1955, mi ricordo

Mi ricordo quanti danni ha fatto la vocazione maggioritaria.

Renzi sempre più simile a Pirro

Domani i gazebo stabiliranno se il Pd è diventato il Partito di Renzi, come molti pensano, o rimane un contenitore attraversato da culture diverse.
Dipende dalle dimensioni della vittoria di Renzi e, ancora prima, dalle dimensioni della partecipazione al voto.

Non so su quali basi gli analisti facciano previsioni, ma sarei stupito se i gazebo restassero semivuoti (un milione di votanti) e ancor di più se vi fossero lunghe code (oltre due milioni). Questo congresso non ha emozionato nessuno, si è rivelato per quello che molti avevano previsto: l’occasione necessaria a Renzi per risalire in sella dopo la caduta del 4 Dicembre.
Ma nemmeno i più ostili a Renzi (io sono fra gli ostili, ma ne conosco di molto più ostili che stanno ancora nel Pd) potevano prevedere un congresso così moscio, privo di pathos, incapace di suscitare dibattito pubblico.
Il 2 marzo proponevo un instant poll ai frequentatori di questo blog: ne ricopio le risposte, e chiedo di fare nuove previsioni sull’afflusso e sul voto a Renzi nella giornata di domani…

I tre candidati si possono riassumere così.

Emiliano: con Renzi leader si perde, questo partito non ha più niente di sinistra, ci votano i ricchi e non ci votano i poveri, maledizione a quelli che se ne sono andati, altrimenti avrei potuto rappresentare un’alternativa.

Orlando: con Renzi leader si perde, l’avessi saputo prima non avrei fatto il ministro di Renzi per mille giorni, ma se adesso ottengo un buon risultato magari Matteo la smette di ascoltare solo il Giglio Magico e di comandarci a bacchetta.

Renzi: il 4 Dicembre avevo ragione io ma gli italiani non mi hanno capito, le bandiere rosse e i pugni chiusi sono reperti del passato, proverò a copiare Macron per battere i 5 stelle e fare le larghe intese con Berlusconi.

Al netto della caricatura sintetica, la mia opinione è che Renzi per primo avrebbe bisogno di primarie con una larga partecipazione e con un buon successo dei suoi due antagonisti. Non so se lo capisce, ma stravincere apre solo la strada a nuove scissioni, e alla definitiva certificazione dell’esistenza del Partito di Renzi.

In tutto questo, che lo sbiadito presidente del consiglio senta il bisogno di appoggiare esplicitamente chi l’ha insediato a Palazzo Chigi, fa solo capire che non siamo di fronte a dei geni della politica. Non sarà Gentiloni il premier dopo le elezioni del 2018.

In memoria di Giorgio Guazzaloca, al posto giusto al momento giusto nel far cadere “il Muro di Bologna”: ci sono stati sindaci peggiori.

Come la Sinistra ha perduto Bologna*
* questo articolo è uscito in tutte le edizioni di «Le Monde diplomatique» del settembre 2000

D’Alema si dimette. Il suo partito passa da una sconfitta all’altra. La coalizione di centro-sinistra annaspa, e pare sempre più un guscio vuoto… Se tutti indicano la caduta del governo Prodi come origine di questo precipizio, “il crollo del Muro di Bologna” ha rappresentato il segnale d’allarme più vistoso, un “ricambio che finisce sui giornali in Nuova Zelanda” (1). Il 27 giugno 1999, dopo 54 anni di governo ininterrotto, la sinistra ha perduto una delle sue capitali politiche e simboliche, e Giorgio Guazzaloca, al ballottaggio, è diventato sindaco di Bologna col 50,69% dei voti…

QUI

COMMENT LA GAUCHE A PERDU BOLOGNE
Le 27 juin 1999, après avoir été gouvernée sans interruption par la gauche pendant cinquante-quatre années, Bologne a porté M. Giorgio Guazzaloca (centre-droit) à la mairie. Plus qu’un symbole, ce changement a anticipé l’écroulement structurel de la gauche dans les régions les plus riches de l’Italie et constitué le symptôme le plus frappant du catastrophique tournant à droite du pays…

THE DECLINE OF ITALY’S RED CITY
In June last year a centre-right mayor, Giorgio Guazzaloca, was elected in Bologna, capital of red Emilia-Romagna where the left had held sway for 54 years. This seismic change heralded the comprehensive collapse of the left in Italy’s rich industrial heartland, a disastrous country-wide lurch to the right and the triumph of Silvio Berlusconi…

COMO A ESQUERDA PERDEU BOLONHA
Em 27 de junho de 1999, depois de ter sido governada sem interrupção pela esquerda durante cinqüenta e quatro anos, Bolonha elegeu um prefeito de centro-direita. Mais que um símbolo, essa derrota é um sintoma de uma guinada do país…

DE CÒMO LA IZQUIERDA ITALIANA PERDIÒ BOLOGNA
El 27-6-1999, luego de cuarenta y cinco años de gobierno ininterrumpido de la izquierda, los ciudadanos de Bolonia llevaron a Giorgio Guazzaloca (centroderecha) a la alcaldía. Más que un símbolo, este cambio anticipó el desmoronamiento estructural de la izquierda en las regiones más ricas de Italia y constituyó el síntoma más impresionante del catástrofico viraje a la derecha del país…

EINDE VAN EEN RODE ITALIAANSE STAD. DE VAL VAN BOLOGNA
In juni van het afgelopen jaar werd de centrum-rechtse Giorgio Guazzaloca gekozen als burgemeester van Bologna, de stad die 54 jaar lang in de handen van links was geweest. Deze aardverschuiving was de voorbode van de ineenstorting van links in het geïndustrialiseerde hart van Italië en een ruk naar rechts in de rest van het land…

Alitalia, un altro No che cade nel vuoto

Quanto poteva far schifo il nuovo “piano di salvataggio”, e quanto poco credibili devono essere apparsi gli interlocutori, se due terzi del personale di Alitalia decidono di non mangiare la minestra e saltare dalla finestra…

“Se vince il No resta solo il fallimento” era la minaccia; eppure due terzi di Alitalia non hanno votato Sì, contro il Governo, contro i Sindacati, contro i dirigenti dell’azienda.

