Nelle mani di Charlie

La Pallacanestro Cantù – 7 vittorie e 13 sconfitte, appena 2 punti sopra la zona retrocessione – ha cambiato il terzo allenatore: dopo Kurtinaitis e Bolshakov, è stato ingaggiato Carlo Recalcati.

Charlie ha 71 anni e ha già allenato Cantù fra il 1984 e il 1990. Era sulla nostra panchina 33 anni fa e ci torna dopo 27… Da giocatore, fra il 1962 e il 1979, ha vinto due Scudetti, tre Coppe Korac, tre Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale, è tuttora il terzo giocatore con più presenze (434), e come punti realizzati (6396; ci fosse stato il tiro da 3 punti ne avrebbe segnati 10.000). Da allenatore, ha raggiunto quattro semifinali in campionato e una finale di Coppa Korac.
Solo Charlie e il Vate (Bianchini) hanno saputo vincere tre Scudetti con tre squadre differenti (Varese, Fortitudo Bologna, Siena), e Recalcati ha anche guidato la Nazionale dal 2001 al 2009, conquistando il Bronzo agli Europei 2003 e l’incredibile Argento alle Olimpiadi di Atene 2004.

charlie

Ci dicono che la firma vale fino al 30 giugno 2018, dunque Charlie ha ottenuto una congrua buonuscita in caso di esonero.

Il terzo cambio di allenatore si è reso necessario dopo la squallida prestazione che la squadra ha mostrato contro Capo d’Orlando, venendo sconfitta al Pianella dopo 20 minuti allucinanti, che la successiva rimonta ha reso ancora più insopportabili.
Dall’inizio della stagione sono stati tagliati Lawal, Travis, Waters, Laganà, Kariniauskas, e sono stati ingaggiati Acker, Calathes e Cournooh. Per quanto è basso il livello della A1, fino a 15 giorni fa si poteva sperare in un buon girone di ritorno e in un aggancio ai play-off.

L’arrivo di Recalcati – 55 anni dopo il suo esordio canturino – fa capire che la società ha finalmente capito di aver sbagliato tutto, e che si affida a una mano esperta per evitare il baratro.

1805, mi ricordo

Mi ricordo quando la Pallacanestro Cantù era un modello di competenza capace di raggiungere risultati impensabili con risorse modeste.

Cantù, la peggior partenza possibile

cantu

Allenatore nuovo, squadra nuova, assemblata in grande ritardo e con qualche legittimo dubbio sulla lunghezza della panchina. Si comincia giocando a Desio – il palasport di Cantù sembra finalmente in via di costruzione – contro Venezia, che oggi è prima in classifica: fino a metà del terzo quarto Cantù sta avanti, anche di 8, con l’ottima regia di Zabian Dowdell, il playmaker afroamericano arrivato dallo Zenit di San Pietroburgo. Dowdell gioca 18 minuti, segna 15 punti, distribuisce 9 assist. Poi si rompe la mano (starà assente fino a metà dicembre).

Cantù sbanda, Venezia recupera e va a vincere. In settimana, si fa male a un dito anche il play di riserva, Marco Laganà, e in fretta e furia viene ingaggiato Dominic Waters, che tuttavia non può giocare a Brescia, nella prima trasferta stagionale. La difficoltà del derby sta anche nel fatto che Brescia torna in Serie A dopo 28 anni.
E a Brescia, Cantù subisce una sconfitta ignominiosa, segna appena 56 punti, perde di 20, non è mai in partita.

Ora, entro fine ottobre ci sono tre partite (Pesaro e Sassari in casa, Capo d’Orlando fuori) che diranno quale stagione attende la Red October – in attesa di un altro sponsor. Vincerne solo una, vuol dire abbandonare ogni sogno di Final Eight e apprestarsi a soffrire per tutta la stagione. Vincerne un paio può riportare in linea di galleggiamento. Ma se Waters è appena sufficiente, si possono anche vincere tutte e tre…

25 settembre, ottanta anni fa, nasce la Pallacanestro Cantù

Dowdell più Pilepic, manca solo il “3”

Cantù

Cantù ha chiuso due delle tre operazioni che definiscono il valore della squadra e i suoi obiettivi stagionali, ingaggiando il playmaker statunitense Zabian Dowdell e la guardia croata Fran Pilepic. Entrambi hanno esperienza di Eurolega.

