Cinquanta canzoni italiane: 41

Le mie 50 canzoni italiane preferite, una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nella vecchia Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

Musica ribelle, Eugenio Finardi, 1976

Anna ha 18 anni e si sente tanto sola

Ha la faccia triste e non dice una parola

Tanto è sicura che nessuno capirebbe

E anche se capisse di certo la tradirebbe

E la sera in camera prima di dormire

Legge di amori e di tutte le avventure

Dentro nei libri che qualcun altro scrive

Che sogna la notte, ma di giorno poi non vive

E ascolta la sua cara radio per sentire

Un po’ di buon senso e voci piene di calore

E le strofe languide di tutti quei cantanti

Con le facce da bambini e con i loro cuori infranti

Ma da qualche tempo è difficile scappare

C’è qualcosa nell’aria che non si può ignorare

È dolce, ma forte e non ti molla mai

È un’onda che cresce e ti segue ovunque vai

È la musica, la musica ribelle / Che ti vibra nelle ossa / Che ti entra nella pelle / Che ti dice di uscire / Che ti urla di cambiare / Di mollare le menate / E di metterti a lottare.

Marco di dischi lui fa la collezione

E conosce a memoria ogni nuova formazione

E intanto sogna di andare in California

O alle porte del cosmo che stanno su in Germania

E dice: “Qui da noi, in fondo, la musica non è male

Quello che non reggo sono solo le parole”

Ma poi le ritrova ogni volta che va fuori

Dentro ai manifesti o scritte sopra i muri

Ed è la musica, la musica ribelle / Che ti vibra nelle ossa / Che ti entra nella pelle / Che ti dice di uscire / Che ti urla di cambiare / Di mollare le menate / E di metterti a lottare…

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Juliet Naked. Tutta un’altra musica [Juliet, Naked], Jesse Peretz, 2018 – [cine41] – 7

Commedia brillante, ricavata dal romanzo di Nick Hornby. Se si respira l’aria frizzantina e malinconica di About a Boy e di Alta fedeltà, è anche perché Peretz ha fatto il musicista, fra i fondatori della band Lemonheads; i suoi gusti musicali compongono una colonna sonora strepitosa, fra le cui gemme va citata Waterloo Sunset, non fosse altro per far sapere agli ignari chi fossero i Kinks e a quali vertici potessero arrivare.

Protagonista (era ora!) è Rose Byrne, già Briseide in Troy, Moira MacTaggert nei film degli X-Men. Intorno alla sua Annie, viene ricostruita la parabola di una rockstar, Tucker Crowe, che dopo aver inciso un solo album – Juliet – da vent’anni ha fatto perdere le proprie tracce. L’assenza ha costruito il mito: verso Tucker Crowe (Ethan Hawke, perfetto) è nato un culto che si rivelerà sproporzionato alla sua levatura umana: passato da una donna all’altra, da uno sballo all’altro, Tucker ha lasciato una fila di figli, e si è ridotto a vivere come un Big Lebowski (ciabatte, pantaloni sformati, camicie grunge). I diritti d’autore gli consentono di nascondersi dal mondo.

A capo della nicchia di fans di Tucker sta un professore di Letteratura, Duncan (Chris O’Dowd), legato più intimamente al suo idolo che alla donna con cui convive stancamente, da tanto, troppo tempo. Ma è proprio Annie che, per caso, entra in contatto con Tucker Crowe, innescando una serie di situazioni agrodolci. Ne deriva una tipica storia sulla “seconda possibilità”, declinata all’inglese, sfuggendo all’insopportabile retorica americana. Fra le righe, qualche riflessione non banale sul rapporto fra arte e vita; ad Annie, Tucker trova il coraggio di raccontare la verità, perché fuggì dalle scene.

Juliet, Naked, il demo del famoso album, fa da detonatore a una storia d’amore ormai sfinita e a un nuovo inizio quantomai auspicato. Ariosa e luccicante l’ambientazione, sulle coste orientali della Manica.

Cinquanta canzoni italiane: 42

50 canzoni italiane, le mie preferite. Una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nella vecchia Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

Non mi rompete, Banco del Mutuo Soccorso, 1973

Non mi svegliate, ve ne prego,
ma lasciate che io dorma questo sonno,
sia tranquillo da bambino
sia che puzzi del russare da ubriaco.

