Soluzione della Crisi

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Diario della Crisi nella Settimana di Ferragosto

5) Al voto! Al voto? Trasformismo, secondo la Treccani

«Con riferimento alla politica contemporanea, il termine è stato assunto a significare, con tono spregiativo o comunque polemico e negativo, sia ogni azione spregiudicatamente intesa ad assicurarsi una maggioranza parlamentare o a rafforzare la propria parte, sia la prassi di ricorrere, invece che al corretto confronto parlamentare, a manovre di corridoio, a compromessi, a clientelismi, senza più alcuna coerenza ideologica con la linea del partito».

Perfetta, al solito, la Treccani: non fosse che da tempo non esiste partito con qualche “coerenza ideologica”, che non sia fare l’impossibile per conquistare e mantenere il potere.   12:31 – 14 ago 2019

4) Al voto! Al voto? Opportunisti di tutto il mondo, unitevi!

Dopo un giorno di annunciata crisi, sono scomparsi sia il Partito di Bibbiano che i pasdaran del #senzadime. È nato il superpartito del No all’Aumento dell’IVA e dello Spread.

Dopo due giorni di annunciata crisi, qualcuno riesce a immaginare un Patto di Legislatura fra chi ha voluto il Jobs Act e chi ha replicato con il Reddito di cittadinanza?

Dopo tre giorni di annunciata crisi, è sceso in campo Briatore, con il Movimento del Fare, a fianco di Salvini: l’Italia sta così male, che potrebbe essere tentata dal rianimare Berlusconi.   16:48 – 13 ago 2019

3) Al voto! Al voto? Perplessità

Di regola, quando cade un governo si devono chiamare gli elettori, senza inventarsi emergenze per evitarlo.

Di regola, non può essere il terzo gruppo parlamentare, insuperbito dai sondaggi, a fissare la data del voto.

Stavolta, spero non si voti subito perché non saprei chi votare, ma l’offerta politica non migliorerà in pochi mesi.   08:00 – 12 ago 2019

2) Al voto! Al voto? Maddai…

È passato un secolo da quando Dario #Franceschini, sbeffeggiato, invitava il suo partito a riflettere perché “Cinque Stelle e Lega non sono la stessa cosa”: per scongiurare Salvini, oggi c’è da scommettere che fra #Renzi e #Zingaretti qualcuno ci stia ripensando.   10:35 – 10 ago 2019

1) Al voto! Al voto?

“Trovo folle e suicida, se posso, l’entusiasmo con cui anche da sinistra si è accolta l’ipotesi del voto subito. Mi paiono vacche che cantano felici andando al mattatoio”. La penso come @piovonorane.   16:16 – 9 ago 2019

#Rivincite outtakes 89: Gwen Berry e Race Imboden ai Giochi Panamericani

Vincere, ti offre l’opportunità di farti ascoltare.

Lo sapevano gli afroamericani che nel Sessantotto inscenarono la più plateale forma di protesta nella storia dello sport. E lo hanno imparato le autorità sportive, che hanno imposto regole militaresche per impedire agli atleti di manifestare il proprio pensiero sulla società in cui vivono.

Ma, come ho scritto su Rivincite, “il salto di qualità nella protesta avviene quando il presidente Trump, con un linguaggio volutamente offensivo, invita i proprietari dei club professionistici a cacciare i giocatori che non rimangono in piedi durante l’esecuzione dell’inno. Il commissioner NFL, Roger Goodell, risponde che quelle parole mancano di rispetto alla Lega e ai suoi protagonisti”.

A poche settimane dal rifiuto della nazionale femminile di calcio di presenziare alla Casa Bianca, dopo aver vinto i Mondiali 2019, ai Giochi Panamericani di Lima, Perù, abbiamo assistito a due scene potenti. Prima Gwen Berry, poi Race Imboden, hanno usato la salita sul podio per protestare contro il razzismo, la violenza della polizia americana e le ingiustizie sociali.

Oro nel lancio del Peso, Gwen Berry (afroamericana), durante l’esecuzione dell’inno statunitense ha alzato il pugno chiuso.

Oro nel Fioretto a squadre, Race Imboden (bianco e biondo) si è inginocchiato sul podio.

L’hanno fatto pur sapendo di rischiare molto: il Comitato olimpico Usa medita di escluderli dalla partecipazione a Tokyo 2020.

Al voto! Al voto? Trasformismo, secondo la Treccani

«Con riferimento alla politica contemporanea, il termine è stato assunto a significare, con tono spregiativo o comunque polemico e negativo, sia ogni azione spregiudicatamente intesa ad assicurarsi una maggioranza parlamentare o a rafforzare la propria parte, sia la prassi di ricorrere, invece che al corretto confronto parlamentare, a manovre di corridoio, a compromessi, a clientelismi, senza più alcuna coerenza ideologica con la linea del partito».

