Maigret in Corte d’Assise, Georges Simenon, 1960

Per come viene proposto dalla seconda metà degli anni Cinquanta, Jules Maigret non sembra nutrire grande fiducia nel sistema giudiziario. Tradotto da Laura Frausin Guarino, Maigret aux Assises è il cinquantacinquesimo dei 75 romanzi dedicati al commissario, scritto nel novembre 1959 e pubblicato da Presse de la Cité l’anno successivo. In copertina, un ritratto fotografico di Françoise Arnoul, scattato da Sam Lévin: attrice di una certa notorietà negli anni Cinquanta – diretta da Verneuil, Renoir, Decoin, Guitry, Chenal, Carné e Vadim – Arnoul apparve anche nel film a episodi I vinti, regia di Michelangelo Antonioni.

È in Corte d’Assise, con quell’apparato freddo e impersonale, che vanno a chiudersi gran parte delle inchieste condotte dalla polizia giudiziaria. Cerimoniali e rituali vengono vissuti da Maigret con disincanto. Ha compiuto cinquantatré anni, ne mancano solo due alla pensione, la prospettiva di lasciare il Quai des Orfèvres ha assunto un’improvvisa concretezza con l’acquisto a Meung-sur-Loire di una casetta dove i coniugi Maigret avrebbero passato la vecchiaia. Era accaduto da poche settimane, quella casa l’avevano individuata per caso e comprata a un’asta.

Ora, ai primi di ottobre, per la trentesima volta, Maigret veniva chiamato a testimoniare in un processo condotto dal giudice Xavier Bernerie. Il caso in questione è un duplice omicidio: sgozzata una donna di sessantadue anni, Léontine Meurant, soffocata con dei cuscini una bambina di cinque, figlia di una vicina. La padrona di casa era ricca e senza figli, tutte le sue ricchezze stavano in quella casa ed erano state rubate.

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Lo scialle di Marie Dudon e altri racconti, Georges Simenon, Adelphi

Nella traduzione di Marina Di Leo, sono qui raccolti 10 dei 178 racconti pubblicati da Simenon fra il 1929 e il ’62. Furono scritti nel 1940, quando lo scrittore aveva trentasette anni e viveva in Vandea. In copertina, una xilografia di Félix Vallotton, Intimità V. Il denaro, 1898.

Prevale un’atmosfera malinconica, ognuno dei protagonisti è assillato dalla mancanza di amore o denaro. Ognuno di loro vorrebbe cambiare vita. A parte l’ultimo, questi racconti sono ambientati lontano da Parigi.

Valérie si alza sempre all’alba, gestisce una piccola drogheria di paese, la domenica non manca mai alla prima messa, anche quando fa freddo e ha i geloni. Vive con l’anziana madre, da tempo malata, ha due sorelle sposate (di nessun aiuto) e un fratello, “un buono a nulla che a trentadue anni non aveva ancora un lavoro fisso e a cui bisognava dare di continuo soldi per salvarlo dalla galera”. Quella domenica mattina, Valérie scopre che la madre la inganna, si approfitta di lei, fingendosi più malata di quanto non sia, pur di evitare l’ospizio. Decide di andarsene immediatamente: andrà a fare la sarta in città. Invece…

Poco dopo l’alba, nell’hotel des Deux-Continents a Cherbourg, una domestica va a svegliare chi parte su qualche nave; “la hall era fredda, umida. Odorava di mare e di pesce”. I viaggiatori che sbarcano vanno a rimpiazzare quelli che se ne sono andati. C’è una coppia di anziani che non parla con nessuno, stanno all’hotel da tre settimane, già cinque navi sono arrivate dall’America senza scaricare il loro figlio. Parlano una lingua incomprensibile, non si riesce nemmeno a decifrare il passaporto: l’albergatore è giunto alla conclusione che siano albanesi. Ma ora vuole essere pagato, diffida che abbiano i soldi per farlo. In realtà, i due vecchi sono ricchissimi: nel portafogli, l’uomo ha un assegno da diecimila dollari, speditogli da New York. Ma non riescono a farsi cambiare l’assegno e quando il figlio finalmente arriva, trova la polizia ad attenderlo…

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Il commissario Maigret [Maigret tend un piège], Jean Delannoy, 1958 – [filmTv82] – 7

A cinquantaquattro anni, settimo nella lista, Jean Gabin arriva a interpretare Jules Maigret. Lo farà altre due volte (nel 1959 e nel 1963), dieci in totale i suoi film tratti dalle pagine di Simenon. In questa coproduzione franco-italiana, la trama si discosta da quella del romanzo, che da noi è uscito come La trappola di Maigret.

A ventisei anni, Annie Girardot – prima di Rocco e i suoi fratelli e I compagni – assume con Lucine Bogaert i ruoli più importanti, la moglie e la madre del sospettato. Si fanno notare anche Jean Desailly (Marcel), Lino Ventura (ispettore Torrance) e Jeanne Boitel (Louise, la signora Maigret).

Non ricordo Maigret impegnato in altre indagini così sanguinose. Nel Marais, il quartiere più affascinante di Parigi, si sono già trovati tre cadaveri, tre donne formose e brune, uccise all’aperto con un’arma da taglio. Opera di un serial killer, senza dubbio. Ed ecco il quarto omicidio, seguito da una telefonata alla polizia, che solo il giorno dopo Maigret interpreterà come frutto dell’esibizionismo di un killer che lo sfida apertamente.

