1211, mi ricordo

Mi ricordo seduto sopra surriscaldati seggiolini dell’autobus.

Il “cambio degli armadi”

Ascoltando Steven Brown cantare Tenco, un Billy Joel dell’89 e un Dylan del ’78 – prossimi post della rubrica sui vinili non ascoltati da una ventina d’anni – e con il contributo determinante di un’oscura collaboratrice, stamattina ho provveduto a spostare gli indumenti invernali e a sistemare quelli della collezione primavera-estate. L’oscura collaboratrice mi ha spinto a sacrificare un po’ di vestiti, fra quelli in cui non entro più e altri ormai rovinati, da destinare al cassone della Caritas. A futura memoria, ecco un elenco:

Giacca di lana verde-nera a due bottoni e spacco unico (non la indossavo da una dozzina di anni).
Camicia azzurra maniche lunghe. Camicia azzurra maniche corte.
Camicia bluette maniche corte. Camicia a quadretti verdi e azzurra a maniche corte. Camicia a quadretti beige e marrone, a maniche corte.
Camicia bianca da matrimonio, irrimediabilmente ingiallita.
Maglietta grigio-chiaro maniche corte. Maglietta grigio-scuro maniche lunghe.
Maglioncino di lana verde chiaro, collo tondo. Maglioncino di lana blu scuro, collo a vu. Maglioncino acrilico marroncino, collo a vu.
Jeans taglia 48 (porto la 50, quando va bene). Pantaloni tipo-jeans blu scuro taglia 48.
Tre pezzi di biancheria, due paia di calzini di lana.
Polo mezze maniche grigio scuro con righine azzure e bianche sul colletto.

Di fronte ad alcuni addii ho dovuto forzarmi, il sentimento di conservazione è in me molto forte, ma è ragionevole sostenere che potessi liberarmi anche di altro. Comunque, ora l’armadio si chiude senza difficoltà.

La mediocrità di #matteo si rivela nel bersaglio che indica, gli scafisti, rimuovendo cause e colpevoli dei drammi di chi li va a cercare.

1210, mi ricordo

Mi ricordo partite a biliardo di tre o quattro ore, con non infrequenti minuti di strabiliante bellezza.

Come peso relativo, il gol di Icardi diventa il più pesante della stagione. E forse forse forse non è fuori tempo massimo.

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A un’ora da Inter-Roma

Sono fra quelli che vorrebbero che il campionato fosse già finito – anzi, la stagione, pensando alla Champions da assegnare – dunque non mi riconosco in Thohir che ripete “mancano otto partite” e poi “mancano sette partite” e temo andrà avanti con questa litania.  Ha ragione, è lui che paga. Ma davvero non trovo molta logica in questo garbage time, ora che Hernanes – per me il primo da cedere, minusvalenza compresa – è titolare inamovibile, mentre Shaqiri ammuffisce in panchina e non sappiamo quanto vale, accanto a Kovacic, il cui valore di mercato non credo aumenti con questo minutaggio.
Il Mancio saprà il fatto suo, ma Gnoukouri non ha il passo di Medel e Medel è con Icardi e Handanovic il più imprescindibile di questa squadra. Se Brozovic sbaglia partita, è sconfitta sicura.

Trovo divertente che da mesi si dia per scontata la partenza di Vidic e da varie partite il serbo sia vicino alle speranze che aveva suscitato.
Insistere su Juan Jesus terzino, mi fa temere disastri – un’espulsione, per esempio – ma confido nella fragilità difensiva giallorossa, con il Palacio degli ultimi tempi.

Inter e Roma sono squadre infelici e disassate, mi aspetto tre o quattro gol stasera a San Siro. La Roma non ne segna più di uno dai quattro che ci rifilo’ all’andata… Per vincerla, dobbiamo segnare per primi.

The Cinema Show, fotografie alla Galleria Civica di Modena

Un’ora spesa bene: una selezione di fotografie sul cinema, estratte dalla collezione della Galleria Civica modenese (4000 scatti, raccolti tramite donazioni), che svaria in almeno quattro, diverse direzioni: ci sono i ritratti in posa, gli scatti rubati alla vita quotidiana, le classiche foto di scena (costruite sul set con la stessa inquadratura del regista), e il dietro le quinte.

mario monicelli di pino settanni - 2003

Fra i ritratti, quelli che mi sono piaciuti di più sono quelli di Mario Monicelli (Pino Settanni, 2003), Margaux Hemingway (Gianfranco Salis, 1978), Marisa Berenson (Gianfranco Salis, 1978), Cristiana Capotondi (Giovanni Cozzi, 2007), John Huston (Gabriele Pagnini, 1979), Faye Dunaway (Pino Guidolotti), Eduardo De Filippo (Gina Lollobrigida, 1967) ed Erich von Stroheim (John Phillips).

