#Suning, noi saremmo un po’ stanchi…

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Rocco Schiavone omaggia Sandro Mazzola

Ho appena finito di leggere “Era di maggio“, presto ne scrivo.

Nota a margine: Rocco Schiavone e Antonio Manzini sono romanisti, idolatrano Totti, ma a pagina 267 di Era di maggio troviamo alcune righe dedicate a un calciatore dell’Inter, e sono righe sorprendenti, e tuttavia coerenti con la psicologia e i valori del vicequestore.

Schiavone sta confrontandosi con due poliziotti a proposito della somiglianza fra un sospetto e un ex calciatore; uno dei due poliziotti osa fare dell’ironia su Sandrino Mazzola:

«Sandro Mazzola è quanto di più vicino all’essenza del calcio questo paese abbia mai avuto. Segnati questa frase nel cervello, scrivitela sul muro della tua cameretta, comprati un poster del campione e veneralo ogni giorno che passa».
«Era dell’Inter però» obiettò Italo, «mica della Roma!».
«Imbecille! Quando c’è di mezzo un campione simile la maglia è un dettaglio insignificante. È patrimonio dell’intera umanità, capito?».

Vidal? Nemmeno gratis

Ho molti dubbi su Dzeko, per l’età e per l’abitudine maturata a Roma di giocare da solo in attacco. Ma Dzeko ha almeno il pregio di far giocare bene la squadra e forse può insegnare qualcosa a Lautaro, dunque non mi sento di esprimere un sentimento negativo.

Ma su Arturo Vidal, il mio no è categorico.

Tornano le voci sul centrocampista cileno, il cui grado di bollitura mi pare persino superiore a quello, acclarato, di Radja Nainggolan: vero è che sta per vincere l’undicesimo scudetto (fra Cile, Juve, Germania e Catalogna) ma 2 gol in 44 presenze, in questo Barcellona li avrebbe segnati pure Joao Mario…

Anche la carta d’identità certifica che sarebbe una totale idiozia: Vidal è del maggio ’87, ha un anno in più del Ninja. Insieme, non riesco nemmeno a immaginarmeli.

Meglio, molto meglio, scommettere su Tonali, strapagare Barella, pagare la clausola di Pellegrini. Solo se venisse a 0 euro, e Nainggolan fosse ceduto a caro prezzo in Cina, riuscirei a trovare un minimo senso nel vestire Vidal di nerazzurro. Di acquisti fatti con 5 anni di ritardo, penso dovremmo essere tutti stufi.

Due tweet al novantesimo di Inter-Roma

Inter-Roma, il resto non conta

Una sconfitta con la Roma aprirebbe uno psicodramma persino peggiore di quelli che ci hanno accompagnato da fine gennaio. Parlare di futuro, a quel punto, sarebbe impossibile. Tutto tornerebbe in discussione. Dalle ultime 5 partite occorrerebbe ricavare almeno 9 punti, e in mezzo ci sono Juventus e Napoli, non proprio due grandi amici, nonché Udinese ed Empoli, in situazioni disperate. La certezza di giocare la Champions arriverebbe solo all’ultimo respiro, impedendo di usare il mese di maggio per concretizzare almeno alcuni dei tanti progetti già abbozzati.

Al contrario, non perdere stasera vorrebbe dire tanto, in termini di solidità psicologica e gestione delle prossime tappe. I nerazzurri sembrano stare un po’ meglio di quanto non fosse alla vigilia di Inter-Lazio, ma lo svolgimento di quella partita fa capire che c’è un aspetto da evitare più di qualsiasi altro: andare sotto nel punteggio… No, c’è qualcosa di ancora peggio: andare sotto nel punteggio per un gol di Zaniolo.

Leggo tanti che spiegano come battere la Roma significhi Zona Champions praticamente assicurata. È vero, ma il rischio di questa partita è non vedere l’autentica posta in palio. La Roma ha solo 54 punti, ma può vincere tutte le ultime 5, l’Inter ne ha 60, ma ha un calendario molto più insidioso. Mantenere 6 punti di vantaggio stasera (con il 2-2 dell’andata a fare da punticino aggiuntivo in caso di arrivo a pari punti), equivale a una vittoria.

Ranieri ha aggiustato un po’ di cose, il suo 4-4-2 è il tipico usato sicuro, può contare su un centrocampo più tecnico e più dinamico del nostro, e a San Siro sia Dzeko che El Shaarawy (senza dimenticare Under) cercheranno di attirare una nuova visibilità, dopo una stagione contraddittoria, con troppi moduli e un’insuperabile fragilità difensiva. Sulla difesa (che non potrà contare sulla protezione di De Rossi), Ranieri sembra intenzionato ad alzare la soglia della fisicità (sono convinto non rinuncerà a N’Zonzi), dunque sarebbe necessario che l’Inter giocasse palla a terra in velocità, ma il centrocampo schierabile ha limiti tecnici e dinamici invalicabili, mi affiderei a qualche lancio lungo, a scavalcare, perché Borja Valero e Gagliardini, Vecino e Joao Mario non hanno il quid del trequartista.

