Man from the South, da Alfred Hitchcock Presents, 1960 – 9. Il Cinema Ritrovato (8)

The Man Who Knew Too Much, Alfred Hitchcock, 1934 – 7. Il Cinema Ritrovato (7)

La politica come professione, le stesse dinamiche cent’anni prima della Casta (5, fine)

Quanto al cosiddetto Quarto Potere, la stampa, secondo Robert de Jouvenel («La Repubblica dei compari», 1914) è solo una grande industria come le altre. Particolarmente fragile è la figura del direttore, che è responsabile “nei confronti degli azionisti, che hanno fiducia in lui, nei confronti dei fornitori, che gli fanno credito, e anche nei confronti dei giornalisti, ai quali dà da vivere. È possibile che egli abbia anche responsabilità morali, ma queste vengono per ultime, dopo tutte le altre”.

È di singolare attualità l’analisi sul vero funzionamento della carta stampata: “un giornale può fare a meno dei giornalisti, può persino fare a meno di uscire. Non può fare a meno della pubblicità”. Vendere più copie serve innanzitutto ad “aumentare il valore dei propri spazi pubblicitari”; nessuna illusione, da parte di de Jouvenel, il pubblico non è disponibile a pagare il giornale al prezzo di costo.

Trovo strepitosa la serie di categorie che segue: “Si chiamano i giornali governativi quando sono servili. Li si chiama indipendenti, quando sono solo governativi. Si chiamano giornali di opposizione quelli che civettano col potere. Certo, esistono ancora alcuni rari organi di stampa che non sono legati al governo da niente e da nessuno. Ma, beninteso, non bisogna prenderli molto sul serio”.
A investire nei giornali, nota l’autore, sono soprattutto imprenditori interessati ai lavori pubblici; “in certi giornali, si ritiene di buon gusto non mettere troppo in evidenza la sconfitta di un industriale, di un banchiere o di un ciarlatano, se hanno fatto della pubblicità sulle loro colonne”.

I giornalisti fanno parte a pieno titolo della camaraderie nazionale, gestiscono la fama e la celebrità, sono disprezzati ma adulati. La cosa più importante è “avere delle relazioni”. L’importanza di un giornalista, la sua qualità professionale “si misura meno con la qualità del suo talento che con la qualità delle persone che è in grado di invitare a pranzo”.
I giornalisti si scambiano tra loro le informazioni, “lo spirito di corpo prevale sullo spirito pubblico”. Con tutti gli altri poteri, “i giornali negoziano. Prestano il loro appoggio, non lo vendono”.

Nella pagine finali il sarcasmo dell’autore scade in cinismo: ritiene che tutte le dottrine politiche di natura altruistica abbiano partorito grandi fedi, grandi odi e soprattutto grandi opportunismi: “Amatevi gli uni gli altri, era una formula divina. La formula umana è più semplice: se tu mi tieni il sacco oggi, io te lo terrò domani”. – 5, fine.

La riffa, Vittorio De Sica, 1962 (da Boccaccio ’70) – 7. Il Cinema Ritrovato (6)

Chiosando Beppe Marotta

Ancora prima di dirsi d’accordo o in disaccordo, intendiamoci: quando parla Marotta, a chi parla?

Parto dal presupposto che ci sia sempre una miscela di verità e opportunismi, anzi nel caso di Marotta sono propenso a credere che le prime siano molto più frequenti dei secondi. La strategia è chiara: “Non ditemi che non ve l’avevo detto”.

Marotta parla ai tifosi (meglio, ai clienti) e lancia segnali in codice (ai dirigenti delle altre società e ai procuratori dei calciatori). Si preoccupa di gestire i media, occupa la scena con un notevole dinamismo, i suoi larghi sorrisi servono a celare le magagne della proprietà che gli assicura un lauto stipendio.

Non è un dinamismo fittizio, il suo: l’Inter 2022-23 sarà estremamente diversa da quella che ha finito un’ottima stagione con due trofei, un secondo posto e un Ottavo di Champions.

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3831, mi ricordo

Mi ricordo che anche cento metri più avanti, il palco imolese dei Pearl Jam continuava a sembrarmi piccolo.

