2850, mi ricordo

Mi ricordo che Churchill era figlio di un nobile inglese e di una ricchissima “bucaniera” americana.

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2849, mi ricordo

Mi ricordo l’oasi silenziosa dei giardini pubblici fra la parrocchia e via Saragozza, e subito sopra il cinema Bellinzona. 

2848, mi ricordo

Mi ricordo l’inaspettata comparsa, nella pianura parmense, di un’insegna del caffè Tubino.

Ghost Dog. Il codice del samurai [Ghost Dog: The Way of the Samurai], Jim Jarmusch, 1999 [filmTv97] – 9

Scritto e diretto da Jim Jarmusch, e interpretato da Forest Whitaker, a vent’anni di distanza rappresenta uno dei vertici della carriera di entrambi.

Ghost Dog è il nome in codice di un imprendibile sicario afroamericano. Uccide su commissione, vive nel New Jersey, attraverso la metropoli di notte, su auto rubate, e si sforza di seguire i precetti del Bushido, il codice di comportamento del samurai nel Giappone feudale. Otto anni prima, uno sconosciuto gli ha salvato la vita, e la devozione verso quest’uomo (Louie, un mafioso italoamericano) non verrà mai meno.

Ghost Dog vive solo, non gli conoscono affetti. Ha un solo amico, un gelataio che parla solo francese; e sembra interessato a costruire un legame con una bambina a cui piace leggere. I lavori da sicario gli vengono commissionati tramite i suoi piccioni viaggiatori. Li esegue senza mostrare la minima emozione, implacabile e distante. Indossa guanti bianchi mentre lavora, ed è uno dei tanti riferimenti a Le Samouraï (in italiano Frank Costello faccia d’angelo), il gelido noir che nel 1967 Jean-Pierre Melville focalizzò su Alain Delon.

La routine si interrompe quando, nello svolgere un incarico, Ghost Dog si trova davanti alla figlia del padrino, il gran capo di Louie. In un piccolo ruolo, volutamente stereotipato, ritroviamo la faccia di pietra di Henry Silva, ormai settantenne.

Così, il sicario diventa un bersaglio. Va eliminato. E di nuovo si ravviva il rapporto fra il moderno samurai e il suo signore. Tutti guardano cartoni animati…

Utilizzando la fotografia di Robby Müller e la musica di RZA, leader del Wu Tang Clan, Jarmusch sembra interessato solo al conflitto fra minoranze emarginate, e alla scomparsa di un’etica sopravvissuta a mille prove. La violenza è incombente, ma l’azione viene ridotta all’essenziale, i tempi cinematografici sono segnati dal pathos e dal silenzio.

2847, mi ricordo

Mi ricordo la strage degli storici marchi dei Carosello, da Rhodiatoce a Pozzi, da Philco alle Charms, fino alla Carpano e alla Tricofilina.

2846, mi ricordo

Mi ricordo la sostituzione delle damigiane di vetro con le taniche di plastica, quando andavo con il babbo alla Cantina Sociale di Argelato.

2845, mi ricordo

Mi ricordo il nonno che tornava a casa con 100-150 tappi di sughero, e poi oliava la macchinetta con cui lo aiutavo a imbottigliare.

2844, mi ricordo

Mi ricordo l’arrivo in casa del terzo telecomando tv, l’ottavo considerando anche la pala, il condizionatore, le radio e l’hi-fi.

2843, mi ricordo

Mi ricordo di aver esultato dopo aver segnato il gol del 6-1, dunque non posso criticare gli juventini contenti di aver già vinto il campionato il 6 ottobre.

2842, mi ricordo

Mi ricordo sconfitte che arrivano più puntuali di qualsiasi vittoria.

Purtroppo è una Juve da applausi

2841, mi ricordo

Mi ricordo la distribuzione per quartieri dei bigliettini con le 4 preferenze per il Consiglio comunale.

2840, mi ricordo

Mi ricordo Mary Mallon, la sua lunghissima segregazione, chiamata quarantena, e la scoperta dei portatori sani di una malattia.