Perché volete disturbarmi
se io forse sto sognando un viaggio alato
sopra un carro senza ruote
trascinato dai cavalli del maestrale,
nel maestrale… in volo.

Non mi svegliate ve ne prego
ma lasciate che io dorma questo sonno,
c’è ancora tempo per il giorno
quando gli occhi si imbevono di pianto,
i miei occhi… di pianto.

Cinquanta canzoni italiane: 43

50 canzoni italiane, le mie preferite. Una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nella vecchia Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

Ragazzo triste Patty Pravo 1967 50
La sedia di lillà Alberto Fortis 1979 49
C’è tutto un mondo intorno Matia Bazar 1979 48
Un’estate al mare Giuni Russo 1982 47
Vieni a vivere con me Luca Carboni 1987 46
Le mie parole Pacifico 2001 45
Gioco di bimba Le Orme 1972 44
Nuovo swing Enrico Ruggeri 1984 43

Nuovo swing, Enrico Ruggeri, 1984

Forse il vero amore / vuol restare grande,

preferisce chiudersi e morire / in un colpo invece che appassire.

Ma non puoi accettarlo / se ne sei coinvolto tu.

Corri fuori a cercarlo, oppure non voltarti più.

La parola addio / non si concepisce,

mentre sfila lento quel corteo / di esistenze apparentemente lisce

Ma un telefono suona / e tutto ricomincerà

Che stavolta sia la volta buona, chè il presente scivola già.

Parte piano il nuovo swing / mentre corri impaziente sul ring.

Cambia il tempo attorno a te / e la musica vecchia dov’è?

Strumentisti sessionmen / hanno già sviluppato il refrain.

La canzone che vuoi tu / poco dopo non la riconosci più

non la riconosci più, non la riconosci…..

Un minuto e poi / torna il vecchio inciso

e una donna resta qui tra noi / sento il peso dell’ultimo sorriso

di uno sguardo stremato / in una stagione che va

non sarà cancellato. Ma suoniamo, poi si vedrà.

Parte piano il nuovo swing / mentre corri impaziente sul ring.

Cambia il tempo attorno a te / e la musica vecchia dov’è?

Strumentisti sessionmen / hanno già sviluppato il refrain.

La canzone che vuoi tu / poco dopo non la riconosci più

non la riconosci più, non la riconosci più…

Cinquanta canzoni italiane: 44

50 canzoni italiane, le mie preferite. Una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nell’antica Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

Gioco di bimba, Le Orme, 1972

Come d’incanto lei s’alza di notte,
Cammina in silenzio con gli occhi ancor chiusi
Come seguisse un magico canto
E sull’altalena ritorna a sognare.

La lunga vestaglia, il volto di latte,
I raggi di luna sui folti capelli.
La statua di cera s’allunga tra i fiori
Folletti gelosi la stanno a spiare.

Dondola, dondola, il vento la spinge
Cattura le stelle per i suoi desideri.
Un’ombra furtiva si stacca dal muro:
Nel gioco di bimba si perde una donna.

Un grido al mattino in mezzo alla strada,
Un uomo di pezza invoca il suo sarto
Con voce smarrita per sempre ripete
“io non volevo svegliarla così”
“io non volevo svegliarla così”…

Cinquanta canzoni italiane: 45

50 canzoni italiane, le mie preferite. Una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nell’antica Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

Le mie parole, Pacifico, 2001

Le mie parole sono sassi / precisi aguzzi pronti da scagliare

su facce vulnerabili e indifese

Sono nuvole sospese / gonfie di sottointesi

che accendono negli occhi infinite attese

Sono gocce preziose indimenticate / a lungo spasimate e poi centellinate

Sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare

Sono lampi dentro a un pozzo cupo e abbandonato

Un viso sordo e muto che l’amore ha illuminato

Sono foglie cadute / promesse dovute

che il tempo ti perdoni per averle pronunciate

Sono note stonate / sul foglio capitate per sbaglio

tracciate e poi dimenticate.

Le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire / lo ammetto

strette tra i denti / passate, ricorrenti

inaspettate, sentite o sognate.

