Cosa intendo per “potenziale”

Tre tiri nello specchio della porta a Crotone, tre tiri (rigore compreso) a Bologna, Icardi che non inquadra la porta per 315 minuti consecutivi, eccetera. Ma appena un gol subito in 9 secondi tempi.

Intanto, la Roma tira 23 volte nello specchio della porta del Verona e vince l’undicesima consecutiva fuori casa, il Napoli viaggia sempre il 60% di possesso palla e concede pochissimo, la Lazio è un gioiello di concretezza ed esprime il capocannoniere, la Juve strapazza il Toro con un’imbarazzante prepotenza e ne segna 6 fuori casa a Udine pur giocando un’ora con l’uomo in meno (senza i due rigori sbagliati al novantesimo sarebbe prima). Del Milan, continuare a inserirlo fra le più forti può sembrare assurdo, ma ha avuto tanta sfortuna e mi aspetto possa risalire parecchie posizioni.

La tabellina sul “potenziale” si presta a un’infinità di dissociazioni e critiche: tutto è discutibile, dal peso relativo dei singoli fattori (il valore dell’attacco incide più di quello della panchina) alla voce “equilibrio”, aleatoria all’ennesima potenza.

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La lezione di Napoli

Handanovic: 9
Un miracolo e tre grandi parate. Fra i pali è da anni uno dei 5 migliori portieri al mondo, il suo difetto è che tende a deprimersi, ma si esalta quando gioca con una difesa che sente affidabile.
D’Ambrosio: 7
La catena di destra (con Candreva) gioca la miglior partita del campionato. Annullato Insigne, buona intensità e buona corsa, non sarà Cancelo a togliergli il posto.
Skriniar: 7
Sarebbe 8 senza un paio di errori vistosi, compiuti in zone poco pericolose. Ma sono errori che fanno capire come lo slovacco voglia sempre giocare la palla, e nella marcatura su Mertens è stato quasi perfetto.


Miranda: 8
La miglior partita della stagione. Intelligente senza strafare, rimedia un “giallo” che forse odora di squalifica, ma è suo il merito di certe uscite palla al piede e di 4-5 magnifiche fughe dal pressing napoletano.
Nagatomo: 7
Poco propositivo in avanti, non gli si può rimproverare un solo errore di lettura. Callejon è il peggior avversario che gli potesse capitare, ma se non lascia 30 metri alle spalle, Yuto può essere più affidabile di qualunque, strapagato, nuovo acquisto.
Gagliardini: 6,5
Si applica come un dannato, raddoppia continuamente, ringhia e randella con criterio, non va in apnea come gli era accaduto altre volte, ma cerca il tiro troppo poco e la somiglianza con Busquets sbiadisce quando consideri le imprecisioni nel palleggio.
Vecino: 7,5
In Serie A non vedo centrocampisti come lui; sembra venire da un altro calcio, ogni tanto ti chiedi cosa stia facendo, è un moto perpetuo capace di accelerazioni prodigiose, un box-to-box alla Gerrard (con meno classe).
Borja Valero: 6,5
La sua autonomia è ormai cronometrabile, fra i 65 e i 70 minuti. È di gran lunga il calciatore più intelligente della squadra, ma la benzina finisce e un cambio va sempre consumato per lui. Si trova il pallone per l’azione per due delle tre azioni pericolose dell’Inter, e qui emerge la differenza con i fuoriclasse.
Candreva: 8
Anche lui esaurisce il combustibile, ma lo fa dopo una partita sontuosa, di estrema applicazione e non priva di colpo di classe. Il fantastico Ghoulam visto nell’ultimo mese viene ridotto a miti consigli, anche i raddoppi su Insigne sono produttivi.
Perisic: 6
Poco ispirato, confusionario, cerca spazi anche a destra, ma è una serata di scarsa consistenza, dovendo sempre giocare contro avversari in superiorità numerica.
Icardi: 6
L’impegno non manca, ma si fa fischiare dei fuorigioco che Pinamonti gestirebbe meglio e, al solito, non riesce a dare respiro alla difesa difendendo palla e facendosi fare fallo (a Eder bastano 5’ per dimostrare il contrario). Icardi è questo, temo per sempre.
Joao Mario, Cancelo, Eder: 6

Spalletti: 9
Le dichiarazioni prima e dopo la partita sono state perfette. Si è persino rammaricato per aver perso un’occasione (il Napoli veniva dalle fatiche di Coppa) e ha sottolineato come troppe ripartenze siano state imprecise e forse impaurite. Purtroppo, i valori tecnici dei nerazzurri sono e rimangono inferiori a quelli del Napoli. Ho scritto, di getto, che ha portato all’Inter la miglior fase difensiva dai tempi di Mourinho, ma senza un trequartista da 10 gol può solo sognare il terzo posto.

