3449, mi ricordo

Mi ricordo le inchieste delle Jene e di Report, ma nemmeno uno juventino che pubblicamente abbia mostrato un po’ di vergogna.

Senza vergogna

Il Napoli al completo (facciamo finta di credere ancora al calcio italiano)

Milan-Napoli, Juventus-Napoli e Roma-Napoli: in sette giorni avremo più di un verdetto e non sarei stupito se Gattuso uscirà da questo trittico con 5-6 punti.

Più volte, ho scritto di considerare la rosa del Napoli seconda solo alla Juve, di valore pressoché equivalente a quella dell’Inter. La gestione del Caso Milik mi è parsa autolesionista, ancora non capisco la strategia dei due portieri che si alternano, ma resta sorprendente che il Napoli stia così indietro.

Sesto, a 15 punti dall’Inter (12 ipotizzando che batta la Juve), ha già accumulato 8 sconfitte: eppure, continuo a credere che il potenziale a disposizione di Gattuso sia di prim’ordine. In campionato, nessuno ha messo alle corde l’Inter come ha saputo fare il Napoli, finendo con un pugno di mosche, perché ci sono stagioni che girano storte e non puoi farci niente. Il Napoli ha il terzo attacco del campionato e la terza differenza-reti, nettamente migliore di quella del Milan, che lo precede di 9 punti.

Al completo, il Napoli non lo abbiamo quasi visto. È stato menomato dalle lunghe assenze – infortuni o Covid – di Koulibaly, Osimhen, Mertens, Ghoulam, Hysai, Fabian Ruiz e Lozano. Nessuno della rosa le ha giocate tutte, il più presente è Politano, non dico altro… In varie partite, Gattuso ha dovuto inventarsi interi reparti. Ma il peggio sembra essere passato, e il quarto posto non è poi così lontano. Ovvio che per una settimana, il tifoso interista debba tifare Napoli.

Anziché buttarlo nel cestino, ecco il post che avevo impostato giorni fa per pubblicarlo domani. Ma ieri abbiamo assistito all’ennesimo scandalo del calcio italiano. Incredibile a dirsi, vi è coinvolta la Juventus, con la patetica complicità di De Laurentiis. Leggi il resto dell’articolo

Meglio un uovo oggi: la Juve fuori!

Fra i motivi essenziali per cui continuo a seguire il calcio e altri sport sfigurati dal denaro, rispetto a quando ho cominciato ad amarli, c’è quello identificato da artisti sudamericani come Soriano e Galeano: il periodico ritorno all’infanzia.

Siamo persone diverse, a sessantuno anni, rispetto a come eravamo a dodici, a trenta o anche a cinquanta (a cinquanta, per dire, si può festeggiare un Triplete). Siamo persone diverse, diamo importanza a cose diverse, reagiamo diversamente alle vittorie e alle sconfitte esistenziali, nella vita quotidiana, forse è inevitabile un disincanto rispetto a certe passioni giovanili, eppure qualcosa resta testardamente identico.

Ricordo gli amici di certe discussioni primaverili alla fine degli anni Sessanta, discussioni rifatte nei Settanta e negli Ottanta e nei Novanta: a un certo punto, la Juve doveva giocare una partita decisiva in Coppa, e se fosse stata eliminata avrebbe potuto concentrare le proprie energie sul campionato, ma cosa desiderava il tifoso interista – e io fra loro?

Che venisse eliminata. Meglio se immeritatamente.

La sorte europea della Juve è la più nitida dimostrazione del detto “Meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Leggi il resto dell’articolo

#Juventini. Lettura consigliata a chi ancora crede che la società sia meglio della politica… Si può diventare Rettore, essere costretti a dimettersi e sentirsi una vittima. Giuliana Greco Bolli, intervistata da Fabio Tonacci per Repubblica, ci fa sapere quanto segue.

Tra la professoressa Giuliana Grego Bolli e il bomber dell’ Atletico Madrid, Luis Alberto Suarez, non ci sono sei gradi di separazione. Ce ne sono almeno seimila. Vivono in universi paralleli che si sono toccati solo una volta, il 17 settembre scorso, giorno dell’esame “farsa” sostenuto dal calciatore obiettivo di mercato della Juventus. E a bruciarsi è stata la rettrice (ora dimissionaria) dell’Università per stranieri di Perugia. Grego Bolli (69 anni) è indagata per falso e rivelazione di segreto d’ufficio. È difesa dallo studio legale Brunelli. Da quando è scoppiato lo scandalo, non ha mai voluto parlare. Né con i giornalisti, né con i magistrati. Adesso consegna a Repubblica la sua versione dei fatti.

Sapeva chi era Suarez?

«No. Quando mi hanno chiamato per dirmi che la Juventus stava cercando di fargli fare l’esame di italiano, mi hanno dovuto spiegare chi fosse. Nella mia famiglia sono tutti juventini, io non guardo le partite».

La sua prima reazione?

«Ho pensato che fosse un buona opportunità per rilanciare la visibilità del mio Ateneo». Leggi il resto dell’articolo

#Cantone. #Suarez. #FatalPerugia. 5: chi pagò l’aereo privato?

