Gene Tierney e Jeanne Crain, la Femmina folle e la Donna con cui rifarsi una vita

Bella e fatale, c’è un genere di donna – nel cinema e prima nella letteratura, poi nei fumetti – che fa perdere la testa all’uomo, ne confonde i valori, fino a disintegrare ogni coerenza, e portarlo alla perdizione. Quel genere di donna, di solito, fa una brutta fine, mentre l’uomo a volte si salva, ed è come se si risvegliasse dall’ipnosi.

Nel labirinto delle dark ladies si possono incrociare la farinosa Jessica Lange del remake del Postino (quello firmato da Bob Rafelson), la torrida Virginia Madsen di The Hot Spot (Dennis Hopper), l’ambigua Hilary Swank di Black Dahlia (De Palma), la feroce Evan Rachel Wood in Mildred Pierce (Todd Haynes).

Quella che più si avvicina alla torbida vertigine delle attrici dell’età dell’oro mi sembra la Kathleen Turner di Brivido caldo (Kasdan).

Il bianco e nero avvolgeva quelle donne di un’aura ancor più seducente. Emergeva una figura femminile oscura quanto rivoluzionaria: mutavano i costumi, entrava in scena una donna libera, indipendente, in grado di circuire e manipolare l’uomo anziché esserne dominata, ribaltando secoli di oppressione.

La Garbo è l’archetipo della “tentatrice” (un suo film ha questo titolo), e anche Louise Brooks e Marlene Dietrich stanno ai vertici di questa categoria.

Un salto di qualità avvenne con il successo del noir e dell’hard boiled, fra gli anni Trenta e Quaranta, proiettando nella sfera del divismo Lana Turner, Barbara Stanwyck, Rita Hayworth, Lauren Bacall, Simone Simon, Hedy Lamarr… Su tutte, per l’impareggiabile capacità di apparire adorabile e un attimo dopo letale, Gene Eliza Tierney.

Recuperate Femmina folle (Leave Her to Heaven) di John Stahl: è un film del 1945 di inarrivabile sensualità. E soffermatevi sui due modelli di donna – Gene Tierney, appunto, e la solare Jeanne Crain – che si disputano l’amore di un uomo (insipido, pateticamente inferiore a entrambe).

Per quell’interpretazione – per come odia, per come bacia, si pitta le unghie dei piedi e copre lo sguardo dietro gli occhiali scuri – , Gene Tierney venne candidata all’Oscar come attrice protagonista.
Non vinse. Non poteva vincere, dopo aver dato sostanza a un incubo così desiderabile.

Singolare invito alla lettura

Tutto quello che vediamo, tutto quello che sembriamo, non è che un sogno dentro a un sogno.
Edgar Allan Poe, sulla pelle di Evan Rachel Wood

Meteore 19. Barbara Leigh

La sua è una carriera minimalista: finisce in copertina su Playboy e più tardi incarna la Vampirella della Warren, ma il suo momento magico è interpretando Charmagne ne L’ultimo buscadero di Peckinpah, accanto al miglior Steve McQueen.

Come i due si guardano nel saloon e come va a finire la scena, lo lascio alla vostra immaginazione.

Barbara Leigh

Meteore 63, Mélanie Thierry

Lei è Sophie Levi, l’efebica pianista di «Canone inverso» (Making Love, 2000, Ricky Tognazzi dal romanzo di Maurensig), e a proposito di pianisti, era apparsa due anni prima nella «Leggenda del pianista sull’oceano». Simbolo di quella tipica bellezza da bambola di porcellana, di sbalorditiva fotogenia e di dubbia consistenza.

Mélanie Thierry

Meteore 62, Claudine Auger

Diciottenne, è Miss Francia 1958. Sette anni dopo, Terence Young la dirige in uno dei migliori 007 – «Thunderball: Operazione tuono» – dove interpreta Domino, Dominique Derval, valorizzata dalle numerose sequenze balneari e subacquee girate a Nassau. Poco dopo compare nell’«Arcidiavolo» di Scola, e non ricordo altro.

