Biennale a Rimas Kurtinaitis: Cantù ricomincia da un grande allenatore

Amo il basket lituano, prima o poi voglio vedere dal vivo Kaunas e lo Zalgiris, chi ha l’età per aver discusso su chi fosse più forte fra Drazen e Sabonis, sa di cosa parlo.

Lituania

Rimas Kurtinaitis – il secondo da sinistra, quello biondo, fra Khomicius (forse), Sabonis e Marciulonis – è stato ingaggiato dalla Pallacanestro Cantù con un contratto biennale. Nato a Kaunas (15 maggio 1960), ha allenato nelle ultime cinque stagioni una corazzata come il Khimki, vincendo due Eurocup e un campionato russo; prima, nel Lietuvos Rytas, a Vilnius, aveva conquistato un’altra Eurocup, due campionati lituani e una Lega Baltica.
Da giocatore, Kurtinaitis è stato fra le 5 guardie-ali migliori d’Europa. Con lo Zalgiris, ha conquistato per tre volte il titolo sovietico; di scudetti ne ha vinti un altro paio nel Real Madrid.
Ha giocato sia con la nazionale CCCP, che con quella lituana: tre Olimpiadi e tre medaglie (oro a Seul nel 1988, bronzo nel 1992 e nel 1996); fra Mondiali ed Europei, una quantità di altre medaglie.

Rimas Kurtinaitis

Salvata Cantù dalla quasi certa retrocessione, impostata la riedificazione del palasport Pianella, con l’ingaggio di Kurtinaitis il presidente Dimitry Gerasimenko lancia un segnale inequivocabili: playoff quest’anno, qualche titolo nel 2018.

Cantù, ora mancano solo un allenatore e una squadra

Presentato il progetto del Nuovo Pianella, o PalaGera 2016.
Bello e sostenibile.
La capienza aumenterà di oltre 1700 posti, i tempi sono quantificati in 13 mesi, dunque nella primavera 2018 ci si potrebbe già giocare.

Gerasimenko si era presentato con stile discutibile e portafoglio troppo generoso: sembra aver imparato la lezione, ma ora deve costruire una squadra da zero, e non può fallire i playoff. Se ci riesce, la prossima estate si sognerà lo scudetto nel nuovo palazzetto.

PalaGera 1

Abass firma per Milano, che vuole pure Pascolo, Della Valle e Fontecchio: Armani nel basket sintetizza la “meritocrazia” che vige in Italia

Domani novità su Cantù?

Il nuovo palasport, il nuovo allenatore, quale budget e quali obiettivi per la Pallacanestro Cantù nella stagione 2016-17: domani dovremmo saperne di più.
Intanto, assistiamo agli altri che giocano. Mancati i play-off, vedere Venezia in semifinale fa tornare alla mente la netta vittoria fuori casa all’andata (95-103), ancora con Corbani, e la disastrosa sconfitta al ritorno (72-76), ai miei occhi la partita del precipizio, dalle ambizioni di play-off alla stentata salvezza. Resto dell’idea che il roster di Venezia non sia superiore a quello canturino.

Altrove, Vlade Micov ha vinto l’Eurocup con il Galatasaray, Manuchar Markoishvili ha fatto parte del Darussafaka turco che è stata la grande sorpresa della prima fase di Euroleague, e James Feldeine ha appena portato il Panathinaikos alla finale del campionato greco.
Micov, Markoishvili e Feldeine hanno giocato a Cantù, ma so bene che sono andati a incassare stipendi ben più remunerativi. Però, Cantù vedrà nelle semifinali del campionato italiano un bel po’ di ex, e non tutti erano da tagliare in cambio delle fallimentari scommesse degli ultimi anni.

Hanno giocato discreti campionati Mancinelli, Bergreen, Hasbrouck e Lydeka, ma i nomi sui cui riflettere sono altri. Della Cremona eliminata ai Quarti, fa parte Cusin. Della Venezia semifinalista, Benjamin Ortner e Mike Green. Di Reggio Emilia, l’immortale Kaukenas, Stefano Gentile e Pietro Aradori. Di Avellino, allenata da Sacripanti, Joe Ragland, Ivan Buva e Maarten Leunen.
Con Ragland, Buva e Ortner, sono più che convinto che si sarebbero acciuffati i play-off.