Società: 5
Da che ho memoria, i colori dell’Inter sono il nero e l’azzurro a strisce verticali. Usare la terza maglia nello scontro diretto con la prima in classifica, trasmesso in 120 paesi al mondo, mi sembra un’idiozia anche in termini di marketing.

Spero in Ramires

Nemmeno fosse un tweet di Trump, il discorso di apertura del leader cinese Xi Jinping è stato già metabolizzato, digerito e spiegato alle masse occidentali. QUI e QUI

Uno dei target più interessati – il tifoso di Inter e o Milan – si è sentito rassicurare sulla vocazione interdipendente del Partito comunista cinese, sulla sua volontà di allargare le relazioni commerciali e finanziarie con il resto del mondo. In parole povere, ci saranno montane di yen per rafforzare nerazzurri e rossoneri, e riportarli dove stavano tanto tempo fa.

Ovviamente, ne dubito.
La vicenda del mercato estivo – e l’assordante, lunghissimo silenzio di Walter Sabatini – mi fanno temere che queste siano le solite letture consolatorie, e che la realtà sia assai diversa.
Intanto, considero assurdo che si parli ancora di Vidal. Il Bayern ha appena scaricato Ancelotti e riaccolto Heynchess, Vidal le gioca tutte, è primo in Bundesliga e quasi qualificato per gli Ottavi di Champions: perché mai dovrebbe venire a Milano?

Aggiungo che l’ingaggio necessario a convincere il cileno – amico di Medel… – sarebbe superiore a quello elargito a Icardi: altro motivo per considerare pressoché impossibile una trattativa così. A meno che non si ceda uno fra Brozovic e Joao Mario.
Un po’ di soldini, l’Inter dovrà spenderli per un difensore centrale: immagino si cercherà il solito “prestito con diritto di riscatto”, andando a bussare alle porte dei calciatori più depressi in circolazione, quelli che non toccano mai il campo: tipo Mangala (un altro che, senza giocare, guadagna come Icardi).

Per il centrocampo, trovo plausibile la soluzione del “prestito secco” dai cugini dello Jiangsu, e fra i nomi possibili, il più interessante mi sembra quella di Ramires.

Alex Texeira (classe 1990) garantisce più gol, e ha un gioco più spettacolare; ma è una tipica seconda punta e Spalletti vuole giocare in altro modo (e ha fatto delle promesse a Eder).
Roger Martinez (1994) è un centravanti che mi piace molto, ma si sovrappone a Icardi e a giugno dovrà giocare i Mondiali; non credo possa arrivare in Russia senza una pausa, giocando per 15 mesi di fila.
Resta, appunto, Ramires Santos do Nascimento (Rio de Janeiro, 24 marzo 1987).

Una stagione nel Benfica, quasi sei nel Chelsea, oltre 50 partite nella Selecao, è un centrocampista totale, intelligente, scaltro, resistente, è andato in Cina per allungare la carriera e imbarcare un sacco di soldi (guadagna 13 milioni di euro netti a stagione), ma come Paulinho (riportato in Europa dal Barcellona) è ancora in grado di fare la differenza.

Può alzare la qualità nei “2” davanti alla difesa e alternarsi con chiunque nei “3” dietro Icardi. Lo rassomiglio ad Allan del Napoli, con più tecnica, e lo considero superiore a tutti i centrocampisti attualmente in rosa all’Inter. Può giocare una ventina di partite ad alto livello e guadagnarsi la convocazione ai Mondiali da un palcoscenico ben più visibile del campionato cinese.

