Perché in tutti i sondaggi fra i tifosi brasiliani, #Garrincha risulta più amato di #Pelé

GarrinchaDai ricordi di Nilton Santos:
“Quando lo vidi mi sembrava uno scherzo, con quelle gambe storte, l’andatura da zoppo e il fisico di uno che può fare tante cose nella vita meno una: giocare al calcio. Come gli passano la palla gli vado incontro cercando di portarlo verso il fallo laterale per prendergliela con il sinistro, come facevo sempre. Lui invece mi fa una finta, mi sbilancia e se ne va. Nemmeno il tempo di girarmi per riprenderlo e ha già crossato. La seconda volta mi fa passare la palla in mezzo alle gambe e io lo fermo con un braccio e gli dico: senti ragazzino, certe cose con me non farle più. La terza volta mi fa un pallonetto e sento ridere i pochi spettatori che assistono all’allenamento. Mi incazzo e quando mi si ripresenta di fronte cerco di sgambettarlo, ma non riesco a prenderlo. Alla fine vado dai dirigenti del Botafogo e dico: tesseratelo subito, questo è un fenomeno”.

Alex Bellos si mette sulle tracce del campione e torna al suo paese natale, Pau Grande, dove incontra l’ultimo dei tredici figli rimasti da quelle parti:
“Il suo vero nome è Terezinha, ma lei preferisce Nenel, il soprannome datole proprio dal babbo. Nenel sorride spesso e volentieri, esibendo il labbro leporino e una fila di denti cariati. Ha un paio di occhi grandi, mento lungo e capigliatura arruffata. Lo squallore della sua stanza è scioccante anche senza sapere chi fosse suo padre. Vive in una stanza che sarà al massimo due metri per due, assieme al figlio di ventidue anni. L’arredamento è costituito da un vecchio letto a una piazza, un grande frigorifero rosso (pieno di birra), un piccolo televisore sintonizzato su una partita di calcio pomeridiana cui nessuno presta attenzione”.

#Garrincha. Un uccellino chiamato Mané, Luis Antezana, Crocetti, 1998 (2002)

Filologo boliviano, in una serie di brevi saggi, Antezana propone una serie di riflessioni sul calcio che ama. “Mi piacciono più i passaggi che i gol: amo maggiormente gli aspetti ‘inutili’ del gioco rispetto a quelli, diciamo così, redditizi; godo delle giocate di abilità individuale o collettiva più che dei forcing dietro una palla lunga”.

Antezana si dice convinto del fatto che la rivoluzione sportiva del Ventesimo secolo vada collocata a fianco delle rivoluzioni elettronica, femminista, ecologica, “che hanno determinato il cambiamento del nostro modo di vivere e di pensare. Il mondo contemporaneo non è semplicemente invaso dalle attività sportive; lo sport è uno dei meccanismi di socializzazione più diffusi e radicati”.

Ho letto e riletto le due pagine dedicate alla “fama postuma” di Walter Benjamin, con citazioni di Hannah Arendt.

Quanto a Garrincha… Non esiste altro luogo al mondo in cui il calcio abbia un significato sociale e culturale pari a quello che assume in Brasile (che è poi la nazionale contro cui l’Italia ha perso due finali di Coppa del mondo).

“L’angelo dalle gambe storte” e dalla corsa sbilenca, viene ricordato per l’allegria che suscitava: artefice di gesti gratuiti, quelli che spingono il calcio sul terreno dell’arte, Garrincha è un eroe tragico, “un uomo che affonda nella miseria (dell’alcolismo e dell’alienazione) e vi si perde dopo aver dato prova delle più alte capacità artistiche ed essere stato oggetto di idolatrico riconoscimento da parte della sua comunità di appartenenza”.

Garrincha è l’eccezione alla regola, il trionfo dell’effimero, dell’inutile che magicamente evolve in efficacia. Con la maglia del Botafogo, vince tre campionati carioca (1957, 1961, 1962).

I destini opposti di Pelè e Garrincha: ricchezza, regalità e potere il primo; miseria, desolazione e amore popolare il secondo. Gli altri giocano per vincere, Garrincha gioca per divertirsi, perciò lo chiamano “l’allegria del popolo”; è un “genio intuitivo”, infantile, un Forrest Gump – scrive Antezana, “un ritardato mentale che realizza imprese sportive ed eroiche senza avere la minima idea di ciò che sta facendo”.

