Europa League, Final Eight

Fra un mese l’Inter potrebbe giocarsi, in gara secca, i Quarti di Europa League. Il 5 o il 6 agosto affronterà il Getafe; chi vince, va alle Final Eight in Germania.

A giocarsi il trofeo saranno Manchester United e Shakhtar Donetsk (le mie favorite), Basilea, Bayer Leverkusen, e chi prevarrà fra Wolverhampton e Olympiakos, Copenhagen e Basaksehir, Siviglia e Roma.

Quarti di finale il 10 e l’11 agosto. Semifinali il 16 e il 17. Finale a Colonia il 21 agosto.

Eliminando il Getafe, resterebbero tre partite da dentro o fuori.

Non vedo squadre nettamente superiori, United, Shakhtar e Siviglia valgono l’Inter, senza infortuni ce la si può giocare con tutti. Confido nel fatto che Conte voglia riscattare un’immagine internazionale non proprio scintillante.

Come ho già scritto un mese fa, trovo grottesco che qualche tifoso consideri secondario questo trofeo, preoccupato dalla brevità delle vacanze dei “nostri”, se arrivassero in fondo. Tifate Getafe, e non se ne parli più… Aggiudicarsi l’Europa League – dopo non aver vinto nulla per nove anni e aver visto festeggiare scudetti sia Icardi che Perisic (pure Politano ha alzato una Coppa) – significherebbe entrare in prima fascia nella prossima Champions, giocarsi il Mondiale per Club e la Supercoppa europea.

Per me, quest’anno, l’Europa League non vale meno dello scudetto.

Continuando a scalciare il secchio del latte

Quando leggo che Gagliardini non è da Inter, mi viene da ridere: Gagliardini è perfetto per questa Inter, che si avvia al nono anno consecutivo senza alzare un trofeo, una squadra pretenziosa che può sfarinarsi con un refolo di vento e già vanta un record difficile da battere: aver dissipato 18 punti di vantaggio.

Mi spiego: se si fossero giocati solo i primi tempi, l’Inter avrebbe vinto lo scudetto con ampio margine. Purtroppo, le partite durano 90 minuti, e per l’ennesima volta i nerazzurri si sono fatti rimontare da una situazione di vantaggio. Stavolta, poi, sono riusciti nell’impresa di scalciare il secchio del latte ormai colmo: sull’1-0, con l’uomo in più e potendo battere un calcio di rigore… Ricordatemi una sconfitta della Juventus in circostanze simili. Aggiungo che anche sul 2-0 la partita non sarebbe finita: ricordiamoci il Sassuolo e il Dortmund… A meno che Conte non facesse subito 2-3 cambi, inserendo Borja Valero e Sanchez al posto di Eriksen e Lautaro.

È una sconfitta bruciante – soprattutto per un interista di Bologna – ma non ho cambiato idea: arrivare secondi o quarti non fa differenza, contava la Coppa Italia e valgono ancora di più le partite di Europa League da giocare ai primi di agosto. Lì Antonio Conte si gioca la sua credibilità. Leggi il resto dell’articolo

Bastava anche meno

Vincere di goleada non mi ha mai entusiasmato, i punteggi tennistici li lascerei al tennis. Se penso a quanto ci è costato strapazzare Sassuolo e Atalanta, a insipide giornate di grazia pagate per anni, mi rafforzo nella convinzione che le grandi squadre sanno quando alzare il piede dal pedale del gas. Il nome di Maramaldo non rientra nell’elenco degli eroi…

Il Brescia è la squadra più debole della Serie A, sullo 0-0 ha sprecato un’occasione clamorosa poi si è dissolta sotto i colpi dei due esterni prelevati dalla Premier a gennaio.

Young sa giocare con entrambi i piedi, Moses è molto più arrembante di Candreva, nessuno dei due offre solide garanzie difensive, ma nelle giornate di luna buona sono calciatori che spaccano le partite. Voglio dire che contro il Getafe e negli sperabili turni successivi di Europa League, spero di vederli entrambi in campo, anziché Biraghi e Candreva. Leggi il resto dell’articolo

Quand’è che una vittoria è “meritata”?

