I Shot the Sheriff, but I swear it was in self-defense

Bob Marley non poteva conoscerli, ma nessuno di noi, ancora oggi, saprebbe collocare Tirsapol sulla carta geografica.

«Ora siamo conosciuti in tutto il mondo non solo per la nostra cultura, i prodotti di alta qualità, ma anche come una squadra di calcio che può ottenere grandi vittorie in grandi tornei contro grandi squadre in grandi stadi». Sono parole di Alexander Martynov, primo ministro della Transnistria, autoproclamato Repubblica indipendente nel 1992, commentando la clamorosa vittoria dello Sheriff contro il Real Madrid. La squadra della capitale della Transnistria – vincitrice di 19 degli ultimi 22 campionati moldavi, due volte secondo e una volta terzo – ha espugnato il Santiago Bernabeu, moltiplicando la sorpresa del 2-0 del 15 settembre contro lo Shakhtar Donetsk.

A sua volta, Nicolai Lilin – scrittore, tatuatore, militare – ha parlato così dello Sheriff: «No, tifoso non mi sento. Ma martedì sera ero al bar con cinque amici. E tifavano Sheriff. E abbiamo vinto. Una serata che mai avrei immaginato, a tifare per la vittoria di un popolo che vive in una patria che non ha contatti col mondo esterno, nemmeno con la Moldavia di cui è parte. Una vittoria ottenuta da una squadra che rappresenta un potere immenso, corrotto».

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Fra Sheriff e Juve, la stagione prenderà un segno

Non sono sorpreso, ho sempre sostenuto che non siamo da scudetto. Al massimo, l’ho scritto e riscritto, questa squadra fa 80 punti. Ho sbagliato a non scommettere qualche centinaio di euro sul Napoli, quando le quote lo davano a 12. E ho sbagliato a credere che le maggiori difficoltà, Inzaghi le avrebbe avute all’inizio.

Nessuna vittoria nelle partite giocate contro Atalanta, Lazio, Shakhtar e Real. In otto partite su dieci, abbiamo subito gol. Abbiamo sbagliato il primo tempo a Verona, a Firenze e a Sassuolo, rimediando nella ripresa. Ma alle rimonte fatte, vanno abbinate quelle subite, ed ecco i punti lasciati contro Sampdoria, Atalanta e Lazio. Nei secondi tempi delle prime 9 partite, l’Inter aveva subito 3 gol, gli stessi incassati all’Olimpico in soli 27 minuti. Vero è che per un’ora si è dominato, ma ricordo una sola parata di Reina.

Non è una squadra da scudetto: prima arrivate a questa conclusione, meno soffrirete e meno cercherete scuse (una volta Handanovic, una volta l’arbitro, una volta il mancato fair play). Sperate in Spalletti, ecco il mio consiglio: ovvio che lo scudetto è preferibile vada a Napoli, piuttosto che alle due rivali storiche.

Inter-Juve è già un dentro o fuori: trovarsi a 9 o 10 punti dalla vetta, sarebbe già una sentenza. A quel punto, l’obiettivo massimo in campionato sarebbe il quarto posto.

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L’effettivo valore della squadra

Lazio-Inter, prima

La “pausa” delle Nazionali ha regalato infortuni e infezioni, l’Inter ne è uscita quasi indenne, ma nessuna squadra italiana ha visto spremere altrettanto i suoi tesserati.

I nerazzurri hanno accumulato 2.528 minuti (15 convocati, 14 in campo). Nettamente staccate le altre: Juventus 1.760 (15 calciatori), Napoli 1.679 (10), Atalanta 1.496 (11), Torino 1.346 (11), Roma 1.294 (10), solo settimo il Milan con 1.191 minuti divisi in 11 calciatori e addirittura decima la Lazio (838’ in 6).

Si è assistito al miracolo di Alexis Sanchez, l’unico nel centinaio di calciatori di Serie A convocati per questa “pausa”, che abbia giocato 270 minuti su 270. Nell’Inter, finora Sanchez ha giocato 80 minuti in 5 spezzoni… Comunque, i due cileni e Sensi non sono stati convocati; martedì c’è una partita che può valere molti milioni di euro (e la reputazione), poi arriva la Juve.

