#Lazio-Inter, se vogliamo arrivare terzi avanti così, se vogliamo provare a vincere, bisogna accantonare la difesa a 3 e aggiungere Eriksen. È tutto ancora possibile, almeno fino al primo marzo, sempre che rientri subito Handanovic.

Abbiamo subito gol in 13 delle ultime 16 partite, Skriniar è irriconoscibile, con Godin si sta ripetendo l’errore di Vidic – ultratrentenni chiamati a giocare come non avevano mai giocato – e l’inserimento di Eriksen appare assurdamente complicato, perché senza Vecino c’è un deficit di centimetri a centrocampo.

Gli infortuni – Asamoah, Sensi, Gagliardini, ora Handanovic – hanno falcidiato una rosa con evidenti limiti tecnici, ma è lo schema monocorde ad aver agevolato la lettura della partita da parte degli avversari.

Mourinho svoltò la stagione del Triplete con il 4-2-3-1, inserendo Pandev e “sacrificando” uno fra Stankovic, Thiago Motta e Cambiasso.

Se Conte insiste con questo modulo, si arriva a 80 punti, tranquillamente terzi.

Lazio-Inter, prima: Vecino o Eriksen?

Non serve dilungarsi sull’importanza della posta in palio, dopo la brutta prestazione in Coppa. All’Olimpico, per portare a casa punti, è vitale riprendere il filo dal secondo tempo del derby.

Poche parole su quella che mi sembra la decisione cruciale: Vecino o Eriksen?

Ho spesso criticato la difesa a 3 – soprattutto quando schierata contro squadre molto più deboli – ma è difficile negare che stasera la linea a 3 sia necessaria: Immobile e Luis Alberto, più Correa o Caicedo, senza dimenticare Milinkovic-Savic… è giusto che Conte ribadisca l’assetto più consolidato. Altrettanto ovvia è la scelta di puntare sulla coppia di attaccanti che hanno finora fatto le fortune nerazzurre, Lukaku + Lautaro (Acerbi, Luiz Felipe e Radu vanno messi sotto pressione). Facile immaginare Young a sinistra e Candreva a destra, l’unica variabile sta nella composizione del terzetto di centrocampo.

Brozovic le gioca tutte, Barella quasi; giocasse Vecino, vorrebbe dire che prevale la paura di Milinkovic, giocasse Eriksen che si punta a segnare un gol più di loro. Dovessi scommettere, immagino Vecino dal primo minuto ed Eriksen nella mezz’ora finale, sempre che basti…

Sul piano tattico ed atletico, la Lazio ha qualcosa in più dell’Inter (lo dimostra come ha battuto due volte la Juve), ma l’Inter ha Conte in panchina e qualche calciatore che si avvicina alla dimensione del fuoriclasse.

La truppa di Inzaghino viene da 18 risultati utili consecutivi, impresa mai riuscita nella storia laziale. Considero il pareggio come il risultato più probabile (60%), il rendimento in trasferta dell’Inter è notevolissimo, ma espugnare l’Olimpico – senza Handanovic – sarebbe un’impresa clamorosa. Bisogna fare attenzione fino al fischio finale, la Lazio ha rimediato almeno 6 punti nei minuti di recupero.

Decisive le prestazioni di Godin e Skriniar, spero di non dover commentare Padelli, meno che mai Rocchi.

Lautaro vai pure, ma prima…

Se ti cercano Messi e il Barcellona, non c’è Inter che tenga. Ovviamente, vedremo Lautaro Martinez in blaugrana, la prossima stagione, con ingaggio triplicato, e fra i motivi credo ci sia anche il fatto che “il Toro” soffre gli arbitraggi italiani (gli fischiano più falli contro di quelli a favore: a quale altro attaccante succede?).

Marotta non si farà trovare impreparato sulle contropartite. Griezmann mi piace, ma gioca più lontano dalla porta, forse nel pacchetto rientrerà anche Vidal, ma certo si cercherà di approfittare dell’occasione di incassare un bel po’ di soldi.

La speranza è che Lautaro ci regali un fine stagione d’alto livello, prima di prendere il volo Malpensa-Tarradellas. Due garanzie: Conte gli farà capire che al Barça sono volubili e se abbassa il rendimento quelli andranno a prendere qualcun altro; e poi c’è la strepitosa intesa con Lukaku, che già domani sera dovrà produrre almeno un gol, perché sennò dall’Olimpico si torna scornati e sconfitti. E terzi in classifica.