Perché venne organizzato “l’esame farsa” all’Università per stranieri di Perugia? Perché Luis Suarez poteva essere tesserato dalla Juventus solo se in possesso della cittadinanza italiana.

Perché il Rettore e gli esaminatori si prestarono alla farsa? Perché pensavano di ricavarne qualche vantaggio: resta da stabilire se monetario o di carriera (intanto alcuni sono stati costretti a dimettersi)

Perché il dirigente della Juventus Fabio Paratici e l’avvocato Chiappero rilasciarono “false informazioni” al Pubblico ministero? Perché sapevano che la verità configurava un tentato illecito.

Perché il Chief Football Officer della Juventus Football Club può telefonare a un ministro in carica e farsi dare un appuntamento con un alto dirigente del Ministero degli Interni? Perché sono amici d’infanzia. E perché siamo in Italia.

Perché Suarez ha ammesso di aver conosciuto i contenuti della prova d’esame prima di sostenerla? Perché gli investigatori gli avranno promesso di limitare la gravità delle accuse a suo carico, in caso di collaborazione, e Suarez sa che è passato l’attimo: non giocherà mai più nel campionato italiano.

Perché la Juventus avrebbe fatto firmare a Suarez un precontratto, a fine agosto? Per fargli capire che nulla sarebbe rimasto intentato pur di tesserarlo.

Perché la Juventus, infine, non ha tesserato Suarez? Perché qualcuno avvisò la società bianconera dell’indagine in corso.

Perché poco prima di sostenere l’esame, il Pistolero sarebbe stato informato dalla Juventus del cambio di rotta? Perché ingaggiare Suarez stava diventando troppo pericoloso.

Perché della Giustizia Sportiva non si è nemmeno certi che abbia chiesto le carte alla Procura di Perugia? Perché Paratici è sacrificabile, ma una penalizzazione della Juve (o peggio) sarebbe un’altra retrocessione, almeno sul piano della reputazione.

Per due volte, Novantesimo Minuto (cioè la prudentissima Rai, che sa quanti sono i tifosi bianconeri ) ha dedicato lunghi minuti all’esame del Caso Suarez – invitando l’avvocato Flavia Tortorella, cauta quanto telegenica. E ieri persino il prudentissimo Sconcerti se n’è uscito con questo concetto: “Sul campionato sta pesando l’esame inganno di Suarez. Si può ancora fare finta di niente?… Il giocatore ha confermato la falsità del test, i professori anche. E allora? Sono passati tre mesi. nessuno chiede punizioni, ma un dibattito serio su una realtà oggettiva sì. Per capire chi rispetta davvero le regole e chi no”.

Nel pomeriggio del 17 settembre, Luis Suarez si sarebbe sobbarcato un volo privato – Cessna Citation Mustang, andata e ritorno da Barcellona all’aeroporto San Francesco d’Assisi – più le spese dell’auto a nolo, al solo scopo di ottenere un pezzo di carta inutile… Facile immaginare che anche gli investigatori di Perugia considerino questo dettaglio essenziale: chi ha organizzato e pagato il viaggio di Suarez da Barcellona a Perugia?

Le puntate precedenti: 1234

#Cantone. #Suarez. #FatalPerugia. 4: una Procura che sa esprimersi in italiano

Leggete il comunicato-stampa e, nel caso, rileggetelo: la domanda giusta non è “Cosa rischia la Juve?”, ma “Che paese è l’Italia?”.

Il caso di Luis Alberto Suarez Diaz non si potrà chiudere a tarallucci e vino. Ma già l’immagine dell’Italia è sfregiata dall’ennesimo caso di imbrogli, corruzione e aggiramento delle regole.

Per la procura del capoluogo umbro, diretta da Raffaele Cantone, il 17 settembre scorso è andata in scena una “farsa”. Di quella farsa, cominciano a pagare il prezzo quei docenti e quelle autorità universitarie che si sono gioiosamente prestati a recitarla. Leggi il resto dell’articolo

#Cantone. #Suarez. #FatalPerugia. 3: chi “scarica” la fattura dell’aereo privato?

Ne ho scritto il 22 e il 25 settembre, riprendo il discorso dopo le parole di Andrea Agnelli all’annuale assemblea dei soci della Juventus.

Intercettazioni telefoniche destinate ad altro: da lì è emerso che un famoso calciatore – l’uruguaiano Luis Alberto Suarez– abbia goduto di vergognose facilitazioni nel sostenere l’esame di italiano all’Università per stranieri di Perugia: un esame finalizzato a ottenere la cittadinanza italiana, necessaria alla firma di un nuovo, lauto contratto, essendo Suarez in palese rotta con il Barcellona.

L’inchiesta è nelle mani della Procura della Repubblica di Perugia, il cui capo, Raffaele Cantone, decide di sospenderla e di ripartire da zero. Motivo: l’eccessivo clamore mediatico rischia di far deragliare l’indagine. E questo clamore è derivato da ripetute violazioni del segreto istruttorio. Leggi il resto dell’articolo

Orsato ieri, Guida oggi, Suning sveglia!

Sulle sue orme, ecco l’ottimo Marco Guida, della sezione AIA di Torre Annunziata. Espelle Immobile e ammonisce Vidal, poi ammonisce Patric ed espelle Sensi. Milioni di persone vedono la differenza fra lo schiaffo di Immobile e il buffetto di Sensi, lui no. E scrive un rapporto che porta all’identica squalifica di Immobile e Sensi.