Decisiva sarà la prestazione del grande ex: Radja Nainggolan è in ripresa, partite come questa l’hanno sempre esaltato. Impossibile dimenticare la sua doppietta nell’1-3 di due anni fa, con due siluri a cento all’ora. Stasera, me ne basta uno.

10 uscite e 10 entrate

Ho provato a immaginare un confronto fra la rosa attuale e quella che potrebbe venire affidata ad Antonio Conte: 22 nomi, 10 uscite e 10 entrate. Ne deriverebbe una squadra notevolmente più tecnica, in grado di divertire molto di più, che forse vale 80 punti, e potrebbe ridurre il distacco dalla Juve da 25 a 15 punti.

Handanovic

D’Ambrosio / Skriniar / De Vrij / Asamoah

Brozovic / Vecino

Politano / Nainggolan / Perisic

Icardi

Padelli, Miranda, Vrsaljko o Cédric, Dalbert, Ranocchia, Gagliardini, Candreva, Joao Mario, Borja Valero, Lautaro, Keita.

 

Handanovic

Skriniar / Godin / De Vrij

Darmian / Brozovic / Gundogan / Nainggolan / Asamoah

Dzeko / Lautaro

Padelli, D’Ambrosio, Emerson, Ranocchia, Bastoni, Gagliardini, Barella o Pellegrini, Politano, Bergwijn, Pinamonti.

#ZonaChampions, quanti punti mancano all’Inter? La mia opinione è che a 69 sia certezza e a 68 quasi, purché non si perda in casa con la Roma. E un pari con la Roma, giocando senza Brozovic e Borja Valero, equivale a una vittoria.

Frosinone-Inter, prima

L’ho scritto un mesetto fa, era facile prevederlo, ci giocheremo tutto in Inter-Roma, la vigilia di Pasqua.

Pragmatico “tinkerman”, Ranieri è davvero un “aggiustatore”: raccoglie i cocci di squadre costruite male, e trova rapidamente un assetto che ne minimizzi i difetti.

Questa Roma ha tanti piedi buoni, il rientro di De Rossi, il panchinamento di Olsen e la fine dell’ideologia di Di Francesco, secondo il quale era impossibile vedere Dzeko e Schick insieme, stanno riportando la Roma dove tutti immaginavano dovesse stare. A San Siro, se non si è in grado di vincerla, bisogna almeno pareggiarla.

Considero la Roma più pericolosa del Milan, l’Atalanta mi sembra la migliore di tutte ma ha limiti d’organico e un paio di insostituibili, la Lazio segna troppo poco.

Non sono fra quelli che pensano che cambi molto, a Frosinone, dopo che i ciociari hanno clamorosamente sbancato il Franchi. Le loro possibilità di salvezza erano e rimangono minime. Certo è che l’autostima cresce, e se l’Inter entra in campo molle – come troppe volte è accaduto – si rischia di trovarsi sotto e di farsi prendere dall’ansia.

Nei primi tempi, l’Inter segna poco: nelle 43 partite fin qui disputate, ha fatto gol solo in 17 casi (meno del 40%). Stasera dovrà aggredire la partita e far capire che la superiorità non è solo nel blasone.

La forza del Frosinone è quella di chi non niente da perdere e sa di uscire dallo Stirpe con gli applausi anche in caso di sconfitta. Inoltre, vari elementi della squadra stanno mettendosi in mostra per continuare a giocare in Serie A: penso a Pinamonti, ovviamente, ma anche a Ciano, Cassata, Paganini, Valzania, Salamon, Goldaniga e Beghetto: a quest’ultimo ho visto fare cross in corsa di sinistra che all’Inter mancano dai tempi di Brehme.

Leggo che anche Pinamonti verrà usato per fare plusvalenza (o, peggio, per riscattare Politano): mi sembra un’idiozia, e anche un brutto segno rispetto ai tanti ragazzi che portano le giovanili dell’Inter a mietere successi.

Le condizioni climatiche possono giocare un ruolo: si annuncia pioggia, freddo, vento. Spalletti deve sostituire Brozovic e gestire sei diffidati. L’uomo-chiave mi pare Nainggolan, non mi illudo di vedere insieme Icardi e Lautaro, può essere la partita in cui va in gol Skriniar.