Come le foglie al vento [Written on the Wind], Douglas Sirk, 1956 – 9

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Hanno perso lo stampo, di melodrammi così. Una soap di cento puntate racchiusa in meno di due ore. Oscar a Dorothy Malone come attrice non protagonista, nomination a Robert Stack, non meno meritevoli di riconoscimenti anche Lauren Bacall e Rock Hudson.

Storia di primitiva, purissima, fiammeggiante fattura: due amici, uno ricco e uno povero; il povero è più tenace e intelligente, il padre del ricco vorrebbe che fosse lui il suo erede; il figlio del ricco è complessato, ma all’improvviso trova il grande amore; il figlio del povero si innamora della stessa donna, mentre la sorella del figlio ricco è ancora follemente innamorata di lui; il figlio del ricco impazzisce di gelosia e crolla quando scopre di non poter avere figli; il povero è anche generoso e disinteressato, e si limita a confessare il suo amore alla moglie dell’amico, che lo allontana, cosciente di quali responsabilità derivino dal matrimonio; per non incrinare la propria integrità, il povero rischia il carcere, a salvarlo sarà la testimonianza della donna che lo ama, è stata respinta, l’ha ricattato per farsi sposare…

Predestinazione, simbologie smaccate, il petrolio del Texas, una pistola che prima o poi dovrà fare fuoco, una villona da Via col vento, la seduzione come arma contundente, spinte autodistruttive sovrapposte a pulsioni represse, fumi dell’alcol per dimenticare la virilità ferita, fallimenti educativi… Sirk sa come usare il technicolor (fotografia di Russell Metty) e gli specchi, le musiche (Frank Skinner) e la recitazione esasperata, dialoghi di avvincente ferocia e scenografie barocche.

Impianti petroliferi pompano oro nero in un territorio umanamente infantile, il pathos di scelte compiute per senso del dovere o puro egoismo conduce “i buoni” a una sola scelta possibile: per inseguire la felicità, dovranno andarsene.

Come le foglie al vento, Douglas Sirk, 1956 – 9. Il Cinema Ritrovato (5)

La politica come professione, le stesse dinamiche cent’anni prima della Casta (4)

Nel suo pamphlet, Robert de Jouvenel descrive la moderna democrazia burocratica, la riduzione della politica a mestiere. Focalizza l’attenzione sulla “camaraderie”, un insieme di spirito di corpo e complicità, prossimità esistenziale che appiana ogni conflitto, azzera ogni differenza ideologica fino a farsi ritenere un unico “gruppo di colleghi”.

“A conti fatti, esistono, in Francia, alcune centinaia, tutt’al più alcune migliaia, di persone che detengono, a differenti titoli, il potere pubblico. E che dovrebbero essere tenute a controllarsi a vicenda. Sfortunatamente, preferiscono intendersela tutti insieme. Quel che ne risulta non è il governo di uno solo, né il governo di tutti: è il governo di un certo numero”.

Compito del Ministro è rendere conto al Parlamento, rispondere alle interpellanze, preparare discorsi, farsi vedere, intervenire in Consiglio dei Ministri, occuparsi dei suoi elettori… “se gli reste del tempo, amministra… Amministrare, significa designare dei funzionari che non si conoscono a compiere funzioni che si ignorano… e soprattutto significa firmare… Agli inizi, il ministro cerca senza dubbio di sapere cosa sta firmando. Vede allora aumentare a vista d’occhio la fila di documenti sulla sua scrivania”, e ovviamente desiste. Raramente i grandi funzionari e i politici in carriera vengono rimossi: se lo Stato “si accorge che non svolgete alcun compito o se semplicemente si ha bisogno del vostro posto, vi toccherà un risarcimento. Se vi rendete pericolosamente inutili nel vostro lavoro, vi si darà una promozione”. Favoritismi, nepotismi, clientele sono gli strumenti per consolidare il proprio potere.

Nel caso dei magistrati, è diversa la natura della loro ambizione: “in mancanza della passione per il lucro hanno quella degli onori”.
Lo spirito da confraternita è ancora più forte fra avvocati e magistrati. “Che cos’è la verità?, domandava Ponzio Pilato, magistrato troppo screditato, che rifiutò, si dice, di salvare un innocente, ma che, in fondo, fece già molto non condannandolo”.
I magistrati sanno che dalle fluttuazioni della politica dipende il loro avvenire, dunque devono decidere a chi “fornire prove di fedeltà”.
Le autorità politiche pretendono di controllare la giustizia e cercano di farlo attraverso il sistema delle promozioni e dei trasferimenti. – 4, segue –

Three Strangers. Jean Negulescu, 1946 – 7. Il Cinema Ritrovato (4)

Day Hospital, Valerio Evangelisti, 2011

Il cancro. Un racconto che non è di fantasia, ma frutto di un’esperienza diretta.