Dowdell sta per compiere 32 anni, è alto 192 cm, ha giocato a Phoenix e viene dallo Zenit San Pietroburgo. Pare sia un ottimo regista e un gran difensore, con qualche limite al tiro da 3.
Pilepic ha 27 anni, è alto 193 cm, viene da due stagioni nel Cedevita Zagabria, ha fama di essere un ottimo tiratore e di possedere una notevole intelligenza cestistica.

Manca solo un tassello, il “3”. Il nome che fa sognare è quello di Manuchar Markoishvili, sarebbe un risarcimento a una piazza che per pagare gli stipendi fu costretta a cederlo a metà stagione, mentre altri stravincevano i campionati con i pagamenti in nero.

Al 23 agosto, il cantiere canturino sta ancora montando le impalcature

Confermati JaJuan Johnson e Marco Laganà, ingaggiato un grande allenatore come Rimas Kurtinaitis, per comporre la squadra Gerasimenko ha deciso di aspettare i “tagli” di leghe più ricche, scommettendo sulla disponibilità di ottimi giocatori (ottimi per un campionato triste e avvilito come quello italiano).
Scelta discutibile, soprattutto quando si tratta di ingaggiare qualche italiano: quelli buoni sono pochi, costano cifre assurde, e infatti Cantù ha deciso di completare il roster con Callahan, Laganà, Quaglia, Baparapé e Maresca, mandando in prestito (Treviglio) un paio di ragazzini che devono giocare.

Cantù 3 colpi

Dunque, saranno i 7 stranieri a definire il valore della Cantù 2016-17, e al 23 agosto tre caselle fondamentali sono ancora vuote. Mancano il playmaker, una guardia e un’ala. Tre titolari…
Gli ingaggi più significativi mi sembrano quelli di Romeo Travis e Gani Lawal, e suscita una certa curiosità il lituano di cui dovremo imparare il nome.
Azzeccandoli tutti e tre, con un allenatore di questo calibro, scommetterei sull’ingresso nei playoff, con qualche speranziella in più.

Biennale a Rimas Kurtinaitis: Cantù ricomincia da un grande allenatore

Amo il basket lituano, prima o poi voglio vedere dal vivo Kaunas e lo Zalgiris, chi ha l’età per aver discusso su chi fosse più forte fra Drazen e Sabonis, sa di cosa parlo.

Lituania

Rimas Kurtinaitis – il secondo da sinistra, quello biondo, fra Khomicius (forse), Sabonis e Marciulonis – è stato ingaggiato dalla Pallacanestro Cantù con un contratto biennale. Nato a Kaunas (15 maggio 1960), ha allenato nelle ultime cinque stagioni una corazzata come il Khimki, vincendo due Eurocup e un campionato russo; prima, nel Lietuvos Rytas, a Vilnius, aveva conquistato un’altra Eurocup, due campionati lituani e una Lega Baltica.
Da giocatore, Kurtinaitis è stato fra le 5 guardie-ali migliori d’Europa. Con lo Zalgiris, ha conquistato per tre volte il titolo sovietico; di scudetti ne ha vinti un altro paio nel Real Madrid.
Ha giocato sia con la nazionale CCCP, che con quella lituana: tre Olimpiadi e tre medaglie (oro a Seul nel 1988, bronzo nel 1992 e nel 1996); fra Mondiali ed Europei, una quantità di altre medaglie.

Rimas Kurtinaitis

Salvata Cantù dalla quasi certa retrocessione, impostata la riedificazione del palasport Pianella, con l’ingaggio di Kurtinaitis il presidente Dimitry Gerasimenko lancia un segnale inequivocabili: playoff quest’anno, qualche titolo nel 2018.

Cantù, ora mancano solo un allenatore e una squadra

Presentato il progetto del Nuovo Pianella, o PalaGera 2016.
Bello e sostenibile.
La capienza aumenterà di oltre 1700 posti, i tempi sono quantificati in 13 mesi, dunque nella primavera 2018 ci si potrebbe già giocare.

