Troppi difensori contemporaneamente in campo

La ricerca dell’equilibrio: è questo che caratterizza le prime 9 partite dell’Inter targata Conte.

Non si può dire che la rosa sia corta, sono già stati schierati 20 calciatori diversi (e 9 diversi hanno segnato almeno un gol). Ma è evidente che le prime gerarchie sono segnate da un’attitudine molto difensiva, resa esplicita dalle formazioni messe in campo contro Lazio e Juventus.

Il 3-5-2, se i due laterali sono terzini adattati, fa sì che si trovino schierati ben 5 difensori e solo 5 calciatori con potenzialità offensive.

Del resto, se si guarda al minutaggio finora accumulato, ne deriva questa classifica: Handanovic 810 / D’Ambrosio 595, De Vrij 630, Skriniar 810 / Candreva 435, Asamoah 720 / Brozovic 790, Sensi 615, Barella 490 / Lukaku 625, Lautaro 565. Con Candreva che ha giocato 5’ minuti in più di Godin.

Seguono Gagliardini, Vecino, Politano e Ranocchia, Alexis Sanchez è diciassettesimo, poi Bastoni, Biraghi e Lazaro.

Ho già scritto della “solidità” della squadra, e non cambio idea; ma l’Inter ha subito gol in 5 delle 9 partite, fra cui tutte le ultime 3. Anche su questo lato, ci sono margini di miglioramento (anche se i 4 gol subiti da Barca e Juve sono stati uno più bello dell’altro).

Confidando nel fatto che l’infortunio di Sensi sia rimediabile in breve tempo (e lo si possa vedere in campo già contro il Borussia), e che trovo assai verosimili le voci di un interessamento a gennaio per Nemanja Matic, a me pare che il rendimento di un’Inter così disegnata debba necessariamente evolvere in due direzioni: più gol dai difensori (Skriniar non segna da tempo immemorabile) e almeno qualche spezzone di partita con il 3-4-3, e 3 vere punte.

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Uscire dall’area palla al piede e arrivare al tiro in una dozzina di secondi

Marotta, suvvia, accontenta Spalletti, lascialo andare al Milan

Non mi pare che tutti siano consapevoli dell’inedita congiuntura che stiamo vivendo: un autentico passaggio d’epoca nella declinazione del tifo calcistico.

Pochi fatti potevano essere così emblematici – dissacrando la peggiore retorica sulle “bandiere” – quanto l’ingaggio di Antonio Conte all’Inter e di Maurizio Sarri alla Juve. Due tifoserie sono state bruscamente costrette a un’opera di secolarizzazione, accantonando inimicizie storiche.

Ora, sembrava possibile un altro passo avanti, con l’ingaggio di Luciano Spalletti da parte del Milan.

Purtroppo, sembra che non se ne farà niente, e mi dispiace molto.
Mi dispiace che l’Inter non “liberi” Spalletti – i soldi risparmiati potevano essere dirottati su un centrocampista – ma non è per opportunismo che avrei auspicato il passaggio di “Lucio” in rossonero.

Ho molta simpatia per Spalletti e lo considero un ottimo allenatore, forse il quinto fra gli italiani, dietro Sarri, Conte, Ancelotti e Allegri.
Perdere due anni nelle vigne, per quanto lautamente retribuito, non mi pare una prospettiva desiderabile: fra l’avere in banca 20 o 25 milioni di euro, non vedo questa gran differenza, mentre lasciare il segno a sessant’anni non ha prezzo. E fra due anni, non è detto che ci sia un Milan disponibile.

Vedere Spalletti comportarsi nel Milan come si è comportato nell’Inter (e prima nella Roma) sarebbe un altro momento sublime, ridefinendo i contorni di come seguiamo il gioco del calcio: solo i tifosi, infatti, hanno diritto alla passione, calciatori e allenatori sono “solo” professionisti, attori di una infinita fiction, possono passare da una bandiera all’altra senza perdere un’oncia della loro professionalità. Categorie come “tradimento” sono ormai ridicole.

