Più 11 a meno 8

Undici vittorie in avvio del girone di ritorno, nessuno le aveva mai fatte: andrebbe spiegato a Sconcerti e a quelli che parlano di un campionato modesto. È così modesto, che hanno appena vinto tutte le prime 7 della classifica e forse non basteranno 73-74 punti per andare in Champions. Mai successo prima.

La sesta vittoria con un solo gol di scarto – come la Juve di Allegri, che però veniva esalatata a modello – è venuta grazie a un capolavoro geometrico di Lukaku e Hakimi, finalizzato da Matteo Darmian, uno di quei calciatori che gli allenatori valutano meglio dei tifosi, se è vero che ha giocato più di 100 partite in Premier League (nello United, non nel Burnley) e 31 in Nazionale. Darmian aveva cominciato la partita come laterale destro, ha segnato agendo da laterale sinistro su percussione del laterale destro appena entrato.

Nessuna parata significativa di Handanovic, una pressione costante e molti tiri da fuori area. Ma Sanchez ha fallito l’occasione di farsi vedere dal primo minuto e l’assenza di Barella non è stata compensata da Sensi. La traversa di De Vrji sembrava preludere a una giornata deludente, ma Conte poteva estrarre dalla panchina Lautaro e Hakimi, e tanto è bastato. Semmai, non arrivo a capire perché sostituire sia Sensi che Eriksen, rinunciando al palleggio.

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Più 11 a meno 9

Quando arriverà, questo scudetto, andrà festeggiato più di altri.

A mia memoria, sarebbe il primo che l’Inter riesce a vincere senza essere la squadra più forte. Un merito in più. Un motivo di festa in più. Quando arriverà, valuteremo anche se c’è mai stata un’Inter “meno forte” che abbia vinto lo scudetto.

La squadra è stanca, ma gestisce con intelligenza questo calo di forma, rispetto a gennaio e febbraio. Sa soffrire e resta lucida. Lasciare il 70,2% di possesso palla al Sassuolo, non è un cedimento, piuttosto una scelta, pianificata da Conte, non disponendo di buoni palleggiatori, e scommettendo, ancora una volta, sulla devastante coppia d’attacco: 44 gol in 39 partite!

Mi piace ricordare un’altra statistica. Da quando si gioca con i 3 punti, nessuno era ancora riuscito a vincere le prime dieci partite del girone di ritorno. Nessuno… L’unica squadra paragonabile (ma il pareggio era una mezza vittoria, non una mezza sconfitta) fu il superlativo Milan di Arrigo Sacchi, nella stagione 1989-90, quella indirizzata dalla monetina sulla testa di Alemao.

Resto dell’idea che l’Inter stia giocando al 99% del suo potenziale, mentre Juve e Napoli siano rimasti largamente sotto (Gattuso con più sfortuna, per gli infortuni, Pirlo con più colpe).

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Inter-Sassuolo, prima

C’è la Juventus, e poi viene il Sassuolo.

Contro l’Inter, nessuna squadra di Serie A può vantare un rendimento migliore.

La categoria “bestia nera” può far sorridere, ma sarà il caso di non sottovalutare una statistica: fino al 2008, l’Unione Sportiva Sassuolo Calcio non aveva mai giocato nemmeno in Serie B, è emerso nella massima serie nell’estate 2013, a San Siro si è presentato sette volte, nella prima è stato sconfitto 1-0 (Samuel), si è liquefatto 7-0 nel settembre 2014 (tripletta Icardi, doppietta Osvaldo, Guarin e Kovacic), ma nelle ultime cinque occasioni non ha più perso, e ne ha vinte tre. In gol Berardi (3), Iemmello (2), Politano, Caputo e Magnani. In altri termini, negli ultimi sette anni e negli ultimi cinque confronti casalinghi l’Inter ha raccattato appena due punti.

A inizio stagione, gli attaccanti in rosa nell’Inter erano: Lukaku, Lautaro, Sanchez e Pinamonti. E tali sono rimasti.

