Covers 65. Olga Kurylenko – ES Magazine 2009

Olga Kurylenko - ES Magazine 2008

37. Jet Lag – Premiata Forneria Marconi, Asylum 1977

Fosse il primo album di un nuovo gruppo, oppure il secondo, dopo Chocolate Kings, credo che questo consentirebbe un giudizio meno negativo, senza l’ipoteca del confronto con la produzione della band quando c’era Mauro Pagani, quella che fra il ’72 e il ’74 ha inciso cinque album, tutti superiori a questo.

Premiata Forneria Marconi, Jet LagMa se il titolo va inteso come espressione di sincerità, vale a dire come senso di sfasamento dovuto a un significativo cambio di fuso orario, si può dire che lo sfasamento (o smarrimento) è avvertito anche da chi ascolta. Che si chiede se l’ispirazione sia rimasta sul carrello dei bagagli smarriti.

Registrato al Kendun Recorders di Burbank, California, e allo Scorpio Sound Studio, Londra, con Franco Mamone come produttore esecutivo. La PFM si presenta così: Franz Di Cioccio, batteria e percussioni, Patrick Djivas, basso e moog, Bernardo Lanzetti, voce e percussioni, Franco Mussida, chitarre, Flavio Premoli, tastiere, Gregory Bloch, violini; Marva Jean Marrow è il paroliere aggiunto per i testi in inglese, l’ottimo violinista Bloch aveva suonato con gli It’s A Beautiful Day. Quanto a Lanzetti, bersaglio all’epoca di infinite polemiche, veniva dagli Acqua Fragile, e la sua voce non mi pare così male.

Traveler mi sembra il brano di gran lunga più riuscito; non male anche Peninsula (per le chitarre), Cerco la lingua (per i violini) e Left-Handed Theory (per le tastiere). Si respira più jazz che in qualsiasi altro disco della band.

Quei 7 della Ex Jugoslavia

Mateo Kovacic non ha acquirenti disponibili a versare la cifra che renderebbe digeribile la cessione. Resterà, ma fatico a vederlo “al centro del progetto”, come va di moda dire oggi. Può trovare spazio come mezzala destra nel 4-3-3 più che alle spalle delle due punte nel 4-3-1-2. Ma se non si sveglia, fra un anno potremmo rimpiangere di non averlo ceduto a 25 milioni.

Di Ervin Zukanovic è da due mesi che se ne parla con “vista Inter”, e da allora ha giocato male o malissimo; pare possa stare sulla fascia sinistra o da centrale di sinistra, ma l’altezza non depone a favore della rapidità sulla fascia. Mi ero convinto fosse una specie di baratto con Schelotto, poi ho letto che il problema è l’ingaggio di Schelotto, cioè quello che gli ha assicurato l’Inter, e ho capito qualcosa di più sul perché siamo caduti così in basso.

A Nemanja Vidic, nessuno al mondo può garantire l’ingaggio che l’Inter gli assicura per la prossima stagione, e spero non ci siano carte che rendano automatico il triennale se solo tocca il campo una decina di volte; sarei curioso di vederlo accanto a Miranda o, in via subordinata, accanto a Murillo. In una difesa a 4 decentemente protetta, per me può garantire un ottimo rendimento, e anche dei gol di testa su calcio piazzato.

Ivan Perisic, l’ho visto asfaltare l’Inter (marcato da Juan Jesus…) con la maglia del Wolfsburg, giocare bene contro l’Italia in Italia e male contro gli Azzurri in Croazia; mi fido di Mancini, ma non capisco se lo immagini fra i 3 del centrocampo o come attaccante esterno. Costa un botto, visto che di gol ne segna pochi, ma ha tanta forza fisica e altezza (e a quanto pare l’altezza, povero Shaqiri, è il primo requisito di questa campagna acquisti).

Marcelo Brozovic, per me è un titolare fisso, avendo classe, corsa, buon senso della marcatura e, soprattutto, essendo abituato a giocare senza palla, proponendosi negli spazi anziché aspettare il pallone sui piedi (a differenza di Guarìn e Hernanes); strano che sia l’unico dei 5 acquisti di gennaio, quelli “voluti da Mancini”, che non sia stato ancora messo ai margini.

