i miei libri

11. Simoni si nasce

con Luca Carmignani e Luca Tronchetti, Goalbook (2016), 320 pagine, 16 euro

simoniCOPCalciatore prima, allenatore poi, infine dirigente: per oltre sessant’anni Gigi Simoni ha attraversato il calcio italiano, lasciando un segno in ognuno dei ruoli che ha rivestito.

Persona mite, modesta, serena, si è mostrato consapevole di poter testimoniare una vita intensa e fortunata. È questo a fare di lui un personaggio più unico che raro. Non ha giocato in Nazionale e non ha vinto scudetti, eppure nessuno si sognerebbe di definirlo “perdente”. Anzi, ha vinto quasi ovunque, accumulando dodici promozioni, più di chiunque altro. Si è spostato nel tempo e nello spazio con eleganza, stile, educazione, rimanendo sempre se stesso.

In C2, come in Serie A, fa poca differenza: vincere è sempre difficile, sempre emozionante, in qualunque categoria. Gigi Simoni si è fatto apprezzare e ha lasciato un ricordo indelebile in tutti quelli che lo hanno conosciuto. Per persone come lui, vincere non è l’unica cosa che conta. Conta molto di più come ti comporti, come vieni ricordato, l’affetto che riesci a suscitare, la correttezza che sai mantenere anche se intuisci che dovrai pagarne il prezzo.

 

10. Il compagno Tommie Smith

Malatempora (2009), 242 pagine, 12 euro

tommie-smithCittà del Messico, ottobre 1968: Tommie Smith ha appena vinto la finale olimpica dei 200 metri, davanti a Peter Norman e John Carlos. Al momento dell’inno nazionale, i due afroamericani si presentano senza scarpe, calze nere ai piedi: alzano un pugno coperto da un guanto nero e abbassano la testa, mentre l’australiano Norman espone un distintivo per la promozione dei diritti umani… È la più nota di tante vicende sportive che si sono caricate di significati politici. il libro racconta un intreccio di momenti fatali, biografie segnate da atti di ribellione e ansie di riscatto sociale, uomini e donne che hanno dato un senso allo sport, ne hanno fatto una questione di integrità personale. Fra queste storie, ce ne sono alcune riportate mille volte e tuttora entusiasmanti. Altre, quasi dimenticate, ci arrivano piene di vuoti e silenzi. Solo la leggenda può colmare quei vuoti, trasportare l’eco di quelle voci.

La memoria dello sport resta in bilico fra la cronaca e l’epica. In un capolavoro crepuscolare di John Ford, dopo aver saputo cosa accadde veramente dalla viva voce dell’uomo che non uccise Liberty Valance, il testimone conclude che fra la verità e la leggenda, è sempre la leggenda a farsi preferire.

Fuori catalogo per la chiusura della casa editrice.

 

09. Nel buio di una nave

Bradipolibri (2007), 112 pagine, 10 euro

10NelBuioNaveIl più grave incidente sul lavoro del dopoguerra è avvenuto il 13 marzo 1987 nel cantiere Mecnavi del porto di Ravenna: tredici operai morirono soffocati dentro la stiva di una nave. Una morte atroce, con una lunga catena di responsabilità: le vittime dipendevano da cinque aziende diverse, otto lavoravano in nero, tre non avevano ancora vent’anni, per qualcuno si trattava del primo giorno di lavoro.

Innescato dalla scintilla di una fiamma ossidrica, un piccolo incendio surriscaldò il rivestimento dei serbatoi del combustibile, gocciolando sul fondo della stiva. Si svilupparono ossido di carbonio, isocianati, acido cianidrico. L’aria divenne presto irrespirabile. L’autopsia certificò la morte per edema polmonare causato da inspirazione di sostanze tossiche. Varie testimonianze convergono: si sentiva battere contro le pareti metalliche, gli intrappolati chiedevano aiuto, e continuarono a farlo per lunghi, interminabili minuti.

Anche se la percezione del pericolo fu pressoché immediata, le vittime non avevano scampo, non conoscevano l’ambiente di lavoro, non avevano ricevuto alcun addestramento. Quel lavoro non doveva presentare alcun margine di rischio. Impensabile si potesse ancora morire facendo le pulizie.

