Botescià!

Più che per la fama, pedala per sfuggire alla fame: ottavo di otto figli, Ottavio Bottecchia nasce in provincia di Treviso, lavora fin da bambino (ciabattino, carrettiere, muratore), riceve una medaglia di bronzo al valor militare per il coraggio dimostrato nella Grande Guerra quando, da bersagliere ciclista, per tre volte viene catturato dagli Austriaci e ogni volta riesce a fuggire. Di nuovo muratore in Francia, con i primi ingaggi da ciclista, compra vestiti per i trentadue nipoti. È di idee socialiste e non fa niente per nasconderlo.
Comincia a correre in bicicletta a un’età, 27 anni, che sembra già tarda. Si mette in mostra alla Milano-Sanremo del 1923: arriva ottavo, ma è il primo fra quelli che corrono senza squadra, chiamati “isolati”. All’esordio sulle strade del Tour, ottiene un sorprendente secondo posto, alle spalle del suo capitano, Henri Pélissier. Parla solo in dialetto, ma i suoi strappi in salita ne fanno rapidamente un idolo, i francesi gli gridano Botescià! È tale la sua superiorità, che nel Tour del 1924, ormai trentenne, vince la prima tappa, che si conclude a Le Havre, indossa la maglia gialla e la porta ininterrottamente fino alla fine, vincendo anche la sesta tappa, sui Pirenei, la settima e l’ultima. Primo italiano a sfilare in giallo per le strade di Parigi, l’anno dopo rinnova il trionfo: al traguardo parigino il secondo accumula 54 minuti di ritardo.

Ottavio Bottecchia Leggi il resto dell’articolo

La scissione Pd è già avvenuta, gli ultras di Matteo vogliono il sangue: andatevene, prima che vi caccino coi forconi…

Con le sue titubanze e i suoi opportunismi, la minoranza Pd ha consentito a Renzi di alzare l’asticella oltre ogni record, e ora sembra “normale” che il governo possa chiedere la fiducia sulla legge elettorale – materia di stretta competenza parlamentare – e continuare a ripeterci che si voterà nel 2018. Dove starebbero, di grazia, i motivi di urgenza?
L’urgenza è passare all’incasso: Renzi vede bene che i suoi oppositori interni sono allo stremo, le hanno sbagliate tutte, rinviando ogni conflitto in attesa di tempi migliori, e in effetti the times they are a changin’, ma contro di loro.

L’ultima accelerazione sulla riforma elettorale somiglia a un colpo di stato. Il contenuto è pessimo, un maggioritario ultraspinto con metà degli eletti scelti dai capipartito; in pratica un modello ricalcato sugli interessi a breve termine di Renzi, che ha l’impudenza di dirci che metà Europa presto ci copierà, quando nessuno si sogna di aderire a un simile obbrobrio, che assegnerebbe a una lista del 30% la netta maggioranza dei parlamentari.

Il fatto nuovo è che Renzi vuole liberarsi di gran parte di quelli che vengono dalla storia del Pci e dei Ds. E ha saputo costruire le condizioni più propizie. Ora, chi gli si oppone sembra solo uno che non vuole cambiare, un conservatore, un ostruzionista. Peggio, un traditore.
Il capovolgimento della realtà è già compiuto: l’Italicum di Renzi non è mai stato la proposta del Pd, anzi è anni luce lontano dalle proposte del Pd, come del resto il Jobs Act, la riforma del Senato, la cosiddetta abolizione delle Province, lo Sblocca Italia… Nessuna di queste scelte – com’è noto, io sono contrario a tutte – faceva parte del programma elettorale di Italia Bene Comune, la coalizione fra Pd e Sel che su un programma ben diverso ha chiesto voti due anni fa, accaparrandosi il premio di maggioranza che ora consente a Renzi di spadroneggiare. Un premio di maggioranza incostituzionale, ha detto la Corte, e anche l’Italicum lo sarebbe. Peccato, che lo si decreti sempre dopo…

Che la situazione sia irrimediabile, lo dimostrano i commenti alla Direzione Pd pubblicati sull’Huffington Post e su Repubblica.it: leggete la rabbia delirante di chi si scaglia contro la minoranza del partito, accusandola di qualunque delitto… Un concentrato di puro odio.

