Lukaku impara da Henry

Captain America is Dead, Brubaker + Epting

“Captain America Dies!” annunciò la CNN: era il 7 marzo 2007, su un albo Marvel era avvenuto l’inosabile, l’assassinio di Capitan America, “la leggenda vivente”, “la sentinella della libertà”, nato nel 1941 per mano di Joe Simon e Jack Kirby.

Cap è, innanzitutto, un simbolo, il custode e il guardiano del Sogno Americano: scudo, costume e maschera riprendono la bandiera a stelle e strisce, il suo vero nome è Steve Rogers, prima di fare il soldato lavorava come disegnatore.

La trama si riallaccia a Civil War e al Superhuman Registration Act, con un lungo confronto “ideologico” e personale fra Iron Man e Cap, con reciproci scambi d’accuse e numerosi flashback. Tony Stark confessa a Rogers i suoi problemi di alcolismo e di aver combattuto da ubriaco, mettendo a rischio vite innocenti: grandi poteri richiedono che qualcuno eserciti un “controllo”, sostiene Stark.

La lesione dei diritti (per quanto limitata ai superumani) è un prezzo accettabile da pagare nel nome della sicurezza nazionale? La Legge viene prima di tutto, oppure – come sostiene Cap – l’America fu fondata violando una Legge “sbagliata”? Entrambi i personaggi esibiscono una formidabile, impermeabile intransigenza, che li porta all’immancabile duello a mani nude, nella vecchia sede abbandonata dei Vendicatori.

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3452, mi ricordo

Mi ricordo di non essere mai sicuro su chi vivesse più a nord e più sud, fra Assiri e Babilonesi, nell’antica Mesopotamia.

Eriksen, Curi, Foe’

A come Andromeda (2): attualità e profezia

Notizia vera del giugno 2021 – Si stanno studiando certi “lampi radio veloci” (la traduzione può essere questa): si tratta di misteriosi e velocissimi squarci luminosi, rilevati nello spazio grazie a un telescopio canadese e al lavoro di un gruppo internazionale di ricercatori.

Le origini di questi “lampi”, della lunghezza misurabile in millisecondi, sono ancora sconosciute. Gli scienziati li hanno osservati per la prima volta nel 2007; la maggior parte dei radiotelescopi, in un dato momento, vede solo una piccola porzione di cielo, il che significa che la stragrande maggioranza di questi lampi non viene avvistata.

Ma già nel 2018, durante il suo primo anno di funzionamento, il telescopio CHIME, situato presso il Dominion Radio Astrophysical Observatory nella British Columbia (Canada) ha iniziato a ricevere segnali radio. Il radiotelescopio stazionario ha rilevato 535 nuovi lampi radio veloci tra il 2018 e il 2019: ciò ha permesso agli scienziati di creare il catalogo CHIME dei lampi radio veloci. Mentre la maggior parte dei segnali si è verificata solo una volta, 61 di loro stavano ripetendo “lampi radio veloci” da 18 sorgenti. Le raffiche ripetute appaiono in modo diverso: ogni lampo dura un po’ più a lungo delle raffiche singole.

Fiction del 1972 – Presso l’osservatorio di Bouldershaw Fell (località di fantasia nello Yorkshire), sta per essere inaugurato il più potente radiotelescopio del mondo, la cui attivazione ha attirato l’interesse dei servizi segreti inglesi e statunitensi, e della Intel, una specie di Spectre, una centrale internazionale del crimine, che intende impossessarsi delle informazioni così raccolte. Le funzioni del radiotelescopio vengono descritte dal professor Ernest Reinhart (Tino Carraro), direttore dell’osservatorio, alla nuova addetta stampa Judy Adamson (Paola Pitagora), che in realtà è un’agente del controspionaggio, incaricata dal generale Watling (Franco Volpi) di indagare su una fuga di notizie che sembra provenire dall’interno dell’osservatorio.

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Questa, bisogna avere una certa età per capirla…

I grandi della terra

Nemico, amico, amante…, Alice Munro, 2001

Nove storie di donne canadesi: rapporti tra mariti e mogli, ma anche zie, sorelle, nonne, cugine e matrigne, famiglie solide o frantumate, storie d’amore viste da una prospettiva che può apparire asettica, e all’improvviso commuove.