Due parole sul “challenge” per il VAR.

Sono favorevole, nasceranno nuovi posti di lavoro (gli esperti di immagini catturate durante la partita, a segnalare irregolarità altrui), e soprattutto si toglie discrezionalità all’arbitro nell’andare o non andare al VAR. Aggiungo che vanno resi pubblici i dialoghi fra l’arbitro in campo e quello che sta al VAR, e che chi sta alo stadio deve potervi assistere come da anni accade al pubblico del rugby.

Ma il rigore fischiato a Calabria nel corso di Milan-Juve, fa capire che nessun correttivo sarà risolutivo fino a quando il Regolamento sarà così interpretabile.

Sui falli di mano in area, ormai, abbiamo costruito una casistica incomprensibile. La mia opinione è che la scelta dell’arbitro fosse molto più semplice quando si trattava di valutare solo la volontarietà. Non si capisce come Calabria potesse evitare quel tiro, per pura questione di aerodinamica. Se il criterio dominante diventa “aumento della superficie che può intercettare il pallone”, tanto vale chiedere ai calciatori di giocare con le braccia legate al tronco.

Sembra un incubo di Enki Bilal. In un futuro distopico, il calcio cambiò al punto che gli arbitri non scesero più in campo: stavano rintanati all’interno delle “gabbie arbitrali, fosse sotterranee sparse intorno al terreno di gioco“, protette da cupole di vetro blindato. Gli arbitri erano 12. Chi sceglieva quel mestiere sapeva di dover vivere sottoterra per tutta la vita, fra i suoi simili, “per evitare tentativi di corruzione e possibili vendette“.

Conte e le Coppe

Nessuna sconfitta – è la quinta, la terza a San Siro – mi è parsa bruciante come quella di ieri sera. Forse perché è venuta dopo la botta di euforia del derby, ma i 3 tweet che ho sputato durante e dopo la partita fanno capire che non l’ho presa bene.

Il primo obiettivo stagionale è compromesso: bisognerebbe vincere a Napoli segnando almeno 2 gol, e mi pare molto, molto difficile (rientreranno Meret, Insigne e Koulibaly, non ci saranno i sessantamila, l’occasione di ieri sera era ghiottissima). Il fatto è che me l’aspettavo, l’avevo scritto: avrei firmato per lo 0-0. Ma il capolavoro di Fabian Ruiz ha giustamente fatto pendere la bilancia dalla parte di chi ha meglio interpretato la partita, e la prestazione dei nerazzurri è stata persino sotto le attese.

Ho rivisto Inter – Slavia Praga. E larghi tratti di Inter-Roma (l’unica altra partita 8su 32) in cui l’Inter non è riuscita a segnare. Ho assistito a una totale impotenza a cambiare spartito, abbinata a errori tecnici micidiali – Quanti lanci sbagliati verso Moses? Quanti stop a 3 metri? Quanti corner sparacchiati a caso? Quanti retropassaggi o appoggi al più vicino, non sapendo che altro fare? Leggi il resto dell’articolo

Semifinale d’andata, prima

Il Napoli è allo sbando, ma ha tutte le caratteristiche per farci male. Tecnicamente, con il recupero dei lungodegenti, è ancora più forte dell’Inter, e dal punto di vista caratteriale stasera si gioca moltissimo, quasi tutto (certo, resta lo scontro con il Barcellona, ma per tornare in Europa, i partenopei hanno solo la Coppa Italia).
Sostenere questi concetti dopo Napoli-Lecce 2-3 può sembrare assurdo, ma invito a non minimizzare tre dati.

  • Lo scorso 6 gennaio, l’Inter ha vinto al San Paolo, giocando una partita lucida e spietata, eppure ha sofferto fino alla fine, Insigne ha centrato la traversa e Handanovic è stato decisivo quanto Lukaku e Lautaro, i marcatori dei tre gol.
  • Il Napoli ha battuto la Juve un paio di settimane fa, e ha eliminato dalla Coppa la Lazio, infliggendo ai biancocelesti l’unica sconfitta nelle ultime 20 partite.
  • Il Napoli è imbattuto nelle coppe (8 partite), è riuscito a vincere in casa del Salisburgo (che vale l’Atalanta), ha pareggiato ad Anfield e sconfitto a domicilio 2-0 l’invincibile Liverpool.