Preferisco affrontare squadre reduci da vittorie: la Lazio, invece, viene da una sconfitta secca, pesantissima, al Dall’Ara, Lotito ha alzato la voce, Sarri ha ammesso il disastro, con parole che tutti gli altri considerano scuse (le poche ore di riposo dopo la Coppa), finché non si è direttamente danneggiati. Negli ultimi otto scontri diretti (in panchina Spalletti e Conte), l’Inter ha battuto la Lazio quattro volte, con due pareggi e due sconfitte. Ma nelle ultime undici trasferte all’Olimpico si sono raccolti appena tredici punti, rimediando ben sei sconfitte. L’ho già scritto varie volte, ogni volta che l’Inter gioca all’Olimpico, mi piacerebbe che i calciatori fossero obbligati – stile Arancia meccanica – a rivedere le immagini di un lontano 5 maggio.

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Come si fa a sottovalutare il peso degli infortuni?

Conseguenze delle Nazionali (infortuni e viaggi intercontinentali) e altre vicende sanitarie, con scambi di messaggi fra tifosi di vari colori, che si sentono più o meno danneggiati, e mi è venuta voglia di andare a controllare cosa accadde all’Inter una ventina di anni fa.

Stagione 1999-2000: era arrivato Marcello Lippi (il meno perdonabile fra gli errori di Moratti), e venne fatta una costosissima campagna acquisti su misura per il nuovo allenatore.

La formazione-base poteva essere questa: Peruzzi / Panucci, Cordoba, Blanc, Zanetti / Jugovic, Paulo Sousa, Seedorf / Baggio, Ronaldo, Vieri. “Riserve”: Ferron / Georgatos, Colonnese, Fresi, Simic, Domoraud, West, Serena / Di Biagio, Moriero, Dabo, Cauet / Zamorano, Recoba, Mutu.

A me pare una rosa nettamente superiore a quella dell’Inter di oggi. Sulla carta. Perché nella realtà, l’Inter arrivò quarta a meno 14 dalla Lazio scudettata (ah, la magica pioggia di Perugia…) e fu sconfitta dalla Lazio nella doppia finale di Coppa Italia, agganciando la qualificazione europea solo dopo un drammatico spareggio con il Parma (ah, che serata di Baggio…).

In quello spareggio, Lippi non poté schierare Ronaldo, Moriero, Panucci, Georgatos, Mutu, Di Biagio e Seedorf… E fu la sua fortuna, essendo costretto a rilanciare Baggio, contro il Parma di Buffon, Thuram, Cannavaro, Di Vaio, Fuser e Crespo.

Nel complesso, in quella disgraziata stagione l’Inter disputò 43 partite. Sapete quante ne giocò Ronaldo il Fenomeno? 8. E Baggio? 24. E Vieri? 25… Fate la somma: sono 57 presenze su 129 potenziali, il 44%. Non ho il tempo per verificare se e quante volte giocarono insieme Ronaldo e Vieri, e se per caso accadde che giocassero insieme tutti e tre, quei fuoriclasse.

I più presenti furono Zanetti (43), Blanc (42), Peruzzi (38), Di Biagio e Zamorano (36). La meravigliosa immagine che ho scelto si riferisce alla trasferta di Perugia nella primavera 2000.

Qualunque riferimento alla stagione scorsa e a quella in corso è puramente casuale.

Trofeo Jascin. Chi c’è sempre fra i migliori 10?

2019: Alisson Becker – Marc-Andrè Ter Stegen – Ederson. André Onana, Jan Oblak, Manuel Neuer, Hugo Lloris, Samir Handanovic, Kepa Arrizagalaba, Wojciech Szczesny.

2021: Jan Oblak, Thibaut Courtois, Samir Handanovic, Kasper Schmeichel, Gianluigi Donnarumma, Keylor Navas, Manuel Neuer, Emiliano Martinez, Ederson, Edouard Mendy

2019 e 2021: Jan Oblak, Ederson, Samir Handanovic, Manuel Neuer.

#Marotta non resta all’Inter per vivacchiare, insegue dichiaratamente la #secondastella: chiunque sarà il proprietario dell’Inter, la pietra angolare dei prossimi cinque anni dovrà ancora essere lui. Per ambizione e competenza.

Varesino, nato il 25 marzo 1957, Beppe Marotta ha detto che l’Inter sarà l’ultima squadra di club per la quale lavorerà. Ha fatto intendere che gli piacerebbe restare nel mondo del calcio, con qualche incarico “istituzionale”, ma – proprio come l’amico Galliani – ha aggiunto che dopo essersi ammalato di Covid, si sforza di vedere le cose del calcio con uno sguardo meno nevrotico.