Fra un delitto e l’altro, l’intervallo di tempo si sta abbreviando. Maigret prova a imbastire una trappola, coinvolge una dozzina di poliziotte e finge di aver messo le mani sull’assassino. Scopriremo che i delitti derivano da un trauma infantile, che la perversione sessuale si sfoga in quella forma, che qualcuno conosce bene il colpevole, ma lo protegge per amore. L’ambientazione è mirabile, fra retrobottega, vicoletti, portici, sedie di legno portate sulla strada per conquistare un po’ di fresco.

Risolto il caso, con due colpevoli che meritano il massimo della pena e il massimo della pietà, l’ultima inquadratura ci mostra Maigret che si incammina sotto la pioggia: il volto di Gabin non è quello di un vincitore, la pioggia laverà via solo una piccola parte del male con cui è condannato a convivere.

La trappola di Maigret, Georges Simenon, 1955

Quarantottesimo dei 75 romanzi che hanno per protagonista Maigret: è una storia parigina, torbida e sanguinaria come raramente accade di trovarne nella sconfinata produzione di Simenon. Per il commissario si tratta di “uno dei casi più angoscianti della sua carriera. Non si trattava solo di scoprire l’autore di un delitto; il problema nei confronti della società non si limitava a punire un assassino. Era un problema di difesa del cittadino. Cinque donne erano morte e nulla faceva sperare che la lista terminasse lì”.

Maigret deve fermare il serial killer che con un coltello ha già ucciso cinque donne a Montmartre. Donne comuni, senza nulla che le colleghi, se non una vaga somiglianza fisica (figure piccole e rotonde), il luogo e l’ora dei delitti (appena si fa buio), il modus operandi (dopo averle accoltellate, l’assassino straccia le vesti, ma non le violenta, né le deruba). La trappola consiste nel tentativo di scuotere la psiche dell’assassino, fingendo di aver identificato il colpevole, così da spingerlo a uscire allo scoperto. Maigret scommette sul fatto che l’assassino vorrà reagire, manifestando un orgoglio esibizionista.

Parigi è avvolta in una calura micidiale, “tenere le finestre aperte non serviva a nulla: entrava solo un’aria calda che sembrava essere emanata dall’asfalto molle, dalle pietre bollenti o dalla Senna stessa che, da un momento all’altro, ci si aspettava di veder fumare come acqua sul fuoco”. Gli accaldati giornalisti che stazionano nei corridoi del Quai des Orfèvres abboccano all’amo e diffondono la notizia dell’arresto di un uomo sospettato dei delitti di Montmartre. Non resta che aspettare.

Maigret chiede la collaborazione della polizia femminile, una delle ausiliarie viene aggredita dall’assassino, si salva, ma quello riesce a fuggire, mostrando di conoscere bene la zona. Unica traccia: nelle mani della donna è rimasto un bottone.

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Maigret e il caso Nahour, Georges Simenon, 1967

È a letto con la moglie e sta facendo un brutto sogno, il commissario Jules Maigret, quando viene svegliato dal telefono. È l’una e mezza di notte, a chiamare è il dottor Pardon, i Maigret erano andati a cena da questi amici la sera prima. Le due coppie si conoscono da una decina d’anni e si invitano a turno, una volta al mese. La notte del 14 gennaio, a Parigi la temperatura è scesa a dodici gradi sotto zero, la città è paralizzata dal gelo, rientrando dalla cena il commissario è scivolato pesantemente sul ghiaccio, nel tornare a casa Pardon cammina con estrema circospezione.

L’amico medico gli racconta che verso l’una si è presentata una coppia di sconosciuti, giovani e molto distinti. La donna perdeva sangue. L’uomo ha detto di non conoscerla, si era limitato a soccorrerla dopo aver visto che le avevano sparato da un’auto in corsa. Dopo la medicazione, prima che il medico potesse chiedere le generalità, la donna ferita era scomparsa, insieme all’uomo che l’aveva accompagnata.

“Maigret considerava Pardon il suo unico amico”, nel tempo avevano scoperto di intendersi e di condividere molte cose, eppure non si erano mai dati del tu. Il medico, che teme di finire nei pasticci, è sicuro che quei due si conoscessero intimamente e che appartenessero all’alta società. Sui trent’anni, lei poteva essere nordica, così bionda ed elegante, lui gli era parso un ispanico, forse un po’ più giovane. Della donna non aveva mai sentito la voce.

Bastano poche telefonate a Maigret per verificare che la coppia (lui colombiano, lei olandese) è già volata ad Amsterdam. E al mattino, scopre che quella notte si è verificato un delitto, la vittima un tale Félix Nahour, libanese, nella grande villa affittata sul Parc Montsouris.

Dalla forma del seno, Pardon aveva dedotto che la donna avesse allattato: ora, sul luogo del delitto, Maigret vede la foto di una bionda che corrisponde alla descrizione, insieme a due bambini: si tratta della moglie del morto, Evelina Nahour. Sotto il cadavere viene trovata una pistola che corrisponde al proiettile estratto da Pardon. È chiaro che la ferita di Evelina è stata inferta in quella casa, nel corso della colluttazione che ha portato all’omicidio.