Claudine Auger - 007 Thunderball

Meteore 61, Cathy Moriarty

Il debutto è nel 1980 come Vickie LaMotta, moglie del «Toro Scatenato» del Bronx, ma la sua interpretazione più brillante arriva l’anno dopo nella commedia acida «I vicini di casa»: lei è l’incantevole, diabolica Ramona, moglie di Vic (Dan Aykroyd) e miraggio sessuale di Earl (l’ultimo ruolo di John Belushi). Giusto ieri ha compiuto 53 anni.

Cathy Moriarty - I vicini di casa

Meteore 60, Elke Sommer

Tedesca anche se molti pensano sia svedese, Elke Schletz si impone come autentico sex symbol degli anni Sessanta: a 23 anni è Inger Lisa Andersson nell’«Intrigo a Stoccolma» con Paul Newman e l’anno dopo sta accanto a Peter Sellers nel primo capitolo della Pantera Rosa («Uno sparo nel buio»). Ruoli antitetici, affrontati con l’inafferrabile espressione di chi sa nascondere l’essenziale.

Elke Sommer - Intrigo a Stoccolma

Meteore 59, Julia Voth

«Bitch Slap» (Rick Jacobson, 2009) è un film sgangherato, con alcune buone idee, sulle orme del Tarantino più trash e soprattutto di Russ Meyer e del suo memorabile «Faster, Pussycat! Kill! Kill!». Questa modella canadese fa Trixie, una spogliarellista che insieme ad altre due “superdotate” va nel deserto a caccia di un tesoro grondante sangue.

Julia Voth - Bitch Slap

Meteore 58, Lisa Zane

Elizabeth Frances Zane, sorella del più noto Billy, ha avuto una discreta carriera nei serial tv, ma al cinema ricordo solo «Cattive compagnie» (Curtis Hanson, 1990), un film non privo di qualità con Rob Lowe e James Spader. Lei è Claire, incaricata dal perfido Alex di sedurre il timido Michael, che poi tanto timido non si rivelerà.

Lisa Zane - Cattive compagnie

Meteore 57, Claude Jade

Mi innamorai perdutamente di Claude Marcelle Jorré, quando vidi la trilogia che Truffaut dedicò a Christine Darbon e Antoine Doinel, fra «Baci rubati» (1968, lei diciannovenne) e «L’amore fugge» (1978); in mezzo l’Hitchcock di «Topaz». Ebbi una ricaduta quando la ritrovai in tv («Voglia di volare», 1984) come moglie di Gianni Morandi. Truffaut disse di lei: “Potrebbe essere una figlia naturale di Grace Kelly”.

Claude Jade - Baci rubati

Meteore 56, Sue Lyon

Suellyn Lyon è l’adolescente (16 anni all’epoca), che Kubrick sceglie fra 800 aspiranti per incarnare Dolores Haze, la «Lolita» di Nabokov, la ragazzina che fa perdere la testa al professor Humbert Humbert. Ruolo epocale, simile a quello che la vede coinvolta due anni dopo nell’unico altro film degno di nota: «La notte dell’iguana» (John Huston, 1964).

Sue Lyon - Lolita

Meteore 55, Margo Stilley

Ex-fotomodella, interpreta Lisa in un’opera che merita di essere rivalutata (e non solo per la colonna sonora), «Nine Songs» (244, Michael Winterbottom), uno dei film sessualmente più coraggiosi degli ultimi tempi: un’alternanza di intimità fisica e concerti pop, con una curva ascendente di passione e un crollo precipitoso.

Margo Stilley - Nine Song

Meteore 54, Shirley Eaton

La sua è la morte più dorata nella storia del cinema, nel corso della «Missione Goldfinger» in cui si era trovata accanto a Sean Connery. Inglese, aveva 27 anni all’epoca in cui interpretò Jill Masterson; in precedenza aveva recitato con Peter Sellers e Dirk Bogarde. Ricoperte d’oro, le sue curve conquistano le copertine di tutto il mondo.

Shirley Eaton - 007 Missione Goldfinger

Meteore 53, Daria Halprin

Daria Schuman Halprin (San Francisco 1948, wikipedia dixit) faceva la ballerina e venne scoperta chissà come da Antonioni, che la catapultò nella Death Valley con Mark Frechette (altra meteora) per le scene più lisergiche di «Zabriskie Point» (1970).

Immedesimazione: nel film, lei è Daria e lui Mark, ma alla polizia dirà di chiamarsi Karl Marx. Venendo creduto.