È pur sempre l’Inter di Icardi

Un anno fa, Maurito stava concludendo la miglior stagione della sua carriera: 29 gol in 35 partite, uno ogni 107 minuti. Capocannoniere, sarebbe stato giusto riconoscergli un aumento di stipendio, e il Rolex regalato a ognuno dei compagni di squadra faceva presumere fosse consapevole di quanto il suo valore dipendesse dal lavoro altrui. Poi, Wanda ha aperto bocca, e nulla è più stato come prima…

Ribadito il 4-2-3-1 da mandare a memoria, e senza poter immaginare i 53 giorni di ammutinamento del capitano, degradato come mai era accaduto, Spalletti è ripartito da Icardi, aggiungendo Nainggolan e Politano alla batteria incaricata di rifornirlo.

Finora, siamo a 16 gol in 30 partite, uno ogni 158 minuti, ma di gol su azione non se ne vedono dall’11 dicembre, nel triste pareggio casalingo con il PSV.

Da allora, in 4 mesi (per quanto interrotti dal fastidio al ginocchio) Icardi non ha più segnato, a parte 4 calci di rigore. Leggi il resto dell’articolo

Inter-Atalanta, prima

Senza Zapata non è la stessa Atalanta. Chiunque giochi al suo posto – Barrow, il più simile, o Gomez, più difficile da marcare – non potrà garantire lo strepitoso rendimento del colombiano; 20 gol e 5 assist fin qui, suddivisi in modo strano: un solo gol nelle prime 14 partite, 19 nelle successive 16.

C’è un’ovvia, evidente correlazione fra i punti fatti dalla Dea e i gol messi a segno dal suo centravanti. All’ottava giornata, la squadra di Gasperini sembrava destinata a un campionato di stenti: aveva appena 6 punti, e subito già 4 sconfitte, di cui 2 interne (oltre a farsi eliminare dal modestissimo Copenhagen ai rigori, vanificando l’accesso all’Europa League). Nelle successive 22 giornate, i bergamaschi hanno raccolto 43 punti, media da terzo posto, infatti solo Juve e Napoli hanno fatto meglio (l’Inter ne ha fatti 39). Senza dimenticare le splendide prestazioni contro la Juventus, eliminata nettamente dalla Coppa Italia.

Ma il calciatore che ha fatto svoltare la stagione bergamasca non è Zapata. Viene dalla Slovenia, ha da poco compiuto 31 anni e a mio modesto parere ha un piede sinistro più educato di quello di Dybala. Paragone possibile: Alvaro Recoba. Leggi il resto dell’articolo

Un altro motivo (come se mancassero) per cedere Icardi

Dopo il 4-3 dell’andata, il 24 novembre scorso, l’Inter Primavera ha vinto 4-2 anche il derby di ritorno.

Il Milan Primavera naviga in fondo alla classifica, l’Inter di Armando Madonna sta confermando le stagioni a guida Vecchi e dopo un inizio faticoso è già tornata quasi in cima, ma questa nuova vittoria va segnalata per un motivo preciso: hanno segnato 4 attaccanti diversi. Prima Salcedo (1-0), poi dopo il pareggio e il gol del vantaggio del Milan, hanno fatto gol Colidio, Merola (rigore) e infine Sebastiano Esposito, classe 2002.

Sia Salcedo che Merola avevano segnato nel derby d’andata. E anche all’andata il punteggio era stato fluttuante: 1-0 Inter, 2-0, 2-1, 2-2, 3-2, 3-3 e 4-3.

Non vedo grandi prospettive in questa generazione di difensori nerazzurri, ma l’abbondanza in attacco è impressionante: ai 4 marcatori di oggi vanno aggiunti anche Adorante e Mulattieri. Fra i 2001, non conosco attaccanti migliori di Salcedo, fra i 2002 non credo ve ne siano rispetto a Esposito.

C’è un baratro fra la Primavera e la Serie A, ma nell’epoca di Kean e Zaniolo, non avrei dubbi nel portare Salcedo (ottima seconda punta) in prima squadra, la prossima stagione, insieme al rientrante Pinamonti (che è una prima punta fatta e finita). Anche Esposito potrebbe ritagliarsi uno spazio, se la società si risolve a cedere Icardi e investe gran parte del ricavato dove davvero serve un salto di qualità, anzi due: a centrocampo.

Sarà comunque un doppio addio

Partite come quella di Marassi lasciano intendere che sarà difficile trovare un allenatore migliore di Spalletti, eppure è chiaro che Spalletti dovrà andarsene. E che sarà difficile trovare un attaccante più prolifico di Icardi (il palo è un errore clamoroso, l’assist per Perisic è una delizia), eppure anche Icardi dovrà andarsene.