3671, mi ricordo

Mi ricordo quando il derelitto Spezia cominciò a scendere a San Siro.

Ancora voglia di parlare di calcio?

No, la situazione non è sotto controllo… Decidano di fare come in Sudamerica, due campionati, l’Apertura e la Clausura

Bologna-Inter non si gioca. Penso sia la decisione giusta. Ma è arrivata nel modo più assurdo, con l’Inter già a Bologna, e quando Mihajlovic aveva detto che i rossoblù erano in condizioni di giocare. Di partite di Serie A, non se ne giocheranno quattro, ognuna per l’intervento di una Asl, che ha imposto l’obbligo di quarantena anche a Salernitana, Torino e Udinese.

Leggo che la principale preoccupazione dei dirigenti dello sport italiano sia quella di trovare le date per recuperare queste partite. Ricordo che tre giorni fa si era deciso di non rinviare la finale di Supercoppa, e che si è provveduto a ridurre la percentuale di capienza degli stadi. E scommetto – so già che vincerò – che anche domenica 9 ci saranno partite rinviate a data da destinarsi.

Autorità calcistiche meno miopi avrebbero dovuto bloccare tutto per venti giorni, fino alla “pausa delle Nazionali”. Circola voce che al decisore politico – mai così opaco, fra CTS, “cabina di regia”, capidelegazione e consiglio dei ministri – questa richiesta sia arrivata, senza trovare sostenitori. Temo sia l’ennesimo errore di valutazione.

Parlo di errori di valutazione, perché l’unica alternativa si chiama malafede. Sapete bene che non ho alcuna simpatia per questo governo. DI alcuni ministri, penso che farebbero parte, a pieno titolo, del “governo dei peggiori” e da un paio di mesi vedo il premier in confusione, con la voglia matta di traslocare al Quirinale, nella consapevolezza che la situazione stia sfuggendo al controllo. Se già non è sfuggita.

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Girone d’andata: il mio “11” e altrettanti cambi

Nessun dubbio sul modulo: 3-5-2.

Così gioca l’Inter – campione d’Italia e campione d’Inverno – e grazie ad Antonio Conte e a Simone Inzaghi è stata colpita e affondata una delle più banali e diffuse sciocchezze mai diffuse dalla critica calcistica. Quella per cui il 3-5-2 sarebbe un “modulo poco europeo” e “poco spettacolare”.

A smentirlo, ci avevano già pensato l’Atalanta e la Lazio, adesso dovrà apparire chiaro anche ai più ideologici: con il 3-5-2 si può giocare un calcio spumeggiante, soprattutto se, come fa l’Inter, si attacca con tanti uomini.

Dai 22 che seguono, restano esclusi, mio malgrado, Vicario, Di Lorenzo, Bastoni, Acerbi, Fabian Ruiz, Pellegrini, Berardi, Tonali, Pasalic, Pedro e Simeone.

Ospina

Skriniar / Bremer / Koulibaly

Candreva / Frattesi / Brozovic / Zielinski / Perisic

Zapata / Vlahovic.

Handanovic

Toloi / De Vrij / Tomori

Cuadrado / Deulofeu / Anguissa / Calhanoglu / Theo Hernandez

Dzeko / Immobile

Ciao al 2021 con Lukaku, Insigne, Osimhen, mercato di riparazione, San Siro, Suning, Supercoppa, Borsa, massime autorità calcistiche, novax, porte chiuse…

Lukaku ha inseguito i soldi e la fama della Premier, commettendo un errore clamoroso. A me pare un tipo naif, le sue scuse non sono molto diplomatiche, impossibile che il Chelsea, che non ci prestava Marcos Alonso, sia disponibile a restituirlo in leasing. Ma non dimentico quanto ci ha fatto divertire, e se penso che ci sono interisti disponibili a riaccogliere Icardi, penso che Romelu meriti molto più affetto di chi verrà ricordato come il compagno di Wanda (oggi Walter Sabatini consiglia alla Juve di ingaggiare Icardi: mi associo volentieri, nessuno è mai abbastanza odioso).

Insigne pare destinato a svernare a Toronto, saranno coincidenze, ma Spalletti è sempre al posto sbagliato al momento giusto: dopo Icardi e Totti, ecco il terzo capitano che se ne va senza salutare.