Suicidio al posto di sacrifici?
Ce l’hanno raccontata così. E le similitudini con il referendum del 4 dicembre si sprecano: allora come oggi, l’establishment all’unisono ha previsto sciagure bibliche se avessero vinto i No.

La mia sensazione è che sarebbe bastato spiegare perché sono falliti tutti i precedenti “piani di salvataggio” e per colpa di chi (manager lautamente ricompensati, peraltro), per evitare questo ennesimo sfogo di rabbia.

Ma vedo che ogni voto si accumula al precedente senza produrre alcuna presa di coscienza: ora fa comodo prendersela con “quei privilegiati di Alitalia”, come se fossero le hostess a scegliere le rotte, i prezzi, la logistica, i terreni di Malpensa, le alleanze internazionali…

Gramsci sugli indifferenti, la citazione integrale di cent’anni fa

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani». Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

La Città Futura, 11 febbraio 1917

#Alitalia, se va come a Malpensa e Linate, bisognerà pure chiedersi se costoro sono masochisti o “la narrazione dei fatti” è difettosa.

L’astro Macron illumina la strada che percorrerà Renzi: farsi un suo partito, suo dall’inizio alla fine, mollando il Pd fra i ferrivecchi.

Milano sta al calcio come la sinistra sta all’Italia: con le rispettive classi dirigenti, da anni si prova pena o ci si rende ridicoli.

1948, mi ricordo

Mi ricordo quel diciotto aprile/ d’aver votato democristiani / senza pensare all’indomani / a rovinare la gioventù.

L’eredità di Alì, domattina a Bologna

“Cambiare il mondo con la forza dei sogni”. Omaggio a Muhammad Alì.
Sabato 22 aprile, ore 10.00, Palazzo d’Accursio, sala Tassinari.

Intervengono, fra gli altri, Maurizio Stecca (Oro olimpico a Los Angeles 1984), Umberto Suprani (presidente del Coni E-R), Simone Rotolo (campione italiano dei Medi), Valentina Alberti (Argento agli Europei di Baku), Marco Tarozzi e il sottoscritto…

http://www.comune.bologna.it/news/convegno-leredita-di-ali-cambiare-il-mondo-con-la-forza-dei-sogni

L’eredità di Alì. Cambiare il mondo con la forza dei sogni, Bologna 22 aprile

Sabato 22 aprile, ore 10.00, Palazzo d’Accursio, sala Tassinari…

Intervengono, fra gli altri, Maurizio Stecca (Oro olimpico a Los Angeles 1984), Umberto Suprani (presidente del Coni E-R), Simone Rotolo (campione italiano dei Medi), Valentina Alberti (Argento agli Europei di Baku), Marco Tarozzi e il sottoscritto…

L’eredità di Alì. Cambiare il mondo con la forza dei sogni, Bologna 22 aprile

Bologna, sabato. Sala Tassinari di Palazzo d’Accursio, ore 10.00, un appuntamento convocato dalla Consulta dello Sport…

Un altro iscritto al partito dei Gufi e Rosiconi: Raffaele Cantone

«La corruzione spuzza» è il titolo del libro, edito da Mondadori, che Raffaele Cantone ha scritto e sta cominciando a presentare.
Dal suo osservatorio “privilegiato”, all’Autorità Nazionale Anticorruzione, il magistrato più famoso d’Italia ribadisce: “la repressione da sola non può bastare… Fondamentale è la prevenzione, le indagini sono importanti ma scoprono una parte marginale dei fatti”.

Secondo Cantone, non è vero che siamo in una situazione più grave di quella di Tangentopoli, ma “adesso la corruzione non è meno pericolosa… È cambiato il rapporto con la politica: prima la politica era il fine dell’attività corruttiva, adesso è il mezzo e viene utilizzata da gruppi di potere a fine corruttivo. È una cosa gravissima, perché vuol dire che i corruttori sono in grado di tenere sotto controllo i politici e questo provoca danni enormi”.
Un esempio lo ha fatto, intervistato dal Corriere della sera: “Pensiamo a quanto è stato scoperto con l’inchiesta su Mafia Capitale: politici allevati sul modello dei polli in batteria per essere messi nei posti giusti a garantire gli interessi di pochi. E non è l’unico caso”. Mi fa piacere che Cantone sia arrivato alla mia stessa conclusione (la mia, anzi, era una convinzione a priori, prima dei tragici referendum che hanno accelerato il disfacimento dei partiti): “L’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti ha causato numerose distorsioni”.

Leggendo il titolo del libro, ho pensato a un refuso. La rete mi ha fatto capire che Cantone ha voluto citare Papa Francesco, che un paio d’anni fa a Scampia pronunciò parole contro lo sfruttamento e la corruzione, affermando che quest’ultima “spuzza”. Si pensò a un errore, invece emerse che il termine “spuzza” ha origine e si diffonde all’inizio del Novecento, quando centinaia di migliaia di italiani andarono a cercare fortuna in Argentina. E a Buenos Aires nacque il dialetto “Lunfardo”.