A 10’ dalla fine, l’Inter era sotto, a Parma, la Juve stava a più 11 e l’Atalanta a meno 1. Poi il risultato è stato ribaltato, grazie a due gol di testa da pochi passi, e adesso si ha la quasi certezza di giocare la Champions anche nel 2020-21 (la Roma sta sotto di 13) e si torna a nutrire qualche irrazionale speranziella.

Poi, ascolti i commenti e tutti dicono che il risultato è bugiardo. Che il Parma non meritava di perdere. Che l’Inter stavolta ha avuto molta fortuna… Sarà tutto vero, almeno tre contropiedi del Parma potevano risultare letali, ma che la vittoria al Tardini non sia casuale, lo dimostrano alcuni dati omessi dalle grandi firme. Quei dati che vengono solitamente evocati per spiegare certe vittorie della Juve o della Lazio… E che non servono a consolare quando hai giocato meglio sia all’andata che al ritorno, e vieni eliminato dal Napoli.

Corner: 1-9. Possesso palla: 34%-66%. Tiri in porta: 10-24. Tiri nello specchio: 2-9. Era l’Inter in trasferta… Forse D’Aversa – ottimo allenatore – poteva trattenersi dal dire che il Parma ha “stradominato”. Leggi il resto dell’articolo

Inter-Samp dagli highlights

In effetti, le 21.45 scombussolano il metabolismo: almeno il mio. Erano le 23.35, la DS era già cominciata e la partita non finiva mai. Visto il servizio RAI, poi quello Sky, poi di un’altra emittente in lingua inglese, ho sommato una decina di azioni, troppo poco per scrivere cose intelligenti. Tanto vale affidarsi alle sensazioni.

Eriksen gioca un calcio a cui gli altri non sono abituati. Nel giorno del ricordo di Mariolino Corso, la dolcezza di tocco dello svedese mi è parsa il migliore omaggio. C’è da sperare che quel trio là davanti possa giocarle tutte, perché con un minimo di intesa si raccoglieranno molti gol, lo stesso Lautaro ha svariato con disinvoltura, Lukaku fa tanti chilometri (però ha sbagliato due gol assurdi, potendo prendere la mira col suo sinistro). E in occasione di entrambi i gol – strepitoso il primo, da Skriniar a Lautaro, a Lukaku, indietro per Eriksen, di prima per l’ariete belga; notevole anche il secondo, nato da una sgroppata di Romelu, che ci teneva tanto a inginocchiarsi per George Floyd – ho notato che Ashley Young era già in area, praticamente libero. Vedremo delle belle soluzioni fra i due della Premier, Eriksen e Young, se gli attaccanti saranno capaci di aprire spazi. Bene anche le incursioni di Candreva: avesse passato il pallone anziché cercare la gloria personale, contro il Napoli, ci saremmo giocati la Coppa. Leggi il resto dell’articolo

Primavera RIP

Foglie morte. Addio a Mariolino

Ho appena saputo la notizia, è morto Mario Corso.

Quando scrissi dei “100 interisti” più grandi, per il Guerin Sportivo, Corso figurava al numero 6 (senza dubbio, fra i 3 più geniali). Con queste parole:

6 Mario Corso
25-8-1941, centrocampista
Unico sopravvissuto della prima partita vista da HH, uno scadente 1-1 in casa dell’Udinese: il Mago cambia dieci undicesimi e salva solo lui. “Il piede sinistro di Dio” inventa parabole che fanno pensare a una poesia di Prévert: sgonfie come palle di stracci, certe punizione scavalcano la barriera e scendono all’improvviso, irridendo il portiere. Con il passare degli anni, il raggio d’azione diventa inversamente proporzionale alla visione di gioco, ma continua a dispensare magie stupefacenti e “tiri mancini”. Oltre 500 partite e 94 gol: fra gli altri, quello della prima Coppa Intercontinentale, nei supplementari, agli argentini dell’Independiente.