In compenso, Osimhen è positivo al Covid, ma non giocherà la Coppa d’Africa. Ama la Nigeria, ma ha capito di non poter tirare troppo la corda con chi gli paga lo stipendio. Scommetto che un bel po’ di calciatori ingaggiati dalle squadre europee, se non vedranno la possibilità di vincere il trofeo, si faranno eliminare senza rischiare la gamba.

Comincia il mercato di riparazione: servirà un miracolo per salvare sia il Genoa che il Cagliari, ma fossi nello Spezia e nel Venezia, farei attenzione alle triangolazioni di Lanna e Giulini con certi “squadroni”. Di certo, nessun campione con meno di trent’anni arriverà in Italia.

Se n’è cominciato a parlare almeno quattro anni fa: ma è passato anche tutto il 2021 senza che si arrivasse a una decisione definitiva su San Siro.

“Estenuante”: è l’aggettivo che trovo più appropriato per commentare le voci sulla cessione dell’Inter da parte di Suning. Agli arabi? Agli americani? Grande è la confusione sotto il cielo, e temo che Interspac andrà presto derubricata a “bella idea, purtroppo impraticabile”.

Sul rinvio della Supercoppa del 12 gennaio, mi fa pena che ci si stia a baloccare, rinviando la decisione all’anno nuovo. È un trofeo senza né arte né parte, non ha una collocazione precisa nel calendario (andrebbe giocata prima che cominci il campionato), né una sede chiara. Dipende da chi offre di più. Giocatelo a fine maggio, almeno non contribuirete alla rovina del prato di San Siro, chiamato a essere calpestato undici volte in venticinque giorni.

Nel 2021 le società di calcio quotate in Borsa hanno bruciato oltre 600 milioni di euro: la Gazzetta ci dice che la Juve ha registrato la performance peggiore. È record!

Le massime autorità calcistiche – ricevute in pompa magna da Mattarella e da Draghi – si sono coperte di ridicolo anche nel 2021. Qualche esempio: la grottesca assoluzione concessa alla Juve per il Caso Suarez; i severi moniti e le minacce a Salernitana e Catania; i prevedibili disservizi di Dazn; la famigerata “trattativa Stato-Bonucci” per sfilare sul pullman dopo gli Europei; le parole vuote sulle plusvalenze; la mancata riduzione della serie A a 18 squadre; la mancata riforma della Coppa Italia… Costoro, non sanno nemmeno copiare da chi ha dimostrato di saper fare meglio, ma la fortuna del Mancio e le lotterie dei calci di rigore li tengono a galla. Sarei curioso di vedere chi si salverà, se Portogallo o Turchia concretizzeranno l’incubo della terza esclusione consecutiva dai Mondiali.

La risalita dei contagi mette una pesante ipoteca sulla regolarità del campionato, già congestionato da un calendario demenziale, con anticipi e posticipi persino il lunedì e il venerdì, volendo spremere il prodotto televisivo fino all’ultima goccia. Non passa giorno senza che 2-3-4 calciatori non si scoprano “positivi” (il totale supera ormai le 40 unità: è di pochi minuti fa la notizia che ce ne sono tre dell’Inter, Dzeko, Cordaz e Satriano). E già cominciano a emergere le voci su calciatori “novax” che dal 10 gennaio finirebbero dritti in tribuna. La Bundesliga ha già deciso di giocare senza pubblico, la Premier va avanti a singhiozzo, se Omicron non si rivelerà gestibile, altro che ridurre la capienza dal 75 al 50%… Tempo due settimane e anche in Serie A rivedremo “la bolla” e le partite a porte chiuse.

I sette scontri diretti nel girone d’andata: in verde le vittorie, in rosso le sconfitte, interessante far caso alle traiettorie, solo il Napoli ne ha vinti quattro, solo l’Inter ne ha perso uno.

I miei voti agli allenatori alla fine del girone d’andata

Mi sono reso conto di aver composto questa classifica con una certa irregolarità (chi volesse rileggere le motivazioni degli anni scorsi può trovarle qui: maggio 2019gennaio 2020maggio 2021).

Non credo necessario motivare i voti che attribuisco oggi. Ma siccome siamo un paese di smemorati, invito a cliccare sul link con le quote scudetto di inizio anno delle principali agenzie di scommesse.

