Senza vergogna

Il Napoli al completo (facciamo finta di credere ancora al calcio italiano)

Milan-Napoli, Juventus-Napoli e Roma-Napoli: in sette giorni avremo più di un verdetto e non sarei stupito se Gattuso uscirà da questo trittico con 5-6 punti.

Più volte, ho scritto di considerare la rosa del Napoli seconda solo alla Juve, di valore pressoché equivalente a quella dell’Inter. La gestione del Caso Milik mi è parsa autolesionista, ancora non capisco la strategia dei due portieri che si alternano, ma resta sorprendente che il Napoli stia così indietro.

Sesto, a 15 punti dall’Inter (12 ipotizzando che batta la Juve), ha già accumulato 8 sconfitte: eppure, continuo a credere che il potenziale a disposizione di Gattuso sia di prim’ordine. In campionato, nessuno ha messo alle corde l’Inter come ha saputo fare il Napoli, finendo con un pugno di mosche, perché ci sono stagioni che girano storte e non puoi farci niente. Il Napoli ha il terzo attacco del campionato e la terza differenza-reti, nettamente migliore di quella del Milan, che lo precede di 9 punti.

Al completo, il Napoli non lo abbiamo quasi visto. È stato menomato dalle lunghe assenze – infortuni o Covid – di Koulibaly, Osimhen, Mertens, Ghoulam, Hysai, Fabian Ruiz e Lozano. Nessuno della rosa le ha giocate tutte, il più presente è Politano, non dico altro… In varie partite, Gattuso ha dovuto inventarsi interi reparti. Ma il peggio sembra essere passato, e il quarto posto non è poi così lontano. Ovvio che per una settimana, il tifoso interista debba tifare Napoli.

Anziché buttarlo nel cestino, ecco il post che avevo impostato giorni fa per pubblicarlo domani. Ma ieri abbiamo assistito all’ennesimo scandalo del calcio italiano. Incredibile a dirsi, vi è coinvolta la Juventus, con la patetica complicità di De Laurentiis. Leggi il resto dell’articolo

Farsi gli affari degli altri

Farsi gli affari della Juve, apparirà di cattivo gusto agli juventini.

Mi autoassolvo perché troppi commentatori, da anni, a ogni delusione europea, ci propongono questa insana logica: quando perde l’Inter, è crisi Inter; quando perde la Juve, è crisi del calcio italiano.

Trovo grottesco che adesso il problema si chiami Cristiano Ronaldo e tanti suggeriscano di cederlo: come se ci fosse la fila degli acquirenti… Non vedo chi possa accollarsi quello stipendio e quell’ammortamento, CR7 costa da solo quanto 6-7 squadre di Serie A, il monte-ingaggi della Juve è da anni doppio di qualsiasi antagonista nostrana, ci avevano dottamente spiegato che il suo ingaggio si sarebbe ripagato con le magliette.

Farsi gli affari del Pd, apparirà di cattivo gusto a chi ancora crede nel Pd.

Mi autoassolvo perché apprezzo le ospitate di Enrico Letta a Propaganda Live, e mi spiacerebbe rinunciarvi. Leggo che il giovane Letta (qualcuno avrà già dimenticato chi sia suo zio) sta meditando se accettare il richiamo di chi lo sacrificò all’irresistibile ascesa di Renzi (tutti i dirigenti del Pd, a parte Civati), e mi pare che abbia posto due condizioni inaccettabili. Dunque verranno accettate e tradite subito dopo.

Per “salvare il Pd”, Letta pare disposto a rinunciare alla sua invidiabile vita parigina, purché sia l’intero gruppo dirigente a chiederglielo (in questo, c’è un po’ di stalinismo) e, soprattutto, purché si tratti di fare il segretario fino alla naturale scadenza congressuale, cioè fino al 2023.

Questa seconda richiesta mi pare sinceramente insensata. L’ultimo congresso, il Pd l’ha celebrato dopo aver costretto Renzi alle dimissioni, con la bella trovata di eleggere un personaggio che già faceva il Presidente di Regione, chiamato a smaltire le rovine lasciate dal predecessore. Non sta a me valutare con che risultato, fatto sta che Zingaretti si è dimesso in quel modo, i sondaggi viaggiano verso il basso, e nel frattempo la linea politica congressuale è stata capovolta due volte, senza mai coinvolgere il partito. Ingessare la discussione per altri due anni, non credo servirà a salvare la pelle.

Alla fine, temo che Letta accetterà, la pandemia giustifica qualsiasi “stato di eccezione” e la coerenza abbiamo smesso di aspettarcela da chi fa politica. Ma anche in un mondo dalla memoria corta, non gli sarà possibile far dimenticare che sette anni fa lui, Enrico Letta, pronunciò parole analoghe a quelle del suo “nemico”, giurando di lasciare la politica. Se vi rientra, comincerà a somigliare a colui che gli disse “Stai sereno”.