Cantù travolge Bologna, e una stagione pessima non diventa catastrofica

Nobili decadute? Fra Cantù e Virtus Bologna ieri ci si giocava la permanenza in A1, e la netta differenza di qualità del roster, unita al calore del fattore campo, ha dettato l’esito più prevedibile.
I canturini venivano da 8 sconfitte nelle ultime 10 partite (almeno 3 assurde, dilapidando larghi vantaggi) e dopo aver vagheggiato di play-off e mine vaganti, si erano trovati sull’orlo del burrone. Per fortuna, l’avversario di ieri sta persino peggio, e aver ribaltato anche la differenza canestri ha certificato la matematica salvezza.

Intanto, sono cominciati i play-off NBA, ormai divenuti la saga del tiro da 3.
“Fino al 2011 la media dei tiri da tre tentati in una stagione dalle squadre Nba non aveva mai superato la soglia dei 1.500, nel 2012-13 si è arrivati a 1.636, nel 2013-14 a 1.766, nel 2014-15 a 1.838 e quest’anno a 1.948. Una tendenza chiara, di cui i Warriors si sono erti a orgogliosi portabandiera: nella regular season appena conclusa, i ragazzi di Kerr sono primi sia per numero di triple – 2.592 tentate e 1.077 messe a segno – sia per percentuale di realizzazione (41%)”.
Sta scritto in uno splendido articolo su Steve Kerr, QUI

#Cantù fallisce l’aggancio all’ultimo treno playoff con un disperante ultimo quarto: 2/12 e 4/8 ai liberi

Cantù sconfitta a Milano senza il suo totem

Cantù

Se l’undicesima va in casa della prima, che in casa le vince tutte, non ci sono molte speranze. Resta il rimpianto di essersela giocata senza Fesenko (il miglior canturino i 5 delle ultime 6 uscite): una beffa, considerando il fatto che si è sviluppata una partita a punteggio basso; vedere in campo Tessitori e Nwohuocha Curtis, faceva presagire come sarebbe finita già mentre le squadre sembravano in equilibrio.

Milano l’ha vinta con uno strappo in avvio di terzo quarto: all’intervallo, grazie a un canestro da 10 metri di Ukic, si era finiti sul 36-36, il 15-0 dell’Armani ha chiuso ogni discorso, e a poco valgono le mezze parole di Bazarevich sull’aggressività non punita dei padroni di casa. Gentile era ispirato, Batista ha fatto quel che ha voluto (7 rimbalzi in attacco), Lafayette ha prevalso in regia (discreto Ukic, negativo Hodge) e Mclean, Macvan, Cinciarini e Cerella hanno abbondantemente supplito alla serataccia di Sanders.
La distribuzione dei tiri canturini è stata negativa: 15/32 da due, 10/30 da tre, e quando Heslip non va in trance, non può bastare un pur positivo Lorbek.

Restano 6 partite, per agganciare i playoff bisognerebbe vincerne 5, ma ci sono 3 trasferte e Cantù ha perso tutte le ultime 4.

Cantù dilaga, Milano ci dirà se è vera gloria

Cantù

Partita di “parziali” (cioè di sbandate incontrollate): 17-0 per Cantù all’inizio, poi 0-8, poi 1-10, poi 8-0, si stava ancora in equilibrio, 48-46 al minuto 23, quando Cantù ha dato lo strappo decisivo: 38-13 in meno di 10 minuti, fra il terzo e l’ultimo periodo.

Poi, cosa serva a Cantù è fin troppo facile a capirsi: deve entrare il tiro da tre. Domenica un 10/20 con il 3/3 di Heslip a dare l’esempio. A quel punto, potendo alternare il gioco dentro e fuori, Fesenko diventa immarcabile, 6/8 da due, 15 rimbalzi di cui 6 in attacco, 3 stoppate, 325 di valutazione in 28 minuti.

Ottimo Ukic, 4/4 da due, 2/4 da tre e 4 assist, incostante JJJ (6/17 da due, ma anche 7 rimbalzi), ottimo il finale di Abass, non c’è stato bisogno dei punti di Hodge, e si sono rivisti in campo Zugno, Cesana e Tessitori, in un lungo garbage time che può rivelarsi esaltante solo col senno del poi, se a Milano si compie l’impresa.