Intervenendo al Festival dello Sport a Trento, Marotta ha distillato molte affermazioni interessanti. Ha parlato di Suning (da stipendiato di Suning) e di Conte (da ammiratore consapevole dei limiti caratteriali), dello shock davanti alle immagini di Eriksen e della tempestività per ingaggiare Inzaghi, dei tentativi per Vlahovic e, tempo prima, per Dybala, di come si fece prestare Recoba e di come la Juve si fece sfuggire Haaland, dei prossimi rinnovi di Lautaro, Barella e Brozovic. Implicitamente, ha stroncato Interspac, con questa frase: “penso che non sia la strada migliore quella dell’ingresso di un socio di minoranza che aiuti solo nell’immediato”.

Trento non era certo l’occasione per porre domande scomode, e Marotta è stato abile nel concedere aneddoti utili a inquadrarlo meglio. Il suo idolo da bambino? Gianni Rivera. La sua passione sorprendente: registrare Tutto il calcio minuto per minuto e poi fare le imitazioni dei radiocronisti.

Ma il passaggio che scalda il cuore al tifoso mi sembra questo: «Crediamo nella scudetto numero 20 e faremo di tutto per arrivarci. Se servisse, siamo pronti a intervenire a gennaio e a farci uno o due regali, vogliamo supportare Inzaghi nella rincorsa della seconda stella, ma senza mai perdere di vista le esigenze di bilancio. Non possiamo spendere, ma si può lavorare di fantasia».

A me pare che un altro paio di squadre oggi siano più forti dell’Inter, ma nessuna abbia un Marotta.

Tagli, ritagli e frattaglie nella sosta del campionato

Tre squadre imbattute, divise dai pareggi, mentre le altre 4 presunte “sorelle” hanno già due sconfitte. Rispetto alla stagione scorsa, spiccano il più 6 del Napoli e il più 5 dell’Inter. Attenzione: il Milan ha già giocato tre scontri diretti, la Juve e l’Atalanta due, l’Inter solo uno.

La “pausa delle Nazionali” è il primo punto su cui dovrebbe avvenire una riforma del calendario mondiale del calcio. E se le autorità calcistiche, FIFA e UEFA innanzitutto, non provvederanno presto, sono sicuro che le società più ricche apriranno milionarie cause legali. Per ora si accontentano di svolgere pressioni diplomatiche per non far giocare ai proprio tesserati novanta minuti alla vigilia di viaggi aerei intercontinentali.

L’Inter paga un prezzo elevatissimo, con ben 15 convocati: Barella, Bastoni, Dimarco / Brozovic, Perisic / Skriniar / Calhanoglu / De Vrij, Dumfries / Dzeko / Sanchez, Vidal / Lautaro, Correa / Vecino. Non convocati: Handanovic, Radu, Cordaz, D’Ambrosio, Ranocchia, Kolarov, Darmian, Gagliardini, Satriano. Lungodegenti: Sensi.

Ho letto che l’Inter è prima, nettamente prima, nei punti conquistati in rimonta. In effetti, su sette partite, averne ribaltate tre e raddrizzata una quarta non è impresa da poco. Ricapitolando: Verona-Inter, Fiorentina-Inter, Inter-Atalanta, Sassuolo-Inter. In ognuna di queste partite, l’Inter era sotto alla fine del primo tempo e nella ripresa ha prodotto tre vittorie e un pari = 10 punti.

Nel corso di un campionato, è già un notevole successo raggranellare una dozzina di punti in questo modo; temo che l’Inter abbia ormai consumato questo margine e non mi stupirò quando la rimonta sarà patita anziché imposta.

Infine, nella seconda tabella trovate la somma dei rigori a favore negli ultimi quattro campionati, riferiti alle 15 squadre che sono sempre rimaste in Serie A. E nella terza, la situazione del campionato in corso: il Napoli ne ha calciati quattro, più di chiunque altro, sbagliandone due ma facendo gol nella stessa azione. Segni del destino.

Two Old Boys: Edin e Handa

Quarta rimonta in nove partite… Pare non fosse mai successo, in una storia ultracentenaria, che l’Inter vincesse tre partite consecutive di Serie A dopo aver chiuso il primo tempo in svantaggio.

Mossa geniale o mossa della disperazione, i cambi di Inzaghi capovolgono giudizi e risultato. Ma non si può negare che il Sassuolo avrebbe potuto vincerla, non solo pareggiarla, Pairetto aveva la pistola fumante per chiudere il match: l’uscita a valanga di Handanovic sull’errore di De Vrij, poteva tramutarsi in una sentenza micidiale. Era la settima partita in venti giorni, al rientro dalla trasferta più lunga; ma se era giusto dire che contro il Real non meritavamo di perdere, lo è anche dire che contro il Sassuolo non meritavamo di vincere.