A inizio stagione, gli attaccanti in rosa al Sassuolo erano: Caputo, Berardi, Boga, Defrel e Djuricic, e De Zerbi ha aggiunto Traoré, Haraslin e Raspadori. Per varietà e qualità tecniche, trovo sia l’attacco più imprevedibile del campionato, in estate riempirà le casse della società.

Oggi, De Zerbi non potrà disporre di Caputo e Berardi, ma anche di Locatelli e Defrel, di Ferrari e Bourabia. Mezza squadra assente, fra Covid e infortunati… Vero è che l’Inter dovrà rinunciare a Bastoni e Brozovic (squalifiche), a Kolarov e Perisic (infortuni), ma è evidente chi sta peggio. Come è evidente chi rischia di più: il Sassuolo giocherà con la forza dei nervi distesi, non farà drammi per qualsiasi risultato, mentre Conte sa bene che portarsi a più 11 sarebbe un passo decisivo.

La stanchezza di Barella e Hakimi e il mancato contributo in zona gol di Eriksen mi sembrano i fattori da sbloccare. Faccio notare, tuttavia, che non si può vincerle tutte e che prima o poi arriverà la partita che meriteresti di vincere e invece pareggi. E con un pareggio stasera, l’Inter salirebbe a più 9 dal Milan (più 10 con i confronti diretti), a nove giornate dalla fine. E intanto, fra Juve e Napoli qualcuno potrebbe pure deragliare. Firmerei per fare 4 punti fra Sassuolo e Cagliari.

Vengono continuamente aggiornate le classifiche dei contagiati, qualcuno lo fa per far credere che sia un campionato meno regolare di altri (certo più regolare del 2019-20, che fu interrotto per mesi), ma non tutti i contagi sono uguali, alcuni diventano negativi dopo dieci giorni, altri si trascinano la positività per tre settimane e più.

Trovo inquietante il modo in cui “la grande stampa” ci ha informato sul cluster in Nazionale, e trovo assurdo che si prometta di far entrare gli spettatori all’Olimpico, per gli Europei. Siamo ancora sul filo del rasoio, mente chi vuol far credere il contrario.

Torna Zhang, anzi sta per tornare

Più che sul mercato o in sedi politiche (Lega e affini), la “potenza di Suning” l’abbiamo vista nel trattamento riservato dalla grande stampa. “Servo encomio”, si definiva una volta.

Vi sottoposi questo sondaggio ai primi di febbraio, la maggioranza dei 250 votanti parrebbe apprezzare anche il Cartello di Medellin, se garantisse l’ingaggio di Mbappé, ma tutti noi siamo solo spettatori…

Persino quando è diventato chiaro che la società era in vendita, se si escludono i nemici giurati, che lavorano H24 per destabilizzare l’Inter, sugli Zhang si è preferito stendere una coltre protettiva. Tutta colpa di quei cattivoni dei comunisti cinesi (come se il patriarca di Suning non fosse ormai fra i massimi dirigenti), e persino l’incredibile scomparsa dei neocampioni del campionato cinese è stata rapidamente accantonata.

Sulla questione stipendi, la proprietà è riuscita a raggiungere un accordo con i calciatori e lo staff per la dilazione dei pagamenti. Il 31 marzo scadevano vari pagamenti – la rata di Hakimi, per esempio – e siccome mi fido di Bellinazzo (Sole 24 ore), ecco un altro sospiro di sollievo. Ma le incognite sono ancora troppe.

Da sei mesi si parla del nuovo main-sponsor, destinato a sostituire Pirelli.

Si parla dei crediti che Suning avrebbe con aziende cinesi, e i potenziali compratori pare li considerino inesigibili; è uno dei motivi per cui certe trattative si sono interrotte, mancando l’accordo tra le parti sulla valutazione complessiva della società.

Sulla questione stadio, il sindaco Sala (noto interista) ha sbagliato modi e tempi, ma la sostanza è che nessuno sa dire con certezza chi rappresenterà l’Inter davanti al Comune dopo le elezioni di ottobre.

Da tempo immemorabile si annuncia il ritorno a Milano di Steven Zhang per “la volata scudetto”: a questo punto, il giovane presidente seguirà solo le ultime 7-8 partite di un campionato che sta andando oltre le più rosee previsioni.