Mancano 7 partite, per andare ai playoff Cantù deve vincerne 5, se perde a Milano torna in alto mare, se vince può addirittura puntare al sesto posto. Il paradosso è che con 10 vinte e 13 perse, la differenza canestri è positiva, migliore di quella di Brindisi e di Trento. Bisognerà pur imparare a vincere con il minimo scarto…

Dimnticavo, ho visto dal vivo Virtus-Varese, a Casalecchio, 33 palle perse, errori grotteschi, talento ai minimi termini: è automaticamente diventata la partita più brutta a cui abbia mai assistito.

Cantù batte Pistoia e scongiura il precipizio

Cantù

Sotto di 10 a 3 minuti dall’intervallo, Cantù si scrolla di dosso ogni rischio paralizzante – fino a ieri si poteva temere il risucchio in zona retrocessione – e gioca 23’ di buon basket, batte una squadra molto solida e ribalta la differenza canestri.

Raramente l’Indice di Valutazione della Lega risulta così dissonante rispetto al punteggio: 82-74 dice il tabellino, 98-69 l’IVL. In pratica, Cantù ha prevalso in ogni fondamentale, rovinando il lavoro con la gestione della palla: meno 8 il bilancio delle palle perse, più 6 a rimbalzo, lievemente migliori le percentuali al tiro (15/20 ai liberi, 20/42 da due, 9/24 da tre).

Per la quarta giornata consecutiva, Fesenko è il più positivo: segna 15 punti, ma acchiappa 15 rimbalzi e si fa fare 7 falli. Notevole anche la prova di Hodge, liberato dalla convivenza con Ukic (infortunato): il play americano sta in campo oltre 38’, distribuisce 11 assist e subisce 8 falli. In crescita JuJuan Johnson, con i suoi 13 rimbalzi e una buona presenza offensiva. Non va sottovalutato, infine, il contributo di Heslip con il suo 6/10 dalla lunga distanza: già segnare 6 triple non è poco, ma senza Heslip la percentuale al tiro d fuori tracolla (3/14).

Bazarevich ha giocato il tutto per tutto, schierando appena 7 elementi, e trovando punti e muscoli dai nuovi arrivati, Lorbek e Ignerski. Sappiamo che questa non è una squadra adatta a lottare per non retrocedere: scongiurata questa eventualità, potrebbe darci delle belle sorprese, ma la parola play-off resta proibita.

Cantù tracolla a Brindisi: finite le scuse

Cantù

Serviva la miglior prestazione stagionale, è arrivata la peggiore, con un rovinoso meno 55 nell’Indice di valutazione della Lega.
Abass si è scusato coi tifosi, la zona retrocessione è più vicina dei play-off, per agganciare la post season servono 7 vittorie nelle 10 partite che rimangono: impresa quasi impossibile, anche se adesso ci sono 12 giorni di allenamenti e due nuovi giocatori – Michal Ignerski e Domen Lorbek – da inserire. Inserimenti di esperienza, ma nemmeno Metta, oggi, sarebbe in grado di ridare entusiasmo.

Le 6 palle perse da Ukic, la regia balbettante di Hodge, l’involuzione di JJJ, la peggior prestazione di Abass, un 6/23 da tre, che senza Heslip sarebbe un 2/16, un bilancio di 7 a 19 negli assist, 28 a 38 rimbalzo, il meno 10 fra palle perse e recuperate, e lo stupefacente 0/6 ai tiri liberi… Che altro aggiungere?
Una figuraccia penosa, il punto più basso di una squadra e di un allenatore che appena 15 giorni fa indugiavano su ben altri obiettivi.

Speriamo che Gerasimenko abbia capito che non si può gestire una squadra con metodi così grossolani, inserendo 6 (sei) nuovi giocatori, di cui 4 nel girone di ritorno. Vedere dove stanno Cremona e Avellino, è davvero istruttivo.

Ammesso lo diventi, oggi Cantù non è una squadra

Cantù

Mentre l’Inter si inabissava nel derby, Cantù perdeva ancora una volta in casa. Per la quinta volta in 10 partite…
Ora ci sono tre trasferte nelle prossime quattro partite e il dentro o fuori dalla Coppetta, che oltretutto dipenderà dallo Chalon e dagli estoni almeno quanto da Cantù.
Insomma, la situazione è tornata pessima.