Samir Handanovic, una società seria non comincia un campionato in cui dice di puntare allo scudetto con la situazione contrattuale del portiere sloveno; averlo in scadenza, è un azzardo senza senso, se a una “grande” d’Europa si infortuna il portiere, l’Inter chi schiera, Di Gennaro?

Infine, Stevan Jovetic, e non capisco cosa si stia aspettando; JoJo può fare benissimo la seconda punta, bene anche la prima, e non mi dispiacerebbe sperimentarlo alle spalle di Icardi e Palacio; se la diffidenza è legata ai tanti infortuni, non lo si sarebbe inseguito fin da gennaio, se il problema è il prezzo, non è che fra un mese costerà di meno. Lo preferivo a Salah anche prima di questa squallida commedia.

1279, mi ricordo

Mi ricordo di aver gravemente e lungamente sottovalutato la bellezza di piante e fiori.

Covers 64. Robin Wright – Evening Standard 2013

Robin Wright - Evening Standard 2013

Stiglitz sulla Grecia. Ah questi comunisti americani!

“È difficile consigliare ai greci cosa votare il 5 luglio. Una vittoria del sì darebbe il via a una depressione a tempo indeterminato. Forse a un paese senza più risorse, che ha venduto tutto e costretto i suoi giovani a emigrare, alla fine il debito sarebbe condonato. Forse, dopo essersi ridotta a un’economia a medio reddito, alla fine Atene otterrebbe l’aiuto della Banca mondiale. Tutto questo potrebbe succedere nei prossimi dieci anni, o forse nel decennio successivo.

Una vittoria del no, invece, darebbe almeno alla Grecia, con la sua lunga tradizione democratica, la possibilità di riprendere in mano il suo destino. I cittadini avrebbero l’opportunità di costruirsi un futuro che forse non sarebbe prospero come il passato, ma sarebbe molto più carico di speranza dell’insopportabile tortura del presente. Io so già come voterei”. (Joseph Stiglitz su Internazionale – QUI)

Nato nel 1943 a Gary, Indiana (la stessa cittadina dove nacque Michael Jackson), Joseph Eugene Stiglitz è il Premio Nobel per l’economia del 2001.

Dieci ore di Expo

Persone sovrappeso che temono il caldo, farebbero ben a starsene alla larga (parlo per me, ovvio), e anche chi sta in discreta forma avvertirà la calura e i bruschi passaggi con l’aria condizionata dei padiglioni (quello statunitense, come al solito, è da malore), ma nonostante abbia una scarsa simpatia con fiere, code e controlli di sicurezza, e tutto costi il 50% in più di quanto pagheresti fuori, devo ammettere che l’Expo non è poi così male. Si lascia guardare. Quanto al “nutrire il pianeta”, molti Paesi hanno allestito il proprio spazio come per qualunque fiera campionaria

Di padiglioni ne abbiamo visto 25, scartando Italia e Giappone per la lunghezza delle file. Ne ho ricavato tre elenchi: 9 con voto positivo, 9 con voto boh?, 7 con voto insufficiente.

Positivi: Corea del sud, Brasile, Austria, Cile, Padiglione Zero, Marocco, Oman, Slow Food, Uruguay.

Boh?: Slovenia, Gran Bretagna, Irlanda, Repubblica Ceka, Argentina, Svizzera, Russia, Germania, USA.

Negativi: Azerbaijan, Francia, Bielorussia, Belgio, Cambogia, Birmania, Turkmenistan.

2 luglio, la peggior giornata di calciomercato

Ricapitolando, Martin Montoya arriva all’Inter sperando di riavere la maglia del Barcellona, con clausole che rendono obbligato il riscatto che ricordano tanto la pantomima del Chievo con Schelotto (a proposito: lo scambio con Zukanovic sta diventando una barzelletta, di quelle che non fanno ridere, un po’ come l’annunciato arrivo di Duda. Mi sembrano pessimi sintomi di assenza di liquidità). Se non si accende la scintilla, fra un anno Montoya tornerà in Catalogna.

