2794, mi ricordo

Mi ricordo “Saloon”, un quadro dipinto da Gigi Meroni nel 1966.

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Chimica delle coppie 64: Leslie e Bick

LESLIE E BICK – Liz Taylor e Rock Hudson – Il Gigante

Batman. Wonder Woman. Shazam – Paul Dini e Alex Ross

Ross - coverDini e Ross affrontano il genere supereroistico con grandi ambizioni, consapevoli di come le icone della Dc Comics si prestino più dei corrispettivi Marvel a una rilettura incisiva, dissonante, dopo una lunga ibernazione in un tempo anacronistico.

Del segno inconfondibile di Ross, si dice sempre che è iperrealista. A me pare piacevole e accurato, languido e pittorico; il gusto del dettaglio rivaleggia con quello per l’angolo di inquadratura. Fra gli autori della sua generazione, rappresenta un modello, una pietra di paragone, un vertice estetico (purché non oltrepassi il confine dell’illustrazione).

Conoscevo meno Paul Dini, e mi ha colpito la qualità della sua prosa, incisiva, ricca di sfumature.

In queste tre storie – pubblicate fra il 1999 e il 2001, ognuna di circa 60 tavole a tutta pagina, simili al flusso di coscienza – , si dimostra capace di costruire intrecci non scontati, in grado di rivitalizzare il concetto di “meraviglioso”, attualizzando le situazioni che gli eroi si trovano ad affrontare. Ma lo spazio occupato dai testi mette alla prova i miopi…

Va bene Ursula, ma giallorossi proprio no.

Il falco maltese, Dashiell Hammett

Sam Spade è un investigatore privato. Ha circa 35 anni. Lavora a San Francisco alla fine degli anni Venti con un socio, Miles Archer, di una decina d’anni più vecchio. La segretaria, Effie Perine, è molto giovane, vive con la madre, ha “una faccia da maschietto” e verso Spade mostra un’ammirazione che sconfina nella devozione.

Quel giorno, in ufficio, si presenta la signorina Wonderly, 22 anni, elegantissima (“una principessa”, anticipa Effie a Spade), alta, “di una magrezza gradevole senza la minima spigolosità”.

Pare che la sorella minore, ancora minorenne, sia fuggita da casa, a New York, in balia di Floyd Thursby, un tipo poco raccomandabile; vuole ritrovarla e riportarla a New York prima del ritorno, fra due settimane, dei genitori da un viaggio in Europa. Mentre la donna sta parlando a Spade, entra nell’ufficio Archer. Quella sera, la signorina Wonderly vedrà Thursby, un tipo equivoco, sposato e con tre figli. Affascinato da quella donna, Archer promette di occuparsi del caso personalmente.

Quella notte, intorno alle 2 e mezza suona il telefono nell’appartamento di Spade: gli dicono che il suo socio è stato assassinato… Spade si reca sul luogo del delitto e parla con un amico poliziotto, Tom Polhaus, colui che gli ha telefonato. Poi Spade si allontana e telefona a Effie: le chiede di informare Iva, la moglie del morto. Le chiede, inoltre, di tenerla lontana dall’ufficio.

Rientrato a casa e bevuti un paio di bicchieri di rum, Spade vede arrivare la polizia: vogliono sapere che incarico stesse svolgendo Archer e per quale cliente. Con Tom Polhaus, c’è il tenente Dundy, che non gli è amico. La novità è che hanno sparato quattro colpi alla schiena a Floyd Thursby. Dundy sospetta sia stato Spade a farsi giustizia da sé, il detective privato non ha un alibi per l’ora dell’omicidio. Leggi il resto dell’articolo

Una settimana ai 3 punti

Ridare credibilità al calcio italiano: è questo il mantra ripetuto da una classe dirigente che va sempre nella direzione opposta. Se per caso ci azzecca – riducendo la durata del calciomercato, come l’anno scorso – immancabilmente capovolge la decisione, arrivando all’assurdità di questo 2 settembre, quando saranno già state giocate le prime due giornate di Serie A. La Premier League – l’esempio con cui ci si sciacqua la bocca: ricordate il Boxing Day? Abbandonato pure quello, ma si continua a proporre assurdi turni infrasettimanali anche d’inverno – ha chiuso il mercato l’8 Agosto, da noi si aspettano i “botti”, le “bombe” del compianto Maurizio Mosca.

