#Time, 100 Most Influential People

Nella canonica selezione delle 100 persone più influenti del 2017 stilata da Time, fra attori e cantanti, politici e icone popolari, appaiono cinque personaggi del mondo dello sport: LeBron James, Tom Brady, Simone Biles, Neymar e Colin Kaepernick.

Sta scritto in fondo a pagina 429 di Rivincite, chiuso in stampa poco prima che Time aggiornasse la sua “canonica selezione” con i 100 nomi del 2018.

Dal 2004, Time propone una lista annuale con le 100 personalità più influenti che stanno segnando un’epoca. Alla rivista newyorkese piace suddividere questi 100 nomi in 5 categorie: Pionieri, Artisti, Leader, Icone e Titani; un “mix unico che abbraccia governo, affari, intrattenimento, salute, sport e scienza”. Nella lista 2019 ci sono 3 italiani – Massimo Bottura, Matteo Salvini e Pierpaolo Piccioli – e 6 personaggi del mondo dello sport.

Sono Mohamed Salah, Alex Morgan, LeBron James, Tiger Woods, Caster Semenya e Naomi Osaka; ci sarebbe anche il pakistano Imran Khan: viene dal cricket, ma da tempo è diventato un leader politico

Icona è Caster Semenya, sudafricana, due volte campionessa olimpica degli 800 metri. Tra i pionieri compare la tennista giapponese Naomi Osaka, salita al primo posto della classifica WTA. Tra i “titans”, riappare Tiger Woods, di nuovo vincitore di un major di golf undici anni dopo l’ultima volta, e con lui si conferma LeBron James, superstar NBA (peraltro alla sua peggiore stagione agonistica), protagonista anche fuori dal campo con la sua “I Promise School”. Infine, due calciatori: Alex Morgan, attaccante della nazionale femminile Usa, oro olimpico a Londra e campione del mondo 2015, e Mohamed “Momo” Salah, egiziano del Liverpool, finito su una delle 6 copertine della rivista.

Nel 2018 gli sportivi erano 5: Roger Federer, il campione indiano di cricket Virat Kohli, la snowboarder e oro olimpico Chloe Kim e il giocatore di football americano J.J. Watt; per LeBron, soppiantato nel 2018 da Kevin Durant, è la quarta presenza.

Ecco tutti i 100 nomi del 2019 Leggi il resto dell’articolo

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Il più felice di tutti

L’eliminazione della Juventus ha fatto felici milioni di persone, ma dubito che qualcuno abbia provato una gioia paragonabile a quella di un certo Pipita.

Per la Champions, serve giocare meglio a calcio

Si è alzato un tale sospiro di sollievo, ieri sera poco prima delle 23, che l’aria della Val Padana si è fatta improvvisamente tersa, salubre e corroborante.

Oltre agli interisti, hanno sospirato i milanisti – derubati dalla Juve per tre partite consecutive – i napoletani, e tanti che tifano per le squadre in lotta per la salvezza, dopo lo scandaloso Spal-Juve di sabato scorso.

Sembra proprio che tutte le scaramanzie – “è l’anno della Juve”, che anch’io ho ripetuto come un mantra – abbiano cospirato verso questo esito, ma quel che mi preme evidenziare oggi è che pochissimi se lo aspettavano.

Dopo l’1-1 dell’andata avevo scritto che l’Ajax, a differenza dell’Atlético di Simeone, gioca fuori come in casa (a parte l’orrenda maglietta con cui si è presentato all’Allianz), e che quell’1-1 nascondeva molte insidie. Ma la mia fantasia è limitata: potevo immaginare che la Juve faticasse a passare in vantaggio, non che venisse raggiunta e rimontata. Leggi il resto dell’articolo

Ruspe a San Siro

La pausa per le Nazionali ha ovviamente coinciso con nuove, estenuanti chiacchiere su Icardi e innumerevoli voci di mercato. Ma per Inter e Milan ha anche significato arrivare in prossimità della decisione sul nuovo stadio.

Fosse per me e non fosse un problema di soldi (un doppio sogno, alla Schnitzler), avrei ristrutturato San Siro per l’Inter e invitato il Milan a farsi uno stadio dall’altra parte della città. In via subordinata, avrei investito su San Siro in coppia coi cugini. Ma vedo che ormai si dà per scontata la demolizione dell’impianto storico, da effettuare alla fine della costruzione di uno stadio tutto nuovo, a poche centinaia di metri. Inaugurazione prevista nel 2023. Sempre che il Comune e la Sovrintendenza non abbiano obiezioni. Leggi il resto dell’articolo

#JuveAtletico, un pronostico. Al netto di scandali arbitrali o sfortune cosmiche, in nessuna delle 35 partite finora disputate in questa stagione, la Juve ha giocato così bene da poter eliminare i Colchoneros, ribaltando uno 0-2. Mai, ripeto, mai… Però, solo un gol dei biancorossi chiuderebbe il discorso, anche giocando male la Juve può segnarne 3 a chiunque. Io, comunque, vado al cinema.