Effetti collaterali della Coppa d’Africa

Sbagliavo, pare proprio che la Coppa d’Africa si giocherà in Camerun nelle date previste.

Per l’Inter, un oggettivo aiuto: quella nerazzurra è una delle poche rose (insieme a Juve e Atalanta, Udinese, Empoli e Genoa) che non perderanno petali.

Ecco la mia personale classifica delle squadre più danneggiate:

  1. Napoli – Koulibaly (Senegal), Anguissa (Camerun), Ounas (Algeria), Osimhen (Nigeria)
  2. Milan – Ballo Touré (Senegal), Bennacer (Algeria), Kessié (Costa d’Avorio)
  3. Venezia – Ebuehi (Nigeria), Okereke (Nigeria)
  4. Sassuolo – Boga (Costa d’Avorio), Traoré (Costa d’Avorio)
  5. Bologna – Barrow (Gambia), Mbaye (Senegal)
  6. Cagliari – Keita Baldé (Senegal)
  7. Fiorentina – Amrabat (Marocco)
  8. Roma – Afena Gyan (Ghana), Darboe (Gambia), Diawara (Guinea)
  9. Torino – Ola Aina (Nigeria)
  10. Sampdoria – Colley (Gambia)

La Coppa non avrà particolari effetti su Lazio, Spezia, Verona e Salernitana.

I convocati partiranno subito dopo Natale. Fra il 9 gennaio e il 6 febbraio si giocano le partite, tutte e quattro le nazionali semifinaliste terranno impegnati i propri calciatori per un mese e mezzo, a cui dovranno sommarsi le quarantene.

Le Nazionali sono 24, non so quasi nulla del loro valore, mi limito a ipotizzare le sei squadre da cui dovrebbero uscire le semifinaliste: i padroni di casa del Camerun, l’Egitto di Salah, la Nigeria di Osimhen, il Senegal di Mané e Keita Baldé, il Marocco di Hakimi e Ziyech, l’Algeria campione uscente.

Quali partite dovrebbero saltare i calciatori di Napoli e Milan?

Il Napoli giocherà allo Stadium di Torino, poi ospiterà la Samp, quindi la Fioentina in Coppa Italia, trasferta a Bologna, in casa con la Salernitana, e infine il 6 e il 13 febbraio sono in calendario Venezia-Napoli e Napoli-Inter.

Per il Milan, il 2022 comincia ospitando la Roma; poi trasferta a Venezia, il Genoa a San Siro per la Coppa Italia, Milan-Spezia e Milan-Juve, il 6 febbraio ci sarà il derby e il 13 Milan-Samp.

E il 16 febbraio, quale Liverpool scenderà a San Siro?

L’Italia fascista si celebrava a Cortina 1941: “lo sport è coraggio, consapevolezza e presagio”

Mentre la Seconda Guerra mondiale stava divampando, in Italia lo sport non si fermò: il massimo campionato di calcio continuò a giocarsi “normalmente”, assegnando lo scudetto 1940-41 al Bologna, quello del 1941-42 alla Roma quello del 1942-43 al Torino.

Non sorprende, dunque, che ai primi di febbraio 1941, a Cortina d’Ampezzo si svolsero i Mondiali di Sci. “La regina delle nevi” era stata scelta due anni prima, quando si era svolta la prima edizione dei Mondiali, a Zakopane, e la guerra già incombeva.

Nel ’46, questa competizione verrà annullata dalla Federazione Internazionale, i nomi di quei vincitori sono stati cancellati (e rimossi) dall’Albo d’Oro dello Sci, con una motivazione politica: a Cortina, non si erano presentati francesi e inglesi, la delegazione norvegese era di secondo piano (il governo Quisling non riuscì a coinvolgere i migliori sciatori), e l’Anschluss aveva consentito alla Germania di annettersi i formidabili sciatori austriaci. In pratica, erano presenti solo dodici delegazioni di Paesi neutrali, collaborazionisti o alleati dell’Asse.

Il medagliere dello sci alpino (sei gare) è di facile sintesi: Germania 5 Ori, 2 Argenti e 4 Bronzi; Italia 2 Ori, 4 Argenti e 3 Bronzi, nessun altro Paese salì sul podio.

Il medagliere dello sci nordico (sei gare) è più articolato: Finlandia (3/3/1), Svezia (2/2/2), Germania (1/1/1), Italia (0/0/2).