Al netto di tante retoriche, la sensazione è nitida: l’Inter sarà ceduta, ma Suning spera di farlo con lo scudetto sulle maglie.

Ai motivi di prestigio, si aggiunge la speranza che il valore della società possa crescere, coinvolgendo altri investitori, oltre a quelli che finora hanno inutilmente studiato i libri contabili.

Nel frattempo, Suning spera di trovare un accordo per la cessione di quote di minoranza, e chiunque sa che nessun socio di minoranza è disposto a pagare senza avere garanzie. Dunque, potrebbe trattarsi di una cessione a puntate, di una smobilitazione a scalare.

Quanto al nuovo marchio, la mia speranza è sia provvisorio e debba essere cambiato presto, per la necessità di arricchirlo con una doppia stella.

Quota scudetto in picchiata

Fino a ieri – ipotizzando che la Juve le vincesse tutte – poteva apparire che la Quota Scudetto fosse a 92 punti (91 se l’Inter avesse perso con meno di due gol di scarto all’Allianz). Oggi siamo scesi a 89, e sembra fare più paura il Milan, dopo l’imprevedibile disfatta bianconera contro il Benevento.

È evidente che basterà anche meno: il 15 febbraio avevo scritto che solo una squadra arriverà a 86-87 punti.

La vittoria del Milan ha il merito di tenere in alto i rossoneri, che rischiavano la sbandata finale. E il 9 maggio (una settimana prima di Juve-Inter) si gioca Juventus-Milan. È chiaro che dopo uno schiaffone così bruciante, la Juve si gioca tutto nelle prime partite dopo la ripresa: il derby, contro un Torino disperato, la famigerata Juve-Napoli del 7 aprile, poi il Genoa in casa e la trasferta a Bergamo. Se in queste 4 partite la Juve facesse 12 punti, torneremo a temere la rimonta, ma se – come prevedo – non ne farà più di 8-9, la Quota Scudetto precipiterà così in basso, che all’Inter basterebbe un ritmo appena sufficiente. Leggi il resto dell’articolo

3368, mi ricordo

Mi ricordo che nemmeno alla fine dell’estate l’Inter è stata tre intere settimane senza giocare.

Autocitazioni (per chi si fosse svegliato ieri)

14 febbraio 2021: “Quanto al Milan – senza riaprire la polemica sui punti derivanti dai calci di rigore – mi pare sia una macchina di cristallo, briosa e spumeggiante quanto tutto gira per il verso giusto, ma facile a rompersi (sconfitte come Lille e Atalanta, l’Inter non ne ha mai subite), una squadra difficile da mettere a fuoco, perché ha molti interpreti (Saelemekers, Tomori, Leao, Hague, Dalot…) che si conoscono poco, Theo concede tanto in difesa, insomma non la vedo in grado di fare 85 punti, e non mi meraviglierei se venisse risucchiata nella bagarre per la Zona Champions. Napoli, Atalanta e Lazio non mi paiono inferiori”.

13 marzo 2021: “Più volte, ho scritto di considerare la rosa del Napoli seconda solo alla Juve, di valore pressoché equivalente a quella dell’Inter… eppure, continuo a credere che il potenziale a disposizione di Gattuso sia di prim’ordine. In campionato, nessuno ha messo alle corde l’Inter come ha saputo fare il Napoli… il peggio sembra essere passato, e il quarto posto non è poi così lontano”.

21 dicembre 2020: “A me pare che il potenziale della Juve resti nettamente superiore a quello delle avversarie. Se lo scudetto si vince oltre i 90 punti, sarà il decimo… CR7 sembra avviato a battere il record di Higuain”. Titolo del post: “La mia certezza: chi arriva davanti alla Juve vince lo scudetto”.