Mi piace ricordarlo con la sua timidezza, con l’afflitta confidenza di chi ammetteva di aver smesso di seguire le partite in diretta per paura di subire un infarto, con gli appunti presi sulla sua autobiografia, scritta insieme a Beppe Maseri e uscita nel 2013 per Limina.

Mariolino è l’appellativo che preferisce, gli piace più di Mandrake, del Piede sinistro di Dio, del Paganini che non ripete. E la foglia morta è il gesto tecnico, morbido e beffardo, in cui si riconosce. Si considera tranquillo, timido e permaloso. Affida le sue memorie a un giornalista pressoché coetaneo, di cui ha imparato a fidarsi.

Nasce a San Michele Extra, alle porte di Verona, il 25 agosto 1941. Figlio di Guido e Mafalda, operai tessili presso la Tiberghien; in casa vivevano la sorella minore Sandra e la nonna materna Dosolina.

Della Grande Inter, indica i veri amici: Bedin (per anni compagno di camera), Suarez, Burgnich, Boninsegna, Domenghini e Guarneri. Più Armando Picchi…

E l’Inter, che fine ha fatto?

Non ho visto Napoli-Inter, nemmeno gli highlights. Ho visto il primo quarto d’ora di Juve-Milan, in attesa dell’ultima puntata di Propaganda Live. Non vedrò la finale di Coppa Italia, mentre non escludo di assistere – in chiaro – alle due partite che verranno regalate al popolo nel prossimo fine settimana (certo, offrire un avvincente Verona-Cagliari per evitare gli assembramenti, fa capire che questo virus ha ben strani effetti collaterali).

Ma su un blog che si è dichiarato interista, seguito in gran parte da interisti, che nella testata ha posto l’Inter prima della Sinistra come fattore identitario, e dedicato ai nerazzurri 2.074 post (di cui 115 dall’inizio della stagione 2019-20), questo disinteresse va almeno spiegato. Leggi il resto dell’articolo

Bello lo spettacolo, bellissimo vincere

139 votanti, 401 voti espressi, un risultato divenuto netto dopo l’anniversario del Triplete: fino al 21 maggio, tre scelte si stavano equivalendo.

Un paio di considerazioni: l’Inter 1970-71 era formidabile, un attacco con Jair, Mazzola, Corso e Boninsegna (più Facchetti) mostrava un calcio sublime, la rimonta sul Milan fu epocale, ma gran parte dei visitatori di questo blog quell’Inter non l’ha mai vista. Di grande spettacolo ne ha dato anche l’Inter tutta italiana del 1979-80 – tecnicamente la squadra più scarsa fra queste, ma metà venivano dalla Primavera, il legame con la maglia era fortissimo.

Alla fine, se la sono giocata l’Inter del Triplete, quella di Gigi Simoni e quella del Trap.

La mia classifica sarebbe molto diversa: l’Inter di Mourinho ha giocato un calcio chirurgico, con fiammate abbaglianti, da febbraio a maggio, ma penso che quella del Trap avesse qualità superiori e abbia mostrato un calcio più scintillante. Fa piacere trovare così in alto l’Inter derubata nel 1997-98, ma Simoni era il primo a sapere che quella squadra poggiava quasi tutta la manovra offensiva su tre inventori, Moriero, Djorkaeff e il Fenomeno, il centrocampo era muscolare, la difesa appena sufficiente.

Mi pare che il risultato del sondaggio confermi quanto scrivevo nel lanciarlo, il 4 maggio: “vincere è bello, e l’Inter ha un dna resultadista – grandi attaccanti, grandi difensori e grandi portieri, con storici limiti a centrocampo – che fa sì che le squadre più belle coincidano spesso con le più forti”.

Una persona mite

Madrid vista da Berlino, dieci anni dopo

Madrid vista da Berlino, Linea Bianca, maggio 2010

2620, mi ricordo

Mi ricordo dieci anni fa, Madrid vista da Berlino…

Ecco uno dei motivi per cui spero riparta il campionato

Dalla Home Page di un simpatico aggregatore di notizie.

