Gli sfiorati [id.], Matteo Rovere 2011 [filmTv44] – 6

Gli sfiorati - 2011 - Matteo Rovere

Tanto mi è piaciuto Veloce come il vento, tanto ho trovato irrisolto questo film di cinque anni fa, tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, che uscì nel ’90.

Storia familiare a geometria variabile: c’è un padre (Massimo Popolizio), una nuova moglie (Aitana Sanchez-Gijon), il fantasma di quella morta da qualche mese, il figlio di primo letto (Andrea Bosca), la figlia nata dal secondo (Miriam Giovanelli). Il figlio trentenne è al centro della trama, insieme a due amici (Claudio Santamaria e Michele Riondino) e alla donna che tutti desiderano (Asia Argento). L’altra protagonista del film è Roma, ben più che uno sfondo, mostrata con qualità visive non distanti da quelle irradiate da La grande bellezza, ed enfatizzate da una struttura onirica e circolare, che precipita sul Ramazzotti di Più bella cosa, cantata a squarciagola dopo il matrimonio.

In fondo, tutto ruota intorno all’inconfessabile attrazione che Mète prova per la sorellastra Belinda. Lui è un grafologo, studia la psicologia nascosta dietro la scrittura, lei è una seducente adolescente che viene ospitata nei giorni precedenti le seconde nozze del loro padre, che finalmente può ufficializzare una relazione lunga vent’anni. Per quasi tutto il film vediamo Belinda in mutande, stravaccata sul divano di Mète, e osserviamo lui che cerca di distrarsi da quell’immagine ossessionante.

Il film generazionale è difficile di suo, se poi gli si aggiungono sovrastrutture psicologiche, può derivarne una mortifera indifferenza sulla sorte dei personaggi. Tutti confusi e annoiati, borghesi appena sfiorati dalla vita, abbastanza antipatici nelle loro pene e sperabilmente destinati a sparire, come la grafologia, ora che nessuno scrive più a mano.

1585, mi ricordo

Mi ricordo un 5 Maggio come altri, da oggi, ricorderanno un 4 Maggio.

Sguardi da edicola 62. Sylva Koscina 1963

Sylva Koscina - Tempo 1963

Il teatro Pd è fantastico: qualcuno riesce persino a intestarsi i successi di Sanders, mentre il partito non fa che sostenere Hillary.

La lezione di Bernie Sanders al Pd

Il film su Zanetti a Cinevasioni

Cinevasioni 1

Mercoledì 11 maggio sarò in carcere, “alla Dozza”, come diciamo a Bologna, per la prima edizione di un originale festival cinematografico, curato da Filippo Vendemmiati, in cui si proietta, fra l’altro, il film di Scafidi e Sigon su Javier Zanetti.
Alla Dozza sono già entrato un paio di volte, per motivi di lavoro. Credo di sapere dove verranno fatte le proiezioni, e che ci saranno un paio di centinaia di detenuti.
Alla fine, è previsto un incontro con gli autori, e oltre a Sigon e Scafidi ci sarò anch’io.

Il mio contributo al film è venuto per caso, a progetto già avviato e con una precisa, rischiosa idea già precisata: fare un mockumentary, un film di fiction che potesse sembrare un documentario.
La qualità delle riprese, del montaggio, delle luci e del suono sono favolose: l’ha dimostrato la proiezione nelle sale cinematografiche del 27 febbraio 2015.
Da parte mia, ho effettuato una dozzina di interviste, altre – Mourinho e Messi – ho contribuito a prepararle. Rivedere il film in quel contesto – Matteo Garrone, Gianfranco Rosi, Gabriele Mainetti, Daniele Luchetti e altri autori notevoli-, mi fa molto piacere.

http://www.cinevasioni.it/programmaJZ4 aJZ4 b

Il calcio del Cholo e quello di Pep: davvero chi vince ha sempre ragione?

Nelle due partite, il Bayern ha avuto il triplo delle occasioni, Oblak è stato ripetutamente decisivo, l’Atletico ha rischiato l’imbarcata, eppure in finale ci va la banda del Cholo.

il Cholo pronto al balzo

Solo il calcio può avere questo esito. Non vedo in quale altro sport, chi tira in porta 50 volte (a 20) in due partite, e tiene il pallone per oltre i due terzi del tempo, possa uscire sconfitto.
Ma non vedo nulla di immeritato nel trionfo cholista. Il Bayern ha sbagliato anche perché sono stati i madrileni a farlo sbagliare. L’assenza di Robben, la luna storta di Douglas Costa e Thomas Muller, la mancanza di un difensore veloce e brevilineo hanno esposto il Bayern al bruciante contropiede di Griezmann, e la solidità difensiva dell’Atletico ha fatto il resto.
Alternative al possesso palla, il Bayern non ne conosce. La sua forza è il suo limite. Avesse segnato il 2-0, magari avrebbe vinto 4-0, ma l’Atletico è stata finora capace di non prendere gol in 35 (trentacinque) partite stagionali, ha terzini tecnici e rocciosi, il miglior centrale del mondo (Godin) e un ventunenne che commette errori per troppa foga, ma è già una molla che scatta in ogni direzione, tuttocampisti come Koke e Gabi che fanno 12 chilometri a partita e toccano cento palloni. Nessuno gioca bene contro l’Atletico.
Ma vincere giocando male è la differenza che passa fra le grandi squadre (come questo Bayern o l’ultimo Barca) e i veri squadroni. Penso all’Inter di Mou, che aveva un po’ più di tecnica di questo Atletico, ma era inferiore ad almeno 4 squadre, la primavera del Triplete.
Andare oltre i propri limiti è quello che il Cholo ha saputo insufflare nell’animo della seconda squadra di Madrid. Ci fosse una giustizia, a Milano assisteremmo alla vendetta del gol di Sergio Ramos al novantesimo. Verosimilmente, stasera l’odioso Real batterà il City e fra tre settimane alzerà l’Undecima.

