Il Dario c’è o ci fa?

Roberto Speranza si è detto pronto a incontrare Renzi, che a sua volta può trovare un minuto di tempo.

Basta questo al ministro della Cultura Dario Franceschini per tirare delle conclusioni apodittiche quanto ottimiste. Come se l’accordo fosse ormai prossimo. O fosse solo una questione di buona volontà.

Ma se si va a leggere quel che dice Speranza – e si pensa un attimo a come ragione Renzi – l’accordo è semplicemente impossibile, il dialogo è un pro-forma, e tutto spinge verso il lancio dei piatti fra ex coniugi.

Speranza si dice disponibile a riaprire una discussione con il Pd su due punti immediati: legge elettorale e legge di bilancio. “Sul Rosatellum – chiede – abbandonino la strada della fiducia. Modifichiamo la legge con le preferenze, oppure aumentando i collegi uninominali. E prevediamo il voto disgiunto”.

Speranza chiede, inoltre, di “invertire la rotta anche su Jobs act e scuola”.

Ognuno può pensarla come vuole, ritenere colpevoli gli uni o gli altri, ma intanto sta per arrivare la batosta in Sicilia e sia Pd che Pdp non potranno far altro che incolparsi a vicenda.

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Linguaggio orwelliano: bel tempo è quello che fa scattare l’emergenza smog, maltempo è quello che la fa passare

Cosa intendo per “potenziale”

Tre tiri nello specchio della porta a Crotone, tre tiri (rigore compreso) a Bologna, Icardi che non inquadra la porta per 315 minuti consecutivi, eccetera. Ma appena un gol subito in 9 secondi tempi.

Intanto, la Roma tira 23 volte nello specchio della porta del Verona e vince l’undicesima consecutiva fuori casa, il Napoli viaggia sempre il 60% di possesso palla e concede pochissimo, la Lazio è un gioiello di concretezza ed esprime il capocannoniere, la Juve strapazza il Toro con un’imbarazzante prepotenza e ne segna 6 fuori casa a Udine pur giocando un’ora con l’uomo in meno (senza i due rigori sbagliati al novantesimo sarebbe prima). Del Milan, continuare a inserirlo fra le più forti può sembrare assurdo, ma ha avuto tanta sfortuna e mi aspetto possa risalire parecchie posizioni.

La tabellina sul “potenziale” si presta a un’infinità di dissociazioni e critiche: tutto è discutibile, dal peso relativo dei singoli fattori (il valore dell’attacco incide più di quello della panchina) alla voce “equilibrio”, aleatoria all’ennesima potenza.

In campo per la vittoria [The Game of Their Lives], David Anspaugh, 2005 – [filmTv103] – 5

Tratto da una storia vera, che sarebbe stata più interessante se narrata da un inglese. Agli americani piace dannatamente passare per outsiders: nello sport riesce loro difficile, solo il calcio offre questa opportunità drammaturgica, che esalta il patriottismo e lo spirito di corpo.

La storia vera è quella di una delle più grandi sorprese nella storia del campionato del mondo di calcio. Comincia con l’improvvisata spedizione a stelle e strisce alla Coppa Rimet 1950, quella chiusa dal drammatico Maracanaço (l’Uruguay che batte il Brasile e provoca suicidi). La prima edizione postbellica della Rimet racchiude un altro evento “storico”: l’inconcepibile sconfitta degli inventori del gioco del calcio, l’Inghilterra di Mortensen, Ramsey e Matthews (lasciato a riposo, quel giorno, perché la partita era troppo facile) contro i dilettanti statunitensi.

Era il primo Mondiale della nazionale inglese, che aveva snobbato le edizioni precedenti. Nel dopoguerra erano imbattuti, 23 partite vinte delle 30 giocate (tra cui un 4-0 all’Italia). Oltre al tipico Davide contro Golia, l’idea al centro del film è quella del mettere insieme una squadra in breve tempo, amalgamando varie comunità etniche. Una storia esemplare.

Si giocò il 29 giugno 1950 a Belo Horizonte e finì 1-0 per gli Stati Uniti. In gol Joe Gaetjens, l’unico nero di quella squadra, venuto da Haiti e finito a fare il lavapiatti a New York per pagarsi gli studi alla Columbia University. La squadra era in larga parte formata da italo-americani, immigrati dall’Europa ed ex militari. Fu una partita rocambolesca, gli inglesi colpirono quattro fra pali e traverse, Frank Borghi parò l’impossibile, e sembra evidente che il Fato ci mise lo zampino.

L’aggettivo “inconcepibile” discende dal fatto che il calcio era uno sport assai poco praticato negli Stati Uniti; non c’era nemmeno un campionato professionistico. Il film presenta numerose inesattezze storiche, utili a romanzare la vicenda. Le riprese di calcio sono abbastanza accattivanti, è evidente che Anspaugh – vent’anni prima artefice del ben più riuscito Hoosiers («Colpo vincente»), sul basket dei college – ha studiato a memoria il John Huston di «Fuga per la vittoria».