Quanto significhi per Gattuso questa partita, lo vedremo con le formazioni iniziali, se ci saranno almeno un paio fra Koulibaly e Meret, Mertens e Fabian Ruiz. Conte, invece, dovrà pur gestire le fatiche di Lukaku, e oliare l’inserimento dei nuovi, soprattutto Eriksen, e il rilancio di Sensi (fra il danese e il marchigiano penso ne possa giocare uno alla volta). Rispetto al derby, prevedo almeno 4 novità fra i 10 calciatori di movimento, dunque gli automatismi saranno complicati.

Pare che a San Siro ci saranno quasi sessantamila spettatori, l’entusiasmo post-derby può risultare decisivo. Ma non ho difficoltà ad ammettere che con Padelli in porta firmerei per lo 0-0; il 5 marzo, al San Paolo, potrebbe bastare un pareggio con gol. Ribadisco la preoccupazione, il tridente leggero – Callejon, Mertens, Insigne – mi sembra il più adatto a mandare in tilt la nostra retroguardia.

Di parole se ne potrebbero spendere molte altre; ma, tutto sommato, l’Inter del secondo tempo nel derby stasera vince, l’Inter del primo tempo stasera perde.

Derby, Napoli e Lazio: bisogna vincerne un paio

L’inaspettata sconfitta della Juve – ma anche l’Inter dovrà andare a Verona – ha un significato più importante di tutti gli altri: con 54 punti in 23 partite, la proiezione finale scende a 89. E a 89 può arrivare anche l’Inter. Sopra i 90, non credo: solo la Juve vale più di 90 punti, ma la terza sconfitta, trovandosi in vantaggio a un quarto d’ora dalla fine, rappresenta un grave incidente di percorso. Il sintomo di una difficoltà a gestire che non c’era, con Allegri in panchina: la difesa bianconera ha già subito 23 gol, uno a partita, appena uno in meno del Verona di Juric.
Quanto a Pazzini, quale altro calciatore ha dato più soddisfazioni all’Inter indossando altre maglie?

Ma le sconfitte altrui non hanno valore, se non sai approfittarne. E fra stasera e domenica, l’Inter si gioca gran parte della stagione. Senza Handanovic, assenza pesantissima… Anche se uscissimo da questo miniciclo imbattuti, dopo tre pareggi, dovremmo ridimensionare gli obiettivi. Servono due vittorie, o almeno una vittoria e due pareggi.

Dal punto di vista tecnico, è il Napoli a farmi più paura. Segue la Lazio. Il Milan varrà più punti di quelli che ha conquistato, come dice Conte, ma sta pur sempre a meno 19, e ha già perso 8 volte. Leggi il resto dell’articolo

Alla nona vittoria esterna su 11

Le difficoltà della partita erano evidenti: senza Lautaro, senza Sensi, senza Brozovic, all’ultimo momento pure senza Handanovic, con due laterali nuovi di zecca e l’inserimento affrettato di Eriksen, in casa di una squadra solida, che ha forza fisica e corsa, nonché un grande portiere (non ieri sera, per fortuna).

Averla vinta, e averlo fatto nel secondo tempo, è importantissimo: consente di valutare il derby (squalificati Lautaro e Bastoni) come una partita qualunque, e non come una vittoria da conseguire a ogni costo, per non vedere la Juve allontanarsi nell’oscura notte della VAR.

Quante volte abbiamo assistito a polemiche come quella di Commisso? Mille. Quante volte c’era di mezzo la Juve? Novecento novanta. È la storia del calcio italiano, di una classe arbitrale succube, che non cambierà con il VAR, almeno finché non verrà consentito agli allenatori di “chiamare” la VAR (2 volte a partita) e le immagini non verranno mostrare sul grande schermo. Ho visto in tv Bologna-Brescia, c’era un secondo rigore per il Brescia, e nessuno ha chiamato la VAR, e c’era una nitida espulsione di Danilo, già ammonito, per un vistoso fallo a centrocampo: ma a chi importa del Brescia? Leggi il resto dell’articolo

Fine mercato, buone riparazioni ma restano un paio di spie accese

Un altro attaccante sarebbe servito, eccome. Un vice Lukaku, di peso e disposto a starsene seduto senza fare il muso. Oppure, uno esperto e scaltro, in grado di incidere anche nell’ultimo quarto d’ora. Fisionomie: Llorente o Pandev.

