Altre nove canzoni per un week-end limpido e gelido

Someone Like You (Adele), Mi fido di te (Jovanotti), Nikita (Elton John), I Will Be Waiting (Lisa Stanfield), Who by Fire (Leonard Cohen), Tre madri (Fabrizio De André), Chuck E’s in Love (Rickie Lee Jones), I Dreamed there Was no War (Eagles), Comfortably Numb (Pink Floyd).

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Dodici canzoni con cui iniziare il week-end

La cura (Franco Battiato), Charlie Brown (Michel Petrucciani), He Want You (Nick Cave), Ho ancora la forza (Francesco Gucci e Ligabue), You Oughta Know (Alanis Morissette), Talk (Coldplay), Changes (David Bowie), Home (Depeche Mode), Common People (Pulp), Il gabbiano infelice (Il Guardino del Faro), Come vorrei (Vasco Rossi), Tell Laura I Love Her (Ray Peterson).

7 canzoni al risveglio

I Don’t Feel Like Dancin’ (Scissor Sisters), Lascia stare (Samuele Bersani), Traccia II (Banco Mutuo Soccorso), In the Wee Small Hours of the Morning (Frank Sinatra), Jealous Guy (John Lennon), In a Silent Way (Weather Report), Close to Me (The Cure).

Le prime 10 canzoni del 2023

Duel (Propaganda), Sestri Levante (Roberto Vecchioni), Roat to Nowhere (Talking Heads), Morning Has Broken (Cat Stevens), Colour My World (Chicago), Tanta voglia di lei (I Pooh), We All Go back to Where We Belong (R.E.M.), Baltimore Oriole (George Harrison), Vent’anni (Massimo Ranieri), I’m Outta Time (Oasis).

Songs in the Key of Life (elementi per un’autobiografia)

Anni fa, andavano di moda le “catene”. Messaggi che chiedevano di essere recepiti e rimbalzati ad altri. Per esempio, nel 2010, mi trovai di fronte a questa catena, fatta di 27 scelte musicali, con l’avvertenza “Non pensarci troppo”.

Impossibile… Ho corretto più volte la prima risposta, quella che veniva immediata. Non volevo ripetere più volte lo stesso nome, lo stesso autore: volevo arrivare a una “fotografia musicale” che mi corrispondesse il più possibile.

La canzone che…

ti fa venire in mente la tua infanzia: Notte di Ferragosto (Gianni Morandi)

ti fa pensare alla prima cotta: Goodbye Yellow Brick Road (Elton John)

a suo tempo non ti piaceva, poi hai cambiato idea: I Feel Love (Donna Summer)

per quando sei arrabbiato: Bandito senza tempo (Gang)

si lega al ricordo più triste: I treni a vapore (Fiorella Mannoia)

per prima hai imparato a memoria: Un giorno credi (Edoardo Bennato)

ti ricorda gli anni delle elementari: Il pescatore (Fabrizio De André)

ti ricorda gli anni delle medie: Knockin’ on Heaven’s Door (Bob Dylan)

ti ricorda gli anni del liceo: If You Leave Me Now (Chicago)

ti ricorda gli anni dell’università: Call Me (Blondie)

ti fa pensare alla solitudine: Il mare d’inverno (Loredana Bertè)

ti fa pensare alla politica: Stalingrado (Stormy Six)

ti fa ripensare a una persona che non vedi da tanto: La donna cannone (Francesco De Gregori)

ha il titolo più bello: Where the Streets Have No Name (U2)

ti fa venir voglia di ballare: Modern Love (David Bowie)

ti ricorda un film a cui sei affezionato: The Way We Were (Barbra Streisand, da Come eravamo)

ti ricorda un periodo in particolare: Urlando contro il cielo (Ligabue)

ti ricorda un luogo meraviglioso dove sei stato: Todo cambia (Mercedes Sosa)

ti piace ascoltare quando ti svegli: Max (Paolo Conte)

vorresti per un tramonto indimenticabile: The River (Bruce Springsteen)

vorresti cantare con gli amici sulla spiaggia: La canzone del sole (Lucio Battisti)

vorresti al tuo funerale: Trois Gymnopédies (Eric Satie)

ti fa pensare al sesso: Bolero (Maurice Ravel)

vorresti fosse stata scritta per te: L’illogica allegria (Giorgio Gaber)

racchiude una storia d’amore finita male: Lontano, lontano (Luigi Tenco)

racchiude una storia d’amore finita bene: Dream a Little Dream of Me (Mamas & Papas)

ascolti spesso in questo momento: Wake Up (Arcade Fire)

4009, mi ricordo

Mi ricordo che metto piede in un negozio di dischi un paio di volte all’anno, e finisco per comprare ristampe di trenta o quaranta o cinquant’anni fa (da ultimo “Live Rust” di Neil Young con i Crazy Horse e “666” degli Aphrodite’s Child).