Anche il Napoli ha i suoi punti deboli

Considero scontata la sconfitta dell’Inter sabato sera al San Paolo.
Di più: spero sia una sconfitta col minimo scarto, non una disfatta.
Ma le sensazioni che mi hanno lasciato Roma-Napoli e City-Napoli contraddicono quel ragionamento, e mi rendono persino ottimista.

Il Napoli è bellissimo, corale, armonico, suggestivo, ma ha difetti tanto evidenti quanto incurabili.
Non credo possa essere l’Inter ad approfittarne, ma mi pare evidente che Sarri ha costruito una macchina quasi perfetta, che non ha più margini di miglioramento.
Come scrive Sandro Modeo, paragonando i sistemi dinamici di Napoli e City, si tratta di “superorganismi o «intelligenze collettive» quali sciami d’api, banchi di pesci, stormi di uccelli o colonie di formiche“.

QUI 1

Mi spiego (o provo a farlo).
Mettendo a confronto gli “11” titolari di Inter e Napoli, ne sceglierei 8 azzurri e solo 3 nerazzurri (Handanovic, Skriniar, Icardi).

Posso discutere sull’alternativa Perisic/Insigne, non su quella Perisic/Callejon (lo spagnolo svolge un lavoro difensivo nettamente superiore e a fine anno avrà segnato quasi altrettanto). Comunque, sia un 8 a 3 o un 7 a 4, la differenza più esplicita si fa a centrocampo. Hamsik, Allan, Jorginho, Diawara e Zielinski mi paiono tutti superiori a Borja Valero, Vecino, Gagliardini, Joao Mario, Brozovic.

E tuttavia, questa superiorità, per esercitarsi, ha bisogno di tre condizioni: che i napoletani siano in forma, che gli avversari vogliano giocarsela alla pari, che a Sarri riesca di minimizzare i rischi congeniti a un certo tipo di assetto.
La Roma ha colpito due pali, il City uno (e una respinta sulla linea), con azioni che possedevano un minimo comun denominatore: portare Koulibaly fuori zona.

Cito ancora Modeo (prima della partita): “Il giocatore di sintesi della crescita acquisita, invece – più ancora di Insigne e/o Mertens – è Koulibaly, diventato uno dei centrali difensivi più consapevoli in circolazione nel timing dell’azione (quando accorciare e quando scalare) e uno dei cardini nella sintassi di Sarri”. E dopo: Napoli e City “ricordano l’albatro di Baudelaire: sublime in volo – ad ali spiegate – ma goffo e impacciato sul ponte della nave, tra il dileggio dei marinai“.

QUI 2

A difesa schierata, Koulibaly è fra i tre migliori centrali al mondo, e non gli sarà difficile “annullare” Icardi. Ma il gioco del Napoli tende a farsi con manovre che coinvolgono tutti i giocatori di movimento, compresi Koulibaly e Albiol, e sulla rapide ripartenze, nessun altro difensore ha le qualità per “compensare” quel vuoto. Il Napoli subisce al centro della difesa.
Paradossale il fatto che questo indizio si sia riscontrato sia di fronte a un centravanti classico (Edlin Dzeko) che di fronte a brevilinei “falsi nueve”, come Sterling e Gabriel Jesus. Proprio questo dato mi spinge a credere che, semplicemente, il problema non abbia soluzione.

Fossi Spalletti, studierei ogni possibile soluzione che possa costringere Koulibaly ad avanzare, abbandonando le zone di campo dove è dominante.

Avevo dimenticato che l’ultima volta che Icardi ha avuto a disposizione un rigore contro Donnarumma sbagliò l’1-1 e finì 3-0.

Un derby vinto su rigore al novantesimo (e fischiava Tagliavento…)

Quando Mirabelli, per il Milan, andò a concludere il pluriennale inseguimento avviato quando lavorava per l’Inter e mise sotto contratto Ricardo Rodriguez, ci rimasi male. A quel prezzo, mi sembrava un grande affare, che sistemava la claudicante fascia sinistra (Dalbert arrivò due mesi dopo, meno noto e più costoso, a rafforzare la rabbia).