Scatti rubati di notevole fascino sono quelli di John Wayne a Roma nel 1965 (Marcello Geppetti) e di Audrey Hepburn in una panetteria romana (ancora Geppetti, nel ‘61).

audrey hepburn marcello geppetti 1961

Delle foto di scena, necessarie alla promozione del film fino alla fine degli anni Settanta, ho trovato notevoli quelle di Morte a Venezia (Mario Tursi), Toro scatenato (Emilio Lari), Novecento (Claude Nori).

Infine, il backstage: ci sono Fellini sul set di 8 e mezzo (Tazio Secchiaroli), ancora Fellini e Donald Sutherland sul set di Casanova, Pier Paolo Pasolini e Maria Callas per Medea (Mario Tursi) e Luchino Visconti dello stesso Tursi, che chiude la mostra con un’intervista audiovisiva nella quale racconta le sue esperienze al seguito di questi grandi artisti.

La mostra modenese chiude il 7 giugno, l’ingresso è gratuito.

Italicum o governo cade, minaccia quello statista di #matteo. Invece io sarei curioso di vedere il fuggi fuggi dalla barca affondata.

02 – Ultravox!. Ultravox!, Island, 1977

Prodotta da Brian Eno e Steve Lillywhite (a sua volta futuro produttore degli U2), la band di John Foxx incide l’album d’esordio nei celebrati Hammersmith Studios.
Ultravox!, Ultravox!Foxx e il chitarrista Steven Shears vengono da Chorley, Lancashire (poco a nord di Manchester), mettono un annuncio su Melody Maker e presto trovano la sezione ritmica: Warren Cann (batteria e percussioni) e Chris Cross (basso e voce), a cui si aggiunge Billy Currie, violino e tastiere, fondamentale nel delineare l’originalità del sound.
Per qualche mese la band si fa chiamare Tiger Lilly.
Un piccolo adesivo bianco con il prezzo, 5000 lire, mi aiuta a collocare l’acquisto dell’album – usato, in ottimo stato – almeno sei anni dopo l’uscita.

Foto segnaletiche, estetica che anticipa i Guerrieri della notte di Walter Hill, un’idea di new wave con spruzzate lisergiche (I Want To Be A Machine, Sat’day Night in the City of the Dead, The Wild The Beautiful And The Damned; su tutte, Slip Away), eleganti melodie e una voce capace di mutevoli inflessioni, che spicca nel panorama dell’epoca. Foxx ha qualcosa di Bryan Ferry e del Bowie dandy, non ancora rapito dall’elettronica.
Dopo un paio d’anni, si stancherà dei compagni, inaugurando una carriera solista di cui non ricordo un solo titolo; gli Ultravox (senza punto esclamativo) rinasceranno con altre idee, riorientando la loro musica verso i sofisticati languori di Midge Ure.

Prossimo vinile che non ascoltavo da una ventina d’anni: Low, David Bowie.

1209, mi ricordo

Mi ricordo la breve, affannosa fase in cui guardavo fra i solchi per capire se un vinile usato valesse la pena.

Percorso netto della Juve, sempre avanti senza mai affrontare un vincitore di scudetto

Nella primavera del 2010, l’Inter affrontò ed eliminò i campioni della Premier League (Chelsea), i campioni di Russia (Cska Mosca), i campioni della Liga (Barcellona) e in finale trionfò contro i vincitori della Bundesliga (Bayern).

Nella primavera 2015, la Juventus ha giocato contro la seconda della Bundesliga (Borussia Dortmund), la seconda della Ligue 1 (Monaco) e ora affronta la terza della Liga (Real Madrid), contro cui finirà la sua corsa fortunosa. Altrimenti, c’è da scommettere che in finale troverebbe il Barcellona, completando un en plein alla rovescia rispetto alla Coppa dei Campioni.

Non è fortuna, è qualcosa di peggio.

A Bologna sanno come farti odiare le isole ecologiche: due mesi dopo

Grottesca, la situazione non si può che definire così, e a questo punto ogni settimana farò un post, pressoché identico, finché la situazione non si risolve.