Anzi, dalle scelte compiute su Sarri e su Conte (e anche da quella che Boban e Maldini volevano fare su Spalletti) si può dedurre che le società vanno a caccia di reduci con una gran voglia di vendetta. Aver allenato i peggiori rivali, diventa motivo di merito.

PS – questo post esce fuori tempo massimo… ma passare da Giampaolo a Pioli non mi sembra questo gran salto di qualità.

Seconda lezione

La prima lezione, al Camp Nou, era stata più fastidiosa, venire sconfitti senza meritarlo instilla cattivi principi educativi. Ma la seconda lezione – in un San Siro da 86 euro in media a biglietto – è inequivocabile, e fa ancora più male perché viene dalla squadra più “odiata”, che questa vittoria se l’è pienamente meritata.

Azioni come quella del gol di Higuain e quella del gol annullato a Ronaldo per qualche centimetro in fuorigioco di Dybala, l’Inter non è in grado di farle. Ci vogliono sensibilità di piedi e spudoratezza mentale, due doti che non si insegnano. Devi comprarle già fatte. E si chiamano fuoriclasse.

Del resto, questa è la storia della Juve… Al mattino, fra i diciottenni, prende 5-1 dall’Inter, al pomeriggio va a comprare un paio di ventenni o trentenni a prezzi che l’Inter non può pagare. E hanno l’ardire di chiamarlo “progetto”. Non a caso, 10 dei 12 calciatori più pagati di questa Serie A indossano la stessa maglia. L’ho già scritto e lo ripeto oggi, anche se può apparire una scusa: provo un profondo disprezzo per le autorità calcistiche italiane e internazionali, per come hanno trasformato il calcio, rendendolo solo una questione di soldi. Chi ne ha di più, vince. L’élite è ormai stabilizzata, una dozzina di squadre sempre agli Ottavi di Champions: il nostro destino è acciuffare quell’élite o accontentarsi di un Leicester ogni 10 anni.

I superpoteri della Juventus derivano da una società accorta e competente, che ha potuto spadroneggiare nella sua città, Torino, rifacendo lo stadio senza il minimo ostacolo da parte del Comune (c’era Fassino), a differenza di quanto accade a Milano (dove sono maestri, peraltro, nel complicarsi la vita). Il differenziale dello stadio ha scavato il primo, decisivo solco. La crescente forza economica è stata rinforzata dalle vittorie e le vittorie hanno permesso alla Juve di andare a prendersi Pjanic e Higuain, indebolendo i competitori, per poi mettere sotto contratto CR7, Rabiot e Ramsey, Emre Can e De Ligt. E poi c’è la fortuna, ingrediente essenziale: la magnifica squadra vista ieri sera nasce dal caso, non essendo riusciti a cedere Matuidi e Khedira, Dybala e Higuain. Ma è una fortuna “indirizzata”: il margine d’errore che può consentirsi la Juve è così superiore a quello delle avversarie, che nemmeno il Milan di Sacchi e Capello – quello che sprecava Papin e Lentini – poteva godere di tanta grazia.

Sul campo, si vede la mano di Sarri. Alcune manovre tramutano la classe dei singoli in autentico spettacolo. Sarri sa di avere a disposizione la miglior rosa del mondo – non esagero: sui 25, nessuna squadra ha tanta qualità – e deve limitare gli errori nella scelta di chi schierare. Avrebbe preferito gli cedessero 3 o 4 elementi, proprio per limitare le variabili. Ogni volta che la Juve fa una sostituzione, migliora. Le altre, Inter compresa, peggiorano.

Non cambierò idea su Conte per due sconfitte contro due corazzate, ma se imponi la difesa a 3 devi avere più coraggio davanti. In certi frangenti, Sebastiano Esposito, con la sua magnifica strafottenza, va preferito a Politano e anche a Lukaku. Ora, se l’assenza di Sensi si prolungherà, occorre inventarsi qualcosa di nuovo.

Voglio dirlo chiaramente: per fare 80 punti e arrivare a 15 dalla Juve, siamo sulla strada giusta, ma osavo sperare avessimo preso Conte per tentare l’impossibile.

