Carneade, chi era costui? 20 incubi calcistici

Sarà facile, per certi frequentatori di questo blog, identificare cosa accomuna i 20 nomi che seguono.

Antonio Manuel Pacheco Domingo (Reggiana), Alessandro Iannuzzi (Vicenza), Francesco Statuto (Roma), Ivan Kaviedes (Perugia), Hugo Enyinnaya (Bari), Gustavo Mendez (Torino), Jenilson Angelo de Souza (Parma), Cosmin Contra (Milan), Leonardo José Talamonti (Lazio), Herok Goitom (Udinese), Rafael Pereira da Silva (Messina), Daniele De Vezze e Massimo Loviso (Livorno), Keirrison de Souza Carneiro (Fiorentina), Renan Fernandes Garcia (Sampdoria), Paolo De Ceglie (Parma), José Holebas (Roma), Andi Lila (Parma), Maxine Lestienne (Genoa), Nicola Bellomo (Torino).

Risposta: sono calciatori mediocrissimi che hanno fatto gol all’Inter nell’ultimo quarto di secolo.

Quante volte ci è capitato di esclamare “ma questo segna solo a noi”!!!

A dare corpo a questa specie di incubo è stato Raffaello Lapadula con un tweet ben dettagliato e pieno di immagini dei colpevoli di certi pomeriggi e serate di cupo malumore. Che oggi stiamo rimpoiangendo…

Per prima, la Juve

Fra le società italiane, la Juve era e rimane la più esposta – basti pensare al tracollo in Borsa – alle conseguenze a medio termine del Covid-19. Ma intanto ha saputo segnare un punto a favore, arrivando per prima al taglio degli stipendi dei calciatori.

Quattro mensilità azzerate: marzo, aprile, maggio e giugno. Qualcosa come 90 milioni di euro risparmiati. Implicitamente, si fa capire che il calcio “vero” non ripartirà prima di luglio. Se, poi, il periodo di inattività dovesse rivelarsi più breve, si faranno negoziati compensativi.

È la strada giusta. Chi non la seguisse – o non fosse capace di farlo – andrà incontro al disastro, perché la voce ingaggi è spaventosamente troppo alta in Italia, e i prossimi contratti con le tv e gli sponsor saranno segnati dal profondo rosso.

La soluzione juventina ha anche il pregio della semplicità. Da giorni si legge di accanite discussioni su come modulare il taglio degli stipendi, in percentuali diverse in base all’entità.

Imitare la Juventus – per batterla – è ciò per cui abbiamo assunto Marotta: facciamolo, dunque.

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Mi ricordo che in una serata vicina alla depressione abbiamo inserito nel lettore dvd quell’Inter-Barcellona 3-1.

Biggest and darkest clown

Ecco come ho deciso di comportarmi. Per me, il campionato di calcio di Serie A 2019-20 è finito, lo facciano vincere a chi vogliono.

Quanto alla Coppa Italia, è “interesse nazionale” che l’Inter venga eliminata dal Napoli, così che salti fuori uno straccio di data per recuperare Inter-Samp: e chi sono io per oppormi all’interesse nazionale?

Dunque, non guarderò Juve-Inter – la giochino anche a Villar Perosa con solo gli stretti familiari della Grande Famiglia che paga le tasse in Olanda. Ed eviterò di farmi il sangue marcio con la semifinale di ritorno.

Riallaccerò i contatti con l’Inter il 12 marzo, quando affronterà il Getafe (non che l’Uefa sia molto meglio della Lega Serie A, ha avuto presidenti arrestati, ma forse il conflitto di interessi è meno unilaterale).

Come ho già scritto, eviterò di spendere un solo euro – tv e giornali compresi – per sostenere il baraccone calcistico italiano. Sono arrivato alla conclusione che non c’è possibilità di rinascita senza un fragoroso fallimento, con i libri in tribunale, e invito Suning a rompere unilateralmente l’accordo per la trasmissione della Serie A in Cina (accordo fatto anche per entrare nel “salotto buono”, salvo scoprire che c’è un salottino ancora più buono al quale non si viene invitati).