#Rivincite outtakes 78: Della Pergola e il Totocalcio

Una domenica del 1993 il montepremi del Totocalcio toccò l’astronomica cifra di 34 miliardi di Lire: metà del montepremi andava ai “13”, l’altra metà a chi aveva azzeccato solo 12 pronostici.

Il Totocalcio non è una semplice lotteria, è un concorso a premi che si rivolgeva ai competenti. A inventarlo fu un trentaquattrenne ebreo triestino, Massimo Della Pergola, con due amici e 300mila lire di capitale.

Della Pergola (11/7/1912 – 13/3/2006) fu costretto a lasciare Trieste in seguito alle leggi razziali, scappò a Firenze travestito da mendicante; poi da Milano, in una notte di coprifuoco, recuperò la moglie e il figlio, entrò in Svizzera a piedi la sera di Natale del 1943. Finì in un campo di prigionia, accusato di espatrio clandestino.

Il Totocalcio entra in scena la prima domenica di maggio del 1946. La schedina prevede 12 pronostici, una sola colonna, 30 Lire per giocare, 3 segni: 1, X, 2.

Si gioca nei bar, il primo incasso non arriva a 2 milioni, il montepremi è di appena 463.146 Lire. Ma la crescita sarà impetuosa, impressionante, imprevista dai più, e innanzitutto dal Coni. In due stagioni la Sisal triplica gli incassi e suscita l’attenzione dello Stato.

La Sisal viene nazionalizzata con un Decreto del presidente Luigi Einaudi, nel 1948. È il ministero a battezzare il Totocalcio e a stabilire che le partite siano 13. Della Pergola chiede un indennizzo, fa causa, ma dopo sei anni rinuncia. Il Coni incassa un terzo delle giocate, un terzo va al fisco, l’ultimo terzo ai vincitori.

Nei primi tempi, c’è chi scrive sul retro della schedina cognome, nome e indirizzo, ma presto prevarrà l’anonimato, per difendersi dalle tasse.

Negli Ottanta e Novanta, il Totocalcio arriva a distribuire fino a 1000 miliardi di premi all’anno. Ma il declino è rapido, provocato dalla moltiplicazione dei concorsi a premi (Intertoto, Totogol, Superenalotto) e dalla legalizzazione delle scommesse.

2628, mi ricordo

Mi ricordo l’Ajax, lo stupore davanti all’arancia meccanica, ogni vent’anni ne fanno uscire una spremuta impareggiabile.

#Rivincite outtakes 77, ancora Kareem, che si mette all’asta

Fra qualche giorno sarà passato un anno dall’uscita di «Rivincite». Là dentro ci sono alcune pagine dedicate a uno dei miei miti sportivi, Lewis Alcindor, rinato come Kareem Abdul-Jabbar.

La sua vita romanzesca, le sue scelte di estrema coerenza, la reputazione conservata molti anni dopo aver smesso di segnare canestri e acchiappare rimbalzi. “Andare in Messico avrebbe dato l’impressione che la mia carriera mi interessasse di più che la giustizia sociale… Se fossimo andati e avessimo vinto, avrei contribuito a dare lustro a un Paese che ci stava negando i nostri diritti”. Postuma, era stata pubblicata l’Autobiografia di Malcolm X, che il giovane Lewis legge e rilegge: “esponeva con chiarezza quello che io riuscivo solo vagamente a dire”.

Tanti anni dopo, scriverà sulla tragedia di Ferguson (2014), un caso di razzismo inestricabile dalla guerra di classe.

Tuttora è il miglior realizzatore NBA di ogni epoca, con 19 convocazioni all’All-Star Game, 6 titoli di MVP stagionale, 6 titoli NBA, 2 premi di MVP delle Finali e 10 nomine nel miglior quintetto NBA stagionale; ma i successi sportivi non spiegano perché Kareem sia uno dei personaggi a cui ho dedicato più pagine, e altre gliene avrei dedicate, se mi fossi procurato in tempo una delle sue autobiografie: me la sono cavata con un altro outtakes, questo.

Ancora oggi, a quasi 72 anni, Kareem non smette di sorprendere. Ha appena organizzato un’asta il cui ricavato andrà alla sua fondazione – l’ha chiamata Skyhook: gancio cielo – per finanziare l’educazione dei bambini svantaggiati.