Inter-Juventus, prima

Sulla partita di stasera, mi limito a brevi e semplici considerazioni. Innanzitutto spero, fortissimamente spero, che non si debba perdere mezzo minuto a parlare dell’arbitraggio (VAR compreso).

Avesse l’abilità e la fortuna di passare in vantaggio come al Camp Nou, l’Inter del primo tempo di Barcellona vincerebbe con la Juventus. Ma temo che l’Inter del secondo tempo finirebbe a sua volta sconfitta.

A questa partita, Conte arriva con più certezze tattiche, l’11 titolare sembra scontato (Candreva o D’Ambrosio è l’unico dubbio), mentre Sarri dve imparare a gestire una rosa ben più larga, lo sta facendo, e ha già potuto permettersi di risparmiare Ramsey dalla partita di Champions; è probabile che il bilancio dei cambi possa favorire i bianconeri, ma dal punto di vista atletico ritengo l’Inter sia superiore.

Se confronto gli 11 dal primo minuto, arrivo a sceglierne 5 dell’Inter (Handanovic, De Vrij, Barella, Sensi e Lukaku) e 6 della Juve (Cuadrado, De Ligt, Alex Sandro, Pjanic, Ramsey e Ronaldo). Ma se guardo ai 18, il bilancio precipita, a tutto vantaggio di Sarri. Vuol dire che se la partita verrà decisa da una giocata di un singolo, la Juve mi sembra ancora favorita, ma se fosse una partita decisa dalla compattezza di squadra, l’Inter non la perde senz’altro.

I maggiori pericoli li vedo sul lato di Godin, con Alex Sandro e CR7. Le maggiori potenzialità possono derivare dagli inserimenti dei tre centrocampisti, la cui velocità non è contenibile dai Khedira e dai Pjanic (sempre che anche a loro venga sventolato qualche cartellino).

Firmerei per un pareggio, in vista della lunga pausa, ma siccome lo scudetto è un miraggio e i calcoli li vorrei fare solo a dieci giornate dalla fine, sono disposto a rischiare anche Esposito in campo pur di cercare i 3 punti: degli ultimi 16 scontri diretti, ne abbiamo vinti solo 2, e persi 9 (appena 11 punti in queste 16 partite). Urlando contro il cielo, “non si può sempre perdere”.

Prendiamo esempio dai ragazzini della Primavera, che, senza schierare Esposito, hanno appena rifilato un 5-1 ai coetanei della Juve.

Cosa non ha funzionato a Barcellona

Uno: l’Inter non meritava di perdere. Due: la prima ora dei nerazzurri è stata di altissimo livello, non è esagerato affermare che non si vedeva niente di simile dalla stagione successiva al triplete. Tre: l’arbitraggio è stato casalingo, Skomina avrebbe dovuto mostrare almeno altri due gialli ai blaugrana, pareva esserci un fatto personale con Sanchez, e non si capisce perché non verificare al VAR il netto rigore su Sensi (sullo 0-1, va ricordato). Quattro: ha ragione Conte, ci si deve leccare le ferite e trarre da questa sconfitta la rabbia e le energie necessarie per fare risultato domenica sera.

Detto questo, e ribadito che Barella, De Vrij, Sensi e Lautaro hanno disputato una partita molto positiva, restano il risultato del campo, la vittoria del Borussia a Praga, e l’urgenza di capire cosa manchi per non uscire sconfitti contro un Barça incerottato, lontano parente della corazzata di Xavi e Iniesta. Leggi il resto dell’articolo

Grande Inter, comunque.

Bastian contrario, segue

Un po’ risposta collettiva ai commenti, un po’ per precisare il mio punto di vista, torno sui tre temi d’attualità: voto ai sedicenni, sterilizzazione dell’IVA, e meglio vincere con la Juve che col Barça.