Un 13 febbraio, quello del 1903, nasceva a Liegi Georges Simenon

Se digitate “Simenon” nel motore di ricerca in alto a destra, trovate un centinaio di libri. 

Non potei dirlo di nessun altro.

La Locanda degli Annegati, Georges Simenon, 1944

Adelphi ha ristampato i 28 racconti sul commissario Maigret che affiancano i 75 romanzi.
Questa è la seconda raccolta, che contiene L’innamorato della signora Maigret (voto 8), La vecchia signora di Bayeux (7), La Locanda degli Annegati (6) e Stan, l’assassino (6).

La Locanda degli AnnegatiA dare il titolo alla raccolta, è il racconto  ambientato a Nemours, un centinaio di chilometri a sud di Parigi. Fu scritto nel 1938.

Maigret è arrivato il giorno prima per sistemare “una questione di poco conto”, per caso di trova a dover gestire un’indagine per omicidio. Pioveva da giorni, era autunno inoltrato, la Locanda dei Pescatori tutti la chiamavano la Locanda degli Annegati: lì accanto passa il canale di Loing, da dove sono stati ripescati molti cadaveri. Questo sembra essere un incidente stradale, ma l’auto ripescata contiene nel bagagliaio una giovane donna dai capelli biondo platino: è morta tre giorni prima, le avevano tagliato la gola.

La morta ha circa 45 anni, non può essere confusa con la ventenne che faceva parte della coppia che ha cenato e dormito nella locanda, per poi scomparire. Viviane è il nome di questa ragazza, e Maigret lo scopre quando si presenta il padre, un notaio di Versailles, che gli dice che è fuggita di casa, volendo sposare – contro il suo parere – un giovane cacciatore di dote…

 

Rue Pigalle e altri racconti, Georges Simenon

Vennero scritti in poche settimane, fra l’ottobre 1936 e il gennaio ’37, e uscirono su Paris-Soir Dimanche, per poi essere raccolti in volume nel 1944. Da notare che è sempre inverno, in questi racconti…

All’epoca, Simenon aveva già composto 19 romanzi su Maigret, ma fra il ’34 e il ’39 c’è una lunga pausa, un’interruzione, gli interessi dello scrittore si reindirizzano verso un altro orizzonte di scrittura, quello che dà origine ad alcuni fra i più famosi romans durs.

La forma del racconto non consente a Simenon quelle magnifiche divagazioni che raffreddano la tensione e poi la esaltano, quegli esercizi di psicologia applicata su Maigret, la moglie, gli ispettori del Quai des Orfèvres, i sospettati e i colpevoli, la varia umanità che il commissario scandaglia e mette a nudo con il suo personalissimo istinto. Nella brevità del racconto, la trama si concentra sulla scoperta del colpevole. Sono variazioni sul tema della verità che non è mai (o quasi mai) come appare.
I racconti che preferisco sono Il caso di boulevard Beaumarchais e Un errore di Maigret.

È sera: dal mattino, nel suo ufficio al Quai, Maigret sta interrogando una diciottenne, Nicole, la sorella della morta. È “congestionato, aveva gli occhi lucidi e l’aria di chi avrebbe dato chissà che cosa per una boccata d’aria fresca”. Non potendo, si fa portare dalla brasserie Dauphine un vassoio con birre e panini. Leggi il resto dell’articolo

Jules Maigret secondo Georges Simenon

ROMANZI LETTI: 39 su 75

1 – Pietr il lettone (1931)

https://rudighedini.wordpress.com/2019/12/29/pietr-il-lettone-georges-simenon1931/

4 – L’impiccato di Saint-Pholien (1931)

https://rudighedini.wordpress.com/2019/12/29/pietr-il-lettone-georges-simenon1931/

5 – Maigret e la vita di un uomo (1931)

https://rudighedini.wordpress.com/2019/12/04/maigret-e-la-vita-di-un-uomo-georges-simenon-1931/ Leggi il resto dell’articolo

Maigret e l’uomo della panchina, Georges Simenon, 1953

Un ottobre assai piovoso. Louis Thouret, di professione magazziniere, viene trovato con un coltello nella schiena, in un vicolo buio che dà sui Grands Boulevards, proprio nel momento di massima animazione. Sul cadavere c’è un documento di identità, Maigret deve informare i famigliari, e sono pagine di notevole impatto psicologico.

Al mistero dell’omicidio se ne aggiunge un altro: che faceva in realtà Thouret, se la società per la quale aveva lavorato vent’anni, da tre era stata chiusa? La vedova ne era all’oscuro e non aveva il minimo sospetto. In obitorio, protesta perché al marito sono state messe delle scarpe gialle e una cravatta rossa che il defunto non ha mai posseduto.

“Da tre anni il signor Louis – come lo chiamavano gli ex colleghi e la portinaia di rue de Bondy – partiva ogni mattina con lo stesso treno da Juvisy per tornarvi con lo stesso treno ogni sera, portandosi il pranzo in un sacchetto di tela cerata nera, come aveva fatto per tutta la vita. Cosa ne era di lui, quando scendeva alla gare de Lyon?”.