Ricapitoliamo: a fine ottobre, nel centro storico di Bologna (a 200 metri dalla stazione) partono 10 piccoli cantieri, per realizzare 10 mini isole ecologiche, interrate, nel raggio di 2-300 metri. Tutti e 10 i cantieri partono contemporaneamente, il lavoro procede per una settimana, forse dieci giorni, e si blocca… Dalla metà di novembre la situazione è rimasta stazionaria. Ferma. Immobile. Anzi, un po’ di rifiuti si sono accumulati nell’area recintata (già una volta l’azienda energetica ha provveduto alle pulizie).

Come sta scritto nell’improvvido cartello che ho fotografato, i cantieri avrebbero dovuto chiudere entro il 28 febbraio.

isole ecologiche

Mi sono detto che ce l’avrebbero fatta per Pasqua. Ora temo l’estate.
Caro Comune di Bologna, in che mani siamo?

01 – Tarkus. Emerson, Lake & Palmer, Manticore, 1971

Le prime note – Eruption – restituiscono l’inconfondibile impatto delle tastiere di Keith Emerson, che alterna l’Hammond con il St. Marks Church Organ, la Celeste con il Moog Synthesiser. La voce di Gregg Lake e la sua vena melodica, invece, non mi hanno mai fatto impazzire, ma in un paio di situazioni – Jeremy Bender, soprattutto – contribuisce alle trascinanti ballate rock’n’roll, che consentono a Emerson di dilettarsi con l’amato honkytonk.

L’album che possiedo l’avrò comprato nel ’74 o ’75, è una ristampa su etichetta Manticore (distribuzione Ricordi): l’originale era Island. I disegni di copertina, connubio incestuoso fra animali preistorici e armi modernissime, fino al dominio dell’armadillo cingolato, sono dipinti da William Neal, con un gusto che definirei barocco pop. Di cosa parlino i testi, non so dire (non era certo per i testi che si compravano album come questo). L’ingegnere del suono è Eddie Offord. Tarkus uscì ad appena quattro mesi di distanza dall’album d’esordio.
Resta la mia preferenza per i brani strumentali: A Time And A Place, Aquatarkus, The Only Way (dove si insinua un omaggio a Bach, la sua Toccata in Fa maggiore). All’epoca, Emerson aveva 27 anni, Lake 24, Carl Palmer appena 20, ed è strabiliante l’energia controllata che il batterista sprigiona nelle rullate che erompono nel finale della suite che occupa la prima facciata. Il suono dell’epoca.

EL&P, Tarkus

Prossimo vinile che non ascoltavo da una ventina d’anni: Ultravox!

1208, mi ricordo

Mi ricordo la voce stridula di una ex collega, insostenibile per più di due battute.

Già le vedo, le lunghe file di tifosi dell’Estremo Oriente per la maglietta di Erwin Zukanovic, 28 anni, bosniaco, sconosciuto fino a ieri.

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Da domani nuova rubrica musicale, titolo provvisorio “Vinili che non ascolto da una ventina d’anni”. Per primo, Tarkus.

Senza paura, Ed Brubaker e Michael Lark

Devil copWithout Fear è una saga in sei parti pubblicata fra ottobre 2007 e aprile 2008; comincia con il numero 100 del Daredevil Vol. II, e alle matite vengono chiamati anche John Romita sr., Gene Colan, Bill Sienkiewicz, Alex Maleev, Lee Bermejo, Marko Djurdjevic e Stefano Gaudiano.

Brubaker prosegue la trama dall’omicidio in metropolitana commesso da Milla Donovan, la moglie di Matt Murdock. Sappiamo che è l’esito della macchinazione di Mister Fear, alias Larry Cranston, ultima incarnazione della nemesi dell’Uomo senza Paura. Cranston conobbe Murdock negli anni del college, e dispone di un gas venefico, una “psico-droga” in grado di provocare allucinazioni spaventose e suscitare atti di irrazionale violenza. Prima di Milla, era stato Melvin Potter, il Gladiatore, a venire manipolato senza poter opporre resistenza.
Milla sa di aver ucciso qualcuno, Matt vorrebbe farle capire che non ne è responsabile. La donna viene incarcerata. Il senso di colpa, ancor più dell’amore, è all’origine del dolore che travolge Matt Murdock. Proprio come ha pianificato Cranston.

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