Incredibile Dafne! Ma vorrei la pelle neraaa

Dafne Schippers

Cos’hanno in comune Usain Bolt (Giamaica, 100 e 200), Van Niekerk (Sudafrica, 400), Rudisha (Kenya, 800), “Mo” Farah (GB da Mogadiscio, 10.000), Bett (Kenya, 400 hs), Kemboi (Ken, 3000 siepi), Ghebreslassie (Eritrea, maratona)?
E cos’hanno in comune con Fraser-Pryce (Giamaica, 100), Felix (Usa, 400), Dibaba (Etiopia, 10000), Cheruiyot (Kenya, 10000), Jepkemoi (Kenia, 3000 siepi), Ennis (GB, eptathlon)?

Otto su otto fra gli uomini, sei su otto fra le donne, sono tutti neri.
Senza dimenticare che sono neri anche Taylor (Usa, triplo) e Yego (Kenya, giavellotto) fra gli uomini, e Silva (Cuba, asta), Caballero (Cuba, disco), Ibarguen (Colombia, lungo), Bartoletta (Usa, lungo).

Due sole eccezioni nelle prime sedici gare di corsa dei Mondiali di Pechino: quella della Heinova, Repubblica Ceka, nei 400 hs e, pochi minuti fa, Dafne Schippers (Olanda) nei 200, con un tempo mai corso da una donna bianca.

Domani si aggiungerà alla lista questo fenomeno atletico che si chiama Ashton Eaton, un decatleta che sa correre i 400 in 45 netti. Dopo aver già disputato 4 gare…

Ashton Eaton

Mercato meno 4: il gioco del cerino

Grande è la confusione sotto il cielo, l’Inter tratta almeno una dozzina di calciatori, ma intanto giocherà contro il Carpi con un attacco ridotto ai minimi termini e un centrocampo di convalescenti.
Il gioco del cerino è pericoloso, servono almeno 4 entrate e almeno 5 uscite. Provo a fare alcune previsioni. Leggi il resto dell’articolo

Funny Girl, Nick Hornby, Guanda 2014

“Non desiderava diventare una Miss, ma destino volle che stesse per succedere”.
Blackpool, nord dell’Inghilterra, primi anni Sessanta: Barbara Parker vive col padre George, la madre li ha lasciati una decina d’anni prima. Poco più che ventenne, accetta di partecipare a un concorso di bellezza, ma aspira a fare l’attrice comica: il suo idolo è Lucille Ball, quella della sitcom I Love Lucy. Spera che il concorso possa servirle per andarsene da lì; “sapeva che così avrebbe spezzato il cuore a suo padre, ma prima voleva mostrargli di aver almeno tentato di essere felice nel posto in cui aveva vissuto per tutta la vita”.

Funny Girl

Vita sottile, un bel seno, lunghi capelli biondi, Barbara vince il concorso ma rifiuta il premio, che la costringerebbe a restare un altro anno a Blackpool. La settimana dopo parte per Londra, la Swinging London inondata dai suoni di Beatles e Rolling Stones.

Per caso, conosce Brian, un agente teatrale. Per prima cosa, si rende necessario un corso di dizione, la pronuncia della ragazza rivela un forte accento del nord. Lui la convince a cambiare nome: Barbara Parker diventa Sophie Straw (suona bene, come Sandie Shaw). Per settimane, si accumulano solo delusioni, provini per i quali risulta sempre inadatta. Quando sta per mollare, viene scelta per una nuova commedia della BBC, grazie all’immediata complicità che si innesca con i due sceneggiatori, Bill Gardiner e Tony Holmes, il produttore Dennis Maxwell-Bishop, e l’attore protagonista, Clive Richardson. Ognuno di loro, Barbara (cioè Sophie) li ha conosciuti alla radio, in una serie comica che ascoltava insieme al padre. Sono sue alcune delle idee che donano vivacità al copione. Nelle prove e in sede di registrazione, Sophie si rivela bravissima, un talento naturale.
Siamo all’immediata vigilia (marzo 1964) della vittoria del partito Laburista, Harold Wilson sta per entrare a Downing Street… “«Mio padre mi ammazzerebbe, se fossi laburista» disse Sophie. «Dice che ha lavorato troppo per regalare tutto ai fannulloni e ai sindacati»”. Leggi il resto dell’articolo

1334, mi ricordo

Mi ricordo il Marco a mille Lire.