 

08. Confessioni di un interista ottimista

Limina (2006), 130 pagine, 13.50 euro

09ConfessioniAvere la tendenza a passare dall’entusiasmo alla depressione, dalla costruzione di idoli all’accusa di tradimento. Avere per proprietario un petroliere che finanzia Emergency e scambia lettere con il subcomandante Marcos. Avere settori di curva che ostentano croci uncinate e lanciano fumogeni e motorini. Avere dirigenti gentiluomini che si fanno irretire, ogni tanto protestano, ma poi tornano a votare come Juve e Milan. Avere alcuni fra i calciatori più sopravvalutati dell’emisfero boreale. Avere più tifosi dell’altra squadra milanese, nonostante un ventennio di disastri e assurdità assortite. Avere ancora voglia di dibattere questioni insensate (qual è il vero ruolo di Recoba?). Avere ricominciato a vincere dopo sette anni…

Essere ottimisti – parlando di una squadra che non vince lo scudetto da prima della caduta del Muro di Berlino e la Coppa dei Campioni dalla tournée dei Beatles in Italia – significa farla finita con le tristezze, il fatalismo, i sensi di inferiorità. Essere dell’Inter, significa vivere una passione rovinosa ed esaltante.

Significa credere che Moratti, Mancini e Adriano non smetteranno di produrre emozioni. E presto, molto presto, oltre a quelle che abbiamo imparato a conoscere, ce ne saranno altre: divertenti, sconvolgenti, piene di una meraviglia nutrita da tanta, troppa attesa.

 

07. Andrea Pazienza. I segni di una resa invincibile

Bradipolibri (2005), 110 pagine, 10 euro

08PazienzaIl nome di Andrea Pazienza è associato a una stagione del fumetto, anzi di Bologna, anzi della “questione giovanile”; una stagione in cui si sono addensati fermenti di creatività e anticonformismo, devianze consapevoli, l’irruzione di nuove forme espressive. Nelle sue avventure a fumetti, Pazienza ha risucchiato e riversato letture, film, canzoni e suoni delle radio libere, dialoghi spiati in osteria, slang politico e giovanile.

Fra il 1977 e il 1988, ha proposto una straordinaria esuberanza di immagini, con la massima varietà espressiva. Se esiste uno stile Pazienza è come quello di Picasso: continuamente diverso. Diversità nelle forme espressive (tavole singole, lunghe storie, copertine di dischi, locandine per il cinema, illustrazioni, disegni di moda, costumi e fondali teatrali) e diversità nel tratto (da quelli volutamente rozzi e sbrigativi, alle autentiche, coloratissime pitture). Pentothal, Pippo, Pertini, Pompeo, Zanardi…

Aveva appena cominciato a raccontare e raccontarsi, sorprendendo ogni volta per le invenzioni e le provocazioni. Suo malgrado, è diventato un simbolo generazionale. Nessuno come Pazienza ha saputo raccontare la fine di un’epoca, quella in cui i giovani rappresentavano qualcosa. Il segno di una resa invincibile è il titolo-ossimoro di una pittura del 1983: un paesaggio verde-azzurro, con fiori rossi, un paio d’alberi e un sottile grattacielo giallo, che oltrepassa i fili elettrici e raggiunge l’altezza delle nuvole.

 

06. Il cavaliere a due punte

Fratelli Frilli Editori (2004), 96 pagine, 6.50 euro

06CavaliereDuePunteSilvio Berlusconi non ha inventato niente, ma ha vistosamente, spettacolarmente accelerato una tendenza in atto: la riduzione dei cittadini a tifosi. La razionalità precipita nell’istinto di appartenenza, e ognuno è obbligato a schierarsi all’interno di una logica Amico-Nemico, che il Cavaliere sollecita continuamente. Rimproverarlo di aver politicizzato il calcio, è ingiusto: ci avevano già pensato Andreotti e Craxi (candidando i presidenti della Roma e del Torino), e persino il centro-sinistra (imponendo Cecchi Gori a tanti fiorentini perplessi).

