Scherzi del calendario: Toro, Samp, Crotone, Firenze, ora il Napoli e domenica il Genoa

Dunque, a Crotone si può pure pareggiare, e forse pure perdere se non ti regalano gol derivanti da una netta irregolarità.
Lo scrivo solo perché non sopporto quegli interisti afflitti da superiority complex, per i quali la vittoria è resa inevitabile dal nome e dallo scarto di reputazione (siamo l’Inter: e allora?). Se vai a Crotone contro una squadra con il sangue agli occhi, o sei nettamente più forte e gli segni due gol nella prima mezzora, così si calmano e pensano alla prossima, oppure vai a sbattere.

Non cambio idea sul senso di questo campionato, e non mi farebbe cambiare idea nemmeno una vittoria sul Napoli, che pure è possibile. Ma questa Inter inchiodata al settimo posto dopo 4 partite di rara bruttezza (il 2-2 con il Toro andrebbe rivalutato), continua ad accumulare sabbia negli ingranaggi.
Stasera, per esempio, temo vedremo ancora Nagatomo, mentre Miangue non gioca nemmeno a Cagliari e Ansaldi sta per farmi vincere la scommessa che avevo annunciato a luglio scorso: l’argentino è usurato, da 4-5 stagioni non arriva a giocare il 50% dei minuti e non gli accadrà nemmeno quest’anno. Prevedere un partitone di Callejon, non è difficile.
Poi, ci si mette anche la sfiga… Leggi il resto dell’articolo

Verso il 4-3-3 (l’anno prossimo)

Eviterei, alla fine di questa stagione fallimentare, di sottopormi anche nel mese di maggio a inutili sofferenze: solo una vittoria contro il Napoli, decisamente improbabile, può riaprire spiragli europei, ma il giudizio su questo gruppo non cambierebbe.
Servono una dozzina di cessioni e una decina di acquisti.
E siccome non arriveranno né Conte né Simeone, e sarebbe folle pensare al 2017-18 come a un’altra stagione di transizione in vista del supposto arrivo del Cholo, la vera discriminante diventa: chi li fa gli acquisti?

Voglio dire: senza un allenatore, con le sue preferenze individuali e le sue idee tattiche, il rischio è di rinnovare l’equivoco Banega, acquistato contro il parere del Mancio. In un mondo ideale e un’Inter ideale – obiettivi analogamente distanti – i calciatori li sceglie la società, e l’allenatore si limita ad allenarli. All’Inter, invece, sappiamo che l’allenatore ideale è un misto di Gengis Khan e del Gladiatore, un condottiero che si fa seguire fino al burrone, e oltre. E siamo sempre alla ricerca di chi si avvicini a questo identikit.

Leggo di trattative avanzate per Krychowiak e Strootman, e la prima cosa che penso è che questo significa abbandonare il pessimo 4-2-3-1.
Gagliardini è 1.88, il polacco e l’olandese 1.87; una mediana così mi darebbe molto affidamento, soprattutto pensando all’alternanza di uno dei tre con Joao Mario. Non credo si vorrà ancora insistere su una mediana a due e su Icardi unica punta: troppi dati depongono a sfavore.

Gregorz Krychowiak temo abbia un ingaggio faraonico (vai a Parigi per quello) e Kevin Strootman viene da un gravissimo infortunio; ma entrambi mi piacciono, perché abbinano grinta e geometria; il polacco non è esattamente un regista e l’olandese segna poco, ma con un trio così sulla mediana, si può osare un vero tridente d’attacco (esempio: Berardi, Icardi, Perisic).

Potendo scegliere, preferirei Nainggolan a Strootman e Verratti a Krychowiak (voluto al PSG da Emery, che l’aveva allenato due anni a Siviglia: 10 presenze su 50 partite, finora…). Ma si illude chi crede che bastino i soldi per portare all’Inter i grandi campioni. Costoro scelgono di andare dove immaginano di vincere, e l’Inter sta ancora concludendo il Master settennale su come si precipita dal tetto del mondo.

