto, dalla quantità di tifosi nerazzurri accecati al tifo, spesso molesti, spessissimo ottusi, ottimisti senza criterio, e che immancabilmente cercano colpevoli, capri espiatori, bersagli su cui scaricare la propria rabbia.

“È un po’ difficile / Parlare con voialtri”: voialtri che davate 7 o addirittura 8 a un mercato da cui la squadra è uscita nettamente indebolita; voialtri che avete deriso Dzeko, Handanovic, De Vrij e Gagliardini, e prima Sanchez e Vidal, e affermato che Gosens è meglio di Perisic, che Correa è meglio di Dybala, che bisognava incatenarsi ad Appiano per impedire la partenza (a 50 milioni o più) di Bastoni e/o Skriniar, che Barella è il miglior centrocampista italiano, eccetera. Voialtri che avete odiato Conte perché juventino, per poi rimpiangerlo perché sapeva tenere tutta la rosa sulla corda e ricattava Suning, dimenticando che è lui ad aver rotto il patto. Come Lukaku, del resto.

L’ho scritto ripetutamente… Come “piedi buoni” di bernardiniana memoria, l’Inter è la settima, forse l’ottava squadra di Serie A, tutta la sua forza sta nei muscoli, ma per sprigionarla quasi tutti gli effettivi devono essere in grande forma, altrimenti si gira a vuoto e si fanno figuracce. Vedo riserve di Napoli, Juve, Roma e Milan con molta più tecnica dei titolari nerazzurri. La stessa LuLa – l’unica eccellenza che riconosco a questa Inter – può essere efficace solo in ripartenza, giocando rapidi e impedendo agli avversari di riposizionarsi in difesa. Muscolarmente puoi battere le squadre inferiori, appena si alza l’asticella si va incontro a batoste.

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Trovo il Bayern più abbordabile del Barça

Per come vedo il calcio, il PSG rimane una squadra di giocolieri, uno come Skriniar farebbe loro comodo, ma non basterebbe a vincere la Champions nemmeno quest’anno. Troppi uno-contro-uno, troppo scarsi nel gioco di testa, un portiere che andandosene ha rafforzato il Milan, una mediana che verrà puntualmente travolta da squadre che corrono il doppio.

Per come vedo il calcio, il girone dell’Inter lo vincerà il Barcellona, che sta costruendo un’armata spettacolare, e già adesso schiera 5-6 fra i migliori millennials. Certo, il Bayern è forte, solido, è una corazzata, ma ha perso Lewandowski, gioca un campionato non allenante (lo vince da 10 anni di seguito, 17 degli ultimi 23). Al Bayern, i difensori sono abituati a spingere e spesso si distraggono, l’attacco è velocissimo (Mané / Gnabry / Sané / Coman), ma ha bisogno di velocità nella circolazione della palla: se manca Kimmich, la luce si spegne.

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E adesso che fine fa Lukaku?

Crollo mentale e assenza di leader: mancano i Cambiasso e i Materazzi

Non provo stupore, forse soffro meno di altri che si erano illusi – dare un 8 o anche solo un 7 al mercato dell’Inter è da poveri illusi– e questo blog sta qui a dimostrarlo. Ho scritto che serviva un difensore titolare, giovane e rapido. Ho scritto che questa squadra non vale 80 punti. Ho scritto che bisognava fare almeno due gol per non perdere il derby. Ma so che tanti “l’avevo detto” non servono a nulla, nemmeno a zittire quei distributori di patenti di tifo che a ogni critica costruttiva riesumano l’appellativo “intertriste”.

Tante cose non vanno, in questa Inter. E non vedo come possano essere risolte a breve. Ma qualcosa si può fare, per dare un senso alla stagione.

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In attesa del derby

Quinta giornata, comincia il campionato vero: quello di agosto si è chiuso con la Roma a 10, Inter a 9, Milan, Napoli e Juve a 8. Nulla di rilevante, considerando anche le diverse difficoltà delle avversarie. Da oggi, per le cinque favorite comincia un periodo di impegni ravvicinati e di difficoltà a raffica: 17 partite in 70 giorni, a cominciare da Milan-Inter, Fiorentina-Juve e Lazio-Napoli. Per Inzaghi, tre partite a San Siro in otto giorni, al derby seguiranno Bayern e Torino, la sera di sabato 10 avremo tutti le idee più chiare.