Usciamo dalla ventisettesima giornata con la certezza che l’Inter sa vincere in tanti modi, che il Milan arriverà ad almeno 10 punti, e che la Juve non molla. Del resto, gioca con un Regolamento tutto suo, può far spostare le partite a proprio piacimento, prima Frabotta poi Ronaldo infrangono il Codice Penale e se la cavano con un giallo (questi spudorati si abituano e poi si lamentano per gli arbitraggi in Champions). Leggi il resto dell’articolo

Doppiette, confronti diretti, i limiti nel primo tempo

Nel far capire perché l’Inter si trovi in testa, questa tabella mostra come a mancare, semmai, siano i punti con le squadre più deboli (quelli che immancabilmente raccoglie la Roma, che sarebbe prima in un campionato senza le “grandi”).

Nel suo essere il miglior attacco della Serie A e nell’aver già segnato 75 gol in 36 partite (una rete ogni 42-43 minuti), l’Inter può puntare a Quota 100 (giocherà 48 partite), ma dovrà migliorare il rendimento nei primi tempi, che continua ad essere molto inferiore ai secondi: 24 gol a 51.

Appurato che la Lula ha segnato 39 volte su 75, un altro dato mi pare significativo: riguarda gli autori di doppiette, che sono già quattro: Lukaku ha segnato in 17 partite e per sei volte una doppietta (Benevento, Borussia, Torino, Borussia, Benevento, Lazio). Lautaro ha segnato in 11 partite, due le doppiette (Fiorentina e Milan) più la tripletta al Crotone. Hakimi ha fatto doppietta al Bologna, Sanchez al Parma: il marocchino ha segnato in 5 partite, il cileno in 4. E chi si è alzato dalla panchina ha segnato 6 gol. Leggi il resto dell’articolo

Il Napoli al completo (facciamo finta di credere ancora al calcio italiano)

Milan-Napoli, Juventus-Napoli e Roma-Napoli: in sette giorni avremo più di un verdetto e non sarei stupito se Gattuso uscirà da questo trittico con 5-6 punti.

Più volte, ho scritto di considerare la rosa del Napoli seconda solo alla Juve, di valore pressoché equivalente a quella dell’Inter. La gestione del Caso Milik mi è parsa autolesionista, ancora non capisco la strategia dei due portieri che si alternano, ma resta sorprendente che il Napoli stia così indietro.

Sesto, a 15 punti dall’Inter (12 ipotizzando che batta la Juve), ha già accumulato 8 sconfitte: eppure, continuo a credere che il potenziale a disposizione di Gattuso sia di prim’ordine. In campionato, nessuno ha messo alle corde l’Inter come ha saputo fare il Napoli, finendo con un pugno di mosche, perché ci sono stagioni che girano storte e non puoi farci niente. Il Napoli ha il terzo attacco del campionato e la terza differenza-reti, nettamente migliore di quella del Milan, che lo precede di 9 punti.

Al completo, il Napoli non lo abbiamo quasi visto. È stato menomato dalle lunghe assenze – infortuni o Covid – di Koulibaly, Osimhen, Mertens, Ghoulam, Hysai, Fabian Ruiz e Lozano. Nessuno della rosa le ha giocate tutte, il più presente è Politano, non dico altro… In varie partite, Gattuso ha dovuto inventarsi interi reparti. Ma il peggio sembra essere passato, e il quarto posto non è poi così lontano. Ovvio che per una settimana, il tifoso interista debba tifare Napoli.

Anziché buttarlo nel cestino, ecco il post che avevo impostato giorni fa per pubblicarlo domani. Ma ieri abbiamo assistito all’ennesimo scandalo del calcio italiano. Incredibile a dirsi, vi è coinvolta la Juventus, con la patetica complicità di De Laurentiis. Leggi il resto dell’articolo

In che mani finirà l’Inter? Entro stasera chiudo il sondaggio, chi ancora non ha votato, può farlo…

3358, mi ricordo

Mi ricordo che ogni volta che la Juve viene eliminata questo blog ha un’impennata di contatti, tendenzialmente superiore a qualsiasi vittoria dell’Inter.

Meglio un uovo oggi: la Juve fuori!

Fra i motivi essenziali per cui continuo a seguire il calcio e altri sport sfigurati dal denaro, rispetto a quando ho cominciato ad amarli, c’è quello identificato da artisti sudamericani come Soriano e Galeano: il periodico ritorno all’infanzia.