Tempistica delle parole e ritiro punitivo

“Il Club conferma la sua piena fiducia e quella della proprietà a Stefano Pioli e all’intero staff tecnico. Pioli si è unito all’Inter in un momento complicato e il lavoro da lui intrapreso assieme al suo staff negli ultimi sei mesi, sin dal suo arrivo lo scorso novembre, è stato eccezionale e merita il nostro massimo rispetto. Il Club non si farà distrarre dalle voci circolate in ambienti esterni al Club stesso”.

Se credi a quel che dici – il precedente su De Boer non depone a favore – una dichiarazione come questa la fai un mese fa, quando ancora poteva servire a qualcosa.
Perché se il lavoro di Pioli è stato “eccezionale”, non cerchi altri allenatori, anzi dichiari che l’allenatore 2017-18 sarà lui, e fine dei discorsi.

Il comunicato ufficiale contiene una seconda notizia: la squadra sarà tenuta in ritiro per 5 giorni, fino a domenica sera. Non ricordo sia mai accaduto, ed è chiaro che si tratta di un segnale alla tifoseria, sperando di non ricevere clamorose contestazioni… “Il modo in cui è maturata la sconfitta in casa della Fiorentina è stato inaccettabile per i nostri tifosi, sia in Italia che all’estero, e siamo intenzionati a far sì che questo non si verifichi più. Tutti all’interno del Club, dai giocatori all’intero staff, sono ora determinati a lavorare il più duramente possibile per ottenere il miglior risultato e terminare la stagione in crescendo… Il nostro obiettivo resta quello di terminare il campionato di Serie A nel miglior modo possibile e qualificarci per una competizione europea, dando il massimo in ogni partita. I calciatori, inoltre, sono chiamati a rappresentare i colori nerazzurri con orgoglio e onore, come si addice alla storia e alla tradizione di questo grande Club”.

A me questo comunicato pare fuori tempo massimo. Ma voglio provare a prenderlo sul serio.
La sconfitta del Milan con l’Empoli ha riaperto uno spiraglio, per quanto strettissimo, per accedere all’Europa League. E dopo parole così nette, grondanti retorica, nemmeno il tifoso più dietrologo può continuare a dire che l’Europa League non rappresenta un obiettivo. Al di là del suo valore effettivo, ora rappresenta la linea di confine fra una stagione negativa e una stagione fallimentare.

Servono 13 punti nelle ultime 5 partite. Sono possibili, ma solo se da domenica sera torna l’Inter di gennaio-febbraio. Poi, cominci pure l’epurazione.

Esteban Cambiasso

Il Cuchu è stato una delle anime dell’Inter più vincente dell’ultimo mezzo secolo, uno dei calciatori più intelligenti mai visti a San Siro, un interista vero, come dimostrò sventolando la maglia di Facchetti in un paio di occasioni memorabili. Se n’è andato in Premier, ed è stato decisivo nella salvezza del Leicester che stava per diventare “miracolo”, poi due campionati in Grecia, con l’Olympiakos, e due scudetti, l’ultimo giusto ieri. Per l’Inter era “finito” tre anni fa, nel frattempo ha giocato una novantina di partite (do you remember, Barzagli?).

Il Cuchu è un esempio di quei calciatori che fanno migliorare tutti i compagni di squadra; l’Inter di oggi è piena di esempi contrari. In quattro mesi, si è già mandato in confusione pure Gagliardini, uno che terrei da conto, perché nella tragedia sportiva di Firenze c’è almeno un lampo di grande calcio, quello in cui Gagliardini recupera in tackle, allunga di prima a Joao Mario e questi verticalizza per Icardi, che segna il gol dell’1-2.

Avesse accanto uno come Cambiasso, Gagliardini diverrebbe un grande mediano e forse un’ottima mezzala. Accanto a Kondogbia, Brozovic e Banega, non può che collassare, come tutta la squadra, perché di intelligenza tattica questa Inter ne ha pochissima, e il modo in cui perde le distanze e smette di “essere squadra”, fa capire che nessun allenatore può curarla. C’è bisogno di una cura drastica.