Le mie parole son capriole / palle di neve al sole

razzi incandescenti prima di scoppiare

sono giocattoli e zanzare / sabbia da ammucchiare

piccoli divieti a cui disobbedire.

Sono andate a dormire / sorprese da un dolore profondo

che non mi riesce di spiegare

fanno come gli pare

si perdono al buio per poi ritornare

Sono notti interminate / scoppi di risate

facce sovraesposte per il troppo sole

sono questo le parole / dolci o rancorose

piene di rispetto oppure indecorose

sono mio padre e mia madre

un bacio in testa prima del sonno / un altro prima di partire

Le parole che ho detto chissà / quante ancora devono venire

Strette tra i denti

risparmiano i presenti immaginate / sentite o sognate…

Cinquanta canzoni italiane: 46

50 canzoni italiane, le mie preferite. Una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nella vecchia Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

Vieni a vivere con me, Luca Carboni, 1987

Vengo a vivere con te

Lo sai mi sono innamorato / E la vita è troppo corta

E non possiamo perdere tempo

O forse è proprio il tempo / Che non può perdere noi

Vieni a vivere con me

Sai quante cose potremmo fare

Tu potresti suonare il piano / Mentre io spalmo la maionese

Potrei spalmartene un po’ sul collo / E leccandoti far tremare Bach

Contro la noia della TV / Guardare solo la pubblicità

Gli spettacoli quelli no / Quelli li faremo noi

E poi dopo aver fatto il bagno / Correre al cinema a vedere un film…

Potremmo essere felici e fare un mucchio di peccati

Potremmo essere felici e a volte un poco disperati

Potremmo dirci certe cose da fare accapponare la pelle

Potremmo fare certe cose che ci fucilano alle spalle

Poi potremmo studiare il modo / Per vivere senza lavorare…

Cinquanta canzoni italiane: 47

50 canzoni italiane, le mie preferite. Una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nella vecchia Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

Un’estate al mare, Giuni Russo, 1982

Per le strade mercenarie del sesso / che procurano fantastiche illusioni

Senti la mia pelle com’è vellutata / ti farà cadere in tentazioni

Per regalo voglio un harmonizer / con quel trucco che mi sdoppia la voce

Quest’estate ce ne andremo al mare per le vacanze.

Un’estate al mare / voglia di remare

fare il bagno al largo / per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni.

Un’estate al mare / stile balneare

con il salvagente / per paura di affogare.

Sopra i ponti delle autostrade / c’è qualcuno fermo che ci saluta

Senti questa pelle com’è profumata / mi ricorda l’olio di Tahiti

Nelle sere quando c’era freddo / si bruciavano le gomme di automobili

Quest’estate voglio divertirmi per le vacanze.

Un’estate al mare / voglia di remare…

La puntina sul vinile: tutte le 443 recensioni

Ho raccolto in 5 files pdf tutti gli appunti sui miei album in vinile, riascoltati fra il 6 aprile 2017 e il 29 gennaio 2019.

A spanne, i primi vinili li acquistai nella primavera del ’72 e gli ultimi alla fine del 1987 (con qualche eccezione newyorkese, nel ’92).

Ho inserito i 5 files nella barra in alto (download e link), oggi rendo l’accesso più semplice, così: 01-99100-200201-300301-400401-443

 

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Cinquanta canzoni italiane: 48

50 canzoni italiane, le mie preferite. Una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nella vecchia Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

C’è tutto un mondo intorno, Matia Bazar, 1979

Se per caso un giorno o l’altro
ti trovassi solo sai
senza una compagna che ti aiuta nei tuoi guai
E se poi il cielo blu
si chiude all’improvviso su di te
e ti senti come un ladro che
ha paura anche di sé
Guardati allo specchio
E guarda un poco un poco intorno a te.

C’è tutto un mondo intorno che
gira ogni giorno e che
fermare non potrai.
E viva viva il mondo
tu non girargli intorno
ma entra dentro al mondo dai.

Se nel buio che ti avvolge
una fiamma scorgerai
corri corri senza indugi
Forse è il sole che tu vuoi
ma se come un fiume in piena poi
il tempo ormai usato se ne va
e un naufrago ti senti tu.