Siamo persone diverse, a sessantuno anni, rispetto a come eravamo a dodici, a trenta o anche a cinquanta (a cinquanta, per dire, si può festeggiare un Triplete). Siamo persone diverse, diamo importanza a cose diverse, reagiamo diversamente alle vittorie e alle sconfitte esistenziali, nella vita quotidiana, forse è inevitabile un disincanto rispetto a certe passioni giovanili, eppure qualcosa resta testardamente identico.

Ricordo gli amici di certe discussioni primaverili alla fine degli anni Sessanta, discussioni rifatte nei Settanta e negli Ottanta e nei Novanta: a un certo punto, la Juve doveva giocare una partita decisiva in Coppa, e se fosse stata eliminata avrebbe potuto concentrare le proprie energie sul campionato, ma cosa desiderava il tifoso interista – e io fra loro?

Che venisse eliminata. Meglio se immeritatamente.

La sorte europea della Juve è la più nitida dimostrazione del detto “Meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Leggi il resto dell’articolo

Verso il capolavoro di Antonio Conte

Basta confrontare le prima sette partite del girone d’andata con quelle di ritorno, per capire cos’è cambiato: all’andata 12 punti, al ritorno 21. E se si va più in profondità, si scopre che la differenza reti era 16 a 11 ed è diventata 18 a 2, che all’andata l’Inter subì gol in sei delle sette, al ritorno solo in due (e in entrambi i casi mentre già vinceva con due gol di scarto).

Il confronto può proseguire con le formazioni. Si tende a dimenticare che l’Inter giocò la finale di Europa League il 21 agosto, che Barella e Bastoni fecero otto giorni di ferie e poi andarono in Nazionale, che il nuovo campionato riprese il 26 settembre, senza amichevoli, e il 4 ottobre si era già giocata la terza giornata… La prima Inter della stagione 2020-21 vedeva in campo D’Ambrosio, Kolarov, Young, Gagliardini… e il terzetto difensivo formato da Skriniar, De Vrji e Bastoni giocò solo due delle prime undici partite.

Partite come quella con l’Atalanta (ma anche quella contro il Parma), nel girone d’andata l’Inter non era capace di farle. Infatti, sprecò punti all’Olimpico con la Lazio, a Genova con la Samp, ancora all’Olimpico con la Roma, senza dimenticare il derby, giocato con una formazione così raffazzonata, ce Conte si concesse appena due cambi, dei cinque potenziali.

Asetticamente, Inter-Atalanta era davvero da 0-0, come avevo sperato. Chi valuta le partite “ai punti” ha ragione nel sostenere che sarebbe stato più giusto un pareggio… Si è vinto per un gol in mischia, si è costruito poco, si è subito poco, Conte ha “rispettato” la forza dell’Atalanta, la squadra che da tre anni esprime il calcio più moderno in Italia, chiedendo ai suoi di evitare ogni sbilanciamento, nella convinzione che in questo periodo un gol arriverà comunque. Ha riesumato Vidal nella parte più fisica della partita, ma l’ha sostituito con Eriksen quando ha pensato che i ritmi si sarebbero abbassati. L’Inter ha giocato una partita difensiva straordinaria, con Handanovic chiamato solo a due interventi (da dicembre è tornato il grande portiere che è stato per nove anni, con l’eccezione del pasticcio con Bastoni che è costato la Coppa Italia) e marcature preventive ai limiti della perfezione, se si considera che anche stavolta nessuno ha rimediato un cartellino giallo. Giustamente, Conte ha sottolineato la prestazione di Lautaro, che ha fatto solo mezzo tiro in porta ma ha contribuito – come non sanno fare CR7 e Morata, Ibra e Rebic, e come sapeva fare Samuel Eto’o – alla compattezza della squadra.

Chi critica l’Inter dell’8 marzo per il gioco poco spettacolare ha la memoria corta: è la squadra che ha segnato più gol e con la migliore differenza reti. Anche all’epoca di Mourinho – prima degli sfolgoranti quattro mesi del Triplete – vedemmo molte partite asfittiche, e quella rosa era molto superiore a questa.