Terra in bocca. Quando i Giganti sfidarono la mafia

Della musica popolare si può sostenere che – almeno in qualche rara occasione – non si limiti a rappresentare i cambiamenti in atto, ma in qualche misura li solleciti. Ma ciò che è avvenuto in passato appare oggi impossibile per l’enorme distanza tra le modalità di diffusione di quelle canzoni e le attuali strategie dell’industria discografica.

All’inizio degli anni Sessanta il mondo dello spettacolo popolare individua un nuovo target: il giovane. La musica diventa il più potente veicolo identitario, grazie al rock’n’roll e poi al fenomeno dei Beatles. Nel biennio 1964-’65 si formano circa cinquemila “complessi”: accanto a Nomadi, Ribelli, Rokes ed Equipe 84 si affiancano i Camaleonti, i Pooh, i Dik Dik e, appunto, i Giganti.

A Milano, 1964, la prima formazione è un trio, composto dal chitarrista Giacomo “Mino” Di Martino (1944), dal bassista Sergio Di Martino (1946 – 28 febbraio 1996), e dal batterista Sergio (Enrico Maria, per evitare confusioni) Papes (1941); nell’estate del ‘65 si aggiunge il tastierista Francesco “Checco” Marsella (1944).

Il loro modello è la band vocale degli Everly Brothers; la prima incisione è un 45 giri uscito a nome del solo Sergio Di Martino, con una cover dei Drifters.

Il primo 45 giri del gruppo, Fuori dal mondo, è una cover di Keep Searching di Del Shannon; mentre la musica ricalca l’originale, il testo è completamente trasformato. Sempre nel 1965 esce il primo grande successo: Una ragazza in due cover di Down Come the Rain, di Mitch Murray.

I Giganti si impongono come un complesso atipico: tutti e quattro sono voci soliste, non c’è un leader. Una ragazza in due vende 800.000 copie, nonostante qualche resistenza da parte della censura (il titolo appare ambiguo). Il gruppo incontra un particolare favore nei concerti, la dimensione live valorizza il fatto che tutti e quattro sono a pieno titolo voci soliste.

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I Love Radio Rock [The Boat That Rocked], Richard Curtis, 2009 – 8

Con la sua natura libertaria, il rock’n’roll è stato la colonna sonora della rivoluzione sessuale. Non stupisce che un potere bacchettone potesse odiare quei fermenti, arrivando a decidere di colpirli con il “Marine Broadcasting Offences Act”, una legge che metteva fuorilegge le radio pirata.

Il biennio 1966-67 fu il periodo più fulgido e rivoluzionario della pop music britannica: se non ne siete convinti, ascoltate questa colonna sonora, 54 frammenti di canzoni memorabili. Intervistato, il regista ha detto: “è eccitante fare un film in cui hai la scusa per mettere la musica in ogni singola scena”.

All’epoca, frequentare la popular music era un’esperienza clandestina, metà dell’Inghilterra l’ascoltava di nascosto, la BBC ne trasmetteva pochissima, la diffusione di quei suoni avveniva tramite radio private, a volte ormeggiate al largo del mare del Nord. Intorno a quella “musica ribelle”, a quell’esperienza avventurosa, ispirata alla mitica Radio Caroline, Curtis confeziona un film divertente e appassionante, che supera le due ore senza quasi accorgersene.

Alla seconda regia, dopo Love Actually, lo sceneggiatore di Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill e Il diario di Bridget Jones sembra prediligere il racconto corale, con un vasto gruppo di personaggi e comprimari, strizzando l’occhio all’anarchia comica di Animal House.

In questo quasi-musical, spiccano Kenneth Branagh, ministro represso e repressivo, Philip Seymour Hoffman, DJ anarchico e indomabile, Rhys Ifans, suo avversario nella battaglia per la leadership, Bill Nighy (manager cinico e dandy), Tom Wisdom (l’uomo capace di sedurre qualunque femmina senza aprir bocca). Tutti i DJ, del resto, emanano una forte carica sessuale, come dimostrano gli sbarchi periodici, a bordo, di fans disinibite e scatenate.

