L’aroma del tabacco

3441, mi ricordo

Mi ricordo tifosi che mai e poi mai vorrebbero fosse ceduto quel campione, e pochi giorni dopo si mostrano preoccupati da quel che può succedere se quella cessione non si concretizza.

Complimenti e auguri all’inossidabile Carletto

Circola voce che dopo Allegri e prima di Inzaghi, Marotta avesse cercato Ancelotti, che dà bambino tifava Inter, ma da adulto ha scritto l’epopea dell’altra squadra di Milano.

Dino Battaglia, su queste pagine

L’Uomo della Legione (1977)

L’Uomo del New England (1979)

Edgar Allan Poe trasfigurato (1968-81)

Till Ulenspiegel (1976)

Uomini coraggiosi (1980, con Milani)

Dottor Jekyll e Mister Lovecraft (1974)

Caricaaa! (1979, con Faustinelli e Milani)

Maupassant, 8 storie complete (1976-77)

Moby Dick (1986)

L’Ispettore Coke. La Mummia (1983)

Orient Express Speciale (1983)

3440, mi ricordo

Mi ricordo che se si interrompe la diffusione dell’elettricità, ti trovi a passare lunghe ore senza poter fare qualsiasi cosa.

Dino Battaglia, Orient Express Speciale, 1983

Ormai vecchio e stanco, amareggiato, sovente umiliato e oggetto di accuse ingiuste, nell’ultimo decennio del XVIII secolo Giacomo Casanova visse nella casa del Conte di Dux, dove scrisse le sue memorie.

Il mostro del Tamigi (1983) presenta le prime 21 tavole della terza storia dell’ispettore Coke di Scotland Yard; ambientate nei primi anni del Ventesimo secolo, queste storie presentano delitti oscuri, la cui spiegazione sfiora la dimensione del soprannaturale.

Ne Il cantico di Natale di Dickens, Battaglia può assecondare la sua predilezione per le ambientazioni storiche rispetto alla contemporaneità; l’apparizione dello spirito del Natale, annunciato dall’ex socio, capovolge la vita dell’avaro Ebenezer Scrooge.

La straordinaria avventura di Hans Pfall, di Edgar Allan Poe, racconta di un pallone aerostatico arrivato sulla Luna e come l’artefice fosse un uomo ingegnoso, geniale, che fuggiva dai debiti.

Il giocoliere della Madonna (1979) è Barnaba: ormai anziano, cammina per le strade della Francia del XVII secolo e mette in mostra le sue migliori abilità una notte in una chiesa, davanti al ritratto del madre di Gesù.

Riecheggiando l’espressionismo di George Grosz, la storia di Woyzeck consente a Battaglia di esaltare il suo pennino nelle atmosfere distorte e fiabesche.

Infine, La signorina Fifi (1978), da Maupassant, narra della singolare ribellione di una prostituta francese e di un campanaro nei confronti dell’esercito di occupazione prussiano.

Fumettista atipico, non essendo associabile ad alcun personaggio seriale, Dino Battaglia ha portato nel mondo dei fumetti le trame di Rabelais e Maupassant, Poe e Melville, Stevenson e Lovecraft, venendo spesso inserito – come fosse un limite – nella categoria degli “illustratori”. Questo “omaggio” della Sergio Bonelli editore, uscì a pochi mesi di distanza dalla sua morte, appena sessantenne. Contiene 7 storie brevi, alcune inedite (come l’incompiuta dell’Ispettore Coke), e brevi saggi e ricordi di Ranieri Carano, Giorgio Cuccolini, Hugo Pratt e Sergio Toppi.

#Hakimi e altre chiacchiere di fine maggio

Da molto tempo penso che in sede di calciomercato, i giornalisti non sappiano quasi niente. Devono scrivere, perciò inventano: alcuni lo fanno con più credibilità, perché capiscono di calcio, altri lo fanno solo per alzare il polverone (e i click).

Certo, c’è un’eccezione: ci sono dirigenti sportivi che chiamano il giornalista per spifferare qualcosa di qualche trattativa, interessati a costruire le condizioni per concludere l’affare. Intorno a una ancora flebile ipotesi, il giornalista costruisce 90 righe e il suo caporedattore imbastisce titoli a 5-9 colonne.