Alice Munro distilla caratteri con estrema capacità sintetica, vi aggiunge lampi di tenerezza e coinvolgimento emotivo. Sono donne che vivono esistenze faticose, inseguono illusioni irrealizzabili, idealizzano amori che si rivelano modesti o incompleti, comunque incapaci di dare un senso compiuto. Perciò possono rimanere segnate da momenti fatali, sorprendenti, minimi, felici deragliamenti dalla vita ordinaria.

In generale, mi riesce faticoso leggere racconti; anche questi li ho presi e abbandonati più volte, ma ci sono almeno quattro capolavori: il primo e l’ultimo, Conforto e Quello che si ricorda.

Uscita con il titolo Hateship, Friendship, Courtship, Loveship, Marriage, questa raccolta, pubblicata da Einaudi, è stata tradotta da Susanna Basso.

Qui mi limito a qualche abbagliante squarcio di stile.

Johanna sa di non essere bella, ma fino ad allora “non aveva mai provato in vita sua la sciocca sensazione di venire valorizzata da qualcosa che aveva addosso”.

Jinny “ha l’aria di una sopravvissuta a un naufragio”.

Quello di cui Mike ha bisogno è “qualcuno che foderasse di calore umano la sua solitudine”.

“Per «ricordare» intendeva rivivere un’altra volta nella mente e immagazzinare ogni cosa per sempre. L’esperienza di questa giornata messa in ordine, senza confusioni né menzogne, tutta radunata in un tesoro, e infine compiuta, conclusa.

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Eisner/Miller. Conversazione sul fumetto

Trascrizione delle conversazioni avvenute in Florida, nel maggio 2002, fra Will Eisner e Frank Miller, due fra i massimi artisti della storia del fumetto.

Fra l’anziano e il giovane, si era creata una profonda amicizia: discutevano di editoria, di come il linguaggio scritto e disegnato potesse evolvere verso una piena maturità. Eisner era di origine ebraica, due ebrei crearono Superman, un altro ha inventato Batman e il vero nome di Jack Kirby era Jacob Kurtzberg… La conversazione si diffonde su particolari tecnici, nella creazione di un’opera a fumetti, le esperienze dei due autori spesso divergono. Eisner cominciò nel 1935, Miller quarant’anni dopo: si tratta di due innovatori, che hanno elevato il fumetto a forma originale della narrazione, abbattendo pregiudizi e definendo una personale poetica, da “autori”.

Miller confessa i propri debiti nei confronti di Eisner: vere e proprie citazioni, come i foglietti svolazzanti, o il modo di illustrare la pioggia che cade sui corpi… Da caposcuola, Eisner rammenta come molte storie le abbia realizzate senza disporre di un editore, con quel genere di libertà espressiva (e di rischio) impossibile per chi deve lavorare per una casa editrice.

Entrambi gli autori mostrano di preferire tavole nelle quali il disegno non sia molto particolareggiato, perché intralcia la storia e la rallenta. Entrambi avvertono similitudini alla loro sensibilità nella “linea chiara” (incarnato da Hergé e Tardi), caratterizzato da linee di eguale spessore, pochissimo tratteggio, ombreggiature ridotte al minimo.

Secondo Miller, il fumetto può viaggiare benissimo in bianco e nero e il colore dovrebbe essere considerato un “espediente narrativo”: come in «Sin City», dove gli è piaciuto usare un solo colore alla volta.

Uno dei capolavori di Eisner – «Contratto con Dio», uscito nel 1978 – si apre con la camminata di un uomo sotto la pioggia e un lettering di grandi dimensioni, quasi a trascinare il lettore all’interno della tavola; a volte Eisner ha associato il lettering ai caratteri tipografici.

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3451, mi ricordo

Mi ricordo che l’ultima volta che vinse uno scudetto la Virtus Bologna non c’era ancora stato l’Undici Settembre e non avevo ancora conosciuto mia moglie.

