«Eravamo quasi in cielo», Gianfelice Facchetti dal libro «Un giorno di allarmi aerei» di Armando Napoletano

Pasquale Coccia, per il manifesto, intervista Gianfelice Facchetti, che da domani sera, a Milano, allo Spazio Tertulliano, porta in palcoscenico uno spettacolo dedicato allo scudetto del 1944, vinto dai Vigili del Fuoco di La Spezia e mai omologato.

La rappresentazione teatrale prende spunto da un libro – «Un giorno di allarmi aerei» – scritto da Armando Napoletano, giornalista del Secolo XIX, pubblicato nel 1991 e poi di nuovo nel 2004. Ne ho estratto un po’ di appunti.

Sull’Albo d’Oro della Serie A sta scritto: “1939-40 Ambrosiana Inter, 1940-41 Bologna, 1941-42 Roma, 1942-43 Torino, 1943-44 “Titolo sportivo onorifico allo Spezia Vigili del Fuoco”, 1945-46 Torino”, eccetera… In pratica, lo Spezia ha vinto uno scudetto, o quasi. La Figc ha concesso una medaglia d’oro al merito sportivo, scrive l’allora presidente Franco Carraro, “un titolo sportivo onorifico del quale la società si potrà fregiare anche sulle maglie, per sempre”.

Dalla città ligure, sono partite reiterate richieste affinché quel titolo fosse considerato un vero e proprio scudetto, con una complicazione, una specie di retropensiero: il campionato di Divisione Nazionale 1943-44, meglio noto come Campionato Alta Italia 1943-44, fu disputato nell’odiosa Repubblica Sociale Italiana.

Dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943, l’Italia era spezzata a metà dalla Linea Gotica. Il campionato di calcio si giocò solo a nord della Linea, in condizioni ovviamente molto precarie. Quel campionato vide prevalere i Vigili del Fuoco di La Spezia su Torino Fiat e Venezia, ma non venne mai omologato. Anche in altri Paesi travolti dalla guerra si giocò un campionato: “in Francia fu dichiarato vincitore il Lens anche se si giocò con 16 invece che con 32 squadre, in Irlanda lo Shamrock, in Belgio il Royal Anversa, in Germania il Dresda, in Austria il Vienna, in Ungheria il Ferencvaros”.

Più che un allenatore, l’artefice del progetto calcistico dello Spezia è Ottavio Barbieri (1899-1953), ex genoano e nazionale con Pozzo (21 presenze negli anni Venti), poi farmacista a Moneglia. Inventa un “mezzo Sistema”, con il libero e l’ala tornante, che lo stesso Pozzo gli riconobbe essere novità interessanti.

In un giorno di allarmi aerei, il 16 luglio 1944, all’Arena di Milano si giocò la seconda di tre partite fra le tre squadre uscite dai gironi eliminatori e dalle semifinali. Questa seconda partita si rivelò decisiva, perché la vinsero i Vigili del Fuoco di La Spezia, 2-1 al Torino, e dopo l’1-1 fra spezzini e Venezia divenne inutile la terza, in cui il Torino prevalse 5-2.

Le finali all’Arena di Milano. Il 9 luglio finisce 1-1, segna lo Spezia, pareggia il Venezia. In vista della seconda partita, il 16, gli spezzini si trasferiscono a Brescia, in una caserma che viene bombardata.

Campione d’Italia uscente, il Torino è allenato da Vittorio Pozzo, vi giocano Valentino Mazzola e Silvio Piola, Ossola e Loik, Gabetto e Ferraris II.

Al 16’ gol di Angelini, pareggia Piola al 31’, ancora Sergio Angelini segna al 45’, Mazzola colpisce la traversa all’ultimo minuto. Poi, il 20 luglio, il Torino travolge 5-2 il Venezia.

Armando Napoletano insegue gli ultimi sopravvissuti, raccoglie testimonianze di amici e parenti. La sua intenzione sembra proprio quella a cui allude Gianfelice Facchetti nello spettacolo: “Era un modo per non farsi portare via tutta la libertà, compresa quella di giocare a calcio. È quello che succede oggi dopo gli attentati dell’Isis, che fai ti chiudi in casa? Per fortuna si ha la forza di reagire perché non vuoi che vinca la paura, quel campionato è stato giocato in condizioni non del tutto felici. Il giorno della finale i giocatori sono andati a Milano per giocare all’Arena, avevano la famiglia a La Spezia, la situazione bellica stava precipitando, erano stati a Brescia, mai colpita dai bombardamenti, ma proprio in quei giorni viene bombardata, si spostano di nuovo. Non penso ci fosse leggerezza nella loro scelta, ritengo che fosse un modo per fare qualcosa che avesse un senso civico”.

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2 Responses to «Eravamo quasi in cielo», Gianfelice Facchetti dal libro «Un giorno di allarmi aerei» di Armando Napoletano

  1. willerneroblu says:

    Questo scudetto e quello del Toro valgono dieci volte il nostro…..non capisco il problema nel non riconoscerli a meno che non sia una questione economica!

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