Arrivo a pensare che ci sia solo una soluzione per tornare a credere alla Serie A: arbitri stranieri e sorteggio integrale.

Suning pare inconsapevole della melma in cui sta investendo tanti quattrini. Ma arriverà a capirlo… Intanto, proseguo nella mia linea: non spendere nemmeno un euro per il calcio italiano.

#Cantone. #Suarez. #FatalPerugia. 2: la corruzione senza il corruttore

La Procura di Perugia ha deciso di bloccare a tempo indeterminato tutte le attività d’indagine relative alla vicenda dell’esame di Luis Suarez: lo ha appreso l’ANSA dal procuratore capo Raffaele Cantone. La decisione è legata alle ripetute violazioni del segreto istruttorio. Il magistrato avrebbe già deciso l’apertura di un fascicolo per accertare eventuali responsabilità. 

La mia curiosità mi spinge anche a chiedermi chi abbia fatto esplodere il caso, mentre le indagini erano in pieno svolgimento. Nulla mi toglie dalla testa che sia stato un amico dei colpevoli: con le intercettazioni è sempre così, il caso esplode mentre i contorni non sono ancora nitidi, consentendo ai colpevoli di darsi da fare per inquinare le prove.

Prima puntata QUI

7 settembre 2020: il Direttore sportivo della Juventus, Federico Cherubini, avrebbe telefonato al rettore dell’Università statale di Perugia, Maurizio Oliviero (che, secondo Repubblica conosce da anni e che, giustamente, non ha mai nascosto la sua fede bianconera, pur senza ostentarla come un’altra protagonista della vicenda, la professoressa Stefania Spina, con i suoi garruli tweet e le sue foto accanto al Pistolero).

La telefonata di Cherubini servirebbe a prendere informazioni, in vista dell’acquisto dell’uruguaiano Luis Suarez, resa complessa dal noioso status di extracomunitario. Amichevolmente, il rettore si sarebbe dato da fare per sollecitare il rettore dell’Università per Stranieri, Giuliana Bolli Grego, e il direttore generale dell’ateneo, Simone Olivieri, affinché le procedure potessero scorrere fluide e rapide.

Si sarebbe dato da fare anche il gran capo di Cherubini, quel Fabio Paratici (Direttore dell’area tecnica) che alcuni docenti perugini considerano “più importante di Mattarella”, sollevando a sua volta la cornetta del telefono. Di telefonate ce ne sarebbero state almeno 8, secondo Fabio Tonacci (Repubblica), alcune da parte di un avvocato che lavora per la Juventus (sarà facile dimostrare che non è un dipendente), promettendo di portare all’Università per stranieri di Perugia molti altri casi simili.

Dunque, pare chiaro che alcuni fra i massimi rappresentanti della Juventus si siano impegnati per far sostenere e superare in tempi record l’esame di italiano a Suarez, “con l’obiettivo di farlo diventare cittadino comunitario e poterlo acquistare entro l’inizio di ottobre”, scrivono Bianconi e Sarzanini sul Corriere. Quel grosso affare – fra ingaggio e cartellino ballavano alemno 50 milioni di euro – era divenuto rischioso perché la Juve aveva già consumato i due slot da extracomunitario: persino molti juventini l’hanno rimproverato alla loro dirigenza.

Qualcosa non gira nel verso giusto, certo la sovresposizione mediatica non aiuta a risolvere i problemi in silenzio. Ma, scrive Repubblica, “la Juve già dal 15 settembre ha mollato l’uruguaiano perché ha capito che non riuscirà ad avere il passaporto in tempo utile, tuttavia Cherubini richiama Oliviero. Mette il telefono in vivavoce, perché c’è anche Paratici che vuole ringraziare il rettore”.

Fosse vero, non si capisce perché venga confermato “l’esame farsa” a cui viene sottoposto Suarez, nel pomeriggio del 17 settembre. Se la Juve aveva già deciso di rinunciare al Pistolero, perché la truffa non è stata annullata? E che di truffa si tratti, è ormai evidente: è emersa, infatti, “la prova madre del taroccamento: il pdf con le immagini che Suarez doveva descrivere in italiano. La professoressa Stefania Spina le ha mandate al giocatore attraverso la app Teams, e poi le ha girate via mail al suo esaminatore” (Repubblica). – segue, ci mancherebbe altro

#Cantone. #Suarez. #FatalPerugia. Dubbi e certezze sul passaporto al Pistolero

Raffaele Cantone vive sotto scorta da 17 anni. All’epoca, si occupava di camorra. È probabilmente il magistrato più famoso d’Italia e, a differenza dell’altra superstar, Luca Palamara, continua a godere di un’ottima reputazione, suffragata da ruoli di primissimo piano nell’amministrazione della Giustizia: per oltre cinque anni, fino al 23 ottobre 2019 è stato il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Da giugno, Cantone ricopre la carica di Procuratore della Repubblica a Perugia, e Perugia è la sede dell’Università per Stranieri che ha rilasciato il famoso “B1” a Luis Suarez, detto “il Pistolero”, famoso centravanti uruguaiano ancora legato allo status di extracomunitario, in vista della concessione della cittadinanza italiana.