Occhialoni e andatura da “bomba sexy”, nel paio di minuti in cui appare, Emma Thompson ruba la scena a tutti.

3996, mi ricordo

Mi ricordo La folle corsa (Formula Tre), Mind Games (Cristina Donà e Manuel Agnelli), Never Can Say Goodbye (The Communards), Everybody Hurts (R.E.M.), Your Time Is Gonna Come (Led Zeppelin), Jubilee Street (Nick Cave & The Bad Seeds), Luglio, agosto, settembre nero (Area), It’s a God Time (That Petrol Emotion), Time (Pink Floyd).

3995, mi ricordo

Mi ricordo Alabama Song (The Doors), Bandito senza tempo (The Gang), Así como y matan negros (Inti-Illimani), Common People (Pulp), Fiesta (The Pogues), Love Will Tear Us Apart (Joy Division), Sorry Seems to Be the Hardest Word (Elton John), Inní Mér Syngur Vitleysingur (Sigur Ros), Go Where You Wanna Go (The Mamas and The Papas), Pugni chiusi (I Ribelli).

Musica con dei Numeri (ne sapete altre?)

’39 (Queen), 100 Ways to Be a Good Girl (Skunk Anansie), 100,000 Fireflies (The Magnetic Fields), 11:59 (Blondie), 12:51 (The Strokes), 1999 (Prince), 21st Century Schizoid Man (King Crimson), 24mila baci (Adriano Celentano), 4 marzo 1943 (Lucio Dalla), 50 Ways to Say Goodbye (Train), 7 Seconds (Youssou N’Dour), 9 Crimes (Damien Rice)…

Rolling Stone, le mille copertine

La cultura pop sopravvive anche cibandosi di se stessa, richiamando com’erano i vecchi tempi, l’Età dell’Oro della musica e del cinema. Sa autocelebrarsi come se niente fosse, mischiando a cinema e musica altri linguaggi, come la tv, il fumetto, lo sport…

Rolling-Stone-John-Lennon-And-Yoko-Annie-LeibovitzIl primo numero di Rolling Stone uscì nel novembre 1967, il numero 1000 il 7 maggio 2006. La rivista nasce a San Francisco su carta da quotidiano, 28×43 cm, la foto occupava solo una piccola parte della copertina: si trattava di John Lennon, un’immagine tratta da “Come ho vinto la guerra”, il film di Richard Lester; sul 2, Tina Turner, sul 3 i Beatles, sul 5 Jim Morrison, sul 6 Janis Joplin. Baron Wolman è stato il primo fotografo.

Uno dei fondatori, Jann Simon Wenner, ammette che non fu subito chiaro quanto contasse la copertina: ma presto si resero conto che “non solo definisce l’identità di una rivista, ma ne determina in gran parte le vendite”. Mick Jagger (solo o in gruppo) è finito in copertina 27 volte, a 17 stanno Dylan, Springsteen, Bono e Madonna. Un solo italiano, Asia Argento (904).
Il volume è molto accurato; copertina rigida, ottime rilegatura e stampa, una suddivisione in sezioni decennali, a facilitare la consultazione. In oltre 500 pagine, sono accumulate notizie storiche, aneddoti, l’evoluzione della rivista, i suoi artefici. Molte copertine sono riprodotte in un piccolo formato, ma le più importanti sono ben visibili. Spicca un vero e proprio “genere”, che ha fatto la fortuna della rivista: le cover dedicate agli artisti appena scomparsi.

Fra i fotografi, Annie Leibovitz, Mark Seliger, Richard Avedon, Anton Corbijn, Albert Watson, Herb Ritts, David LaChapelle, Martin Schoeller, Hiro, Francesco Scavullo, Linda Eastman McCartney, Matt Mahurin e Matthew Rolston. Fra gli illustratori e fumettisti, Matt Groening, Mike Judge, Garry Trudeau, Robert Grossman, Milton Glazer, Andy Warhol, Philip Hays, Anita Kunz, Matt Stone.
Dal 1973, la quadricromia, poi il cambio di formato (27×38; in seguito 25×30). Nel 1977, il trasferimento a New York, cinque giorni prima della morte di Elvis.

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Agente #007. Monty Norman e il James Bond Theme

Mentre ero in vacanza, una settimana fa, è arrivata la notizia della morte del compositore britannico autore del tema musicale dei film di James Bond. Norman aveva novantaquattro anni, pare che il decesso sia avvenuto dopo una breve malattia.