Meglio un uovo oggi: la Juve fuori!

Fra i motivi essenziali per cui continuo a seguire il calcio e altri sport sfigurati dal denaro, rispetto a quando ho cominciato ad amarli, c’è quello identificato da artisti sudamericani come Soriano e Galeano: il periodico ritorno all’infanzia.

Siamo persone diverse, a sessantuno anni, rispetto a come eravamo a dodici, a trenta o anche a cinquanta (a cinquanta, per dire, si può festeggiare un Triplete). Siamo persone diverse, diamo importanza a cose diverse, reagiamo diversamente alle vittorie e alle sconfitte esistenziali, nella vita quotidiana, forse è inevitabile un disincanto rispetto a certe passioni giovanili, eppure qualcosa resta testardamente identico.

Ricordo gli amici di certe discussioni primaverili alla fine degli anni Sessanta, discussioni rifatte nei Settanta e negli Ottanta e nei Novanta: a un certo punto, la Juve doveva giocare una partita decisiva in Coppa, e se fosse stata eliminata avrebbe potuto concentrare le proprie energie sul campionato, ma cosa desiderava il tifoso interista – e io fra loro?

Che venisse eliminata. Meglio se immeritatamente.

La sorte europea della Juve è la più nitida dimostrazione del detto “Meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Leggi il resto dell’articolo

Schizofrenie

Oggi o domani arriveremo a tre milioni di contagiati (facile immaginare siano almeno il doppio), il 6 o il 7 marzo saremo a centomila morti, tutte le peggiori curve che tornano a salire… Ma gli stessi che ostentavano di non portare la mascherina, e negavano la possibilità di una Seconda Ondata, davanti alla Terza ci fanno lezioni sui vaccini, e chiedono di estendere la somministrazione anche allo Sputnik.

Il nuovo governo scrive un nuovo decreto per aiutare le fasce della popolazione più colpite dal punto di vista economico… Nessuno osa negare la “continuità” con i famigerati Dpcm del governo precedente, ma c’è una grande novità: il decreto non parlerà più di “ristori”, ma di “sostegno”.

Sembra ormai certo che la sospensione della democrazia riceverà un ulteriore timbro, con il rinvio a ottobre delle regionali in Calabria e delle amministrative a Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e in 1200 altri Comuni… Ma a giugno l’Italia insiste nel voler ospitare le partite dei campionati europei di calcio, mentre Glasgow, Dublino e Bilbao hanno già cancellato i loro appuntamenti. Leggi il resto dell’articolo

La strage degli stadi: cancellate i Mondiali del Qatar!

Il torneo dovrebbe cominciare lunedì 21 novembre 2022 alle 11.00 italiane… Sto parlando dei Mondiali di calcio in Qatar. . Il post che segue sarà di inusuale lunghezza – 8-9 minuti di lettura -, perché in larga parte riprende quanto avevo scritto su Rivincite, quasi tre anni fa.

L’attualità sta nell’inchiesta appena pubblicata dal Guardian e rimbalzata su alcuni quotidiani italiani, secondo la quale per costruire gli stadi e le infrastrutture in Qatar sarebbero già morte 6.750 persone, nel novantanove per cento dei casi migranti schiavizzati, venuti dall’Asia.

Il calcio non era mai stato così disumano. Notizie come questa vengono digerite senza colpo ferire. È la più diffusa e subdola forma di razzismo, si tratta del doppio delle vittime delle Twin Towers, e non avranno celebrazioni o monumenti, anzi resteranno anonime, in vista di un grande spettacolo planetario di cui dovremmo vergognarci.

La politica, in Occidente, è ormai pura forma, senza valori. Nemmeno il socialismo europeo è più capace di indignazione. Quanto vorrei potermi riconoscere in un partito o un movimento che cominciasse a dirlo oggi, e ripeterlo in ogni sede: i Mondiali in Qatar sono stati uno scandalo fin da prima che venissero assegnati, ora vanno annullati e trasferiti altrove!

E se ciò non avvenisse, qualcuno dovrebbe organizzare un boicottaggio delle trasmissioni tv, per togliere ogni legittimazione a un regime medievale e a quegli ignobili sponsor che sanciscono il primato dei profitti sui più elementari diritti umani.

Ecco cosa avevo scritto su Rivincite. Leggi il resto dell’articolo

#Juventini. Lettura consigliata a chi ancora crede che la società sia meglio della politica… Si può diventare Rettore, essere costretti a dimettersi e sentirsi una vittima. Giuliana Greco Bolli, intervistata da Fabio Tonacci per Repubblica, ci fa sapere quanto segue.