Il secondo decennio del XXI secolo si farà ricordare per un fenomeno di massa: quelli che diranno di non aver mai ceduto a Matteo Renzi.

manifesto 31 marzo

Musica, inverno 2015

Da una ventina d’anni, ogni tre mesi, più o meno ogni stagione dell’anno, seleziono un cd (una ventina di canzoni, qualcosa meno di 80’) in cui raccolgo le musiche che mi ricordano qualcosa; non il meglio che ho ascoltato, ma la musica associata a qualche momento della mia vita. Quattro cd all’anno, l’inverno 2015 è questo:

Pino Daniele, Musica (1980) – James Blunt, Bonfire Heart (2013) – Alice, Prospettiva Nevskji (1985) – Vasco Rossi, Ogni volta (live, 2002) – Frank Sinatra, In the Wee Small Hours of the Morning (1955) – Saint Motel, My Tipe (2014) – Billy Joel, Just the Way You Are (1978) – Al Stewart, Year of the Cat (1976) – Eurythmics, I’ve Tried Everything (1999) – Cesare Cremonini, Mondo (2010) – The Cure, In Between Days (acustico, 2001) – The Crystals, Then He Kissed Me (1963) – Yeah Yeah Yeah, Maps (2003) – Bob Dylan, You Ain’t Goin’ Nowhere (1967) – Pink Floyd, Fearless (1971) – Barrett Strong, Money (That’s What I Want) (1960) – Dulce Pontes, Cancao do Mar (1993) – Skin, Purple (2006) – Antonello Venditti, Cosa avevi in mente (2015) – Lana Del Rey, Million Dollar Man (2012).

1184, mi ricordo

Mi ricordo la truffa del concorso pubblico che avevo vinto e a cui non seguì mai l’assunzione.

La teoria del tutto [The Theory of Everything], James Marsh [cine9] – 7

Un genio vive gran parte della sua vita sotto l’influenza di una grave malattia degenerativa: gli avevano pronosticato due anni di vita, ne ha vissuti molti di più, e ha modificato le coordinate della Astrofisica come pochi altri dai tempi di Einstein.

La teoria del tutto

Ispirato alle memorie di Jane, la moglie di Stephen Hawking, in un modo molto “inglese” questo film mostra la malattia senza misericordia: un’esperienza visiva intensa e per me dolorosa. Per Hawking, camminare, scrivere e infine parlare diventano ostacoli quasi insormontabili; al contrario, la vita sessuale non sembra risentirne, Stephen e Jane vedono nascere uno, due, tre figli.
Comincia nel 1963, quando il ventenne Stephen Hawking arriva all’Università di Cambridge senza sapere bene verso cosa indirizzare le sue ricerche; ma è irresistibilmente attratto dal dubbio che esista un’equazione in grado di spiegare la nascita dell’universo. A una festa universitaria, conosce Jane, studentessa di lettere classiche (credente lei, ateo, lui): qualcosa di impalpabile, sorrisi e rossori, fra Eddie Redmayne (Oscar come miglior attore) e Felicity Jones (nominata nella cinquina) si forma una coppia dalla chimica esplosiva.

Jane deciderà di rimanere al fianco di Stephen, facendosi carico della sua malattia. Ma il cervello dello scienziato continua a funzionare perfettamente, consentendogli di elaborare teorie sui buchi neri, l’origine e la fine dell’universo, il Tempo, la variabile più preziosa della nostra esistenza.
Opera edificante e commovente, scivola in una dimensione consolatoria quando scioglie drammatici problemi sentimentali in un lieto fine un po’ melenso; ma è la storia della vita di Hawking a non sembrare nemmeno vera, tanto è estrema.

Cent’anni

Pensammo una torre
Scavammo nella polvere.
(Pietro Ingrao)

http://www.pietroingrao.it/

A Bologna sanno come farti odiare le isole ecologiche: un mese dopo

E’ passato un mese da quando denunciavo ritardi grotteschi nel completamento dei lavori per l’apertura di alcune “isole ecologiche” nel centro di Bologna. – QUI – Aperti a ottobre, i lavori avrebbero dovuto concludersi entro il 28 febbraio.
Chiudevo con una previsione: “bene che vada – vorrei essere ottimista un decimo di quel fiorentino che non fa che ripeterci che è #lavolta buona – le isole ecologiche saranno pronte dopo Pasqua”.

isole ecologiche

L’ottimismo è stato respinto con perdite.
Nel mese di marzo, il cantiere è stato riaperto 2-3 giorni, anzi 2-3 mezze giornate, anzi 2-3 volte per una decina di ore complessive. E la situazione sta esattamente allo stesso punto di un mese fa.
Se – come credo – questo post finirà all’attenzione delle autorità cittadine, mi sento di promettere che non sarà l’ultimo.