Oggi scopriamo che a pensar male, si indovina spesso: la cittadinanza italiana di Suarez sarebbe stata infatti costruita attraverso una truffa.

Procura di Perugia e Guardia di Finanza stanno indagando, e dalle intercettazioni telefoniche – disposte per chissà quale altra ipotesi di reato – appare chiaro che gli argomenti della prova d’italiano sarebbero stati concordati in anticipo, e anche i punteggi fossero già stabiliti prima dello svolgimento della prova. Le Fiamme Gialle stanno acquisendo la documentazione nell’Università e notificando una serie di avvisi di garanzia.

Per la vicenda sono indagati anche i vertici universitari: il rettore Giuliana Bolli Grego, il direttore generale dell’ateneo Simone Olivieri, la professoressa Stefania Spina, l’esaminatore Lorenzo Rocca, e un’impiegata di cui non scrivo il nome perché la considero la meno colpevole.

Prima certezza: il giornalismo – quello sportivo e quello giudiziario – ancora una volta arrivano dopo la magistratura.

Seconda certezza: ottenere la cittadinanza, per Suarez, non era un vezzo, ma un’assoluta necessità per ottenere un ricco ingaggio in Italia.

Terza certezza: professori che si prestano a concedere “favori” a un ricchissimo calciatore faranno fatica a predicare l’etica ai loro studenti. Imperdonabile il tweet della professoressa che ringrazia @LuisSuarez9 e, garrula, conclude “è stato un piacere averti come studente”.

Di dubbi, invece, ne restano molti. Si può sperare che Cantone – un tipo brillante, che sa stare davanti alle telecamere e a cui le telecamere non dispiacciono – non faccia sconti, e ci porti a scoprire, per una volta, “tutta la verità, nient’altro che la verità”.

Domanda numero 1: chi ha rilasciato il “B1” l’ha fatto gratis o ha ricevuto in cambio qualcosa (soldi, carriera, eccetera)?

Domanda numero 2: chi ha organizzato il piano affinché Suarez, che il mattino si allenava a Barcellona, sprecasse meno di mezza giornata (aereo privato e macchina col motore acceso) per sbrigare quella formalità?

Domanda numero 3: che significa la frase pubblicata dalla Gazzetta dello Sport, secondo la quale “l’esame lo ha organizzato nei minimi dettagli la Juve stessa”? Chi l’ha scritto, può rivelare la fonte o avrà una crisi di amnesia?

Domande numero 4 e 5: chi ha pronunciato la frase intercettata “Non dovrebbe, deve, passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1”? E chi ha fatto saltare il coperchio dello scandalo, informando la magistratura?

Allusione numero 1: Perugia è già stata fatale una volta…

Legalità e sportività, la parola al campione del mondo Marco Tardelli. Recidivo.

Sono di quelli che non dimenticano. Non dimentico l’Urlo e nemmeno la voglia di vincere nei due anni a fine carriera in nerazzurro, posso perdonargli persino lo 0-6 nel derby e una stagione penosa sulla nostra panchina, il più colpevole fu Moratti.

Ho amato Tardelli come Riva e Rivera, come Pulici e Maldini, alla Juventus non ho invidiato nessun altro come Schizzo.

Ma Marco Tardelli è un italiano vero. Uno dei tanti “italiani brava gente”, e pazienza se un terzo non paga le tasse. Un penoso opportunista sempre pronto a salire sul carro del vincitore. Uno per cui le regole si applicano agli avversari e si interpretano per gli amici. Uno che – come un Buffon qualsiasi – può giustificare qualsiasi cosa con l’argomento delle vittorie sul campo. Come dice lo scorpione alla rana, è la sua natura… Ieri sera, per esempio, nella notturna trasmissione RAI successiva a Inter-Napoli, ha detto: “Quella di Moratti una bella critica? Sì, una bella critica. Ma io credo che bisognerebbe smettere con queste critiche. La Juventus ha vinto quello che ha vinto sul campo. Ho visto questo 38 ma metterli o non metterli…la storia dirà qualcosa. Io credo che ognuno decida di mettere quello che vuole, poi gli altri lo giudicano. Se penso di aver vinto 38 scudetti, metto 38 scudetti”.

Imbarazzo generale, è la tv pubblica (il contratto di Tardelli lo pago anch’io) e lui è pur sempre un monumento del calcio italiano… Il motto di spirito è riuscito bene a Gianfranco Teotino: “Allora io, quando mi inquadrate, vorrei che sotto metteste Direttore del New York Times”.

Tardelli non è nuovo a simili scivoloni: il 15 maggio 2018, alla DS, ne fece un altro, terribilmente simile. Siccome la RAI continua a pagarlo, non resta che cambiare canale.

Serie A, il gioco delle parti

Due giorni fa ero convinto che il destino della Serie A fosse segnato.

