2562, mi ricordo

Mi ricordo di aver trovato insostenibile un film per le vertigini suscitate da un funambolo che camminava sul filo.

I compiti a casa

Non esco di casa da due settimane. Ho la fortuna di lavorare da remoto; nel mio ufficio siamo in 4, facciamo i turni, li abbiamo estesi anche a sabato e domenica. Com’è ovvio, tutto diventa presto routine. Unico difetto, lo schermo piccolo: mi bruciano gli occhi.

In questa clausura obbligata, sto cercando di impormi delle regole.

Metodico, lo sono sempre stato: è il mio modo per contrastate la pigrizia. Ma adesso la situazione è molto diversa, sono atterrito dalla sensazione del tempo che scorre. Dovrei avere più tempo che mai, e invece cresce l’assillo del tempo che manca, le giornate scorrono brevissime, mentre preparo la colazione mi sembra di averla appena fatta… Un altro giorno è andato… Quanto ci mancano i gatti…

Ripetitive e sfiancanti, le giornate stanno assumendo una nuova forma, una specie di bolla, come quando nella vasca da bagno metti la testa sott’acqua. Nulla di paragonabile alla lenta ripresa da una malattia, meno che mai a una vacanza. A scandire il tempo, il Bollettino di guerra dalla Protezione civile, il GR alle 7.00, un TG verso le 20.00, qualche lettura fra i tanti che hanno qualcosa da dire sul virus.

Regole, dunque.

Ho ricominciato a fare un po’ di cyclette (l’immobilità forzata mi insonnolisce); la cyclette mi annoia terribilmente, cerco di accompagnarla con un po’ di musica.

E poi ci sono i “progetti culturali”.

Prosegue la già annunciata impresa di leggere tutto Roth; prosegue la visione integrale dei 5 dvd usciti per celebrare la versione definitiva di Blade Runner; ho concluso la re-visione dei 10 capitoli del Decalogo e del libro con le sceneggiature.

Leggo anche altro, cose sparse. Non posso farne a meno: gli occhi viaggiano lungo i dorsi nella libreria, e mi prende un’improvvisa voglia di pagine a cui non avevo nemmeno pensato. Al netto di queste improvvisazioni, mi sono posto l’impegno di completare almeno alcuni dei tanti libri presi, leggiucchiati e abbandonati (qui la forza di volontà vacilla).

Se, come temo, l’attuale situazione si prolungherà fino a Pasqua, i prossimi “progetti” saranno: riaffrontare i tre capitoli di Matrix, rileggere i primi 75 numeri di Alan Ford e i primi 50 di Julia, completare la visione delle oltre 100 comiche di Laurel & Hardy, avviata un anno fa, quando morì la mamma e cercavo di tirarmi su.

Al centro di questa personale terapia, ci sta il blog; nei ritagli di tempo, vi riverso qualcosa.

Non riesco a trovare la concentrazione, più che l’ispirazione, per finire un romanzo.

2561, mi ricordo

Mi ricordo di aver concluso quasi brillantemente il liceo scientifico senza alcuna comprensione della differenza fra virus e batteri.

Gangster Story [Bonnie and Clyde], Arthur Penn, 1967 [filmTv13] – 9

Quasi un film francese, della Nouvelle Vague; racconto ellittico, con momenti di autentica magia e un finale stordente, scientificamente indirizzato al disgusto.

Due Oscar (Estelle Parsons, attrice non protagonista, e Burnett Guffrey, fotografia), più una quantità di candidature, a partire alla meravigliosa coppia di attori – Warren Beatty e Faye Dunaway – e poi al film, al regista, a Gene Hackman e Michael J. Pollard, agli sceneggiatori (David Newman e Robert Benton) e ai costumi (Theadora Van Runkle)

Solo Walker Evans e John Steinbeck avevano descritto la Grande Depressione con tale geometrica potenza. Ma nessuno aveva osato mostrare fuorilegge così affascinanti (per Bonnie Parker è un aggettivo riduttivo).

La bellezza ci ottunde, perciò anche le gesta banditesche, anche i delitti e il sangue versato, si caricano di ambiguità. Odieremo la polizia che li insegue. Disprezzeremo chi organizza l’agguato finale. Proveremo disgusto verso una Legge che crivella e maciulla quei corpi, il 23 maggio 1934. Non siamo lontani dalla “caccia” macabra che pone fine alle imprese di Belmondo nell’esordio di Godard. E stiamo anticipando tanto altro cinema, o almeno Malick (La rabbia giovane) e Lynch (Cuore selvaggio).

Beatty voleva fare il film, ma non voleva essere Clyde, e non era sicuro di quella bionda quasi esordiente. Da produttore, aveva pensato a Truffaut come regista (era impegnato in Fahrenheit 451). Scegliere Penn fu una fortuna. Riuscì a movimentare il plot con continui cambi di tono, incursioni da commedia subito dopo spargimenti di sangue: in uno di questi fa capolino Gene Wilder. Cambi di tono, che trovano il vertice nella scena in cui la coppia va a visitare la famiglia di Bonnie: luce sfuocata, a dare l’idea di un tempo sospeso, un barlume di felicità, il desiderio di una vita meno grama di quella da cui fuggivano Bonnie e Clyde.

La cerimonia degli Oscar avvenne il 10 aprile 1968, sei giorni prima avevano assassinato Martin Luther King.

2560, mi ricordo

Mi ricordo l’ira funesta del Pelìde Achille, ma di Ettore ho conosciuto solo il padre di mio padre.

2559, mi ricordo

Mi ricordo che la nonna Armida aveva fatto la mondina.

2558, mi ricordo

Mi ricordo che il controllo pomeridiano garantito dai nonni, fino alle medie, si risolveva nella frase “Hai fatto i compiti?”.

2557, mi ricordo

Mi ricordo l’attesa dei numeri, lo sconforto inevitabile, il bisogno di scovare qualche percentuale un po’ meno disperante.

2556, mi ricordo

Mi ricordo il primo sogno nitido della mamma, giovane e con un foulard in testa, stanotte, 363 notti dopo la sua scomparsa.

2555, mi ricordo

Mi ricordo una bellissima ragazza, tipo Lauren Bacall, conosciuta a fine anni Settanta, che veniva da Ganzanigo di Medicina.

2554, mi ricordo

Mi ricordo che al posto di Harrison Ford, in Blade Runner, avevano pensato a Dustin Hoffman.

2553, mi ricordo

Mi ricordo che in una serata vicina alla depressione abbiamo inserito nel lettore dvd quell’Inter-Barcellona 3-1.

2552, mi ricordo

Mi ricordo la prima volta che siamo usciti sulla terrazza e ci siamo ad applaudirci fra noi, con quelli delle altre finestre o terrazze.

2551, mi ricordo

Mi ricordo che, non potendo uscire di casa, forse è arrivato il momento di tentare imprese sempre rinviate, tipo vedersi consecutivamente tutte le versioni di Blade Runner.

2550, mi ricordo

Mi ricordo le reazioni quando osai mettere i Police al ventisettesimo posto.

2549, mi ricordo

Mi ricordo quando dicevo che solo da una catastrofe in Europa avrebbe potuto rinascere la sinistra, ora il primo ingrediente è servito.

2548, mi ricordo

Mi ricordo quando non fai altro che aggirarti in 50 metri, e arrivi a sera con un tipo di stanchezza che non avevi mai conosciuto.