Allan è del Napoli, che l’ha pagato 11 milioni più uno di cui voleva disfarsi. Con questo acquisto, per me il Napoli torna superiore all’Inter, perché Allan potrebbe consentire un 4-2-3-1 che i centrocampisti in rosa per Benitez non potevano dare.

Il Milan aggiunge Luiz Adriano a Bacca, e si candida a un posto in Europa, con vista Champions, perché riavrà De Sciglio, El Shaarawy e Montolivo e, soprattutto, potrà disporre di un vero allenatore. E la Juve si avvicina a Cuadrado, Mourinho mi sembra imbolsito, ha già rafforzato l’Arsenal con Cech e ora rafforzerebbe un’altra rivale in Champions (il Real del Caso Morata non ha insegnato niente).

Santon e Nagatomo, Vidic e Andreolli, Ranocchia e Juan Jesus – cioè tutta la difesa dell’anno scorso – sanno che Mancini li saluterebbe volentieri, ma il peggio è che lo sanno anche i potenziali compratori.
Della possibile cessione di Guarìn in Turchia si sono perse le tracce. In compenso, il procuratore di Handanovic ha fatto capire che con un’offerta giusta lo sloveno potrebbe ancora andarsene, e mi chiedo come l’Inter possa cominciare la stagione con un gigantesco punto interrogativo sul portiere…

vecchia rosa

Ma il fatto più negativo della giornata è il Caso Salah. Per me l’Inter dovrebbe rinunciare immediatamente all’egiziano e chiudere per Jovetic. Il comportamento di Salah verso la Fiorentina è così scorretto, che ne deriveranno turbative legali, ritardi nell’eventuale acquisto, un surplus di odio viola, e tutto questo strapagando un calciatore che solo a gennaio l’Inter scartò per tuffarsi a peso morto su Shaqiri, ora offerto a mezzo mondo.

Oggi parlerà Mancini e si aprirà la stagione 2015-16. Se Shaqiri punta i piedi, l’Inter si troverà un gigantesco problema di bilancio e non avrà risorse per agganciare gli ultimi due acquisti, quelli che faranno la differenza fra quinto-quarto posto e un terzo o secondo.

1278, mi ricordo

Mi ricordo una frase da statista come “non ci sono più le mezze stagioni”.

Covers 63. Catherine Zeta Jones – Vanity Fair 2001

Catherine Zeta Jones - Vanity Fair 2001

The Newsroom – 1×05 – Amen

Una serie che sembrava avviata al naufragio trova il colpo d’ala, e riesce a farlo uscendo dalla dimensione intrinsecamente americana per provare a descrivere, interpretare, decifrare le “primavere arabe”, l’irruzione di una domanda di democrazia in luoghi che storicamente non l’hanno conosciuta. L’inviato del network al Cairo viene ferito mentre cerca notizie; viene coinvolto un giovanissimo freelance egiziano, che spedisce via internet servizi di grande interesse, ma presto si arriva a temere per la sua vita…

1x05 NealFattore dinamico, il fatto che l’anchorman Will McAvoy sia notoriamente un repubblicano, non un liberal; però è fra quelli che lo smarrimento dell’essenza americana non lo attribuiscono a Obama e alle sue idee, ma avvertono l’inaridimento della dimensione inclusiva, di perpetua frontiera (e miraggio) che quel Paese ha saputo interpretare. Leggi il resto dell’articolo

Godin For President

La domanda a cui nessun “esperto di calciomercato” sa dare una risposta è sempre quella: perché mai un calciatore famoso dovrebbe lasciare la squadra in cui gioca, e che di solito giocherà la Champions, per passare al Milan. Penso a Ibrahimovic, Hummels, Jovetic, Lamela… E a Diego Godin. Che parlando a El Paìs ha usato parole semplici e dolorose.

