2796, mi ricordo

Mi ricordo le sculture in ghisa di Borgotondo.

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2795, mi ricordo

Mi ricordo che arrivai a concludere di essere innamorato fra la visione di Ludwig e quella di Vestito per uccidere.

2794, mi ricordo

Mi ricordo “Saloon”, un quadro dipinto da Gigi Meroni nel 1966.

Va bene Ursula, ma giallorossi proprio no.

2793, mi ricordo

Mi ricordo come era deserto il centro di Reggio Emilia nel tardo pomeriggio della terza domenica d’agosto del 2019.

2792, mi ricordo

Mi ricordo che, anche se pare impossibile, una volta si facevano lunghe passeggiate senza il Contapassi.

In ricordo di Felice Gimondi

Prima o poi dovrò scrivere di Sedrina e di Treviglio, di Figino Serenza e di Leggiuno, luoghi mai visti ma indimenticabili, associati irresistibilmente ai miti della mia giovinezza.

Tifare per Felice Gimondi da Sedrina è stata una delle esperienze più formative, negli anni della scuola dell’obbligo e all’inizio del liceo. C’era il Cannibale, e lo ammiravo moltissimo, come ammiravo Borg, altrettanto irraggiungibile. Ma le volte in cui Gimondi riuscì a mettere la sua ruota davanti a quella di Merckx, il valore della vittoria si enfatizzava.

Penso, innanzitutto, al Mondiale di Barcellona Montjuic del ’73, allo sprint, un’autentica rarità per quel formidabile passista che è stato Gimondi. Quante “onorevoli sconfitte”, quanti piazzamenti prestigiosi… Non poteva essere in discussione chi fosse il più forte: in palio c’era solo la fuggevole realtà di chi fosse più forte quel singolo giorno.

Una ventina d’anni fa ho letto un libro pubblicato da Limina: l’autore è Maurizio Ruggeri, ottimo giornalista, il titolo è Felice l’ultimo Tour. Titolo indirettamente profetico, perché l’anno dopo sull’Albo d’Oro del Tour de France si sarebbe iscritto Marco Pantani. Ma fra quel 1998 e il 1965 – la vittoria di Gimondi – passarono 33 anni. Per 33 anni – non credo sia facile rendersi conto di quanto sono lunghi 33 anni – nessun italiano seppe replicare l’impresa dell’esordiente di Sedrina.

Il libro di Ruggeri non si focalizza solo sul Tour del ’65. Inserisce Gimondi nel contesto storico-sportivo, fra Sonny Liston, Sandro Mazzinghi, la Grande Inter, Roy Emerson, Jim Clark, Ignis-Simmenthal… Ricorda la grande rivalità con Gianni Motta, rivali come Poulidor Darrigade e Van Looy, la bottiglietta della dissenteria che pregiudicò la vittoria di Felice nel Tour ’67, la vittoria del Giro di Lombardia 1966 davanti a un giovanissimo belga di cui tanti storpiavano il nome, la trionfale Milano-Sanremo del ’74 indossando la maglia iridata.

L’ombra del Cannibale, con pagine quasi pulp, accompagna un decennio della carriera di Gimondi, condannandolo a sconfitte in serie. Da incubo. Ma almeno oggi dovremmo ribaltare il senso del discorso, e considerare ancora più grande Merckx perché riusciva a battere Gimondi.

2791, mi ricordo

Mi ricordo quando Gimondi, al Tour del ’67 rovinato da un’indigestione, scalò il Puy de Dome, lasciando a cinque minuti l’avversario più vicino.

Addio, Felice.

2790, mi ricordo

Mi ricordo la crescente attenzione verso le ultime piante sopravvissute sul terrazzo della mamma.

2789, mi ricordo

Mi ricordo l’estate del 1980 per il viaggio a Londra, in treno, con breve sosta parigina al ritorno.

2788, mi ricordo

Mi ricordo che a un certo punto, al netto delle sue dissimulazioni, arriverai a prevedere esattamente cosa farà, Tony Soprano.

2787, mi ricordo

Mi ricordo che da una dozzina d’anni, per vari motivi venuti a cadere uno dopo l’altro, non mi dispiace lavorare nella settimana di Ferragosto.