Notizia 1, ore 08.50: Mertens non viene all’Inter
Notizia 2, ore 09.00: Mertens viene all’Inter.

Possiamo andare avanti così fino a settembre?

La Grande Inter coincide con la Beatlesmania

Pubblicai questo post il 5 ottobre 2012. Alla conclusione della classifica #Brit-Pop, mi è tornata alla mente questa coincidenza…

Faccio notare che Ringo Starr è nato nel 1940, John Lennon è del ’41, Paul McCartney del ’42, George Harrison del 1943.
Jair Da Costa è della Classe 1940, Mario Corso e Angelo Domenghini del ’41, Sandro Mazzola e Giacinto Facchetti del 1942…

Gli anni dei Beatles – meglio ancora, quelli del boom, racchiusi nella famosa Antologia Rossa – coincidono con quelli della Grande Inter.

Ne avevo scritto così, nel mio primo e tuttora unico romanzo, uscito per Theoria nel 1999:

«La costruzione del mito dipende da molteplici fattori, anche casuali, dagli incroci del momento storico. Gli anni vincenti di Herrera e Moratti si collocano all’interno di una fase della vita nazionale piena di avvenimenti memorabili: i primi governi di centrosinistra, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, i funerali di Togliatti, la tournée italiana dei Beatles, il traforo del Monte Bianco, la sciagura del Vajont, il suicidio di Luigi Tenco, la Lettera a una professoressa di don Milani, i complotti eversivi dei servizi segreti, l’alluvione di Firenze. Nel ricordo, permane una stagione felice, di buoni sentimenti, prima che la lunga ombra del Sessantotto costringesse a scegliere un lato della barricata». Semifinale, Theoria 1999

L’Inter più bella e divertente… Ma il calcio ci manca davvero?

L’idea del sondaggio l’ho copiata da uno sconosciuto su Twitter. È un “mi ricordo”, una tipica Operazione Nostalgia, mentre il pallone non rotola da quasi tre mesi.

Ho identificato 9 possibilità, limitando l’offerta agli anni fra il 1970 e il 2010 (avrei potuto inserire anche l’Inter allenata da Leonardo, capace di almeno 3 partite entusiasmanti, ma a quel punto dovevo riesumare anche Bagnoli e Ruben Sosa, Gigi Radice e Aldo Serena, e pure Zaccheroni con Vieri (osando l’inosabile, poteva starci anche la sgangherata Inter di Stramaccioni, Palacio e Guarìn). Secondo criterio di selezione, per ogni allenatore una sola annata, altrimenti il Mancio avrebbe meritato la doppietta con Ibra, e anche il Trap con la prima Coppa Uefa.

Ma il senso del gioco è chiaro: vincere è bello, e l’Inter ha un dna resultadista – grandi attaccanti, grandi difensori e grandi portieri, con storici limiti a centrocampo – che fa sì che le squadre più belle coincidano spesso con le più forti.

Ma alle squadre ci si affeziona anche per altro: per le corse scomposte di Taribo West, per le rovesciate di Checco Moriero, per i lanci millimetrati di Matteoli, per gli autogol di Ferri, per gli ultimi dribbling di Jair, per l’annata miracolosa di Ganz, per i tacchetti di Oriali e Marini, per le rovesciate di Bonimba e le capriole di Oba-Oba Martins, per le speranze su Prohaska, per il dualismo fra il Becca e Hansi Muller, per gli ultimi fuochi di Causio e Tardelli o per i continui infortuni di Kalle…

In questo senso, mi piacerebbe vedere più in alto l’Inter di Hodgson, che non ha vinto niente, anzi ha sperperato una Coppa Uefa in casa ai rigori, ma ha regalato sprazzi di calcio ubriacante: gli interpreti non valevano le corazzate di Mancini e Mourinho, si sprecava tanto con errori micidiali, ma la qualità della manovra era persino superiore.