La vera novità, il senso della rivoluzione berlusconiana consiste nell’aver calcistizzato la politica. Per lui, il calcio è molto più di una metafora, è una forma mentale, una concezione del mondo. In queste pagine, perciò, si gioca spudoratamente “alla Berlusconi”, approfittando di ogni minimo pretesto per “buttarla in politica”.

Non sarà un atteggiamento corretto, ma è lui che ogni giorno ci porta (avrebbe detto De André) sulla cattiva strada.

 

05. Sarti, Burgnich e Facchetti… pura poesia in movimento

Fratelli Frilli Editori (2004), 124 pagine, 8 euro

05SartiBurgnichFacchettiRicordate Ecce bombo? A un certo punto c’e’ la scena dell’esame, in cui uno studente deve ricordare i nomi dei Presidenti della Repubblica. E lui, faticosamente, ci prova: “De Nicola, Einaudi… Sarti, Burgnich e Facchetti”.

Sensazioni estreme: è questo che l’Inter riserva ai propri tifosi. Sarebbe semplice farla finita, abbandonare l’oggetto della passione. Invece non accade, e il numero degli interisti continua a crescere. Viene da pensare che anche le delusioni – almeno certe delusioni – possano diventare un fattore di identità.

In questi 27 racconti mi rivolgo alle ultime generazioni, arrivate al tifo quando la Grande Inter era già oggetto di mitologia. Quelli che hanno visto le cavalcate di Rummenigge e le cicatrici di Ronaldo, gli appelli per Emergency e il motorino lanciato dal terzo anello di San Siro; quelli che, un 5 maggio, hanno dovuto concludere che al peggio non c’è mai fine. Affamati di estetica almeno quanto di vittorie, certi interisti hanno imparato a coltivare l’attesa. Nella certezza, ormai quasi mistica, che il futuro sarà migliore.

 

04. Basta perdere

Limina (2002), 136 pagine, 13.50 euro

04Bastaperdere“Ventuno scrittori raccontano la loro insana passione per l’Inter”. Quattordici di questi ventuno, sono nati fra il 1954 e il 1962. Perciò ricorrono certe situazioni, la condivisione di un immaginario che si è nutrito (da bambini) della Grande Inter, e in seguito (da adulti) di tante delusioni (fino al 5 maggio, anzi a Ronaldo). Quasi una maledizione, ai limiti del masochismo: che sia questa, l’intima essenza dell’interitudine? La risposta più netta la offre Michele Serra: “Chiariamola una volta per tutte, questa faccenda che noi interisti ci sentiremmo nobilitati dalla disgrazia, che saremmo una specie di aristocrazia della sfiga, di eterni secondi che considerano molto volgare vincere. Volgare un cacchio!, scusate il francesismo. Vincere dev’essere bellissimo”.

l mio racconto – Per una storia universale dell’infamia – rievoca, alla maniera di Borges (chiedo scusa), un episodio tristemente celebre: il rigore negato a Ronaldo in un Juventus-Inter dall’arbitro Ceccarini. Il quale, “forse non voleva ingiallire negli archivi, oppure desiderava un’uscita di scena all’altezza dei sogni che aveva inseguito. Forse il suo bisogno di piacere era così tremendo che, in piena e perfetta buona fede, nell’istante cruciale non poteva che assecondare gli umori del pubblico sulle tribune. In seguito, si mostrò offeso per le insinuazioni e i sospetti, e arrivò quasi ad ammettere l’errore. Quel giorno non vide ciò che tutti videro”.

 

03. Bye Bye Bologna

Punto Rosso (2002), 112 pagine, 8.00 euro

03ByeByeBolognaCronaca irriguardosa della fine di un simbolo (con un intervento di Roberto Roversi).

Bisogna fare come a Bologna è un antico slogan, fondato sulla forza mitologica di un simbolo. Rimanda a un’epica e a una retorica: per oltre mezzo secolo, nel simbolo ha potuto riconoscersi “il popolo di sinistra”, in ogni angolo d’Italia, e persino oltre. Bologna la rossa è stato un luogo dell’utopia, al di là degli effettivi meriti, e anche quando c’erano motivi per dubitarne.

