Sputa tre volte, Davide Reviati, Coconino, 2016

Avevo letto Morti di sonno, e mi era molto piaciuto. Reviati (1966) viene da Ravenna e non ha preoccupazioni di sintesi: la storia precedente si sviluppava in 340 tavole, sei anni dopo ne propone 540.

Il segno grafico è graffiante, ruvido, spesso le figure umane galleggiano sulla tavola bianca, priva di sfondi; altre tavole hanno l’andatura del montaggio cinematografico, bianchi e neri che mi ricordano certe opere di Mattotti, ma forse Reviati ha qualcosa di più spiccatamente espressionistico.

Costruito secondo un ordine non cronologico, il racconto autobiografico mischia l’adolescenza e l’infanzia. Comincia con il diciottenne Guido che va a sballarsi sul molo fino a star male: vomita, e dalla bocca gli escono tante rondini nere. Dopo aver frequentato l’ultimo anno all’istituto tecnico industriale, scopre di non essere stato ammesso all’esame. Medesima sorte dell’amico Moreno, detto Grisù, che però sa prenderla diversamente: la bocciatura significa rimandare la partenza per il servizio militare. Un terzo amico è soprannominato Katango, ma è più distante, vive in centro, in un ambiente borghese.

Sono amicizie nate da bambini. Grisù ha sempre avuto lunghi capelli biondi ed è stato adottato; pensa che “i compagni sono più dei parenti perché quelli non li puoi scegliere, mentre i compagni sì”, mentre per Guido “i compagni dell’infanzia non li scegli, ti capitano addosso e ti entrano dentro”.

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Victor Victoria [Victor/Victoria] – Blake Edwards, 1982 [filmTv73] – 7

La prima ora è splendida, nella perfetta alternanza di musical (fenomenale il balletto Le Jazz Hot) e commedia sofisticata, ma lo sviluppo della trama mi ha un po’ annoiato. Raccolse sette candidature agli Oscar, vincendo il premio per la migliore colonna sonora (Henry Mancini e Leslie Bricusse).

Julie Andrews (doppiata da Maria Pia Di Meo) è Victoria Grant che si trasforma nel conte Victor Grazinski; James Garner è il gangster macho King Marchand, Robert Preston – il migliore di tutti – interpreta Carroll Todd, detto Toddy, e Lesley Ann Warren cinguetta nei panni di Norma, la pupa del gangster. Siamo a Parigi, nel 1934.

Con i suoi acuti, Victoria Grant sarebbe un soprano in grado di spezzare i bicchieri, ma non trova impresari disposti a farla lavorare. Per caso, incontra Toddy, un cabarettista gay, che ha ancora qualche buon contatto e, soprattutto, ha l’idea di proporla come fosse un conte polacco, che recita e canta da “travestito”.

Mettere gli scarafaggi nelle insalate per non pagare il conto al ristorante, non può essere una strategia duratura. La fame fa superare a Victoria ogni remora: grazie alla consulenza di Toddy, riesce a convincere tutti di essere un uomo che finge di essere una donna, ottenendo un favoloso successo. Solo un uomo non crede alla messinscena, il gangster americano King Marchand: attratto in maniera irresistibile (e imbarazzante) da Victor, è sicuro che sia una donna.

Dalle effettive, indicibili preferenze sessuali dei protagonisti scaturiscono situazioni comiche e locali sfasciati da risse irrefrenabili. Tornata a Chicago, Norma rivela al suo socio che King è gay, e costui parte immediatamente per Parigi, per smascherarlo e assicurarsi l’altra metà del bottino… Finirà lietamente, con Toddy che canta e balla sulle note di The Shady Dame of Seville, fingendo di “essere una donna, che finge di essere un uomo, che finge di essere una donna”.

2796, mi ricordo

Mi ricordo le sculture in ghisa di Borgotondo.

Chimica delle coppie 66: Rosalba e Fernando

ROSALBA E FERNANDO – Licia Maglietta e Bruno Ganz – Pane e tulipani

Novembre 1972: quanto cinema può starci nella stessa foto?

Novembre 1972.

In piedi, da sinistra Robert Mulligan, William Wyler, George Cukor, Robert Wise, Jean-Claude Carriere e Serge Silverman.

Seduti, Billy Wilder, George Stevens, Luis Bunuel, Alfred Hitchcock e Rouben Mamoulian.

La prima notte di quiete – Valerio Zurlini, 1972 [filmTv80] – 9

Perché rivederlo? Voglio dire, se l’hai già visto 4-5 volte, cosa può spingerti a sfilare il dvd dalla custodia e inserirlo nel lettore?