Perfetta, al solito, la Treccani: non fosse che da tempo non esiste partito con qualche “coerenza ideologica”, che non sia fare l’impossibile per conquistare e mantenere il potere.

Al voto! Al voto? Opportunisti di tutto il mondo, unitevi!

Dopo un giorno di annunciata crisi, sono scomparsi sia il Partito di Bibbiano che i pasdaran del #senzadime. È nato il superpartito del No all’Aumento dell’IVA e dello Spread.

Dopo due giorni di annunciata crisi, qualcuno riesce a immaginare un Patto di Legislatura fra chi ha voluto il Jobs Act e chi ha replicato con il Reddito di cittadinanza?

Dopo tre giorni di annunciata crisi, è sceso in campo Briatore, con il Movimento del Fare, a fianco di Salvini: l’Italia sta così male, che potrebbe essere tentata dal rianimare Berlusconi.

Al voto! Al voto? Perplessità

Di regola, quando cade un governo si devono chiamare gli elettori, senza inventarsi emergenze per evitarlo.

Di regola, non può essere il terzo gruppo parlamentare, insuperbito dai sondaggi, a fissare la data del voto.

Stavolta, spero non si voti subito perché non saprei chi votare, ma l’offerta politica non migliorerà in pochi mesi.

#Rivincite outtakes 88 – La globalizzazione del CIO procede per cooptazione

Nella 134esima Sessione del CIO – Losanna, 23-26 giugno 2019 – sono stati cooptati 10 nuovi componenti. Gran parte dei nomi mi sono sconosciuti, ma colpisce la loro provenienza: solo un europeo, 5 africani e 3 asiatici. Evidente l’intenzione di riequilibrare la rappresentatività geopolitica dell’organismo.

  1. Tidjane Thiam, Costa d’Avorio, A.D. di Credit Suisse
  2. Narinder Batra, India, capo Federazione Internazionale di Hockey su prato
  3. Kee Heung Lee, Corea del Sud, presidente del suo comitato olimpico
  4. Spyros Capralos, Grecia, ex campione di pallanuoto, presidente del suo C.O.
  5. Mustapha Berraf, Algeria, presidente dell’Associazione dei C.O. africani
  6. Ntsama Epse Engoulou, Camerun, vicepresidente del suo C.O.
  7. Matlohang Moiloa-Ramoqopo, Lesotho, presidente del suo C.O.
  8. Filomena Spencer Africano Fortes, Capo Verde, presidente del suo C.O.
  9. Erick Thohir, Indonesia, presidente del suo C.O.
  10. Laura Chinchilla Miranda, Costa Rica, Presidente della Repubblica 2010-14

Dal 2013, il massimo organismo sportivo mondiale è presieduto dal tedesco Thomas Bach. Quattro i Vicepresidenti: Nawal El Moutawakel (Marocco), Craig Reedie (Regno Unito), John Coates (Australia) e Zaiqing Yu (Cina). Direttore generale è il belga Christophe De Kepper. Gran parte delle decisioni vengono assunte dal Comitato Esecutivo (10 membri) è composto da: Wu Ching-kuo (Taipei), René Fasel (Svizzera), Patrick Joseph Hickey (Irlanda), Claudia Bokel (Germania), Juan Antonio Samaranch Salisachs (Spagna), Sergey Bubka (Ucraina), Willi Kaltschmitt Luján (Guatemala), Anita DeFrantz (USA), Uğur Erdener (Turchia), Gunilla Lindberg (Svezia).

A Coates, Erdener e Mamadou Ndiaye (Senegal), è stato concesso di differire il loro limite di età, fino al 2023 o 2024. Il mandato di Coates è stato prorogato in quanto presidente della Commissione Affari Legali del comitato; Erdener, invece, presiede la Commissione medica e scientifica, e Ndiaye è a capo dei preparativi per i Giochi olimpici della Gioventù che si svolgeranno a Dakar nel 2022.

#Rivincite outtakes 87: la parità è lontana, a parte il tennis

Non granché come film, La battaglia dei sessi, nonostante Emma Stone e Steve Carell, ma aveva un merito: mostrare come stessero le cose alla metà degli anni Settanta, la differenza abissale fra uomini e donne, nel tennis professionistico.

Fu Billie-Jean King, con la sua determinazione, a denunciare e scardinare una discriminazione che oggi sembra incredibile. È grazie alla King se abbiamo assistito alla parificazione dei premi nei grandi tornei.