Gerard Butler (Leonida in «300») interpreta Frank Borghi, si notano anche Costas Mandylor, Gavin Rossdale, Wes Bentley («American Beauty»), Patrick Stewart (il giornalista che fa da voce narrante) e Jimmy Jean-Louis nei panni di Gaetjens.

La realtà? Nella Rimet del ’50, gli Stati Uniti furono sconfitti dalla Spagna (3-1) nella prima partita, mentre gli inglesi battevano il Cile. Fu la Spagna del basco Telmo Zarra a dominare il girone, battendo anche l’Inghilterra nella terza partita; l’altra qualificata fu il Cile, perché gli Usa vennero travolti 5-2 nel match decisivo e chiusero all’ultimo posto.

2131, mi ricordo

Mi ricordo mia mamma che si commuove davanti alla tv per immagini di maltrattamenti degli animali.

Nautilus. Fotografie a Imola fino al 29 ottobre

Nautilus non è solo il sottomarino del capitano Nemo. È anche il nome di un “fossile vivente”, un genere di molluschi cefalopodi tetrabranchiati, considerato estinto in seguito ai ritrovamenti fossili risalenti al Paleozoico. Al contrario, i Nautilus sono diffusi in mare aperto, di solito nelle acque profonde dell’Oceano Indiano e nel Pacifico occidentale (soprattutto dalle Figi alla Nuova Guinea). E fin qui, basta wikipedia.

Nautilus, infine, è il titolo di una piccola, brillante esposizione fotografica di Gabriele Calamelli, visibile a Imola in pieno centro storico, a pochi passi dal municipio, al 207 della Via Emilia.

Si tratta di fotografie scattate in un interno di un palazzo milanese di inizio secolo (quartiere Tortona); la scala a spirale è ripresa da varie angolazioni, con luci diverse. E quella spirale rimanda specularmente al Nautilus, alla conchiglia che fa da casa al mollusco, che crescendo costruisce un esoscheletro sempre più grande, passando da una “stanza all’altra”.

Non è raro scorgere similitudini fra natura e architettura, vertiginose biologie e forme costruite dall’uomo; anzi, questi incroci spingono a riflettere sulla nozione di “astratto” e di efficienza produttiva.

La mostra è organizzata dall’associazione culturale Pop, variamente attiva nella promozione del linguaggio fotografico e delle arti visive; utilizzando spazi temporaneamente disabitati e in disuso, sono già state esposte opere di Massimo Golfieri.

Orari di visita (ingresso gratuito) di Nautilus e altre informazioni qui: http://www.popcultura.it

Dice Minniti: Dopo Renzi c’è Renzi. Dico io: Dopo Minniti avanti un altro. 

La lezione di Napoli

Handanovic: 9
Un miracolo e tre grandi parate. Fra i pali è da anni uno dei 5 migliori portieri al mondo, il suo difetto è che tende a deprimersi, ma si esalta quando gioca con una difesa che sente affidabile.
D’Ambrosio: 7
La catena di destra (con Candreva) gioca la miglior partita del campionato. Annullato Insigne, buona intensità e buona corsa, non sarà Cancelo a togliergli il posto.
Skriniar: 7
Sarebbe 8 senza un paio di errori vistosi, compiuti in zone poco pericolose. Ma sono errori che fanno capire come lo slovacco voglia sempre giocare la palla, e nella marcatura su Mertens è stato quasi perfetto.