Sono decisioni piccole, le mie, e mi costeranno: se vorrò essere coerente dovrò evitare di scroccare partite da amici con Sky, mentre mi verrà facile non comprare Gazzetta o altri giornali: ho smesso di farlo da almeno 5 anni.

Poche passioni vengono maltrattate e strumentalizzate come quella del tifoso. Io che tifoso lo sono da 55 anni, da questo distacco ricaverò un bel po’ di malumore, ma confido di poter trovare altri interessi, sempre che presto riaprano i cinema… La diffusione del virus è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso. Ha reso evidenti i caratteri della classe dirigente che gestisce il calcio italiano e, temo, lo sport in generale. Gente messa lì per far andare le cose come vogliono quelli che comandano. Per “valorizzare il prodotto”. La cui doratura esteriore, purtroppo, non riesce più a occultare il marcio.

Spero di riuscire a tenere fede a questo impegno. Singolare coincidenza, questo è il centesimo post dedicato all’Inter dai primi di luglio (chi passa da qui per quello, molte centinaia al giorno, forse smetterà di farlo). Trovo divertente che la pentola sia scoppiata per un pretesto, tutto sommato, secondario: la Juve che si inventa qualsiasi pretesto per non giocare a porte chiuse, persino quando sono chiuse le scuole.

2538, mi ricordo

Mi ricordo di aver maturato la convinzione che non riuscirò a fare a meno del calcio, ma posso smettere di spendere anche solo un euro per finanziare il calcio italiano (Inter compresa).

Rinviata Juve-Inter, l’emergenza sanitaria e i suoi frutti avvelenati

Nuovo cambio di rotta, niente partite a porte chiuse, sia Juve-Inter che Milan-Genoa, Parma-Spal, Sassuolo-Brescia e Udinese-Fiorentina sono state rinviate a mercoledì 13 maggio.

Rinviata anche la finale di Coppa Italia, al 20 maggio.

Quanto alla già rinviata Inter-Sampdoria, si doveva giocare il 13 maggio, e adesso non c’è più una sola data “buona”, se l’Inter non verrà presto eliminata dall’Europa League…

La decisione della Lega Serie A esplode a sorpresa, e non mancherà di suscitare polemiche.

Da giorni, la Juventus chiedeva di non giocare a porte chiuse, ballavano 5 milioni di incassi e la minaccia del Codacons. E da più parti si era segnalato il “danno di immagine” nel disputare senza pubblico una partita così importante, venduta alle tv di più di cento Paesi. Si era persino ipotizzata la trasmissione “in chiaro” della partita, ma non ci avevo creduto nemmeno per un attimo.

Ora, il rinvio al 13 maggio mi pare una follia.

Non si può definire regolare un campionato in cui la Lazio si troverà sola in testa alla classifica avendo giocato due partite più dell’Inter. Poi, in quelle che adesso risultano le ultime tre partite di campionato, da giocarsi in 10 giorni, l’Inter si trova ad affrontare Juventus, Napoli e Atalanta. Fosse ancora in lizza per l’Europa League e/o la Coppa Italia, sarebbe un calendario allucinante, ma già così la distorsione mi pare evidente.

Aggiungo che anche la Juve, se riuscirà a proseguire in Champions, sarebbe danneggiata da questa decisione: immagino che una semifinale si giocherà pochi giorni prima del 13 maggio.

Non si può giocare a Torino, dove i casi di contagio si contano sulle dita delle mani e stanno per riaprire scuole, università, monumenti e musei, con i tifosi del Toro che, volendo, potranno viaggiare in trasferta a Napoli (e quelli dell’Atalanta a Lecce).

Mentre la Svizzera ha saggiamente rinviato tutta la giornata di campionato, senza distinzioni, l’Italia si conferma patria dei due pesi e due misure, lasciando l’amara sensazione che alcune esigenze (Agnelli e Lotito) siano più ascoltate di altre.