Covers 96. Claudia Cardinale – Lui 1965

Claudia Cardinale - Lui 1965

Asfalto che scotta (Classe tous risques), Claude Sautet 1960 [cine19] 8

Asfalto che scotta - 1960 - Claude Sautet

Abel Davos (Lino Ventura, in una delle sue più potenti interpretazioni) è un latitante su cui pende una condanna a morte, in Francia; si è nascosto in Italia, ma ha bisogno di soldi e insieme a un complice rapina due portavalori a Milano. Nella fuga, qualcosa va terribilmente storto. Abel è costretto ad abbandonare il figlio e a cercare aiuto presso i vecchi complici, a Parigi. Ma negli anni molte cose sono cambiate, i vecchi amici tengono famiglia, conducono vite rispettabili, sanno di essere controllati dalla polizia, non sono esattamente entusiasti del suo ritorno. Insomma, il codice etico dei fuorilegge scricchiola. In aiuto, mandano da Abel un giovane ex pugile, Eric Stark (Jean-Paul Belmondo).

À bout de souffle di Godard esce nelle sale appena una settimana prima di Classe tous risques.

Il suo primo film, Sautet lo estrae da un romanzo di José Giovanni (1958). Sarà uscito nel momento sbagliato, mentre esplodeva la Nouvelle Vague, ma questo amarissimo polar ha conquistato un’inesplicabile splendore. Nessuna concessione al sentimentalismo, dialoghi secchi e calibrati, silenzi espressivi. È un film d’azione con rare qualità di introspezione psicologica.
Nel rischioso, notturno viaggio dalla Costa Azzurra alla capitale, Abel ed Eric raccolgono Liliane, una sorprendente Sandra Milo. Si capiscono subito… A Parigi, Abel sa bene che il suo destino è segnato, ma vuole sistemare le questioni in sospeso, e Sautet vi empatizza al punto da mostrarne l’epilogo solo con le scritte sui titoli di coda.

Wayward Pines: sono alla quarta puntata su dieci…

Wayward Pines 1a

Nick Hornby: fare lo scrittore

Nel 1992, Febbre a 90°; tre anni dopo, Alta fedeltà: Nick Hornby aveva 35 anni quando uscì il romanzo d’esordio. Intervistato da Alberto Notarbartolo per “Internazionale” – QUI – esprime un pensiero di acuta, semplicissima consapevolezza.

“Quello che è successo ai miei primi due libri è qualcosa che non si può ripetere. Mi è andata bene e hanno cominciato a significare di più di quel che erano in realtà. Mettersi all’inseguimento di qualcosa di simile in ogni libro è impossibile.
Per me il libro più importante della mia carriera resta Un ragazzo, perché per la prima volta era solo un libro. Un vero romanzo. Era il romanzo che volevo scrivere, mi è venuto bene, ed è andato benissimo. Così dopo mi sono detto ok, ho trovato un mestiere che posso fare finché campo: scrivere romanzi. Non sono costretto a farli diventare qualcosa che fa dire a tutti “questa è la mia vita!”, come te vent’anni fa. Per Un ragazzo mi sentivo molto sotto pressione, e quando ha avuto successo per me la pressione è sparita. Da lì in poi il mio obiettivo è diventato solo continuare a scrivere ed essere in grado di sostenere la mia famiglia”.

Breve invettiva sul patetico sport italiano

Certo, l’Under 18 di pallavolo femminile è campione del mondo, mai tanti italiani hanno giocato in Nba, nel fioretto non ci batte nessuno, e purtroppo il tiro a segno non arriva speso sui giornali, ma immagino che continui a fare incetta di medaglie. Punto.
Vedendo le 11 medaglie del Kenya (6 d’oro) ai Mondiali d’atletica, o la spaventosa corsa dei 400 vinta da un sudafricano, Van Niekerk, con un tempo (43’48”) che nessun italiano correrà mai, vengono pensieri diversi. Tendenzialmente cupi. Nei Mondiali d’atletica, l’Italia era tredicesima nel medagliere complessivo. Stavolta, ci sono già 28 Paesi medagliati, e l’Italia non c’è. Peggio: gli italiani arrivano raramente in semifinale. E l’atletica, per la varietà di gesti che richiede, continua a essere lo sport più universale e praticato (ben più del fioretto o del tiro a segno, per intenderci).