Figlio di immigrati ebrei dalla Lettonia, era nato il 4 aprile 1928 a Stepney, East London. Negli anni Cinquanta e Sessanta, ha fatto parte di vari gruppi come cantante, poi ha iniziato a scrivere canzoni (fra gli altri, per Cliff Richard e Tommy Steele), e brani per spettacoli teatrali, uno dei quali – A House for Mr Biswas – ebbe un seguito imprevisto.

La fama di Monty Norman, infatti, deriva essenzialmente da un paio di minuti di swing riveduti e corretti, quelli che nel 1962 entrarono nella prima pellicola dell’Agente Segreto 007: il film era Dr. No (in Italia, Licenza di uccidere), quel tema musicale si impose immediatamente, ed è stato ripreso in ognuna delle ventiquattro riapparizioni “ufficiali” di James Bond. Non dubito che continuerà a riecheggiare anche nelle prossime.

Tutto BondLa mia classifica delle Bond Songs

Billie Holiday, Carlos Sampayo e José Muñoz (Edizioni BD)

Morta a 44 anni, sessantatre anni fa, il 17 luglio 1959, nata il 7 aprile 1915 a Baltimora, Maryland (la città di «The Wire», afroamericana la maggioranza della popolazione), la vita di Eleanore Holiday è fra le più tragiche e atroci fra quelle dei musicisti che hanno segnato il Ventesimo secolo.

Volendo identificare le cinque voci fondamentali del secolo scorso, quella di Billie Holiday non può mancare accanto a Édith Piaf, Mina, Maria Callas e Ella Fitzgerald.

Pubblicata su due numeri della rivista «Corto Maltese», nel 1990, e raccolta in volume da Rizzoli nel 1993, questa storia ha impiegato vent’anni a tornare disponibile, anche se in un formato rimpicciolito rispetto all’originale. I bianchi e neri di Munoz offrono a Sampayo l’occasione per una biografia jazz, il racconto di un’esistenza che procede fra cadute e rinascite, e di uno spartito fra assoli e divagazioni. Munoz sa essere caricaturale, quando tratteggia i poliziotti e la borghesia bianca, le sue tavole mandano riverberi espressionisti, con neri color pece.

L’espediente narrativo è semplice: un giovane redattore (bianco) delle pagine culturali di un giornale viene incaricato di comporre un ricordo di Lady Day nel trentennale della morte. Non ne sa niente, è costretto a passare la notte in redazione a cercare informazioni, e intanto ascolta le sue canzoni. Scopre che è stata “prostituta, alcolista, tossicomane, morta giovane…portava un fiore tra i capelli. Una vita sentimentale infelice… Non ebbe molta fortuna con gli uomini…La stampa scandalistica porrà l’accento su questi aspetti…è la legge del mercato. C’è un pubblico che ama tutto questo”.

Il giornalista scopre che venne ripetutamente arrestata con varie accuse, fra cui il possesso di droga e atti osceni, reclusa in sanatorio e anche in prigione e morì di cirrosi epatica in un letto di ospedale piantonato da poliziotti.

Nella trama, fa capolino Alack Sinner, figura feticcio della coppia di autori argentini (è uno dei pochi bianchi che conosce e apprezza la cantante), e assume un ruolo rilevante il sassofonista Lester Bowie, detto Prez, noto omosessuale e tuttavia l’uomo che restò più a lungo accanto a Billie Holiday.

Gli U2 le hanno dedicato «Angel of Harlem», Lou Reed ha intitolato «Lady Day» una delle sue canzoni più famose, Diana Ross l’ha interpretata in «La signora del blues», tratto dalla sua autobiografia, uscita nel 1956. La ballata degli impiccati – «Strange Fruit» – è del 1939: parla di razzismo, attraverso la descrizione di “un frutto strano che cresce sugli alberi del Sud”.

#PearlJam. #Europe2020. #Imola. Eddie Vedder, Jeff Ament, Stone Goddard, Mike McCready e Matt Cameron, programmati per il 5 luglio 2020, rinviati al 26 giugno 2021, arrivano stasera all’autodromo Enzo e Dino Ferrari. “Some words when spoken, can’t be taken back”… Finalmente!