Per il derby, l’Inter vista fin qui non può bastare: al massimo, può strappare un pareggio, se segnasse un paio di gol, perché la fase difensiva è stata finora scadente, solo lo Spezia è riuscito nell’impresa di non segnare, persino la Cremonese ha costruito 4-5 occasioni nitide. Solo sei squadre hanno incassato più gol. D’altra parte, la difesa è il reparto più convincente del Milan, che semmai manifesta qualche difficoltà davanti, ma stasera recupera Origi.

Non vedrò il derby: prima che venissero stabiliti giorni e orari delle partite, avevo preso un impegno gastronomico, in una sagra a un’ora abbondante da Bologna. E siccome il cotechino è ottimo, ma non viene celebrato per la digeribilità, eviterò di seguire la partita, limitandomi a scoprire il risultato finale in località Alberone, poco prima di sedermi a tavola.

La forza del Milan?

L’ultima sconfitta del Milan in campionato resta quella del 17 gennaio scorso, in casa contro lo Spezia (e sappiamo come è maturata): i rossoneri tengono aperta una striscia di 20 partite senza sconfitte, con 13 vittorie e 7 pareggi, rappresenta la più lunga serie di imbattibilità attualmente aperta nei cinque grandi campionati europei.

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Chi ha larghi margini di manovra (Juve e Milan) può permettersi di sbagliare e nascondere la polvere sotto il tappeto. Chi non li ha (l’Inter), pagherà caro ogni errore sul mercato. Prima di dare un voto a Marotta e Ausilio, aspetto di vedere la firma sul rinnovo di Skriniar

Nelle due sessioni di mercato del 2022, la Juventus ha ingaggiato Bremer, Fagioli e 8 Nazionali (Zakaria, Vlahovic, Pogba, Di Maria, Gatti, Kostic, Milik e Paredes).

Nelle ultime 48 ore, la Juve si è liberata di tre centrocampisti – in prestito, al solo scopo di risparmiare sugli ingaggi: Arthur al Liverpool, Zakaria al Chelsea e Rovella al Monza. Ricordo quanto furono valutati Arthur (Pjanic più una dozzina di milioni) e Rovella (oltre trenta), mentre lo svizzero venne pagato 9 milioni al Borussia Moenchengladbach, nonostante il contratto scadesse sei mesi dopo. In bianconero, Zakaria ha giocato 15 partite, segnando un gol: finora è costato mezzo milione ogni volta che è sceso in campo… Alla Juve sono abituati a questi costi: nei suoi prestiti onerosi, Alvaro Morata è costato al minuto quasi quanto CR7.

La Juve ha fatto l’impossibile per cedere Rugani (si è incatenato alla Continassa) e Rabiot (la madre ha fatto fallire la trattativa con lo United e lo porterà via a parametro zero), voleva cedere Kean e trattenere Morata, vero è che Milik ha segnato al primo tocco di palla, ma la prima scelta era un’altra: Memphis Depay.

Potrà sembrare una fotografia troppo negativa, ma la ribalto in un attimo: nonostante tutti questi errori, alcuni davvero grossolani, la società di Agnelli ed Elkann ha consegnato ad Allegri la rosa nettamente più forte della Serie A. Una rosa ampia, in grado di assorbire anche i colpi della malasorte (Chiesa, Pogba, Szczesny).

Senza arrivare a questi livelli, anche il mercato del Milan mostra una notevole “potenza di fuoco”, basti pensare al trio (bulico e cacofonico, l’ho definito) acquistato allo scadere: Thiaw, Vranckx e Dest. Trattasi di investimenti, un po’ come fu Hauge. Ma intanto Bakayoko è rimasto, Ballo-Touré è rimasto, e anche senza contare Ibra, Pioli è in grado di ruotare 28 calciatori. Esagero? Tatarusanu, Maignan, Mirante / Calabria, Ballo-Touré, Theo Hernandez, Kalulu, Tomori, Kjaer, Florenzi, Thiaw, Gabbia, Dest / Bennacer, Adli, Tonali, Brahim Diaz, Bakayoko, Pobega, Krunic, Saelemaekers, De Ketelaere, Vranckx / Giroud, Rebic, Rafael Leao, Messias, Origi… Altra rosa ampia, in grado di assorbire i colpi della malasorte (Florenzi, Krunic, Rebic). E pazienza se non sono arrivati né Botman, né Renato Sanches: al Milan sanno far finta di niente.