L’Inter non riesco a valutarla. Finché non si libera di Icardi e non completa l’attacco, mi sembra una squadra da terzo posto, a 15 punti dalla Juve. L’argomento Dzeko è già stato discusso allo sfinimento, nessuno convince nessuno, a me pare che a quel prezzo non ci fosse nulla di meglio, ma Esposito merita di giocarne molte e Lukaku non potrà giocarle tutte.

Fra tanti dubbi, una certezza: il prossimo allenatore dell’Inter non sarà Ole Gunnar Solskjær. Non si era mai vista una società italiana che rifà l’attacco con le riserve di una società inglese. La situazione più simile mi pare quella del Real Madrid che in poche estati si liberò di Walter Samuel, Esteban Cambiasso e Wesley Sneijder, fornendo il combustibile per il Triplete.

Chiamato a sostituire Mourinho, Ole Gunnar Solskjær ha pensato bene di liberarsi di Romelu Lukaku e Alexis Sanchez, due che a Manchester guadagnavano una trentina di milioni a stagione. Il cileno dovrebbe raggiungere il belga in nerazzurro, non lo vedo giocare da anni, sospendo il giudizio, ma questi prestiti con diritto di riscatto tendono a finire sempre allo stesso modo: rispendendo il pacco al mittente. Da ultimo, Keita. Leggi il resto dell’articolo

2793, mi ricordo

Mi ricordo come era deserto il centro di Reggio Emilia nel tardo pomeriggio della terza domenica d’agosto del 2019.

Chimica delle coppie 63: Macon e Muriel

MACON E MURIEL – William Hurt e Geena Davis – Turista per caso

Il tempo con Antonioni, Wim Wenders (2)

In una Portofino livida e piovosa, si muovono John Malkovich e Sophie Marceau (i loro sguardi, i loro profili). Fuori stagione, il paesaggio è deserto, ovattato, misterioso, ma i colori delle case brillano anche senza il sole. Lei è elegantissima, del resto fa la commessa in una boutique di Armani (Enrica Antonioni fa la proprietaria).

Immersi nella nebbia di Comacchio, con quel lunghissimo porticato che sembra uscito da un quadro di De Chirico, ci sono Kim Rossi Stuart e Inés Sastre; la loro trama prosegue e si conclude a Ferrara.

Al di là delle nuvoleAix-en-Provence è la location, sempre notturna o in interni (la chiesa di St. Jean de Malte), in cui si muovono Irène Jacob e Vincent Pérez.
“E se mi innamorassi di lei?
Sarebbe come se volesse accendere una candela in una stanza piena di luce”.

Parigi, ultimo piano della Fondation Cartier, un appartamento hi-tech, tutto intonato su sfumature di grigio, non lontano dalla Tour Montparnasse, è dove recitano Jean Reno, Fanny Ardant, Chiara Caselli e Peter Weller.

Infine, “la cornice”: Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni, in un paio di brevi scene; lui fa il pittore, dipinge il fumo e le ciminiere di un impianto siderurgico. In prossimità del Mont Saint Victoire, quello dipinto innumerevoli volte da Cézanne.

Wenders è stato ingaggiato dalla produzione come regista di back-up o di stand-by, pronto cioè ad affiancarsi ad Antonioni o eventualmente a sostituirlo qualora non fosse in grado di condurre a termine il lavoro. Non nasconde lo stupore di fronte a un uomo che, limitato da così gravi difficoltà, riesce a sprigionare una così grande energia.
Sul modo di concepire il film, si sviluppò una certa frizione fra i due registi, ma il tedesco decise di non insistere, il suo contributo doveva limitarsi a “far sì che Michelangelo potesse fare il suo film”.

