Una settimana ai 3 punti

Ridare credibilità al calcio italiano: è questo il mantra ripetuto da una classe dirigente che va sempre nella direzione opposta. Se per caso ci azzecca – riducendo la durata del calciomercato, come l’anno scorso – immancabilmente capovolge la decisione, arrivando all’assurdità di questo 2 settembre, quando saranno già state giocate le prime due giornate di Serie A. La Premier League – l’esempio con cui ci si sciacqua la bocca: ricordate il Boxing Day? Abbandonato pure quello, ma si continua a proporre assurdi turni infrasettimanali anche d’inverno – ha chiuso il mercato l’8 Agosto, da noi si aspettano i “botti”, le “bombe” del compianto Maurizio Mosca.

L’Inter non riesco a valutarla. Finché non si libera di Icardi e non completa l’attacco, mi sembra una squadra da terzo posto, a 15 punti dalla Juve. L’argomento Dzeko è già stato discusso allo sfinimento, nessuno convince nessuno, a me pare che a quel prezzo non ci fosse nulla di meglio, ma Esposito merita di giocarne molte e Lukaku non potrà giocarle tutte.

Fra tanti dubbi, una certezza: il prossimo allenatore dell’Inter non sarà Ole Gunnar Solskjær. Non si era mai vista una società italiana che rifà l’attacco con le riserve di una società inglese. La situazione più simile mi pare quella del Real Madrid che in poche estati si liberò di Walter Samuel, Esteban Cambiasso e Wesley Sneijder, fornendo il combustibile per il Triplete.

Chiamato a sostituire Mourinho, Ole Gunnar Solskjær ha pensato bene di liberarsi di Romelu Lukaku e Alexis Sanchez, due che a Manchester guadagnavano una trentina di milioni a stagione. Il cileno dovrebbe raggiungere il belga in nerazzurro, non lo vedo giocare da anni, sospendo il giudizio, ma questi prestiti con diritto di riscatto tendono a finire sempre allo stesso modo: rispendendo il pacco al mittente. Da ultimo, Keita. Leggi il resto dell’articolo

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Niente Dzeko. E adesso?

Non ho cambiato idea, avrei voluto Dzeko all’Inter e le condizioni definite a metà giugno – 10-12 milioni più un Primavera – mi parevano ottime. Nulla di meglio del bosniaco nel rapporto qualità/prezzo; l’ideale sarebbe stato prendere Dzeko e restituire Nainggolan, con qualche formula di finanza creativa.

Considero Dzeko il miglior centravanti del campionato come visione di gioco, tecnica pura, intelligenza tattica. Andava acquistato 5 anni fa, e anche adesso avrebbe fatto comodo, soprattutto a Lukaku. Leggendo i nomi di Alexis Sanchez e Fernando Llorente, si capisce come le alternative siano di livello molto inferiore. Spero in una sorpresa, ma voltiamo pagina.

Sarà divertente, fra qualche mese, valutare chi sia stato più danneggiato dalla scelta di Dzeko, che ha prolungato il contratto con la Roma fino al 2022, quando avrà 36 anni e mezzo, spuntando lo stesso, lauto ingaggio offerto dall’Inter.

Quattro i potenziali bersagli.

La Roma. Che costruisce il suo nuovo “progetto” su un centravanti che voleva andarsene, convinto di non poter vincere niente in giallorosso, e che è stato strapagato perché Petrachi non ha saputo trovare di meglio, con 15-20 milioni da spendere.

La Juve. Che adesso ha la certezza di dover tenere Gonzalo Higuain, ed è perciò costretta a cedere Dybala, e che ha visto capovolgersi la furbata di Paratici – Spinazzola per Pellegrini: plusvalenze a go-go – offrendo una ciambella di salvataggio alla Roma.

L’Inter. Che è rimasta senza attaccanti fino ai primi di agosto, e a una settimana dall’avvio del campionato deve ancora completare il reparto, negando a Conte il tempo per far capire cosa vuole, con il rischio di snaturare Lukaku (non è una prima punta che agisce spalle alla porta).

