Cercando un altro Egitto: idrocarburi anziché verità

I più euforici per il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo sono Alfano e Gasparri.
Cosa diremmo se il New York Times avesse scritto del Venezuela quello che ha scritto dell’Egitto? Il NYT sostiene che l’intelligence USA – le spie, per capirci – ha fatto sapere al governo italiano che sono stati ufficiali della sicurezza egiziana a rapire, torturare e uccidere Giulio Regeni.

Declan Walsh, il giornalista che firma questa inchiesta, sostiene di aver avuto da tre fonti diverse dell’amministrazione Obama la conferma di “prove incontrovertibili sulla responsabilità egiziana”. Walsh scrive che il governo americano passò queste conclusioni al governo Renzi. Scrive ancora Walsh che i servizi americani fecero sapere ai colleghi italiani, che la leadership politico-militare egiziana era pienamente a conoscenza delle circostanze attorno alla morte di Regeni: “Non avevamo alcun dubbio che i vertici sapessero”, avrebbe riferito un alto funzionario; “Non so se avessero delle responsabilità. Ma di sicuro sapevano tutto”. Nel frattempo, i magistrati italiani inviati al Cairo “venivano depistati ad ogni piè sospinto”.

Perché tutto questo sarebbe avvenuto? E perché l’ambasciatore italiano è stato rimandato al Cairo nonostante la verità sulla morte di Regeni sia lontanissima dal rivelarsi?
Secondo il NYT, lo Stato italiano ha altre priorità: c’è bisogno “dell’aiuto nel contrastare lo Stato islamico, gestire il conflitto in Libia e monitorare il flusso di migranti nel Mediterraneo”.

La solita realpolitik, si direbbe. Ma da New York non dimenticano un altro ingrediente, non meno importante: poche settimane prima dell’arrivo al Cairo di Regeni, l’ENI aveva annunciato una grande scoperta: il giacimento di gas naturale di Zohr, 120 miglia a nord della costa egiziana, con 850 miliardi di metri cubi di gas.

Vergognarsi del proprio governo sta diventando un’abitudine

“Alla luce degli sviluppi registrati nel settore della cooperazione tra gli organi inquirenti di Italia ed Egitto sull’omicidio di Giulio Regeni, di cui fa stato il comunicato congiunto emesso oggi dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Procura Generale de Il Cairo, il Governo italiano ha deciso di inviare l’Ambasciatore Giampaolo Cantini nella capitale egiziana, dopo che – l’8 aprile 2016 – l’allora Capo Missione Maurizio Massari venne richiamato a Roma per consultazioni”. Parole del ministro degli Esteri, Angelino Alfano.

Indignazione per le modalità, la tempistica e il contenuto della decisione del Governo italiano di rimandare l’ambasciatore al Cairo; ad esprimerla è la famiglia di Giulio Regeni che rileva come “ad oggi, dopo 18 mesi di lunghi silenzi e anche sanguinari depistaggi, non vi è stata nessuna vera svolta nel processo sul sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio… Solo quando avremo la verità l’ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità”.

#decoro: il sindaco Pd di Viareggio cacciato dal ristorante ci fa sapere che i bermuda li ha pagati 250 euro, le scarpe 350, la camicia 250

A Treviglio, patria di Facchetti, Giorgio Gori (Pd) dice che Formigoni aveva “un’idea forte della politica e della società”. A sua insaputa?

Perché Medici Senza Frontiere non firma il Codice Minniti (che non è una Legge, vale ripeterlo)

«Forse è il caso di spiegare una volta per tutte questo punto che è il fondamento dell’azione umanitaria, la neutralità. Msf lavora da 46 anni in tutti i paesi del mondo in contesti geopolitici instabili come la Siria o l’Iraq, in altri con conflitti cronici, e – cosi come la Croce Rossa o Emergency – la sua azione umanitaria è garanzia di neutralità. Se nelle nostre strutture o sui nostri mezzi dovesse entrare personale armato sarebbe uno spazio violato, non sarebbe più un santuario umanitario».
Parole di Loris de Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere, intervistato da Alessandra Ziniti per «Repubblica».