I prossimi acquisti – non meno di 10 – dovranno essere segnati, innanzitutto, da una valutazione di intelligenza tattica (e, se possibile, di intelligenza tout court). L’attaccamento alla maglia andrebbe sviluppato compiendo scelte opposte a quelle degli ultimi tempi (tieni Nagatomo e cedi Miangue), portando in prima squadra Pinamonti anziché sprecare soldi su Gabriel Barbosa, assicurandoti giovani di prospettiva come Schick e Petagna, anziché insistere con gli Eder.

Ma, purtroppo, ci sarà molto, molto tempo per chiacchierare di mercato.
Oggi mi limito a dire che la rinascita nerazzurra deve passare dall’individuare il clone di Esteban Cambiasso.
E che una società che è alla ricerca di un nuovo inizio, uno come Cambiasso deve riportarlo nei suoi quadri tecnici. A fare il vice di Spalletti, per esempio.

Chi ne ha ancora voglia (di parlare di Inter) mi spiega cos’è successo a Firenze, e da cosa si può ricominciare?

A Firenze si gioca l’ultima fiche

Due punti nelle ultime quattro giornate, settimi e appena rimontati di due gol nel derby. In più, l’Artemio Franchi non è esattamente un campo che porta molti ricordi felici.
Eppure, se Pioli ha un’ultima fiche, deve giocarsela lì. E con lui, almeno mezza squadra, se vuole far parte della Nuova Era Cinese. Una Nuova Era che non è destinata automaticamente al successo, se si pensa che lo Jangsu è penultimo in classifica nella Chinese Super League…

La Viola ha qualità, ma quest’anno Sousa non ne ha fatto una squadra. Temo Babacar (anche per i precedenti), ma soprattutto temo la superiore tecnica a centrocampo, la corsa di Chiesa, il tiro da fuori di Bernardeschi, i lampi di Borja Valero. Anche per la Fiorentina è un’ultima spiaggia, e c’è da dire che Pioli sembrava un uomo fortunato, e invece non lo è affatto.

Andammo a Torino contro i granata reduci da quattro sconfitte consecutive, e inevitabilmente giocarono un gran partita.
Perdemmo in casa contro una Samp che giocava in scioltezza, dopo il rinnovo di Giampaolo e l’infortunio di Muriel, che rendeva inevitabile la coppia d’attacco da cui sono venuti entrambi i gol.
Scendemmo, anzi precipitammo, a Crotone, dopo che i calabresi avevano fortunosamente vinto per la prima volta in trasferta, riassaggiando il gusto della salvezza.
Stasera, si va su un campo dove appena una settimana fa si è compiuto un furto micidiale, con un grottesco rigore al novantesimo a vantaggio dell’Empoli.

L’Inter sta male, ma la Fiorentina non sta meglio. Sa di dover cambiare allenatore (puntano su Pioli: fanno bene, credo sia quella la sua dimensione ideale), e sanno di perdere l’ennesimo Dieci. D’altra parte, l’Inter annaspa in mezzo a una quantità di idiozie sul futuro (non solo Conte o Simeone… ma Messi e Mourinho), però ha appena messo un punto fermo, con il rinnovo di Ausilio.

La scelta di Suning non mi entusiasma, ma spero che almeno la voce sul ritorno a casa di Oriali sia vera. Non basterebbe, a dare un senso alla gestione societaria, ma definirebbe meglio i confini del ruolo di Ausilio, e inietterebbe un po’ di sano interismo all’interno dello spogliatoio.
Leggo che “il pari non serve a nessuno”: è proprio così, ma in casi come questo è il risultato più frequente che esce al novantesimo.

Chi è “adeguato” a questa panchina?