“Ogni generazione ha la sua Caporetto, la sua Corea, una sconfitta più grave di tutte le altre, bruciante, clamorosa, irrimediabile. Diventano riti di passaggio, fattori di identità, almeno quanto le vittorie. Poi ci si sorprende a pensare che le immagini del disastro possiedono una strana bellezza… La sconfitta di Bologna non è stato un incidente di percorso, una parentesi che si potrà chiudere con disinvoltura, magari per riprendere il discorso da dove era stato interrotto. Illudersi così, è il modo migliore per andare incontro a nuove sconfitte”.

Fuori catalogo.

 

02. Guazzaloca 50,69%. Perché Bologna ha perso la sinistra

con Valerio Monteventi, Luca Sossella Editore (1999), 294 pagine, 12,40 euro

02GuazzalocaTramonto rosso è il titolo di una memorabile avventura di Tex Willer, il fumetto italiano di maggior successo, di cui periodicamente si discute, senza soluzione, per chiedersi se sia di destra o di sinistra. Un dubbio che Bologna non aveva mai suscitato, fino al 27 giugno 1999. Giorgio Guazzaloca è partito e si è sempre mosso con una logica inattaccabile: non cercava di vincere, aspettava che gli avversari perdessero da soli.

I fatti e le opinioni che seguono, stavano scritti su Zero in condotta, un piccolo giornale locale. Sono fatti concreti e opinioni discutibili, senza pretese di neutralità analitica, sorretti da un preciso punto di vista. Non per spiegare cos’è successo a Bologna, tanto meno per sentenziare, l’avevamo detto. Piuttosto, per rendere evidente come la sconfitta venga da lontano e quanto la crisi della sinistra sia profonda. Molti degli argomenti che si sentono oggi – dopo che la sinistra ha perso Bologna – li si poteva leggere da mesi, se non da anni, sulle pagine di un piccolo giornale locale. Forse, qualche volta abbiamo avuto ragione. Certo, siamo stati intempestivi: percepiti come nemici, proprio mentre lanciavamo l’allarme”.

Recensito da Le Monde Diplomatique, che ha ospitato un mio lungo articolo nel settembre 2000.

Fuori catalogo.

 

01. Semifinale

Theoria (1999), 144 pagine, 7,80 euro

Una storia d’amore e di sconfitte intorno all’Inter prima di Ronaldo. Il racconto di un’educazione sentimentale che diventa romanzo di formazione (nel suo doppio senso).

01Semifinale“Perché è così importante? La sua domanda è rimasta nell’aria, mi gira intorno, si propone di nuovo. Perché questa partita è così importante? Lei mi vede sempre più pallido e prova a dirmi che andrà tutto bene. Sbuchiamo dal corridoio, nel rumore denso della folla. La vedo incantarsi sull’erba illuminata dai fari. Inconsapevole della retorica, il cielo sopra San Siro sta diventando blu”. “Sono tornato indietro, fino all’edicola della locandina rimasta nella coda dell’occhio. La dimensione delle lettere riduceva l’essenziale a due parole: Moratti e Ronaldo.

All’improvviso, il nerazzurro si è ripresentato come se niente fosse, carico di prospettive luminose: l’arrivo del fenomeno brasiliano, col suo modo di ridere dopo ogni gol, altri acquisti dai nomi esotici, il nuovo allenatore nato in provincia di Bologna, il Milan fuori dalle coppe l’anno che verrà. Moratti e Ronaldo. Dovevo farlo sapere a Katia. Perché capisse che non è mai finita: è questa la semplice, precaria verità del calcio. Con incurabile speranza, adesso avverto che il peggio è passato e tutto ricomincia”.

Fuori catalogo per il fallimento dell’editore.

Testi in libri collettivi

Il lavoro e la memoria (1982). La musa inquieta (1986). Barcelona Bienal Literatura (1987). Anzola fra fantasia e realtà (1997). Io e Lui. 39 grandi amori (Guerin Sportivo, 2000). Marea (2003). Enokiller (Morganti, 2005). Non stimo Nedved  (Malatempora, 2008). Bologna scrive (Sala Borsa, 2008). Parole al vaglio (Kappalab, 2014). Gol Mondiali (inContropiede, 2014). In Inter veritas (YouCanPrint, 2015)