«Nel mirino è finito l’intero sistema dei soccorsi umanitari perché si continua a sbagliare ritenendo che le Ong siano il fattore di attrazione di questa migrazione epocale. Ma tutti sappiamo che le persone partono perché nei territori da cui scappano non hanno futuro. Siamo certi che cacciando le Ong risolviamo il problema degli sbarchi solo perché in questi giorni si registra un meno tre per cento negli sbarchi?».
Qui l’intervista completa.

2055, mi ricordo

Mi ricordo i Cruise e i Pershing e gli SS 20, prima della scomparsa del pacifismo, del comunismo e degli euromissili.

2054, mi ricordo

Mi ricordo chi pensava di fare la sua fortuna politica distruggendo i partiti e dicendo di voler dare “più potere agli elettori”.

Non è un colpo di sole quello del sindaco di Codigoro: Alice Zanardi mostra che non ci sono alternative al populismo ma solo vari populismi

Prima ha detto, poi ha corretto, poi ha goduto di un’esposizione mediatica che non avrebbe mai ricevuto senza dire certe idiozie.

Il peggio è che si tratta di un sindaco e da un pubblico ufficiale è indecente sentirsi dire che si tratta di una provocazione e deve valutare se ci sono le condizioni legali (“Non sono sicura di poterlo fare” è una frase per cui un sindaco andrebbe fatto dimettere d’ufficio).

Poi, immancabile, arriva Renzi e si limita a dire che la sindaca di Codigoro ha già smentito.
Sì, l’ha fatto, ma il veleno che ha inoculato, abbassa i già deboli anticorpi che ci rimangono.

GANEFO: qualcuno sa darmi informazioni?

Ecco quel che so. Chi ha altre informazioni o fonti da consultare…

Nella quarta edizione dei Giochi dell’Asia, organizzata a Giacarta nel 1962, il governo di Sukarno rifiuta i visti d’ingresso agli atleti di Taiwan e di Israele, e il Cio decreta la sospensione a tempo indeterminato del Comitato olimpico indonesiano.

Pochi mesi dopo, Sukarno lancia la propria sfida al Cio: esce dal Comitato e si propone di dare vita a Giochi autonomi, Games of the New Emerging Forces, (GANEFO) ai quali invita nazioni dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina e del campo socialista. Il suo ragionamento è nitido e provocatorio: “Lo sport non può essere separato dalla politica. Perciò lavoriamo assieme per la creazione di un’associazione sportiva basata sulla politica. Non vogliamo indossare alcuna maschera, creiamo un’associazione sportiva per le nuove forze emergenti”.
Sukarno in persona dichiara aperti i Giochi “terzomondisti” il 10 novembre 1963 nello stadio Gelora Bung Karno, costruito con un cospicuo aiuto della Repubblica popolare cinese.

Ai GANEFO di Giacarta (novembre 1963) partecipano 2.700 atleti di 46 delegazioni, fra cui Cina, Urss, Cambogia, Iraq, Iran, Pakistan, Mali, Vietnam del Nord, Repubblica Araba Unita (Egitto e Siria), Jugoslavia, Sri Lanka, Palestina, Olanda Nigeria, Giappone, Messico, Libano, Mongolia, Marocco, Romania, Senegal, Uruguay, Finlandia e Francia. Ci sono anche tre italiani (Massimo Magini, Paolo Bottiglioni e Vittorio Biotti) e una squadra di pallavolo modenese inviata dall’Uisp (Unione sportiva sport popolare).