Da solo scruta il blu
Quella fiamma sconosciuta
è la tua zattera lo sai
Dai
C’è tutto un mondo intorno che
Gira ogni

Cinquanta canzoni italiane: 49

50 canzoni italiane, le mie preferite. Una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nella vecchia Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

LA SEDIA DI LILLÀ, ALBERTO FORTIS, 1979

Stava immobile nel letto con le gambe inesistenti
e una piaga sulla bocca che seccava il suo sorriso
mi parlava rassegnato con la lingua di chi spera
di chi sa che è prenotato sulla Sedia di lillà.

Ogni volta che rideva si stracciavano le labbra
e il sapore che ne usciva era di stagione amara
le sue rughe di cemento lo solcavano di rosso
prontamente diluito da una goccia molto chiara.

“Penso troppo al mio futuro” ripeteva delirando
“penso troppo al mio futuro, penso troppo e vivo male
penso che fra più di un anno cambieranno i miei progetti
penso che fra più di un anno avrò nuove verità.

Ma tu non farmi questo errore vivi sempre nel momento
cogli il giorno e tanto amore cogli i fiori di lillà”.
“Oh quanti amici hanno tradito” continuava innervosito
“quanti amici hanno tradito per la causa dell’amore”.

Sono andato a casa sua sono andato con i fiori
mi hanno detto che era uscito che era andato a passeggiare
ma vedevo un’ombra appesa la vedevo dondolare
l’ombra non voleva stare sulla sedia di lillà.

Cinquanta canzoni italiane: 50

50 canzoni italiane, le mie preferite. Una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nella vecchia Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

RAGAZZO TRISTE, PATTY PRAVO, 1966

Ragazzo triste come me… ah ah
che sogni sempre come me… ah ah,
non c’e’ nessuno che ti aspetta mai
perché non sanno come sei.
Ragazzo triste sono uguale a te,
a volte piango e non so perché,
tanti son soli come me e te
ma un giorno spero cambierà.
Nessuno può star solo, non deve stare solo
quando si è giovani così.
Dobbiamo stare insieme, amare tra di noi,
scoprire insieme il mondo che ci ospiterà.
Ragazzo triste come me… ah ah
che sogni

Cover di But You’re Mine, scritto da Sonny Bono e incisa da Sonny e Cher, il testo italiano era di Gianni Boncompagni.

31 canzoni, Nick Hornby, Guanda, 2003

Fossi stato in grado di scrivere musica, non mi sarei mai curato dei libri”: questo pensiero, sussurrato fra due parentesi, parlando d’altro, spiega l’approccio quasi timoroso di Hornby a queste canzoni. Ascolta musica pop e la preferisce ancora, perché “la musica classica non ha la capacità di farmi sentire meglio”.

Questo non è un romanzo, nonostante l’impianto scopertamente autobiografico e il solito stile inimitabile (anzi, pieno di imitatori).

Non è nemmeno una raccolta di recensioni. Sono ricordi sparsi, innescati da una canzone. Il lettore che volesse seguire il suo autore preferito in una delle sue manie preferite (“un paio di volte all’anno mi faccio una cassetta da mettere in macchina, un nastro pieno di tutte le nuove canzoni che ho amato nel corso degli ultimi mesi”), registrando le 31 canzoni scelte, troverà autori poco conosciuti, e pochi nomi famosi (Springsteen, Dylan, Beatles, Santana, Led Zeppelin) con titoli di secondo piano.

Parafrasando Pennac, Hornby invita i ragazzi ad abbandonare le paure referenziali: “Siete autorizzati ad andarvene” da un concerto, da un film, da uno spettacolo teatrale senza aspettare la fine, se prevale la noia.

Come al solito, Hornby si fa seguire come il pifferaio magico, con una meravigliosa leggerezza. Passa da un argomento all’altro, da un ricordo all’altro, e la colonna sonora è un filo sottile, c’è lui in ogni pagina, a insistere sul fatto che ogni canzone a cui siamo davvero legati, va oltre ogni ricordo specifico: “volevo scrivere soprattutto di cos’è che di queste canzoni mi ha fatto innamorare, non dei significati di cui le ho investite”. Leggi il resto dell’articolo