Olivier Giroud è il centravanti della Nazionale campione del mondo, alla vigilia degli Europei: prenderlo, significava garantirgli di giocare molto più di quanto non accada al Chelsea. E chi poteva garantirglielo? Non parlo del costo – sono soldi di Suning – ma del senso. Fossimo passati agli Ottavi di Champions, la scelta di Giroud mi sarebbe parsa naturale.

Prendere un attaccante purchessia, tipo Zaza, non mi pare avrebbe cambiato la sostanza. Bisogna sperare nella salute di Lukaku e Lautaro, nel recupero di Sanchez, nella rapida crescita di Esposito. E forse non basterà.

Dopo Udine (ne scriverò domani), il calendario è fittissimo: in 28 giorni, 9 partite, 5 molto difficili.

Inter-Milan (9/2), Inter-Napoli (12-2), Lazio-Inter (16-2), Ludogorets-Inter (20-2), Inter-Sampdoria (23-2), Inter-Ludogorets (27-2), Juventus-Inter (1-3), Napoli-Inter (5-3), Inter-Sassuolo (8-3). Se a quella data saremo qualificati in Europa League, in finale di Coppa Italia e a meno di 5 punti dalla Juve, si potrà ragionare sui massimi obiettivi. Altrimenti sarà lecito qualche rimpianto. Leggi il resto dell’articolo

Emergenza nerazzurra

Ho strabuzzato gli occhi (bella espressione, vero?), quando ho letto la formazione che Conte avrebbe mandato in campo: ma come, abbiamo l’allenatore più integralista del mondo, che non si schioda dal 3-5-2 sia che si giochi con il Barcellona che con il Lecce, e in una partita secca va a fare esperimenti?

Facile immaginare una notevole sofferenza a centrocampo, la Viola ha corsa e fisico, dalla metà di dicembre l’Inter appare fiacca e lenta, rinunciare a un centrocampista per fare posto al cileno mi pareva una sciocchezza. E poi, perché spremere Lukaku? Lautaro mancherà a Udine e nel derby, il nostro totem non può giocarle tutte, speriamo non gli venga il raffreddore.

La prestazione del primo tempo ha confermato i miei timori. Giocavamo sotto ritmo, in 10 (senza Sanchez), anzi in 9 (senza Sanchez e senza Vecino, uno più dannoso dell’altro), o forse in 8 o in 7 (pure Lukaku sembrava avere la luna storta, e il contributo di Candreva pareva insignificante). Vero che non si erano corsi rischi (a parte Lirola all’inizio), ma bastavano tre invasati (Caceres, Vlahovic e l’amico Dalbert) per metterci in difficoltà.

Poi è venuto il gollonzo di Candreva, si è tirato un sospiro di sollievo così forte che il Comune di Milano ha riammesso la circolazione di tutti i veicoli (compresi i diesel Euro 1), e nell’intervallo mi sono tolto la curiosità di leggere chi sedeva in panchina, accanto a Eriksen. E così ho capito di parlare a vanvera…

Ricopio “la distinta”: A disposizione, Biraghi (terzino), Pirola (ragazzino), D’Ambrosio (terzino), Skriniar (difensore), Dimarco (terzino), Borja Valero (centrocampista), Moses (terzino), Agoumé (ragazzino), Eriksen (danese), Esposito (ragazzino), Padelli (portiere) e Berni (portiere)… A fine partita, Conte ci spiegherà che Gagliardini, Sensi, Brozovic e lo stesso Borja Valero non erano nelle condizioni di scendere in campo – segreto industriale ben custodito -, dunque quel 3-4-1-2 è stato dettato dall’emergenza.

Si è vista un’Inter discreta per la prima metà della ripresa, ma subire gol così è inaccettabile (e su un altro corner, pochi minuti dopo, Godin ha commesso fallo da rigore). Per fortuna, Handanovic ha ipnotizzato Vlahovic e il mio idolo Barellik – anche senza il gol, nettamente il migliore in campo – ha cavato dal cilindro un capolavoro balistico. Ma passati di nuovo in vantaggio, nonostante Eriksen offrisse una qualità ben superiore al povero Sanchez, e Vecino, come i vecchi diesel, sia cresciuto alla distanza, non abbiamo visto una decente gestione del risultato. E io, dopo 4 rimonte subite nelle ultime partite, sono arrivato al novantesimo stremato: nuovo sospirone di sollievo, ma giocando così non si va da nessuna parte.

