3831, mi ricordo

Mi ricordo che anche cento metri più avanti, il palco imolese dei Pearl Jam continuava a sembrarmi piccolo.

3830, mi ricordo

Mi ricordo che a vent’anni ci sarebbe bisogno di almeno un amico che ti facesse capire che non sei pronto per vedere Il flauto magico di Bergman.

3829, mi ricordo

Mi ricordo che al giorno d’oggi si può disinvoltamente chiamare “parco” anche un’immensa distesa coperta di asfalto.

Ripiego + Vendetta = Marotta

M – Il mostro di Düsseldorf [M – Eine Stadt sucht einen Mörder], Fritz Lang, 1931 [filmTv69] – 9

Interpretava Saint-Just a teatro, László Löwenstein, in arte Peter Lorre, quando fu visto da Fritz Lang. Il regista gli chiese di rifiutare altre proposte cinematografiche per fare da protagonista del suo primo film sonoro. Essendo un esordio, appare incredibile come Lang riesca a far esplodere le potenzialità artistiche del nuovo linguaggio: sarà grazie ai rumori e ai suoni che lo spettatore potrà cogliere i passaggi fondamentali della trama. A Lorre, non disse che avrebbe interpretato un assassino di bambine; per tutta la vita, inutilmente, l’attore cercò di far dimenticare il suo terribile, patetico Hans Becker (unico paragone possibile: il Norman Bates di Anthony Perkins).

La pellicola racconta una caccia all’uomo, a Berlino. Quella di Dusseldorf fu una “trovata” italiana, che richiamava il caso di cronaca a cui si era ispirata la sceneggiatrice, Thea von Harbou, moglie di Lang. Un maniaco uccide delle bambine, la polizia non trova tracce, tutti sospettano di tutti. Con una calligrafia infantile, l’assassino scrive ai giornali; la criminalità organizzata è in agitazione, gli affari vanno male a causa delle continue retate della polizia. Con un montaggio alternato, Lang mostra due riunioni immerse nel fumo di sigaretta: in una i capi della polizia, nell’altra i capi della malavita, che decidono di procedere alla cattura del Mörder (Assassino). Dimostreranno di conoscere la città meglio di chi dovrebbe difenderla.

Individuato e braccato, Hans Becker verrà processato da un tribunale di fuorilegge. E Lorre colpirà il pubblico in modo indimenticabile.

Il palloncino impigliato fra i fili del telegrafo, la vista dall’alto del vano delle scale, l’ombra proiettata sul manifesto della taglia sull’assassino… alcune inquadrature segnano la storia del cinema. Con “M” nasce un canone che porta dritti al cinema noir. E all’arte capita di anticipare la realtà: la lettera di gesso sul cappotto di Hans presagisce la stella gialla che gli ebrei dovranno cucirsi sugli abiti.

3826, mi ricordo

Mi ricordo le guide turistiche della Clup, piene di aneddoti e belle da leggere, ma poi se volevi organizzare un viaggio dovevi leggerne almeno un’altra.

3825, mi ricordo

Mi ricordo che fra due pizzerie sembra scontato scegliere quella in cui devi fare la fila, rispetto a quella in cui non c’è posto subito, anzi non c’è nessuno.

3824, mi ricordo

Mi ricordo la soddisfazione che si prova quando si è finito di riordinare le (troppe) fotografie trattenute sullo smartphone.

3822, mi ricordo

Mi ricordo che l’espressione “arrampicarsi sugli specchi” può essere usata lo stesso giorno per descrivere la crisi climatica, la retorica bellicista e un “affare” al calciomercato.

3821, mi ricordo

Mi ricordo – ma solo perché tengo una quantità di elenchi – che alla prima edizione del Mystfest, a Cattolica, nell’estate dell’83, vidi Tron, Another Thin Man, Scapegoat, Boulevard des assassins e I diavoli.

Merci monsieur Trintignant… e un altro artista se ne va

Era nato il 12 novembre 1930, sotto il mio stesso segno. E una volta ho scritto che da giovane avrei voluto assomigliargli.

La notizia della morte di Jean-Louis Trintignant mi provoca una grande tristezza. Come in altri casi, non riuscendo a superarla, la tristezza, per scrivere qualcosa di nuovo, mi rifugio nell’archivio: mi chiedo quante volte mi è già capitato di scrivere di lui e dei suoi film. Fatta la verifica, sono 15: sembrano tanti, potevano essere molti di più (per esempio, mancano in questo elenco il Rohmer di La mia notte con Maud, che starebbe in cima alla lista, e il Film Rosso di Kieslowski).

Vi propongo i link con una specie di classifica: non del valore estetico del film, ma di quanto ho apprezzato Trintignant e la sua interpretazione.

A 53 anni: Finalmente domenica! [Vivement dimanche!], François Truffaut

A 36 anni: Un uomo, una donna [Un homme et une femme], Claude Lelouch

A 32 anni: Il sorpasso, Dino Risi

A 29 anni: Estate violenta, Valerio Zurlini

A 40 anni: Il conformista, Bernardo Bertolucci

A 39 anni: Z. L’orgia del potere [Z], Costantin Costa-Gavras

A 26 anni: Piace a troppi [Et Dieu… créa la femme], Roger Vadim

A 43 anni: Noi due senza domani [Le train], Pierre Granier-Deferre

A 45 anni: La donna della domenica, Luigi Comencini

A 50 anni: La terrazza, Ettore Scola

A 45 anni: Flic Story, Jacques Deray

A 39 anni: Metti, una sera a cena, Giuseppe Patroni Griffi

A 45 anni: Appuntamento con l’assassino [L’Agression], Gérard Pirès

A 52 anni: Boulevard des Assassins, Boramy Tioulong

A 46 anni: Il deserto dei Tartari, Valerio Zurlini

A 52 anni: Il mondo nuovo [La nuit de Varennes], Ettore Scola

Mezzo secolo dal Watergate. 270 giornalisti al cinema

3820, mi ricordo

Mi ricordo che da una ventina d’anni la città, d’estate, si è fatta invivibile, il caldo sprigiona miasmi che prima di Bologna avevo avvertito solo a Marrakech.

3819, mi ricordo

Mi ricordo di aver perso troppo tempo dietro a ben confezionati dilemmi etici sottesi a certi film americani, il cui fine ultimo è farci pensare che gli americani sono meglio degli altri.

Esaltarsi per i vantaggi fiscali da garantire a Lukaku…

Che brutta fine…

3818, mi ricordo

Mi ricordo, al cimitero, quando restai sbigottito perché avevano rubato i fiorellini di plastica dalla lapide di mia mamma.

La fascia di capitano

3817, mi ricordo

Mi ricordo che l’elettore italiano è rimasto immobile per più di quarant’anni, poi – credendosi moderno – si è messo a cambiare voto da un’elezione all’altra, decidendo a chi dare fiducia mentre si recava al seggio.

3816, mi ricordo

Mi ricordo i discorsi saccenti sulle dispercezioni, per esempio gli italiani che credono di essere sommersi dagli immigrati: poi sono salito in autobus…