 

Ho scritto che allargare la platea elettorale con il voto ai sedicenni mi sembra l’ennesimo cedimento al populismo, con l’aggravante del paternalismo. Infatti, non vedo movimenti di massa che rivendichino il voto ai sedici anni. Vedo cinquantenni e sessantenni che, per compiacere i genitori dei sedicenni, propongono di “concedere” loro l’elettorato attivo, cioè il diritto di prendere parte alle elezioni e ai referendum in qualità di votanti.

Sarebbe del tutto diverso se si trattasse di una rivendicazione, di una lotta, di un obiettivo politico per chi si sente discriminato. E sarebbe ancora più diverso se accanto all’elettorato attivo si parlasse di elettorato passivo: se sono così maturi per votare, i sedicenni, perché non possono anche candidarsi e farsi rappresentare da coetanei?

Di che stiamo parlando? Siamo ancora in una situazione in cui per il Senato vota solo chi ha compiuto 25 anni e può essere eletto solo chi ne ha già 40…

 

Il governo non può far altro che sterilizzare, senza distinzioni, l’aumento dell’IVA, a questo feticcio sacrificherà ogni possibile miglioramento della fiscalità generale, limitando a meno di 3 miliardi il famoso “cuneo fiscale”, cioè l’abbassamento delle tasse sul lavoro dipendente. Continuo a ritenerla una sciocchezza, un prezzo da pagare alle demagogie, complementari e simultanee, di Di Maio, Renzi e Salvini (ordine alfabetico).

“Rimodulare” le aliquote IVA, alzando quelle che si applicano ai beni di lusso per abbassarle sui salari più bassi, mi sembra giusto, anzi mi sembra necessario, se l’obiettivo è alzare i consumi e il famoso PIL.

 

Penso che se l’Inter prende un’imbarcata al Camp Nou l’Inter – non lo credo, ma squadre più forti sono state travolte – sarà inevitabile un’altra sconfitta con la Juve, domenica sera.

Non penso che Inter-Juve sia più importante di Barcellona-Inter, perché lo scudetto è alla portata, mentre la Champions no. Ovviamente, firmerei per avere la garanzia che a una sconfitta stasera segua una vittoria domenica, ma per una squadra in costruzione che deve affrontare due avversari sicuramente più forti, la cosa essenziale è mostrare personalità. Non mostrare un atteggiamento rinunciatario. Non accontentarsi di “perdere bene”.

Non mi pare che il Barça di Valverde sia lo squadrone di alcuni anni fa; senza Messi, inoltre, diventa una squadra in cui i comprimari devono diventare attori protagonisti, e pazienza se si chiamano Griezmann e Suarez, Rakitic e Piqué… Sul piano dinamico, l’Inter è superiore ai catalani, ma la sconfitta resta l’esito più probabile: dal 2010, considerando sia la fase a gironi che quella ad eliminazione diretta, i padroni di casa hanno disputato 51 partite: ne hanno vinte 42, pareggiate 8 e persa solo una (era il Bayern di Heynckes, il primo maggio 2013).

Bastian contrario

Vi dirò che la penso diversamente dalla stragrande maggioranza di chi sta si sta pronunciando su 3 temi d’attualità.

Sono contrario al voto ai sedicenni, mi sembra l’ennesima concessione al populismo, con l’aggravante del paternalismo, perché non mi pare siano loro a chiederlo: non capisco perché si debbano dare diritti a chi non ha quasi nozione dei propri doveri e, con la scuola ridotta in questo stato, non sa dove collocare il fascismo, il Vietnam e Hiroshima.

Sono contrario alla sterilizzazione dell’IVA senza distinzioni, sarebbe preferibile “rimodularla”, innalzandola sui beni di lusso e destinando questa mancata spesa al cuneo fiscale; capisco: il governo è così debole da dover evitare che Renzi e Di Maio, oltre a Salvini, facciano demagogia sull’aumento delle tasse.

E sono contrario all’idea per cui Inter-Juve è più importante di Barcellona-Inter: perdere al Camp Nou significa essere quasi fuori (al Borussia basterebbero due pareggi contro di noi) e avvicinarsi al Derby d’Italia leccandosi le ferite, il che renderebbe più probabile una seconda sconfitta in 4 giorni (con la pausa che incombe).