1183, mi ricordo

Mi ricordo quant’è diversa l’andatura quando entri e quando esci da una casa di riposo.

The Truman Show [id.], Peter Weir 1998 [filmTv31] – 10

L’ho visto l’altra sera per la quarta volta, le prime due a distanza di poche ore, ai primi di ottobre del ’98; all’epoca, scrissi per “Zero in condotta”, un periodico bolognese, l’articolo che segue, intitolato “Vivere in un telefilm”.

The Truman Show - 1998 - Peter Weir

Truman Burbank è un eroe del mondo irreale, quello fatto di cinema, musica, fumetti e letteratura, di personaggi inventati eppure veri. Truman Burbank è in rapporti di stretta parentela con Akakii Akakievic, a cui Gogol fece rubare il Cappotto, con Bartleby, lo scrivano di Melville. Impiegati, tutti e tre. Vittime, anche. E infine, piccoli eroi, capaci di sfuggire a un destino precostituito, rompere la gabbia, rotelle dispettose che fanno saltare l’ingranaggio, granelli di sabbia, più o meno consapevoli, che rovinano l’ordine precostituito.
Truman Burbank è parente prossimo di Roy Baty, il replicante di Blade Runner: ad entrambi accade di dialogare col proprio artefice, il geniale regista televisivo Christof, o il manager della Tyrrel Corporation. Né Christof né Tyrrel comprendono le loro creature, le loro domande di senso. Hanno organizzato tutto. Hanno costruito scatole di felicità, riparate dagli imprevisti. Non capiscono perché la verità per le loro creature sia così dolorosa, perché sia così doloroso scoprire di essere stati manipolati. Perciò non prevedono, non possono prevedere, che Truman e Roy, come Akakii e Bartleby, si ribellino. Leggi il resto dell’articolo

Sembra chiaro, almeno agli Agnelli, che anche l’infortunio di Pogba è tutta colpa di Conte.

Sostiene Pereira a fumetti

Adattato da Marino Magliani, disegnato e colorato da Marco D’Aponte (sua anche la copertina), il romanzo uscì 21 anni fa, il tempo dell’azione è il 1938, il regime di Salazar si era ormai consolidato e dalla vicina Spagna giungevano notizie funeree: “tutta l’Europa puzza di morte”, pensa Pereira.

Sostiene Pereira - Magliani e D'Aponte 2bVedovo senza figli, sovrappeso e cardiopatico, una predilezione per le omelettes alle erbe e le limonate zuccherate, fervente cattolico pur non credendo nella resurrezione della carne, Pereira è un amante del quieto vivere, un giornalista a cui hanno affidato l’inutilissima pagina culturale di un quotidiano asservito. Da qualche tempo parla con il ritratto della moglie, e avverte una crescente paura della morte.
Gli autori del fumetto compiono una scelta grafica necessaria all’originalità della rilettura, perché al romanzo di Tabucchi molti di noi hanno sovrapposto il Mastroianni del film di Roberto Faenza (1995). Da quell’immagine decidono di staccarsi, propongono un Pereira meno affascinante, che ricorda Philippe Noiret imbolsito. La caratterizzazione di Marta, la ragazza di cui è innamorato Monteiro Rossi, mi è parsa più incisiva di quella cinematografica, coi suoi abiti traslucidi, i lunghi capelli rossi sacrificati in un taglio corto e biondo.
È notevole la qualità grafica e coloristica di questo adattamento a fumetti; chi ama Lisbona e le vedute di Lisbona, si troverà davanti a un autentico gioiello. L’azzurro e il giallo, il verde marcio delle divise militari, legni ed arredi del Café Orquídea, le macchie di rosso e i bianchi svolazzanti: è una città sudata e accaldata, oppressa dal clima e dalla dittatura, quella che il fumetto ci restituisce. Leggi il resto dell’articolo

1182, mi ricordo

Mi ricordo di aver presto associato l’idea di benessere alle dimensioni del frigorifero.