Inter-Fiorentina, prima

Troppe statistiche negative, per non smentirle, vincendo stasera.

Nelle ultime 3 partite a Firenze, l’Inter si è sentita derubata, subendo gol assurdi nei secondi finali.

Nelle ultime tre edizioni di Coppa Italia, l’Inter è stata sempre eliminata ai Quarti di finale.

Negli 11 precedenti di Coppa con la Fiorentina, l’Inter ha un bilancio negativo: 3 vittorie, 3 pareggi e ben 5 sconfitte. E delle 5 sfide al Meazza ne ha vinte solo 2.

Vincere stasera è necessario, la Coppa Italia è un obiettivo plausibile e può garantire un grande incasso nell’eventuale semifinale contro il Napoli. Ma non sarà facile, perché Conte dovrà rinunciare, contemporaneamente, all’intera spina dorsale: De Vrij, Brozovic e Lukaku.

Inoltre, la retromarcia su Vecino (nemmeno convocato contro Lecce e Cagliari… chissà quanto sarà motivato) e la doppia squalifica di Lautaro, faranno sì che vi siano in campo almeno 5 non titolari. Spero non ci sia bisogno di scomodare Eriksen. E spero che se Dimarco va a Verona, si imponga al Verona di non schierarlo contro l’Inter.

Pare che né Giroud né Llorente vestiranno il nerazzurro: mi fa piacere che si punti su Esposito, ma trovo che con questo, irriconoscibile Sanchez si tratti di una rinuncia molto rischiosa, soprattutto quando si tratterà di giocare l’Europa League. Leggo che è stato ingaggiato un diciannovenne attaccante uruguagio, Martin Satriano, di cui fino a ieri non conoscevo l’esistenza. Certo, gli arrivi di Young, Moses ed Eriksen fanno di questo mercato di riparazione il più ambizioso dell’ultimo decennio. Ma ambizioso non fa rima con completo.

Le due tabelle mostrano che gennaio è un mese storicamente difficile e che l’Inter ha dissipato nei secondi tempi – quando le energie calano e i limiti tecnici vengono a galla – un rendimento favoloso nei primi 45’. Scommetto che con Eriksen, Young e Moses faremo dei secondi tempi migliori. Confido nel preparatore atletico, affinché presto si torni a vedere una squadra tonica, che corre per tutti i 90 minuti.

Brusca frenata

«Prima di riprendere a parlare di calcio, vorrei che #Rizzoli ci spiegasse in Mondovisione qual è la pagina del Regolamento in cui sta scritto che quello su #Young non è rigore. E magari ci prometta che #Manganiello non arbitrerà più l’Inter nei prossimi tre anni. #Suningsveglia».

Riproduco il tweet di ieri pomeriggio. In 16 anni di blog, non credo di aver parlato di arbitri 16 volte. Il mio carattere mi rende più simile a Handanovic, quando va al microfono a dire che non abbiamo pareggiato per colpa dell’arbitro. È la cosa giusta da fare, soprattutto se sei il capitano. Aggiungo che Lautaro è stato stupido a farsi cacciare, un campione sa anche controllare i nervi, e finché non capisci che non ti chiami Bonucci o Chiellini (e nemmeno CR7, come si è visto a Napoli), non puoi protestare così platealmente, resterai sempre un campione a metà.

Però, ho visto il rigore dato a Ronaldo contro il Genoa, e quello fischiato su Dybala contro la Roma. E sono stato zitto. Poi ho visto il gol annullato a Lukaku a Lecce e il rigore solare negato a Young contro il Cagliari. Con arbitraggi decenti, saremmo primi in classifica. Di Manganiello, soprattutto, non dimentico le 4 ammonizioni comminate per 10 falli fischiati (zero ammoniti il Cagliari, con 11 falli), e il mancato fischio per fallo su Godin che ha innescato l’autogol di Bastoni.