Ora, chiunque passi da qui sa che ho un’immensa stima per Samir Handanovic e Edin Dzeko. Sono, di gran lunga, i calciatori più intelligenti di questa rosa e hanno un solo limite: l’anagrafe. Dopo una partita come quella del Mapei Stadium, la mia pazienza e la mia tolleranza sono finite: chiunque riprenderà a offenderli, verrà bannato. E mi cancellerò come follower da chi usa i social per deriderli.

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Ma guarda un po’. Chi l’avrebbe mai detto… Era l’Otto Agosto

Sassuolo-Inter, prima

Il post di ieri – Agli interisti ciechi per troppo amore – mi ha procurato una quantità di feedback, telefonate ed email, commenti qui e su Twitter, la maggioranza di sostegno e condivisione, ma molti pensano abbia esagerato. Dovrò tornarci su.

Intanto, ne riprendo uno dei passaggi più urticanti, il più verificabile a tempi brevi: “perché l’Inter gioca SEMPRE male contro certe squadre, e continuerà a farlo. Poi, può – anzi, deve – vincere a Sassuolo, ma può anche perdere, per il semplice quanto indigeribile fatto che il Sassuolo è tecnicamente più dotato dell’Inter.

Esagero? Non credo proprio. Noi, un Boga non l’abbiamo. Non abbiamo un Berardi, né un Djuricic, un Henrique, un Traoré o un Raspadori. Abbiamo altro, molto altro, ma quanto a pura tecnica, il Sassuolo dispone di elementi più qualitativi”.

Poiché la penso così, ribadisco che dal Mapei Stadium si può uscire bene o benissimo, ma anche male o malissimo. Dipenderà da chi riesce a imporre le proprie caratteristiche. Se giochiamo sotto ritmo e lasciamo spazio ai trequartisti neroverdi, prendiamo un paio di gol e probabilmente torniamo con zero punti (e due settimane di passione, da consumare intorno al titolo: “È crisi Inter”). Se, invece, giochiamo come nel secondo tempo a Firenze o nei primi venti minuti e negli ultimi venti contro l’Atalanta, sono sicuro che si torna con i 3 punti.

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Agli interisti ciechi per troppo amore

Inspiegabile e incomprensibile: ecco i due aggettivi più usati per descrivere la brutta partita che l’Inter ha giocato a Kiev.

A me pare che questa coppia di aggettivi faccia capire quanta poca lucidità ci sia nel valutare le caratteristiche della squadra: la sua forza, le sue debolezze. Perciò, mi trovo costretto a spiegare perché l’Inter gioca SEMPRE male contro certe squadre, e continuerà a farlo. Poi, può – anzi, deve – vincere a Sassuolo, ma può anche perdere, per il semplice quanto indigeribile fatto che il Sassuolo è tecnicamente più dotato dell’Inter.

Esagero? Non credo proprio. Noi, un Boga non l’abbiamo. Non abbiamo un Berardi, né un Djuricic, un Henrique, un Traoré o un Raspadori. Abbiamo altro, molto altro, ma quanto a pura tecnica, il Sassuolo dispone di elementi più qualitativi. E se considero la pura tecnica – alla brasiliana, per intenderci – questa Inter non vale più del quinto posto: Napoli e Juve, Roma e Lazio sono superiori, temo lo siano anche Milan e Atalanta, oltre al Sassuolo.

Certo, il calcio è diverso dalla danza classica, come ho appena letto su Twitter. Ma non andrebbe confuso nemmeno con la corsa di mezzofondo dell’atletica leggera.

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Lingue slave, problemi di equilibrio, Kiev di nuovo decisiva

Leggo paralleli improbabili: il Napoli di Spalletti come la Roma di Rudi Garcia… Il Napoli è molto più forte di quella Roma e non avrà a che fare con una Juve formidabile, in campo e fuori.

Altro paragone: i problemi difensivi dell’Inter di Inzaghi somiglierebbero a quelli dell’Inter di Conte… Le differenze sono sostanziali: Conte aveva scelto di difendere “alto” e faceva turn-over, finché arrivò ad abbassare il baricentro e a rendere intoccabile il trio titolare; al contrario, Inzaghi ha sempre schierato quel trio e non ha un Lukaku che consenta alla squadra di starsene bloccata quei pochi, fondamentali secondi in più, prima di sprintare verso l’area avversaria. Rivedendo i gol subiti da Samp, Atalanta e Real, la difesa dell’Inter era sempre schierata. Schierata male.

