Cinquantatré anni fa. E se ci diranno…

  • E se ci diranno che per rifare il mondo / c’è un mucchio di gente da mandare a fondo
  • noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare / per poi sentire dire che era un errore
  • noi risponderemo noi risponderemo / no no no no.
  • E se ci diranno, che nel mondo la gente / o la pensa in un modo o non vale niente
  • noi che non abbiam finito ancora di contare / quelli che il fanatismo ha fatto eliminare
  • noi risponderemo / no no no no.
  • E si ci diranno che è un gran traditore / chi difende la gente di un altro colore
  • noi che abbiamo visto gente con la pelle chiara / fare cose di cui ci dovremmo vergognare
  • noi risponderemo noi risponderemo / no no no no.
  • E se ci diranno che è un destino della terra / selezionare i migliori attraverso la guerra
  • noi che ormai sappiamo bene che i più forti / sono sempre stati i primi a finir morti
  • noi risponderemo, noi risponderemo / no no no no.

Luigi Tenco, Cassine 21 marzo 1938 – Sanremo 27 gennaio 1967.

Funzione Random 3, fra Cesena e Bologna in un rosso tramonto di gennaio

Pazza Inter 2004 (Vari), ’39 (Queen), All and Everyone (Polly Jean Harvey), Wuthering Heights (Kate Bush), He Wants You (Nick Cave), Dady Cool (Boney M), On an Island (David Gilmour), Betterman (Pearl Jam).

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Funzione Random 2, fra Bologna e Parma, e ritorno, in una grigia giornata di fine dicembre, 24 canzoni italiane in poco meno di due ore

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang (Jovanotti), Vi ricordate quel 18 Aprile (Disciplinatha), Vivere (Rossi), Spunta la luna dal monte (Parodi e Pagani), L’animale (Battiato), Orchidee (Amalia Grè), La notte è piccola per noi (Alice ed Ellen Kessler), Sogno d’amore (Ranieri), Vivo per lei (Bocelli e Pausini), E dimmi che non vuoi morire (Patty Pravo), Cade la pioggia (Negramaro e Jovanotti), Millennio (Finardi), Per sempre (Nina Zilli), Le ragazze (Carboni)…

Del mondo (CSI), Amore immaginato (Peù e Anggun), Le notti di maggio (Fossati e Mannoia), Un’altra vita (Alice), E tu (Baglioni), Sestri Levante (Vecchioni), Ci vorrebbe un amico (Venditti), A Wonderful World (Zucchero e Clapton), Goccia (Cristina Donà e Wyatt), Infiniti noi (Pooh).

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Hotel Habanera, Cinzia Leone,

Di Paolo Conte, Cinzia Leone e Vincenzo Mollica, Editori del Grifo, 1990.

Il volume raccoglie otto brevi racconti – più di 80 tavole (a colori o in bianco e nero) – pubblicati su “Alter Alter” fra l’84 e l’86 e su “Comic Art” (1988): “storie che giocano con i disegni, le parole, le note musicali”.
L’impaginazione della tavola segue uno schema rigido: in alto gli spartiti autografati di Paolo Conte (fra gli altri, quelli di Onda su onda, Japanese puzzle, Il pianista del Madagascar), al centro il disegno, in basso i testi di Mollica.

La sequenza delle illustrazioni (il più delle volte a tutta pagina) ha per protagonista Gilda, tipica femme fatale, donna da sogno, languida e conturbante, sprigionante sensualità e mistero, morbidezza ed esotismo.
Occhi verdi, gambe affusolate, lunghissimi capelli corvini, Gilda è un’indossatrice con alle spalle un “amore-tempesta”. Già nella scelta del nome, è esplicito il richiamo a Rita Hayworth e al cinema degli anni Quaranta.

Il segno di Cinzia Leone ricama atmosfere “incastonate in una sottile lussuria aromatica di vino e noce moscata”. È un immaginario retrò, i volti maschili richiamano quelli di Robert Mitchum, William Powell, Amedeo Nazzari. Non mancano le citazioni della pittura di Tamara de Lempicka.

Anziché descrivere una trama o dare voce a Gilda (sempre silenziosa), i testi di Mollica confermano l’andamento musicale. Qualche esempio:
“E come sapevano farsi spiare bene le ragazze, con quelle prospettive di gambe che regalavano speranze anche ai brutti anatroccoli”.
“Gli orchestrali erano alligatori pronti a lanciare note come carezze cotonate”.
“Esuli vacanzieri sfioravano Gilda come la tenerezza può sfiorare un legionario”.