L’Inter è in evidente difficoltà atletica, gli infortuni hanno compromesso lo stato di forma di Sensi e Barella, la coperta è sempre corta, a gennaio avrei speso 2-3 milioni per comprare un Kurtic o un Missiroli, piuttosto che restare con i centrocampisti contati. Non è un caso che si sia subita l’ottava rimonta. Non è un caso che l’ennesimo 1-1 sia venuto in un intervallo di tempo che ormai fa tremare le gambe: Gosens 74’, Oliva 72’, Mancosu 77’, Nainggolan 78’, solo nelle ultime 4 partite. Questa squadra sbaglia troppi gol, non ha palleggiatori in grado di congelare i ritmi, e quando il fiato finisce, la sofferenza diventa insostenibile.

Il Napoli batte la Juve e conferma i giudizi di agosto: sul piano tecnico, gli Azzurri sono la seconda migliore squadra del campionato, e a questo punto mi appaiono come i favoriti alla vittoria della Coppa Italia (la strada più breve per tornare in Europa). Quanto alla Juve, ha perso due volte in trasferta, ma da adesso in poi affronterà tutte le squadre più forti allo Stadium. E sembra quasi che Sarri schieri il tridente proprio quando è più facile che rimedi una brutta figura.

Le statistiche dicono che l’Inter corre molto ma non sa dribblare (quindicesima su venti…), e se è vero che la difesa risulta la meno perforata, è anche vero che un golletto lo subisce sempre… Molti altri ragionamenti potrebbero innescarsi dopo questa brusca frenata (5 pareggi nelle ultime 7), ma quando vedi che non è rigore quello su Ashley Young, ti chiedi perché non sei nato in Canada o in Finlandia o in Cecoslovacchia: avresti evitato di farti il sangue amaro, tifando una squadra di hockey. Vabbé, la mia vista mi impedisce di seguire il dischetto.

Prima di riprendere a parlare di calcio, vorrei che #Rizzoli ci spiegasse in Mondovisione qual è la pagina del Regolamento in cui sta scritto che quello su #Young non è rigore. E magari ci prometta che #Manganiello non arbitrerà più l’Inter nei prossimi tre anni. #Suningsveglia.

Victor Moses, il trentesimo africano

Certe statistiche suonano sorprendenti: l’Inter ingaggia Ashley Young e si scopre che è solo il terzo inglese tesserato in tutta la storia nerazzurra; dalla Nigeria arriva Victor Moses, ed è il trentesimo nato in Africa.

Scorrendo i nomi di chi l’ha preceduto, ho costruito una classifica: quella del valore assoluto degli africani in nerazzurro. Sarebbe molto diversa una classifica sul loro impatto effettivo, basti pensare alla sfortuna che ha rovinato Nwankwo Kanu: chi ricorda le Olimpiadi di Atlanta, sa che era un autentico fenomeno. Resta uno dei maggiori rimpianti averlo visto accanto a Ronaldo per pochi minuti.

  • Samuel Eto’o
  • Obafemi Martins
  • Eddie Firmani
  • Taribo West
  • Mohamed Kallon
  • Sulley Muntari
  • Kwadwo Asamoah
  • Keita Baldé
  • Houssine Kharja
  • Saphir Taider
  • Pierre Womé
  • McDonald Mariga
  • Geoffrey Kondogbia
  • Nwankwo Kanu

Cyril Domoraud, Ishak Belfodil, Victor Obinna, Joel Obi, Alfred Duncan, Ibrahima Mbaye, Tijani Belaid, Gaston Camara, Isah Eliakwu, Nwankwo Obiora, Isaac Donkor, Daniel Boumsong, Ibrahim Maaroufi.

Fuori classifica: Assane Gnoukouri, ancora tesserato, cresciuto nel vivaio, debuttò in A nella stagione 2014-15, ma non gioca da oltre tre anni a causa di alcuni problemi cardiaci. Khalilou Fadiga: l’ala senegalese non riuscì mai a scendere in campo: arrivò dall’Auxerre nell’estate del 2003, ma furono ravvisati alcuni problemi al cuore durante le visite mediche; mesi dopo rescisse il contratto e andò in Inghilterra, al Bolton.

Undici in dieci giorni

Oggi è il 22: nei primi 21 giorni di gennaio, l’Inter ha concluso l’acquisto di Ashley Young.

Nei restanti 10 giorni, dovrebbe concludere l’ingaggio di Victor Moses, Christian Eriksen, Olivier Giroud, Tahith Chong e forse un altro centrocampista (Matic?).