È evidente il tentativo delle “autorità” – politiche e sportive – di trovare un punto di equilibrio fra esigenze opposte: non abbassare la guardia rispetto alla diffusione del virus e trasmettere segnali di ritorno alla normalità.

Forse è impossibile farlo. Certo, non aiutano decisioni che cambiano le carte in tavola ogni 24 ore. Sarebbe stato il caso di fermare tutto il campionato, oppure di stabilire già oggi quel che accadrà il 6 e 7 marzo. Cosa diremo, noi tifosi nerazzurri, se sabato ci diranno che Inter-Sassuolo, quella sì, si può giocare a porte chiuse?

#Ludogorets-Inter, vinta facendo lo stretto necessario, un’ora fiacca e amorfa, Eriksen calcia in modo divino, Lukaku è il leader spirituale (Adani dixit), Lautaro continua a fare sciocchezze, Ranocchia portafortuna, Moses e Young migliorano le fasce, ma quando torna Handanovic?

Ludogorets

Non so nulla di questi bulgari, ma immagino che per loro sia la partita dell’anno. La differenza di motivazioni sarà abissale, spero inversamente proporzionale alla qualità messa in campo dai calciatori. Meglio ancora, dal palmarès: Godin, Young e Moses hanno già vinto l’Europa League.

La qualificazione va chiusa stasera.

Condivido ogni scelta di turn-over fatta da Conte, domenica c’è la Sampdoria, e non è immaginabile andare allo Stadium dopo un altro passo falso.

A quanto pare, vedremo un centrocampo formato da Moses e Biraghi, sulle fasce, Borja Valer, Vecino ed Eriksen: se non sarà sufficiente, vorrà dire che siamo molto più scarsi di quanto ci siamo convinti.

Il terzetto difensivo vedrà sicuramente Ranocchia al centro, e poi D’Ambrosio e Godin. Davanti, accanto a Lautaro ci sarà Sanchez. Aggregati i Primavera Pirola e Vergani.

Non partiranno con la squadra Handanovic, Skriniar, Brozovic, gli infortunati Sensi, Gagliardini ed Esposito, il febbricitante Bastoni, mentre Asamoah (sempre che sia ancora vivo) non fa più parte della lista.

Massimo rispetto per questi sconosciuti bulgari ma, ripeto, la qualificazione va chiusa stasera.

Snobbare l’Europa League sarebbe comunque inaccettabile, ma diventa pura stupidità se sei scivolato oltre il trentesimo posto del ranking Uefa e ti lamenti dei sorteggi nei gironi di Champions.

#Lazio-Inter, se vogliamo arrivare terzi avanti così, se vogliamo provare a vincere, bisogna accantonare la difesa a 3 e aggiungere Eriksen. È tutto ancora possibile, almeno fino al primo marzo, sempre che rientri subito Handanovic.

Abbiamo subito gol in 13 delle ultime 16 partite, Skriniar è irriconoscibile, con Godin si sta ripetendo l’errore di Vidic – ultratrentenni chiamati a giocare come non avevano mai giocato – e l’inserimento di Eriksen appare assurdamente complicato, perché senza Vecino c’è un deficit di centimetri a centrocampo.

Gli infortuni – Asamoah, Sensi, Gagliardini, ora Handanovic – hanno falcidiato una rosa con evidenti limiti tecnici, ma è lo schema monocorde ad aver agevolato la lettura della partita da parte degli avversari.

Mourinho svoltò la stagione del Triplete con il 4-2-3-1, inserendo Pandev e “sacrificando” uno fra Stankovic, Thiago Motta e Cambiasso.

Se Conte insiste con questo modulo, si arriva a 80 punti, tranquillamente terzi.

Lazio-Inter, prima: Vecino o Eriksen?

Non serve dilungarsi sull’importanza della posta in palio, dopo la brutta prestazione in Coppa. All’Olimpico, per portare a casa punti, è vitale riprendere il filo dal secondo tempo del derby.

Poche parole su quella che mi sembra la decisione cruciale: Vecino o Eriksen?