#Euro2021. Tifo selettivo

La legge dei Quattro, Edgar Wallace, 1921

The Law of the Four Just Men, nella traduzione di Luigi Taroni, raccoglie dieci racconti di Wallace sui Quattro Giusti, l’associazione segreta da lui proposta nel 1905, che aveva “la pretesa di punire le colpe che sfuggivano alla legge”.

Da tempo, quella “banda” (così la definivano i giornali) sembra dissolta. In realtà, uno dei Giusti è morto (il Principe delle Asturie), e un altro (Poiccart) si è ritirato in Spagna, vive in una grande casa di campagna dedicandosi alla coltivazione di pomodori, cipolle e altri frutti della terra. Restano Manfred e Gonsalez, a Londra, nascosti dietro rispettabilissime identità segrete, hanno raccolto “la più vasta documentazione al mondo sui criminali impuniti” e adottano le forme d’azione necessarie a far sì che non si parli più di loro.

In un tribunale londinese, Giorgio Manfred e Leone Gonsalez assistono alla pronuncia di una sentenza e decidono di “restituire la libertà” all’innocente appena condannato. Il vero colpevole è un uomo che “esercitava apertamente il lucroso mestiere dell’usuraio; e le scoperte dell’usuraio Stedland erano sfruttate dal ricattatore Stedland”. Manfred e Gonsalez imbastiscono un piano, spingono l’usuraio a ritirare tutti i soldi depositati in banca, e poi lo derubano, grazie all’arte del travestimento. Lo costringono a confessare la verità e si dileguano: se parlerà, se dirà cos’è davvero successo, i Quattro Giusti lo uccideranno, ovunque si nasconda.

Assolutamente convinto che dalla fisionomia si possa dedurre il carattere di una persona, Gonsalez lo dimostra al vicedirettore di Scotland Yard, smascherando un individuo il cui patrimonio deriva da una fumeria d’oppio, dove attirava ricchi clienti.

Uno spregiudicato agente teatrale si è arricchito spedendo in Sudamerica molte giovani attrici: orfane e senza legami familiari, queste ragazze sono sparite nel nulla. Gonsalez parte per il Sudamerica, trova le prove che cerca, ma dubita che siano sufficienti in tribunale. Perciò, si incarica di fare da giudice e da giuria: per lui, “la preparazione meticolosa del castigo era il compito più interessante”.

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Ancora sul crollo della “speranza di vita” e sulle conseguenze politiche che dovranno derivarne

Un mese fa pubblicavo un post così intitolato: In un anno, la “speranza di vita alla nascita” è diminuita di 14 mesi. Finisce Quota 100, ma non si potrà far finta di niente.

Ora escono nuovi dati, ancora più impressionanti, forniti dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. In sintesi: Covid-19 ha bruciato la speranza di vita conquistata dagli italiani nei precedenti dieci anni.

Da febbraio 2020 si sono registrati oltre 4 milioni e duecentomila contagi e quasi 127 mila decessi, cifre tali da far diventare Covid-19 la seconda causa di morte, dopo le malattie del sistema cardiocircolatorio; da ciò deriva un’inedita e assai sensibile riduzione della speranza di vita della popolazione italiana (-1,4 anni di media, con punte di -2,6 anni in Lombardia tra gli uomini e -2,3 in Valle d’Aosta tra le donne). Oggi possiamo “sperare di vivere” 17 mesi in meno di quanto sperassimo prima della pandemia.

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G7. Grandi. Aiutare. Varianti

La Mia Vita Disegnata Male (#LMVDM), #Gipi

Un’amica sosteneva che LMVDM è “allo stesso tempo un pugno e una carezza”. Gipi conferma e rovescia Celentano.

Volume scopertamente autobiografico, dell’autobiografia possiede la sincerità, non l’esibizionismo, quel genere di naturalezza che richiede un lungo, faticoso percorso, per arrivarci. Ne deriva una confessione viscerale, tutt’altro che pacificata: “Devo smettere di fare così. Devo apprendere il concetto di riservatezza. O un giorno mi troverò a passare dei guai”.