L’Under 18 di pallavolo femminile è campione del mondo anche perché ci gioca Paola Egonu, di genitori nigeriani, e nella nazionale maggiore c’è Valentina Diouf, di padre senegalese. Facile capire perché mi vengano in mente Andrew Howe a Ballando sotto le stelle, e il ritorno a casa di Balotelli.

Lo sport italiano sta alla canna del gas, ma il calcio straborda in tutte le salse. Il Figliuol Prodigo che ha passato un anno a fare brutte figure a Liverpool, mi pare emblematico di un declino generale, etico ed economico, innanzitutto. Il Milan “scommette” sul talento più dissipato della sua generazione, e tiene nascosto quanto ci avrà ricavato il prode Mino Raiola da quest’ennesima transazione. O pensate che l’abbia fatta gratis?
Intanto l’Inter non può dare nessun ultimatum al Wolfsburg, una squadra che ha vinto quasi nulla ma che non ha i debiti che deve gestire Thohir, e si vede sfuggire anche Fabio Coentrao, una riserva del Real, che preferisce la Ligue 1 e il Monacò (appena eliminato dalla Champions) al mitico palcoscenico di San Siro (stessa scelta, quella di Asier Illaramendi: meglio la Real Sociedad che il Milan)… Persino più istruttiva la vicenda di Fernando Llorente, che la Juve ha lasciato libero, senza incassarci un euro, pur di sgravarsi dal suo ricchissimo stipendio: il basco, arrivato due anni fa a parametro zero (a Bilbao ancora lo inseguono coi forconi) aveva firmato un quadriennale da 4,5 netti, che con i premi (la Juve vince tutto, i premi sono alti) significa oltre 5 milioni netti a stagione, circa 11 lordi, cioè 22 per il prossimo biennio. Al Siviglia è bastato trattare, aspettare, pazientare, dire di non poter garantire la stessa enormità, e Llorente è arrivato gratis.

Mentre il Kenya e l’Egitto vincono medaglie nel giavellotto, Cuba nel salto con l’asta femminile, la Cekia nei 400 ostacoli donne, la Tunisia, la Grecia e i piccoli Paesi baltici accumulano medaglie, lo sport italiano insegue il miraggio tangentaro di Roma 2024 e intanto sta nelle mani di Raiola e Tavecchio, di Sky e Mediaset, e di questo magnifico trio…

Malagò Montezemolo Renzi

1333, mi ricordo

Mi ricordo di aver pensato che le note a piè di pagina ti danno un tono.

Nelle mani di un gaffeur

Senza parole:

http://www.huffingtonpost.it/2015/08/26/matteo-renzi-laquila-contestatori-teramo-serie-d_n_8041594.html?utm_hp_ref=italy

Mustafa Aktas, curdo, assassinato a Parigi (ma non si può dire)

Parigi, cimitero del Père Lachaise: fra le ottantamila persone sepolte – alcune delle quali attirano nugoli di turisti – ci sta la lapide che ho fotografato un paio di settimane fa.

Mustafa Aktas, Père Lachaise

Vi è sepolto Mustafa Aktas, nato il primo gennaio 1960 a Diyarbakir – ho controllato: sta nel sud-est della Turchia – e morto a Parigi il 23 dicembre 1985.
Gli amici hanno inciso nella pietra l’obiettivo di “un Kurdistan indipendente e libero” e considerano Mustafa Aktas un martire, la cui “resistenza è una fiamma eterna che illumina il nostro cammino”.
È chiaro che non avevo mai sentito nominare questo personaggio, e ho fotografato la lapide per la strana “censura” che la contraddistingue. Un piccolo blocco di marmo è stato sovrapposto all’incisione originaria, impedendo di leggere cosa vi stava scritto. Per gli amici di Mustafa Aktas, costui è morto a oltre 4000 chilometri da casa “vittima di un complotto preparato…” da qualcuno che ha a che fare con la Turchia.
Ho cercato in internet: niente. Se qualcuno ne sa qualcosa, si accomodi…

Sono passati quasi trent’anni, i curdi continuano a battersi per l’indipendenza, sono fra i più coraggiosi combattenti contro lo Stato Islamico, ma sulle loro teste cadono anche bombe turche. E la storia ufficiale non ha lasciato tracce di Mustafa Aktas.

Devil Season One

Devil Season One - Wellinton AlvesRitorno alle origini, l’ennesimo. Si fanno sempre più frequenti, la ricetta “new born” funziona bene, agganciando nuove generazioni di fans. Le origini: ovvero, quando i supereroi muovevano i primi passi, con errori di imprudenza e di inesperienza, dovuti all’ancora approssimativa conoscenza dei propri poteri e delle proprie responsabilità.