Oggi, nella annuale classifica delle atlete più pagate – stilata da Forbes – troviamo Serena Williams, per il quarto anno consecutivo, davanti ad altre due tenniste: Naomi Osaka e Angelique Kerber.

L’analisi di Forbes prende in considerazione premi, bonus, sponsorizzazioni e quote di partecipazione tra il 1° giugno 2018 e il 1 ° giugno 2019. Vi figurano le 15 atlete che hanno guadagnato almeno 5 milioni di dollari in quell’intervallo di tempo.

Considerando la cifra di 5 milioni di dollari come spartiacque, sarebbero circa 1.300 gli atleti di sesso maschile ad averla incassata nell’identico periodo… La parità è lontanissima, dunque, ma Forbes evidenzia come questa classifica comprenda donne di 11 paesi diversi.

  1. Serena Williams, tennis, 29,2   (4,2   in premi, 25 da sponsor);
  2. Naomi Osaka, tennis, 24,3   (8,3   in premi, 6,5 da sponsor);
  3. Angelique Kerber, tennis, 11,8   (5,3   in premi, 6,5 da sponsor);
  4. Simona Halep, tennis, 10,2   (6,2   in premi, 4 da sponsor);
  5. Sloane Stephens, tennis, 9,6   (4,1   in premi, 5,5 da sponsor);
  6. Caroline Wozniacki, tennis, 7,5   (3,5   in premi, 4 da sponsor);
  7. Maria Sharapova, tennis, 7   (1   in premi, 6 da sponsor);
  8. Karolina Pliskova, tennis, 6,3   (4,6   in premi, 1,7 da sponsor);
  9. Elina Svitolina, tennis, 6,1   (4,6   in premi, 1,5 da sponsor);
  10. Venus Williams, tennis, 5,9   (0,9   in premi, 5 da sponsor);
  11. Garbine Muguruza, tennis, 5,9   (2,4   in premi, 3,5 da sponsor);
  12. Alex Morgan, calcio, 5,8   (0,25   in premi, 5,5 da sponsor);
  13. P.V. Sindhu, badminton, 5,5   (0,5   in premi, 5 da sponsor);
  14. Madison Keys, tennis, 5,5   (2,5   in premi, 3 da sponsor);
  15. Ariya Jutanugarn, golf, 5,3   (3,3   in premi, 2 da sponsor).

#Rivincite outtakes 85: Alejandro Bedoya, dopo Kristi Catlin

Fai gol e non aspettavi altro: corri a prendere un microfono per urlare quel che pensi. Ma non vuoi parlare di calcio (o soccer, come lo chiamano i nordamericani), approfitti di quel momento in cui tutti ti guardano per fare una richiesta precisa alla tua classe politica: cambiare le leggi sulle armi, ridurre drasticamente la possibilità di accedervi.

È quel che ha fatto Alejandro Bedoya, trentaduenne attaccante dei Philadelphia Union, la sera del 4 agosto, durante una partita della Major League Soccer (MLS) contro i DC United. Il suo gesto si colloca a poche ore di distanza dalle stragi di El Paso e di Dayton, che hanno lasciato 29 cadaveri e decine di feriti.

Dopo aver segnato, Bedoya è corso verso un microfono ambientale piazzato sulla linea laterale del campo e ha scandito: «Hey Congress, do something now! End gun violence, let’s go!». (Coraggio deputati, agite subito! Fate qualcosa contro la violenza causata dalle armi).

Bedoya è di Miami, ha giocato 26 partite con la Nazionale USA. Secondo The Guardian, sarebbe particolarmente sensibile alla questione perché è cresciuto a Weston, in Florida, a pochi chilometri dal liceo di Parkland dove è avvenuta una delle più gravi stragi degli ultimi anni.

Finora, la MLS non ha preso provvedimenti contro il calciatore, anzi la sua presa di posizione è entrata negli highlights ufficiali della partita.

Su «Rivincite», ho citato un precedente. Risale alla premiazione dei 100 ostacoli alle ultime Olimpiadi (Rio de Janiero, 2016). Dopo le edizioni blindate di Atene, Pechino e Londra, anche a Rio gli atleti hanno preferito evitare di assumere posizioni politiche. Con qualche eccezione.

Kristi Castlin è una delle tre ostacoliste afroamericane che occupò l’intero podio della specialità. Orfana di padre, ucciso nel corso di una rapina per poche decine di dollari, Kristi Castlin decise si usare il megafono olimpico per chiedere di porre un freno alla vendita delle armi.

Cos’hanno di grande, le Grandi Opere

La vicenda TAV – ennesima capitolazione di un movimento senza identità, arrivato al governo del tutto impreparato – mi pare emblematica quanto quella della cosiddetta “autonomia differenziata”. L’Italia era e resta una federazione di località, senza un interesse nazionale, i forti e ricchi mal sopportano la convivenza con chi è rimasto indietro (sulle cause del ritardo, non posso cavarmela con qualche riga frettolosa).