Fra l’1 e il 9 febbraio 1941, si svolsero le gare di sci alpino sia maschili che femminili, mentre per lo sci nordico vennero limitate solo agli uomini. Molti sciatori moriranno in guerra. Nell’occasione, l’Italia vinse due medaglie d’oro, una delle quali andò a Celina Seghi, nata ad Abetone il 6 marzo 1920 e tuttora in vita; Seghi vinse lo slalom speciale, che per motivi autarchici veniva chiamato “discesa obbligata”. Zeno Colò fu fra gli apripista della discesa libera.

Germania e Giappone intendevano sostituirsi a Inghilterra e Francia come fulcro dello sport mondiale. La disastrosa sconfitta militare farà sì che vengano esclusi dai Giochi olimpici di Sankt Moritz del 1948, a differenza dell’Italia… Cortina, che avrebbe dovuto ospitare le Olimpiadi invernali del 1944, dovette attendere il 1956.

Memory Scapes è il nome del progetto lanciato dall’Istituto Parri di Bologna: punta al recupero, restauro e digitalizzazione di filmati amatoriali, “home movies”, riprese effettuate da appassionati. In questo caso Ernesto Costantino Roggero, che con la sua cinepresa a 16 mm e la pellicola Agfacolor, si recò a Cortina e ne ricavò un filmato di quattordici minuti. Un documento storico… Era una cinepresa leggera, consentiva di immergersi nella realtà che veniva rappresentata.

Presentato da Nicola Sbetti, storico dello sport e Paolo Simoni, direttore di Home Movies, il filmato di Roggero documenta alcune gare, la presenza di turisti e militari ai bordi delle piste, le bandiere che sventolano, le esibizioni di pattinaggio, la cerimonia di apertura e le premiazioni dei medagliati, che fanno il saluto romano. Della scenografia, facevano parte i cerchi olimpici e una gigantografia del profilo del Duce (con l’elmetto).

Nel 1941, a differenza del 2021, a Cortina si poteva arrivare in treno.

Coppa Davis: un Ventunesimo secolo antitetico al Ventesimo

Con le facili e prevedibili vittorie di Medvedev e Rublev, la Russia ha sconfitto la Croazia e conquistato per la terza volta la Coppa Davis.

In queste tabelle ho sintetizzato le nazioni che nel XXI secolo hanno vinto la Davis o sono arrivate in finale. Non credo vi sia un altro sport in cui le gerarchie siano state altrettanto sovvertite.

Non so come esprimere l’enormità di quanto è accaduto: è come se in Brasile non sapessero più giocare a calcio, in Nuova Zelanda non avessero più interesse per il rugby, in Norvegia non trovassero più nessuno interessato a scivolare sugli sci di fondo…

Nelle 21 edizioni più recenti, prevale la Spagna con 6 vittorie, seguono Russia 3, Repubblica Ceca, Croazia e Francia 2, Argentina, Serbia, Svizzera, GB, USA e Australia 1.

Delle 108 edizioni complessive, invece, USA e Australia ne hanno conquistate 60. Sommando vittorie e sconfitte in finale, USA e Australia arrivano proprio a 108… Ma negli ultimi tredici anni nessuna delle due ha raggiunto la finale.

Gli statunitensi hanno vinto per l’ultima volta nel 2007 (Andy Roddick, Blake e i fratelli Bryan), e prima bisogna risalire al 1995, mentre gli Aussie hanno sollevato l’Insalatiera nel 2003 (Hewitt, Philippousis, Arthurs e Woodbridge) e, prima, nel 1999 e 1986.

Dopo un percorso che ha incrociato Ecuador, Spagna, Svezia e Germania, Medvedev e Rublev riceveranno grandi onori a Mosca, avendo rinnovato l’epopea di Safin, Kafelnikov e Youzhni (Parigi 2002), di Davydenko, Safin, Tursunov (Mosca 2006).