Il Milan. Che in apparenza non c’entra niente, ma potrebbe risultare la squadra più danneggiata, sul breve termine, perché la Roma con Dzeko mi sembra superiore ai rossoneri, e potrebbe farli arrivare ancora quinti, con l’obbligo di replicare l’ennesimo Anno Zero.

Questo mi pare lo scenario. Aggiungo solo un dettaglio: provo compassione per quei giornalisti che devono inventarsi qualcosa ogni mezza giornata, e dico inventarsi perché non trovo verbi più sprezzanti. Per due mesi ci hanno detto che per Dzeko all’Inter era solo questione di tempo, sono caduti dal pero come un lettore qualsiasi alla notizia del rinnovo del contratto, e un attimo dopo hanno ricominciato a venderci certezze. Anzi, sciocchezze.

La più clamorosa delle quali ha a che fare con Mauro Icardi, che mai e poi mai avrebbe accettato di andare alla Roma in cambio di Dzeko. Da febbraio, Mauro e Wanda hanno una sola stella polare: vendicarsi dell’Inter. Comunicheranno la loro scelta quando gli farà più comodo, e quando farà più male all’Inter, ma scommetterei che sono sempre stati d’accordo con Paratici.

Però, adesso la Juve ha Higuain e Mandzukic, e non riesce a disfarsene: come può cedere Dybala per arrivare a Icardi?

La bulimia sta facendo deragliare la Juve

Prima che parlasse Sarri, nessun giornalista aveva osato farlo notare. Non sia mai… I tifosi juventini sono come le stelle di Negroni, milioni di milioni, il pubblico maggioritario, meglio non disturbarli con cattive notizie.

Poi ha parlato Sarri, e non si è “sfogato”, ha detto pacatamente come stanno le cose: “Avete idea della rosa della Juve? Deve fare 6 tagli per la lista Champions, nessuno l’ha mai detto. Dobbiamo tagliare 6 giocatori dalla lista Champions della rosa attuale, questo ci mette in difficoltà. Magari abbiamo soluzioni in testa, ma se il mercato non ci viene incontro è inutile averle in testa. Gli ultimi venti giorni di mercato saranno difficili, è una situazione difficile e imbarazzante perché rischiano di restare fuori giocatori di altissimo livello”.

Su Dybala, che un mese fa riteneva una pietra angolare della sua squadra, Sarri ha aggiunto: “Il mercato va in una certa direzione, posso anche parlarci ma quello che dico io conta zero”. Puro aziendalismo. Leggi il resto dell’articolo

Ho cambiato idea: con Lukaku, meglio Dzeko di Dybala

Vista a Valencia, resto dell’idea che a questa rosa manchi tremendamente uno che sappia calciare rigori e punizioni, e quelli come Dybala mi sono sempre piaciuti tanto.

Inoltre, resto dell’idea – esposta due mesi fa, il 14 giugno – che le migliori coppie di attaccanti seguano “una logica complementare: abbinare uno potente a più uno veloce, quello alto e forte di testa a quello brevilineo e forte palla a terra. Sivori e Charles, per fare solo un esempio”.

In quel post, mi dichiaravo favorevole all’esperimento voluto da Conte, con una sola preoccupazione: “Non dubito della chimica che potrebbe sprigionarsi fra Dzeko e Lukaku, ma di chi dovrebbe innescarla, facendo arrivare il pallone nei modi e nei tempi giusti. Solo così, infatti, si potrebbe creare apprensione nelle difese avversarie, costringendole al fallo (Dzeko difende il pallone come nessun altro, Lukaku è formidabile in progressione)”. A questa Inter non mancherà la potenza, rischia di mancare la fantasia.

Quando ho lanciato il sondaggio, non era ancora arrivato Lukaku, e ognuna delle tre coppie proposte poteva avere un senso. Avessi votato, avrei scelto Dzeko + Dybala.