Thouret era considerato dalla moglie e dai parenti un fallito e un buono a nulla. Basta poco a Maigret per scoprire la doppia vita dell’uomo: una casa a Parigi, un’amante, grosse somme di denaro a disposizione. Come se le procurava? Lo strano personaggio passava il suo tempo bighellonando sulle panchine dei boulevards. Era riuscito a costruirsi una seconda vita, solo diurna, nella quale c’era posto per tutto quello che la moglie gli aveva negato: l’amore, le letture, le cravatte dai colori sgargianti e persino qualche paio di scarpe gialle; “con quelle scarpe ai piedi il signor Louis poteva finalmente sentirsi un uomo libero”.

Tutti quelli che l’avevano conosciuto, lo giudicavano buono e generoso, sembrava impossibile identificare un nemico. Leggi il resto dell’articolo

Maigret prende un granchio, Georges Simenon, 1956

“Non si era mai visto un mese di marzo così piovoso, così freddo e così lugubre. Alle 11 del mattino negli uffici regnava ancora un’alba da esecuzione capitale; si tenevano le luci accese in pieno giorno e il crepuscolo cominciava alle 3. Non si poteva più dire che piovesse: si viveva addirittura nelle nuvole, con acqua dappertutto, impronte umide sui pavimenti e persone incapaci di dire tre parole senza soffiarsi il naso”.

Maigret è di pessimo umore, la squadra investigativa è dimezzata per malattia, e non riescono a ritrovare la signora Britt, un’inglese di cinquantotto anni scomparsa nel nulla, dopo essere arrivata a Parigi con altre cinquantadue persone, in gita turistica. Scotland Yard ha mandato un detective, “meno discreti, i giornali inglesi proclamavano l’inefficacia della polizia francese”.

Quella mattina, il ministro dell’Interno manda davanti a Maigret un amico personale, “il re dei macellai”, un individuo sgradevole che suscita l’immediata antipatia del commissario.

Quell’uomo, Ferdinand Fumal, si fa riconoscere come un compaesano di Saint-Fiacre, nell’Allier; fin da bambino Maigret aveva sempre evitato di frequentarlo, gli torna alla mente il pessimo giudizio del padre Evariste su Louis Fumal, padre di Ferdinand (aveva tentato di corrompere il padre di Maigret).

Fumal è venuto a chiedere protezione, da qualche giorno riceve lettere anonime con minacce di morte; dopo aver disposto la sorveglianza della sua casa, Maigret riceve la visita della segretaria di Fumal, Louise, che sostiene che le lettere anonime se le sia scritte da solo… Leggi il resto dell’articolo

Maigret a scuola, Georges Simenon, 1954

Arriva la primavera, “quel mattino, un sole chiaro e leggero, che aveva l’allegria del mughetto, brillava su Parigi” e Maigret avverte una fortissima nostalgia di vacanze, soprattutto di ostriche e vino bianco.

A Saint-André-sur-Mer, sperduto villaggio di 320 abitanti in riva al mare, poco a nord di La Rochelle, un colpo di carabina per bambini uccide Léonie Birard, un’anziana donna, insopportabile a tutti.

Joseph Gastin, maestro e segretario comunale, sale a Parigi per chiedere a Maigret di far luce sul delitto di cui è ingiustamente sospettato. Ha fiducia in Maigret anche perché sa che è nato in campagna. Il commissario, senza pensarci troppo, accetta. La vittima è una vecchia bisbetica, bersaglio prediletto degli scherzi dei ragazzi. Ed è proprio uno di loro ad accusare il maestro, dicendo di averlo visto allontanarsi dalla scuola all’ora del delitto. Non c’è altro a suo carico, se non, fortissima, la diffidenza dell’intero villaggio nei confronti di chi non è del posto.

Léonie Birard, per anni impiegata alle poste del paese, era considerata una donna malvagia e per questo veniva schernita anche dai bambini. In Maigret à l’école è determinante la dinamica del capro espiatorio. Non importa se Joseph sia effettivamente coinvolto nell’omicidio, “tutti però vogliono che sia stato lui”, commenta la cameriera Thérèse. Lo dice anche il proprietario del Bon Coin, la locanda dove Maigret sceglie di alloggiare: per quanto la odiassero tutti, Léonie apparteneva comunque alla società e “ci si può odiare, e nessuno batte ciglio. Ma se ci si mette di mezzo un estraneo, allora le cose cambiano”.

L’identificazione del capro espiatorio discende dalla condizione di estraneità al gruppo sociale, ma ad essa contribuisce anche il passato burrascoso della moglie del maestro, su cui pende l’accusa di adulterio. Leggi il resto dell’articolo

L’amica della signora Maigret, Georges Simenon, 1950

“Erano passate da poco le dieci del mattino, di un mattino di marzo. L’aria era frizzante e su Parigi scintillava il sole”.

La signora Maigret, da qualche settimana costretta a frequentare un dentista, ha fatto amicizia con una giovane madre, e si dà appuntamento per fare quattro chiacchiere in un giardinetto. Quella mattina, tutto a un tratto, la giovane madre, in tailleur blu e cappellino bianco, le affida il bambino, di appena due anni, e ricompare solo due ore dopo. Il pranzo del commissario è andato in fumo…

Da qualche settimana, al Quai des Orfèvres sono tutti impegnati al Caso Steuvels, il rilegatore della Rue de Turenne che un messaggio anonimo accusato di aver bruciato un cadavere nella sua caldaia. Eppure, il migliore rilegatore di Parigi, di origine belga, sembra insospettabile: colto, pacato, senza movente. E il cadavere non si trova; nella cenere della sua grande stufa, solo due denti.

