La mia griglia di partenza

Correggerò qualcosa ai primi di settembre, nell’intervallo per le Nazionali.

La chiusura del mercato è decisiva, a oggi accetto di giocarmi una pizza con chiunque, questa Inter non vale il quarto posto e il comportamento di Suning è peggiore dei peggiori che ebbero Moratti e Pellegrini (errori ne hanno fatti a decine, ma loro sì, tifavano Inter).

Facciamoci comprare dal signor Lotito

Al netto del fatto che negli ultimi sei-sette anni, la Lazio è arrivata davanti all’Inter più del contrario – rivedi il post del 17 luglio -, e ha pure vinto trofei e giocato in Champions, la “piega” che sta prendendo il mercato interista rende già malinconico questo inizio di stagione, che invece i biancazzurri hanno bagnato con una vittoria tanto bella quanto imprevista.

Alla Gazzetta, Spalletti dice: “Cercare di lottare fino in fondo per il quarto posto deve essere l’obiettivo comune del mondo interista e dovremo stare il più possibile uniti se vogliamo sperare di raggiungerlo”.
Sperare di raggiungere il quarto posto è un obiettivo da Lazio, e Suning si merita tutto il sarcasmo del mondo (Steven Zhang potrà bloccare i commenti ai suoi social quanto vuole, ma dovrà capirlo cos’è il calcio in Italia).

Oltre alla disarmante affermazione di Spalletti, ci sono le vicende di Pellegri e Salcedo (senza dimenticare Emre Mor: del resto, Gabigol è ancora lì) e, soprattutto, di Schick, a farmi dire che la stagione comincia male.
Ai tifosi si sono raccontate menzogne. Balle. Fanfaluche. Si sono fatte promesse che si sapeva non sarebbero state mantenute. Vidal? James Rodriguez? Di Maria? Nainggolan? Rudiger e Manolas? No, non si è in grado nemmeno di mettere sotto contratto un ventunenne slovacco, sedotto e abbandonato dalla Juve. Sarebbe un “clamoroso autogol di Suning”, scrive la Gazzetta.
Tanto meno si è in grado di acquisire Keita, nonostante Sabatini abbia pranzato con il suo “grande amico” procuratore già in giugno, e il signor Lotito tutto voglia tranne che venderlo alla Juve. La gestione del Caso Keita, aggiungo, fa capire perché la Lazio fatturi la metà dell’Inter e ottenga risultati migliori. Pensate che alla Lazio possano prendere in considerazione di spendere tutto il denaro risparmiato su Medel per pagare metà dell’ingaggio di un difensore prestato per anno?

C’è un problema di FPF? Il governo cinese ha mutato politica sugli investimenti esteri? La gestione della comunicazione, all’Inter, è da anni sotto la soglia della sufficienza, non basta comprare pagine di giornale per invitare ad abbonarsi, bisogna saper rispondere ai dubbi dei tifosi con figure dirigenziali all’altezza della situazione. Dimenticavo: è ancora presidente Thohir…

Ricapitolando i commenti al post di ieri, ecco la sintesi dei 43 voti validi: primi (1), secondi (2), terzi (6), quarti (21), quinti (9), sesti (3) e settimi (1); dunque, 30 su 43 sono convinti di andare in Champions. Immagino molti di loro lo fossero anche l’anno scorso.

So bene che anche questo sfogo non farà breccia negli interisti ottimisti a oltranza. Sarà più duro il loro risveglio.

Quanto vale questa Inter? Votate attraverso i commenti

Autorevoli commentatori mettono l’Inter al terzo posto; alcuni si spingono a considerarla da scudetto. Non è la mia opinione: a oggi, a me pare un’Inter da quinto posto, quarto se Spalletti fa miracoli; ma veniamo dall’essere l’ottavo attacco della Serie A e non è arrivato nessuno che faccia ipotizzare scenari molto più positivi.

Domenica mattina, come al solito, proporrò la mia prima “griglia”, riservandomi di correggerla a fine mercato. Intanto, per 48 ore, propongo un sondaggio da risposta secca, che parte da questa formazione-base:
Handanovic / Cancelo, Miranda, Skriniar, Dalbert / Vecino, Borja Valero / Candreva, Joao Mario, Perisic / Icardi.
Aggiungo un po’ di riserve: Padelli / D’Ambrosio, Mangala, Nagatomo / Gagliardini, Brozovic / Eder, Jovetic, Schick.