Rileggetevi questo post fra un annetto, quando – sperabilmente – sarà l’Italia a giocarsi la vittoria in questa Coppa, grazie a Berrettini, Sinner, Sonego, Fognini e chissà chi altro. Sarà indispensabile costruire un grande doppio,

Per non diffondere eccessivo allarmismo, il Rapporto Censis sarebbe stato censurato…

Coppa Davis balcanica

Amici, festeggiamo insieme la laurea conseguita da Luis Suarez, il Pistolero

L’uomo che cadde sulla Terra. #Mourinho

Quello che segue è un lungo articolo su José Mourinho, affidato alla rivista Linea Bianca il 30 novembre 2010. Parlava di un notevole libro di Sandro Modeo (L’alieno), di un alieno interpretato da Bowie nel ’76, e azzardava una previsione sul fallimento di Mou a Madrid… Lo ripropongo oggi, mentre le strade di Mourinho e dell’Inter tornano a incrociarsi, nella consapevolezza che Roma-Inter non sarà una partita normale, e che il condottiero del Triplete darebbe qualsiasi cosa pur di tornare in sala-stampa a dare lezioni di comunicazione. 

Nel pieno di un fragoroso silenzio-stampa, dopo l’episodio delle manette, José Mourinho riprese la parola solo per dire che Balotelli non aveva giocato con la febbre. Odori e colori della primavera erano lontani, l’Inter veniva dalla scellerata notte di Catania, il punto più basso dell’avventura italiana di Mou, quando osò infrangere ogni logica e sostituì Cambiasso con Muntari (ripeto: Cambiasso con Muntari), contribuendo a rianimare un campionato che sembrava finito dopo il derby di ritorno, quello vinto giocando in 10 e finendo in 9. Da Catania a Stamford Bridge passano appena quattro giorni: di lì in poi, comincia la leggenda.

Intorno al più famoso allenatore del mondo – il più pagato, il più multato – Sandro Modeo ha elaborato un’analisi multidisciplinare, svariando fra storia e psicologia, filosofia e neuroscienze, cinema e antropologia (L’alieno Mourinho, Isbn, pp. 185, € 13,50). Lettura vertiginosa, piena di idee, divagazioni, qualità letteraria.

José ha amato l’Inter, non l’Italia”, scrive Arrigo Sacchi nella prefazione; “la sua stella è destinata a brillare ancora, almeno finché sarà sorretta da tanto entusiasmo e voglia di stupire”. Di “incompatibilità antropologica” con gli italiani, scrive anche Modeo, che comincia costruendo un parallelo con Harry Houdini, archetipo della società dello spettacolo, impareggiabile promotore di se stesso. Entrambi illusionisti, incantatori, creatori di aspettative, ossessionati dal bisogno di alzare “l’asticella della sfida”; lavoratori fanatici, con una dedizione totale all’opera d’arte in cui hanno trasformato la loro vita.

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Platonico, effimero, ma pur sempre un trionfo

Operazione Prisma, vedremo gli sviluppi, viva il garantismo, ma intanto chi fa informazione eviti di scrivere “Juventus” e “danno di immagine” nella stessa frase

Plusvalenze, acquisti “a specchio”, ipervalutazione dei giovani, la Juve ne ha certamente abusato (42 operazioni, 322 milioni negli ultimi tre anni), ma anche altre società hanno usato queste forme di “finanza creativa”, tipici trucchi per rinviare i veri tagli o le ricapitalizzazioni, e dubito si arriverà a nulla più di un buffetto sulla guancia.

Ma per una società quotata in Borsa, le ipotesi di reato sono “false comunicazioni sociali ed emissione di fatture per operazioni inesistenti”.

Detto che quotare in Borsa una società di calcio era una truffa fin dal primo momento, se, e sottolineo se, emergessero le prove – una scrittura privata o almeno un pentito – che la Juventus ha ingaggiato e stipendiato Cristiano Ronaldo in modo irregolare, con soldi in nero o estero su estero, falsificando i bilanci, mi spiegate che altro deve succedere per decretare la retrocessione in Serie C?

Ci vorranno ancora mesi per arrivare a sentenze. Intanto, chi fa informazione dovrebbe farci una cortesia: dopo il doping, Calciopoli, l’ostentazione di scudetti revocati, l’estremismo oltranzista sulla Superlega, il Caso Suarez, eccetera, evitate di scrivere le parole “Juventus” e “danno di immagine” nella stessa frase.

#QatarOffside. Tengo a precisare – ottusi e sciocchi sono assai numerosi – che la mia decisione di boicottare i Mondiali in Qatar non ha alcuna relazione con la qualificazione dell’Italia. Diritti umani, sprechi energetici, la strage per costruire gli stadi… Preferisco di no.