L’indagine si svolge nelle strade intorno a Place des Vosges; fra le testimonianze del calzolaio, della portinaia e della lattaia, Maigret avverte una certa reticenza. Per lunghi giorni l’indagine non fa passi avanti, finché è la signora Maigret a offrire uno spunto: è riuscita a trovare la modista che ha confezionato il cappellino, e così il commissario, sempre metodico, può ricostruire l’intera vicenda, non prima di aver giocato al gatto col topo con il giornalista e l’avvocato. Diventa chiaro che Steuvels ha protetto un fratello assassino e ha nascosto le sue attività illegali anche alla moglie.

È forse l’unico fra i romanzi di Maigret in cui la moglie svolga un ruolo attivo nelle indagini: “Era la prima volta che la riservata signora Maigret s’immischiava in un’inchiesta”. Si sente in colpa di aver lasciato il marito senza pranzo ed è convinta di poter trovare chi ha venduto quel particolare cappello a veletta.

È anche la storia in cui il commissario mostra di saper usare con disinvoltura l’informazione giornalistica, facendo trapelare notizie attraverso l’ispettore Lapointe, la cui sorella è innamorata di un giovane cronista. Maigret è il bersaglio di una campagna di stampa, orchestrata da un giovane, ambizioso avvocato: “Ne abbiamo abbastanza di sentir dire che Maigret è infallibile”.

Scritto a Carmel by the Sea (California) nel dicembre del 1949, L’amie de Madame Maigret apparve in Francia l’anno successivo.

Firmato Picpus, Georges Simenon, 1941

Parigi, cinque del pomeriggio di un venerdì d’agosto, “il sole batte implacabile sulla città brulicante di uomini che passeggiano in maniche di camicia e di donne quasi nude sotto gli abiti leggeri”; Jules Maigret avrebbe voglia di una birra fresca, invece è costretto ad attendere una chiamata.

Il giorno prima si è concretizzata la minaccia. Un certo Mascouvin, impiegato in un’agenzia immobiliare, dice di essere entrato in un bar e di aver letto casualmente un messaggio rimasto impresso sulla carta assorbente: qualcuno ha scritto che ucciderà un’indovina, e si è firmato Picpus. Ora, la polizia sta sorvegliando quattrocento ottantadue chiaroveggenti. Ma la donna che viene uccisa non faceva parte di quell’elenco. È stata assassinata all’ora esatta con due coltellate alla schiena. È un delitto incomprensibile. Nell’appartamento, chiuso a chiave in cucina, viene trovato un uomo anziano, che non sa spiegare la sua presenza e pare non abbia assistito al delitto.

Maigret è di pessimo umore. Un piccolo sollievo gli viene da una corsa in taxi: “È una reazione infantile, la sua, ma anche umana: gli fa piacere che il tassista l’abbia riconosciuto”.

Un capitolo è ambientato fra il pomeriggio di sabato e la domenica, a Morsang, sulle rive della Senna: Simenon si diverte a depistare il lettore, seguendo le improvvise intuizioni di Maigret senza spiegarle. “Qualcosa, però, era successo in quella radiosa domenica, anche se quello che si è percepito è solo un vago rimescolio, come le bolle che affiorano alla superficie dell’acqua rivelando la presenza di un pesce che smuove il limo del fondo”. Leggi il resto dell’articolo

Maigret e il corpo senza testa, Georges Simenon, Fabbri editore, 1955

Il primo pezzo viene ritrovato impigliato nell’elica di una chiatta ferma sul canale Saint-Martin, “in una luminosa giornata di marzo che profuma già di primavera”.

Non è così raro che un sadico si accanisca su una prostituta, ma questa volta si tratta del corpo di un uomo: “I corpi tagliati a pezzi non erano rari, in media due o tre all’anno, ma, per quel che la memoria del brigadiere Depoil ricordava, si trattava invariabilmente di donne”.

Il palombaro incaricato delle ricerche recupera altre parti, riporta a galla quasi tutto il corpo, non la testa. Il riconoscimento è difficile; Maigret segue l’ipotesi fornita dall’Istituto di medicina legale: un cinquantenne, a giudicare dalle mani un contadino, forse un cameriere; e lo smembramento non è stato fatto da un professionista. Le case del quai de Valmy “non erano verniciate di fresco, il bianco o il giallo delle facciate erano sbiaditi, ma, in quel mattino di marzo, avevano l’aspetto leggero dei paesaggi di Utrillo”.

All’epoca, le indagini dovevano svolgersi con qualche difficoltà oggi impensabile: per esempio, cercare un telefono pubblico e usarlo senza far sapere tutto agli sconosciuti lì intorno. Maigret trova un bistrot con un telefono isolato. Quando gli esperti scoprono sotto le unghie dell’uomo tracce di cera, quella che si usa per sigillare le bottiglie di vino, Maigret si ricorda di quel bistrot, non lontano dal luogo del ritrovamento del corpo smembrato. Ricorda la proprietaria, donna scontrosa e apatica, gli è rimasta impressa senza un vero motivo. Leggi il resto dell’articolo

Maigret perde le staffe, Georges Simenon, 1962

La colère de Maigret – episodio numero 61 su 75, tradotto per Adelphi da Marina Karam – descrive un’inchiesta che si sviluppa a Montmartre, in una Parigi già in clima vacanziero.