E dovrebbe, finalmente, riuscire a cedere Gabigol Barbosa, Matteo Politano, Valentino Lazaro, e forse anche Matias Vecino (spero), Federico Dimarco (spero di no) e Sebastiano Esposito.

Senza dimenticare che ci sono da sistemare anche Ionit Radu e Andrea Pinamonti.

Undici operazioni in dieci giorni… Marotta sta giocando a poker, rallentando e rilanciando, e così in viale della Liberazione, dovranno fare i turni di notte.

Ho la massima fiducia in Marotta, ma un paio di rinforzi li avrei portati il 2 gennaio… Ho l’impressione che pagheremo un prezzo salato per la fallita trattativa con la Roma (a cui, in ogni caso, non cederei Politano), e che Eriksen sia diventata un’esigenza vitale, dopo l’infortunio di Brozovic.

Sul campo, il mese di gennaio sta facendo evaporare un po’ di sogni, spero che dagli uffici dirigenziali arrivi la spinta per non compromettere l’intera stagione.

Il gol di Lukaku era regolare!

Appartengo a quella minoranza di tifosi a cui non piace vincere quando si gioca male. Perciò, lo ribadisco: a Lecce l’Inter ha giocato male, nel secondo tempo, molto male.

Ho visto i servizi di Novantesimo Minuto e della Domenica Sportiva, e il gol annullato a Lukaku è stato quasi rimosso: nel primo caso, non l’hanno nemmeno mostrato, alla DS gli hanno dedicato pochi secondi. Leggendo i commenti sui social, mi sono accorto che molti tifosi nerazzurri erano indignati, ho cercato le immagini su YouTube e, in effetti, non capisco cosa possa aver visto l’arbitro. Lukaku non fa fallo, semmai lo subisce, Gabriel va a sbattere contro un suo compagno di squadra, l’arbitro Giacomelli avrebbe perlomeno dovuto controllare al VAR. E invece ha annullato con l’arrogante prosopopea già mostrata in passato (gli interisti non gli stanno simpatici: riuscì a fare il prepotente persino con Ranocchia).

Oggi dal sito di Sport Mediaset – non esattamente “amico” dell’Inter se solo si pensa all’uso destabilizzante di Wanda Nara e alla cacciata di Cassano – leggo che l’ex arbitro Graziano Cesari “conferma quanto già sembrato evidente in un primo momento: il gol annullato a Lukaku in Lecce-Inter era regolare. Intervenuto a Tiki Taka, Cesari ha presentato immagini che la RAI non ha mostrato e ha concluso:

«Da queste nuove immagini inedite si vede benissimo che Dell’Orco trattiene vistosamente Lukaku. Poi Lukaku salta ed è Gabriel che finisce addosso al suo compagno di squadra. Qui non c’è assolutamente nulla, questo è un gol regolare. Abbiamo provato a vedere se Lukaku tocca il pallone con il braccio ma niente, la palla non finisce mai sul braccio dell’attaccante. Gabriel cade sul compagno di squadra e perde il pallone, il gol era assolutamente regolare».

Come ha scritto Roberto Torti, il fallo di Lukaku forse rientra nel regolamento alla voce “centravanti corpulento”. Ma se ripeto un’altra volta che l’Inter a Lecce ha giocato male, posso chiedere a Suning di non lasciar passare certi scandali arbitrali?

A Via del Mare è finita la corsa?

Pareggiare a Lecce è un tocco di campana a morto: 2 pesantissimi punti in meno rispetto a quelli che una squadra che vuole vincere lo scudetto deve raccogliere, e adesso non basterà pareggiare il derby o con la Roma o la Lazio all’Olimpico, dovrai vincerne un paio per annullare il danno di ieri.

Essedo stato molto ottimista fin da ottobre – scrivevo di scudetto quando pochi osavano farlo – oggi dico che l’Inter vista a Lecce è stata molto deludente, e ha rimarcato limiti tecnici che il mercato di riparazione avrebbe dovuto sanare fin dal 2 gennaio.

Una squadra da scudetto non gioca con Candreva e Biraghi sulle fasce. Una squadra da scudetto non fa dipendere il 90% della manovra offensiva dalle lune dei due attaccanti. Una squadra da scudetto non si fa rimontare per la settima volta.