A 58 anni, una gengiva gonfia, gli esami, la diagnosi: tumore del sistema linfatico, segue cura (Day Hospital) presso il reparto di Ematologia dell’ospedale Sant’Orsola, dieci minuti a piedi da casa, con la “stadiazione del linfoma e la chemioterapia adeguata”. Minuziosamente descritta: flebo, iniezioni, esami, farmaci per attenuare l’effetto delle cure. La birra anziché l’acqua per ripristinare i liquidi.

“Le mie probabilità di guarigione sono valutate attorno al settanta per cento.
Mercanteggiai con il medico, dottor Stefoni: «Settanta per cento? Non si potrebbe fare di più?».
Si mise a ridere: «No, ma stia tranquillo».
In effetti ero tranquillo”.

Fino al secondo ciclo di chemioterapia, che produce dolori “infernali”, nausea persistente, scomparsa dell’impulso sessuale, caduta di barba e capelli: “Alla fine somigliavo a Zio Tibia”.

Continuare a scrivere, si rivela la miglior evasione possibile dall’ossessione della malattia. Fra gli effetti collaterali, la diarrea: improvvisa, inarrestabile, umiliante.
I cicli di chemio diventano sei. E il 22 settembre, otto mesi dopo che tutto era cominciato, la diagnosi parla di “remissione completa” della malattia.
Sembra finita, non lo è: gli effetti dei farmaci persistono a distanza di mesi, il formicolio ai piedi provoca insicurezza, perdita di equilibrio, difficoltà a camminare. Cerca su Internet qualche gruppo di discussione. Riflette sulla vita che continua e gli torna in mente una frase di Joseph Fouché (“ancora giacobino”) fatta incidere su un muro di un cimitero di Lione. “La morte è un sonno eterno”.

Segue una breve appendice su come morirono i genitori: la madre in pochi giorni, “discreta e garbata com’era stata in vita”, il padre impiegò quasi un anno…

3830, mi ricordo

Mi ricordo che a vent’anni ci sarebbe bisogno di almeno un amico che ti facesse capire che non sei pronto per vedere Il flauto magico di Bergman.

Ludwig, Luchino Visconti, 1973 – 9. Il Cinema Ritrovato (3)

Der Verlorene, Peter Lorre, 1951 – 7. Il Cinema Ritrovato (2)

Tommy, Ken Russell, 1975 – 8. Il Cinema Ritrovato (1)

Maigret e i vecchi signori, Georges Simenon, 1960

“Era un maggio eccezionale, come ne capitano due o tre nella vita, di quelli che hanno la luminosità, il sapore, il profumo dei ricordi d’infanzia”. Per caso, invitati dal dottor Pardon e signora, Maigret e la moglie tornano nel ristorantino di Montparnasse dove erano stati trent’anni prima, poco dopo essersi conosciuti.

Il commissario capo viene coinvolto in un caso che riguarda il ministero degli Esteri (altrimenti detto Quai d’Orsay). Per primo incontra Cromières, un funzionario che gli appare “giovanissimo”, “tutto azzimato” e “altezzoso”; costui gli spiega la situazione, un celebre ex ambasciatore, da dodici anni in pensione, è stato trovato ucciso nella sua casa dalla governante, Jaquette Larrieu, che l’ha seguito per quarantasei anni.

È chiaro che l’indagine richiesta la massima discrezione, una “estrema prudenza”: il conte di Armand de Saint-Hilaire aveva settantasette anni ed è stato ucciso nel suo studio con quattro proiettili. Già il primo colpo al volto, sparato a distanza ravvicinata, era stato letale.