Non sono stato pessimista, anzi ho immaginato che arriveranno un altro titolare (Joao Cancelo) e un paio di cambi (Mangala e Schick); ma dopo tante chiacchiere sulla “potenza di Suning”, temo abbiano preso in parola Ausilio, quando diceva che “è difficile migliorare questa rosa”…

Domanda secca: quanto vale questa squadra?

Chi volesse rispondere è pregato di iniziare il commento così: “Primo posto”, “Secondo posto”, “Quinto posto”… “Settimo posto”, eccetera.

Applaudo il Milan

Quando Mirabelli è passato dall’Inter al Milan, mentre Ausilio rinnovava per tre anni a cifre ben superiori, vari commentatori, anche su questo blog hanno storto il naso. Temo avessero ragione.

Sì, perché il mercato del Milan mi sembra nettamente migliore di quello dell’Inter.
Facile, dirà qualcuno: con tutto quello che hanno speso… Vi invito a non prendere in considerazione le spese fatte, la decina di acquisti – ma Conti e Rodriguez li avrei voluti al posto di Cancelo e Dalbert. Mi limito a far notare che il Milan ha anche saputo vendere.

Honda, Ocampos, Poli, Kucka, Bertolacci, Lapadula, De Sciglio, Vangioni, Bacca e adesso Niang. Sono 100 milioni di entrate, mentre l’Inter è ferma al palo (Banega, Biabiany e Medel) e non riesce a cedere nessuno a un prezzo decente.

Mangala chi?

L’Inter è sulle tracce di Eliaquim Mangala, difensore centrale di proprietà del Manchester City che nell’ultima stagione è andato in prestito al Valencia.
Tre estati fa, il City pagò oltre 40 milioni di euro al Porto per questo ragazzone, già capitano dell’Under 21 francese. Lo volevano tutti. Ma nel City non ha saputo confermarsi, ha perso il posto in Nazionale maggiore e un anno fa Guardiola ha preferito prestarlo al Valencia.
Quale giudizio il Valencia dia di questa esperienza, è presto detto: non hanno nemmeno provato a riscattarlo alla fine del prestito, anzi hanno bussato all’Inter per comprare Murillo…

Ipotesi A: hanno ragione sia Guardiola che il Valencia a non aver fiducia nel figlio di congolesi.
Ipotesi B: il contratto da 6 milioni netti a stagione ha scoraggiato i valenciani, che ritengono più proficuo affidarsi a Murillo.
Ipotesi C: l’Inter sta per fare un affarone, perché il City sembra disposto a prestarlo, pagando anche il 50% dello stipendio.

Non è che ci fosse la fila per comprare quelli dell’Inter

Ricordo bene, nella fase di beatificazione di Stefano Pioli – compiuta dagli stessi che poi l’hanno definito inadeguato (unfit, come Berlusconi per l’Economist) – uno degli argomenti più usati era la “rivalutazione della rosa”.
Scrivevano, questi dispensatori di idiozie, che grazie a Pioli il valore della rosa era cresciuto del 25, del 30, del 40%. C’era la fila per Medel, per Kondogbia, per gli slavi, per chiunque.

E ricordo quando il Real chiedeva Murillo, offrendo 20-25, e l’Inter diceva no.
Poi, ricordo le scervelate operazioni compiute con Ranocchia e Jovetic, prestati aggratis e autori di ottimi mezzi campionati, salvo rientrare alla base perché l’espressione “diritto di riscatto” nel 99% dei casi equivale a “non ne ho più bisogno”.

Settantacinque giorni fa, quando cominciava il mercato e ci parlavano di Nainggolan e Vidal, Verratti e Di Maria – oggi possiamo dirlo: ci prendevano per scemi – solo alcuni facevano notare che il FPF continuava a incombere, e che i “regali” assurdi targati Kia Joorabchian sarebbero stati una zavorra. Unica alternativa: vendere.
E così abbiamo scoperto che pochissimi dell’Inter hanno un mercato. Anzi, nessuno ha il mercato che vorrebbe l’Inter. Nessuna società, infatti, ha offerto i soldi che l’Inter pretendeva per Perisic, per Candreva, per Joao Mario, per Murillo, per Brozovic, per Ranocchia. Settantacinque giorni dopo, l’unica cessione è la partita di giro di Ever Banega.