Squinzi dice che Landini vuole fare un nuovo partito, facendo capire che lui e la Confindustria non ne hanno bisogno, c’è già il Pd.

Pensavamo di esserci lasciati male con Mazzarri, abbiamo visto l’amore che resta fra gli Agnelli e chi gli ha fatto vincere tre scudetti.

Il tulipano nero [Le Tulipe noire], Christian-Jacque 1964 [filmTv30] – 4

Il tulipano nero - 1964 - Christian-Jacque

Estate 1789: nel sud della Francia, una specie di Zorro ante-litteram deruba aristocratici inconsapevoli di quel che sta per abbattersi sull’Ancien Regime.
Alain Delon (ventinovenne) interpreta due gemelli di nobile lignaggio, Guillaume e Julien de Saint-Preux, mentre Virna Lisi (radiosa nei suoi 28 anni) è la popolana Caroline, detta Carò. Dall’omonimo romanzo di Alexandre Dumas (padre), un film che forse all’epoca era divertente e che oggi scivola irresistibilmente nella farsa. Di spadaccini che duellano, sghignazzando e saltando di qua e di là, ne abbiamo visti troppi.

Il “tulipano” originale è Guillaume, eroe popolare senza merito, coraggioso quanto cinico; al fratello dirà: “La libertà è un osso che si butta al popolo perché ci si rompa i denti. Così non potrà mordere”. Julien, invece, è un idealista e saranno le sue azioni a giustificare la reputazione del vendicatore mascherato, con atti di guerriglia nei confronti dell’esercito. Un contributo essenziale quanto misconosciuto alla presa della Bastiglia… Il risultato è molto lontano dal Fanfan la Tulipe, che lo stesso regista aveva realizzato tanti anni prima.
Esemplari di una nobiltà di campagna ottusa e dissoluta, si fanno ricordare due caratteristi, Akim Tamiroff (Per chi suona la campana, L’infernale Quinlan) e Dawn Addams (Un re a New York accanto a Chaplin).

La coalizione sociale, per cominciare una nuova storia

(…) Fabbriche, uffici, servizi sono sregolati in una giungla talvolta contrattuale, prodotta sulla base di un principio, un’ideologia postnovecentesca: ogni azienda è una nave da guerra, al cui interno hanno tutti lo stesso obiettivo e gli stessi interessi, rematori, ufficiali, comandante e armatore, difendersi dal nemico che è esterno essendo tramontata l’epopea della lotta di classe, e conquistare nuovi mari, isole e approdi per il benessere generale degli abitanti della barca comune.
UnionsChi è il nemico? L’altra nave da guerra che si pone gli stessi obiettivi di difesa e conquista, dunque i nemici dei rematori contro cui puntare il fucile sono i rematori dell’altra barca e non più i “superiori”, ufficiali e armatori che guadagnano fino aduemila volte più di loro. Da qui la domanda: chi rappresenta il sindacato, e dunque quale rappresentanza sociale è oggi all’altezza delle nuove sfide? Domanda obbligatoria nel momento in cui è venuta meno qualsivoglia forma di rappresentanza politica, dentro un processo di evanescenza della democrazia, cancellazione dei diritti, accentramento delle decisioni (così come dei redditi) e populismo, con il conseguente scatenamento dell’individualismo proprietario.
Il tutto governato da superpoteri extranazionali che dominano le scelte politiche, sia che a effettuarle siano partiti e coalizioni di destra che di (presunta) sinistra. Se un sindacato non può sostituirsi a un partito per ricostruire una forma di rappresentanza politica – operazione necessaria come il pane ma della quale non si vedono gli approdi – può invece – anzi deve, se non vuole estinguersi dopo aver rosicchiato l’ultimo osso di welfare gettato dalla magnanimità del potere – lavorare alla costruzione di una rappresentanza sociale insieme a chi è vittima dell’egemonia culturale del capitalismo dal volto liberista e al tempo stesso vuol essere protagonista del cambiamento… (Loris Campetti, QUI)

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