Cosa ha messo all’asta? 234 oggetti legati alla sua leggendaria carriera nel basket, fra cui 4 dei suoi 6 Anelli di campione NBA, il pallone della sua ultima partita, molte magliette indossate, alcune paia dei celebri “occhialoni”, che gli sono serviti per proteggere la vista nella seconda parte della carriera. Da anni, la Skyhook Foundation si occupa di aiutare i bambini svantaggiati ad apprendere le scienze, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica. Dall’asta sono stati ricavati circa 3 milioni di dollari.

In molte presentazioni pubbliche di «Rivincite» ho voluto raccontare un aneddoto che trovo perfetto per definire l’affetto che i tifosi provavano per lui: “Un tempo possedevo una delle più grandi collezioni di jazz su vinile del Paese, con più di cinquemila album. Poi, nel 1983 un incendio distrusse la mia casa e la mia preziosa raccolta di dischi. In seguito, grazie in gran parte ai generosi regali di centinaia di tifosi di basket la mia collezione non soltanto era stata ripristinata, ma aveva superato quella originale”.

Contro il calcio moderno: una grande vittoria e una brutta sconfitta

Sono accaduti due fatti importanti, più di una vittoria o di una sconfitta sul campo, eppure se ne parla poco, anzi sembrano già digeriti e accantonati.

Dopo le ripetute proteste dei tifosi, la Liga spagnola ha deciso di cancellare il posticipo del lunedì sera. Luis Rubiales, presidente della Federcalcio iberica, ha affermato che dal prossimo campionato si giocherà solo di sabato e domenica, lasciando una porta aperta all’anticipo del venerdì. Le società dovranno rinunciare a qualche milione di euro dei famigerati diritti tv ma, dice Rubiales, “il business è importante ma i tifosi lo sono ancora di più”.

Giova ricordare che al lunedì sera era sempre coinvolte società medio-piccole, le “grandi” venivano escluse per la partecipazione alle coppe. Magnifica la protesta inscenata dai tifosi dell’Alavés, l’11 febbraio: nella sfida contro il Levante avevano fatto entrare nello stadio una finta bara, perché le gare di lunedì sera sono “la morte del calcio”.

Non sapevo che una decisione simile era già stata assunta dai vertici della Bundesliga: a partire dal campionato 2021-22, niente partite al lunedì.

Sarebbe il caso che anche in Italia si andasse subito verso la cancellazione del grottesco Monday Night, riducendo l’insopportabile calendario spezzatino.

L’altro fatto riguarda l’Inter e i suoi tifosi. Qualcuno ha capito perché Cagliari-Inter si sia giocata di venerdì sera? Cioè 6 giorni prima della trasferta di Francoforte? E l’Inter giocherà contro la Spal alle 15 della domenica successiva…

La Curva Nord ha giustamente protestato e disertato la Sardegna Arena. Erano presenti solo quelli venuti a esporre questo striscione: “Rispetto per i tifosi”.

La partita Cagliari-Inter era programmata per domenica 3 marzo, la Lega di Serie A l’ha anticipata al venerdì sera. “Biglietti aereo già fatti per tutti, soldi persi. Ma non è questo il punto. Di tasca nostra spenderemmo tempo e tutti i soldi possibili per seguire l’FC in ogni dove, come sempre abbiamo fatto. Qui però si va oltre. Si tratta di non considerare e prendersi gioco dei tifosi”.

Non mi è chiara la quota di responsabilità della società Internazionale Football Club, ma anche se fosse dell’1% sarebbe imperdonabile. Marotta non sottovaluti questo precedente.

La battaglia dei sessi [Battle of the Sexes], Jonathan Dayton e Valerie Faris, 2017 [filmTv23] – 6

Mi dispiacque non aver ancora visto il film, quando andò in stampa «Rivincite»: l’avrei senz’altro citato, una paginetta l’ho dedicata alla celebre partita di tennis del 20 settembre 1973 all’Astrodome di Houston, tra Robert Larimore Riggs, detto Bobby, e Billie Jean King (un uomo contro una donna: l’ideale per il marketing). Fu uno degli eventi sportivi televisivi più visti dell’epoca, entrato nella mitologia a stelle e strisce dell’emancipazione femminile.

Lui è Steve Carell, lei è Emma Stone. Briggs aveva 55 anni ed era stato un grande campione, King ne aveva 28 ed era la Numero 1 al mondo. Fu lui a lanciare la sfida, proclamando un disprezzo verso le donne che serviva a montare il clima della partita. Tesi del film – diretto dai registi di Little Miss Sunshine – è che Riggs, scommettitore compulsivo, recitasse la parte del misogino (al suo fianco riappare fugacemente Elizabeth Shue).