Lukaku lo conosco meno degli altri due. Ma sono pienamente convinto della descrizione che ne ha fatto Il Malpensante, in uno splendido e accurato post, che dovete leggere, se già non l’avete fatto. E’ una lettura essenziale per capire come giocherà l’Inter di Conte.

Dunque, ci vuole Dzeko. Poi dovremo scommettere sulle verticalizzazioni di Sensi, Brozovic e Barella. Ieri sera, a Valencia, era una di quelle occasioni in cui Brozovic andava sostituito al ventesimo.

Arriva #BigRom, applausi a #Marotta

L’aspetto tecnico, nell’Affare Lukaku, è ormai secondario… Ma la gestione della vicenda è entrata in una nuova dimensione, ha a che fare con il fuori campo più che con gli schemi di Conte, si configura come il salto di qualità a cui Suning è chiamata. I cinesi posso decidere di scavalcare questa costosissima asticella, oppure ritenerla prematura rispetto alla pianificazione che si sono dati: una scelta o l’altra darà la misura della loro ambizione, ci farà capire quando pensano sia possibile vincere.

Inoltre, Suning è chiamata a dare un segnale in codice: acquistare Lukaku, spendendo oltre 75 milioni, aveva una logica in caso di cessione di Icardi, ora si tratta di mostrare i muscoli, rendendo evidente che la nuova proprietà dell’Inter può entrare nella gioielleria più costosa al mondo – lo United è stabilmente fra le 3 società con il fatturato più alto – senza farsi condizionare o, peggio, ricattare dall’ex capitano e da Wanda Nara.

Vi pare di averlo già letto? Infatti. Sta in questo post di 20 giorni fa, intitolato “Lukaku è necessario a Suning”; concludevo, dicendomi sicuro dell’arrivo di BigRom entro fine luglio (sottovalutavo Marotta).

Mi divertirò, ci divertiremo a leggere che il costo è sproporzionato al valore del calciatore. Possibile. ma non mi pare di averlo mai letto quando la Juve inseguiva Lukaku (quanti voli a Londra ha fatto Paratici?), offrendo Dybala e Mandzukic. Mi divertirò, ci divertiremo a leggere che Lukaku segna poco contro le grandi squadre, e chissà perché lo voleva la Juve uno così… Oggi, mi limito a ringraziare Paulo Dybala, senza il quale saremmo a raccontare un’altra storia. Quanto alla lattina qui accanto, la comprai in una specie di autogrill in Belgio, nell’aprile 2018.

A Bologna c’è Piazza VIII Agosto: l’8 agosto del 1848 il popolo bolognese sconfisse le truppe austriache e cambiò il nome di Piazza d’Armi, già Piazza del Mercato. Oggi quel largo spazio ospita il grande mercato degli ambulanti e tutti lo conoscono come “La Piazzola”.

A modo suo, questo 8 Agosto segna uno spartiacque: mostra l’abilità di Marotta, la forza di Suning, l’ambizione di una proprietà e di un management che non possono più nascondersi: non spendi 75 milioni per arrivare terzo o quarto.

Come non detto

“Spero di non vedere partite dell’Inter decise ai rigori, perché la sconfitta di ieri rischia di essere la prima di una serie. Questa squadra non ha un rigorista decente”.

Chi l’ha detto? Peggio, chi l’ha scritto? Io, appena 10 giorni fa

Ai rigori – sempre decisivi Handanovic e Joao Mario… – l’Inter ha superato prima il PSG, poi il Tottenham. Testardamente, resto dell’idea che a questa squadra manchi un rigorista affidabile.

Purtroppo, dopo la prima delle tre amichevoli internazionali, una sensazione era fatalmente giusta: Skriniar a sinistra farà molta, molta fatica.

La grande soddisfazione è nell’aver visto giusto in Sebastiano Esposito: 11 giugno20 giugno

Il ventriloquo degli Icarders

Ogni tanto, ho pensato di fare un post su Fabrizio Biasin; a trattenermi, quel motivo che Cetto Laqualunque ben illustrò con il suo slogan “Non ti sputo, che ti profumo!”.