Il titolo richiede una spiegazione: Samir Handanovic, Milan Skriniar, Marcelo Brozovic, Ivan Perisic, Edin Dzeko (e anche Aleksandr Kolarov) pur venendo da paesi diversi, sono accomunati da lingue e culture d’origine slava. Nessuna squadra di Serie A dipende tanto dal rendimento degli slavi. Per mille motivi – a volte confinanti con il razzismo – si tende ad attribuire agli slavi un’incostanza di rendimento, un’umoralità da alti e bassi. Mi pare chiaro che se questo nucleo – molto legato anche fuori dal campo – va in sofferenza, la rosa non offre soluzioni alternative.

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#Interspac, perché è giusto crederci, perché sarebbe un mezzo miracolo

Ho assistito in streaming alla presentazione del progetto Interspac, avvenuta a Milano venerdì 24, se avete cinque minuti di tempo, leggete cosa ne ho ricavato.

Non è stato un appuntamento “pubblico” con centinaia o migliaia di persone, e non era presente Kalle Rummenigge, amatissimo numero 11, nonché ex presidente del Bayern: la pandemia ha suggerito di risolvere l’incontro in una forma meno spettacolare, ma la sensazione è che il progetto, in questi mesi, abbia fatto passi avanti.

Carlo Cottarelli ha detto che Interspac sta per passare alla fase operativa: primo passo, la scelta dell’advisor, il consulente finanziario e giuridico che indicherà come effettuare la raccolta fondi, definendone le forme. Ma tutto passa da Suning: se i cinesi non aprissero alla collaborazione, la raccolta fondi sarebbe bloccata sul nascere. Altrimenti potrebbe partire a fine novembre.

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Spettacolo e sofferenza, reazione ed errori

L’Atalanta ha tirato in porta 11 volte e battuto 11 calci d’angolo. In appena sei partite, l’Inter è arrivata a 20 gol, ma stasera potrebbe ritrovarsi addirittura quarta (se la Roma vince il derby) e a quattro punti dalle vetta, a conferma del fatto che i campionati si vincono innanzitutto in difesa.

A fine stagione, questo Inter-Atalanta potrà essere celebrato come una delle partite più belle del campionato: “uno spot per la Serie A”, giocata all’arrembaggio dall’una e dall’altra, con capovolgimenti emozionanti, gesti tecnici meravigliosi (Lautaro al volo, Malinovskyi alla Recoba), errori provocati dall’asfissia, pali e traverse, eccetera. Questa Inter sa essere spettacolare, questa Atalanta sta tornando a proporre un grande calcio.

Di nuovo, l’Inter non ha saputo gestire il vantaggio (come a Marassi, dove avvenne due volte), e questo è un peccato mortale. Ma i nerazzurri sono stati capaci di recuperare una situazione che pareva compromessa, arrivando a sfiorare una vittoria che sarebbe stata meritata quanto beffarda. E viceversa.

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Inter-Atalanta, prima

Dal giugno 2016, Gian Piero Gasperini allena l’Atalanta: aveva già ottenuto ottimi risultati al Genoa, in due riprese, ma è a Bergamo che la sua reputazione è decollata. Quella di oggi mi pare sia la seicentesima panchina di campionato della sua carriera: appena tre furono quelle che gli concesse l’Inter, nella tarda estate 2011, dopo la fuga di Leonardo. Due volte “Panchina d’oro” (2018-19 e 2019-20), Gasp ha portato l’Atalanta a giocarsi obiettivi clamorosi – ricordiamo come fu beffarda la sconfitta con il PSG ai Quarti di Champions – e a mostrare un calcio spettacolare, intenso, “inglese” nei suoi presupposti. Aziendalista e fulcro del progetto della Dea, alla pari di Giovanni Sartori, Gasperini ha fatto lievitare il valore di tanti calciatori. Molti, lontani da Bergamo, non hanno saputo ripetersi.

Il dente avvelenato che Gasperini non ha mai nascosto nei confronti dell’Inter venne reso ancor più sgradevole dal 7-1 che i nerazzurri rifilarono ai bergamaschi nel marzo 2017 (triplette di Icardi e di Banega). Da allora, per l’Inter solo due vittorie (4 pareggi e una sconfitta) negli ultimi sette scontri diretti. E anche le due vittorie sono arrivate dopo autentiche battaglie.