Superlega bocciata anche dal Parlamento Europeo. Ma forse è stata l’ennesima discussione accademica. Di conseguenze concrete, nemmeno l’ombra

La larghissima maggioranza dei deputati UE ha affermato di volere che la cultura sportiva europea sia allineata ai valori fondanti dell’Unione. Va trovato un equilibrio tra gli interessi commerciali dello sport professionistico e le sue funzioni sociali, rafforzando i legami tra lo sport di base e lo sport d’élite. Perciò, nel documento approvato, si chiede ai singoli Stati di favorire una maggiore redistribuzione finanziaria tra sport professionistico e di base, anche attraverso la la creazione di un meccanismo di solidarietà da parte delle federazioni sportive, per garantire finanziamenti adeguati allo sport amatoriale e di base.

Non penserete certo che i deputati si siano dimenticati della differenza di genere? Nient’affatto, il documento approvato chiede che vengano affrontati i temi della disuguaglianza di genere e delle molestie nello sport, sottolineando le tuttora acute diseguaglianze in termini di retribuzione e di pari rappresentanza nei consigli di amministrazione delle organizzazioni sportive.

Infine, con un tempismo degno di nota – fra 364 giorni cominciano i Mondiali di calcio in Qatar – la relazione approvata esorta inoltre le autorità pubbliche, le federazioni e le organizzazioni sportive a sostenere i diritti umani e i principi democratici in tutte le loro azioni, in particolare quando vengono selezionati i Paesi ospitanti per grandi eventi sportivi e nella scelta degli sponsor. I Paesi i cui governi violano sistematicamente i diritti umani non dovrebbero più essere in grado di ospitare grandi eventi sportivi.

Il relatore è stato un polacco, l’ex calciatore Tomasz Frankowski. Wikipedia ci mostra che non era un campione, ma ha giocato in tanti campionati diversi. Frankowski ha dichiarato: «Lo sport ha un enorme potere di unire le persone, indipendentemente dall’etnia, dalla religione, dal genere o dallo stato socioeconomico. Ci mantiene felici, in salute e ci permette di imparare per tutta la vita. È anche un importante ramo dell’economia, che rappresenta quasi il 3% del PIL dell’UE». Dopo aver invitato la Commissione europea a nominare un coordinatore separato per lo sport (non ho capito di cosa si tratti), Frankowski ha concluso affermando che la sfida principale sarà quella di «promuovere il modello europeo di sport e proteggerlo da minacce come la Superlega».

#QatarOffside. Fra un anno cominciano i Mondiali: ci ho pensato a lungo e anche a costo di passare per snob, ho deciso che non vedrò nemmeno una partita. Morti sul lavoro, diritti umani, spreco energetico… Da semplice consumatore, non accetterò anche questa. Preferisco di no.

Andrea Bacci, un ricordo

Andrea Bacci

Sapevo qualcosa della malattia, lui stesso ci teneva informati tramite i social, spesso ha pubblicato fotografie da una corsia d’ospedale. Sempre sorridente e fiducioso. Invece, un’ora fa ho saputo della morte di Andrea Bacci, cinquantuno anni. Lascia la moglie e tre figli. Viveva a Cetona, in provincia di Siena.

Andrea è stato uno scrittore di sport fra i più appassionati, competenti, instancabili e prolifici che io abbia conosciuto.

Era un amico, nel senso che ci siamo incontrati tre o quattro volte (l’ultima a pranzo a Bologna), a volte ci siamo spediti i rispettivi libri, dei suoi ne ho letto una piccola parte. Piccola, perché ho perso il conto dei suoi titoli (più trenta che venti) e dei suoi editori (Limina, Bradipo, Ultra Sport, Absolutely Free, Urbone, Aliberti, Graus, In Contropiede…).

Abbiamo partecipato insieme a qualche progetto collettivo, anzi potrei dire che non esiste progetto collettivo su sport e scrittura, in Italia, senza la presenza stimolante di Andrea Bacci.

Le sue passioni? La Nazionale di calcio, la boxe, la Juventus. Se ripenso a quel che ha scritto di Renato Curi, di Lamberto Boranga, di Eusebio, dell’invenzione del contropiede, ogni volta Andrea sapeva inserire lo sport nella società del tempo, nel contesto politico.

Era una persona buona.

Spareggi a marzo