“Il Milan? Sarebbe un passo indietro”. Il difensore uruguaiano dell’Atlético Madrid – quello che in Brasile ha segnato il gol che ha mandato a casa l’Italia di Prandelli – ha così respinto l’interesse dei rossoneri: “Non mi vedo bene nel Milan, perché in questo momento il livello dei rossoneri è lontano rispetto a quello dell’Atletico. Per me sarebbe come fare un passo indietro, è questa la realtà”.

You’re Darn Tootin’, Big Business, Liberty [cine16] – 9

Piazza Maggiore

Il Cinema Ritrovato, Piazza Maggiore, serata calda, una piccola orchestra accompagna le proiezioni.
Amo Stanlio e Ollio in modo viscerale, queste tre comiche le ho viste varie volte, eppure non avevo mai riso così tanto. Merito del contesto, le duemila persone che assistevano alla magia.

Liberty

La regia dei tre corti – fra gli ultimi nella fase del muto – è di Edgar Kennedy (1928), James W. Horne (1929) e Leo McCarey (1929). Prendo a prestito le parole che Osvaldo Soriano dedicò alla coppia nei primi anni Settanta.

“Per ricostruire la storia di Laurel e Hardy bisogna raccontare un tempo di miseria, di ansia, di fulgore, di decadenza e di oblio. Occorre provar vergogna e rancore, sottrarsi alla tentazione della pena – quel sentimento infame -, per ricordare le frustrazioni di due uomini rozzi ma stupendi”.
Fu Hal Roach, il produttore, a mettere in contatto Laurel con Hardy, nel 1926, nelle riprese del cortometraggio Slipping Wives. Scrive Soriano: “Il pubblico morì dal ridere dinanzi alla stupefacente plasticità di quegli uomini che distruggevano tutto al loro passaggio. Il cataclisma si trasformava d’improvviso in poesia… Ogni loro film aveva il semplice obiettivo di far ridere in maniera inedita negli Stati Uniti: la distruzione della proprietà e la beffa della legge, i valori più ossequiati dai nordamericani del tempo”.

Di loro, e della loro amarissima decadenza, Buster Keaton scrisse: “Hanno commesso l’errore di far ridere un paese violento e senza anima, che intimamente li amava ma che finì per disprezzarli”. Morti in miseria, subirono umiliazioni come quella che John Wayne riservò a Ollie, ingaggiato per fare la comparsa in un pessimo western.

Al Nuovo Pd fanno paura anche i partigiani dell’ANPI: potranno starsene sempre più soli “alla vostra festa”

Ho dovuto leggerla due volte, la notizia. Non riuscivo a crederci. E immagino che in queste ore molti nel Pd stiano cercando di riparare allo strappo consumato in quel di Maranello (MO), dove l’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani Italiani – non avrà il suo solito spazio.

L’ANPI ha rinunciato “in modo irrevocabile” dopo che – sta scritto s Repubblica – il Pd locale aveva stabilito che “per avere un gazebo all’interno della festa non siano presentati contenuti “contro” la linea dem, pena la revoca della concessione dello spazio. Una mossa che l’associazione dei partigiani ha letto come un rischio di censura. In questi giorni vi sono stati incontri per cercare di mediare, ma l’Anpi di Maranello contesta: “Non c’è stata nessuna ‘incomprensione’, così come avete ribadito più di una volta”, è l’accusa rivolta ai democratici. “Nonostante la nostra storia ci veda per lo più anziani, siamo ancora in grado di leggere nero su bianco”. Cosi’, “con coerenza”, l’associazione annuncia di non partecipare “alla vostra festa”.

I prossimi esclusi dalle feste del Pd? Quelli del Pd.

Staino_ANPI

1277, mi ricordo

Mi ricordo che la prima volta che ho visto Parigi mi reggevo in piedi con un micidiale raffreddore preso fra Dover e Calais.

Covers 62. Emmy Rossum – Zooey 2012

Emmy Rossum - Zooey 2012

Al dunque, come previsto, #matteo sta con la Merkel e contro Tsipras.

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