Concerti, i 30 più emozionanti

Prevale il giudizio sulla performance, rispetto a quello sui musicisti. E, forse, qualche ricordo di tanti anni fa è ammantato da un’aura parzialmente immeritata, non fosse altro perché tendevo a stare più vicino al palco…

Copertine leggendarie 40: oblò e neon

Mike Doud, già artefice di Physical Graffiti degli Zep (rielaborando uno scatto di Elliott Erwitt), è l’art director che insieme a Mick Haggerty elaborò la pluripremiata cover di Breakfast in America.

Sullo sfondo, lo skyline di New York, Manhattan come tavolo per la colazione, in primo piano la prosperosa cameriera Libby a incarnare la Statua della Libertà, la cui fiamma è sostituita da un bicchiere di succo d’arancia. Sul lato posteriore della copertina, i membri della band sono seduti in una tavola calda, ognuno legge il giornale della rispettiva città natale: nati in Gran Bretagna, i Supertramp si erano da poco trasferiti negli States.

Di Elliott Gilbert i due scatti che racchiudono Blue Valentine (1978).

Prevalgono le luci al neon e le sfumature fra il verde e il blu, più che mai malinconici il volto e la postura di Tom Waits, che sul retro appare insieme a una giovane donna dai lunghi capelli biondi, vestito rosso fiammante.

Lei è Rickie Lee Jones, l’anno dopo pubblicherà l’album d’esordio. I due facevano coppia all’epoca.

Copertine leggendarie 39: Old Absinthe House

Per l’imprevedivile commiato dei Led Zeppelin, In Through the Out Door (1979), lo studio Hipgnosis realizzò il suo capolavoro: sei variazioni sul tema, covers diverse per i diversi mercati (Usa, Europa, America latina). Foto in bianco e nero, bagnate con l’acqua, divenendo seppiate.

Protagonista un uomo in completo bianco e cappello, che se ne sta seduto al bancone dell’Old Absinthe House di New Orleans, in Bourbon Street; ci sono sette persone nel locale, l’uomo al bancone e altre sei: il barman, un tipo con cappello e sigaretta vicino alla porta, una ragazza bionda, una donna nera su uno sgabello, il pianista, una ragazza mora appoggiata al juke-box.

Dalla prospettiva di quelle sei persone, Hipgnosis ricavò dodici immagini diverse, il protagonista è illuminato da un effetto simile a quello di uno straccio passato sul vetro.

Copertine leggendarie 38. Impatto

Non saprei definire l’efficacia di una copertina per un long playing, ma ecco quattro esempi di immagini conficcate nella memoria.

Ron Hugo è il fotografo della bambina associata alla più famosa copertina degli allora giovanissimi Violent Femmes (1983).

Norman Rockwell, ha prestato la sua opera a Mike Bloomfield e Al Kooper per The Live Adventure (1969), il doppio album ricavato da un memorabile concerto al Fillmore di San Francisco.

Steven Meisel è l’inventore della “scandalosa” immagine grafica di Like a Virgin (1984).

Di Peter Blake, infine, lo scavo nelle personalità degli Who orfani di Keith Moon, sulla copertina di Face Dances (1981).

Copertine leggendarie 37: DWF

Usare l’arma del fascino e della seduzione… Ecco due posture del corpo e due tagli dell’inquadratura particolarmente efficaci; nel primo caso è lo scatto di un “dilettante”, nel secondo di un celebre fotografo di moda.

La foto per la copertina di Anticipation, l’album di Carly Simon uscito nel 1971, venne scattata dal fratello Peter a Londra, alle porte del Queen Mary’s Garden in Regent’s Park.

Peter Lindbergh ha confezionato la sensualissima immagine della cinquantenne Tina Turner per Foreign Affair (1989).

Copertine leggendarie 36, ancora Hipgnosis

Oltre ai Pink Floyd, lo studio Hipgnosis ha creato le copertine per molti altri musicisti; dai primi tre album solisti di Peter Gabriel, pubblicati fra il 1977 e l’80, ad altrettanti dei Led Zeppelin, a cominciare dal quinto, Houses of the Holy (1973).