Maigret comprende presto quanto sia stata romanzesca la vita segreta – segreta non al Quai d’Orsay e nel milieu diplomatico – del conte di Saint-Hilaire, già ambasciatore a Cuba, Argentina, Roma, Londra e Washington. Lo testimonia il cospicuo pacchetto di lettere ricevute da “Isi”, la principessa Isabelle de V., di cinque anni più giovane. Le prime lettere risalivano al 1910, si erano scritti per cinquant’anni senza mai incontrarsi. Un grande amore platonico.

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La politica come professione, le stesse dinamiche cent’anni prima della Casta (3)

Scrive Robert de Jouvenel ne “La Repubblica dei compari” (1914): “I programmi non sono fatti per essere applicati… Un programma realizzato cessa per ciò stesso di esistere e quando si è stati fedeli, a volte per mezzo secolo, a delle idee, non è forse doloroso e angosciante cercarne delle altre?”.

“Il parlamento, in un anno, vota trecento leggi e ne discute tre che, magari, non arriva ad approvare; è il caso di aggiungere che proprio quelle tre erano le più importanti?”.

“I deputati non fanno leggi, fanno solo emendamenti. L’emendamento è la restrizione che un parlamentare rischia al momento di approvare un bilancio che non contiene nessuna delle riforme che ha promesso… è il rimorso che lo frena prima di dare la sua fiducia a un governo che ha appena fatto violenza a tutte le sue convinzioni”.
Il ministro delle Finanze propone di istituire un’imposta sui pianoforti, tutti sono d’accordo per votarla, purché vengano esclusi – e qui scattano gli emendamenti – i musicisti di professione, i maestri di ballo, i genitori con tre figli, chi ha un figlio sotto le armi, chi ha passato almeno dieci anni nelle colonie, gli insegnanti, i commercianti di vino… “Alla fine l’imposta sui pianoforti passa con una stragrande maggioranza. Peccato che non resti più nessuno per pagarla”.

Quando un nuovo ministro dà il cambio a quello vecchio, costui pensa: “Nessuno era meno adatto per questo incarico”. Poi comincia una conversazione cordiale quanto ipocrita: “ – È un’ardua impresa quella di sostituirla. – È una consolazione per me lasciare questo dicastero nelle sue mani”. I grandi funzionari guardano il nuovo venuto “con una punta di disdegnosa indulgenza”. Invariabilmente, ne deriva un conflitto: “Il ministro non si fida degli uffici, ma gli uffici temono il ministro… Solo il ministro può dare ordini, ma solo i funzionari possono garantire, agli ordini del ministro, un destino”.

I deputati si circondano di giovani di belle speranze a cui affidano tutto il lavoro: ma se questi si azzardano ad “apportare idee originali” verranno presto boicottati e convinti a occuparsi dei loro affari.
Questi giovani collaboratori imparano in fretta: “Svanita la possibilità di consacrarsi alla Francia, si consacrano solo a se stessi. Poiché non è stato loro concesso di condividere l’autorità del capo, si accontentano di spartirsene i favori. E se, in questa spartizione, capita loro di perdere la misura è perché sono giovani”.
De Jouvenel spiega molti scandali con l’ambizione di bruciare le tappe, fare carriera. – 3, segue –

3829, mi ricordo

Mi ricordo che al giorno d’oggi si può disinvoltamente chiamare “parco” anche un’immensa distesa coperta di asfalto.

#PearlJam. #Europe2020. #Imola. Eddie Vedder, Jeff Ament, Stone Goddard, Mike McCready e Matt Cameron, programmati per il 5 luglio 2020, rinviati al 26 giugno 2021, arrivano stasera all’autodromo Enzo e Dino Ferrari. “Some words when spoken, can’t be taken back”… Finalmente!

Non sono stato un buon profeta, Nothingman non l’hanno fatta… Ma ecco la scaletta del concerto imolese:

Corduroy – Even Flow – Why Go – Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town – Dance of the Clairvoyants – Quick Escape – MFC – Jeremy – Come Back – Save You – Wishlist – Do the Evolution – Seven O’Clock – Daughter (“People Have the Power”) – Given to Fly – Superblood Wolfmoon – Lukin – Porch – State of Love and Trust – Black – Better Man – Alive – Yellow Ledbetter.

Scadenze di mercato

Scadenza numero 1: fra meno di una settimana scade il più che iniquo Decreto Crescita.

Scadenza numero 2: fra meno di due settimane, Inzaghi raccoglie la truppa per l’avvio del ritiro.