In apparenza, questa sesta stagione gasperiniana sembra iniziata sottotono. A me non pare: sono andati a pareggiare 2-2 al Madrigal, il campo infuocato del Villareal (non mi meraviglierei se passassero il girone: lo United è più forte solo sulla carta, la quarta è lo Young Boys), mentre in campionato hanno battuto Torino e Salernitana (fuori) e Sassuolo (in casa), pareggiando 0-0 con il Bologna (serata molto sfortunata) e venendo sconfitti dalla Fiorentina (1-2) al termine di una partita in cui l’arbitraggio è stato decisivo. Certo, a differenza del campionato 2020-21 in cui chiusero con il miglior attacco (90 gol in 38 partite), quest’anno faticano di più a segnare, ma in compenso subiscono pochissimo (solo due gol su azione). Hanno fisico e agonismo, sono rocciosi, vanno superati sul piano della velocità.

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Ecco perché per lo scudetto dico Napoli

Il 6 e il 9 settembre vi avevo proposto alcune valutazioni preliminari sul campionato 2021-22, soffermandomi, in particolare, sulla “quota scudetto” e sui punti necessari per agganciare la Zona Champions. Provo agi concludo il ragionamento, proponendovi dei pronostici secchi.

Il mercato di gennaio e i gravi infortuni rappresentano variabili che possono alterare ogni ragionamento, ma correrò il rischio.

  • Scudetto, nell’ordine: Napoli, Inter, Milan
  • Zona Champions: Juventus, Roma e Atalanta
  • Per l’altra Europa: Lazio, Fiorentina
  • Metà classifica: Sassuolo, Torino, Bologna, Udinese
  • Salvezza tranquilla: Sampdoria, Genoa, Cagliari, Empoli
  • Retrocessione: Verona, Spezia, Venezia, Salernitana

Per lo scudetto, dico Napoli, nella convinzione che solo tre squadre – quelle allenate da Spalletti, Inzaghi e Pioli – abbiano il potenziale per raggiungere e superare gli 80 punti.

Del Napoli di Gattuso ricordiamo il suicidio all’ultimo metro, il 23 maggio nella partita casalinga contro il Verona (1-1 e sorpasso della Juve, grazie all’intesa fra Calvarese e Cuadrado).

Molti dimenticano che quel Napoli “fallimentare” ebbe la seconda migliore differenza reti (terzo attacco e terza difesa) e raccolse tanti punti (77); nelle 16 partite che hanno preceduto la beffa veronese, di punti ne fece 42 (una sola sconfitta, a Bergamo), dopo aver sconfitto la Juve, il Milan a San Siro e la Roma all’Olimpico, pareggiando 1-1 con l’Inter di Conte.

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Fiorentina-Inter, prima

Venerdì vorrei pubblicare un post così intitolato: “Scudetto a Napoli o a Milano”. Mi sono convinto che solo Napoli, Milan e Inter possano superare gli 80 punti necessari a vincere il campionato. Immagino che la Juve possa arrampicarsi fino al quarto posto, forse anche al terzo, ma per lo scudetto non mi pare attrezzata.

Intanto, l’Inter scende a Firenze per una trasferta che quelli bravi definiscono “tradizionalmente ostica”: alcune decisioni arbitrali e quel gol al novantesimo che accese i riflettori su Vlahovic (oggi Skriniar non si farebbe più beffare così) hanno compromesso alcune buone prestazioni.

Negli scontri diretti dell’anno scorso, Conte raccolse 6 punti, ma nelle precedenti sei occasioni l’Inter aveva vinto solo due volte, e nelle precedenti sette trasferte era venuta una sola vittoria. Contro i nerazzurri, si scatenava Babacar, e andavano in gol anche Kouamé e Vecino, Ljajic e Jovetic (prima o dopo essere passati dall’Inter). Al Franchi, Handanovic ha incassato ben 21 gol nelle ultime 10 partite.

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Bologna, Fiorentina, Atalanta e Sassuolo

Nelle prossime quattro giornate di campionato, sarebbe bello raccogliere 9-10 punti (anche mettendo nel conto una sconfitta), oppure 8 restando imbattuti.

Se i punti raccolti fossero solo 7, o peggio, l’Inter si troverebbe intorno al quarto-quinto posto, con un netto distacco dalla vetta. Si tornerebbe a parlare di “ridimensionamento”.

Ovvio che 9-10 punti non sarà facile raccoglierli, nessuna di queste quattro partite è scontata: questa è la fascia di squadre in grado di battere chiunque. E se è vero che l’Atalanta ha qualcosa in più, le altre mi sembrano più imprevedibili.

Hanno tutte un paio di caratteristiche in comune: nuclei di calciatori ambiziosi, che vogliono mettersi in mostra e moltiplicare per 5 o per 10 l’attuale ingaggio. Quale occasione migliore che fare bella figura contro la squadra che porta lo scudetto sulle maglie?