1584, mi ricordo

Mi ricordo l’indolenzimento al braccio e le vesciche alla mano destra dopo interminabili partite a bowling.

Amo il Cholo ma stasera tifo Guardiola: il suo calcio vorrei vederlo all’Inter, stanco di un dna che prevede solo difesa e contropiede.

Sguardi da edicola 61. Eva Marie Saint 1954

Eva Marie Saint - Life 1954

Referendum riforme, Bersani: “Votiamo sì purché non sia un sì cosmico”. Tranquillo, siete solo tragicomici.

Mancini resta, ma tre cose deve cambiarle dal primo giorno di ritiro

Nessuno verrà a liberarci dal ricco contratto di Roberto Mancini: né una squadra di Premier League, tantomeno la Nazionale. E lui di andare in Russia, non ne ha certo voglia. Dunque, si ricomincerà dal Mancio.

Roberto Mancini 2

Dopo una stagione come questa, credo sia giusto pretendere da lui tre cambiamenti drastici.

Deve scegliere il modulo già in ritiro, e provare non più di una variabile tattica. Vuole giocare con il 4-2-3-1? Benissimo, ma sarebbe sopportabile solo un 4-3-3 o un 4-4-2, perché se osa “sperimentare” la difesa a 3 o altre stravaganze, gli va ritirato il patentino…

Secondo: deve comunicare minor distacco zen e starsene un po’ di più in piedi, davanti alla panchina. A urlare, se serve. A fare sostituzioni meno banali e ritardate, se possibile. A far capire a chi entra in campo con l’atteggiamento sbagliato, che lo si può sostituire anche a metà del primo tempo…

Infine, da uno con il curriculum di Roberto Mancini a fine mercato credo sia giusto pretendere l’esplicita dichiarazione dell’obiettivo. Se dirà che siamo da terzo posto, nessun problema. Se dirà che solo la Juve ci è superiore, ancora meglio. Se dirà che l’Europa League fa solo perdere energie, gli si mostri il Siviglia. In ogni caso, il Mancio dovrà essere chiamato a rispondere, la società – esiste? qualcuno capisce di calcio o solo di marketing? – dovrà misurare il suo rendimento rispetto alle aspettative dichiarate. Oggi mi sembra assurdo tenere in panchina uno che si dà “5” da solo, e non spiega dove, cosa e quando ha sbagliato…

PS – se questa Inter non riesce a battere l’Empoli, l’ultima di campionato farò il tifo per Fiorentina e Sassuolo: se arriviamo sesti, forse qualcuno che è già in ferie ne pagherà le conseguenze.

Le nozze di Muriel [Muriel’s Wedding], P.J. Hogan 1994 [filmTv43] – 7

Le nozze di Muriel - 1994 - P.J. Hogan

Toni Collette è Muriel, Rachel Griffiths è Rhonda, la migliore amica, Bill Hunter è l’odioso padre, Jeanie Drynan la madre succube.

Siamo in Australia, e Muriel è la contraddizione vivente di certa iconografia: timida e grassa, infelice e impacciata (anzi, complessata), sogna un matrimonio da favola ma è costretta ad assistere a quelli delle altre (che, poi, da favola sembrano soltanto). Con una sfrenata passione per gli Abba – colonna sonora di impagabile allegria -, Muriel vive in una famiglia disfunzionale, dominata da una figura paterna che tradisce la moglie e non sa elaborare il trauma del naufragio di una prestigiosa carriera politica. Corrotto e arrogante, questo padre tratta Muriel, la moglie e gli altri figli come nullità.

Derisa e umiliata dalle crudelissime amiche, il brutto anatroccolo arriva a comprendere di non poter essere felice cercando di apparire come la vogliono gli altri. Approfitta di un assegno in bianco e va in vacanza a Bali, dove incontra una compagna di scuola, Rhonda, che la trascina in un nuovo modo di vivere, liberato da tante paranoie. Le due vanno a vivere a Sydney, giurando di non far più ritorno al paesello. C’è qualcosa del cartone animato, nel grottesco che sovraccarica certe situazioni.

Ma la vita può essere crudele, la commedia vira in tragedia. L’autostima di Muriel passerà anche attraverso l’indossare una serie di abiti di nozze fingendosi prossima all’evento, il matrimonio opportunistico con un aitante nuotatore sudafricano, la rottura e la riconciliazione con l’amica del cuore, colpita da una devastante malattia. In fondo, solo Muriel e Rhonda si stanno attrezzando a inseguire la felicità.

1583, mi ricordo

Mi ricordo lo stridio dei tergicristalli, lunghi viaggi in automobile sotto una pioggia ininterrotta.