Fra tante altre firme di Hipgnosis, scelgo quella per Prologue, l’album d’esordio dei Renaissance (1971).

Copertine leggendarie 35: il neo di Lisa

Real Love (1991) è il secondo album in studio della cantante britannica Lisa Stansfield; ne furono ricavati cinque singoli e varie copertine. Fili conduttori, un sofisticato bianco e nero e un vezzoso neo.

L’autrice delle fotografie è Marine Guillemot, il design è di Michael Nash.

Copertine leggendarie 34. Hipgnosis e Pink Floyd

Hipgnosis è la firma grafica che tutti associano all’immagine dei Pink Floyd, per la quantità di copertine realizzate e la pressoché coincidente data di nascita.

Storm Thorgerson e Aubrey Powell (amici di Syd Barrett), Peter Christopherson e George Hardie sono le personalità fondamentali della sezione creativa di Hipgnosis; le loro opere si presentano con un’estrema varietà, stile mutevole, spesso improntato alla manipolazione fotografica.

Nella discografia dei Pink Floyd, le mie preferite sono Animals (1977), A Momentary Lapse of Reason (1987). Fuori classifica, come ogni mito, la mucca di Atom Heart Mother (1970) e le luci prismatiche di The Dark Side of the Moon (1973).

Copertine leggendarie 33: Lennon Family

È di Yoko Ono lo scatto usato per l’evanescente copertina di Imagine (1971). È di John, invece, la copertina dell’album Walls and Bridges (1974), una specie di collage di disegni realizzati durante la sua infanzia. Ancora di John l’autoritratto caricaturale usato per il documentario Imagine (1988) e la corrispondente colonna sonora.

Infine, Double Fantasy (1980): l’ultimo disco in studio di Lennon, uscì il 17 novembre, tre settimane prima del suo omicidio; nel 2010, l’album è stato rimasterizzato con arrangiamenti più scarni e intitolato Double Fantasy Stripped Down: a firmare il disegno in copertina è Sean Lennon, il figlio di John e Yoko.

Copertine leggendarie 32: Alfie

Alfreda Benge sposò Robert Wyatt il 26 luglio 1974, lo stesso giorno in cui uscì Rock Bottom.

Sono della moglie quasi tutte le copertine (a volte anche parte dei testi) dei dischi incisi da Wyatt.

Nata in Austria da madre polacca, Alfie si è sempre dichiarata anarchica.

Copertine leggendarie 31: Yeszin

Motown – nome derivato da motor town, cioè Detroit – è la leggendaria etichetta di soul e rhythm and blues, fondata il 12 gennaio 1959 nella capitale dell’automobile; lanciò Marvin Gaye, Diana Ross, Barrett Strong, Contours, Jacksons 5, Temptations, Stevie Wonder e tanti altri.

Il logo della Tamla-Motown fu disegnato da Bernie Yeszin. Sono sue le copertine per Meet the Supremes (1962) e per Heat Wave (1963), l’album di Martha (Reeves) & the Vandellas.

Trovo che entrambe veicolino un formidabile senso del ritmo.

Copertine leggendarie 30: Sax Soprano

Appresa la notizia della morte di John William Coltrane (17 luglio 1967) nel corso di una conferenza londinese sui movimenti antirazzisti, uno dei leader delle Pantere Nere, Stokely Carmichael, invitò il pubblico ad alzarsi in piedi e a rispettare un minuto di silenzio. Wu Ming, New Thing: “Che c’entrava il jazz con la rivoluzione? Eppure tutti rimasero in piedi e in silenzio”.

Oltre che fattore di identità culturale, il jazz costituiva un segnale esplicito della nuova coscienza politica. E il sax soprano trovò in questi tre album una summa inarrivabile: Francis Wolff è l’autore della copertina di Blue Trane (1958), Pete Turner per Coltrane (1962), Bob Thiele per A Love Supreme (1964).