Nato a Pisa nel 1963, Gianni Pacinotti ha avuto il merito, e anche la fortuna, di potersi permettere la massima libertà espressiva, così da sorprenderci con divagazioni sconcertanti, salti spazio-temporali, sogni colorati, attimi di intensa lucidità: “I dottori non toccano i soldi, altrimenti dopo devono ri-lavarsi le mani; quindi i centocinquanta euri li ho consegnati nelle mani ungulate di una segretaria”.

I dottori sono una presenza fissa in questa storia, tutto il volume scorre all’inseguimento di una malattia, fra medici e psicologi, dai problemi di erezione al mal di denti, dalla TAC al cervello fino all’epatite cronica, che altro non sarebbe che “il conto” da pagare per certi vizi giovanili. Il personaggio parla e straparla di morte, eppure ne è terrorizzato, e risolve pensando che “delle tragedie si dovrebbe sempre ridere”.

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3450, mi ricordo

Mi ricordo quanto mi dispiacque abbandonare i vinili e quanti album incredibili ristampavano in cd.

I nuovi italiani li applaudiremo alle Olimpiadi

Non vendi chi vuoi, ma chi puoi. E se non arrivano offerte?

Fare il tifoso è emotivamente faticoso, a volte dispendioso: dovremmo limitarci a inseguire sogni, a implorare un vice Lukaku o un vice Brozovic, il nuovo Messi o il clone di Sneijder, anziché dover frequentare le scuole serali per darci un tono e cianciare di alta finanza.

L’Inter deve vendere, ce l’hanno detto in tutte le salse. Le cifre ballano, si fa una discreta confusione fra entrate secche e plusvalenze, ma sembra chiaro che “almeno un big” debba essere ceduto. La fuga di Antonio Conte ce l’hanno spiegata così.

Perciò, da settimane il tifoso studia gli ammortamenti e si dilania su chi debba essere sacrificato sull’altare del bilancio.

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Esterno notte, Gipi

Ristampa (con una storia inedita) del primo libro di Gipi: sei storie intimiste, una raccolta di appunti disegnati in bicromia. A volte, per i volti e i movimenti delle figure, sovrappone carta trasparente all’olio sulla tela, così che le trasparenze stratifichino il racconto, mostrandone le tappe.

Nel definire la propria personale poetica – il disegno come terapia -, Gipi riporta “alla luce ricordi svaniti”, sperimenta la fiction, nuove forme grafiche e la compresenza di più piani del racconto (oltre ai fatti, i pensieri mentre si accavallano). Riesce a comunicare quel vago senso d’incertezza: “Spesso ho la sensazione che il mondo e gli uomini siano fatti di due sostanze differenti”.

«La storia di Faccia» parla della forte impressione lasciata sul bambino (Gipi) da un “freak” alla Browning, la cui deformità fisica emanava uno strano fascino.

In «Via degli Oleandri» c’è il contesto infantile della casa delle vacanze, quando stava per svolgersi la notte traumatica in cui un uomo penetrò in casa per fare sesso con la sorella diciottenne.

«Le facce nell’acqua» è una specie di thriller paranormale, ambientato in un’oscura laguna toscana, rischiarata da lontani bombardamenti: due ragazzi si rifugiano in un capanno per la pesca insieme alla “slava”, ex prostituta fuggita dai suoi protettori. Nelle note, Gipi descrive la sua difficoltà nel tratteggiare figure femminili: “soltanto l’idea di poter finire a disegnare una eroina erotica (così comune nel fumetto italiano) mi fa spesso desistere dal trattare personaggi femminili. Ora sto imparando a disegnare le donne “male” come disegno gli uomini. Senza prestare nessuna attenzione in più alle bocche o alle forme del corpo. Ci sono voluti anni ma sono contento”.

«Macchina sotto la pioggia» è un gioco sulle storie noir, con un’assurda sparatoria innescata da un tizio che pensa di recitare una parte, e davanti a sé trova qualcuno che pensa stia dicendo solo “stronzate”.

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3449, mi ricordo

Mi ricordo le inchieste delle Jene e di Report, ma nemmeno uno juventino che pubblicamente abbia mostrato un po’ di vergogna.