Per tanti motivi: per Sonia Petrova (anzi, Petrovna), archetipo di “morettina”, una di quelle ventenni che avresti voluto conoscere a vent’anni, e dalla quale non avresti potuto difenderti, così bella e così triste; poi, nelle settimane scorse ho scoperto un paio di film di Zurlini, mi sono piaciuti al punto da mettermi a leggere qualche libro e recuperare un documentario sulle sue “pagine perdute” (i film scritti e non realizzati); ancora, di certi film amatissimi – dallo struggente romanticismo e dalle atmosfere decadenti, come dev’essere l’amour fou – mi piace scoprire cosa ho rimosso, le scene completamente dimenticate – in questo caso, l’addestramento dei delfini e il poster di Luigi Tenco nella casa di Vanina. Ricordavo vagamente la Madonna del parto di Piero della Francesca, e ho voluto controllare: Monterchi sta a 147 chilometri da Rimini, la vecchia auto del professor Dominici non ce l’avrebbe fatta… Infine, non avevo ancora visto la pellicola restaurata (Dario Di Palma era il direttore della fotografia, Giuseppe Rotunno ne ha curato la resurrezione).

In sintesi: avevo voglia di vedere Rimini d’inverno.

“Lo sconforto che hai dentro, la tua malinconia senza rimedio, non riesco a sopportarla”, dice Daniele Dominici a Vanina Abati, come se lui non fosse intriso di una malinconia ancora più nichilista e spettrale. Leggi il resto dell’articolo

Batman. Guerra al crimine, Paul Dini e Alex Ross, 1999

Negli anni, l’eroe ha maturato forti convinzioni: “I danarosi abitanti di questo reame sono spesso dei tagliagole tanto quanto le loro controparti nelle strade”. Si chiede quale senso abbiano le sue azioni, per sé e per chi intende aiutare: “Ho sacrificato molto per poter agire come Batman. La mia ricchezza mi compra quella riservatezza necessaria a far sopravvivere entrambe le mie identità”. Frequenta il jet set per ottenere informazioni utili all’azione del suo alter ego.

Ross - War On CrimePattugliando un quartiere che si sta degradando, e sul quale sa di speculativi progetti urbanistici, Batman non riesce a impedire una rapina che si conclude con un duplice delitto. Resta un orfano, Marcus, un ragazzino nero che gli ricorda se stesso. Cattura l’assassino, “ma ho paura che questo avrà ben poca influenza su Marcus e sul suo futuro”.
Infatti. “Il crimine è una rete che ti intrappola e dalla quale pochi riescono davvero a liberarsi”. La seconda volta che incrocia Marcus, sta facendo il palo per una banda di ladri.

Nei durissimi allenamenti a cui si sottopone nella bat-caverna, Ross mostra il corpo di Bruce Wayne martoriato dalle cicatrici.

Arriva a una nuova consapevolezza, che spiega il titolo della storia: “Come Batman, mi occupo molto più dei criminali che delle vittime. Forse è ora che inizi a cambiare le cose anche senza la maschera”.

La terza volta, Marcus gli punta una pistola. Qui, nello scioglimento della tensione drammatica, Dini e Ross sono intensamente cinematografici: senza parola, l’eroe e il ragazzo si fronteggiano, fino all’abbraccio catartico.

“Non sono tanto le tragedie che definiscono quello che siamo, quanto le scelte che facciamo per affrontarle”.

2795, mi ricordo

Mi ricordo che arrivai a concludere di essere innamorato fra la visione di Ludwig e quella di Vestito per uccidere.

Chimica delle coppie 65: Tom e Amy

TOM E AMY – Gary Cooper e Marlene Dietrich – Morocco

Aeon Flux – Il futuro ha inizio [Æon Flux] – Karyn Kusama, 2005 [filmTv77] – 4

Può bastare Charlize Theron inguainata in aderenti tutine per giustificare la visione di questo film? La mia risposta è negativa, ma ammetto di non sapere nulla della serie tv a cartoni animati (creata da Peter Chung e prodotta da MTV) da cui il film risale.

È fantascienza distopica, come ne abbiamo viste tante. L’anno è il 2415. Nella città futura – Bregna, alte mura la separano dall’esterno, tutto macerie – vive l’1% della popolazione mondiale sopravvissuto a un terribile virus, nel 2011. Il 99% fu sommerso. I salvati lo devono a uno scienziato, Trevor Goodchild, che trovò una cura, non senza controindicazioni (la sterilità). Da 400 anni, grazie alla clonazione, Bregna è dominata dalla dinastia Goodchild, chi osa avanzare critiche fa la fine dei desaparecidos. È un mondo privo di guerre, dove tutti vivono nel benessere; ma l’anelito alla libertà non può essere azzerato, e sono nati i Monican. Æon Flux fa parte dei Monican. Dopo aver visto sparire l’amatissima sorella minore, accetta la missione di penetrare nella cittadella dell’élite e uccidere il dittatore.

Inediti il colore e il taglio dei capelli, nero a caschetto asimmetrico, l’espressione di Charlize varia dall’imbronciato al molto imbronciato. Le sue qualità atletiche e di combattimento, la rendono una strepitosa arma da guerra. Finché arriva l’amore, da chissà quale passato (la memoria è pur sempre fattore di identità)…

Il corpo in movimento di Charlize emana un notevole fascino, ma il personaggio non ha personalità. A nulla servono due autentici attori (Frances McDormand e Pete Postlethwaite) appoggiati alla trama con dialoghi imbarazzanti. Assistiamo a un susseguirsi di scene appiccicate dalla computer graphic. Diventa una specie di lungo trailer di videogame, in cui l’eroina è chiamata a salire i livelli di difficoltà (magnifici quei giardini che si trasformano in trappole mortali) e lo spettatore sa che ce la farà.