Gerasimenko si era presentato con stile discutibile e portafoglio troppo generoso: sembra aver imparato la lezione, ma ora deve costruire una squadra da zero, e non può fallire i playoff. Se ci riesce, la prossima estate si sognerà lo scudetto nel nuovo palazzetto.

PalaGera 1

Abass firma per Milano, che vuole pure Pascolo, Della Valle e Fontecchio: Armani nel basket sintetizza la “meritocrazia” che vige in Italia

Domani novità su Cantù?

Il nuovo palasport, il nuovo allenatore, quale budget e quali obiettivi per la Pallacanestro Cantù nella stagione 2016-17: domani dovremmo saperne di più.
Intanto, assistiamo agli altri che giocano. Mancati i play-off, vedere Venezia in semifinale fa tornare alla mente la netta vittoria fuori casa all’andata (95-103), ancora con Corbani, e la disastrosa sconfitta al ritorno (72-76), ai miei occhi la partita del precipizio, dalle ambizioni di play-off alla stentata salvezza. Resto dell’idea che il roster di Venezia non sia superiore a quello canturino.

Altrove, Vlade Micov ha vinto l’Eurocup con il Galatasaray, Manuchar Markoishvili ha fatto parte del Darussafaka turco che è stata la grande sorpresa della prima fase di Euroleague, e James Feldeine ha appena portato il Panathinaikos alla finale del campionato greco.
Micov, Markoishvili e Feldeine hanno giocato a Cantù, ma so bene che sono andati a incassare stipendi ben più remunerativi. Però, Cantù vedrà nelle semifinali del campionato italiano un bel po’ di ex, e non tutti erano da tagliare in cambio delle fallimentari scommesse degli ultimi anni.

Hanno giocato discreti campionati Mancinelli, Bergreen, Hasbrouck e Lydeka, ma i nomi sui cui riflettere sono altri. Della Cremona eliminata ai Quarti, fa parte Cusin. Della Venezia semifinalista, Benjamin Ortner e Mike Green. Di Reggio Emilia, l’immortale Kaukenas, Stefano Gentile e Pietro Aradori. Di Avellino, allenata da Sacripanti, Joe Ragland, Ivan Buva e Maarten Leunen.
Con Ragland, Buva e Ortner, sono più che convinto che si sarebbero acciuffati i play-off.

Cantù travolge Bologna, e una stagione pessima non diventa catastrofica

Nobili decadute? Fra Cantù e Virtus Bologna ieri ci si giocava la permanenza in A1, e la netta differenza di qualità del roster, unita al calore del fattore campo, ha dettato l’esito più prevedibile.
I canturini venivano da 8 sconfitte nelle ultime 10 partite (almeno 3 assurde, dilapidando larghi vantaggi) e dopo aver vagheggiato di play-off e mine vaganti, si erano trovati sull’orlo del burrone. Per fortuna, l’avversario di ieri sta persino peggio, e aver ribaltato anche la differenza canestri ha certificato la matematica salvezza.

Intanto, sono cominciati i play-off NBA, ormai divenuti la saga del tiro da 3.
“Fino al 2011 la media dei tiri da tre tentati in una stagione dalle squadre Nba non aveva mai superato la soglia dei 1.500, nel 2012-13 si è arrivati a 1.636, nel 2013-14 a 1.766, nel 2014-15 a 1.838 e quest’anno a 1.948. Una tendenza chiara, di cui i Warriors si sono erti a orgogliosi portabandiera: nella regular season appena conclusa, i ragazzi di Kerr sono primi sia per numero di triple – 2.592 tentate e 1.077 messe a segno – sia per percentuale di realizzazione (41%)”.
Sta scritto in uno splendido articolo su Steve Kerr, QUI

#Cantù fallisce l’aggancio all’ultimo treno playoff con un disperante ultimo quarto: 2/12 e 4/8 ai liberi

Cantù sconfitta a Milano senza il suo totem

Cantù

Se l’undicesima va in casa della prima, che in casa le vince tutte, non ci sono molte speranze. Resta il rimpianto di essersela giocata senza Fesenko (il miglior canturino i 5 delle ultime 6 uscite): una beffa, considerando il fatto che si è sviluppata una partita a punteggio basso; vedere in campo Tessitori e Nwohuocha Curtis, faceva presagire come sarebbe finita già mentre le squadre sembravano in equilibrio.