Funzione Random, fra Bologna e Brescia in una limpidissima mattina di Natale, 29 canzoni italiane in poco meno di due ore

Una vita da mediano (Ligabue), Lupi spelacchiati (Conte), Tu cosa fai stasera (Baldan Bembo), Notte (Finardi), I sacchi della posta (Battisti), Mondo (Cremonini), Gaetano e Giacinto (Stadio), Non ti scordar mai di me (Giusy Ferreri), Io cammino di notte da sola (Amalia Grè), Help Me (Dik Dik), E mi manchi tanto (Alunni del Sole), E se poi (Malika Ayane), Joe Temerario (Ron), Un’emozione da poco (Anna Oxa), Vil Coyote (Finardi), Verrà l’estate (Pacifico + Ayane), A te (Jovanotti)…

Sosta all’autogrill, caffè e caramelle di liquirizia…

Era bello il mio ragazzo (Anna Identici), Gioco di bimba (Le Orme), Follia d’amore (Gualazzi), Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi… (Battisti), Go with the Flow (Allevi), Limpido (Laura Pausini), Come nelle favole (Rossi), E adesso che tocca a me (Rossi), La mia città (Carboni), Amore diverso (Finardi), E tu come stai (Baglioni), Wonderful Life (Zucchero).

#50 voci. #Mercedes. #Aretha. #Edith. Cinquanta Voci Femminili: il podio finale

Finisce qui, finisce così. Finisce come meglio non avrei potuto.

 

Edith Piaf, Non, je ne regrette rien

2. Aretha Franklin, Respect

3. Mercedes Sosa, Todo cambia

Cinquanta Voci Femminili: 4 e 5

4. Billie Holiday, Strange Fruit

5. Tina Turner, Private Dancer

Cinquanta Voci Femminili: 6 e 7

6. Grace Slick, White Rabbit, Jefferson Airplane

7. Annie Lennox, I Saved the World Today, Eurythmics

 

Cinquanta Voci Femminili: 8 e 9

8. Amy Winheouse, Love Is A Losing Game

9. Rickie Lee Jones, We Belong Together

 

Cinquanta Voci Femminili: 10 e 11

Siamo quasi alla fine, restano solo le prime 9 voci… Ecco i nomi che ho proposto fin qui:

10. Joni Mitchell, River

11. Patti Smith, People Have the Power

 

Cinquanta Voci Femminili: 12 e 13

12. Deborah Harry, Maria

13. Francoise Hardy, Tous les garçons et les filles

Cinquanta Voci Femminili: 14 e 15

14. Janis Joplin, Summertime

15. Ella Fitzgerald, Cry Me a River

 

Cinquanta Voci Femminili: 16 e 17

16. Adele, Set Fire to the Rain

17. Yma Sumac, Gopher Mambo

Cinquanta Voci Femminili: 18 e 19

18. Donna Summer, I Feel Love

19. Carole King, You’ve Got a Friend

Cinquanta Voci Femminili: 20 e 21

20. Lisa Gerrard, Now We Are Free

21. Dusty Springfield, Son of a Preacher Man

Cinquanta Voci Femminili: 22 e 23

22. Whitney Houston, I Will Always Love You

23. Diana Ross, Do You Know Where You’re Going To

Momix – Alice

Alice è il titolo della più recente opera dei Momix, il gruppo diretto da Moses Pendleton, che così lo presenta: «è un’opportunità per scoprire fin dove arriva la nostra fantasia. Con questo spettacolo voglio raggiungere sentieri ancora inesplorati nella fusione di danza, luci, musica, costumi e proiezioni». Come in tutti gli spettacoli dei Momix, la danza e l’elasticità dei corpi sono gli ingredienti fondamentali; stavolta gli “effetti speciali” lasciano spazio alle fisionomie dei ballerini.

Ispirato ad Alice in Wonderland (1865) di Lewis Carroll, oscuro professore di matematica dell’epoca vittoriana, lo spettacolo porta sul palco il Bianconiglio, il Cappellaio matto, lo Stregatto e la Regina di Cuori. In questo gioco di specchi, si agitano molte Alice, non una sola. Entra ed esce da mondi psichedelici, popolati da creature strane e stravaganti, che prendono facendo interagire i corpi di sette ballerini con i costumi e i giochi di luce. Il pubblico viene trasportato in un viaggio magico e misterioso, fra creature bizzarre e inquietanti, dove Alice si perde e si ritrova.

Ideato e diretto da Moses Pendleton, con la co-direzione artistica di Cinthya Quinn, lo spettacolo si sviluppa in due atti, presentando 18 coreografie. In scena vanno Heather Conn, Gregory De Armond, Seah Hagan, Hannah Klinkman, Sean Langford, Jade Primicias, Colton Wall. Il video design è di Woodrow F. Dick, il design luci di Michael Korsch, i costumi sono di Phoebe Katzin, design e realizzazione del ragno sono di Michael Curry.

Il collage musicale è molto ritmico e a me quasi sconosciuto; Perpetuum Mobile della Penguin Café Orchestra fa da accompagnamento prima che si spengano le luci e per gli applausi finali. Fra le musiche più coinvolgenti, The Cheshire Cat (di Danny Elfman per il film di Tim Burton), The Lobster Quadrille (Franz Ferdinand) e Smoke and Mirrors (Gotye e Wouter De Backer). L’ultima coreografia viaggia sulle note di White Rabbit, la canzone dei Jefferson Airplane, trascinata dalla voce di Grace Slick.