Gli atleti partecipanti ai Ganefo non sarebbero stati ammessi ai successivi Giochi olimpici, stabilisce il Cio. Perciò, i sovietici inviano una delegazione di secondo piano, mentre la Cina partecipa ai massimi livelli e fa incetta di medaglie (171 totali, 68 d’oro).
Prima che si svolga la seconda edizione, si verifica il colpo di stato che nel 1965 rovescia Sukarno; l’Indonesia non viene invitata alle Olimpiadi di Tokyo 1964.

Codice di condotta per le ONG: Medici senza Frontiere non firma e 4 ONG non vanno alla riunione al ministero, ennesimo trionfo di Minniti?

La cascata del Doccione a Fanano, da un anno all’altro.

A sinistra, la foto del luglio 2016, a destra quella di una settimana fa.
Ma alla Casa Bianca il cambiamento climatico pare abbia meno udienza del “disegno intelligente”.

Le ambizioni personali non si conciliano con il “premio di coalizione”

Da tempo ho smesso di giudicare i leader politici con concetti morali. Sono passati 33 anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer, 26 dalla fine del Pci, effettuare paragoni mi appare come un esercizio sciocco e disperante.

Quando critico Renzi, cerco di farlo sul piano delle cose che dice, evitando di considerarlo l’ultimo erede del Pci. Quando Grillo e i suoi assumono posizioni intollerabili sull’immigrazione e sulla democrazia interna, cerco di non fare paragoni con soggetti che non ci sono più. E quando Pisapia dice alla festa dell’Unità di Milano che quella è casa sua, capisco che anche lui cade nell’equivoco (dunque, non mi porterà in nessuna casa nuova).

Si voterà con un sistema proporzionale, le alleanze si faranno dopo il voto, la competizione politica sarà con chi è più vicino, e tutti diranno di voler riportare al voto i milioni che si sono astenuti. Già le regionali siciliane del 5 novembre ci faranno capire molte cose: vedo Renzi e Berlusconi che cercano di agganciare Angelino Alfano, senza avere il coraggio di dirlo esplicitamente, e mi aspetto che i voti di Alfano saranno messi sulla bilancia per correggere le leggi elettorali con cui si voterebbe oggi. Correggerle, non capovolgerle. Leggi il resto dell’articolo

La resa culturale al grillismo secondo Marco Follini

Chi sia, Marco Follini, e quali ruoli abbia avuto, ce lo ricorda wikipedia. Riprendo solo un paio di passaggi:

Il 22 maggio 2007 è entrato a far parte del gruppo promotore di 45 persone incaricato dell’elaborazione delle linee guida per la nascita del Partito Democratico. Veltroni lo nominò responsabile dell’Informazione per il Pd.
Dal 2 dicembre del 2004 al 15 aprile 2005 era stato Vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, su indicazione del suo leader dell’epoca, Pier Ferdinando Casini.
Quattro legislature, dieci anni alla Camera e sette al Senato. Nelle politiche dell’aprile 2008 è stato rieletto al Senato per il Pd. Nel 2013 non si è ricandidato.

Oggi Follini riprende la parola per commentare il voto sui vitalizi, con Pd e M5s che si disputano il merito dei “tagli”. Alla analisi manca almeno una mezza parola di autocritica, la classe politica di cui Follini ha fatto parte si è ritagliata una serie di privilegi odiosi e non ha fatto nulla per autoriformarsi. Ma sono d’accordo con lui sul fatto che chi è venuto dopo non è affatto meglio.

In particolare, “sono infiniti, i segni di un cedimento culturale (ideologico, si sarebbe detto un tempo) al grillismo. Fin dai tempi del referendum sulla riforma costituzionale, spiegata da Palazzo Chigi come il più massiccio colpo di cannone sparato contro l’esercito dei professionisti della politica. Ed ora con la “riforma” dei vitalizi, sbandierata nel segno della lotta alla “casta” – quella del passato. Tutta una narrazione della vita pubblica che sembra muovere dal presupposto che chi vi si è dedicato è nella migliore delle ipotesi un peso per il prossimo, nella peggiore un farabutto a cui farla pagare.

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