Anzi, no. Abbiamo ceduto Gary Medel.
Sì, il capitano del Cile due volte vincitore della Copa América. Ceduto a 3-4 milioni, salvo scoprire il giorno dopo che all’Inter oggi mancano un centrale difensivo e un incontrista a centrocampo. Bastava tenersi Medel ed entrambi i ruoli erano coperti.

Esattamente, cosa manca ancora per “chiudere” su Schick?

Patrik Schick è idoneo al calcio professionistico, lo sappiamo da 10 giorni. Anzi, l’abbiamo sempre saputo.

A metà giugno, Patrik Schick era stato ceduto dalla Sampdoria alla Juventus – pare grazie alla mediazione di Nedved, che somiglia alle fantomatiche mediazioni di Zanetti per qualche argentino, tipo Emmanuel Cecchini, che giocava pure nel Banfield e ora sta al Malaga – per 30,5 milioni.
In quei giorni Schick sgambettava allegramente nella sua Under 21 – che diede un secco 3-1 all’Italia di Berardi e Bernardeschi, Conti e Donnarumma, con due centrocampisti (Jankto e Travnik) su cui scommetterei qualsiasi cifra.
Poi la Juve ha detto che le visite mediche non andavano bene. Le hanno rifatte. Parte che siano durate otto ore… Tutto si può dire dello “J Medical” tranne che non siano scrupolosi. E alla fine, con buona pace di Nedved, la Juve ha restituito il calciatore al mittente. Leggi il resto dell’articolo

La vicenda Kondogbia è il banco di prova di Walter Sabatini

Ce lo ricordiamo Kondogbia, “scippato al Milan” due estati fa. Sembrava il clone di Pogba, sembrava la pietra angolare dell’Inter superfisica voluta dal Mancio, quella con Medel e Melo davanti alla difesa, che faceva sembrare forte anche Murillo.

Kondogbia giocava stabilmente nella Nazionale francese, contro la Juve aveva fatto due partite notevoli, l’sta fra le due milanesi aveva schizzato il prezzo oltre ogni logica (è pur sempre un mediano che non segna), ma non conosco un solo tifoso nerazzurro che non fosse entusiasta.
Oggi, a Kondogbia il Southampton ha preferito Lemina. C’è bisogno di aggiungere altro?

Non vedo margini per ricomporre i cocci, il francese verrà ceduto (dunque Brozovic resterà e resterà pure Joao Mario). Ma la gestione degli ultimi giorni di nerazzurri di Kondogbia sarà un pericoloso banco di prova per Walter Sabatini.
Il superconsulente di Suning sta tenendo aperte 100 trattative, nella convinzione che the time is in our side. Convinzione pericolosissima (penso a Schick, se arriva qualcuno con 40 milioni in contanti), alla quale è stato convinto pure Spalletti, che a una settimana dall’inizio del campionato gioca l’ultima amichevole con una squadra a cui mancano almeno 3 tasselli.

Sabatini deve dimostrare a Suning – e incidentalmente anche ai tifosi – di non essere impreparato al colpo di testa di Kondogbia. L’Inter non è in condizioni per tenerlo, ma non può svenderlo, anzi deve dare un segnale di forza, che consolidi il gruppo che rimane.

Si legge di tutto. Di scambi col Valencia – quelli che hanno pagato sull’unghia per Zaza e poi per Neto -, di scambi con altri, di “multe salatissime” (capirai: poi il procuratore o il mediatore si faranno ridare i soldi al momento dell’uscita).

A me pare che l’Inter debba chiudere due acquisti – fra cui Schick – entro ferragosto, se vuole mostrare “la potenza di Suning”. Fosse per me, Kondogbia starebbe appeso al filo fino alle 23.50 del 31 agosto. E col suo procuratore non si fanno affari per i prossimi 10 anni.

Giornata storta sul mercato

Un’infilata di notizie cattive o pessime.