Miranda: 8
La miglior partita della stagione. Intelligente senza strafare, rimedia un “giallo” che forse odora di squalifica, ma è suo il merito di certe uscite palla al piede e di 4-5 magnifiche fughe dal pressing napoletano.
Nagatomo: 7
Poco propositivo in avanti, non gli si può rimproverare un solo errore di lettura. Callejon è il peggior avversario che gli potesse capitare, ma se non lascia 30 metri alle spalle, Yuto può essere più affidabile di qualunque, strapagato, nuovo acquisto.
Gagliardini: 6,5
Si applica come un dannato, raddoppia continuamente, ringhia e randella con criterio, non va in apnea come gli era accaduto altre volte, ma cerca il tiro troppo poco e la somiglianza con Busquets sbiadisce quando consideri le imprecisioni nel palleggio.
Vecino: 7,5
In Serie A non vedo centrocampisti come lui; sembra venire da un altro calcio, ogni tanto ti chiedi cosa stia facendo, è un moto perpetuo capace di accelerazioni prodigiose, un box-to-box alla Gerrard (con meno classe).
Borja Valero: 6,5
La sua autonomia è ormai cronometrabile, fra i 65 e i 70 minuti. È di gran lunga il calciatore più intelligente della squadra, ma la benzina finisce e un cambio va sempre consumato per lui. Si trova il pallone per l’azione per due delle tre azioni pericolose dell’Inter, e qui emerge la differenza con i fuoriclasse.
Candreva: 8
Anche lui esaurisce il combustibile, ma lo fa dopo una partita sontuosa, di estrema applicazione e non priva di colpo di classe. Il fantastico Ghoulam visto nell’ultimo mese viene ridotto a miti consigli, anche i raddoppi su Insigne sono produttivi.
Perisic: 6
Poco ispirato, confusionario, cerca spazi anche a destra, ma è una serata di scarsa consistenza, dovendo sempre giocare contro avversari in superiorità numerica.
Icardi: 6
L’impegno non manca, ma si fa fischiare dei fuorigioco che Pinamonti gestirebbe meglio e, al solito, non riesce a dare respiro alla difesa difendendo palla e facendosi fare fallo (a Eder bastano 5’ per dimostrare il contrario). Icardi è questo, temo per sempre.
Joao Mario, Cancelo, Eder: 6

Spalletti: 9
Le dichiarazioni prima e dopo la partita sono state perfette. Si è persino rammaricato per aver perso un’occasione (il Napoli veniva dalle fatiche di Coppa) e ha sottolineato come troppe ripartenze siano state imprecise e forse impaurite. Purtroppo, i valori tecnici dei nerazzurri sono e rimangono inferiori a quelli del Napoli. Ho scritto, di getto, che ha portato all’Inter la miglior fase difensiva dai tempi di Mourinho, ma senza un trequartista da 10 gol può solo sognare il terzo posto.

Società: 5
Da che ho memoria, i colori dell’Inter sono il nero e l’azzurro a strisce verticali. Usare la terza maglia nello scontro diretto con la prima in classifica, trasmesso in 120 paesi al mondo, mi sembra un’idiozia anche in termini di marketing.

2130, mi ricordo

Mi ricordo che, a svezzamento ultimato, dodici anni fa, era impossibile arrivare a una data esatta, ma mi piaceva pensare che Cholo e Brujita fossero dello Scorpione.

Linea editoriale: pacatamente e serenamente, chi non apprezza Handanovic è pregato di dedicare la sua competenza ad altri sport. 

A Napoli, la migliore fase difensiva dell’Inter dai tempi di Mourinho. Il solito Handanovic, ma con la palla fra i piedi si può sperare di meglio. 

Loustal per Simenon (Tutti i racconti dell’Agenzia O)

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Il maestro di Vigevano [id.], Elio Petri, 1963 – [filmTv100] – 8

È uno di quei film impietosi – come «Signore e signori» di Germi, per esempio – che stordiscono per la “cattiveria” e l’amarezza di cui sono impastati. Eppure, siamo nel pieno del boom economico, persino in luoghi come la provincialissima Vigevano è arrivato il benessere, la Weltanschauung (diamoci un tono…) dovrebbe essere improntata all’ottimismo.
Invece, la natura umana presenta il conto e Alberto Sordi è impareggiabile nel tratteggiare i piccoli, diffusissimi vizi dell’italiano medio, l’uomo di mezza età cresciuto nel fascismo e zavorrato da una concezione della vita che lo rende, al tempo stesso, invidioso e superbo.

Antonio Mombelli insegna in una scuola elementare di Vigevano. Stipendio basso, carriera lentissima, pensione ancora lontana, il Mombelli trascina la sua esistenza fra l’ubbidienza alle ottuse pretese del direttore della scuola e i tentativi di soddisfare la moglie Ada (Claire Bloom, magnifica), stufa di quelle ristrettezze, mentre i “padroncini” che fanno scarpe si arricchiscono in fretta.

Mombelli ha un solo amico, più sfortunato di lui, “il Nalini”, eterno supplente. Cerca di opporsi alla decisione di Ada, che vuole lavorare in fabbrica: per lui è un’onta, la moglie di un maestro non può mischiarsi agli operai. La dignità del maestro è messa a dura prova dall’industrialotto (Piero Mazzarella) che gli offre di saldare un debito alzando i voti al figlio. Un’umiliazione dopo l’altra… Infine, l’autostima crolla, il Mombelli lascia la scuola e con la liquidazione apre una fabbrichetta di scarpe, rigorosamente “in nero”. Neanche a dirlo, il successo economico è immediato, ma il disastro incombe.

Tratto dall’omonimo romanzo di Lucio Mastronardi, prodotto da Dino De Laurentiis, sceneggiato da Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, montato da Ruggero Mastroianni e musicato da Nino Rota, non è certo il miglior film di Petri, ma regala a Sordi un’interpretazione formidabile.