Ho spesso criticato la difesa a 3 – soprattutto quando schierata contro squadre molto più deboli – ma è difficile negare che stasera la linea a 3 sia necessaria: Immobile e Luis Alberto, più Correa o Caicedo, senza dimenticare Milinkovic-Savic… è giusto che Conte ribadisca l’assetto più consolidato. Altrettanto ovvia è la scelta di puntare sulla coppia di attaccanti che hanno finora fatto le fortune nerazzurre, Lukaku + Lautaro (Acerbi, Luiz Felipe e Radu vanno messi sotto pressione). Facile immaginare Young a sinistra e Candreva a destra, l’unica variabile sta nella composizione del terzetto di centrocampo.

Brozovic le gioca tutte, Barella quasi; giocasse Vecino, vorrebbe dire che prevale la paura di Milinkovic, giocasse Eriksen che si punta a segnare un gol più di loro. Dovessi scommettere, immagino Vecino dal primo minuto ed Eriksen nella mezz’ora finale, sempre che basti…

Sul piano tattico ed atletico, la Lazio ha qualcosa in più dell’Inter (lo dimostra come ha battuto due volte la Juve), ma l’Inter ha Conte in panchina e qualche calciatore che si avvicina alla dimensione del fuoriclasse.

La truppa di Inzaghino viene da 18 risultati utili consecutivi, impresa mai riuscita nella storia laziale. Considero il pareggio come il risultato più probabile (60%), il rendimento in trasferta dell’Inter è notevolissimo, ma espugnare l’Olimpico – senza Handanovic – sarebbe un’impresa clamorosa. Bisogna fare attenzione fino al fischio finale, la Lazio ha rimediato almeno 6 punti nei minuti di recupero.

Decisive le prestazioni di Godin e Skriniar, spero di non dover commentare Padelli, meno che mai Rocchi.

Lautaro vai pure, ma prima…

Se ti cercano Messi e il Barcellona, non c’è Inter che tenga. Ovviamente, vedremo Lautaro Martinez in blaugrana, la prossima stagione, con ingaggio triplicato, e fra i motivi credo ci sia anche il fatto che “il Toro” soffre gli arbitraggi italiani (gli fischiano più falli contro di quelli a favore: a quale altro attaccante succede?).

Marotta non si farà trovare impreparato sulle contropartite. Griezmann mi piace, ma gioca più lontano dalla porta, forse nel pacchetto rientrerà anche Vidal, ma certo si cercherà di approfittare dell’occasione di incassare un bel po’ di soldi.

La speranza è che Lautaro ci regali un fine stagione d’alto livello, prima di prendere il volo Malpensa-Tarradellas. Due garanzie: Conte gli farà capire che al Barça sono volubili e se abbassa il rendimento quelli andranno a prendere qualcun altro; e poi c’è la strepitosa intesa con Lukaku, che già domani sera dovrà produrre almeno un gol, perché sennò dall’Olimpico si torna scornati e sconfitti. E terzi in classifica.

Due parole sul “challenge” per il VAR.

Sono favorevole, nasceranno nuovi posti di lavoro (gli esperti di immagini catturate durante la partita, a segnalare irregolarità altrui), e soprattutto si toglie discrezionalità all’arbitro nell’andare o non andare al VAR. Aggiungo che vanno resi pubblici i dialoghi fra l’arbitro in campo e quello che sta al VAR, e che chi sta alo stadio deve potervi assistere come da anni accade al pubblico del rugby.

Ma il rigore fischiato a Calabria nel corso di Milan-Juve, fa capire che nessun correttivo sarà risolutivo fino a quando il Regolamento sarà così interpretabile.

Sui falli di mano in area, ormai, abbiamo costruito una casistica incomprensibile. La mia opinione è che la scelta dell’arbitro fosse molto più semplice quando si trattava di valutare solo la volontarietà. Non si capisce come Calabria potesse evitare quel tiro, per pura questione di aerodinamica. Se il criterio dominante diventa “aumento della superficie che può intercettare il pallone”, tanto vale chiedere ai calciatori di giocare con le braccia legate al tronco.