Kondogbia non si presenta all’allenamento, Spalletti usa parole dure, la società fa trapelare che sarà punito con una salatissima multa, ma adesso la situazione non è ricomponibile. Non so chi pensi di poter cedere un quasi titolare dell’Inter con due brutte stagioni alle spalle per 35 o anche solo 30 milioni. Nessuno li pagherà mai. L’unica soluzione è scambiarlo e mi pareva che sia il Valencia che il PSG avessero più di un calciatore utile. Ora anche quell’ipotesi si indebolisce, e si indebolisce anche la figura di Spalletti, che sostiene di avergli parlato e di volerlo tenere.

Su Emre Mor, nuovi, imperscrutabili problemi. C’è accordo sull’ingaggio, c’è accordo con il Borussia Dortmund sul pr4ezzo del cartellino, c’è accordo sulle modalità di pagamento, cosa manca? Manca il procuratore, che pare voglia un sacco di soldi. Ora, è possibile che questo turco (il procuratore, intendo) ci abbia raccontato un sacco di balle, ma che ci voglia una settimana per acquistare Emre Mor, a me pare fuori dal mondo. Se lo vuoi, decidi e chiudi. Ricordo che si parlava di visite mediche lunedì o martedì scorso e di vederlo già in campo a Lecce contro il Betis. Ora sembra più lontano che mai. Sabatini, parla ogni tanto! Non far passare 2-3 settimane ogni volta. C’è anche una campagna abbonamenti in corso, lo sanno all’Inter il valore della comunicazione) A me pare di no. E comunque, su questo piano, il Milan è molti passi avanti.

Schick potrebbe finire al Monaco. E se anche riuscisse all’Inter di ingaggiarlo, costerà 4-5 milioni in più di quelli che avrebbe pagato la Juve. Chiamiamolo Effetto Neymar. Dico solo che se ci facciamo sfuggire Schick, non giurerei sulla permanenza di Spalletti l’estate prossima. Certo, se il Monaco arriva e mette sul tavolo 40 milioni, non si può giocare all’asta. Ma le visite mediche sono finite da giorni, la Sampdoria è una società senza soldi che non può nemmeno immaginare di trattenere Schick, e il ragazzo continua a baloccarsi nei suoi dubbi esistenziali. Non è una buona immagine, quella che sta dando. E se qualcuno non gliel’ha detto, il campionato comincia fra una settimana.

Unica buona notizia, pare che il Barcellona abbia chiesto informazioni su Perisic.

Nove giorni al campionato

Il sondaggio istantaneo di ieri ha avuto meno commenti dello sperato – appena 25, i sondaggi anonimi ne raccolgono il triplo – ma l’esito è inequivocabile: quasi il 60% dice Borja Valero. Seguono Skriniar e Dalbert, un solo voto a Matias Vecino.

Mi sto convincendo di due cose: l’Inter farà acquisti (e cessioni) fino all’ultimo minuto utile, dunque durante la pausa del campionato dopo la seconda giornata.
Secondo: si comincia a vedere lo sfoltimento di una rosa pletorica, piena di doppioni e purtroppo ancora priva di due elementi: un centrale difensivo e un terzino destro. Oltre a Patrik Schick, s’intende:m perché se era dura digerire l’andata a Torino a fare la riserva della riserva (mentre Suning contava gli euro per il FPF), sarebbe indigeribile perderlo adesso.

Dalle cessioni di Murillo e Medel, su due anni di contratto l’Inter risparmia almeno 30 milioni. Ma l’estenuante lentezza con cui queste due trattative vengono chiuse – quasi allo stesso prezzo di quand’erano cominciate – fa capire come sia cambiato il mercato. Oggi, serve mettersi d’accordo, nell’ordine, con il calciatore (cioè il suo agente), poi con la società (intesa come proprietà), poi con chi tiene le finanze (modalità di pagamento, quante rate, quanti bonus), e infine con chi prospera su questi traffici: il mediatore.
Sembra impossibile fare affari senza pagare i mediatori.
Il caso Emre Mor insegna che il prezzo annunciato è destinato a gonfiarsi, e che quando l’accordo sembra a un passo – una settimana fa – poi cominciano i problemi. Ammettendo che il turco venga ingaggiato, non solo non giocherà l’ultima amichevole precampionato, ma scommetto non giocherà nemmeno le prime due di campionato.

Se arriva Schick, uno fra Eder e Jovetic è di troppo. Non dimentico Pinamonti, che qualcuno vedeva come “vice Icardi” un mesetto fa… Il ragazzino deve giocare, non va ripetuto l’errore su Longo e Bonazzoli, la difficoltà è prestarlo a una squadra che lo faccia davvero giocare, e ne ricavi un vantaggio.