C’è qualcosa di peggio che farsi rimontare in un derby al novantasettesimo: è vedere come sia facile trovare in Pioli il capro espiatorio.
A scanso di equivoci, nemmeno io penso sia possibile andare avanti con Stefano Pioli, ottimo allenatore e ottima persona, purtroppo inadeguato ad allenare una squadra come l’Inter.
Uno come Pioli, per me, può vincere lo scudetto alla Juve e forse anche al Milan, ma per l’Inter ci vuole altro. È questo il dramma.

Ora che le possibilità di vedere Pioli sulla panchina dell’Inter 2017-18 sono prossime allo zero, vi dirò che sono contento per lui: potrà vedere il fallimento di altri con ben maggiori titoli e prosopopea.
Anziché costruire una società all’altezza delle migliori, Suning sembra aver scelto la solita scorciatoia: all’Inter serve un Condottiero, mentre nelle società serie basta un buon allenatore.

Scudetti li hanno vinti anche Zaccheroni e Vycpalek, Pesaola e Maestrelli, Bagnoli e Ottavio Bianchi, Bigon e Radice. Non dei fenomeni. Uno scudetto l’ha vinto pure Bersellini, ma era un altro calcio.
Nel calcio di oggi, Suning vuole una figura di inusitato carisma ed è disposto a strapagarla.
Ce ne sono poche, di figure così, capaci di nascondere la polvere societaria sotto il tappeto, attirando tutte le attenzioni su di sé. A mio parere, ce ne sono appena 6.

Il Cholo sembra deciso a inaugurare il nuovo stadio dell’Atlético.
I mal di pancia di Antonio Conte verranno risolti da un mercato faraonico.
Max Allegri sembra deciso a restare a Torino, per vincere anche il settimo e l’ottavo scudetto consecutivo.
Carletto resterà in Germania almeno un altro anno, ed è troppo legato ai colori rossoneri per scegliere l’Inter.
José M. sta nella società più ricca del mondo, e ha già stilato la lista dei 3-4 acquisti necessari per tornare in vetta, sborsando non meno di 200 milioni di euro.
Quanto al Pep, non può andarsene dopo un fallimento, semmai lo terrei buono per il 2018-19, se non riuscirà a riportare trofei al City.

Ognuno di questi 6 allenatori è superiore a Pioli come personalità ed esperienza: non avrei obiezioni al loro arrivo.
Invece, temo che Suning dovrà accontentarsi di seconde scelte, una più rischiosa dell’altra: Jardim o Pochettino, Sampaoli, Spalletti o chissà chi altro (riemergono persino gli scartati del primo casting, Marcelino e marco Silva).
Siamo sicuri che costoro siano superiori a Frank De Boer?

Derby pareggiato al 97esimo: non l’ho visto, dite voi.

Chi vuole, può commentare.
Commenti brevi, se possibile.
E siccome dei minuti di recupero parleranno tutti, evitatelo…

Tanto peggio, tanto meglio? Non nel derby.

Lo si sente nell’aria, l’odore della depressione.
Ha impestato i pensieri dei tifosi nerazzurri dalla sera del pareggio di Torino.
Ha portato a pensare che questa società, questo allenatore e questa squadra siano lontanissimi dal tornare a essere vincenti.
Ha fatto concludere che bisogna confidare in Suning, che faccia piazza pulita, e affinché ciò accada, forse è preferibile chiudere la stagione nel modo peggiore, perdere il derby, finire fuori dall’Europa.

Sono pensieri che ho fatto anch’io, non fosse altro per la forza dei numeri.
Per la sesta stagione consecutiva l’Inter non giocherà la Champions.
Per come ha giocato le ultime edizioni di Europa League, sembra preferibile impegnare i giovedì sera al cinema.
Bene che vada, anche quest’anno si arriverà a 25 punti dalla Juve, forse a 30 (180 punti di scarto in sei campionati: un abisso).
L’attuale settimo posto è di per sé pessimo, ma diventa penoso se si pensa che davanti stanno Lazio, Atalanta e Milan.