Di eccezioni, ce ne sarebbe anche un’altra: quella per cui il procuratore di un calciatore fa sapere che il suo assistito ha grandi offerte, almeno una irrinunciabile: entriamo nel campo (lecito, ma moralmente insopportabile) del ricatto, perché i procuratori sono fra i colpevoli del neocalcio, quello in cui si va a batter cassa appena si giocano tre partite buone, ma guai ad abbassare i salari quando si gioca male o malissimo.

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3439, mi ricordo

Mi ricordo quando i sindaci – di tutti i colori politici – si sono tacitamente accordati per rimuovere le panchine.

3438, mi ricordo

Mi ricordo che erano più di vent’anni che non facevo una capatina a Firenze.

3437, mi ricordo

Mi ricordo di non saper rispettare una semplice regola: in vista di un trasloco, fra le tante carte accumulate, quelle inutili andrebbero gettate prima, non dopo.

Caricaaa!, Dino Battaglia, Mario Faustinelli e Mino Milani, Fabbri editori, 1979

Su testi di Milani e Faustinelli, Battaglia compose otto storie di guerra in bianco e nero. Disegni poetici, eleganti, accuratamente didascalici; ecco i titoli degli episodi:

L’eroe dell’Assietta (guerra di Successione austriaca 1740-48)

Le alture di Abraham (guerra dei Sette anni 1757-63)

La presa del fortino (guerre napoleoniche 1812)

Piccolo re (guerre napoleoniche 1812)

La battaglia di Waterloo (guerre napoleoniche 1815)

La carica dei 600 (guerra di Crimea 1853-56)

La rivolta dei Sepoys (guerra anglo indiana 1857)

Napoleone IV (guerra anglo zulù 1879)

All’inizio, è riprodotta un’altra storia, l’unica a colori: sedici grandi tavole nelle quali Battaglia illustra La canzone d’amore e di morte dell’alfiere Cristoforo Rilke, poema scritto da Rainer Maria Rilke nel 1899, per ricordare un antenato che aveva fatto parte di un reggimento austriaco di cavalleria, morto in Ungheria combattendo i turchi nel 1663.

Nella sua prefazione, Claudio Bertieri evidenzia come Battaglia si ponga “a fianco dell’uomo sempre sconfitto, minima pedina nelle mani di giocatori autoritari, di inveleniti strateghi, che decidono sanguinose partite ben poco considerando il dolore e la sofferenza di quanti debbono muoversi tra il sangue e il fango delle trincee”. In queste vicende militari, la scrittura per immagini di Battaglia pone la massima attenzione alle divise, alle armi, agli ambienti naturali. Ogni tanto, intensi primi piani dei protagonisti.

3436, mi ricordo

Mi ricordo che gli allenatori a me più simpatici hanno vinto pochissimo rispetto a quelli che trovavo umanamente detestabili.

Inzaghi, dunque

Allegri, mi deludi… Che gusto c’è a vincere dove hai già vinto e dove hanno vinto tutti?

3435, mi ricordo

Mi ricordo giornate malmostose in cui, all’ora di pranzo, arrivi a rimpiangere quel self service che un tempo ti dava la nausea.

#Suningout

3434, mi ricordo

Mi ricordo di aver pensato, malinconicamente, che di mostre su Pazienza come quella in corso a Bologna, se ne potrebbero allestire 100 contemporaneamente, in giro per il mondo.

3433, mi ricordo

Mi ricordo che il suo nome sarebbe amolo, ma noi lo chiamavamo “rusticano” e del suo frutto asprigno ne mangiavamo fino a scoppiare.

3432, mi ricordo

Mi ricordo serie televisive che si propongono con un primo episodio avvincente, e dal secondo cominciano a farti perdere la pazienza con i flashback.

È festa, non ve ne siete accorti?

È festa, sì.

3431, mi ricordo

Mi ricordo di aver acquistato un libro usato per la dedica amorevolissima che sta all’interno, dedica finita malissimo, a far caso alle date.

3430, mi ricordo

Mi ricordo certi libri a cui avrò cambiato posto in libreria una decina di volte, un po’ per l’argomento, un po’ per il formato, e non saprei più dire perché li comprai.