Sconfitta meritata, quella contro Reggio (priva di Kaukenas e Veeremenko), per il semplice fatto che si sono affrontate una squadra – loro – e giocatori senza amalgama – noi.
Il terzo quarto ha scavato il solco, grazie alla precisione dalla lunga di Della Valle, ma Cantù l’ha persa sotto i tabelloni, concedendo 17 rimbalzi offensivi a Reggio, e nella gestione della palla, con 13 sanguinose palle perse.
E’ evidente l’involuzione di JuJuan Johnson, e sembra chiaro che l’aver rinunciato a Hasbrouck ha tolto compattezza e ridotto le rotazioni. Bazarevich non si aspetta niente dalla panchina, ieri ha fatto giocare 9 minuti Tessitori (un solo tiro, sbagliato) e 3′ il polacco. Per il resto, sempre in campo i soliti 6.

Segnali positivi da Fesenko, che andrebbe cercato ancora di più, e non disprezzabile l’impatto di Heslip. Ma la coabitazione fra Ukic e Hodge rischia di farsi stridente e in generale la squadra sembra mentalmente affaticata, dovendo recuperare in poche settimane un assetto che altri hanno memorizzato da mesi. O da anni, come Reggio Emilia.

Almeno c’è Cantù

Cantù

Vittoria in casa dei campioni d’Italia (irriconoscibili) e prestazione di grande sostanza per la squadra di Bazarevich, che ha considerato questa partita così cruciale da limitare al minimo le rotazioni: in pratica, hanno giocato in 6 (tutti più di 26′, in 4 più di 30′), con minimi contributi di Cesana (1′), Woiciek (4′) e Tessitori (6′).
Coperta corda, ma decisamente calda.
Quanto possa valere l’asse Ukic+Fesenko lo ha dimostrato la loro sostanziale immarcabilità per i primi 15 minuti. Alla fine, Roko Ukic confeziona un 7/11 da due, 7 assist e 5 rimbalzi, mentre l’Omone fa 8/10 da sotto e raccatta 7 rimbalzi.
Notevolissima anche la prestazione di Hodge, che segna solo due canestri su 8 tiri, ma smazza 11 assist.
L’indice di valutazione della Lega penalizza il peso specifico di Heslip, il cui 6/7 da tre ha significato un clamoroso 2.00 di OER (indice di rendimento offensivo). Bene anche Abass, miglior rimbalzista con 8.

Qualcuno si lamenterà di non aver rimediato alla differenza canestri, ma la mia sensazione è che a fine stagione non ce ne sarà bisogno: Cantù è superiore a Sassari e può vincere 8, forse addirittura 9 delle prossime 13 partite di regular season.
Segnali positivi dalla difesa e nella selezione di tiri: 25/42 da due, 9/17 da tre (lontani i tempi in cui i tiri da tre erano più di quelli da sotto) e 9/12 dalla lunetta.

Segnale negativo, l’involuzione di JJ Johnson, ieri alla peggiore prestazione dal suo arrivo: il fatto è che gli viene chiesto di stare più vicino a canestro, e temo non sia adeguato al ruolo. E’ evidente che a Cantù manchi ancora un tassello per allungare le rotazioni e diventare la quarta-quinta forza del campionato.

Cantù, troppo facile, fra segnali positivi e incertezze da sciogliere

Cantù

Capo d’Orlando è la più seria indiziata alla retrocessione, Cantù esibiva al Pianella i due acquisti da cui ci si aspetta il salto di qualità, e la partita si è messa in discesa fin dal primo quarto, grazie a Hodge e Heslip.
Ne è derivata una partita fin troppo agevole, vinti tutti e quattro i quarti (non credo fosse ancora accaduto, in questa stagione, e anche Ukic e Fesenko hanno potuto inserirsi con la gradualità necessaria.

La differenza di qualità è implicitamente confermata da un divario finale di 66 punti, secondo l’Indice di Valutazione della Lega.
Ciò si è concretizzato, nonostante percentuali al tiro da due assai rivedibili (20/42) e, fatto sconcertante, nonostante una cattiva serata a rimbalzo: 38 a 51, un’aberrazione da sistemare al più presto, perché non sempre ci sarà un avversario che tira così male.