Non sto ad aggiungere numeri e statistiche sui gol fuori casa di Icardi, sui rigori regalati da Medel e Brozovic, sulle espulsioni rimediate, sul bassissimo numero di punti contro Juve, Roma, Napoli e Lazio, sulla quantità di cross sparati a casaccio, eccetera… L’odore della depressione è subdolo, ha qualcosa di inebriante, può far pensare che se fai un altro passettino verso il baratro, poi ci sarà l’inevitabile catarsi. È una dorma di delirio, che spiega come ci si possa offendere se Gagliardini se va a vedere Juve-Barcellona (ovviamente ha fatto benissimo: sogno quando i giovani della Juve verranno a vedere l’Inter giocare partite come quella).

Diciamolo: la catarsi può essere auspicabile, ma non è affatto inevitabile. Lo dimostra proprio la ripetizione degli errori in Casa Inter, anno dopo anno, allenatore dopo allenatore, dirigente dopo dirigente. Anche ammettendo che Suning perda la pazienza e conduca un’epurazione di massa, con quale competenza provvederebbe al ricambio?

A tutto questo aggiungo una sola considerazione: il derby è il derby. Vincerlo non mi ripagherebbe di una stagione così scriteriata, perderlo renderebbe la stagione scellerata. Ci saranno 900 milioni di telespettatori, nuovi continenti guarderanno i colori nerazzurri, settantamila persone riempiranno San Siro.
Arrivassimo anche ottavi, il derby va onorato come se non ci fosse domani.

Tutti colpevoli, ma non tutti allo stesso modo

Ho proposto un sondaggio il sui esito già dopo un paio d’ore appare scontato.
Nessuno dei primi 30 votanti ritiene che i “primi colpevoli” dello sfacelo nerazzurro siano gli allenatori che si sono succeduti all’Inter negli ultimi nove mesi.
Altrettanto ovvio che in giorni come questi si punti il bersaglio sulla dirigenza.

Naturalmente, sappiamo tutti che non ci sono innocenti. Il Mancio con i suoi mal di pancia, De Boer con le sue invenzioni tattiche e lo sconsiderato turn over in EL, adesso Pioli che da un mesetto sembra in piena confusione.
Quanto a chi va in campo, ho scritto, riscritto e ribadito di non considerare questa rosa all’altezza di quelle di Roma e Napoli, ma stare dietro al Milan e all’Atalanta grida vendetta. E come base da cui ripartire, non farei più di 6-7 nomi.

La questione societaria è intricata e difficile da comprendere. Ci sono i dirigenti inglesi volti da Thohir, manca ancora il sostituto di Bolingbroke, quale sia il ruolo effettivo di Zanetti lo sa solo lui, Gardini brilla per l’invisibilità (e ancora mi chiedo chi abbia sponsorizzato il suo ingaggio, con il suo modesto curriculum), e infine c’è Piero Ausilio.
Interista cresciuto in società, Ausilio ha dovuto barcamenarsi nella fase più tumultuosa, quella delle tre proprietà che si sono avvicendate in meno di quattro anni. Ha dovuto ingoiare bocconi amari (Kia Joraabchian è duro da deglutire) e si è prestato a svolgere un ruolo “pubblico” che va al di là delle sue mansioni. Aziendalista convinto, dà l’impressione che pur di restare all’Inter farebbe anche l’usciere, e questo lo rende simpatico, se non fosse che in quel ruolo non serve uno simpatico, e non ricordo un autentico “affare” targato Ausilio, ma solo obiettivi faticosamente raggiunti, pagando cifre vertiginose (Kondogbia e Candreva) e ottimi calciatori regalati senza incassare un euro.