Comincia il 12 giugno, Maigret si è messo in maniche di camicia e dal suo ufficio al Quai des Orfèvres, con la finestra aperta sulla Senna, non ha niente di meglio da fare che sbrigare noiose pratiche amministrative. Ha una gran voglia di bere un pernod, nonostante l’amico dottor Pardon l’abbia sconsigliato (problemi di fegato). Ed è davanti a un pernod nella solita brasserie Dauphine che la trama si innesca.

Nel corso di un’indagine dell’ispettore Lucas sull’omicidio di un gangster specializzato in estorsioni, scompare Émile Boulay, gestore di alcuni locali notturni. Due giorni dopo viene ritrovato il cadavere. Strangolato. Maigret e Lucas non ricordano regolamenti di conti nella malavita risolti con strangolamenti.

A suo tempo, Boulay aveva respinto l’estorsione grazie a un gruppo di scaricatori di porto venuti dal suo paese (in Normandia), che avevano messo in fuga i gangsters. Rimasto vedovo aveva sposato una giovane italiana, era nati due figli. Qualche giorno prima aveva prelevato una grossa somma, il che fa pensare a un ricatto. “Maigret non seguiva un piano prestabilito. Non aveva nessuna idea. Era un po’ come un cane da caccia che va avanti e indietro, annusando. E tutto sommato non gli dispiaceva ritrovare l’aria di quella Montmartre, un’aria che non respirava da anni”.

Il IX Arrondissement, fra place Pigalle, rue Lepic, place Blanche, è pieno di night e di ragazze che anche a colazione portano i tacchi a spillo. Leggi il resto dell’articolo

La pazienza di Maigret, Georges Simenon, 1965 (Adelphi, 2009)

Fra due anni, Jules Maigret andrà in pensione (Quota 55…). Lui e la moglie hanno comprato una casa colonica a Meung-sur-Loire, in cui intendono ritirarsi; il giorno prima ha zappato e sistemato l’orto, quel lunedì mattina di luglio si è alzato di ottimo umore, l’appartamento in boulevard Richard-Lenoir è “inondato di sole”. Il commissario ignora che “quel mattino, nel suo ufficio, stavano vivendo l’inizio della fine del caso che al Quai des Orfèvres sarebbe passato alla storia come l’inchiesta più lunga di Maigret”.

Da vent’anni cercavano di mettere le mani sugli organizzatori delle “spaccate”, quei furti di gioielli che avvengono tramite lo sfondamento delle vetrine.

Di gioiellerie, a  Parigi, ce ne sono circa tremila. Quel lunedì mattina viene assassinato il sessantenne Manuel Palmari, un informatore di Maigret a suo tempo gestore di un locale notturno; Palmari si è ritirato tre anni prima, quando una scarica di mitra lo ha ridotto sulla sedia a rotelle. Vive con una giovane protetta, Aline. Pur senza sospettarla dell’omicidio, Maigret la interroga a lungo. Da tempo sospetta che il morto fosse fra gli organizzatori delle “spaccate”; gli esecutori, invece, sono sempre diversi, giovani incensurati venuti dal Midi.

Come nei migliori romanzi di Simenon, i dettagli possiedono un’estrema vivacità: dalla descrizione del bistrot dove si mangiano piatti dell’Alvernia (l’ossobuco saporito, la succulenta torta di prugne, il vino fruttato) al ritratto del giudice istruttore con sei figli (e in attesa del settimo), fino alla portinaia del palazzo in cui è avvenuto il delitto, che in poche battute fa la radiografia a tutti gli inquilini. Di questa Parigi, si arriva a condividere “il torpore delle belle giornate estive… l’aria era elettrica, e le donne, sembravano nude sotto gli abiti leggeri”.

Aline ha 25 anni; negli ultimi tre ha accudito amorevolmente il vecchio boss che l’ha tolta dalla strada. Leggi il resto dell’articolo

Maigret è prudente, Georges Simenon, 1968

Un lunedì primaverile d’inizio marzo, sulla sua scrivania al Quai des Orfèvres, il commissario trova una lettera anonima: preannuncia un delitto “ineluttabile”, che si verificherà di lì a poco. E Simenon avverte subito il lettore: “Cominciò così un caso che avrebbe dato a Maigret più grattacapi di tanti delitti sbattuti in prima pagina”.

Si trova a indagare nell’ambiente dell’alta società parigina. Fatica a districarsi, è a disagio, “intorpidito”, le sue qualità investigative sembrano annebbiate; forse la traduzione più efficace del titolo sarebbe stata “Maigret esitante”.

Dalla carta, rara e costosa, su cui è scritto il messaggio, Maigret risale all’unico acquirente. L’appartamento dell’avvocato Parendon in avenue Marigny ha lunghi corridoi, stanze dal soffitto altissimo, oggetti preziosi, arredamenti antichi, domestici in ganti bianchi, amicizie altolocate, bottiglie di Armagnac invecchiato 40 anni; dalle finestre si vedono i giardini dell’Eliseo. Per quanto annunciato, il delitto si profila all’interno di quella che è la grande passione del padrone di casa, l’articolo 64 del Codice penale: “Non è imputabile di crimine o delitto chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era incapace di intendere e di volere, o costretto da una forza alla quale non ha potuto opporre resistenza”.