Sembra un incubo di Enki Bilal. In un futuro distopico, il calcio cambiò al punto che gli arbitri non scesero più in campo: stavano rintanati all’interno delle “gabbie arbitrali, fosse sotterranee sparse intorno al terreno di gioco“, protette da cupole di vetro blindato. Gli arbitri erano 12. Chi sceglieva quel mestiere sapeva di dover vivere sottoterra per tutta la vita, fra i suoi simili, “per evitare tentativi di corruzione e possibili vendette“.

Conte e le Coppe

Nessuna sconfitta – è la quinta, la terza a San Siro – mi è parsa bruciante come quella di ieri sera. Forse perché è venuta dopo la botta di euforia del derby, ma i 3 tweet che ho sputato durante e dopo la partita fanno capire che non l’ho presa bene.

Il primo obiettivo stagionale è compromesso: bisognerebbe vincere a Napoli segnando almeno 2 gol, e mi pare molto, molto difficile (rientreranno Meret, Insigne e Koulibaly, non ci saranno i sessantamila, l’occasione di ieri sera era ghiottissima). Il fatto è che me l’aspettavo, l’avevo scritto: avrei firmato per lo 0-0. Ma il capolavoro di Fabian Ruiz ha giustamente fatto pendere la bilancia dalla parte di chi ha meglio interpretato la partita, e la prestazione dei nerazzurri è stata persino sotto le attese.

Ho rivisto Inter – Slavia Praga. E larghi tratti di Inter-Roma (l’unica altra partita 8su 32) in cui l’Inter non è riuscita a segnare. Ho assistito a una totale impotenza a cambiare spartito, abbinata a errori tecnici micidiali – Quanti lanci sbagliati verso Moses? Quanti stop a 3 metri? Quanti corner sparacchiati a caso? Quanti retropassaggi o appoggi al più vicino, non sapendo che altro fare? Leggi il resto dell’articolo

Semifinale d’andata, prima

Il Napoli è allo sbando, ma ha tutte le caratteristiche per farci male. Tecnicamente, con il recupero dei lungodegenti, è ancora più forte dell’Inter, e dal punto di vista caratteriale stasera si gioca moltissimo, quasi tutto (certo, resta lo scontro con il Barcellona, ma per tornare in Europa, i partenopei hanno solo la Coppa Italia).
Sostenere questi concetti dopo Napoli-Lecce 2-3 può sembrare assurdo, ma invito a non minimizzare tre dati.

  • Lo scorso 6 gennaio, l’Inter ha vinto al San Paolo, giocando una partita lucida e spietata, eppure ha sofferto fino alla fine, Insigne ha centrato la traversa e Handanovic è stato decisivo quanto Lukaku e Lautaro, i marcatori dei tre gol.
  • Il Napoli ha battuto la Juve un paio di settimane fa, e ha eliminato dalla Coppa la Lazio, infliggendo ai biancocelesti l’unica sconfitta nelle ultime 20 partite.
  • Il Napoli è imbattuto nelle coppe (8 partite), è riuscito a vincere in casa del Salisburgo (che vale l’Atalanta), ha pareggiato ad Anfield e sconfitto a domicilio 2-0 l’invincibile Liverpool.

Quanto significhi per Gattuso questa partita, lo vedremo con le formazioni iniziali, se ci saranno almeno un paio fra Koulibaly e Meret, Mertens e Fabian Ruiz. Conte, invece, dovrà pur gestire le fatiche di Lukaku, e oliare l’inserimento dei nuovi, soprattutto Eriksen, e il rilancio di Sensi (fra il danese e il marchigiano penso ne possa giocare uno alla volta). Rispetto al derby, prevedo almeno 4 novità fra i 10 calciatori di movimento, dunque gli automatismi saranno complicati.