Nel Paese che ha appena salutato Francesco Saverio Borrelli e verificato la sostanziale impotenza di Raffaele Cantone all’Autorità Anticorruzione, il messaggio del premier sul TAV ha fatto tirare un gigantesco sospiro di sollievo a quanto non sanno immaginare altro futuro che non sia quello delle Grandi Opere.

Eppure, abbiamo oltre mezzo secolo di esperienze per valutare che di grande, queste Grandi Opere, hanno sostanzialmente solo due cose: lo scarto fra il bilancio preventivo e il bilancio consuntivo (la più moderna forma di finanziamento pubblico ai partiti); e la distruzione della natura, accentuata da un cambiamento climatico che rende criminale investire in nuove strade e autostrade anziché in manutenzione del territorio.

In Val Susa non cederanno di un millimetro, questo è chiaro, e hanno tutta la mia solidarietà.

Aspetto di vedere lo spettacolo di un ordine del giorno a favore del TAV su cui si sommeranno tutti i partiti del PIL – Lega, Forza Italia, PD, Fratelli d’Italia – ma non dimenticherò come il mantenimento del Potere abbia provocato una rapidissima mutazione genetica in chi doveva rappresentare un’alternativa.

Certo, fatico a trovare divertenti le ironie sul Mandato Zero da parte di chi ha candidato ed eletto Pierferdinando Casini, giunto al traguardo del Mandato 9.

Morire per la Ragion di Stato (cioè la paura del voto)

In appena 24 ore, il Movimento 5 Stelle è riuscito a suicidarsi tre volte, e stavolta la gestione dell’immigrazione e i taxi del mare non c’entrano. E non centra nemmeno il fantomatico, grottesco Mandato Zero

  1. Ha votato il nuovo Decreto Sicurezza.
  2. Ha fatto finta di niente su un clamoroso caso di corruzione internazionale, che coinvolge l’alleato di governo.
  3. Ha ammesso di non aver capito nulla pure del TAV, “scoprendo” cose che erano note a chiunque già all’atto di stesura del contratto di governo.

Per l’ennesima volta, il Nuovo Che Avanza si è rivelato un’illusione.

È un pessimo momento.

Non mi consola che altri, prima, si fossero illusi con Craxi, con Berlusconi, persino con Renzi…

#MannAct. #JackJohnson.

Ho trovato una magnifica fotografia di Jack Johnson accanto alla prima moglie, Etta Terry Duryea. Risale al 1911.
Jack Johnson è stato il primo pugile nero a diventare campione del mondo dei pesi massimi.

Jack Johnson e la prima moglie EttaFiglio di schiavi, faticò a farsi largo: cominciò a combattere quando era ancora illegale che un nero osasse sfidare un bianco. Spavaldo, accumulò avvertimenti e intimidazioni da parte del Ku Klux Klan, e per un lungo periodo ritenne più salutare combattere fuori dai confini degli Stati Uniti. Conquistò il titolo mondiale il 26 dicembre 1908 a Sydney, Australia, demolendo il canadese Tommy Burns, e l’odio dei bianchi venne ancor più eccitato dal matrimonio con questa donna bianca.

Negli USA è tuttora in vigore una legge chiamata White Slave Traffic Act (Legge contro la tratta di schiave bianche), che proibisce il trasporto di donne minorenni da uno Stato all’altro senza il consenso dei genitori. Nata per contrastare la prostituzione di giovani donne bianche, la legge nella sua forma originaria risale al 1910, ed è meglio nota come Mann Act, dal nome del suo estensore, il deputato James Robert Mann. Non mancano i casi in cui il Mann Act è stato usato a scopi di persecuzione politica: fra le vittime, Charlie Chaplin.

Nel 1913, l’FBI incastra Johnson con l’accusa di induzione alla prostituzione e puntuale arriva la condanna al carcere (la completa riabilitazione è stata chiesta nel 2005 dai senatori Edward Kennedy e John McCain). Per sette anni, Johnson è il campione del mondo dei massimi, per altri sette, dopo la condanna, se ne sta lontano dagli USA.

Per tutta la vita, mostra una singolare disinvoltura nello scandalizzare i benpensanti: si fa vedere al volante di auto sportive, diventa l’amante di Lupe Vélez, diva del cinema muto, in Europa si fa fotografare accanto a famose cantanti di cabaret. Si sposa tre volte, sempre con donne del colore sbagliato.

2767, mi ricordo

Mi ricordo che a un certo punto diventa impossibile scegliere fra ladri e incompetenti.