Il Governo francese imponeva lo stop alla Ligue 1 – approvo il ricorso del Lione e, intanto, spero si sfogherà contro la Juve -, in Germania qualche ripensamento, le voci sulla lunga positività di Dybala, le inconciliabili divisioni fra presidenti (Lotito e Cellino a capo delle opposte fazioni, basta questo a far capire cos’è il calcio in Italia), Sky che non vuole pagare per un prodotto che non può trasmettere, la scarsissima autorevolezza dei Del Pino e dei Gravina, la strana alleanza fra Spadafora e Malagò… tutto spingeva a concludere che si saremmo rivisti a settembre. O peggio.

Sto cambiando idea.

Questo Governo ha troppi fronti aperti per sfidare l’impopolarità, dichiarando chiuso il campionato. Già con i Vescovi è in atto un’evidente retromarcia, si farà messa dal 10 maggio, e mi aspetto altri cedimenti, altre retromarce, altre eccezioni alla regola.

È un Governo debole, posto di fronte a un’emergenza disastrosa, non può fare la voce grossa con tutti. Oltre ai Vescovi, deve digerire che Regioni di centrodestra e centrosinistra applichino misure estensive, giustificate dal PIL. Facile dedurre che il famoso protocollo Figc verrà ritoccato e approvato (anche se non sarà facile giustificare tanti tamponi a una categoria di privilegiati), e anche qui si potrebbe passare alla Fase 2, ricominciando le chiacchiere sull’auspicabile trasmissione in chiaro di un po’ di partite a porte chiuse.

Con qualche giro di parole, a metà giugno potrebbe ripartire il campionato.

Tutto risolto, dunque? Neanche per sogno.

C’è un gigantesco non detto, che può far naufragare ogni ripartenza ma salvare capra e cavoli, cioè la faccia dei tanti, mediocri protagonisti di questo asperrimo conflitto. Faccio un’ipotesi: fino al 10-12 maggio, i dati dei nuovi contagiati andranno in discesa, e così pure il numero dei morti. Del resto, il numero dei “nuovi positivi” ieri è molto simile a quello del 9 marzo, quando certe autorità volevano far giocare Juve-Inter a porte aperte.

Ma verso il 12-14 ci sarà una lieve risalita, e forse intorno al 20 una risalita più pronunciata. Ecco, allora, che tornerà tutto in discussione. A fare la differenza, potrebbe essere il caso di 2-3 calciatori della stessa squadra che risultassero positivi, imponendo la quarantena dei compagni.

“Ci abbiamo provato!”, diranno, con il viso atteggiato a mestizia. E allora sì, ci rivedremo a settembre.

Infine, una domanda retorica: Andrea Agnelli che dice che non accetterebbe mai uno scudetto a tavolino, è lo stesso Andrea Agnelli che dopo Calciopoli ha fatto 38 ricorsi e chiesto 444 milioni di risarcimento alla Federcalcio?

Con certe opinioni, Calciopoli non finirà mai

Riporto alcune frasi di Mario Sconcerti, che sulla vicenda Calciopoli proprio non riesce a darsi pace.

«La Juventus è stata molto criticata per aver insistito fino all’ultimo istante nelle sue proteste contro la sentenza di Calciopoli e lo scudetto all’Inter. Se ne è fatto a volte anche argomento di sorrisi. Perché tanta insistenza da parte di un colpevole? Non sono mai stato d’accordo con questo tipo di atteggiamento. Do per dato che la Juventus abbia sbagliato, ma devo dare per dato che ha scontato per intero la sua pena: adesso ha i diritti di tutti. Due giorni fa tutte le strade si sono esaurite, non ci sono più vie legali. La Juve non può più insistere, ma credo onestamente che l’ultima a poter sorridere sia l’Inter. Non ha vinto quello scudetto, non è nemmeno arrivata seconda. Era un campionato da non assegnare, costasse quello che doveva costare: non sarebbe stato il primo. La Juve ha pagato, l’Inter è stata premiata per qualcosa che non aveva fatto. Vedo ancora oggi sproporzione, non giustizia».

Sconcerti pare ignorare la quantità di circostanze in cui la vittoria è stata attribuita a distanza di tempo “a tavolino” per squalifica di chi aveva vinto frodando.

È accaduto nel ciclismo, nel nuoto, nell’automobilismo, nell’atletica leggera, nel rugby, nel basket, in vari sport invernali. Basterebbe ricordare Ben Johnson e Carl Lewis, per chiudere il discorso. Vero è che i Tour cancellati a Lance Armstrong non sono stati assegnati, ma era un’epoca in cui il doping dilagava e hanno pensato preferibile non premiare il settimo o il dodicesimo al traguardo. Peraltro, vorrei vederlo l’Albo d’Oro di Serie A con uno squarcio ben più lungo dei soli due campionati corretti dalla giustizia sportiva… Sì, perché il “sistema” moggiano non si è certo limitato a un paio di campionati. E l’Inter non è affatto “stata premiata”, ha solo ricevuto un parziale risarcimento a furti reiterati. Leggi il resto dell’articolo

#Agnelli: “Il tratto distintivo del nostro club è sempre stato la capacità di innovare, di vedere il futuro prima degli altri”. Infatti, sapevate (e forse sapete ancora) il nome degli arbitri molto prima degli altri.

QUI  – E finché c’è Nicchi, che fa affermazioni stravaganti, la situazione è sotto controllo.