La spessa moquette non fa sentire i passi, è “una casa dove non si poteva mai essere certi di non essere spiati”. Prima sembra che la vittima designata sia il padrone di casa; poi la moglie dell’avvocato dice a Maigret di temere per la propria vita (il colpevole, in quel caso, sarebbe il marito); la donna sa della relazione clandestina fra l’avvocato e la sua segretaria, la giovane signorina Vague. Leggi il resto dell’articolo

Il porto delle nebbie, Georges Simenon, 1931

Il commissario è alla ricerca della verità, più che di un colpevole. Fatica a capire con chi ha a che fare, il carattere dei pescatori e della gente di Ouistreham, piccolo porto fra Trouville e Cherbourg, dove si sviluppa un’intricata vicenda in cui la nebbia e il fumo della pipa sembrano quasi simbolici.

A Ouistreham, è l’andamento delle maree a stabilire “il ritmo della vita”. Terra e acqua si alternano, fra mezze verità e “risposte evasive”, che confondono colpevoli e innocenti, in una solidarietà che diventa complicità: “Ai marinai non piace che un uomo di terra come me venga ad impicciarsi dei loro affari!”.

Fine ottobre: un uomo di oltre cinquant’anni (Joris) è stato ritrovato senza memoria e senza voce, con una vistosa cicatrice sulla testa; una giovane domestica (Julie) l’ha riconosciuto e Maigret li accompagna in treno a Ouistreham; Joris (capitano di lungo corso, divenuto comandante del porto) muore la notte stessa, avvelenato; lascia in eredità a Julie una forte cifra, che nessuno pensava possedesse; la gente del porto risponde alle domande di Maigret, ma sembra nascondere qualcosa; nella vicenda si inserisce il sindaco (Grandmaison), notabile di provincia e “armatore dalla solida reputazione”; una nave (Saint Michel) fa strani passaggi di proprietà, segreti e ricatti si sovrappongono, fanno la loro comparsa strani personaggi, come il fratello della cameriera (soprannominato Grand-Louis) e un ricco norvegese dall’identità multipla (Jean Martineau – Raymond), che non vuole essere visto.

Perché Joris è stato ucciso, dopo che qualcuno si era preoccupato di salvargli la vita?

È questo il fulcro dell’inchiesta, e Maigret capisce di dover procedere lentamente – “Sembravano tutti così sinceri! Avevano visi così aperti! Eppure, tutto suonava falso! Ma era una sensazione così sottile che sarebbe stato impossibile dire perché tutto suonasse falso o che cosa fosse falso realmente” – fra intuizioni e smentite, in un contesto ambientale che impara a conoscere. Leggi il resto dell’articolo

Simenon, 28 racconti con Maigret

RUE PIGALLE
Maigret e la chiatta degli impiccati
Il caso del boulevard Beaumarchais
La finestra aperta
Il signor Lunedì
Jeumont, 51 minuti di fermata
Pena di morte
Le lacrime di cera
Maigret in Rue Pigalle
Un errore di Maigret

LA LOCANDA DEGLI ANNEGATI
L’innamorato della Signora Maigret
La vecchia signora di Bayeux
La locanda degli annegati
Stan l’assassino

ASSASSINIO ALL’ÉTOILE DU NORD
Assassinio all’Étoile du Nord – Tempesta sulla Manica –
La signorina Berthe e il suo amante – Il notaio di Chatenneuf (1944)

MINACCE DI MORTE
L’enigmatico signor Owen – Quelli del Grand Café – Il prigioniero della strada – Vendita all’asta – Minacce di morte

LA PIPA DI MAIGRET
La pipa di Maigret – La testimonianza del chierichetto – L’uomo più ostinato di Parigi (1945-46)

UN NATALE DI MAIGRET
Nessuno ammazza un poveraccio – Maigret e l’ispettore scontroso – Un Natale di Maigret (1947-51)

Passeggero clandestino, Georges Simenon, 1947 (1958)

Porto di Panama, notte, fa molto caldo: un inglese e un francese che non si conoscono, stanno aspettando di salire sul piroscafo Aramis, partito ventidue giorni prima da Marsiglia, in pieno inverno. L’arrivo a Tahiti è previsto dopo diciotto giorni, seguirà un’ultima tappa alle Nuove Ebridi, lontane altri undici giorni; il piroscafo, “arrivato là, avrebbe fatto dietrofront e ripreso la rotta in senso inverso, per la sessantesima volta, poiché era al suo sessantesimo viaggio”.

Nel Pacifico, “centinaia di altre navi gravitavano così, nella notte degli oceani, con il loro carico di umanità diretta altrove, dove la chiamava il destino”. Sull’Aramis, viaggiano funzionari coloniali, gendarmi, commercianti, missionari, qualche turista e qualche sbandato (a volte ricco, che spera di far perdere le proprie tracce). Solo verso la metà del romanzo, Simenon ci dirà perché sono saliti a bordo anche quel francese e quell’inglese. Alfred Mougins ha quarant’anni e vive a Panama, il maggiore Philip Owen ne ha sessanta e risiede a Londra. Per puro caso, Owen scopre che a bordo, in una scialuppa, è nascosto un clandestino.