Milano l’ha vinta con uno strappo in avvio di terzo quarto: all’intervallo, grazie a un canestro da 10 metri di Ukic, si era finiti sul 36-36, il 15-0 dell’Armani ha chiuso ogni discorso, e a poco valgono le mezze parole di Bazarevich sull’aggressività non punita dei padroni di casa. Gentile era ispirato, Batista ha fatto quel che ha voluto (7 rimbalzi in attacco), Lafayette ha prevalso in regia (discreto Ukic, negativo Hodge) e Mclean, Macvan, Cinciarini e Cerella hanno abbondantemente supplito alla serataccia di Sanders.
La distribuzione dei tiri canturini è stata negativa: 15/32 da due, 10/30 da tre, e quando Heslip non va in trance, non può bastare un pur positivo Lorbek.

Restano 6 partite, per agganciare i playoff bisognerebbe vincerne 5, ma ci sono 3 trasferte e Cantù ha perso tutte le ultime 4.

Cantù dilaga, Milano ci dirà se è vera gloria

Cantù

Partita di “parziali” (cioè di sbandate incontrollate): 17-0 per Cantù all’inizio, poi 0-8, poi 1-10, poi 8-0, si stava ancora in equilibrio, 48-46 al minuto 23, quando Cantù ha dato lo strappo decisivo: 38-13 in meno di 10 minuti, fra il terzo e l’ultimo periodo.

Poi, cosa serva a Cantù è fin troppo facile a capirsi: deve entrare il tiro da tre. Domenica un 10/20 con il 3/3 di Heslip a dare l’esempio. A quel punto, potendo alternare il gioco dentro e fuori, Fesenko diventa immarcabile, 6/8 da due, 15 rimbalzi di cui 6 in attacco, 3 stoppate, 325 di valutazione in 28 minuti.

Ottimo Ukic, 4/4 da due, 2/4 da tre e 4 assist, incostante JJJ (6/17 da due, ma anche 7 rimbalzi), ottimo il finale di Abass, non c’è stato bisogno dei punti di Hodge, e si sono rivisti in campo Zugno, Cesana e Tessitori, in un lungo garbage time che può rivelarsi esaltante solo col senno del poi, se a Milano si compie l’impresa.

Mancano 7 partite, per andare ai playoff Cantù deve vincerne 5, se perde a Milano torna in alto mare, se vince può addirittura puntare al sesto posto. Il paradosso è che con 10 vinte e 13 perse, la differenza canestri è positiva, migliore di quella di Brindisi e di Trento. Bisognerà pur imparare a vincere con il minimo scarto…

Dimnticavo, ho visto dal vivo Virtus-Varese, a Casalecchio, 33 palle perse, errori grotteschi, talento ai minimi termini: è automaticamente diventata la partita più brutta a cui abbia mai assistito.

Cantù batte Pistoia e scongiura il precipizio

Cantù

Sotto di 10 a 3 minuti dall’intervallo, Cantù si scrolla di dosso ogni rischio paralizzante – fino a ieri si poteva temere il risucchio in zona retrocessione – e gioca 23’ di buon basket, batte una squadra molto solida e ribalta la differenza canestri.

Raramente l’Indice di Valutazione della Lega risulta così dissonante rispetto al punteggio: 82-74 dice il tabellino, 98-69 l’IVL. In pratica, Cantù ha prevalso in ogni fondamentale, rovinando il lavoro con la gestione della palla: meno 8 il bilancio delle palle perse, più 6 a rimbalzo, lievemente migliori le percentuali al tiro (15/20 ai liberi, 20/42 da due, 9/24 da tre).