Grazie, Juventus, per come fai aumentare il PIL

Il Collegio di Garanzia del CONI – ultimo grado della giustizia sportiva italiana – ha respinto l’ennesimo ricorso presentato dalla Juventus contro l’assegnazione dello Scudetto 2005/06 all’Inter, giudicandolo inammissibile.

Com’è noto, nonostante decine di sentenze avverse, la Juventus insisteva nel chiedere l’annullamento del lodo con cui nel 2011 il Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport si era dichiarato incompetente a pronunciarsi sul precedente ricorso – presentato dalla stessa, implacabile Juventus – contro la mancata revoca dello Scudetto del 2006, assegnato all’Inter per scorrimento della classifica dopo le penalizzazioni di Juventus e Milan disposte dall’allora commissario straordinario della FIGC, Guido Rossi.

Prima dell’ultimo respingimento in sede sportiva, la Juventus aveva fatto ricorso anche alla giustizia ordinaria, ricevendo però lo scorso dicembre un ultimo respingimento dalla Corte di Cassazione. Secondo la FIGC, rivolgendosi alla giustizia ordinaria la Juventus non ha rispettato l’accordo compromissorio firmato nel 2006 presso la Camera di conciliazione e arbitrato dello Sport, con il quale aveva rinunciato all’impugnazione dell’assegnazione dello Scudetto revocato.

Non aver rispettato la clausola compromissoria del 2006 non ha portato alla Juve alcun danno.

Continuare a esporre due scudetti revocati, nemmeno.

Aver depositato una ricattatoria richiesta di danni che farebbe saltare per aria la FIGC e lo sport italiano, viene considerato come un simpatico scherzetto.

Sbaglia, tuttavia, chi inserisce quest’ultimo capitolo giudiziario all’interno del Dossier Calciopoli. Da tempo, ne siamo fuori. Da tempo siamo entrati in un nuovo contesto, che prevede ricordi fino all’anno 2106, in sedi sempre diverse. Il Tribunale dell’Aja, per esempio, il Tribunale Russell (appena capiscono di cosa tratta), la Sacra Romana Rota o il Supremo tribunale della Segnatura Apostolica (segnatura…), al Tribunale del Wyoming (competente sul parco di Yellowstone, purtroppo oberato di cause sui furti dell’Orso Yoghi).

Ma le massime speranze sembrano riposte, in penultimissima istanza, nel Consiglio dei Cavalieri Jedi, appena trovano l’indirizzo.

Nel frattempo, da una dozzina d’anni le cause avviate dalla Juve aiutano i governi in carica, alzando il Prodotto Interno Lordo. Il testo del comunicato apparso sul sito del CONI si chiude con queste parole: il Collegio di Garanzia “ha condannato la società Juventus Football Club S.p.A. al pagamento delle spese in favore del CONI, liquidate nella misura di € 1.500,00, oltre accessori di legge, e ha disposto l’integrale compensazione delle spese nei confronti delle altre parti”.

#Calciopoli da riscrivere? Accomodatevi.

Riesumo un post di tre anni (ottobre 2015), da quale si può dedurre che in questo disgraziato Paese ci sono motivi per rimpiangere Carlo Tavecchio. Fu sua l’espressione “lite temeraria” a proposito della richiesta danni che la Juve ebbe l’ardire di avanzare al TAR. Il suo successore si sta mostrando persino più pavido e accomodante nei confronti di chi non ha mai dato corso alle sentenze.

Giorni fa, la Gazzetta – specificando “non c’è nulla di ufficiale” – aveva scritto che il presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio si era infine deciso: “passa all’attacco”. La Federcalcio avrebbe formalizzato la richiesta di danni alla Juventus per Calciopoli.

Richiesta naturale, e decisamente tardiva, se si pensa che il club bianconero, con la sua consueta assenza di autocritica, nel novembre 2011 presentò al TAR del Lazio una richiesta di risarcimento danni quantificata in 443 milioni di euro. Danni che dovrebbe pagare la Federcalcio. Mesi fa, Tavecchio aveva sillabato: “La richiesta di risarcimento della Juventus al Tar è una lite temeraria”. Sperando non se ne facesse niente.

Invece, la Juve, imperterrita, continua a fare finta che Moggi fosse un usciere e Giraudo un addetto alle fotocopie. Nemmeno la sentenza definitiva della Cassazione ha spinto Andrea Agnelli a più miti consigli. Nemmeno la pubblicazione delle durissime motivazioni gli ha fatto accendere un cero in chiesa, visto che, con tutta evidenza, non si fosse trattato della Juve avremmo assistito a una retrocessione in Serie C.

Consapevole della sua debolezza, Tavecchio ha sperato in una soluzione amichevole. Invece, Agnelli ha scritto agli azionisti che già nel 2016 serve “un’accelerazione della spinta riformatrice nelle componenti costitutive del calcio italiano favorendo il naturale ricambio degli uomini… per non passare altri cinque anni a elencare quello che si dovrebbe fare ma nessuno fa”.

La Juve – a ragione, mi costa dirlo – insiste per mandare via l’uomo che rimarrà nella storia per Optì Pobà. Non mi vedrete mai fare il tifo per Tavecchio, ma in questa circostanza spero abbia almeno la dignità di portarla lui, la Juve in tribunale.