Non sono stato un buon profeta, Nothingman non l’hanno fatta… Ma ecco la scaletta del concerto imolese:

Corduroy – Even Flow – Why Go – Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town – Dance of the Clairvoyants – Quick Escape – MFC – Jeremy – Come Back – Save You – Wishlist – Do the Evolution – Seven O’Clock – Daughter (“People Have the Power”) – Given to Fly – Superblood Wolfmoon – Lukin – Porch – State of Love and Trust – Black – Better Man – Alive – Yellow Ledbetter.

Pochi Oscar, solo sei… Altri appunti sulle musiche. Agente #007

Goldfinger (1964) fu la prima pellicola in cui, per i titoli di testa, venne usato un brano cantato anziché uno strumentale; per il cinquantenario della saga, nel corso della cerimonia degli Oscar del febbraio 2013, Shirley Bassey la cantò dal vivo.

Gallese di Cardiff, classe 1937, Shirley Bassey è l’unica interprete ad aver inciso tre Bond Songs: Goldfinger (1963), Diamonds Are Forever (1971), Moonraker (1979); potevano essere quattro…

Gallese anche Tom Jones, chiamato in fretta e furia per Thunderball (1965), che sostituì Mr. Kiss Kiss, Bang Bang, fatta incidere sia da Shirley Bassey che da Dionne Warwick, e poi scartata poiché non conteneva il titolo della pellicola.

È scozzese Sheena Easton, che cantò For Your Eyes Only (1981), composta da Bill Conti; caso unico, la cantante ha avuto il privilegio di comparire con un primo piano nei titoli di testa.

A View to a Kill dei Duran Duran, nell’estate del 1985, diventò la prima, e tuttora unica, Bond Song a conquistare il numero uno della classifica americana Billboard.

Nel 1995, in coincidenza dell’ingresso del nuovo James Bond, Pierce Brosnan, per gli opening credits venne scelta GoldenEye, eseguita da Tina Turner e composta da Bono e The Edge.

Live and Let Die, composta da Paul McCartney nel 1973,fu la prima Bond Song a conquistare la nomination all’Oscar per la miglior canzone originale, ma quell’anno nulla poteva prevalere su Barbra Streisand e la sua The Way We Were. Rifatta dai Guns N’Roses nel 1991, Live and Let Die è stata riproposta nel 2013 in una scena di American Hustle.

Skyfall, con la voce di Adele, è stato il primo tema musicale della serie a vincere l’Oscar per la miglior canzone.

Nonostante l’enorme successo di pubblico,, tutti i 25 film della saga dell’Agente 007 sono stati poco considerati dall’Academy Awards. Di statuette, se ne sono aggiudicate solo sei, in categorie “minori”.

Missione Goldfinger (1965) per i migliori effetti sonori a Norman Wanstall.

Thunderball. Operazione tuono (1966) per i migliori effetti speciali a John Stears.

Skyfall (2013) ha ricevuto i premi per la migliore canzone (musica e parole di Adele e Paul Epworth) e il miglior montaggio sonoro (Per Hallberg e Karen Baker Landers).

Sia Spectre (2016), che No Time to Die (2021) hanno rivinto l’Oscar per la migliore canzone: nel primo caso, Writing’s on the Wall (Jimmy Napes e Sam Smith); nel secondo, No Time to Die (musiche e testo di Billie Eilish e Finneas O’Connell).

TUTTO BOND

Let the Sky Fall / When it Crumbles / We Will stand tall / Face it all together / At Sky Fall… La mia classifica delle Bond Songs. Agente #007

Avendo scelto di non considerare due brani orchestrali divenuti inconfondibili in tutto il pianeta –The James Bond theme, composto da Monty Norman, e Dr. No theme, di John Barry – il mio podio risulta monopolizzato da voci femminili:

  1. Goldfinger, Shirley Bassey
  2. Nobody Does Is Better, Carly Simon
  3. Skyfall, Adele
  4. We Have all the Time in the World, Louis Armstrong
  5. You Only Live Twice, Nancy Sinatra
  6. Live and Let Die, The Wings
  7. Goldeneye, Tina Turner
  8. No Time to Die, Billie Eilish
  9. You Know My Name, Chris Cornell
  10. Diamonds Are Forever, Shirley Bassey

A seguire, nomi celebri e canzoni di largo successo:

Dusty Springfield (The Look of Love), Sam Smith (Writing’s on the Wall), A-Ha (The Living Daylights), Sheena Easton (For Your Eyes Only), Shirley Bassey (Moonraker), Duran Duran (A View to a Kill), LuLu (The Man with the Golden Gun), Sheryl Crow (Tomorrow Never Dies), Garbage (The World Is not Enough), Lani Hall (Never Say Never Again), Rita Coolidge (All Time High), John Barry (From Russia with Love), Gladys Knight (License to Kill), Madonna (Die Another Day), Alicia Keys e Jack White (Another Way to Die) e Tom Jones (Thunderball).