Ieri sera Ricardo Rodriguez ha regalato il trionfo a Maurito Icardi, con un intervento stupido, goffo e inutile su D’Ambrosio; un intervento che a quelli come ha ricordato Murillo e Nagatomo, per citare gli ultimi esempi di difensori che perdono la testa. Senza quel fallo, tanto vistoso da rendere inutili le proteste, sarebbe finita in parità, e saremmo già stati contenti, perché l’Inter del primo tempo meritava la vittoria, quella del secondo meritava la sconfitta.

Qualche altra riga devo dedicarla a Icardi. Se nel primo gol almeno il 40% del merito va a Candreva, autore di uno splendido cross in corsa, nel secondo il contributo di Perisic mi sembra minore, è Icardi a trasformare il ferro in oro con un movimento di sublime coordinazione (visto fare a Ibra e pochi altri). Tanti hanno notato che quell’azione nasce proprio da un tackle su Biglia di Icardi, che recupera palla nella sua metà campo, e questo è un grande merito. Calciare il rigore spiazzando Donnarumma, infine, chiude ogni discussione sul valore di Icardi fino a Natale… Veniva da tre partite e mezza senza mai inquadrare la porta, l’ultimo gol su azione l’aveva segnato ad agosto, ed eccolo lasciare un timbro “storico” sul derby.

Quarto attacco e miglior difesa del campionato, questa Inter va oltre ogni più rosea previsione. Spalletti recita modestia, dice che il pareggio era più giusto, ricorda le sofferenze patite dopo l’ingresso di Cutrone al posto di Kessié, e in cuor suo sa che senza la follia di Ricardo Rodriguez saremmo a commentare una partita a due facce.

Il gran gol di Suso fa parte della stessa categoria dei tiri giallorossi schiantati contro il palo: è evidente come l’Inter difenda meglio in area che davanti ai sedici metri, dove concede troppo. Il gol di Bonaventura (o autogol di Handanovic) è apparso ancora più evitabile, soprattutto se si pensa che la squadra doveva gestire il vantaggio e per due volte si è fatta recuperare, concedendo al Milan di tirare in porta un’infinità di volte.

Merito di Spalletti è l’aver mandato un segnale alla squadra con l’ingresso di Eder: si poteva cercare di vincere, anziché accontentarsi del pari. Ennesima vittoria venuta negli ultimi minuti, e quando un sintomo si ripete con tanta insistenza vuol dire che non è (solo) fortuna. E quella del Milan, viceversa.

Meglio non farsi illusioni, la panchina è cortissima, il fiato di Borja Valero pure, l’affidabilità difensiva di Cancelo (e Dalbert) ancora insufficiente, Miranda commette errori lampanti che finora non pagano dazio, eccetera. Ma fra poche ore dimenticheremo tutto questo e resterà solo il fischio di Tagliavento a zittire i complottisti e a spingere Icardi a posare la palla sul dischetto. Finta a destra, tiro a sinistra… chi c’era non lo dimenticherà.

2124, mi ricordo

Mi ricordo, anzi sarà facile non dimenticarlo, un derby vinto su rigore al novantesimo.

Approssimandosi al derby (3)

Record d’incasso (4,6 milioni di euro, in lire 9 miliardi) e grande attesa per un derby che stranamente non si gioca nell’ora del prime time cinese.

Ho letto un articolo interessante – QUI – ma sono fra quelli che diffidano dei sinologi improvvisati e non mi aspetto “colpi” milionari nel mercato di gennaio; semmai, mi aspetto rischi di rimbalzo negativo nel caso in cui non si agganciasse la Champions League, perché questi cinesi mi sembrano più interessati a un lento consolidamento societario – il progetto di nuova sede e gigantesco investimento immobiliare in centro a Milano – che al risultato sportivo.
Del resto, nonostante spese faraoniche (e Fabio Capello in panca), la squadra cinese del Suning barcolla agli ultimi posti della classifica e la mancata qualificazione ai Mondiali della nazionale di Lippi non mancherà di avere conseguenze.

A sensazione, prevedo un derby di scarsa qualità tecnica e con pochi gol. Non fosse che si viene da due pareggi, e tre pareggi di fila non si vedono da decenni, azzarderei l’1-1 come risultato finale. Deludere quel pubblico sarebbe grave, soprattutto alla vigilia di una trasferta proibitiva, sabato a Napoli.