Scadenza n. 3: fra otto settimane si gioca Lecce-Inter, e già nelle quattro partite d’agosto è necessario raccogliere non meno di 10 punti.

Formalmente, il calciomercato non è ancora cominciato, ma di chiacchiere ne circolano tante, e l’Inter appare come “la società più attiva”, per la quantità di operazioni imbastite.

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La politica come professione, le stesse dinamiche cent’anni prima della Casta (2)

Testo istruttivo quanto divertente (e purtroppo quasi introvabile) «La Repubblica dei compari» di Robert de Jouvenel, è pressoché sconosciuto in Italia. Molto apprezzato da Simenon, che gli dedicò una lunga citazione nel romanzo «Maigret e il ministro» (1954), l’opera è ripetutamente ripresa nel famoso «Trattato» di Vilfredo Pareto.

De Jouvenel non va alla ricerca dell’eccezione clamorosa, di per sé scandalosa: descrive la normalità; i «camarades» di cui parla assomigliano a quei compagni di scuola che fanno comunella. “Vivono fianco a fianco… ricevono i loro elettori e le loro amanti negli stessi salotti mal separati da tramezzi di legno; hanno gli stessi uffici, la stessa biblioteca, la stessa carta da lettere e la stessa buvette. Non c’è tra loro altra differenza se non quella delle loro opinioni: e vedremo più avanti che non vale quasi la pena parlarne”.
Aggiunge che ci sono “meno differenze tra due deputati di cui uno sia un rivoluzionario e l’altro no, che tra due rivoluzionari di cui uno sia deputato e l’altro no”.

“Quando si è diventati deputati, si deve avere una sola preoccupazione: restarlo”. Le tre occupazioni principali diventano: correre, promettere, scrivere. “Nel giro di poco tempo, il deputato avrà perso definitivamente il contatto con l’opinione pubblica ed il gusto per la lotta”.
“Non è assolutamente proibito avere talento. Ma, in questo caso, è necessario dissimularlo accuratamente”.

Il cittadino non sceglie chi eserciterà la sovranità: “ha la preoccupazione di affidare a un professionista la cura di regolare degli interessi che egli stesso non è in grado di gestire”.

Fra i deputati, ogni giorno che passa, cresce la cordialità: “Al di sopra di tutte le sponde di partito, di tutte le risse da uomo a uomo, c’è una regola imperiosa che domina: rispettare lo spirito della casa e non danneggiarsi”.
De Jouvenel fa notare che quando due eserciti nemici cercano il modo di interrompere i combattimenti, “gli ufficiali inviati in delegazione per trattare assumono, del tutto naturalmente, il nome di ´parlamentari´”. – 2, segue –

Cosa non vedrò al Cinema Ritrovato

Oggi comincia il festival, XXXVI edizione. Mi sono posto l’obiettivo di vedere una ventina di film, da domani, nei prossimi sette giorni. Spero di farcela, ma so già che mancherò molti altri appuntamenti interessanti. Troppe suggestioni… Il primo post su questo magnifico appuntamento bolognese, lo riservo ai 10 titoli che a malincuore ho dovuto scartare. Se ho fortuna, uno o due potrei riacciuffarli; se ho sfortuna, dovrò rinunciare ad alcuni di quelli che avrei identificato.

Il titolo più corretto, dunque, sarebbe: “Cosa non riuscirò a vedere al Cinema Ritrovato”. Ecco, il Robin Hood del 1922 con Douglas Fairbanks, The Last Waltz di Scorsese, Chambre 666 di Wenders, Dans la nuit di Charles Vanel (1929), Él (Buñuel, 1953), The Godfather Coda (Coppola che risistema il terzo e conclusivo capitolo della saga), Boy Meets Girl (Carax, 1984), Deep Throat (1972, Gerard Damiano), Black Tuesday (1954) di Hugo Fregonese, Topkapi di Jules Dassin.

Ci sarebbe un undicesimo titolo, nella rassegna dedicata a Peter Lorre. È un telefilm del 1960, durata 26’, della serie Alfred Hitchcock’s Present, ha per titolo Man from the South; ambientato a Las Vegas, fra gli interpreti ci sono Neile Adams e il suo vero marito, Steve McQueen.