Importante il segnale di leadership venuto da Hodge, che in 27′ ha chiuso con 3/e da due, 4/5 da tre, 5 rimbalzi e 6 assist. Bene Heslip con il suo 4/6 dalla distanza, da rimarcare anche i 6 assist di Ukic e le 4 stoppate di JJJ, insolitamente impreciso al tiro.
Purtroppo, un paio di evitabili sconfitte all’andata, rendono il cammino canturino molto arduo, nel ritorno si tratta di vincerne almeno 9, e nelle prossime 4 ci sono tre trasferte a Sassari, Torino e Brindisi, con Reggio Emilia in casa: bisognerebbe uscirne con un paio di vittorie, senza dimenticare la Coppa, a sua volta appesa al minimo scarto nella partita di andata contro il Krasnoyark. E si gioca già dopodomani…

Cantù, continua la rivoluzione

Posso capire il disgusto dei tifosi varesini, ora che Roko Ukic firma per Cantù, abbandonando la curva a cui piace infiammarsi al grido di “Bruceremo Cantù”.
Pallacanestro Cantù logoPosso capirli, anche se chi ha visto Dino Meneghin passare da Varese a Milano, Antonello Riva da Cantù a Milano, e più di recente i tanti scippi a suon di dollaroni di Siena (campionati falsati, ma scudetti ancora esposti) e Milano, dovrebbe avere il senso della misura: Ukic non ha giocato mezza carriera a Varese, ma una decina di partite…

Quanto a Cantù, in quasi mezzo secolo di ricordi, non ricordo una stagione così cataclismatica. Sono stati liberati i contratti di Langston Hall e LaQuinton Ross. Sono stati ingaggiati Hodge (voto 7, finora), Johnson (9), e ora Fesenko (8 di stima) e Ukic (8 di stima pure lui). È stato esonerato l’allenatore. È cambiata la proprietà. Ora ci si chiede chi verrà tagliato, fra Hasbrouck e Bergreen. E già si gioca stasera in Coppa e sta per cominciare il girone di ritorno in campionato, dove servono almeno 9 vittorie per agganciare i play-off.

Tolto Abass, reduce dalla sagra delle schiacciate, l’intero quintetto-base è nuovo. Le aspettative sono moltiplicate. Arriveranno altre scosse di assestamento, ma è chiaro che nessuno vorrebbe trovarsi contro Cantù nei play-off (sempre che ci si arrivi).

L’Omone

Cantù firma Kyrylo Fesenko, 216 cm per 130 kg.

Terzo cambiamento nel quintetto base, oltre all’allenatore e al presidente, in poco più di un mese.

E non è finita.

Kyrylo Fesenko

Cantù schiantata a rimbalzo da Varese

Cantù

Se la sconfitta di Bologna era stata bruciante, questa di Varese lascia una cicatrice ancora più vistosa.

Si è persa l’occasione di andare alle Final Eight – ci va l’Avellino di Sacripanti e Leunen, Ragland e Buva – e adesso per conquistare i playoff serve un girone di ritorno da 10 vinte e 5 perse, perché si è chiusa l’andata con 6 vinte e 9 perse, e l’equilibrio della mediocrità è destinato a proseguire (a parte Milano e Reggio Emilia).
La gravità della sconfitta sta tutta in un dato. A rimbalzo, Varese 51, Cantù 31. Rimbalzi in attacco: Varese 22, Cantù 6.
Cinque varesini hanno spazzolato almeno 6 palloni sotto le plance (solo JJJ e Abass, per Cantù), consentendo alla loro squadra di stravincere pur tirando malino: 17/42 da due e 9/29 da tre.

Chiuso il girone d’andata al dodicesimo posto, Cantù deve spendere per arrivare al più presto a un pivot (il rendimento di Bergreen è collassato dopo il taglio di Hall) e a un altro play in grado di alternarsi con Hodge; se Hasbrouck gioca come ieri, la squadra perde anche la fluidità per tirare da tre, ieri l’ha fatto appena 14 volte (metà della media) e solo Abass e Heslip hanno fatto canestro.