Mi limito a un solo esempio. La Juve presta Zaza in Inghilterra, (Zaza, che gli ha fatto il gol decisivo per lo scudetto), e in Premier Zaza fallisce. Rapidi come cobra, i dirigenti juventini lo riprendono e lo riprestano, stavolta in Spagna, a condizioni che si sono già verificate: e infatti il Valencia paga il riscatto.
L’Inter presta Jovetic al Siviglia – società non meno ricca dell’Inter – aggratis (solo pagamento del residuo di ingaggio. Jovetic segna gol decisivi, ma ancora oggi non è detto che il Siviglia lo riscatti. E se Stefan torna a Milano con le pive nel sacco, mi chiedo chi pagherà per averlo.

Si può “odiare” la Juve, disprezzarla, lamentarsi per gli arbitraggi, ma per batterla bisogna imparare a fare ogni cosa meglio di loro.

Cupio dissolvi

L’Inter, duole riconoscerlo, riesce ancora a sorprendermi. A fare peggio dei peggiori timori.
Dopo il pareggio a Torino, che suggellava l’impossibilità di acchiappare il terzo posto, avevo temuto (l’ho scritto) che questa stagione negativa potesse divenire catastrofica. Ma non ritenevo possibile perdere a Crotone.

La cosa divertente è che al terzo posto non ho mai creduto, nemmeno per un minuto. Solo i tifosi ciechi (e i gazzettieri pagati per tifare Inter sui media, e dirci che abbiamo la seconda rosa del campionato) potevano non vedere lo scarto abissale fra noi e il Napoli, noi e la Roma. Ma la suggestione può essere potente, lo stesso Pioli ha provato a cavalcarla con proclami già sentiti (ora ci restano dieci, anzi nove, anzi otto, anzi sette finali), e la squadra mostrava segnali di crescita, tali da far ipotizzare un tranquillo quinto posto.
Ora che siamo sotto al Milan, finiti così in basso, non resta che scavare.

Prima società per incassi allo stadio. Prima società per deficit nell’ultimo calciomercato. Seconda società per fatturato. Seconda società per monte-ingaggi. Persino il quinto posto sarebbe un fallimento, restare fuori dall’Europa appare come una macchia da cancellare con l’acido.
Quale acido?
Visto che il destino di Pioli – i suoi errori li ha fatti – è segnato, Suning deve farlo accompagnare alla porta da quelli che hanno responsabilità ben maggiori dell’ultimo arrivato. Quelli che sono all’Inter da anni. Faccio i nomi: Zanetti, Gardini, Ausilio.

Vediamo come giocano Ranocchia e Jovetic, regalati a società non meno ricche dell’Inter, mentre qui restavano Murillo ed Eder, Brozovic e Nagatomo… Il tasso di incompetenza raggiunto dall’Inter post-morattiana è sconcertante. Si legge che Icardi sarebbe uno dei migliori centravanti al mondo e da tre partite non fa un tiro in porta. Che Perisic è incedibile, che Candreva è un punto fermo, che Kondogbia è in netta ripresa, che Ansaldi ha spinta, che Medel è un jolly prezioso… Appena è mancato Gagliardini (ho detto Gagliardini, non Suarez o Matthaus), si è spenta la luce, ognuno gioca da solo, e la fallimentare preparazione atletica – eredità del Mancio e di Thohir – fa il resto.

Arrivare così al derby è un incubo. Ipotizzare un futuro decoroso con simili interpreti, è un esercizio di fede da fondamentalisti. Purtroppo Suning appare come una mucca da mungere, e tanti si sono attaccanti alle sue mammelle. La competenza, scrissi a ottobre, non si compra al mercato, e questi cinesi si sono affidati a furbacchioni che ricavano un utile in ogni caso.

Non licenzierei tutti, almeno uno lo salverei: quell’anonimo dirigente che, spinto da un intuito profetico, ha voluto evitare a una banda di mediocri strapagati di indossare il nerazzurro in quel di Crotone.

1935, mi ricordo

Mi ricordo i 6 punti lasciati al Novara, facile immaginare che ricorderò anche Crotone.

Fra incompetenti, palloni gonfiati e mediocri, la disfatta di Crotone certifica che il problema dell’Inter esplode nei confronti diretti.