Per fortuna (e, immagino, per i meriti di chi cura la preparazione), l’Inter può disporre di tutta la rosa, ma anche l’Atalanta ieri sera era al completo, al punto da far salire dalla panchina Ilicic, Pasalic e Muriel. E Gasperini veniva da tre trasferte consecutive senza subire gol,

L’Inter oggi compie 113 anni. Da Suning, nessuna novità. Del nuovo stadio, se ne riparlerà chissà quando. Per fortuna, ci sono Marotta e Conte, di gran lunga il miglior dirigente e il miglior allenatore possibile.

Zero a zero, dove devo firmare?

Capita, ogni tanto, che una giornata di campionato regali solo risultati negativi.

Alle spalle dell’Inter, hanno vinto la seconda, la terza, la quarta e la quinta. Non solo: la Juve ha battuto la Lazio disputando una delle partite più convincenti (sarà un caso, senza CR7), e il Milan è andato a espugnare Verona, nonostante 5-6 assenze pesanti. Sono segnali che confermano come – al netto della variabile Covid – solo la malafede e l’ottusità di certi opinionisti possano giustificare banalità come “solo l’Inter può perdere questo campionato”.

Possono vincerlo tre squadre, e ce ne sono cinque o addirittura sei che possono superare i 70 punti. Già stasera, potremmo avere cinque squadre sopra i 50 punti alla 26esima: mai successo… Avremo le idee più chiare dopo Juve-Napoli del 17 marzo. Leggi il resto dell’articolo

Il favoloso mercato di gennaio

Dopo lo 0-0 a Udine, era inimmaginabile un inizio del girone di ritorno di questo livello: 6 partite e 6 vittorie, 17 gol fatti e 2 subiti, prestazioni eccezionali nel derby e contro la Lazio, prestazioni essenziali contro Benevento, Fiorentina e Genoa. E la vittoria di ieri sera, coincisa con le prevedibili difficoltà nell’affrontare una squadra con un piede in Serie B, reduce da due pareggi subiti in rimonta, con un nuovo-vecchio allenatore che potrebbe pure fare il miracolo di salvarla, se solo potrà contare su attaccanti di ruolo.

Oggi l’Inter è la squadra più forte della Serie A. Viaggia al ritmo stellare dei 90 punti, dopo aver girato a 41. Ma non mi stancherò di ripeterlo: è una stagione particolare, il rischio Covid continuerà ad aleggiare, e la rosa nerazzurra ha almeno tre titolari indispensabili, tre ruoli senza vere alternative. Leggi il resto dell’articolo

Schizofrenie

Oggi o domani arriveremo a tre milioni di contagiati (facile immaginare siano almeno il doppio), il 6 o il 7 marzo saremo a centomila morti, tutte le peggiori curve che tornano a salire… Ma gli stessi che ostentavano di non portare la mascherina, e negavano la possibilità di una Seconda Ondata, davanti alla Terza ci fanno lezioni sui vaccini, e chiedono di estendere la somministrazione anche allo Sputnik.

Il nuovo governo scrive un nuovo decreto per aiutare le fasce della popolazione più colpite dal punto di vista economico… Nessuno osa negare la “continuità” con i famigerati Dpcm del governo precedente, ma c’è una grande novità: il decreto non parlerà più di “ristori”, ma di “sostegno”.

Sembra ormai certo che la sospensione della democrazia riceverà un ulteriore timbro, con il rinvio a ottobre delle regionali in Calabria e delle amministrative a Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e in 1200 altri Comuni… Ma a giugno l’Italia insiste nel voler ospitare le partite dei campionati europei di calcio, mentre Glasgow, Dublino e Bilbao hanno già cancellato i loro appuntamenti. Leggi il resto dell’articolo

Suning, almeno risparmiaci il Qatar…

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Nuova prova di forza

Gol alla prima azione, non è passato nemmeno un minuto: quante volte l’abbiamo visto fare ad altri? Poi, scopri che il gol di Lukaku è di destro, da una ventina di metri, dopo un rapidissimo uno-due con il gemello del gol: insomma, meglio non si poteva mettere.