Tutto sommato, questa sconfitta è istruttiva: dimostra che non bastano i soldi per costruire una squadra, dunque invita alla pazienza, all’allenamento, alla costruzione di un gruppo solido. A darsi un progetto.

Cantù travolge Pesaro: forse troppo facile, ma alcuni segnali spingono all’ottimismo

Cantù 6 - 8

Opinione personale, non ci sono 4 squadre più forti di Cantù, e il nono-undicesimo posto attuale è destinato a migliorare. Già rimane uno spiraglio per le Final Eight, vincendo a Varese (evento necessario, per non contraddire radicalmente quel che sto scrivendo).

È evidente che JaJuan Johnson è uno dei migliori stranieri del campionato, e che la coppia Hodge-Hasbrouck migliora la sua chimica, partita dopo partita.
Altrettanto evidente è che ci sono notevoli margini difensivi. A Pesaro sono stati concessi 14, poi 13, poi 18 punti (45) nei primi tre quarti, e se è vero che Austin Daye ha spadellato (marcato da JJJ), la solidità difensiva garantita anche da Ross (3 assist e 3 rimbalzi, in campo 17’ cercandosi un solo tiro: incredibile) e dal miglior Tessitori della stagione (8 punti in 22’, 6 rimbalzi, una stoppata, un assist e persino un + 1 fra perse e recuperate), fa pensare che almeno al Pianella d’ora in poi passeranno in pochi.

Pare che Bergreen si sia fatto male in allenamento, ma ciò ha consentito di focalizzare ancor meglio cosa manchi alla squadra con Bazarevich in panchina. Spero che il russo sappia riequilibrare le scelte di tiro: provarci 33 volte da tre (13 sì, 39%) e solo 37 da due (21 sì, 57%), mi sembra inadeguato a una squadra che deve coltivare qualche ambizione. Azzeccando un nuovo pivot, poi…

Cantù cade male a Bologna, il problema pivot esplode fragorosamente

Cantù sconfitta a Bologna

Contro una squadra, se possibile, più corta, ma dal grande orgoglio e che sa sfruttare il fattore-campo, Cantù abbandona ogni sogno di Final Eight e si fa battere dopo aver lungamente condotto nel punteggio.
Disastroso, il terzo quarto: 1/7 da due, 3/10 da tre, 6 palle perse, 2 stoppate subite, un indice di valutazione della Lega che certifica un 32-6 per i padroni di casa.

Sconfitta giusta, Cantù ha tirato peggio sia da vicino (17/36 contro 25/41), che dalla lunga distanza (10/31 contro 5/16), esagerando al solito nelle bombe; fallimentare Heslip (6 punti con 10 tiri), male anche Abass e Hasbrouck.
Malissimo i lunghi: la peggior partita di Bergreen (in 20′, 0 punti con 0/3 da sotto e un solo rimbalzo) e Woiciek (2 punti e 4 rimbalzi), per lunghi tratti si è visto JaJuan Johnson in un ruolo inconsueto (15 rimbalzi, di cui 6 offensivi).

Bologna ha scavato il solco nel pitturato, andando in lunetta 25 volte (20 punti) contro le 14 dei canturini (13 punti), e prevalendo a rimbalzo (35 a 32).
I numeri dicono che solo JJJ e Hodge sono stati all’altezza della situazione. La squadra non c’è, è in atto un’evidente crisi di rigetto: con l’arrivo di due ottimi giocatori, tutti gli altri sono peggiorati.

Cantù, ora è ufficiale: l’etichetta diventa “mina vagante”

mina vagante

Battere Trento al termine della settimana più tumultuosa dell’ultimo trentennio, era un obiettivo tutto psicologico. Raggiunto, grazie a un favoloso ultimo quarto, anzi ai 4 minuti che dividono il 67-73 dall’84-73, un 17-0 costruiti da Hasbrouck (9), Abass (5) e Heslip (3).
In precedenza erano stati JaJuan Johnson, 18 punti e 10 rimbalzi, e Walter Hodge, 11 punti e 11 assist (e 7 palle perse), a tenere a galla una squadra che stavolta ha avuto un’ottima ripartizione di punti, con 5 in doppia cifra e i due pivot a quota 9 e 6. Ma hanno giocato in 7, troppo pochi.