Per la quarta giornata consecutiva, Fesenko è il più positivo: segna 15 punti, ma acchiappa 15 rimbalzi e si fa fare 7 falli. Notevole anche la prova di Hodge, liberato dalla convivenza con Ukic (infortunato): il play americano sta in campo oltre 38’, distribuisce 11 assist e subisce 8 falli. In crescita JuJuan Johnson, con i suoi 13 rimbalzi e una buona presenza offensiva. Non va sottovalutato, infine, il contributo di Heslip con il suo 6/10 dalla lunga distanza: già segnare 6 triple non è poco, ma senza Heslip la percentuale al tiro d fuori tracolla (3/14).

Bazarevich ha giocato il tutto per tutto, schierando appena 7 elementi, e trovando punti e muscoli dai nuovi arrivati, Lorbek e Ignerski. Sappiamo che questa non è una squadra adatta a lottare per non retrocedere: scongiurata questa eventualità, potrebbe darci delle belle sorprese, ma la parola play-off resta proibita.

Cantù tracolla a Brindisi: finite le scuse

Cantù

Serviva la miglior prestazione stagionale, è arrivata la peggiore, con un rovinoso meno 55 nell’Indice di valutazione della Lega.
Abass si è scusato coi tifosi, la zona retrocessione è più vicina dei play-off, per agganciare la post season servono 7 vittorie nelle 10 partite che rimangono: impresa quasi impossibile, anche se adesso ci sono 12 giorni di allenamenti e due nuovi giocatori – Michal Ignerski e Domen Lorbek – da inserire. Inserimenti di esperienza, ma nemmeno Metta, oggi, sarebbe in grado di ridare entusiasmo.

Le 6 palle perse da Ukic, la regia balbettante di Hodge, l’involuzione di JJJ, la peggior prestazione di Abass, un 6/23 da tre, che senza Heslip sarebbe un 2/16, un bilancio di 7 a 19 negli assist, 28 a 38 rimbalzo, il meno 10 fra palle perse e recuperate, e lo stupefacente 0/6 ai tiri liberi… Che altro aggiungere?
Una figuraccia penosa, il punto più basso di una squadra e di un allenatore che appena 15 giorni fa indugiavano su ben altri obiettivi.

Speriamo che Gerasimenko abbia capito che non si può gestire una squadra con metodi così grossolani, inserendo 6 (sei) nuovi giocatori, di cui 4 nel girone di ritorno. Vedere dove stanno Cremona e Avellino, è davvero istruttivo.

Ammesso lo diventi, oggi Cantù non è una squadra

Cantù

Mentre l’Inter si inabissava nel derby, Cantù perdeva ancora una volta in casa. Per la quinta volta in 10 partite…
Ora ci sono tre trasferte nelle prossime quattro partite e il dentro o fuori dalla Coppetta, che oltretutto dipenderà dallo Chalon e dagli estoni almeno quanto da Cantù.
Insomma, la situazione è tornata pessima.

Sconfitta meritata, quella contro Reggio (priva di Kaukenas e Veeremenko), per il semplice fatto che si sono affrontate una squadra – loro – e giocatori senza amalgama – noi.
Il terzo quarto ha scavato il solco, grazie alla precisione dalla lunga di Della Valle, ma Cantù l’ha persa sotto i tabelloni, concedendo 17 rimbalzi offensivi a Reggio, e nella gestione della palla, con 13 sanguinose palle perse.
E’ evidente l’involuzione di JuJuan Johnson, e sembra chiaro che l’aver rinunciato a Hasbrouck ha tolto compattezza e ridotto le rotazioni. Bazarevich non si aspetta niente dalla panchina, ieri ha fatto giocare 9 minuti Tessitori (un solo tiro, sbagliato) e 3′ il polacco. Per il resto, sempre in campo i soliti 6.

Segnali positivi da Fesenko, che andrebbe cercato ancora di più, e non disprezzabile l’impatto di Heslip. Ma la coabitazione fra Ukic e Hodge rischia di farsi stridente e in generale la squadra sembra mentalmente affaticata, dovendo recuperare in poche settimane un assetto che altri hanno memorizzato da mesi. O da anni, come Reggio Emilia.