TUTTO BOND

Canzoni a Colazione 51 (bonus track): Di che mi amerai, da pazzi o confusione? / Stordendo il nervo il pensiero va in canzone / Un ago nella pelle il tuo colpo migliore / E il fiore che si secca nell’occhiello del cuore…

Puntata fuori quota: la chiavetta è la stessa, contiene 1.000 canzoni, la funzione Random ha scelto queste 9: Heart of Glass (Blondie), Alone Again (Gilbert O’Sullivan), New Test Leper (R.E.M.), Crush (Jennifer Paige), Pata Pata (Miriam Makeba), Les Amants d’un jour (Édith Piaf), Can’t Stand Losing You (The Police), Meet me in the City (Bruce Springsteen), Malamore (Enzo Carella).

Canzoni a colazione (50) – Certe notti la strada non conta / E quello che conta è sentire che vai / Certe notti la radio che passa Neil Young / Sembra avere capito chi sei…

Finisco qui. In 50 puntate, sono uscite quasi la metà delle mie canzoni preferite, raccolte su una chiavetta Usb ed evocate dalla funzione Random. Stamattina, si sono riaffacciate queste nove: In Your Eyes (Jeffery Gaines), Isn’t it Quiet and Cold (Gentle Giant), Always on My Mind (Elvis Presley), Certe notti (Ligabue), Children’s Crusade (Sting), Ciao amore ciao (Giusy Ferreri), Ocean of Noise (Arcade Fire), Joe Temerario (Ron).

Canzoni a colazione (49) – Io lavoro al bar di un albergo ad ore / Portò su il caffè a chi fa l’amore / Io sarò un cretino, ma chissà perché / Non mi va di dare la chiave del tre…

Penultimo appuntamento con questa rubrica, dalla prossima settimana mi inventerò qualcosa di nuovo. Intanto, stamattina, sono uscite queste otto canzoni, fra le mille racchiuse sulla chiavetta Usb, e anche se ci stanno almeno un paio di capolavori, immagine e titolo le dedico a un misconosciuto: Human Wheels (John Mellencamp), Fuori dal mondo (I Giganti), Quello che le donne non dicono (Fiorella Mannoia), Albergo a ore (Herbert Pagani), Far, Far Away (Wilco), Black Is Black (Los Bravos), O Caroline (Max Gazzé), I giardini di marzo (Lucio Battisti).

Canzoni a colazione (48) – You think I’d crumble? / You think I’d lay down and die? / Oh no, not I, I will survive / Oh, as long as I know how to love, I know I’ll stay alive…

Un po’ di brit-pop e una conclusione speranzosa, emergono oggi dalle otto scelte compiute dalla funzione Random fra le mille canzoni racchiuse sulla chiavetta Usb: Chrome Plated Suicide (The Flaming Lips), Father, Son (Peter Gabriel), It’s a Life (Grant Lee Buffalo), Lieve (CSI), Roads (Portishead), Help the Aged (Pulp), Selfish Jean (Travis), I Will Survive (Gloria Gaynor).

Canzoni a colazione (47) – We’ve been too long American dreaming / And I think we’ve all lost the way…

La funzione Random ha appena scelto queste nove, fra le mille canzoni racchiuse in una chiavetta Usb: Helpless (Kim Weston), Man I a Shed (Nick Drake), L’Essenziale (Marco Mengoni), American Dreaming (Dead Can Dance), Fat Babies (Lyle Lovett), I Want You (Bob Dylan), Don’t Stop (Fleetwood Mac), Ride (Lana Del Rey), General and Majors (XTC).

Canzoni a colazione (46) – E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire…

Fra le mille canzoni racchiuse in una chiavetta Usb, la funzione Random ha appena scelto queste otto: Movin Away (My Morning Jacket), How Deep Is Your Love (Bee Gees), I Can See for Miles (The Who), Alright (Supergrass), Kicks (Paul Revere & the Raiders), Prospettiva Nevskij (Alice), Pieno di vita (Jovanotti), La Chanson des vieux amants (Jacques Brel).