Il piroscafo è diviso fra prima classe e seconda classe; Magre, il comandante, dipinge acquerelli, “e siccome davanti a sé non aveva che il mare, copiava pazientemente cartoline illustrate, fiori, gitane, paesaggi con neve, tramonti in montagna”. Per istintiva simpatia, Owen comincia a portare acqua e cibo al clandestino. Gli sussurra che le autorità di Tahiti non hanno alcuna simpatia per “i turisti delle banane… quelli che vanno laggiù senza quattrini, per vivere come gli indigeni, in una capanna sulla riva del mare, nutrendosi di frutta e di pesce”. Per scendere a terra, ogni passeggero deve esibire una somma di diecimila franchi, “di che pagare cioè, in caso di necessità, il biglietto di rimpatrio”. Il clandestino risponde a monosillabi, certe notti sembra scomparire nel nulla. Leggi il resto dell’articolo

La pazza di Itteville, Georges Simenon e l’ispettore G. 7

“G.7 è uno dei pochi ispettori della Polizia giudiziaria ad avere una macchina personale”, per quanto vecchia e scassata, una 5 cavalli Citroen: è una notte di aprile, il tettuccio non ripara dalla pioggia, Itteville sta a una cinquantina di chilometri da Parigi, a bordo dell’auto ci sono l’ispettore G.7 e la voce narrante, che così si descrive: “Io sono autore di un certo numero di romanzi polizieschi, e questo mi garantisce rapporti piuttosto stretti con la Questura e soprattutto con la Polizia giudiziaria”. Aggiunge che G.7 è un amico, ha i capelli rossi, trent’anni, “l’aria di un giovanotto beneducato, un tantino timido”.

la-pazza-di-itteville-max-ernst-ritratto-di-gala-1925Prima di scegliere Maigret, Simenon provò molti altri personaggi con qualità investigative: l’ispettore G.7 (altrimenti noto come Sancette) fu uno degli ultimi a essere abbandonato. «La folle d’Itteville» (tradotto da Massimo Scotti) è una storia “fuori serie”, o meglio una tantum, poiché lo scrittore belga inaugurò una collana dell’editore Haumont, composta da un racconto e da qualche decina di immagini fotografiche – in quel caso affidate a Germaine Krull.

Al Crocevia del cavallo morto è avvenuto un delitto. La vittima, secondo un testimone oculare, sarebbe il dottor Canut, stimato psichiatra. Ma all’arrivo dei gendarmi, il cadavere è di un altro uomo. In quell’intervallo di tempo, alta e flessuosa come una donna del Botticelli, “la signorina bionda”, Marthe, è sempre rimasta lì, accanto al cadavere. Ma si tratta di una ventenne con gravi problemi psichici, incapace di intendere e di volere, è molto attraente ma ha l’età mentale di una bambina di cinque anni, si chiama Marthe, è in cura presso Canut, che è vivo e vegeto, come possono verificare G.7 e il narratore. Il delitto è avvenuto con un coltello da cucina, rivela l’autopsia compiuta dal solito dottore. Dopo l’autopsia, il cadavere è stato rubato…

Il narratore è qualcosa di più di un testimone dei fatti: ha un suo punto di vista, e G.7 gli chiede di aiutarlo in qualcosa di utile per le indagini, senza spiegargliene il senso.

Agenzia O, Georges #Simenon, la quarta raccolta: “Il Club delle Vecchie Signore e altri racconti”

Pare li abbia scritti tutti in un mese. Era il giugno 1938, mentre stava a Villa Agnès, a La Rochelle, Simenon compose quattordici racconti dedicati a un’agenzia investigativa di Parigi, l’Agenzia O. Questo volume raccoglie gli ultimi quattro (tradotti da Leopoldo Carra). Da come si conclude il quattordicesimo, pare proprio che Simenon avesse la certezza di chiudere il discorso.

Così come aveva cominciato, Simenon decise di abbandonare questo cast di personaggi: Torrence (già ispettore al seguito di Maigret), Berthe (affabile segretaria ancora senza fidanzato), Barbet (l’ex borseggiatore assunto per pedinare a fare lavoretti borderline) ed Émile (capelli rossi, sigaretta spenta fra le labbra, forte tendenza al mimetismo, il vero leader dell’agenzia). I quattordici racconti apparvero in piena occupazione nazista, nella collana «Police-Roman», nel 1941, riuniti in volume due anni dopo.

Lo stile di Simenon è diverso da quello conosciuto nei Maigret, meno psicologico e spesso solo abbozzato. L’Agenzia O conduce indagini strane, largamente improntate dall’intuito di Émile, in cui non mancano ironia e sarcasmo. Nel terzo racconto si precisa un dato a cui si era già alluso: l’agenzia, “imitando in questo i grandi chirurghi, a volte chiedeva cifre considerevoli per occuparsi di un caso, a volte si dimenticava di esigere l’onorario. Dipendeva dal cliente. E anche dall’interesse umano che l’indagine presentava”.

Il ruolo di Berthe e quello di Barbet è spesso minimo, ma ci sono racconti in cui prendono la scena o sono autentici co-protagonisti. Quanto al panciuto Torrence, la sua reputazione, che viene dalla lunga esperienza al Quai des Orfèvres, fa ritenere agli estranei che si tratti del capo dell’agenzia, e lo stesso Émile prova gusto nel farlo capire, ma il più delle volte arriva a scoprire l’intrigo insieme al lettore. Leggi il resto dell’articolo