Copertine leggendarie 29. Bowie

Without You (lato b: Criminal World) uscì in Giappone, Stati Uniti, Paesi Bassi e Spagna come quarto singolo estratto da Let’s Dance, l’album di Bowie che ha avuto il maggior successo di vendite. La copertina porta il segno inconfondibile di Keith Haring.

Del 1995, invece, è Outside, il diciannovesimo album in studio; la copertina è un dipinto ad acrilico dello stesso Bowie, un autoritratto in stile Francis Bacon, intitolato Head of DB.

Copertine leggendarie 28: Joni

È mia opinione che un solo musicista possa reggere il paragone con Dylan, per il valore intrinseco e per l’influenza esercitata, che sia una donna, che sia cresciuta nel mitico Saskatchewan e abbia passaporto canadese, che il suo vero nome sia Roberta Joan Anderson.

Di se stessa, Joni Mitchell ha spesso detto di sentirsi prima di tutto una pittrice. Mi piace questa sua convinzione: «Puoi restare lo stesso degli esordi e continuare con la formula che ti ha portato fortuna all’inizio, e ti crocifiggeranno per non essere mai cambiato. Puoi cambiare, e ti crocifiggeranno per averlo fatto. Ma rimanere sempre uguali a se stessi è noioso, mentre il cambiamento è interessante».

Ho scelto sei fra le “sue” copertine dei suoi album, tre astratte e tre autoritratti (Clouds, 1968; Turbolent Indigo, 1994; Both Sides Now, 2000).

Copertine leggendarie 27: premonizioni

L’uso della pittura “classica” è stato frequente nel mondo della Pop Music. Mi piace sottolineare la scelta stilistica di un gruppo misconosciuto, i Pearls Before Swine: guidata dal chitarrista e cantante Tom Rapp, originario del Nord Dakota, questa band ha prodotto due album, nel 1967 e 1968, intitolati One Nation Undergound e Balaklava.

È musica immaginifica e favolistica, un folk acustico deformato dagli allucinogeni, che pare alla ricerca di sinistre premonizioni, come quelle esposte ne Il giardino delle delizie di Hieronymus Bosch (1490 circa), e ne Il trionfo della morte di Pieter Bruegel il Vecchio (1562), entrambi esposti al Prado di Madrid.

Di questi dipinti, sono ripresi dettagli fra i più cupi e deliranti.

Copertine leggendarie 26. Californie

Stavolta l’accostamento è subliminale: entrambi gli album uscirono nel 1969, entrambi i gruppi avevano una dominanza californiana e a me pare intendessero richiamare una simile, imprecisata Età dell’Oro.

George Hunter e Ken Hollister sono gli artefici della copertina di Happy Trails, il più celebre album dei Quicksilver Messenger Service di John Cipollina e Gary Duncan. È della sezione grafica della Globe Propaganda, la copertina dell’album d’esordio (1969) di un gruppo ormai dimenticato, di cui fecero parte David e Linda LaFlamme, e che si faceva chiamare It’s a Beautiful Day.

Copertine leggendarie 25. Kosh

Un solo nome – quello del londinese John Kosh – sta dietro le copertine di Hotel California, Get Yer Ya-Ya’s Out e Wh0’s Next.

Kosh ha lavorato per i più grandi marchi dell’intrattenimento (Capitol, Columbia-TriStar, Disney, Fox, CNN, MGM, Sony e Warner Bros, ed è suo il logo del Super Bowl NFL XXI. Fra i musicisti, cito alla rinfusa John Lennon e Linda Rondstadt, Tom Petty e Bonnie Raitt, Donovan e James Taylor.

Ma la sua impronta più profonda, l’ha lasciata attraverso i Beatles, con Abbey Road e Let It Be.