53 Daria Halprin - Zabriskie Point

Meteore 52, Fay Wray

Canadese, Vina Fay Wray a 26 anni entra direttamente nella leggenda (e fra le stelle della Hollywood Walk of Fame), interpretando Ann Darrow nel «King Kong» di Cooper e Schoedsack. Gli fanno portare una parrucca bionda. Chi l’ha vista, sostiene che la sua interpretazione migliore risalga a cinque anni prima (1928), nella «Sinfonia nuziale» di Von Stroheim.

Fay Wray - King Kong

Meteore, 51. Madchen Amick

Terza e ultima apparizione da Twin Peaks: lei è Shelly Johnson, ventenne nella vita e nella fiction, cameriera del RR Diner, sposata con camionista che la picchia e amante di un ragazzo pavido quanto strafottente. Dopo il prequel «Fuoco cammina con me», non ricordo altri ruoli cinematografici, ma un’assidua presenza nei telefilm (E.R., Dawson’s Creek, Gossip Girl, eccetera).

Madchen Amick - Fuoco cammina con me

Meteore 50, Peggy Lipton

La presenza più conturbante nella saga di Lynch non va cercata fra le sboccianti ragazzine del college, ma nella proprietaria del RR Diner, quella Norma Jennings che nella vita vera è stata un’ottima cantante, lungamente sposata con Quincy Jones, e nella finzione, da ex Miss Twin Peaks, attende nervosamente l’uscita dal carcere di un pessimo marito.

Peggy Lipton

Meteore 49, Sherylin Fenn

Mostrava molto meno dei suoi 25 anni, quando divenne famosa grazie al ruolo di Audrey Horne nel serial «Twin Peaks» (1990) di David Lynch; seguono apparizioni in «Cuore selvaggio» e in «Uomini e topi», ma la sua carriera cinematografica rimane assai lontana da quella televisiva, e nella memoria resta solo la torbida innocenza che seppe donare a Audrey.

Sherilyn Fenn Fuoco cammina con me

Meteore 48, Kelly LeBrock

«The Woman in Red» (Gene Wilder, 1983), in questo caso, è quasi tutto. Seguirà solo il banale, inerziale «La donna esplosiva», ma questa modella anglo-canadese resterà nell’immaginario solo per un paio di scene “in rosso” della sua Charlotte, e in particolare per la breve danza sulla grata dell’aria, sulle orme di Marilyn.

Kelly LeBrock The Woman in Red

Meteore 47, Kristy Swanson

Kristen Nöel Swanson, californiana, debutta nella pubblicità a quindici anni e arriva al cinema con una commediola sdolcinata che ricordo con affetto («Bella in rosa», 1986), partecipa all’«Hot Shots» di Jim Abrahams, e si consacra con l’interpretazione di Buffy Summers, vezzosa majorette di high school, nel film del ’92 che dà origine a un serial di lungo successo.

Kristy Swanson

Meteore 46, Beverly D’Angelo

Proprio oggi compie oggi 62 anni. Ne aveva 28 quando interpretò Sheila Franklin in «Hair» (Milos Forman), e la sua celestiale apparizione a cavallo, a Central Park, sconvolse la vita a John Savage, prossimo a partire per il Vietnam; la sua interpretazione migliore arriva l’anno dopo in «La ragazza di Nashville» di Michael Apted.

Beverly D'Angelo

Meteore 45, Margaret Lee

Margaret Gwendolyn Box è una delle inglesi più famose in Italia negli anni Sessanta, grazie alle numerose apparizioni televisive e cinematografiche. Ruoli comici, commedie, film d’avventura, in costume, polizieschi… su tutti, spicca il «Banditi a Milano» (1968), che Carlo Lizzani, ricava dalle imprese della banda Cavallero.

Margaret Lee

Meteore 44, Barbara Carrera

Dal Nicaragua, nei (pochi o aderenti) panni di Fatima Blush, toglie la scena a Kim Basinger nello 007 apocrifo, l’ultimo interpretato da Sean Connery («Mai dire mai», Irving Kerhner, 1983). Da Bond Girl, conquista la copertina di Playboy, e va all’incasso in una quantità di scadenti telefilm.

Barbara Carrera