Tra la professoressa Giuliana Grego Bolli e il bomber dell’ Atletico Madrid, Luis Alberto Suarez, non ci sono sei gradi di separazione. Ce ne sono almeno seimila. Vivono in universi paralleli che si sono toccati solo una volta, il 17 settembre scorso, giorno dell’esame “farsa” sostenuto dal calciatore obiettivo di mercato della Juventus. E a bruciarsi è stata la rettrice (ora dimissionaria) dell’Università per stranieri di Perugia. Grego Bolli (69 anni) è indagata per falso e rivelazione di segreto d’ufficio. È difesa dallo studio legale Brunelli. Da quando è scoppiato lo scandalo, non ha mai voluto parlare. Né con i giornalisti, né con i magistrati. Adesso consegna a Repubblica la sua versione dei fatti.

Sapeva chi era Suarez?

«No. Quando mi hanno chiamato per dirmi che la Juventus stava cercando di fargli fare l’esame di italiano, mi hanno dovuto spiegare chi fosse. Nella mia famiglia sono tutti juventini, io non guardo le partite».

La sua prima reazione?

«Ho pensato che fosse un buona opportunità per rilanciare la visibilità del mio Ateneo». Leggi il resto dell’articolo

Manchester United. La leggenda dei Busby Babes, Luca Manes

Era il 6 febbraio del 1958…

Manes ricostruisce la storia di questo club leggendario, passato attraverso catastrofi e trionfi, a partire dalla costruzione dell’Old Trafford (il Theatre of Dreams, come viene definito dai tifosi bianco-rossi), negli anni compresi fra il 1908 e il 1910.

Lo United retrocesse due volte in Second Division, nel 1931 e nel 1937, e vi giocò cinque campionati. L’11 marzo 1941 la Luftwaffe aveva attaccato i Salford Docks e l’intero distretto industriale, l’Old Trafford fu quasi distrutto. La ricostruzione richiedeva ingenti spese, la squadra doveva essere rifondata con ragazzi di Manchester e dintorni. Il presidente Gibson affidato questo progetto a Matt Busby, scozzese, nato il 26 maggio 1909 ad Orbiston, già calciatore nel Manchester City e nel Liverpool. Nell’ottobre 1945, Busby firma un contratto quinquennale. Leggi il resto dell’articolo

Non dite a mia mamma che faccio il giornalista sportivo (mi crede scippatore di vecchiette)

Lettura avvincente, per come gli aneddoti si infilano nell’autobiografia, i grandi avvenimenti sportivi si sovrappongono alle vicende personali.
Due esempi: l’improvvisa morte di Fausto Coppi e “il biglietto della lotteria” del giovane giornalista; l’aver perso tanti soldi con i bonds argentini, ultima spinta della cattiva sorte a lavorare ancora.

Il libro fu pubblicato da Limina nel 2010.

Nato nel 1935 a Torino, Ormezzano, entrò nella redazione di Tuttosport a fine 1953, ci è restato sino al 1979 diventandone anche direttore (dal 1974, e senza mai avere scritto la cronaca di una partita di calcio). Passato a La Stampa come inviato speciale, diviene “primatista” mondiale di Giochi Olimpici, coprendone 24: da Squaw Valley 1960 a Torino 2006.
Di sé dice che il vertice della sua scrittura risale al 1964, Olimpiadi di Tokyo, una poesiola intitolata “Invidia”, ispirata dalle gare di canottaggio: Al quattro senza / non far sapere / che il quattro con / ha il timoniere”.

Da una vita avventurosa e divertente, deriva un’autobiografia sincera, costruita come un tipico “romanzo di formazione”: l’apprendistato, le esperienze fondamentali, i momenti fatali, il diventare adulti, la fine dell’innocenza… Il libro diventa una “confessione”, anzi un “principio di espiazione”. Perché lo sport è peggiorato e uno dei principali colpevoli è il giornalismo: “io aspirante killer o quasi di un giornalismo sportivo che pure ho amato e amo, che ha dato da campare a me e alla mia famiglia. È vero, è verissimo che di questo giornalismo penso male, che voglio il suo male. Non sputo nel piatto in cui ho mangiato: lo rompo”. Leggi il resto dell’articolo

Cantù-Varese, il derby più triste degli ultimi sessant’anni

Negli ultimi anni, le coppe europee di basket hanno cambiato natura. Vi si accede per soldi, non per merito, e ci si spartiscono i soldi veri, perché i campionati nazionali – fatta eccezione per Spagna e Turchia – sono ormai poca cosa.

La marginalità del basket italiano è sancita dal fatto che l’Eurolega – l’ex Coppa dei Campioni, ora pagata da Turkish Airlines – è stata vinta da una squadra italiana (Virtus Bologna) per l’ultima volta vent’anni fa.