Copertine leggendarie 24. Warhol policromo

Se escludo la Banana dei Velvet (a cui dedicherò un omaggio specifico), meno note sono le opere consegnate da Warhol ad altri musicisti: a me pare che, almeno in questi casi (di cover, l’artista ne ha ideato a decine), Aretha Franklin, Lennon e Diana Ross tendano ad appiatirsi fino a scomparire dietro l’inconfondibile tecnica pittorica di Warhol, la stessa delle variazioni policromatiche su Marilyn o Liz, e delle lattine della Campbell’s Soup.

Silk Electric del 1982, Menlove Ave e Aretha sono del 1986, l’anno prima della scomparsa di Warhol.

Copertine leggendarie 23. Warhol rotolante

Poteva mancare Andy Warhol, il re della Pop Art, cioè dell’arte che, fin dal momento creativo, punta dritta al commercio? No, certo che no: anzi, gli dedicherò due “puntate”: la prima focalizzata sulle Pietre Rotolanti.

Fra le tre immagini – Sticky Fingers (1971), Love You Live (1977) e Emotional Tattoo (1983) – la prima resta la più incisiva e provocatoria. Col passare del tempo, anche a Warhol è piaciuto edificare il monumento a se stesso.

Copertine leggendarie 22. Webster

Morto ottantenne poco più di un anno fa, Guy Michael Webster, è stato fra i grandi innovatori della fotografia applicata alla pop music.

Per mezzo secolo, ha composto copertine di album e layout di riviste, oltre a dedicarsi a catturare i ritratti dei divi del cinema (Rita Hayworth, Natalie Wood, Barbra Streisand, Jack Nicholson), arricchendo il suo repertorio con un paio di inquilini della Casa Bianca (Reagan e Clinton).

Fra le sue cover, ne ho scelte due che paiono uscire dal buio: quelle per After-math (The Rolling Stones, 1966) e per The Marble Index (Nico, 1968).

Copertine leggendarie 21. Giger

Dopo aver attraversato diverse forme artistiche – scultura, pittura, design – lo svizzero Hans Ruedi Giger (1940–2014) ha lavorato negli effetti speciali cinematografici (insieme a Carlo Rambaldi ha inventato la terrificante creatura di Alien) e realizzato alcune copertine di grande impatto orrorifico.

Giger diceva di dormire con un blocco da disegno sul comodino, per registrare le visioni angoscianti che popolavano i suoi sogni, e dare immediatamente forma a certi esseri biomeccanici.

Due incubi macabri vennero affidati a Emerson, Lake & Palmer (Brain Salad Surgery, 1973) e a Deborah Harry (KooKoo, 1981).

Copertine leggendarie 20. Cash

American Recordings comincia come un album del 1994, prodotto da Rick Rubin per l’omonima etichetta discografica. Evolve in un progetto magnifico, che si sviluppa in 6 atti – American I, II, III, IV, V e VI: Unchained, Solitary Man, The Man Comes Around, A Hundred Highways, Ain’t No Grave -, e ogni volta la copertina consolida la linea grafica: foto seppiate di Cash recuperate dagli archivi personali e da quelli di Andrew Earl, Danny Clinch e Martyn Atkins.

Il quinto e il sesto capitolo vennero pubblicati postumi, Johnny Cash è morto a Nashville, settantunenne, il 12 settembre 2003.

Copertine leggendarie 18. Avedon vs. Bayley

Finora avevo scelto accoppiamenti per affinità, stavolta l’unico terreno comune è un scintillante bianco e nero. Musicisti e fotografi appaiono stridenti. Era già una star della fotografia Richard Avedon quando lanciò Bookends di Simon & Garfunkel (1968); era ai primissimi passi Roberta Bayley, artefice della copertina per l’esordio (1976) dei Ramones.

Negli ultimi decenni del Ventesimo secolo, Avedon (1923-2004) è stato una delle grandi star della fotografia mondiale: esposto nei musei, ha alternato ritratti e moda, reportage dal Vietnam e copertine per le riviste più sofisticate riviste. Per la sua foto, Bailey venne pagata 125 dollari, ma quello scatto le aprì la strada che la portò a imporsi come la più potente interprete fotografica della rivoluzione punk.