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Quando perdi dopo aver giocato meglio per larghi tratti, subendo un gol all’89esimo (ma era da un quarto d’ora che speravi che l’arbitro fischiasse la fine)

Handanovic, 6 – Nessuna parata rilevante, un paio di belle uscite, viene chiamato in causa 15 volte per giocare con i piedi, di cui 7 nell’ultimo quarto d’ora. Sintomo inequivocabile.

Skriniar, 7,5 – Due salvataggi strepitosi, una buona proiezione offensiva, sui colpi di testa da corner lo farei arretrare di un paio di metri, tutta quella potenza lo spinge a impattare sopra la traversa.

De Vrij, 6 – Bello da vedere, ma ancora lontano dalla forma migliore, ed è una sensazione che mi aveva già dato anche a Verona e a Marassi. Aiuta pochissimo in fase di costruzione.

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Merengues, la diciottesima sfida

Il biglietto risale a più di quarant’anni fa, 22 aprile 1981, una vittoria inutile, meritavamo almeno di acciuffare i tempi supplementari, ma il terzo portiere madrileno, tale Agústin Rodriguez, proiettato in prima squadra dagli infortuni di Miguel Angél e Garcia Rémon, compì un paio di miracoli. Per quel che ricordo, non fu un furto, come altri che mortificarono i miei anni Ottanta; ma, come ho già raccontato, in certi casi il viaggio di ritorno – fra San Siro e San Giorgio di Piano – diventava interminabile.

Scontri diretti 17: vittorie Real 8, vittorie Inter 7, pareggi appena 2. Nell’unica finale (Vienna 27 maggio 1964), vinse l’Inter. Ma nelle quattro semifinali (due di Coppa dei Campioni, altrettante di Coppa Uefa) ha sempre prevalso “il Madrid”. Infine, il doppio confronto del novembre scorso si è chiuso con due secche sconfitte nerazzurre (evitabile, la prima).

Leggete ad alta voce i nomi dei marcatori, sentirete quanta nostalgica musicalità:

  1. Mazzola, Milani, Felo Bautista, Mazzola (3-1).
  2. Pirri (1-0).
  3. Amancio, Facchetti (1-1).
  4. Cappellini (1-0).
  5. Cappellini, aut. Zoco (0-2).
  6. Santillana, Juanito (2-0).
  7. Bini (1-0).
  8. Oriali, Gallego (1-1).
  9. Altobelli, Salguero, Santillana (2-1).
  10. Brady, Altobelli (2-0).
  11. Santillana, Santillana, Michel (3-0).
  12. Tardelli, Tardelli, Valdano, aut. Salguero (3-1).
  13. Sanchez, Gordillo, Brady, Sanchez, Santillana, Santillana (5-1).
  14. Hierro, Seedorf (2-0).
  15. Zamorano, Seedorf, Baggio, Baggio (3-1).
  16. Benzema, Ramos, Lautaro, Perisic, Rodrygo (3-2).
  17. Hazard, Rodrygo (2-0).

Tifoso dell’Inter da bambino (come Scirea, come Pippo Inzaghi), Carletto Ancelotti ha vinto tre volte la Champions, compresa la favolosa Décima. Ma allenava il Chelsea, quando Eto’o e Mourinho confezionarono l’impresa epocale di Stamford Bridge. Il suo Real può farci gol, anche più d’uno, ma sarebbe incredibile che l’Inter non riuscisse a perforare la linea Militao-Nacho; non ci sono più spauracchi come Varane e Sergio Ramos.

Certo, per antica tradizione, le Merengues espongono un talento sconfinato: a Benzema, Hazard, Vinicius, Modric, hanno appena aggiunto Alaba e Camavinga, e trova sempre spazio uno dei miei centrocampisti prediletti, l’uruguagio Federico Valverde. Non li si può affrontare a campo aperto. Non li si può contrastare con marcature a uomo. Non si può concedere a Luka Modric il tempo per ragionare. Non si può e non si deve avere paura, l’Inter possiede molte armi per colpirli.

Salutare risveglio

Qualcuno si era illuso che perdendo Conte + Pintus + Eriksen + Hakimi + Lukaku, l’Inter potesse essere più forte. Non lo è. Dubito possa diventarlo.