La scelta del cast (unica sostituzione, Jean Reno anziché Jeremy Irons) venne fatta da Michelangelo ed Enrica, così come la scelta dei luoghi (“in tutti i suoi film aveva sempre mostrato un infallibile senso dell’architettura e del paesaggio”). Ma era vittima di vuoti di memoria, e si decise di procedere con le riprese in senso cronologico. “Tutti partecipammo all’avventura con la stessa pazienza e lo stesso entusiasmo. L’unico modo per riuscire a indovinare quale film Michelangelo avesse in mente era proprio quello di farlo. E dunque doveva essere fatto”. Leggi il resto dell’articolo

La morte di Superman!, Dan Jurgens – Jon Bogdanove e altri

Oltre cinquant’anni erano passati dalla pubblicazione dal numero 1 di Action Comics, la prima apparizione di Superman, di Jerry Siegel e Joe Shuster, e il personaggio – già rivisto da John Byrne – necessitava di uno shock creativo. Niente di meglio che morire, per mano di un nemico orrido e spietato, Doomsday, dalle origini e dai moventi misteriosi (non si sa nemmeno chi l’abbia imprigionato nella cavità sotterranea dell’Ohio, da cui si libera nelle prime tavole).

Morte_Superman_copNon era la prima volta che si moriva nei fumetti: c’erano stati Gwen Stacy e poi il padre, sulle pagine dell’Uomo Ragno, ma si trattava di “effetti collaterali”, e poi Capitan Marvel, in una memorabile saga di Jim Starlin, ma si trattava di cancro. Stavolta l’eroe viene ucciso nella situazione topica: nel corso di un combattimento.

In sette capitoli, per circa 160 tavole a colori, si sviluppa il lungo, interminabile duello fra Doomsday e chiunque gli si opponga. La sceneggiatura – con il frequente uso del montaggio alternato – è decisamente più interessante della parte grafica, fatta di cumuli di macerie, boati, costumi chiassosi. Terribilmente datato – potrei dire kitsch – il look della Justice League of America: Booster Gold, Blue Beetle, Ventosangue, Guy Gardner, Fire, Ice e Maxima sembrano degli X-Men per un pubblico di dieci anni.

Quando la psiche di Doomsday viene sondata telepaticamente, la conclusione è: “L’odio. Morte e brama di sangue personificate. Nulla di più”. La Justice League tenta invano di fermare questo mostro, ma viene sconfitta con facilità. Leggi il resto dell’articolo

Niente Dzeko. E adesso?

Non ho cambiato idea, avrei voluto Dzeko all’Inter e le condizioni definite a metà giugno – 10-12 milioni più un Primavera – mi parevano ottime. Nulla di meglio del bosniaco nel rapporto qualità/prezzo; l’ideale sarebbe stato prendere Dzeko e restituire Nainggolan, con qualche formula di finanza creativa.

Considero Dzeko il miglior centravanti del campionato come visione di gioco, tecnica pura, intelligenza tattica. Andava acquistato 5 anni fa, e anche adesso avrebbe fatto comodo, soprattutto a Lukaku. Leggendo i nomi di Alexis Sanchez e Fernando Llorente, si capisce come le alternative siano di livello molto inferiore. Spero in una sorpresa, ma voltiamo pagina.

Sarà divertente, fra qualche mese, valutare chi sia stato più danneggiato dalla scelta di Dzeko, che ha prolungato il contratto con la Roma fino al 2022, quando avrà 36 anni e mezzo, spuntando lo stesso, lauto ingaggio offerto dall’Inter.

Quattro i potenziali bersagli.

La Roma. Che costruisce il suo nuovo “progetto” su un centravanti che voleva andarsene, convinto di non poter vincere niente in giallorosso, e che è stato strapagato perché Petrachi non ha saputo trovare di meglio, con 15-20 milioni da spendere.

La Juve. Che adesso ha la certezza di dover tenere Gonzalo Higuain, ed è perciò costretta a cedere Dybala, e che ha visto capovolgersi la furbata di Paratici – Spinazzola per Pellegrini: plusvalenze a go-go – offrendo una ciambella di salvataggio alla Roma.

L’Inter. Che è rimasta senza attaccanti fino ai primi di agosto, e a una settimana dall’avvio del campionato deve ancora completare il reparto, negando a Conte il tempo per far capire cosa vuole, con il rischio di snaturare Lukaku (non è una prima punta che agisce spalle alla porta).