Ma in questi giorni si è davvero superato con una coppia di dichiarazioni esilaranti su Icardi: Biasin ne ha rilasciate 781 negli ultimi sei mesi, per confermare l’ambita definizione di “giornalista di Libero vicino alle vicende di casa Inter”.

Si erano diffuse “voci” su una “presunta” apertura di Icardi alla Roma, nel caso in cui la Juventus avesse concluso lo scambio Dybala/Lukaku, e Biasin è sbottato: “perché escono notizie di questo genere?”, si è chiesto; Icardi “non ha MAI aperto a nessuno”.

Devo dargli ragione. Considerando la fredda inimicizia fra Inter e Roma, mi sembra più convincente l’analisi di Dario Canovi, vecchio procuratore che ormai può permettersi la massima sincerità: “la Roma non ha i soldi per Icardi”. Quanto ai rapporti deteriorati fra Roma e Inter, sarei curioso di sapere a quale grado di amicizia stiano i due Antonio – Conte e Petrachi – coetanei che condivisero gli anni di formazione a Lecce… Ma sto divagando, torniamo al “giornalista di Libero vicino alle vicende di casa Inter”. Leggi il resto dell’articolo

2775, mi ricordo

Mi ricordo che Marotta ieri era uno stupido o, peggio, un infiltrato, e oggi sembra un genio, perché ci piace parlare e straparlare di cose senza saperne nulla.

#Intimidazione, credo sia la parola giusta per descrivere l’atteggiamento della Juve verso ogni obiettivo dell’Inter. Il Potere chi ce l’ha, lo usa. Ma non mi strapperei i capelli per #Lukaku e per nessun altro, il nostro primo problema non è comprare, ma saper vendere.

Il Numero 9

Dzeko, Lukaku, Cavani, Higuain, Milik: 5 centravanti “stazzati”, forti fisicamente, con evidenti differenze tecniche e di “vitalità” agonistica. I sette anni che passano fra Dzeko e Lukaku significano tanto, dal punto di vista del minutaggio e della prospettiva.

Mia opinione: accanto a Edin Dzeko, Esposito può segnare 10 gol su azione, mentre la convivenza con Lautaro è tutta da vedere. Il bosniaco, fra i 5 citati, mi sembra il più tecnico e il più intelligente, dal punto di vista tattico. Marotta ha sbagliato a non chiudere a giugno, non si aspettava l’alleanza fra Roma e Juve, e ora il prezzo di Dzeko è schizzato a 15 milioni. Se non lo liberano entro 48 ore, punterei su Llorente.

Lukaku alla Juve? Tutto può essere, ma in questo caso non mi sento di criticare la dirigenza interista. Pagarlo 83 o, peggio, 88 milioni è assurdo, già 70 sembrano tanti, e l’indisponibilità dello United ad accettare contropartite ha reso tutto più difficile. Alla Juve, Lukaku significherebbe che Higuain e Mandzukic verrebbero regalati, il loro valore – già in netto calo – sarebbe quasi azzerato, certo la Juve può permetterselo, e cedere Dybala (con un anno di ritardo) avrebbe un senso. Leggi il resto dell’articolo

Parola di Zhang, il giovane (e spiccioli di calciomercato)

Il calciomercato può piacere per tanti motivi, ma credo ce ne sia uno essenziale: è un gioco da bambini. È fatto di finte e controfinte, di azioni di disturbo, di voci diffuse ad arte, di valutazioni iperboliche e di “progetti” mai identificati. In sintesi: ognuno pensa di essere più furbo dell’altro.