Votate, comunque. Votate in tanti…

 

Da mesi, scrivo poco di calcio, e non è difficile accorgersi che questa pandemia ha modificato la percezione di quello che era il “passatempo nazionale”. Sulla ripresa del campionato, anzi, non mi stupisce che vi siano indifferenza e persino insofferenza. Molti pensano che non si possa giocare finché il virus non sarà sotto controllo, e che sia contronatura farlo a porte chiuse, in piena estate, alternando la lettura dei tabellini a quella degli esiti dei tamponi.

In un’era di populismi – grandi: Trump e Boris Johnson; medi: Salvini e Meloni; piccoli: i presidenti di Regione – è chiaro che tutti stanno calcolando il proprio tornaconto, se sia più “popolare” chiudere gli stadi o fingere la normalità.

La mia opinione è che dalla mancata conclusione del campionato possano derivare conseguenze disastrose, con la cancellazione di decine di squadre fra A, B e Lega Pro. Solo chi ha alle spalle grandi gruppi economici e finanziari potrà reggere l’urto di un debito spaventoso, la prospettiva di una superlega europea diverrebbe più concreta.

Non ho alcuna fiducia in chi dirige la baracca, ne vedo le ipocrisie e le complicità, ma non credo affatto alla catarsi post-dramma, e mi piacerebbe che oltre a fare di tutto per riprendere il gioco a giugno, si cominciasse a pianificare il calcio che verrà. Anziché lasciar fare al mercato, che sarà più spietato del virus…

Per questo, spero che si torni a giocare a giugno.

Ventitré anni fa, El segna semper lù

Pasquale Formisano – su Passione Inter – ha ricordato quella “semifinale” di andata, Inter-Monaco 3-1, avvenuta l’8 Aprile 1997, e ha citato un passaggio del mio romanzo, “Semifinale”, uscito per Theoria nell’autunno del ’99. Un gran bell’anniversario.

Pensi sia un ricordo indelebile: intorno a quella partita, ho costruito un libro… Invece, comincio a chiedermi quale fosse la formazione, scrivo un nome, poi un altro, arrivo solo a 8 di cui sono assolutamente certo, ne aggiungo altri 6, fra campo e panchina, su cui ho qualche dubbio… infine vado a rileggere:

“Applausi ritmati e coriandoli accompagnano l’altoparlante mentre scandisce la formazione dell’Inter. Hodgson ha disposto così il 4-4-2, davanti a Pagliuca: in difesa, da destra, Bergomi Paganin Fresi e Pistone; a centrocampo, Ince Sforza Djorkaeff e Zanetti; davanti, Zamorano e Ganz. Dunque, rientra Bergomi (capitano) al posto di Angloma, Fresi torna al centro della difesa, Zanetti è dirottato a sinistra e Ince lascia a Sforza la regia del centrocampo; Berti resta in panchina. Sono perplesso, ma non so a chi dirlo”.

Disastro.

Ecco i miei 8: Pagliuca, Angloma, Fresi, Zanetti, Ince, Sforza, Zamorano e Ganz. Ed ecco gli altri 6: Bergomi, Branca, Winter, Ventola, Colonnese e Cauet.

Dunque, fra i titolari ho dimenticato Massimo Paganin, Alessandro Pistone e, incredibile a dirsi, Youri Djorkaeff…

Carneade, chi era costui? 20 incubi calcistici

Sarà facile, per certi frequentatori di questo blog, identificare cosa accomuna i 20 nomi che seguono.

Antonio Manuel Pacheco Domingo (Reggiana), Alessandro Iannuzzi (Vicenza), Francesco Statuto (Roma), Ivan Kaviedes (Perugia), Hugo Enyinnaya (Bari), Gustavo Mendez (Torino), Jenilson Angelo de Souza (Parma), Cosmin Contra (Milan), Leonardo José Talamonti (Lazio), Herok Goitom (Udinese), Rafael Pereira da Silva (Messina), Daniele De Vezze e Massimo Loviso (Livorno), Keirrison de Souza Carneiro (Fiorentina), Renan Fernandes Garcia (Sampdoria), Paolo De Ceglie (Parma), José Holebas (Roma), Andi Lila (Parma), Maxine Lestienne (Genoa), Nicola Bellomo (Torino).