Dedico queste poche righe alle due partite viste ieri, perché vi ho visto all’opera le 4 avversarie dell’Inter per accedere all’Europa che conta; prima del campionato, avrei inserito il Milan a scapito della Lazio, oggi temo che tutte e 4 siano superiori all’Inter.

La Juve mi ha sinceramente deluso. Non ho capito, tantomeno condiviso, le scelte di formazione fatte da Allegri, né i cambi in corsa. Arrivo a dire che senza Dybala e Pjanic questa è una squadra che faticherebbe a entrare nelle prime 4, perché le manca cambio di passo e fatica ad avviare l’azione (il numero di passaggi necessari a superare la propria metà campo, mi ha ricordato le peggiori Inter degli ultimi anni).

Anche la Roma mi ha deluso. Dzeko è abbandonato a se stesso, non puoi cambiare ruolo a Florenzi ogni partita, il chilometraggio di Kolarov si fa sentire e, soprattutto, la collocazione tattica di Nainggolan mi pare autolesionistica; Di Francesco non ha saputo ovviare alle assenze (tante: Strootman, Schick, Defrel) e per 70 minuti non ci ha capito niente.

La Lazio gioca un calcio all’italiana di sublime compostezza e può contare su 4-5 elementi che girano a mille. I difensori (a parte De Vrji) mi sembrano mediocri, Strakosha non ha pagato dazio su un errore deplorevole, ma nessuna squadra mi sembra oggi altrettanto “logica” di quella allenata da Inzaghino. Ottima tecnica, velocità nelle ripartenze, forza fisica (Milinkovic, Leiva, Parolo)… chi si illudesse che la Lazio non possa ripetere il campionato scorso – persi Keita e Biglia – dovrà cambiare idea. Brutta notizia per l’Inter.

Infine, il Napoli farebbe pensare che sia l’anno giusto. Nessuno gioca transizioni come la squadra di Sarri, e ciò accade per gli automatismi, ovvio, ma anche perché non c’è in squadra un solo “scarpone”. La tecnica esibita da Koulibaly è mostruosa (il Barcellona dovrebbe pagare qualsiasi cifra e con Koulibaly tornerebbe a vincere la Champions), e nessuno in Italia può alternare Hamsik, Zielinski, Allan, Diawara, Rog, Jorginho (e Giaccherini, Ounas).

Dovrei concludere che lo scudetto arriverà ineluttabile sulle maglie azzurre. A trattenermi, c’è un indizio: i tre davanti sono inamovibili e destinati a scoppiare. Coprono un’immensa area di campo, e si va verso i mesi invernali. E tuttavia, approvo Sarri e disapprovo Allegri per gli schieramenti scelti ieri: gestire il vantaggio è comunque meno oneroso che dover recuperare.

Approssimandosi al derby (3)

Ogni squadra ha calciatori che, di per sé, costituiscono un problema tattico per gli avversari. La mia sensazione è che il Milan ne abbia di più di quelli che può schierare l’Inter.
Voglio dire che le variabili tattiche che Montella è in grado di presentare mi sembrano più numerose di quelle a disposizione di Spalletti.

Facciamo un gioco. Annulliamo le potenzialità offensive di un calciatore per parte, come si giocasse da bambini a “fare le squadre”.
Annullo Icardi e dal lato opposto André Silva.
Annullo Perisic e Suso.
Annullo Candreva e Bonaventura.
Annullo Joao Mario e Kessié.
A questo punto, viene da chiedersi come la partita possa sbloccarsi dallo 0-0.

Purtroppo, al netto del fatto che i 4 dell’Inter che ho eliminato sono più forti dei corrispettivi rossoneri, fuori dalla ristretta cerchia dei più pericolosi, l’Inter diventa inconsistente, mentre il Milan presenta vari elementi in grado di andare a rete.

Fra Vecino, Borja Valero, Gagliardini, Miranda, Skriniar, D’Ambrosio e Nagatomo, temo che a fine stagione conteremo 10-12 gol complessivi.
Quanto a Dalbert, Cancelo, Karamoh, Eder e Pinamonti, il loro impiego è stato finora così minimo da non far capire a quali vette possano arrivare.