Peccato che per chiuderla siano stati necessari altri 68 minuti e una dozzina di occasioni sprecate. Garbage Time finale, con quattro dei cinque cambi che in autunno erano titolari fissi.

Girone di ritorno a punteggio pieno, l’Inter che ha travolto il Genoa avrebbe fatto lo stesso con lo Shakhtar, sia all’andata che al ritorno, e oggi non vedo in Europa 5-6 squadre più forti. Ma la strada è lunga, 14 partite assegnano 42 punti, insisto nell’auspicare che Juve-Napoli si giochi il 17 marzo, ma non mi faccio illusioni sulla pandemia: in qualunque momento può scoppiare un focolaio, temo che marzo sarà un mese terribile, già Lazio-Torino è appesa a un filo e nessuno osa più parlare di stadi riaperti al pubblico.

Altro aspetto da non sottovalutare, nessuna ammonizione. Va riconosciuto che il Genoa non ha scelto la strada dell’agonismo, ha in vista il derby, è venuto a San Siro un po’ distratto (anche la Samp ha fatto turn over massiccio). Non ricordo le ultime ammonizioni di Barella e di Brozovic, ma scommetto che contro il Parma – con vista sull’Atalanta – Conte ne risparmierà uno, forse il croato. Leggi il resto dell’articolo

Campionato a meno 15

Immagino lo sappiate, sennò ve lo dico io: gli scudetti si vincono innanzitutto fuori dal campo… Non sto parlando delle convulsioni di Suning e neanche della spada di Damocle del Covid (temo che fra 15 giorni si valuterà di sospendere il campionato): mi limito a considerare ciò che va fatto per giocare ad armi pari.

Se per un attimo immaginassimo la Juventus nei panni dell’Inter – un po’ lo siamo, ma la differenza è ancora abissale – già alla mezzanotte di giovedì avremmo cominciato a tempestare di telefonate chi fa il calendario di Serie A: l’eliminazione del Napoli in Europa League ha aperto una possibilità per il recupero della famigerata Juventus-Napoli di settembre: ecco la data, mercoledì 17 marzo. Bisogna che quella partita si giochi quando ancora ha un senso per entrambe le squadre. Se il Napoli tracolla, i tre punti per i bianconeri diventano scontati. Dopo i precedenti del 2020, quando l’Inter venne costretta a giocare più partite degli altri in meno giorni, sarebbe inaccettabile che Juve-Napoli continuasse a galleggiare nel limbo: se la Juve non vince quella partita, la Quota Scudetto si abbassa e l’Inter può gestire qualche pareggio.

Mancano 15 partite, è mia opinione che lo scudetto si vinca a 86-87 punti (forse anche 85), l’Inter ne ha 53, 4 di vantaggio sul Milan e 5 virtuali sulla Juve. Leggi il resto dell’articolo

Le partite migliori e quelle peggiori (finora)

Per come vedo il calcio – valore dell’avversario, costruzione di nitide palle-gol, riduzione al minimo dei rischi, dominio tattico, fattore campo, minimo peso specifico associato agli episodi – ecco le 5 migliori partite giocate dall’Inter in questa stagione:

  1. Inter-Lazio 3-1
  2. Borussia-Inter 2-3
  3. Inter-Juventus 2-0
  4. Milan-Inter 0-3
  5. Sassuolo-Inter 0-3

Ed ecco le 5 peggiori:

  1. Inter-Real Madrid 0-2
  2. Inter-Shakhtar 0-0
  3. Inter-Parma 2-2
  4. Inter-Milan 1-2
  5. Udinese-Inter 0-0

Filastrocca della formazione-tipo

Handanovic / Skriniar, De Vrji, Bastoni / Hakimi, Barella, Brozovic, Eriksen, Perisic / Lautaro e Lukaku. Il calcio moderno non costruisce filastrocche alla “Sarti, Burgnich e Facchetti”, ma mi pare evidente che se vinceremo lo scudetto questa sarà la formazione che resterà nella memoria. E il gol del 2-0, mostrato tutto, dall’inizio alla fine, dovrebbero insegnarlo a Coverciano, alla voce “costruzione dal basso”.