Samp-Inter, pagelle motivate

Handanovic 6. Mai impegnato nel primo tempo, un paio di parate di ordinaria amministrazione e un buon gioco di piedi, rimane ingannato da un colpo di testa di Lukaku, ma per fortuna Quagliarella arriva tardi.

Skriniar 5,5. Riportato a destra, non mostra la sicurezza di altre stagioni; rimedia un’ammonizione vistosa e viene spesso puntato dai più veloci attaccanti blucerchiati, è sua la flebile marcatura su Jankto.

De Vrij 6,5. Meno imperioso che con la Lazio, svetta su molti palloni alti e avvia l’azione con l’ormai solita precisione. Ci si aspetta più pericolosità sui calci d’angolo in attacco.

Bastoni 7. Ammonito all’ottavo minuto, gioca con il peso del giallo fino alla fine, mostrando un ottimo sinistro e buoni tempi di intervento, è anche suo il merito per aver dilagato sulla fascia mancina.

Candreva 6. Prestazione ordinata, un paio di buoni palloni gettati nel mezzo e una discreta copertura lungo la fascia; aveva segnato un gol magnifico, annullato a compensazione dei colpi di fortuna precedenti.

Asamoah 7,5. Nel primo tempo non sbaglia mai. Ripeto: mai. Largo a sinistra, fa partire sia l’azione del primo che del secondo gol, impeccabile nei raddoppi e nei tempi di uscita dalla fase difensiva, cerca un tiro al volo che non è nelle sue corde, ma oggi è il miglior laterale difensivo del campionato.

Gagliardini 6,5. Il valore del suo gol è inestimabile, consente di gestire una partita che stava prendendo una brutta piega; per il resto, si vede poco, la passa sempre al compagno più vicino e mette peso in una linea mediana altrimenti in costante inferiorità numerica.

Sensi 7. Ci vuole fortuna, ma lui se la va a cercare con la sfrontatezza di chi sa di essere in un periodo di forma strepitoso: terzo gol su azione, alcuni recuperi difensivi, falli subiti, un’intesa con Asamoah che rasenta la perfezione. Fra lui e Verratti non ho più dubbi; sono curioso di vederlo sulle zolle calcate da Iniesta.

Brozovic 7,5. Il migliore, insieme al ghanese; ci sono partite in cui lo vedi andarsi a prendere il pallone e gestirlo anche quando è marcato, e poi tornare a chiamarlo, sempre in movimento (Di Francesco non gli riserva una marcatura a uomo, e sbaglia).

Lautaro 5. In 400 minuti ha segnato solo un gol, e ne ha sbagliati 6 o 7; si batte, fa a sportellate, ma la lucidità sotto porta sembra non appartenergli, e anche nelle scelte di gioco (passare o tirare? spingere o arretrare?) porta molta confusione.

Sanchez 6,5. Rapace sul secondo gol (fortunoso come tutti quelli che nascono da un tiro sbagliato), fa un paio di cose che solo lui può fare, in questa Inter; rimedia una prima ammonizione apprezzabile, andando a pressare, poi commette un errore imperdonabile nel cercare il rigore (ma forse ci teneva a giocare al Camp Nou).

D’Ambrosio 6, Lukaku 6,5, Barella 6. Cambi necessari e puntualmente azzeccati, il belga si divora un gol ma fa mille cose utili, i due italiani portano freschezza nel momento in cui Di Francesco prima cambia assetto e poi cerca di approfittare dell’uomo in più. Ho la sensazione che il sardo, per il suo agonismo, prediliga giocare dal primo minuto.

Conte 8. Avevo scritto che non avrei rinunciato a Lukaku e Godin, e lui mette Sanchez e Bastoni, scommette su Gagliardini, sfrutta al meglio i cambi (quanti, fra noi, avrebbero sostituito Bastoni?), insomma ha la squadra in pugno e sta gestendo il minutaggio di quelli che vanno usati col bilancino. A Marassi, l’ultima mezz’ora del primo tempo è stata perfetta. A Barcellona, basta fare bella figura, fra sette giorni si vedrà quanto ha fatto salire l’asticella.