Insignita nel 2009 della Medal of Freedom da parte del presidente Obama, Billie Jean King ha il merito di aver mosso le acque per arrivare alla parità fra donne e uomini nei premi attribuiti ai vincitori di tornei (il rapporto era 8 a 1). Fra le fondatrici della Women’s Tennis Association (WTA), che riunisce le giocatrici professioniste, King fu anche la prima atleta nordamericana ad ammettere in pubblico la sua omosessualità, nel 1981, pagando un prezzo molto alto. Il film dedica a questa vicenda privata i suoi momenti migliori: la tennista era sposata, quando si innamorò di una parrucchiera (nel film, Andrea Riseborough).

Della “battaglia dei sessi” e dei primi passi della WTA non conoscevo due aspetti che nel film giocano una certa importanza: il ruolo di Gladys Heldman (interpretata da Sarah Silverman), fondatrice della rivista World Tennis, primo capo dell’organizzazione “ribelle” che rivendicava l’equilibrio nel montepremi, e l’ottuso oscurantismo di un ex campione, Jack Kramer (Bill Pullman).

Il cielo torna azzurro sopra Cantù

In tarda serata, l’agognato annuncio: Gerasimenko ha ceduto il club, i terreni del palazzetto dello sport (ex Pianella) e una montagna di debiti al consorzio TIC (Tutti Insieme Cantù). È un passaggio intermedio, ma già decisivo: verranno pagati gli stipendi, gli arretrati, i fornitori, il fallimento e la penalizzazione (anzi, la retrocessione) sono scongiurati, e pare in arrivo un gruppo statunitense tanto ricco quanto ambizioso.

Dopo aver vissuto l’esperienza dell’ultimo oligarca espropriato da Putin, resto scettico e timoroso. Magari questi americani – Southern Glazer’s Wine & Spirits: ma fioccano le smentite – saranno pessimi, ma intanto è certa la sponsorizzazione triennale dell’Acqua San Bernardo, fra i protagonisti di questo avventuroso salvataggio.

I 40 mesi di Gerasimenko sono stati un incubo. Allenatori silurati o fuggiti nottetempo, azzeramento ogni anno del parco giocatori (con cause legali per mancati pagamenti), progetti per il nuovo palazzetto che diventavano carta straccia, il trasferimento coatto a Desio.

Una delle società più prestigiose del basket italiano – 3 scudetti, 2 coppe dei Campioni, un’Intercontinentale, 4 coppe delle Coppe e 4 coppe Korac: insomma, Cantucky – può tornare a inseguire sogni di gloria.

Il portiere secondo France Football

Agli inventori del Pallone d’Oro – France Football – piace fare classifiche; l’ultima è quella dei 10 migliori goalkeepers nella storia del calcio.

  1. Lev Yashin
  2. Gordon Banks
  3. Dino Zoff
  4. Gianluigi Buffon
  5. Manuel Neuer
  6. Peter Schmeichel
  7. Sepp Maier
  8. Iker Casillas
  9. Edwin van der Sar
  10. Peter Shilton

France Football non poteva sconfessare se stessa: Yashin resta l’unico portiere ad aver vinto il Pallone d’Oro. E qualche anno fa fu scelto insieme a Cruyff e Zico nei 3 più grandi calciatori che non hanno mai vinto la Coppa del Mondo.

Mi pare evidente che si sia scelto il calcio televisivo, quello giocato dopo dai primi anni Sessanta. L’assenza di sudamericani, tuttavia, è imperdonabile: da Mazurkiewicz a Gilmar, da Julio Cesar a Fillol e Chilavert, mi sembrano tutti superiori a Casillas, Van der Sar e Shilton. E considero tali anche Zenga, Dasaev e Iribar.

Yashin non l’ho visto, Banks quasi, di Zoff fino al Mundial 82 ho pensato fosse inferiore ad Albertosi, mentre condivido l’ordine del terzetto più esposto al confronto globale e multimediale: Buffon, Neuer e Schmeichel.

Ottavi di Champions, chi passa?

I maggiori dubbi li ho su due dei tre confronti anglo-tedeschi, il City non avrà problemi ma non credo in un 3-0 delle inglesi. Spero di azzeccarne 6 su 8, ma se le sbagliassi tutte, compresa l’ultima, sarei comunque contento.

  • Manchester United – Paris Saint-Germain
  • Roma – Porto
  • Tottenham – Borussia Dortmund
  • Ajax – Real Madrid
  • Lyon – Barcellona
  • Liverpool – Bayern Monaco
  • Schalke 04 – Manchester City
  • Atlético Madrid – Juventus