Può giocare meglio, come espressione di qualità spettacolari. Può apparire più imprevedibile. Ma non segnerà più di 100 gol e forse non avrà nemmeno la miglior difesa del campionato. Se la giocherà con altre 4 squadre per un posto in Zona Champions e penso che in Europa farà più strada rispetto alla stagione passata. Si tratta di navigare a vista, reggere l’urto e poi, a gennaio, si vedrà come migliorare la rosa. Bisogna entrare rapidamente sulla lunghezza d’onda di un campionato che non avrà una dominatrice, resterà a lungo equilibrato e si vincerà in primavera.

L’assenza di Bastoni è il primo prezzo pagato alla bulimia delle Nazionali (un’eventuale assenza contro il Real sarebbe catastrofica). Il rientro dei sudamericani a poche ore dalla partita ha aggiunto danni (ma altre squadre hanno pagato un prezzo più alto). Fra croati e bosniaci, la pausa internazionale ha restituito calciatori scarichi, insufficienti le prestazioni di Brozo e Perisic, come quelle di Dzeko e Calhanoglu. Molti hanno sottolineato l’errore di Inzaghi – esaurire i cambi a 23 minuti dalla fine. Moltissimi hanno già concluso che Stefano Sensi debba cambiare aria. Quasi tutti minimizzano che le grandi squadre possono faticare a passare in vantaggio, ma poi non si fanno rimontare. L’Inter si è fatta rimontare due volte.

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Sampdoria-Inter, prima

Il pareggio manca da tante partite: nelle ultime dieci, sette vittorie nerazzurre e tre blucerchiate, con Quagliarella spesso in gol. Nella scorsa stagione, la sconfitta a Marassi rappresentò una delle giornate più nere nella parabola di Antonio Conte, il giorno della Befana, con Sanchez che sullo 0-0 sbaglia il rigore, Candreva che invece lo mette a segno, Keita che raddoppia e De Vrij che dimezza inutilmente lo svantaggio. Sconfitti da due gol dell’ex…

Quel 6 gennaio, il Napoli fu incredibilmente battuto a domicilio dallo Spezia, mentre il Milan capolista veniva travolto 1-3 dalla Juve, e a molti sembrò che Pirlo avesse trovato la soluzione. Sembrano passati molto più di nove mesi. Ieri, doppiette di Ronaldo e Lukaku, ma con le maglie di United e Chelsea.

Oggi la Juve di Allegri pare allo sbando, il Napoli di Spalletti viaggia a punteggio pieno, l’Atalanta di Gasperini non mostra la solita brillantezza, e per decifrare che campionato sarà, penso che Milan-Lazio e Samp-Inter offriranno significativi elementi di valutazione.

La Samp sarà priva di Ekdal (indimenticabile la sua unica tripletta), mentre l’Inter dovrà fare a meno di Bastoni, oltre che degli argentini, e non ho idea di come Inzaghi intenda coprire quella perdita. Dimarco avrebbe giocato comunque, dopo le pause per le Nazionali, ogni allenatore tende a schierare chi ha visto in allenamento, soprattutto se tre giorni dopo arriva il Real. Dimarco + Perisic, oppure Kolarov + Dimarco? Punterei sulla prima ipotesi.

Davanti, la certezza si chiama Edin Dzeko (Yoshida e Colley hanno tanti fisico, ma il bosniaco può renderli ridicoli). Fino a ieri sembrava che avrebbe giocato da unica punta, come in “albero di Natale” con alle spalle Calhanoglu e Sensi, preservando i due argentini. Ma c’è la concreta possibilità che Inzaghi preferisca schierare Lautaro accanto a Dzeko, riservandosi mutamenti tattici una volta che la partita si sia incanalata nel verso giusto.

L’altro punto interrogativo ha il nome di Denzel Dumfries. Ho l’impressione che l’olandese potrà essere della partita, perché l’affidabilità di Darmian si farà preferire contro il Real e c’è bisogno di rotazioni fin dall’inizio di questo ciclo di sette partite in ventidue giorni.

In Serie A, la Samp resta l’unica squadra a non avere ancora segnato, ma di gol ne ha subito solo uno. Oltre a Caputo e Quagliarella, bisognerà porre attenzione a Thorsby e Damsgaard, ottimi incursori che fra qualche mese giocheranno con altre maglie. Negli ultimi giorni di mercato, la Samp ha cercato di porre rimedio a evidenti deficienze d’organico, non lotterà per evitare la retrocessione, ma contro il Milan ha espresso pochissimo in attacco.

La sensazione è che di gol a Marassi se ne vedranno pochi, ogni errore potrà pesare tanto. Si gioca in un orario assurdo, per fortuna Genova è quasi sempre al riparo dal grande caldo. Spero sia al riparo anche dalle sviste di Orsato.