Buonissima, la prestazione al tiro: 22 su 32 da due e 7 su 23 da tre, 22 su 30 ai liberi. Negli ultimi 15′ è stato capovolto anche il bilancio a rimbalzo, finendo 40 a 33. Migliori anche negli assist: 23 a 15.

Lo spaziale ultimo quarto (25-15 il punteggio, 38-7 di valutazione) e la miglior prestazione canturina di Kenny Hasbrouck fanno ritenere che sarà “tagliato” Ross, e sinceramente, a parte Milano e Reggio Emilia, non si vedono squadre con un potenziale superiore a quello di Cantù. Di qui l’etichetta di mina vagante: si può vincere con tutti e perdere con tutti… Non bisognerà sbagliare il prossimo inserimento, e comincio a credere che debba essere un pivot.

Cantù si rende ridicola, ma che altro c’era da fare?

cheerleader russe al PianellaEsonerato Corbani (aveva un biennale), arriva Bazarevich, che forse un po’ di italiano lo conosce, avendo giocato a Gorizia e Trieste.
È l’epilogo di una situazione insostenibile. Arriva un nuovo proprietario, tanti soldi e poca raffinatezza, impone delle scelte tecniche con due acquisti onerosi, forse ne farà altri, ma non trova sintonia con Corbani e lo manda via bruscamente (anche perché, meglio non dimenticarlo, i risultati sono stati deludenti).

La notizia coincide con le parole del presidente dell’Olimpia Milano, che spende quasi 11 milioni (lordi) in ingaggi: forse il triplo, forse il quadruplo di Cantù… certo più di molte squadre che sono ancora in Eurolega, a differenza del giocattolo di Armani.

Voglio dire che: 1) Corbani ha tutta la mia solidarietà, spero viva con sollievo questo esonero; 2) Bazarevich dovrà eseguire gli ordini di Gerasimenko, ma ha giocato in Nba, ha giocato e allenato il Cska, vinto medaglie olimpiche da giocatore, non è esattamente un fattorino; 3) come tutti i tifosi di Cantù, non ho dimenticato quando la precedente proprietà dovette cedere il miglior giocatore, Manu Markoishvili, a metà stagione, per poter pagare gli stipendi; 4) non ho visto imprenditori brianzoli aprire il portafogli per ridare slancio a un progetto sportivo che non ha paragoni in Italia (la dozzina di Coppe europee e mondiali, intendo); 5) potrò maledire Gerasimenko solo se non completerà la costruzione del nuovo palazzetto, o avrà perso svariati scudetti e fatto figuracce in Europa spendendo ogni anno 11 milioni di euro in ingaggi.

Cantù si schianta contro Cremona, Corbani accetta malamente il diktat della società e non c’è ombra di gioco di squadra

Cantù 4-7

Il 74-82 finale non rende l’idea. Più chiaro è il 68-95 (meno 27) secondo l’indice di Valutazione della Lega: Cremona ha dominato, sbancato il Pianella per la quarta volta in sei partite, e aperto una crisi che rischia di diventare deflagrante. Oltretutto, si veniva da una settimana di allenamenti senza Coppe, e si poteva sperare in un po’ di fluidità e in qualche schema imparato a memoria…

Nel post-partita, Corbani ha detto di aver rinunciato a Hasbrouck (il miglior difensore del roster) perché la società intende cederlo. Così, dopo Hall (un play decente, intorno al quale si erano visti barlumi di gioco di squadra), ora si rinuncia a Hasbrouck, e si conferma LaQuinton Ross, uno che di un playmaker passatore avrebbe terribilmente bisogno e che nelle ultime 6 partite ne ha giocata bene solo una, contro Caserta.
Tolti Heslip – gran tiratore, niente da dire, ma difensore impalpabile – e JJJ, non salverei nessuno da questa disfatta. Abass conferma l’incapacità nelle mezze misure: o è l’mvp o è anonimo, Hodge ha spadellato troppo per raggiungere la sufficienza, Bergreen ha chiuso con 0 punti, Zugno e Tessitori hanno un segno negativo. Travolti a rimbalzo (28 a 39), i canturini hanno sconsideratamente ecceduto nel tiro da tre (8/31, ma 2/21 senza Heslip), e tirare 31 volte da tre e solo 25 volte da due (13/25), è di per sé un segno di caos.