Libri russi di lettura, Lev Nikolaevič Tolstoj

I Quattro libri di lettura sono un’antologia pedagogica ed edificante. Tolstoj riscrisse e mescolò storie vere, favole e racconti di Esopo e Fedro, di La Fontaine e dei fratelli Grimm, leggende riprese dal folclore russo o da fonti arabe, indiane e giapponesi.

Nei 4 volumi sono raccolte 209 tra favole, storie e poesie, scritte fra il 1870 e il 1875. L’opera era destinata, come disse Tolstoj, “a tutti i fanciulli, da quelli della famiglia imperiale a quelli dei contadini, perché ne traggano le loro prime impressioni poetiche”. Nel realizzare la raccolta, Tolstoj si fece aiutare dai suoi scolari, figli dei servi della gleba, a cui insegnava a leggere e scrivere nella sua scuola di Jasnaja Poljana. Sulla porta aveva appeso un cartello: “Entra ed esci liberamente”. Nel giro di qualche anno, le scuole fondate da Tolstoj furono una dozzina.

La mia edizione è ridotta a 113 racconti, un condensato selezionato dalle Edizioni Paoline e affidato alla traduzione di Giacinta De Dominicis Jorio; impreziosita da belle illustrazioni in bianco e nero di Umberto Sammarini, questo è il numero 53 di una collana di libri per ragazzi dall’inconfondibile copertina gialla.

Ho riletto questo libro a cinquant’anni di distanza dalla prima volta. All’epoca, in estate, passavo tre settimane in una colonia di Igea Marina, gestita dalla Provincia di Bologna (Aurora, Ridente e Vighi, i loro nomi). Ogni estate, facevano il giro delle colonie alcune suore che installavano un banchetto di libri. Immancabilmente, ne compravo uno. Purtroppo, alcuni li ho sfasciati e buttati, conservo questo Tolstoj, Oliver Twist (Dickens) e Ventimila leghe sotto i mari (Verne); da un paio di giorni cerco di ricordare i due titoli scomparsi: sono quasi certo che uno fosse Il richiamo della foresta (London), sull’altro nebbia profonda. Leggi il resto dell’articolo

Soluzione della Crisi

Crying Freeman, Kazuo Koike e Ryoichi Ikegami

Crying Freeman 01-06

Pubblicata in Giappone dal 1986, arriva in Italia cinque anni dopo, in albi bimestrali di 112 pagine in bianco e nero per la casa editrice di Luigi Bernardi; Kuraingu Furiiman è tradotta dall’inglese da Andrea Baricordi, ma non porta in copertina la scritta “for mature readers only”, come sul mercato americano.

Su wikipedia sta scritto, “l’opera è conosciuta per la violenza e l’erotismo dei suoi disegni”. Il killer piangente ha conquistato una certa risonanza quando dal manga venne ricavato l’omonimo film (1995, regia di Christopher Gans) con Mark Dacascos e Julie Condra.

Ikegami - Crying Freeman - EmuTokyo: Emu Hino ha appena compiuto ventinove anni. Carnagione bianchissima, lunghi capelli neri, è miope, porta gli occhiali, vive sola e dipinge. È ancora vergine. Su una collina di Hong Kong, è stata testimone di una serie di omicidi, il killer l’ha vista, lei lo ha dipinto. Dopo aver ucciso, il killer stava piangendo. “Non avrei mai immaginato che un assassino potesse piangere in modo così compassionevole”.

L’uomo le si è avvicinato, indossava un kimono, ha distrutto l’arma con cui aveva ucciso e si è presentato: si chiama Yo. Sconvolta, Emu capisce subito di essersi innamorata, ma la logica dice che sarà la prossima vittima: se un killer rivela il suo nome a qualcuno, dovrà ucciderlo.

Infatti, Yo atterra a Tokyo. Porta con sé solo una valigetta: alla dogana la aprono, contiene argilla, l’uomo dice di essere un esperto vasaio. Più tardi, estrae dalla valigetta una pistola e uccide Shimazaki, il capo della Yakuza, che pure è protetto dalla polizia, che ormai sa di questo misterioso killer della mafia cinese. Anche stavolta, Emu Hino è l’unica testimone del delitto. Rifiuta di parlare con la polizia, e intanto Yo penetra nella sua grande casa e vede il quadro che lo ritrae. Quando lei rientra, ha chiaro che lui è lì per ucciderla. Avanza un ultimo desiderio: indossa il fastoso abito da sposa che le ha lasciato il padre, e vuole perdere la verginità…

Il manga di Koike e Ikegami proietta questo killer nella dimensione degli eroi.

C’è molto sangue e quasi altrettanto sesso. Stilizzati quanto espliciti. Lo stile di Ikegami punta molto sulle ombre e i chiaroscuri. L’assassinio e il coito diventano gesti artistici, estetizzanti. La gestualità dei corpi richiama le pitture tradizionali. Il legame fra Yo e Emu sprigiona un intenso romanticismo.