Infine… Non ho molta stima del 95% di chi fa giornalismo intorno al calciomercato. I più riciclano le stesse voci, alimentando un circuito di chiacchiere senza fondamento (ricordate quanti giallorossi Spalletti avrebbe vestito di nerazzurro?). Perciò, credo che a volte le vere notizie vengano da outsider, più che da “specialisti”. Nel caso specifico, Maurizio Pistocchi: ha detto che si sta apparecchiando lo scambio con il Psg, via Joao Mario dentro Lucas Moura.
L’idea è stuzzicante, ma lascia perplessi. Fra i centrocampisti in rosa, il portoghese è il più moderno e mutevole, ovviamente cederei più volentieri Brozovic o Kondogbia (ma al prezzo richiesto, sono invendibili).
Di una vera alternativa a Candreva, l’Inter ha bisogno: Lucas Moura può aumentare il potenziale offensivo di una squadra che ha avuto l’ottavo attacco del campionato. Ma spero che se proprio si dovesse cedere Joao Mario, nel pacchetto entri anche Aurier.

Sondaggio del 10 agosto: quale di questi 4, nel prossimo campionato si rivelerà il miglior acquisto?

Esperimento: per 24 ore, farò in modo che questo sia il primo post, facendo slittare in basso tutti gli altri. Votate attraverso i commenti (e chissà che qualcuno non faccia lo sforzino di registrarsi…).

L’Udinese di Spalletti. E all’Inter, chi batte le punizioni?

Alla Roma, Luciano Spalletti ha fatto benissimo. Quattro secondi posti, è vero, ma si è trovato di fronte l’Inter di Mourinho e la Juve di Allegri, riuscendo a conseguire una media punti notevolissima (circa 2,30 a partita) con un gioco spettacolare, vario, difese a 3 e a 4, falsi nueve o centravanti-boa, eccetera.
Ha vinto in Russia (in tre stagioni, due campionati, una coppa e una supercoppa), ma non ho idea di come facesse giocare lo Zenit; ai miei occhi, il suo capolavoro resta l’Udinese nell’ultima delle tre stagioni in cui l’ha allenata.

Nel 2004-05, guidò i friulani al quarto posto – con la storica, prima qualificazione alla Champions League – e alla semifinale di Coppa Italia. I suoi colleghi lo premiarono con la Panchina d’Oro.
Era la squadra con Morgan De Sanctis in porta (Handanovic vice), Bertotto, Cribari e Kroldrup difensori puri e Jankulovski tornante mancino, Pinzi e Muntari in mediana e Pizarro regista, Di Michele, Iaquinta e Di Natale in attacco. Dalla panchina, si alzavano Damiano Zenoni, Pazienza, Felipe, Sensini, Stefano Mauri, Dino Fava, Goitom e Tissone.

È mia convinzione che Spalletti abbia trovato lì la sua strada e siccome è stata una strada vincente, abbia cercato più volte di replicarla. Non a caso volle Pizarro alla Roma. Col tempo Spalletti si è slegato dalla figura del regista classico, e credo lo dimostri anche la preferenza per Vecino rispetto a Biglia.

Ora, l’Inter che si sta approssimando al campionato pare possedere molti elementi in comune con quell’Udinese; in particolare, la possibilità di alternare la difesa a 4 con la difesa a 3 e le cangianti caratteristiche del tridente offensivo. A differenza di Iaquinta, Icardi è una prima punta che cerca direttamente la porta, nessun nerazzurro ha le qualità balistiche di Totò Di Natale, e a me pare manchi anche una figura a cui affidare, di norma, i calci di punizione dal limite (quell’Udinese aveva Di Natale e Jankulovski).

Come tecnica pura, i più adatti mi sembrano Jovetic e Joao Mario, ma è in molte occasioni nessuno dei due sarà in campo.

Simoni si nasce, vicino a Lucca

«Simoni si nasce»

Borgo a Mozzano (LU)

venerdì 11 agosto, 21.00

Teatro di Verzura

con Gigi Simoni, Luca Tronchetti, giornalisti e ospiti a sorpresa.

L’editore GoalBook ci fa sapere che il libro è quasi esaurito e sta provvedendo a una ristampa.