Insomma, ha vinto Cremona, che non è superiore ma è una squadra, mentre Cantù sembra allontanarsi da questa dimensione.

Cantù vince a Venezia, tirando come mai prima

Cantù 4-6

Per molti aspetti, si è trattato della miglior partita esterna dei canturini negli ultimi 3 anni.
Le statistiche al tiro sono impressionanti: 22/32 da due, 14/24 da tree, 17/21 ai liberi.
Anche a rimbalzo, si è registrato un sostanziale equilibrio: 28-29.

Senza dubbio, è stata la miglior partita in carriera di Awudu Abass, in campo per tutti i 40 minuti, segnando 34 punti con appena 12 conclusioni dal campo (5/5 da due e 5/7 da tre) e un 9/11 dalla lunetta, che certifica gli 8 falli subiti, a cui si aggiungono 10 rimbalzi e 2 assist. Per la quinta volta in dieci partite, Abass è il miglio canturino: la prossima primavera vi sarà un po’ di turismo NBA in Brianza.

E’ stata anche la miglior partita di Woiciechowski (15 punti e 18 di valutazione), positiva la regia di Hodge, con i suoi 7 assist, e la Valutazione della Lega non fa giustizia del contributo di Hasbrouck, che giustamente Corbani ha tenuto in campo per 21′.
Ora, con un Heslip che fa 6/10 da tre e un contributo sufficiente anche di JaJuan Johnson, sembra proprio che Hasbrouck si faccia preferire a Hall e Ross, nella chimica di squadra.

Purtroppo, accanto ai meriti di Corbani nell’esplosione di Abass e nel trovare rapidamente nuovi equilibri dovendo inserire Hodge e JJJ, va registrato il minimo contributo della pattuglia italiana, e un passo indietro di Bergreen, che segna solo 2 punti anche se distribuisce 4 assist e raccoglie 5 rimbalzi.
Sinceramente, non vedo 8 squadre italiane superiori a Cantù, ma una stagione così terremotata non credo possa consentire illusioni a breve termine (Final Eight, intendo). Piuttosto, vanno azzeccate le scelte in uscita e identificato il ruolo in cui fare l’ultimo investimento: pivot? guardia tiratrice?

Cantù affonda contro Milano, lo schiaffo più bruciante

Cantù sconfitta da Milano

Bruciante, questo schiaffo perché Milano veniva al Pianella senza Gentile, mentre Cantù poteva aggiungere al roster il grande talento di JaJuan Johnson, in effetti capace di giocare da solo in maniera mirabile.
Ma gli scossoni inferti dal nuovo presidente hanno bruscamente abbassato la qualità del gioco di squadra, Cantù ha difeso male e ha attaccato senza criterio. Credo che il 21/33 da due rappresenti la miglior percentuale dall’inizio della stagione, ma se tiri così bene da due non puoi limitarti a farlo solo 33 volte, Milan ha cercato il pitturato 9 volte di più.
Pessimo Heslip, il suo 1/8 dalla lunga distanza è stato letale, ma altri hanno sparacchiato senza criterio, se si pensa al 7/30 totale.

Raccapricciante il secondo quarto, chiuso con un 6 a 34 di Valutazione Lega, e 11 tiracci dalla lunga (solo Abass ne ha insaccato uno). E nonostante tutto, Cantù si è presentata sotto di 1 all’ultimo quarto, venendo punita dai tiri siderali di Lafayette (che ha battuto Hodge nello scontro diretto) e dall’acume di McLean (mvp, non potendo assegnare il titolo a uno sconfitto, JJJ: 11/12 da sotto).

Corbani ha scelto di lasciare in panchina Hall e Hasbrouck. È verosimile che Langston Hall stia per salutare la compagnia, ma temo sia impossibile rinunciare a Hasbrouck, vedendo quanto male può farci un Cerella. Ora si apre una fase di riazzeramento degli schemi, e siccome pare scontato che Heslip e Ross siano meglio di quelli visti nel derby, bisogna sperare che JaJuan non comprima eccessivamente Abass, e che Bergreen venga cercato con più continuità. Quanto alle Final Eight, meglio non pensarci più.