All’Inter, invece, bisogna aspettare le ultime ore per prendere in prestito non Akanji o Chalobah, ma un difensore a fine carriera. Basta poco – la “distrazione” di Lukaku, un affaticamento di Mikhitaryan, un indolenzimento di Bellanova, la febbre di Bastoni, la borsa del ghiaccio sul ginocchio di Correa, il lentissimo ritorno in forma di Gosens – per avere gli uomini contati, e pensare che, dopo tutto, anche Acerbi può fare comodo… Non dubito che questa statistica verrà presto resa nota, per farci fare brutta figura: ingaggiando Acerbi, l’Inter torna ad avere la rosa più vecchia della Serie A. Ora arrivano 17 partite in 70 giorni, è il momento di blindare Skriniar, per dare un segnale agli arroganti dei petrodollari.

A tre ore dal gong

A sette ore dal gong

Lo strappo, il tiro al volo, il lancio: quelle volte in cui #Barella ci sembra persino superiore a Stankovic

Quarta stagione di Nicolò Barella in nerazzurro. Nato il 7 febbraio, come la mia mamma, si avvia verso i 26 anni. Con l’Inter, ieri sera è arrivato a 139 presenze e 12 gol (un gol ogni 11 partite e mezzo). Con la Nazionale, sta a 39 partite e 8 gol (un gol ogni 5, pure meno). Dal 2012, quindicenne, ha cominciato a giocare nelle Under, facendosele tutte (15, 16, 17, 18, 19, 20, 21): non so chi altri possa vantare un percorso in Azzurro così puntuale.

Giulini lo cedette per tanti, tanti soldi, quasi 50 milioni, bonus compresi. Ma era l’epoca della “potenza di Suning” e delle richieste imperative di Antonio Conte. Miglior centrocampista del campionato nella stagione dello scudetto, con Inzaghi ha giocato in modo diverso, segnando poco (4 gol), ma distribuendo 12 assist e procurandosi due rigori. Nell’insieme, un’annata buona ma non eccezionale. Ed è rimasto lo sfregio dell’espulsione a Madrid, cadendo nella provocazione di Militao. Ecco, Nicolò stai attento al Camp Nou, quelli sono palleggiatori sublimi, ti sembreranno provocatori, evita di lasciare la squadra in 10.

Le intemperanze caratteriali sono state spesso rimproverate a Barella. La scarsa lucidità. L’eccesso di agonismo. Ma gli va riconosciuto di aver ridotto il numero di ammonizioni, anche se alcune paiono tuttora insensate, dettate da una furia che fatica a valutare il contesto (due gol di vantaggio a pochi minuti dalla fine).

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Inter-Cremonese, prima

Senza drammatizzare, diciamocelo: se l’Inter non vince stasera, il massimo obiettivo stagionale diverrà il quarto posto e il clima attorno alla squadra diverrà irrespirabile.

Lukaku perderà sei partite, fra cui il derby e un paio di Champions. La vicenda Acerbi fa temere rovinose ripercussioni nei rapporti fra proprietà e dirigenza, e con l’allenatore. La brutta sconfitta con la Lazio impone una prestazione di assoluta concentrazione e determinazione, perché la Cremonese giocherà con la leggerezza di chi non ha niente da perdere, mentre l’Inter sarà appesantita da troppe scorie. Sinceramente, pur con le convinzioni che ho più volte espresso – rosa corta, senza creatività, non vale gli 80 punti, piazzamento fra il terzo e il quarto posto – non mi aspettavo fossimo già a questo punto. Ma l’Inter è così, lo era anche quando la società era tanto più solida di oggi e Moratti dispensava perle di saggezza dal marciapiede di fronte alla Saras: storicamente viviamo di alti e bassi, entusiasmi e depressioni, possiamo battere chiunque e perdere contro chiunque.

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3894, mi ricordo

Mi ricordo tifosi inferociti con Zhang perché compra Acerbi e tifosi inferociti con Zhang perché non compra Acerbi.

Difensori con una certa esperienza

Con le spalle al muro. Scrollarsi di dosso la negatività, pensare a una partita alla volta e smettere di credersi i migliori.

Che periodo!

Il sorteggio Champions cade come una mazzata (scriverò del Barcellona, perché mi pare che i più dicano che solo il Bayern è fuori portata, senza capire a cosa andiamo incontro); un sorteggio, aggiungo, che ci costringerà ai giovedì sera dell’Europa League.

Una partita giocata male all’Olimpico, ma che poteva finire in parità, se il tiro di Luis Alberto non fosse stato reso imparabile dalla deviazione di Barella. Ma è facile scaricare le colpe su Gagliardini o inveire sulla sostituzione di Dumfries (nemmeno io l’avrei tolto in una partita come quella).

Infortunio di Lukaku, già lontanissimo dalla forma migliore; spero rientri fra 20 giorni e nel frattempo non metta su peso.