Il Milan. Che in apparenza non c’entra niente, ma potrebbe risultare la squadra più danneggiata, sul breve termine, perché la Roma con Dzeko mi sembra superiore ai rossoneri, e potrebbe farli arrivare ancora quinti, con l’obbligo di replicare l’ennesimo Anno Zero.

Questo mi pare lo scenario. Aggiungo solo un dettaglio: provo compassione per quei giornalisti che devono inventarsi qualcosa ogni mezza giornata, e dico inventarsi perché non trovo verbi più sprezzanti. Per due mesi ci hanno detto che per Dzeko all’Inter era solo questione di tempo, sono caduti dal pero come un lettore qualsiasi alla notizia del rinnovo del contratto, e un attimo dopo hanno ricominciato a venderci certezze. Anzi, sciocchezze.

La più clamorosa delle quali ha a che fare con Mauro Icardi, che mai e poi mai avrebbe accettato di andare alla Roma in cambio di Dzeko. Da febbraio, Mauro e Wanda hanno una sola stella polare: vendicarsi dell’Inter. Comunicheranno la loro scelta quando gli farà più comodo, e quando farà più male all’Inter, ma scommetterei che sono sempre stati d’accordo con Paratici.

Però, adesso la Juve ha Higuain e Mandzukic, e non riesce a disfarsene: come può cedere Dybala per arrivare a Icardi?

2792, mi ricordo

Mi ricordo che, anche se pare impossibile, una volta si facevano lunghe passeggiate senza il Contapassi.

Agente segreto X-9, Alex Raymond e Dashiell Hammett

“L’Olimpo dei fumetti” (Sugar editore, 1972) era una collana curata da Pier Carpi e Rinaldo Traini nella quale furono pubblicati alcuni volumi sui classici dei comics, da Terry e i pirati di Milton Caniff al Mandrake di Lee Falk. Il nono volume riprende quattro episodi – circa 140 tavole di 3 strisce in bianco e nero – delle avventure del personaggio disegnato da Raymond su testi di Hammett.

Agente segreto X-9 di Alex RaymondL’identità dell’agente segreto non viene rivelata (solo il nome, Dan), non è nemmeno chiaro di quale dipartimento poliziesco faccia parte (solo in seguito si chiarirà trattarsi del’Fbi), la sua dedizione a combattere i malvagi discende dall’omicidio della moglie e della figlia. Sulla sua strada, nelle avventure in cui si trova coinvolto, incontra una serie di dark lady, bellissime tentatrici, a cui riesce sempre a resistere. Il personaggio viene presentato come un eroe romantico, intrepido, incorruttibile, alieno ai compromessi: un uomo solo che affronta e sconfigge nemici spietati.

Il ventiseienne Raymond – che aveva appena introdotto Flash Gordon – usa raramente il primo piano, predilige inquadrature in campi lunghi e piani americani, che gli consentono di accentuare il dinamismo dell’azione. Hammett – che aveva già pubblicato i suoi hard boiled più famosi – porta il suo sguardo disincantato, lucido, incupito dal rilievo che l’ambizione, il denaro e il potere occupano nel comportamento degli individui.

Appuntamenti segreti, agguati, sicari, sparatorie, inseguimenti (in auto o in aereo), scazzottate, travestimenti, femmine decorative… Le psicologie sono elementari, solo azione frenetica. Incalzanti, le singole avventure si innestano una sull’altra, senza un attimo di respiro. Prodotto seriale, Secret Agent X-9 appariva sui quotidiani, ogni giorno la striscia doveva proporre un colpo di scena, uno sviluppo della trama.

I titoli delle quattro storie: 4. I falsari di Merbury; 5. Il rapimento di Philip Saw; 6. I gioielli del principe Abdullah; 7. L’inafferrabile Astuto.
Il numero è 7 è l’ultimo firmato da Raymond. In Italia, queste storie furono pubblicate dall’editore Nerbini su “L’Avventuroso”, fra il 1935 e il ’36.