Montella, invece, può contare su Bonucci, Musacchio, Romagnoli, Biglia, Ricardo Rodriguez e Borini, ma anche su Montolivo, Cutrone e Locatelli. C’è da scommettere che la somma di gol che verranno da questi sarà superiore a quella ricavata da Spalletti. Sono altresì quasi certo che a fine anno il numero dei calciatori del Milan andati in gol sarà superiore a quelli dell’Inter.

Per fortuna, mancano Kalinic e Calhanoglu, due tipi che possono ricavare il massimo dal minimo, ma il senso del discorso, in sintesi, è questo: la pericolosità nerazzurra proviene da fonti più identificabili e prevedibili, meno numerose di quelle rossonere.

Approssimandosi al derby (2)

Non sono superstizioso, o almeno mi sforzo di non esserlo.
Dopo il Triplete, ho conquistato una specie di pace dei sensi, smesso di pensare che non ce l’avremmo mai fatta (l’emersione di Calciopoli mi ha ridato fiducia, il modo in cui lo scandalo è stato gestito dopo il 2006 me l’ha fatta perdere).
Questa premessa per dire che non “sento” che perderemo il derby. Nè che siamo destinati a scavare un solco profondo 10 punti.

A logica, l’Inter è oggi più solida del Milan, e i 7 punti di vantaggio sono un bottino molto consistente, che carica sulle spalle rossonere (e di Montella) un fardello mortifero.
Però, se voglio restare in una dimensione logica, devo ammettere che l’Inter ha avuto fortuna nelle prime 7 giornate. Molta fortuna… Tre rigori sanzionati grazie al VAR e gli avversari che colpiscono 6 pali, mi sembrano dati di fatto inconfutabili.
La mia visione della fortuna è che sul lungo periodo tenda a pareggiare i conti. Se il derby fosse deciso da un autogol o simili, credo che le probabilità siano tutte e favore del Milan.

Poi penso alle partite che Inter e Milan hanno giocato contro la Roma.
Molto simili.
Per 65 minuti ha dominato una squadra, poi l’altra ha stravinto. Ci sono componenti logiche in questo ribaltamento (la Roma contro l’Inter si è sfaldata, il Milan contro la Roma si è disunito), ma ci sono anche componenti ineffabili. Nessun interista poteva sperare in un pareggio, non dico una vittoria, se fosse entrato il 2-0 all’Olimpico, e la Roma era allo sbando a san Siro, con Di Francesco che chiamava i suoi uno alla volta davanti alla panchina per spiegare cosa cambiare. Mentre l’Inter pareggiava, tutti si aspettavano il raddoppio giallorosso, mentre Dzeko segnava (con una deviazione fortuita), tutti si aspettavano il gol rossonero.

Basta invertire l’ordine dei fattori, e i 7 punti di vantaggio dell’Inter sul Milan si riducono a 1.

La conclusione è di una banalità sconcertante: fra Inter e Milan non c’è molta differenza, sono due squadre che quasi si equivalgono, ma finora la solidità mentale conferita da Spalletti ha fatto la differenza.

Approssimandosi al derby (1)

Molti hanno proposto un paragone che trovo sbagliato: quello fra l’Inter-Juventus del 18 ottobre 2015 (allenatore Mancini) e questo derby. In comune, il fatto che si tratti dell’ottava giornata di campionato.
Allora finì 0-0 e col senno del poi si disse che l’Inter -all’epoca seconda in classifica a meno 1 dalla Fiorentina, mentre la Juve arrancava – non aveva sferrato il K.O. Lo 0-0 uscì al termine di una partita equilibrata e reciprocamente paurosa, che poteva essere indirizzata dalla traversa di Brozovic o dal palo di Khedira.

Le differenze, per me, sono macroscopiche, ma almeno due vano evidenziate.
Quell’Inter era inferiore all’Inter allenata da Spalletti.
Quella Juve era nettamente superiore al Milan di Montella.