Doppietta di Alexis Sanchez, punta centrale del Marsiglia, e vanno in gol anche Mulattieri, Bonazzoli e Pinamonti.

Qualcuno scopre – fuori tempo massimo – che questa rosa è corta e contiene pochissime, vere alternative all’11 titolare.

Ci ritroviamo con sei squadre davanti a pochi giorni da un derby nel quale adesso firmeremmo per un pari.

Le tv rimandano i sorrisi di Spalletti e di Pioli, e certificano che Antonio Conte ha trasformato il Tottenham.

Si concretizza il famigerato ingaggio di Acerbi, mentre Roma, Juve e Napoli (ma anche Fiorentina e Atalanta) aggiungono pezzi pregiati, e il Milan mette le mani su due giovani talenti. Con Acerbi, inoltre, l’Inter torna a essere la rosa più vecchia della Serie A.

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Dopo una sconfitta netta e meritata, come quella all’Olimpico, faccio una cosa che non faccio mai: nessun commento nuovo, solo l’invito a rileggere ciò che avevo scritto prima.

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Lazio-Inter, prima. CL: vediamo il calendario

Nelle ultime tre trasferte all’Olimpico contro la Lazio, l’Inter ha rimediato un pareggio e due sconfitte e delle ultime 7 partite giocate contro la squadra di Lotito ne ha perse 3.

Soffriamo la Lazio fin dai tempi di Spalletti e di Conte, quando Simone Inzaghi stava sull’altra panchina. Nel campionato scorso, c’è stata la brutta rimonta del gol su rigorino trasformato da Perisic: la partita sembrava ben indirizzata, invece al 64esimo è arrivato il pareggio di Immobile (altro rigorino provocato da Bastoni), poi le reti di Felipe Anderson (81esimo), con Dimarco a terra, e Milinkovic Savic. È rimasta l’unica partita in cui i nerazzurri hanno incassato tre gol, ed è accaduto in meno di mezz’ora.

Alle origini del persistente disagio nerazzurro, vedo tre motivi.

La Lazio schiera un solo attaccante e un centrocampo molto folto. Contro Milinkovic-Savic, i tre centrocampisti titolari dell’Inter vanno in difficoltà (non a caso viene spesso riesumato Gagliardini). E poche squadre come la Lazio dispongono di tanti calciatori rapidi e con i “piedi buoni” (Luis Alberto, Lazzari, Zaccagni, Felipe Anderson, Pedro).

Sarà una serata complicata, se ne potrà uscire bene solo evitando gli errori in difesa e migliorando la precisione in attacco. Per vincerla, servono almeno due gol, non credo riusciremo a mantenere la porta inviolata. Lukaku ritrova il portafortuna Romagnoli (finora 5 gol, uno a partita), Lautaro può risultare devastante, lo stato di forma di Dumfries promette bene; al contrario, chiunque giochi fra Dimarco e Gosens, la nostra fascia sinistra può rappresentare il punto debole.

Sul sorteggio Champions, che altro aggiungere alla faccia di Zanetti? Nessun disfattismo, non è una missione impossibile, ma l’Inter è attesa da quattro partite micidiali e appare probabile che finisca terza nel girone, dovendo ripiegare in Europa League. Purtroppo, nessuna squadra italiana è mai riuscita a vincere qualcosa, dovendo disputare le partite il giovedì sera, ma ci sarà tempo per valutare questo scenario (e l’Inter arrivò molto vicino a vincerla, l’Europa League).

Ben più ravvicinato, oggi stesso, è il nuovo lancio di dadi che determinerà il calendario del girone: se la sfortuna continua, cominceremo fuori casa a Barcellona o in Baviera e arriveremo alla quinta giornata ormai eliminati. Ma un calendario diverso può aprire la strada a sorprese piacevoli.

Alla prima, vorrei che l’Inter affrontasse il Viktoria a San Siro. Ovvio che bisogna vincere. Poi i ceki ospiterebbero una delle due favorite, e all’esordio casalingo potrebbero replicare ciò che fece lo Sheriff con il Real Madrid. Ma anche senza arrivare a simili miracoli, la trasferta nerazzurra a Plzen arriverebbe al quinto turno, contro un Viktoria già eliminato, portare a casa i tre punti potrebbe essere più facile. Ancora, se l’avversario della seconda, in casa, fosse il Bayern, quello della terza e della quarta sarebbe il Barça (o viceversa): tre partite terribili, a distanza ravvicinata, ma con una vittoria e un pareggio, l’Inter salirebbe a 10 punti prima dell’ultima giornata. Forse, potrebbe bastare un pareggio.