Eppure, l’abbiamo vista all’opera solo un paio di volte, la formazione-tipo. Fino a 15-20 giorni fa, sembrava ovvio che Eriksen fosse “fuori dai programmi” e Perisic “inadatto a coprire tutta la fascia”. Ora, anche chi ha un’antipatia irriducibile verso Antonio Conte – come sapete, non è il mio caso – dovrebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscergli una duttilità e una disponibilità a cambiare non dissimile da quella di Mou, quando sacrificò Amantino Mancini e Quaresma, o quando introdusse Pandev al posto di un centrocampista.

Antonio Conte ha preferito Eriksen a Vidal nella partita più importante della stagione: chi l’avrebbe detto? È lo stesso Conte che non aveva esitato a panchinare Kolarov, sconfessando le sue stesse scelte. E sfidare il Milan con un assetto iper-offensivo (le due punte più Hakimi, più Eriksen, più Perisic) come si concilia con le rappresentazioni caricaturali secondo le quali Conte, al dunque, avrebbe sempre “il braccino”?

Oggi si può ragionevolmente sostenere che la formazione-tipo dell’Inter sia da scudetto. Purtroppo, questo assetto non lo si vedrà molto spesso, nelle restanti 15 partite. Già alla prossima mancherà Hakimi. Poi arriveranno le inevitabili squalifiche di Barella, Brozovic, Lukaku, Bastoni. C’è da sperare che la formazione di ieri possa venire schierata nelle occasioni più difficili, almeno sulla carta: contro Atalanta, Roma, Napoli e Juve. Ma è lecito dubitarne. Leggi il resto dell’articolo

3340, mi ricordo

Mi ricordo un solo derby visto a San Siro, era il 3 marzo 2002, brutta partita risolta da Vieri, di coscia, a un quarto d’ora dalla fine, migliore in campo Gresko.

Gestire le squalifiche

“L’Inter non gioca le coppe”. Tipica frase che si può etichettare solo in due modi: banalità o malafede.

Chi la pronuncia, nel 90% dei casi, vuole alludere al fatto che l’Inter può riposare (e allenarsi meglio) mentre altri si sfiancano in giro per l’Europa.

Ma se si fanno i conti, si scopre che l’Inter giocherà ancora 16 partite, il Milan potrebbe fermarsi a 17 o a 19, la Juve ne giocherà almeno 19 perché andrà pur recuperata la èpartita con il Napoli…. Davvero fa tanta differenza?

Perdessimo il derby, dovremmo forse pensare che è più grave perché affrontavamo un Milan stanco, anzi stremato? A Belgrado, Pioli ha mandato in campo solo tre calciatori di movimento, solo tre fra quelli che ripresenterà domenica pomeriggio.

“I campionati si vincono con i dettagli”. Tipica frase che si può etichettare solo in due modi: banalità o l’ha detta Mourinho.

Prima della partita con la Lazio, avevo scritto di valutare positivo anche un pareggio, purché Barella e Bastoni e Brozovic avessero evitato la squalifica nel derby.

Contro il Milan, mi ripeto, con una variante: a Barella, Bastoni e Brozovic (alcuni sotto diffida da più di un mese) si sono aggiunti Hakimi e Lukaku, la cui ammonizione è fra le più scandalose di questo campionato. Dunque sono ben 5 i cartellini gialli da “gestire”. Com’è noto, Calabria ha scelto di farsi ammonire per scontare la squalifica con lo Spezia: cosa vuoi che succeda con lo Spezia?

Dopo il derby, l’Inter affronterà il Genoa in casa e poi andrà a Parma. A seguire, Inter-Atalanta. Dunque, bisognerà evitare di giocare contro la Dea senza 3 o 4 fra i titolari più decisivi. Nel derby, andrebbero rimediati un paio di “gialli” scientifici, e altrettanti contro il Genoa.

PS – i risultati parziali del sondaggio – assai diversi da quelli pre-Lazio – mi sembrano di un ottimismo scriteriato.