C’è stato un tempo in cui le Coppe erano tre – Campioni, Coppe/Saporta, Korac – e le squadre italiane vincevano spesso. Poi, chi aveva vinto la più importante, giocava l’Intercontinentale contro una squadra sudamericana.
Sommando le vittorie italiane in queste quattro grandi Coppe, si arriva a 45. E fra le squadre italiane, ne spiccano tre: Cantù (12 vittorie), Varese (10) e Milano (9). Seguono, molto staccate, Virtus Bologna, Roma, Treviso, Rieti, Sassari, eccetera.

Cantù può vantare 2 Intercontinentali, 2 Campioni, 4 Coppe e 4 Korac, mentre Varese ha sollevato 3 Intercontinentali, 5 Campioni e 2 Coppe.
Ieri, nel deserto palasport di Desio è andato in scena il derby.
Si affrontavano la penultima e l’ultima in classifica, ha vinto Cantù e ora Varese corre il rischio di retrocedere.

In gita

Mi piace occuparmi del rapporto – spesso incestuoso – fra sport e politica.

So bene che i “tifosi” di Renzi e quelli di CR7 sono impermeabili a qualunque ragionamento, ma Twitter mi serve per sfogarmi rapidamente e quel che vorrei evidenziare anche ai più fanatici e comprensivi è il disprezzo di questi due personaggi per le regole che valgono per tutti gli altri. In piena pandemia, e mentre è atteso al Quirinale, Renzi prende aerei e va in altri continenti, mentre CR7 si svaga sulla neve con la fidanzata, nonostante abbia già un precedente – la quarantena a Torino, dopo aver contratto il virus in Portogallo.

Trovo magnifico, inoltre, il tentativo di Repubblica – ora che la proprietà coincide con quella della Juventus – di difendere CR7, facendo sembrare che la sua gita con Georgina non avesse solo finalità romantiche… Fra i peggiori tifosi, ci sono i giornalisti zelanti.

Meité, Mandzukic, Tomori e pure Firpo… Il Milan ci crede (e fa bene a farlo). Ma al Chelsea, quanto odiano Conte?

Tifo Reds, in subordine l’Arsenal di Nick Hornby, adoravo il Nottingham Forest e mi sta simpatico il Leicester, squadra antichissima (1884), che ha avuto come centravanti Gary Lineker e aspettato 130 anni per vincere uno “scudetto”. The Foxes continuano a ottenere risultati prodigiosi, nonostante la vendita di pezzi pregiati come Mahrez, Kantè, Drinkwater e Chilwell, e gli incassi garantiti da una città più piccola di Bologna.

Le mie antipatie si focalizzano sui neoricchi che aggirano il FFP e gettano i soldi dalla finestra: più tenue il fastidio per il City, perché lo allena Pep e fa un gioco che ricorda il miglior Barça, ma il Chelsea proprio non lo sopporto.

Simbolo della vanità degli oligarchi – purtroppo alla Pallacanestro Cantù hanno sperimentato quelli che fanno più danni della grandine – da anni il Chelsea inflaziona il mercato con acquisti strapagati, e da quando Antonio Conte ha sbattuto la porta, non è che Abramovich abbia avuto molto da festeggiare.

Purtroppo (per l’Inter), Conte se n’è andato litigando furiosamente, le parti sono andate per avvocati, e infine la società è stata costretta a pagare un ricco indennizzo. E se l’è legata al dito… Infatti, se l’Inter chiede al Chelsea il prezzo di Kanté, si sente rispondere che non ha prezzo, e anche se chiede riserve come Emerson Palmieri o Marcos Alonso, le richieste sono improponibili.

Nella classifica di Premier League, il Chelsea veleggia al nono posto (ma l’Aston Villa ha molte partite in meno e può sorpassarlo). Dal Chelsea – per Drinkwater, Kanté e Chilwell – il Leicester ha incassato circa 150 milioni di sterline, e qualche giorno fa, le Volpi hanno rifilato un secco 2-0 ai ricchi londinesi.

Date un’occhiata alla panchina: avete idea di quanto hanno pagato Christensen, Timo Werner e Zouma?

Ora, sembra che il Chelsea stia per cedere in prestito al Milan Fikayo Tomori, il suo difensore più giovane e promettente; agli inglesi andrebbe un milione di euro per il prestito, con un riscatto fissato poco sopra i 20 milioni.

Più o meno quanto il Barcellona vuol farsi pagare Junior Firpo. Ricordate quando sembrava certo che Lautaro Martinez avrebbe giocato accanto all’amico Messi? L’accordo non fu trovato perché il Barca non voleva pagare la clausola di Lautaro e valutava Junior Firpo 40 milioni di euro. Al Milan, lo cederebbe a metà prezzo.