Ecco gli schieramenti del 18 ottobre 2015:
Handanovic; Santon, Miranda, Murillo, Juan Jesus; Brozovic, Medel (dal 46’ st Kondogbia), Melo (dal 19’ st Guarin); Perisic, Jovetic (dal 46’ st Palacio), Icardi.
Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini, Evra; Cuadrado, Khedira, Marchisio, Pogba; Zaza (dal 33’ st Dybala), Morata (dal 26’ st Mandzukic).
Ne deriva il fatto che “questa” Inter ha molte più probabilità di battere il Milan di quante ne avesse “quella”. Purtroppo, altri ingredienti sbilanciano il mio pronostico in un’altra direzione, ma ne scriverò domani e sabato.

Pallone d’Oro, What If…

Le ultime nove edizioni del Pallone d’Oro se le sono spartite Lionel Messi (5) e Cristiano Ronaldo (4); bisogna risalire al 2007 di Kakà, ancora rossonero, per trovare un nome diverso.

Spesso Messi e CR7 hanno occupato il primo e il secondo posto della classifica, ma cosa sarebbe successo se i due non fossero mai esistiti?
È un interrogativo ozioso, visto che il calcio si gioca in 11, ma togliendo quei due nomi dalle classifiche, non manca qualche sorpresa.

  • 2008 – Fernando Torres, Liverpool
    2009 – Xavi, Barcellona
    2010 – Xavi, Barcellona
    2011 – Xavi, Barcellona
    2012 – Iniesta, Barcellona
    2013 – Ribery, Bayern Monaco
    2014 – Neuer, Bayern Monaco
    2015 – Neymar, Barcellona
    2016 – Griezmann, Atletico Madrid

Spicca, a ridimensionare il valore di questo premio, la scandalosa assenza di Diego Milito nell’anno di grazia 2010.

19 punti, 6 pali colpiti dagli avversari, Dybala che sbaglia un rigore: ah, se finisse oggi il campionato…

Impressioni fugaci, dettate dalla visione ripetuta degli highlights e dai commenti televisivi e in Rete: al Ciro Vigorito, l’Inter è entrata in campo nel modo giusto, ha indirizzato la partita nella prima metà del primo tempo, ma non ha saputo gestirla. I due pali colpiti dal Benevento fanno capire che poteva finire diversamente.

La sensazione è che non si possa abbandonare la modestia: se l’Inter aumenta la produzione offensiva – ieri ha tirato in porta molto più che a Crotone e Bologna – paga dazio in fase difensiva. È la famosa storia della coperta troppo corta: a quest’Inter mancano velocità e cambio di ritmo, speriamo in Karamoh e Cancelo.

È un peccato che il calcio non usi le regole del basket: Borja Valero e Candreva – già sostituti 5 volte a testa – sarebbero da far uscire ogni 5’ di tempo effettivo, per farli rifiatare. Invece vanno in apnea e diventano un problema. A sua volta, uno come Brozovic, lo metti in quintetto base e dopo tre azioni capisci se è la sua giornata, come ieri, o se è rimasto a rimuginare nella sua stanza, come tante altre volte.

Purtroppo stiamo assistendo alla reiterata, incurabile mediocrità dei terzini, la cui spinta offensiva è minima e la cui affidabilità difensiva è da brividi: D’Alessandro ha fatto quello che ha voluto, e le distanze fra i reparti si sono più volte sfilacciate, mostrando i limiti dinamici di Vecino, che non ha più ripetuto la prestazione dell’Olimpico.

Il ruolo-chiave, quello del trequartista alle spalle di Icardi, è stato svolto da un croato che ha senza dubbio molti più gol nelle gambe di quanti ne possano fare, insieme, Borja Valero, Vecino e Joao Mario; temo che l’incostanza di Brozovic sia incurabile, e rimpiango la frettolosa cessione di Palacio, ma della partita di ieri voglio sottolineare tre inediti:

  • un cross ben fatto di sinistro da Candreva
  • un calcio di punizione dal limite conquistato da Icardi
  • il gol all’incrocio sulla punizione che ne è seguita.

Mai come in questo momento benedico la sosta per la nazionale, che ci fa stare comodi secondi in classifica alla pari della Juve e con 7 punti sui cugini (la cui sfiga, però, è destinata a finire). Arrivano il derby e il Napoli, firmerei per 3 punti o 2 pareggi.