Pare che a San Siro ci saranno quasi sessantamila spettatori, l’entusiasmo post-derby può risultare decisivo. Ma non ho difficoltà ad ammettere che con Padelli in porta firmerei per lo 0-0; il 5 marzo, al San Paolo, potrebbe bastare un pareggio con gol. Ribadisco la preoccupazione, il tridente leggero – Callejon, Mertens, Insigne – mi sembra il più adatto a mandare in tilt la nostra retroguardia.

Di parole se ne potrebbero spendere molte altre; ma, tutto sommato, l’Inter del secondo tempo nel derby stasera vince, l’Inter del primo tempo stasera perde.

Derby, Napoli e Lazio: bisogna vincerne un paio

L’inaspettata sconfitta della Juve – ma anche l’Inter dovrà andare a Verona – ha un significato più importante di tutti gli altri: con 54 punti in 23 partite, la proiezione finale scende a 89. E a 89 può arrivare anche l’Inter. Sopra i 90, non credo: solo la Juve vale più di 90 punti, ma la terza sconfitta, trovandosi in vantaggio a un quarto d’ora dalla fine, rappresenta un grave incidente di percorso. Il sintomo di una difficoltà a gestire che non c’era, con Allegri in panchina: la difesa bianconera ha già subito 23 gol, uno a partita, appena uno in meno del Verona di Juric.
Quanto a Pazzini, quale altro calciatore ha dato più soddisfazioni all’Inter indossando altre maglie?

Ma le sconfitte altrui non hanno valore, se non sai approfittarne. E fra stasera e domenica, l’Inter si gioca gran parte della stagione. Senza Handanovic, assenza pesantissima… Anche se uscissimo da questo miniciclo imbattuti, dopo tre pareggi, dovremmo ridimensionare gli obiettivi. Servono due vittorie, o almeno una vittoria e due pareggi.

Dal punto di vista tecnico, è il Napoli a farmi più paura. Segue la Lazio. Il Milan varrà più punti di quelli che ha conquistato, come dice Conte, ma sta pur sempre a meno 19, e ha già perso 8 volte. Leggi il resto dell’articolo

Alla nona vittoria esterna su 11

Le difficoltà della partita erano evidenti: senza Lautaro, senza Sensi, senza Brozovic, all’ultimo momento pure senza Handanovic, con due laterali nuovi di zecca e l’inserimento affrettato di Eriksen, in casa di una squadra solida, che ha forza fisica e corsa, nonché un grande portiere (non ieri sera, per fortuna).

Averla vinta, e averlo fatto nel secondo tempo, è importantissimo: consente di valutare il derby (squalificati Lautaro e Bastoni) come una partita qualunque, e non come una vittoria da conseguire a ogni costo, per non vedere la Juve allontanarsi nell’oscura notte della VAR.

Quante volte abbiamo assistito a polemiche come quella di Commisso? Mille. Quante volte c’era di mezzo la Juve? Novecento novanta. È la storia del calcio italiano, di una classe arbitrale succube, che non cambierà con il VAR, almeno finché non verrà consentito agli allenatori di “chiamare” la VAR (2 volte a partita) e le immagini non verranno mostrare sul grande schermo. Ho visto in tv Bologna-Brescia, c’era un secondo rigore per il Brescia, e nessuno ha chiamato la VAR, e c’era una nitida espulsione di Danilo, già ammonito, per un vistoso fallo a centrocampo: ma a chi importa del Brescia? Leggi il resto dell’articolo

Fine mercato, buone riparazioni ma restano un paio di spie accese

Un altro attaccante sarebbe servito, eccome. Un vice Lukaku, di peso e disposto a starsene seduto senza fare il muso. Oppure, uno esperto e scaltro, in grado di incidere anche nell’ultimo quarto d’ora. Fisionomie: Llorente o Pandev.

Olivier Giroud è il centravanti della Nazionale campione del mondo, alla vigilia degli Europei: prenderlo, significava garantirgli di giocare molto più di quanto non accada al Chelsea. E chi poteva garantirglielo? Non parlo del costo – sono soldi di Suning – ma del senso. Fossimo passati agli Ottavi di Champions, la scelta di Giroud mi sarebbe parsa naturale.