Strane incongruenze. Ma la più strana è un’altra: a fine ottobre, l’assemblea degli azionisti del Milan ha approvato all’unanimità il bilancio al 30 giugno 2020, chiuso con una perdita record di 194,6 milioni di euro. Un anno prima, il rosso era stato di 146 milioni, per un totale di 340. Eppure, Elliot stacca assegni e compra Meité, Mandzukic, Tomori e Firpo.

Poi ci si chiede come mai i giornali sportivi perdano copie.

20 gennaio, una ricorrenza storica per il calcio inglese

“Problemi religiosi hanno avuto un notevole rilievo anche nel Paese che ha inventato il gioco del calcio: per quasi un secolo tutte le partite dei campionati britannici si sono disputate il sabato pomeriggio, per non entrare in rotta di collisione con le gerarchie ecclesiastiche.

Il potere della Chiesa è andato sfumando, rispetto ad altri interessi. Per esempio, l’esigenza politica di risparmiare energia nella fase in cui l’OPEC (l’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) sospende le forniture agli Stati che hanno appoggiato gli israeliani nella guerra dello Yom Kippur dell’ottobre 1973.

Alle 11.30 del 20 gennaio 1974 il tabù viene infranto: Millwall-Fulham si gioca di domenica, il gol di Brian Clark porta alla vittoria i padroni di casa in uno degli innumerevoli derby londinesi.

Da quel momento, nessun freno simbolico può reggere, e saranno gli interessi televisivi – prima fonte di finanziamento per le società calcistiche – a far esplodere il calendario, con partite disputate ogni giorno della settimana, in orari sempre più vari.

È paradossale che in un Paese cattolico come l’Italia, fin dall’inizio, fra fine Ottocento e primi del Novecento, le partite di calcio si disputino la domenica. Al sabato tutti lavorano, la conquista del “sabato inglese” (con la riduzione dell’orario), è ancora solo un’aspirazione del movimento sindacale”.

Rivincite, 2018, pagina 29.

Piove. Rigore per il Milan

Stiamo assistendo a qualcosa di mai visto, un fenomeno sportivo che rischia di distruggere ogni legge della statistica: a nemmeno metà campionato sono stati fischiati 12 rigori a favore del Milan, la proiezione porta a quota 25, una cifra fantastica, soprattutto se si considera che il record attuale (18), che sembrava imbattibile, è della Lazio, e non si giocava lo scudetto ma solo il quarto posto.

Il concetto di fortuna appare largamente inadeguato. Fato e Destino sembrano più appropriati.
Per sei volte il Milan ha sbloccato la partita con un tiro dal dischetto. E per quattro volte l’ha sigillata con il gol del doppio vantaggio. 
Ai dieci rigori decisivi, si aggiunge un solo rigore inutile: stavano già vincendo 2-0, ma faccio notare che si trattava del secondo rigore nella stessa partita. E ci sono campionati interi senza che una squadra abbia ricevuto due rigori nella stessa partita.

Ben otto rigori sono stati decretati nel primo tempo; a questo ritmo forsennato, se ne conterebbero 33 a fine stagione, ma va detto che nel secondo tempo, quando la partita è ben incanalata, non se ne ravvisa il bisogno.
Ricapitoliamo:

  • Milan-Bologna 2-0, sull’1-0 al 49’ rigore segnato da Ibrahimovic
  • Crotone-Milan 0-2, sullo 0-0 al 45’ rigore segnato da Kessié
  • Inter-Milan 1-2, sullo 0-0 al 13’ rigore sbagliato da Ibrahimovic che però segna sulla respinta
  • Milan-Roma 3-3, sul 2-2 al 79’ rigore segnato da Ibrahimovic
  • Milan-Fiorentina 2-0, sull’1-0 al 27’ rigore segnato da Kessié
  • Milan-Fiorentina 2-0, sul 2-0 al 37’ Kessié sbaglia il secondo rigore
  • Milan-Verona 2-2, sull’1-2 al 67’ Ibrahimovic sbaglia il rigore
  • Sampdoria-Milan 1-2, sullo 0-0 al 45’ rigore segnato da Kessié
  • Milan-Lazio 3-2, sull’1-0 al 17’ rigore segnato da Calhanoglu
  • Benevento-Milan 0-2, sullo 0-0, al 15’ rigore segnato da Kessié
  • Milan-Torino 2-0, sull’1-0 al 36’ rigore segnato da Kessié
  • Cagliari-Milan 0-2, sullo 0-0 al 6’ rigore segnato da Ibrahimovic

Non va dimenticato che qualche volta l’arbitro, sovrappensiero, ha fischiato un rigore contro il Milan, ma il bilancio fra dare e avere risulta, se possibile, ancora più sbilanciato:

Il differenziale fra rigori a favore e contro che può vantare il Milan ( +8) è superiore alla somma di Juve (+3), Roma (+2), Lazio (+1), Inter (0) e Napoli (0). Ve l’avevo detto che le leggi della statistica stanno vacillando.