Samp-Inter, intanto i voti, domani qualche pensierino.

Sampdoria-Inter, prima

No, stavolta non prevedo uno 0-0. Non avrei difficoltà ad accettarlo, se venisse, perché questa trasferta arriva alla vigilia di Barcellona e Juventus, e Conte è obbligato a sperimentare un turn-over dalle conseguenze imprevedibili. E poi, i blucerchiati sono ultimi in classifica e non possono sempre perdere.

Non rinuncerei a Lukaku (piuttosto, lo farei riposare al Camp Nou) e a Godin: arretrare D’Ambrosio o inserire Ranocchia o far esordire Bastoni, sono tre ipotesi che mi convincono meno della conferma dello Sceriffo.
Degli avversari, tendo a scrivere solo per indicare da dove vengano i pericoli. Ovvio citare Quagliarella, uno di quelli che inventa gol dal nulla, grazie a una capacità di calciare il pallone che è di pochissimi e a virtù acrobatiche ancora più rare. A gennaio ne farà 37, ma è ancora in grado di spezzare gli equilibri.

In maglia Samp ritroveremo Albin Ekdal, che riuscì a segnarci una tripletta in un memorabile Inter-Cagliari 1-4 (nonostante Handanovic avesse rallentato lo sfondamento della diga, parando un rigore): Ekdal segnò tre volte negli ultimi 16 minuti del primo tempo, Mazzarri non era rapidissimo a cambiare le marcature.

Era proprio il 28 Settembre… Di 5 anni fa. L’Inter di Mazzarri era imbattuta, reduce da 5 vittorie e 2 pareggi. Mi diverte riportare la formazione messa in campo: Handanovic / Andreolli, Vidic, Juan Jesus / Nagatomo, Hernanes, Medel (dal 46’ Guarin), Kovacic, Dodò (dal 43’ D’Ambrosio) / Osvaldo, Palacio (dal 24′ s.t. Icardi); in panchina Carrizo, Berni, Ranocchia, Mbaye, Kuzmanovic, Obi, Khrin, M’Vila, Puscas.

Più che un’altra tripletta di Ekdal, temo la velocità di Emiliano Rigoni e Gianluca Caprari. Mi aspetto Sensi, Candreva e Asamoah dal primo minuto, e Sanchez per più minuti dei 25 accumulati nelle prime sei uscite. Sostengo la necessità di Lukaku, perché la Samp ha notevoli problemi difensivi, acuiti (sembra impossibile, ma è così) dalla squalifica di Murillo, uno di quei difensori sciaguratamente irruenti, che l’Inter accumulava fino a tre anni fa.

Suonata la Quinta

Conte la temeva moltissimo questa partita. Lo schieramento adottato per affrontare la Lazio in casa somiglia a quello che avrebbe scelto Spalletti per giocare al Camp Nou: difesa a 3, cioè a 5 (5 difensori puri), centrocampo muscolare e un solo attaccante, con Politano a svariare fra le linee. Insomma, Conte temeva l’inferiorità a centrocampo e riconosceva una certa superiorità tecnica dei palleggiatori laziali.

Schieramento prudenziale, tre punti soffertissimi, miglior inizio dal 2015 con il Secondo Mancio (presto scriverò sulle differenze fra allora e oggi). Pare che lo stadio abbia applaudito Milinkovic Savic (prestazione da 5) quando è stato sostituito, per fargli capire quanto sarebbe apprezzato in nerazzurro, vi dirò che il serbo non è il profilo che mi pare sarebbe più auspicabile. Per farmi capire, a centrocampo manca u Thiago Motta ben più che un Milinkovic Savic. Serve fisicità, certo, perché Vecino e Gagliardini tendono alla mediocrità, e oggi sembra impossibile rinunciare sia a Sensi che a Barella. Leggi il resto dell’articolo