Conclusione razionale: servono Eriksen e Giroud, almeno un altro centrocampista e un’alternativa sulle fasce di qualità superiore a quella di Lazaro. Già il non aver completato lo scambio fra Politano e Spinazzola ha tremendamente complicato le cose: ha rallentato l’arrivo di Giroud e reso invendibile Politano (prestarlo alla Roma? Dopo che Petrachi ha sibilato di dissapori fra Marotta e Ausilio? Meglio regalarlo ad altri).

Ribadisco il primo problema: Candreva è a fine carriera, qualcuno si è illuso per 4-5 partite azzeccate, ma sta tornando quello che Spalletti spediva regolarmente in panchina, mentre Biraghi non ha mai il guizzo, se le cava con quei cross dalla trequarti che alla fine possono diventare “assist”, ma non conquista mai un rigore, mai una punizione, perché il difensore sa sempre quel che sta per fare. Purtroppo, Sensi e Barella hanno bisogno di tempo per tornare quelli che erano in settembre, Brozovic segna col contagocce, e Conte non rischia mai Esposito, il più imprevedibile dei nostri attaccanti, preferendogli Alexis Sanchez. Che ha il passo dell’ex calciatore, come ha fatto notare quel simpaticone di Marocchi.

Contro Lapadula e Babacar, trovo eccessivo schierare Godin + De Vrij + Skriniar, e poi far uscire Godin e far entrare Bastoni. Sarebbe concepibile un simile assetto, solo se il trio difensivo apparisse imperforabile, invece il Lecce ha avuto almeno 4 palle-gol e ha mostrato una reattività che i nerazzurri non sapevano esprimere.

Skriniar ha confermato i dubbi di adattamento alla difesa a 3. Conte se l’è presa pure con Lukaku, dunque è stato un pomeriggio davvero pessimo. La Juve vince giocando male, l’Inter non ha le qualità per farlo.

Lecce-Inter, prima

A Via del Mare hai tutto da perdere: se non vinci è un fallimento. Vabbé, qualcuno ricorda che in un caldo pomeriggio di fine ottobre, il Lecce riuscì a fermare la Juventus sull’1-1, senza subire gol su azione, ma il concetto non cambia: se hai obiettivi ambiziosi, anzi molto ambiziosi, devi tornare da Lecce con i 3 punti.

Liverani sta facendo un buon lavoro, nei limiti delle qualità che gli sono state messe a disposizione: il Lecce ha la difesa più battuta, ma ha segnato più di altre 7 squadre, e con 10 calciatori diversi. Segnalo i 3 gol su azione del difensore Marco Calderoni, quelli che in passato, con varie maglie, ci ha già segnato Kouma Babacar; e mi è sempre piaciuto Tachtsidis.

Dopo mesi rivedremo il centrocampo “titolare”: Brozovic, Barella e Sensi; unico cambio, Borja Valero. E vedremo se la coppia d’attacco continuerà a timbrare con regolarità.

Purtroppo, sono giornate “distratte” dalle voci di mercato, e la vicenda Politano/Spinazzola ha lasciato strascichi difficili da gestire. Parlare di quello che non sa, è tipico della stampa sportiva, ma è evidente che Conte aveva avvallato l’operazione, perché Politano non serve al suo gioco e Spinazzola poteva coprire la fascia mancina. Senza considerare le lucrose plusvalenze… Ma adesso Politano potrebbe rifiutare ogni altra destinazione, inseguire Moses (in termini medico-sportivi) non mi pare dia molto affidamento, e se Politano non parte sarà complicato ingaggiare Giroud. La situazione si è parecchio attorcigliata, i giorni passano e il solo arrivo di Ashley Young non consente di rispondere alle esigenze ripetutamente esposte da Conte.

Sono dell’idea che Eriksen porrà qualche complicazione tattica, ma vada preso assolutamente. Penso che se viene ceduto Vecino serva un altro centrocampista in grado di alternarsi con Barella. Insisto nel dire che Giroud andrebbe ingaggiato comunque, perché un infortunio muscolare di uno degli attaccanti sarebbe pagato a carissimo prezzo. Ma qualcosa di nuovo è già successo: Marotta si è seduto al tavolo di United, Chelsea e Tottenham, società con le quali fino a un anno fa dovevamo chiedere il numero al centralino. Se riusciamo anche a vendere decentemente qualcuno, il salto di qualità sarà completato.