Puoi incollarli con cura, i vasi in frantumi, ma le crepe saranno sempre visibili. Purtroppo, Icardi va ceduto solo a una certa cifra, e non vedo chi voglia pagarla, e Spalletti costerà un sacco di soldi di liquidazione, ma “la potenza di Suning” non può tollerare incertezze sul necessario, doppio addio.

Dovranno fare le valige anche altri, compreso Perisic, la cui incostanza mi pare incurabile, mentre sarei cauto nel liberarmi di Gagliardini, che ha evidenti limiti tecnici, ma possiede una rara capacità da incursore; la sua carriera non può ridimensionarsi per una sfortunata sliding doors (il palo contro la Juve). Della nuova rosa dovrà far parte Pinamonti, non avrebbe senso prestarlo ancora: può giocare sia prima che seconda punta e ha una dote che all’Inter manca terribilmente: il tiro da lontano.

Da Marassi, resta negli occhi anche la capacità di ribaltare l’azione in tre tocchi, com’è capitato dopo splendidi interventi in interdizione di Brozovic (apparso peraltro stanco) e Nainggolan (in netta ripresa). Meglio non esaltarsi troppo, trovarsi sullo 0-2 e con l’uomo in più, ha messo la partita in discesa.

In generale, so di ripetermi, l’Inter è una squadra più che discreta se può giocare con campo libero davanti: questa situazione le è consentita raramente, occorre trovarsi in vantaggio e/o avere di fronte difese impresentabili come quella imbastita da Prandelli. Contro difese schierate, peggio ancora quando si tratta di recuperare il risultato, l’Inter decade a squadra prevedibilissima, senza cambi di ritmo e di passo. Già con l’Atalanta – che gioca il miglior calcio offensivo della Serie A – bisognerà evitare di andare sotto, altrimenti si potrà sperare solo nel pari.

Il terzo posto è alla portata, mancano 13-14 punti in 8 partite, di cui 5 casalinghe. Però ci sono Juve e Napoli (vorranno vendicare Koulibaly), oltre all’Atalanta, e credo sarà decisiva Inter-Roma, e si dovrà porre attenzione ai riverberi della lotta per non retrocedere (Udinese ed Empoli).

Ancora più della lotta per i posti in Champions e in Europa, mi sembra interessante quella per la salvezza. Un mese fa, sembrava circoscritta a 3 squadre, adesso molte tremano guardandosi alle spalle. Scommetto che una fra Sassuolo, Parma e Genoa (senza Piatek) verrà risucchiata in un finale doloroso. Pochissimi giocano un calcio migliore di quello dell’Empoli, la crescita di Bologna e Udinese è esponenziale, la solidità della Spal mi sembra una garanzia di successo.

Rimpianti? Tre: aver trascinato il Caso Icardi oltre la soglia della decenza, non aver potuto affrontare l’Eintracht con la squadra di ieri sera, non aver provato l’ebbrezza di fare il direttore di un grande quotidiano sportivo.

Tutti colpevoli, qualcuno di più

Prendo in prestito una frase del Malpensante: «Non è facile affrontare un argomento partendo dall’assunto che tutte le parti in causa abbiano sbagliato, provando al tempo stesso a pesare i torti e/o i meriti, sempre che ve ne siano, cercando di trovare non il colpevole, ma quello che è più colpevole».

Tuttavia, ho una mia precisa gerarchia dei colpevoli: Mauro Icardi sta in fuga solitaria, Wanda Nara è seconda, Piero Ausilio e Giovanni Gardini ancora dietro, Javier Zanetti arranca, poi viene Mancini (dare la fascia a Icardi è stata un’autentica idiozia) e per ultimo Spalletti. Vabbé, fra i colpevoli può starci anche Beppe Marotta, ma con tutte le attenuanti del caso: non ha mai lavorato in una società così sgarrupata come quella nerazzurra.

Ricordo che furono i compagni di squadra a togliere a Cruyff – il mio idolo assoluto – la fascia di capitano dell’Ajax, e lui si vendicò andando a vincere a Barcellona. Cruyff poteva non essere il capitano giusto per l’Olanda ma non per l’Ajax, secondo i suoi compagni.

Ora, la Curva Nord ritiene che Icardi «abbia dato prova di non possedere il carattere necessario non solo per ottenere una fascia di capitano ma neppure per poter costruire sulla sua figura un futuro… Ottenere una qualificazione in Champions senza un progetto che metta al centro il concetto di gruppo, di cui Icardi è evidente non potrà esser parte, significa solo mettere le basi per l’insuccesso futuro. Per noi il valore squadra deve venire prima dei personalismi e dei protagonismi mediatici pertanto la posizione della Nord è che Icardi non fa più parte dell’Inter». Leggi il resto dell’articolo