Al MIT stanno inutilmente calcolando le correlazioni fra rigori assegnati al Milan e gol segnati (prima Inter), fra rigori e tiri in porta (primo Napoli), per fortuna la Gazzetta ha identificato un rapporto rigoroso fra rigori e calci d’angolo… Qualche studioso rilegge Wittgenstein e le sue Osservazioni sui colori, decrittando come il rossonero (e persino il bianco con sottili bande rossonere) sia l’abbinamento più vistoso per gli arbitri. Poi, certo, conta l’agilità e la snellezza degli interpreti, come dimostrano alcuni rigori graziosamente concessi al gracile Ibrahimovic, mentre per vedere un rigore su Lukaku servono una risonanza e una frattura scomposta.

In vista del titolo di Campioni d’Inverno, i rossoneri possono già fregiarsi di un record: nessuno, in 91 anni di Girone Unico, era mai riuscito a raggiungere la media di 0,69 rigori a partita. Ma i record, si sa, sono fatti per essere battuti…

Gigi Simoni al centro di una tesi di laurea presso al dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’università di Pisa

Occorre adattare gli schemi alle persone….
Una bella storia, raccontata da Il Tirreno, un esempio di come il calcio parli spesso anche di altro.

3283, mi ricordo

Mi ricordo che l’arbitro è la solita scusa dei perdenti.

#Cantone. #Suarez. #FatalPerugia. 5: chi pagò l’aereo privato?

Perché venne organizzato “l’esame farsa” all’Università per stranieri di Perugia? Perché Luis Suarez poteva essere tesserato dalla Juventus solo se in possesso della cittadinanza italiana.

Perché il Rettore e gli esaminatori si prestarono alla farsa? Perché pensavano di ricavarne qualche vantaggio: resta da stabilire se monetario o di carriera (intanto alcuni sono stati costretti a dimettersi)

Perché il dirigente della Juventus Fabio Paratici e l’avvocato Chiappero rilasciarono “false informazioni” al Pubblico ministero? Perché sapevano che la verità configurava un tentato illecito.

Perché il Chief Football Officer della Juventus Football Club può telefonare a un ministro in carica e farsi dare un appuntamento con un alto dirigente del Ministero degli Interni? Perché sono amici d’infanzia. E perché siamo in Italia.

Perché Suarez ha ammesso di aver conosciuto i contenuti della prova d’esame prima di sostenerla? Perché gli investigatori gli avranno promesso di limitare la gravità delle accuse a suo carico, in caso di collaborazione, e Suarez sa che è passato l’attimo: non giocherà mai più nel campionato italiano.

Perché la Juventus avrebbe fatto firmare a Suarez un precontratto, a fine agosto? Per fargli capire che nulla sarebbe rimasto intentato pur di tesserarlo.

Perché la Juventus, infine, non ha tesserato Suarez? Perché qualcuno avvisò la società bianconera dell’indagine in corso.

Perché poco prima di sostenere l’esame, il Pistolero sarebbe stato informato dalla Juventus del cambio di rotta? Perché ingaggiare Suarez stava diventando troppo pericoloso.

Perché della Giustizia Sportiva non si è nemmeno certi che abbia chiesto le carte alla Procura di Perugia? Perché Paratici è sacrificabile, ma una penalizzazione della Juve (o peggio) sarebbe un’altra retrocessione, almeno sul piano della reputazione.

Per due volte, Novantesimo Minuto (cioè la prudentissima Rai, che sa quanti sono i tifosi bianconeri ) ha dedicato lunghi minuti all’esame del Caso Suarez – invitando l’avvocato Flavia Tortorella, cauta quanto telegenica. E ieri persino il prudentissimo Sconcerti se n’è uscito con questo concetto: “Sul campionato sta pesando l’esame inganno di Suarez. Si può ancora fare finta di niente?… Il giocatore ha confermato la falsità del test, i professori anche. E allora? Sono passati tre mesi. nessuno chiede punizioni, ma un dibattito serio su una realtà oggettiva sì. Per capire chi rispetta davvero le regole e chi no”.

Nel pomeriggio del 17 settembre, Luis Suarez si sarebbe sobbarcato un volo privato – Cessna Citation Mustang, andata e ritorno da Barcellona all’aeroporto San Francesco d’Assisi – più le spese dell’auto a nolo, al solo scopo di ottenere un pezzo di carta inutile… Facile immaginare che anche gli investigatori di Perugia considerino questo dettaglio essenziale: chi ha organizzato e pagato il viaggio di Suarez da Barcellona a Perugia?