Vogliono riaprire #Calciopoli? D’accordo

Dopo aver chiesto a Fabio Capello – parte in causa, che festeggiò quegli scudetti rubati e non si è mai smarcato da Moggi – un’opinione sullo scudetto del 2006, mi chiedo perché il giornalismo italiano non vada a chiedere al Comandante Schettino un parere sulla riforma del Codice della Navigazione.

Ma l’ironia e il sarcasmo non servono a molto contro la pura prepotenza. Siamo di fronte alla più arrogante manifestazione di disprezzo per le regole della storia dello sport italiano e il neopresidente della Lega Calcio, il Cuodileone Gravina, si limita ad auspicare una stretta di mano, mentre il CONI del bel Malagò brilla per codardia, come ha sempre fatto in questi 12 anni.

Per l’ennesima volta, intasando le aule dei Tribunali, la Juventus torna a cercare un giudice che le dia ragione.

Ho perso il conto delle sentenze – un tweet di Pistocchi (l’Inter dovrebbe assumerlo, visto che non sa difendersi da sola) ne enumera 32 – che hanno condannato i massimi vertici della Juventus, ma trovo che l’aspetto più orribile (oserei dire, schifoso) sia il silenzio di tanti juventini “perbene”. Parlo dei Veltroni, Veronesi, Linus, Minoli, Crosetti, Beccantini, Pastorin… che non osano smarcarsi dall’ennesimo tentativo di riscrivere la storia, dopo aver assistito con tiepido malumore alla scandalosa esposizione di due scudetti farlocchi nel salotto casalingo.

Ha sbagliato – non è la prima volta – Massimo Moratti nel dirci che Calciopoli era finita e con la Juve cominciava una nuova fase. Sbagliò ancora più gravemente nel non difendere la figura di Giacinto Facchetti, oggetto di una vigliacca e inaudita aggressione giudiziaria, quando non poteva difendersi.

Da oggi, finché ne avrò voglia, pubblicherò post su Calciopoli. Comincio con qualcosa che pubblicai su Splinder a fine giugno 2006, quando Luciano Moggi andò ospite da Floris (allora stava in RAI).

Moggi non ha detto niente di nuovo, davanti a Floris (certo, più accondiscendente di Borrelli). Ha trattenuto le lacrime quando – lui stesso – ha ritenuto di parlare della sua famiglia e della famiglia di suo figlio.

Ha negato l’evidenza, riascoltando l’ormai famosa telefonata a Bergamo, quella in cui la coppia concordava le griglie (truccate) per il sorteggio (truccato). Ha lanciato le solite allusioni, con il solito linguaggio (simpatico per i fans, mafioso per i più). Non ha ammesso alcuna responsabilità, confermando di rifiutare gli interrogatori della Giustizia sportiva.

L’unico affondo l’ha riservato a Franco Carraro – ormai un ex, in vista delle rispettive radiazioni: “Lui contro la Juve? Non è un timore, ma una certezza. Qualcosa non funzionava, avevamo scoperto che Carraro aveva detto di aiutare i club che portavano i voti. Abbiamo messo in atto tutto questo, non per avere favori, ma per evitare svantaggi”.

Dopo aver affermato di sentirsi “l’unico capro espiatorio” dell’intera vicenda, ha lanciato un’oscura profezia: “Moggi e Giraudo erano un piccolo fortino in cui ci si difendeva da tutto quello che poteva accadere. Adesso le lobby verranno fuori ancora di piu”.

Ma c’è una frase che avrà fatto sobbalzare gli avvocati della Juventus e il nuovo management; “la Juventus era informata, anche nelle virgole, di quello che facevo“. Undici parole, e un’intera linea difensiva va a farsi friggere.

#Gravina, l’ennesimo furbacchione che dirigerà un po’ di calcio italiano senza risolvere nulla di serio. Sua questa frase: “I bianconeri in Italia sono più avanti rispetto agli altri. Non mi piace fermarmi a contare il numero degli scudetti”

Fra qualche giorno Gabriele Gravina diventerà presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio. È l’unico candidato, vincerà facilmente. Non c’è bisogno di aspettare, per capire che tipo sia.

Intervistato dal Messaggero, Gravina se n’è uscito così sulla questione degli scudetti della Juventus, 34 ufficiali e 36 mostrati allo Stadium: “Io credo che la Federcalcio non possa usare il pallottoliere per contare gli scudetti di una società. Se qualcuno lo ha fatto, bisogna chiedere a lui. Non ho nessuna intenzione di focalizzare il mio tempo su vicende del passato. Comunque, la federazione ha diffidato la Juventus, ma oltre non possiamo andare. Se loro continuano a dirlo, cosa facciamo? Ognuno rimane della propria idea”.

Rimarrò anch’io, temo, “della stessa idea”: con un atteggiamento così pavido e penoso, Gravina non sarà la medicina, anzi aggraverà la malattia.

Fra Eindhoven, la reputazione di Marotta e Moratti in Federcalcio

Non ho mai visto giocare il PSV, fare pronostici diventa esercizio di magia, ma ho visto come ha saputo stare in campo l’Ajax in casa del Bayern Monaco.