Odore di marcio

“L’UEFA prende atto della decisione presa oggi dalla Commissione di Appello UEFA indipendente di sospendere temporaneamente il procedimento disciplinare che era stato aperto contro FC Barcelona, ​​Juventus FC e Real Madrid CF per una potenziale violazione del quadro giuridico UEFA in relazione al cosiddetto Progetto Superlega.

L’UEFA prende atto che la decisione di sospendere temporaneamente il procedimento è stata presa dall’organo di ricorso UEFA a seguito della notifica formale fatta alla UEFA dalle autorità competenti svizzere il 2 giugno 2021 di un’ingiunzione giudiziaria ex parte ottenuta il 20 aprile 2021 dalla persona giuridica European Super League Company SL del Tribunale commerciale n. 17 di Madrid.

La decisione dell’organo d’appello UEFA indipendente è stata presa senza pregiudizio per la questione dell’esecutività dell’ordinanza del tribunale in Svizzera. Facendo affidamento sull’ordinanza del tribunale, i tre club citati hanno cercato di proteggersi da potenziali conseguenze disciplinari legate al progetto Superlega.

L’UEFA comprende il motivo per cui i procedimenti disciplinari devono essere sospesi per il momento, ma rimane fiduciosa e continuerà a difendere la propria posizione in tutte le giurisdizioni pertinenti.

La legittimità dei procedimenti disciplinari sportivi, con il diritto di ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport, è stata a lungo riconosciuta come essenziale per l’amministrazione uniforme della giustizia nello sport. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, i Tribunali dell’UE e il Tribunale Federale Svizzero hanno ripetutamente stabilito che le regole disciplinari/arbitrali sono giustificate da interessi legittimi legati alla natura specifica dello sport.

L’UEFA, quindi, ha agito in conformità non solo con il proprio Statuto e Regolamento, ma anche con il diritto dell’UE, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e il diritto svizzero nell’aprire un’indagine indipendente sulla condotta dei club associati al progetto Superlega.

L’UEFA adotterà tutte le misure necessarie in stretta conformità con il diritto nazionale e dell’UE affinché la Commissione di Appello UEFA sia in grado di riprendere il procedimento disciplinare il prima possibile”.

A come Andromeda

Fu il mio primo contatto con la fantascienza. Frequentavo la Seconda media, ho vaghi ricordi di una trama intricata e di un gergo scientifico non sempre comprensibile, rammento serate un po’ noiose, ravvivate da improvvisi colpi di scena.

Oggi le chiamano miniserie, ai tempi si diceva “sceneggiato”: questo si sviluppa in cinque puntate (ognuna di poco più di un’ora) con la regia di Vittorio Cottafavi. Venne trasmesso dal Programma Nazionale RAI, a partire dal 4 gennaio 1972; andava in onda il martedì alle 20.30, l’ultimo episodio fu trasmesso il primo febbraio. Ebbe un grande successo, sfiorando i 17 milioni di telespettatori.

Esteticamente e filosoficamente – ora che l’ho rivisto – mi pare notevole l’influenza di 2001: Odissea nello spazio. Il supercalcolatore e i tanti dilemmi etici rimandano a HAL 9000. Eppure, Kubrick era venuto dopo… A for Andromeda nasce come prodotto televisivo della BBC nel 1961 (fra gli interpreti una giovanissima Julie Christie), su sceneggiatura di Fred Hoyle e John Elliot, che poi ne trassero un romanzo (Feltrinelli, 1965). Ad adattarlo per la televisione italiana è stato Inisero Cremaschi.

“Questa storia si svolge in Inghilterra l’anno prossimo”, recita un cartello dopo i titoli di testa, all’inizio di ogni puntata.

Quattro gli attori principali: Luigi Vannucchi (il fisico John Fleming), Paola Pitagora (l’agente del controspionaggio Judy Adamson), Tino Carraro (Ernest Reinhart, a capo del team che ha costruito il potente radiotelescopio del mondo), e Nicoletta Rizzi (arriva più o meno a metà della trama, interpretando la bruna Christine Flemstad, per poi assumere l’identità della bionda Andromeda).

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Il ragazzo