Le puntate precedenti: 1234

Torride tristezze, Marco Bucciantini e Cosimo Cito per Limina, 2010

Nove storie di ciclismo, spiega il sottotitolo, su “nove uomini fragili, sconfitti… nove storie tragicamente esemplari”, ricostruite anche con l’ausilio di scrittori e giornalisti che furono testimoni dei fatti. Lo stile passa dall’epico all’elegiaco: “Ascoltalo, il fruscìo delle ruote sull’asfalto. Rigano la neve e passano. Si sente un rumore senza suono, acqua che si scioglie, gomma che non tiene, gambe che girano e non sanno neanche perché” (si parla dell’ascesa al Gavia).

Roger Rivière svenuto dopo la cadutaEdificando una specie di Pantheon della malasorte e del male di vivere, gli autori compongono nove omaggi accorati, che esprimono uno sconfinato amore per il ciclismo e per la fatica sui pedali: celebrano personaggi sfortunati, campioni dissipati, nella piena consapevolezza che certe sconfitte garantiscano una particolare immortalità.

Ci sono Marco Pantani, Laurent Fignon, Frank Vandenbroucke, Johan Van der Velde e José Maria Jimenéz. Le storie più potenti sono quelle di Luis Ocana, Charly Gaul, Tommy Simpson. La più emozionante rimanda a Roger Rivière.

Rivière fu un fenomenale corridore a cronometro. Appena passato professionista, ventunenne, vinse il Mondiale nell’Inseguimento e il 18 settembre 1957, sulla pista del Vigorelli, tolse il record dell’Ora a Ercole Baldini. A cronometro, batteva spesso Anquetil, di due anni più vecchio.

Nel 1958, Rivière rivinse il Mondiale dell’Inseguimento e il 23 settembre tornò al Vigorelli per migliorare il suo primato. Fu quarto nel Tour del ’59, ma in quello del 1960 correva per vincere. Infatti, aveva già vinto tre tappe e si trovava al secondo posto in classifica, alle spalle di Gastone Nencini, quel 10 luglio 1960. Nella discesa del Col de Perjuret, sbandò, andò a sbattere contro un muretto, volò venti metri più in basso, rimase paralizzato. Aveva 24 anni. In seguito, confessò di aver inghiottito molti farmaci antidolorifici prima di quella tappa. Morì di cancro a 40 anni.

Pablito. Mito collettivo di un paese in mutazione

Ricevo dall’amico Luigi Cavallaro il testo che venne pubblicato su Alias (supplemento de il manifesto) il 7 luglio 2012, nel trentennale che sapete…

La mattina del 17 giugno 1982, il banchiere (e bancarottiere) Roberto Calvi è a Londra. È arrivato il giorno prima, insieme a un contrabbandiere di nome Silvano Vittor, e stanno facendo entrambi colazione in un bar nei dintorni di Sloane Avenue. Intorno a loro, tutti leggono i tabloid che annunciano la vittoria inglese nella guerra della Falkland. Vittor invece legge la Gazzetta dello Sport, che ha ancora gli occhi puntati sull’esordio di tre giorni prima della Nazionale ai Mondiali di Spagna: 0-0 contro la Polonia, ma l’Italia ha giocato così bene da meritarsi i complimenti dello stesso allenatore polacco e la sfida dell’indomani contro il Perù è attesa all’insegna dei migliori auspici.

Calvi non potrà vederla: la mattina dopo il suo cadavere verrà ritrovato penzolante dal Blackfriars Bridge, giusto ventiquattr’ore dopo che il consiglio di amministrazione del Banco Ambrosiano aveva votato la revoca dei suoi poteri «affinché non sia costretto a compiere atti contro la sua volontà». Ma nemmeno a Vigo è un bello spettacolo: la Nazionale di calcio impatta col Perù, facendosi rimontare il vantaggio di Bruno Conti a cinque minuti dalla fine e ridando fiato alle frotte di critici che l’avevano crocefissa già durante le amichevoli pre-mondiali contro la Svizzera e lo Sporting Braga. Sconcertante soprattutto la prova di Paolo Rossi: va bene che viene da due anni di squalifica per il calcio scommesse e bisogna dargli un po’ di tempo, ma i suoi movimenti sono troppo legnosi e macchinosi per offrire anche solo un filo di speranza. Praticamente, un cadavere in mezzo al campo, e infatti Bearzot lo sostituisce alla fine del primo tempo. Leggi il resto dell’articolo

#Cantone. #Suarez. #FatalPerugia. 4: una Procura che sa esprimersi in italiano

Leggete il comunicato-stampa e, nel caso, rileggetelo: la domanda giusta non è “Cosa rischia la Juve?”, ma “Che paese è l’Italia?”.

Il caso di Luis Alberto Suarez Diaz non si potrà chiudere a tarallucci e vino. Ma già l’immagine dell’Italia è sfregiata dall’ennesimo caso di imbrogli, corruzione e aggiramento delle regole.