Risposta: sono calciatori mediocrissimi che hanno fatto gol all’Inter nell’ultimo quarto di secolo.

Quante volte ci è capitato di esclamare “ma questo segna solo a noi”!!!

A dare corpo a questa specie di incubo è stato Raffaello Lapadula con un tweet ben dettagliato e pieno di immagini dei colpevoli di certi pomeriggi e serate di cupo malumore. Che oggi stiamo rimpoiangendo…

Per prima, la Juve

Fra le società italiane, la Juve era e rimane la più esposta – basti pensare al tracollo in Borsa – alle conseguenze a medio termine del Covid-19. Ma intanto ha saputo segnare un punto a favore, arrivando per prima al taglio degli stipendi dei calciatori.

Quattro mensilità azzerate: marzo, aprile, maggio e giugno. Qualcosa come 90 milioni di euro risparmiati. Implicitamente, si fa capire che il calcio “vero” non ripartirà prima di luglio. Se, poi, il periodo di inattività dovesse rivelarsi più breve, si faranno negoziati compensativi.

È la strada giusta. Chi non la seguisse – o non fosse capace di farlo – andrà incontro al disastro, perché la voce ingaggi è spaventosamente troppo alta in Italia, e i prossimi contratti con le tv e gli sponsor saranno segnati dal profondo rosso.

La soluzione juventina ha anche il pregio della semplicità. Da giorni si legge di accanite discussioni su come modulare il taglio degli stipendi, in percentuali diverse in base all’entità.

Imitare la Juventus – per batterla – è ciò per cui abbiamo assunto Marotta: facciamolo, dunque.

2553, mi ricordo

Mi ricordo che in una serata vicina alla depressione abbiamo inserito nel lettore dvd quell’Inter-Barcellona 3-1.

Biggest and darkest clown

Ecco come ho deciso di comportarmi. Per me, il campionato di calcio di Serie A 2019-20 è finito, lo facciano vincere a chi vogliono.

Quanto alla Coppa Italia, è “interesse nazionale” che l’Inter venga eliminata dal Napoli, così che salti fuori uno straccio di data per recuperare Inter-Samp: e chi sono io per oppormi all’interesse nazionale?

Dunque, non guarderò Juve-Inter – la giochino anche a Villar Perosa con solo gli stretti familiari della Grande Famiglia che paga le tasse in Olanda. Ed eviterò di farmi il sangue marcio con la semifinale di ritorno.

Riallaccerò i contatti con l’Inter il 12 marzo, quando affronterà il Getafe (non che l’Uefa sia molto meglio della Lega Serie A, ha avuto presidenti arrestati, ma forse il conflitto di interessi è meno unilaterale).

Come ho già scritto, eviterò di spendere un solo euro – tv e giornali compresi – per sostenere il baraccone calcistico italiano. Sono arrivato alla conclusione che non c’è possibilità di rinascita senza un fragoroso fallimento, con i libri in tribunale, e invito Suning a rompere unilateralmente l’accordo per la trasmissione della Serie A in Cina (accordo fatto anche per entrare nel “salotto buono”, salvo scoprire che c’è un salottino ancora più buono al quale non si viene invitati).

Sono decisioni piccole, le mie, e mi costeranno: se vorrò essere coerente dovrò evitare di scroccare partite da amici con Sky, mentre mi verrà facile non comprare Gazzetta o altri giornali: ho smesso di farlo da almeno 5 anni.

Poche passioni vengono maltrattate e strumentalizzate come quella del tifoso. Io che tifoso lo sono da 55 anni, da questo distacco ricaverò un bel po’ di malumore, ma confido di poter trovare altri interessi, sempre che presto riaprano i cinema… La diffusione del virus è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso. Ha reso evidenti i caratteri della classe dirigente che gestisce il calcio italiano e, temo, lo sport in generale. Gente messa lì per far andare le cose come vogliono quelli che comandano. Per “valorizzare il prodotto”. La cui doratura esteriore, purtroppo, non riesce più a occultare il marcio.