Prendere un attaccante purchessia, tipo Zaza, non mi pare avrebbe cambiato la sostanza. Bisogna sperare nella salute di Lukaku e Lautaro, nel recupero di Sanchez, nella rapida crescita di Esposito. E forse non basterà.

Dopo Udine (ne scriverò domani), il calendario è fittissimo: in 28 giorni, 9 partite, 5 molto difficili.

Inter-Milan (9/2), Inter-Napoli (12-2), Lazio-Inter (16-2), Ludogorets-Inter (20-2), Inter-Sampdoria (23-2), Inter-Ludogorets (27-2), Juventus-Inter (1-3), Napoli-Inter (5-3), Inter-Sassuolo (8-3). Se a quella data saremo qualificati in Europa League, in finale di Coppa Italia e a meno di 5 punti dalla Juve, si potrà ragionare sui massimi obiettivi. Altrimenti sarà lecito qualche rimpianto. Leggi il resto dell’articolo

Emergenza nerazzurra

Ho strabuzzato gli occhi (bella espressione, vero?), quando ho letto la formazione che Conte avrebbe mandato in campo: ma come, abbiamo l’allenatore più integralista del mondo, che non si schioda dal 3-5-2 sia che si giochi con il Barcellona che con il Lecce, e in una partita secca va a fare esperimenti?

Facile immaginare una notevole sofferenza a centrocampo, la Viola ha corsa e fisico, dalla metà di dicembre l’Inter appare fiacca e lenta, rinunciare a un centrocampista per fare posto al cileno mi pareva una sciocchezza. E poi, perché spremere Lukaku? Lautaro mancherà a Udine e nel derby, il nostro totem non può giocarle tutte, speriamo non gli venga il raffreddore.

La prestazione del primo tempo ha confermato i miei timori. Giocavamo sotto ritmo, in 10 (senza Sanchez), anzi in 9 (senza Sanchez e senza Vecino, uno più dannoso dell’altro), o forse in 8 o in 7 (pure Lukaku sembrava avere la luna storta, e il contributo di Candreva pareva insignificante). Vero che non si erano corsi rischi (a parte Lirola all’inizio), ma bastavano tre invasati (Caceres, Vlahovic e l’amico Dalbert) per metterci in difficoltà.

Poi è venuto il gollonzo di Candreva, si è tirato un sospiro di sollievo così forte che il Comune di Milano ha riammesso la circolazione di tutti i veicoli (compresi i diesel Euro 1), e nell’intervallo mi sono tolto la curiosità di leggere chi sedeva in panchina, accanto a Eriksen. E così ho capito di parlare a vanvera…

Ricopio “la distinta”: A disposizione, Biraghi (terzino), Pirola (ragazzino), D’Ambrosio (terzino), Skriniar (difensore), Dimarco (terzino), Borja Valero (centrocampista), Moses (terzino), Agoumé (ragazzino), Eriksen (danese), Esposito (ragazzino), Padelli (portiere) e Berni (portiere)… A fine partita, Conte ci spiegherà che Gagliardini, Sensi, Brozovic e lo stesso Borja Valero non erano nelle condizioni di scendere in campo – segreto industriale ben custodito -, dunque quel 3-4-1-2 è stato dettato dall’emergenza.

Si è vista un’Inter discreta per la prima metà della ripresa, ma subire gol così è inaccettabile (e su un altro corner, pochi minuti dopo, Godin ha commesso fallo da rigore). Per fortuna, Handanovic ha ipnotizzato Vlahovic e il mio idolo Barellik – anche senza il gol, nettamente il migliore in campo – ha cavato dal cilindro un capolavoro balistico. Ma passati di nuovo in vantaggio, nonostante Eriksen offrisse una qualità ben superiore al povero Sanchez, e Vecino, come i vecchi diesel, sia cresciuto alla distanza, non abbiamo visto una decente gestione del risultato. E io, dopo 4 rimonte subite nelle ultime partite, sono arrivato al novantesimo stremato: nuovo sospirone di sollievo, ma giocando così non si va da nessuna parte.