Sfido chiunque a descrivere la strepitosa manovra d’attacco del Lille allenato da Christophe Galtier: ha vinto la Ligue 1 – il PSG gioca un altro campionato, è arrivato 16 punti avanti nonostante le bizze di Neymar – ma del Lille non si era mai sentito parlare, oggi invece si scopre che i due attaccanti (Pépé e Leao) valgono circa 120 milioni di euro. Strano che nessuno si occupi anche di Jonathan Bamba (Classe 1996, 13 gol), e di chi ha consentito a Pépé, Leao e Bamba di segnare tanto spesso. Leggi il resto dell’articolo

Nanchino ci dice che…

Conte invita a rosicare per la sconfitta, e fa bene: l’Inter ha giocato meglio della Juve per tutto il primo tempo, agevolata dall’autogol, certo, ma mostrando una solidità e una determinazione incoraggianti. Sul piano tecnico, il divario è apparso notevole, ma gli schemi di Sarri possono provocare crisi di rigetto e trovo insensata la scelta di tenere in campo CR7 per 90 minuti.

Quando rientrerà Godin, dice Conte, nei 3 giocherà al centro o a destra: dunque, D’Ambrosio sarà il cambio dell’uruguagio, che a sua volta sarà il cambio di De Vrij, che resta il migliore nell’impostazione. A Skriniar verranno affidate le zolle più critiche, quella sulla sinistra, a lui che è tutto destro e dovrà imparare a gestire le ammonizioni, inevitabili ogni volta che verrà saltato; come cambio di Skriniar, si impone Bastoni, mentre Ranocchia ne giocherà poche.

Sistemata la difesa, già ieri grintosa e ben posizionata, non sarà altrettanto facile sistemare le pedine a centrocampo: ipotizzare un trio Sensi / Brozovic / Barella, significa soffrire sul piano aereo, ma non vedo soluzioni migliori.

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Kekko, passa la palla!, Luca Carmignani e Luca Tronchetti, Edizioni DBS, 2019

Leccese, intimamente barocco o rococò, nato il 31 marzo 1969 nel Quartiere 167, Francesco Moriero si è meritato questo omaggio letterario, composto dai due amici con cui ho collaborato alla biografia di Gigi Simoni.

Del resto, alcuni fra i momenti migliori di Moriero coincidono con la breve permanenza all’Inter di Gigi Simoni, quando Ronaldo era l’inconfondibile Fenomeno, e Checco mimava il gesto dello sciuscià, il lustrascarpe, dopo alcuni dei suoi gol prodigiosi. Ma forse non tutti ricordano che il gesto fu inaugurato con Recoba, il 31 agosto 1997, dopo la favolosa doppietta in rimonta sul Brescia. E se gli interisti lo ricordano con affetto, Moriero ne suscita altrettanto nella sua Lecce, a Cagliari, a Roma. Sulla fascia destra non si è mai risparmiato, imponendosi come uno degli ultimi interpreti del gesto più infantile, divertente e rimpianto del calcio che fu: il dribbling.

I due Luca ripropongono la stessa formula del libro su Simoni: in senso cronologico, alle parole del protagonista, affiancano quelle di chi l’ha conosciuto da vicino, e riproduzioni di vecchie fotografie. Fra le testimonianze raccolte, spiccano quelle di Conte, Petrachi, Miccoli, Matteoli, Totti, Giannini, Di Biagio, Simoni, Zamorano, Bergomi, Pagliuca, Recoba, Pecchia…

Padre infermiere, madre sarta a domicilio, secondo di tre figli, Checco nasce e cresce in un palazzone del Quartiere 167, un luogo periferico e popolare, “dove le parole d’ordine erano sbarcare il lunario, sopravvivenza, arte dell’arrangiarsi e fatica”. È povero, deve (o almeno dovrebbe) fare attenzione ai vestiti e alle scarpe. “La mia vita calcistica non nasce nella strada, nasce proprio nel palazzo. Il gioco preferito era quello di fare dal piano terra fino alla terrazza (erano dieci piani) i palleggi senza far cadere la palla in terra, e poi scendere”. Idoli d’infanzia: Bruno Conti e Franco Causio, pure lui leccese. Leggi il resto dell’articolo