I Lancieri hanno cominciato malissimo, sono andati sotto (Hummels, di testa su cross di Robben), hanno sbandato, ma intorno al quarto d’ora si sono assestati, hanno pareggiato (Mazraoui, su passaggio filtrante di Tadic, uno da comprare oggi stesso), e sono andati più vicini alla vittoria dei padroni di casa, che certo non sono al massimo della forma.

Ricordo che l’Ajax è appena stata travolto dal PSV, che in campionato ne ha vinte 7 su 7, segnando quasi 4 gol di media a partita e subendone appena 3. Dunque, l’Inter non troverà né lo Young Boys né il Viktoria Plzen, ma una squadra molto bene organizzata, che corre tanto e ha vari elementi di valore assoluto.

Sembra di poter dire che se il reparto migliore dell’Inter è la difesa, quello migliore del PSV è l’attacco: Bergwijn e Lozano dalle fasce, Pereiro e Luuk De Jong dal centro, sono rapidi e tecnici, riuscire ad annullarli vorrebbe dire vincere la partita.

Con il PSV di mezzo, lo 0-0 sembra un’eventualità remota.

A oggi sembra davvero che sia l’Inter la destinazione più probabile per Beppe Marotta, ma finché non ci sarà l’ufficialità, sarei molto cauto.

Ieri, Italo Cucci scriveva: “Come si inserisce l’improvvisa sparizione di Beppe Marotta? Intanto, non è frutto di una lotta in famiglia, come altre del passato, come quando Edoardo Agnelli, figlio dell’Avvocato, preferì uccidersi piuttosto che sparire. È la tassa che paga chi, membro laico della Casa Bianconera, “cresce” troppo, chi guadagna eccessiva visibilità rispetto ai padroni. Come Giraudo che addirittura era diventato azionista e puntava molto in alto sostenuto da Moggi, colui che Avvocato aveva soprannominato “lo Stalliere”. Forse non è un caso che Marotta abbia ricevuto il siluro pochi giorni dopo la conquista del titolo di Supermanager d’Europa per i sette scudetti e le quattro Coppitalia conquistate durante la sua gestione. D ‘altra parte, com’era sparito Antonio Conte, diventato popolarissimo?”.

Oggi, Cucci si spinge persino oltre, ipotizzando che su Marotta starebbero per cadere agguati (orditi dalla solita sede) che potrebbero distruggerne la reputazione. Lo vedremo presto su Report, Rai 3: https://twitter.com/reportrai3/status/1046741976757022720

Infine, smettiamola di chiamarlo “monociglio”: che Andrea Agnelli sia tutt’altro che stupido, lo dimostra la proposta avanzata a Massimo Moratti, farsi eleggere a capo della Federcalcio, al voto del 22 ottobre. Se Moratti accetta, e vince, si scriverà la parola fine su Calciopoli.

Il VAR sotto i colpi della Restaurazione

Di solito, non parlo di arbitri. Peggio, di solito incasso insulti perché parlo troppo poco di arbitri.

Nella mia scala delle priorità, l’Inter continua ad avere problemi più gravi. Continuano le carenze a livello societario – a proposito: come mai nessuno in società ha alzato la polemica sull’uso del VAR, lasciando solo Spalletti? – senza dimenticare i vistosi limiti a centrocampo, e la dipendenza endemica da Icardi, che quando non è in forma si trasforma in una zavorra insopportabile. Dopo 5 giornate, solo 6 squadre hanno segnato meno.

Ma Sampdoria-Inter, con il suo uso assolutamente corretto del VAR, mi spinge a esprimere un’amara convinzione: ogni riforma o rivoluzione, in Italia, è destinata a subire una penosa restaurazione. Leggi il resto dell’articolo

Tutti possono farsi patrocinare dal CONI, anche i pluricondannati e radiati che avevano giurato di andarsene per sempre, perché gli avevano “ucciso l’anima”.

Ora il CONI nega di aver dato il suo patrocinio. Fosse vero, potrebbe rendere pubblico il carteggio, con la propria motivazione negativa.

Aggiungo che mi amareggia vedere il nome di Moggi accanto a quello di Igor Cassina, che a sua volta qualche domanda dovrebbe pur farsela…

 

Manette per Srdjan Obradovic…

Sono contrario, risolutamente contrario, alla costruzione di nuove carceri, che pare faccia parte del programma di governo in via di definizione. Però…
Leggo che in Serbia un tale Srdjan Obradovic sarebbe stato arrestato per un reato particolarmente odioso.

Di professione arbitro, il signor Obradovic (da Schio?) dopo aver assegnato un rigore inesistente sia stato “arrestato per abuso d’ufficio”.
Sembra che costui avesse “palesemente favorito la squadra di casa durante un match di campionato. È finito in manette”, scrive l’edizione online del Corriere.

“Tutto è accaduto al termine della partita fra lo Spartak di Subotica e Radnicki di Nis, entrambe in corsa per l’Europa League. Il direttore di gara ha assegnato due rigori alla squadra di casa, uno assolutamente inesistente. Una condotta che avrebbe palesemente favorito lo Spartak. Risultato: Obradovic è stato arrestato e dovrà comparire davanti al giudice per rispondere dell’accusa di abuso d’ufficio”.

Se in Italia prendesse piede una simile pratica, l’annoso problema del sovraffollamento delle carceri tornerebbe esplosivo.