Spero di riuscire a tenere fede a questo impegno. Singolare coincidenza, questo è il centesimo post dedicato all’Inter dai primi di luglio (chi passa da qui per quello, molte centinaia al giorno, forse smetterà di farlo). Trovo divertente che la pentola sia scoppiata per un pretesto, tutto sommato, secondario: la Juve che si inventa qualsiasi pretesto per non giocare a porte chiuse, persino quando sono chiuse le scuole.

2538, mi ricordo

Mi ricordo di aver maturato la convinzione che non riuscirò a fare a meno del calcio, ma posso smettere di spendere anche solo un euro per finanziare il calcio italiano (Inter compresa).

Rinviata Juve-Inter, l’emergenza sanitaria e i suoi frutti avvelenati

Nuovo cambio di rotta, niente partite a porte chiuse, sia Juve-Inter che Milan-Genoa, Parma-Spal, Sassuolo-Brescia e Udinese-Fiorentina sono state rinviate a mercoledì 13 maggio.

Rinviata anche la finale di Coppa Italia, al 20 maggio.

Quanto alla già rinviata Inter-Sampdoria, si doveva giocare il 13 maggio, e adesso non c’è più una sola data “buona”, se l’Inter non verrà presto eliminata dall’Europa League…

La decisione della Lega Serie A esplode a sorpresa, e non mancherà di suscitare polemiche.

Da giorni, la Juventus chiedeva di non giocare a porte chiuse, ballavano 5 milioni di incassi e la minaccia del Codacons. E da più parti si era segnalato il “danno di immagine” nel disputare senza pubblico una partita così importante, venduta alle tv di più di cento Paesi. Si era persino ipotizzata la trasmissione “in chiaro” della partita, ma non ci avevo creduto nemmeno per un attimo.

Ora, il rinvio al 13 maggio mi pare una follia.

Non si può definire regolare un campionato in cui la Lazio si troverà sola in testa alla classifica avendo giocato due partite più dell’Inter. Poi, in quelle che adesso risultano le ultime tre partite di campionato, da giocarsi in 10 giorni, l’Inter si trova ad affrontare Juventus, Napoli e Atalanta. Fosse ancora in lizza per l’Europa League e/o la Coppa Italia, sarebbe un calendario allucinante, ma già così la distorsione mi pare evidente.

Aggiungo che anche la Juve, se riuscirà a proseguire in Champions, sarebbe danneggiata da questa decisione: immagino che una semifinale si giocherà pochi giorni prima del 13 maggio.

Non si può giocare a Torino, dove i casi di contagio si contano sulle dita delle mani e stanno per riaprire scuole, università, monumenti e musei, con i tifosi del Toro che, volendo, potranno viaggiare in trasferta a Napoli (e quelli dell’Atalanta a Lecce).

Mentre la Svizzera ha saggiamente rinviato tutta la giornata di campionato, senza distinzioni, l’Italia si conferma patria dei due pesi e due misure, lasciando l’amara sensazione che alcune esigenze (Agnelli e Lotito) siano più ascoltate di altre.

È evidente il tentativo delle “autorità” – politiche e sportive – di trovare un punto di equilibrio fra esigenze opposte: non abbassare la guardia rispetto alla diffusione del virus e trasmettere segnali di ritorno alla normalità.

Forse è impossibile farlo. Certo, non aiutano decisioni che cambiano le carte in tavola ogni 24 ore. Sarebbe stato il caso di fermare tutto il campionato, oppure di stabilire già oggi quel che accadrà il 6 e 7 marzo. Cosa diremo, noi tifosi nerazzurri, se sabato ci diranno che Inter-Sassuolo, quella sì, si può giocare a porte chiuse?

#Ludogorets-Inter, vinta facendo lo stretto necessario, un’ora fiacca e amorfa, Eriksen calcia in modo divino, Lukaku è il leader spirituale (Adani dixit), Lautaro continua a fare sciocchezze, Ranocchia portafortuna, Moses e Young migliorano le fasce, ma quando torna Handanovic?