Per la procura del capoluogo umbro, diretta da Raffaele Cantone, il 17 settembre scorso è andata in scena una “farsa”. Di quella farsa, cominciano a pagare il prezzo quei docenti e quelle autorità universitarie che si sono gioiosamente prestati a recitarla. Leggi il resto dell’articolo

Dieci per El Diez

“La scomparsa di Maradona colpisce soprattutto gli esclusi, i più deboli, perché sono quelli che hanno più bisogno di credere che anche a loro sia possibile avere successo”. Marcelo Bielsa

Bobby Fischer Against the World [id.], Liz Garbus, 2011 [filmtv135] – 7

Il numero di combinazioni possibili, in una partita di scacchi, è qualcosa come 10 con 45 zeri (a farlo notare è Garry Kasparov)… Dai sei anni, si mostrò disposto a dedicare ogni energia alla sua passione, trasformandola in ossessione e/o fuga dalla realtà.

Quindicenne – con un taglio di capelli da bambino e una larga camicia a scacchi – nel ’58 fu ospite in vari programmi televisivi. Dai sedici anni, aveva vissuto con la sorella Joan, smise di vedere la madre per una decina d’anni.

Prima di partire per l’Islanda, nell’estate 1972, si sottopose a duri allenamenti fisici. Rinviò la partenza più volte, per alzare il premio in denaro e forse anche per innervosire i sovietici, poi disse: “No, io non credo nella psicologia. Credo nelle buone mosse”.

A Reykiavík, si lamentò del ronzio delle telecamere. Poi chiese di cambiare stanza, Spasskji accettò. Dopo la sconfitta nella sesta, il sovietico applaudì Fischer. Il campionato del mondo finì con la partita numero 21: dopo la quarantesima mossa, vi fu l’interruzione notturna, il mattino dopo Spasskji non si presentò.

Aveva detto di voler conquistare il titolo e di mantenerlo per vent’anni. Ma dopo quella vittoria, non aveva idea di cosa fare della sua vita.

Il documentario riprende molte fotografie scattate a Fischer da Harry Benson e alcune delle sue apparizioni davanti alle telecamere. Ci sono le scene in cui sputa sul documento con cui il governo USA gli intima di non giocare in Jugoslavia (era il 1992, c’era l’embargo) e quella in cui telefona a una tv asiatica e commenta così le immagini dell’11 Settembre: “Questa è la dimostrazione che si raccoglie ciò che si semina”.

Invecchiando, perse i capelli e si fece crescere la barba. Egocentrismo e paranoia hanno dominato i suoi ultimi anni in Islanda, dove arrivò nel marzo 2005. “Non mi considero un genio degli scacchi. Mi considero un genio a cui è capitato di giocare a scacchi”.

El Pibe se ne va. E stasera, è pur sempre il Real

Meno di un mese fa, per il suo compleanno, avevo scritto: “Con un anno e un giorno di ritardo, anche Maradona è arrivato a sessant’anni. Ne sono lieto, non me l’aspettavo”.

Quanta malinconia… “Maestro ispiratore di coloro che sognano”, la splendida retorica degli inglesi nel motivare la laurea ad honorem a Oxford. 


Courtois / Carvajal, Varane, Nacho, Mendy / Modric, Kroos, Odegaard / Asensio / Mariano, Hazard. In panchina, Lunin, Marcelo, Vazquez, Casemiro, Isco, Vinicius, Rodrygo.
Mancano Benzema, Sergio Ramos, Odriozola, Jovic e Valverde, ma come tecnica, “piedi buoni” e anche geometria, il Real continua apparirmi superiore all’Inter.

Soprattutto, Zidane può contare su una quantità di brevilinei in grado di apparecchiare contropiedi fulminanti, e se leggo di scambiare Eriksen con Isco (che vegeta in panca) e ricordo la partita di tre settimane fa, a vincerla furono due ragazzotti come Vinicius e Rodrygo, la cui velocità tagliò a fette la difesa nerazzurra, due minuti dopo il magnifico tiro di Lautaro, fuori per un soffio.

Certo, le assenze di Sergio Ramos e Benzema fanno pensare che l’occasione sia ghiotta, se non batti il Real stasera, chissà quando ricapiterà di trovarlo così incerottato.

Vincerla, vorrebbe dire ricavare una gigantesca iniezione di entusiasmo.
Perderla, significherebbe abbandonare ogni sogno europeo e avvicinare l’addio di Conte.
Giocarla come il secondo tempo di Madrid, con meno sfortuna e meno errori da principianti, è ciò che trovo giusto pretendere.

Non vorrei ricordare il 25 novembre per una brutta figura dell’Inter a poche ore dalla scomparsa di Maradona.