Volendo proporre uno stile contemporaneo, la Marvel affida le graphic novel di Season One a giovani autori – in questo caso, uno scrittore inglese e un disegnatore brasiliano (Antony Johnston e Wellinton Alves). Season One è fatta apposta per fornire un punto da cui cominciare a chi sa poco o pochissimo dei personaggi. Ma cosa possono dire queste storie a chi, per esempio, di Devil ne ha lette almeno cinquecento? La risposta è, tutto sommato, deludente. La caratterizzazione grafica di Devil è debole, le tavole di combattimento appena sufficienti; va meglio quando Alves si occupa di Matt, Karen e Foggy, e nel comporre le scene urbane. Leggi il resto dell’articolo

Omissioni e Telegatti

#matteo va al Meeting di Rimini, dove ormai lo applaudono molto più che alle feste dell’Unità, e ovviamente non ha voglia di fare il guastafeste parlando della legge sulle unioni civili. Del resto, non era andato a Genova alluvionata per non farsi fotografare in mezzo alle macerie, e i suoi consiglieri per la comunicazione gli suggeriscono come slalomeggiare fra le disgrazie italiane.

Ma al Meeting, in un impeto di sincerità, #matteo ha proposto una metafora politica che fa capire come alla tv, da ragazzino, non guardasse solo Fonzie e Happy Days. Parlando di riforme costituzionali, ha affermato:  “Dicono che se non c’è elezione diretta dei senatori è a rischio la democrazia, ma non è che devi votare tante volte, quello è il Telegatto. Moltiplicando le poltrone si fanno contenti quei politici, non gli elettori”.

Prima o poi sdoganerà anche “Colpo grosso”.

umberto-smaila-colpo-grosso

In vista dello striscione di Fine Mercato

E un altro giorno è andato, cantava il poeta.
L’Affare Perisic mi ha già fatto perdere la pazienza. Non so valutare la forza del calciatore, ma il Wolfsburg tira la corda da troppo tempo, l’insistenza dell’Inter (non so quanto giustificata dal valore tecnico) comincia ad apparire penosa, quella di chi non ha i soldi per chiudere e insiste, insiste, fino allo sfinimento, mentre Juve, Milan e Roma concludono affari in 48 ore.

Si parla di Lamela (6 gol in 64 partite in due anni al Tottenham), di Borini, di Ljajic (magari in cambio di Juan Jesus), di Lavezzi (un altro che il meglio l’ha dato e gioca in una delle tre società più ricche del mondo), mentre, come era facile prevedere, non si fanno affari con il Napoli, che pure avrebbe 3 attaccanti esterni per un posto, e una difesa ridicola (ma De Laurentiis è una garanzia di tracotanza e incompetenza), né con la Roma, che sta messa più o meno allo stesso modo (e presto regalerà Iturbe e/o Ibarbo)

Resta da capire perché Ghoulam, 0 gol in 34 partite, riserva di Strinic che è a sua volta riserva di Hysai (pagato 5 milioni) debba valere 10 o addirittura 12 milioni, mentre Juan Jesus, più di 100 partite in Serie A, ne vaga 7-9.
Sfinenti le trattative per cedere D’Ambrosio e Nagatomo, sono ancora sul groppone sia Taider che Schelotto (prestati a condizioni ridicole), forse anche Biraghi. Non so cos’abbia fatto di male Andreolli, nemmeno convocato contro l’Atalanta, ma se tiene duro un altro po’, sta fermo fino a gennaio.

Spero in Jacopo Sala e Felipe Melo, e fra i tanti “attaccanti esterni” di cui si parla, sceglierei Gabbiadini e Borini. Ovviamente ne arriveranno altri due… In grado di giocare contro il Carpi, si spera.

Infine, due righe su quel Mou che ci ama tanto (e a cui tanti perdonano qualsiasi cosa). Se all’Inter presti Wallace, al Milan Van Ginkel e alla Juve Cuadrado, vuol dire che in cuor tuo speri che senza di te l’Inter non vinca più.

1332, mi ricordo

Mi ricordo che, prima di scoprine il prezzo, mi sarebbe molto piaciuto un contrabbasso da arredamento.

Covers 95. Sharon Stone – GQ 1996

Sharon Stone - GQ 1996

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