Roma 2024 su un binario morto

Due articoli su Repubblica, ieri, prendono spunto da una breve comunicazione che il sindaco Raggi ha inviato all’architetto Massimo Mengoni. Vi sta scritto che per “mutati indirizzi politici”, il nuovo sindaco revoca all’architetto Mengoni (a suo tempo autorizzato dal commissario Tronca) l’incarico di recarsi a Rio de Janeiro per promuovere la candidatura di Roma. Mauro Favale e Fulvio Bianchi ne traggono la conclusione più ovvia: il Movimento 5 stelle intende mantenere la promessa elettorale di sganciare Roma dal progetto di ospitare i Giochi del 2024.

Malagò Montezemolo Renzi

Questo primo, minuscolo atto formale preannuncia il disimpegno del Campidoglio nei confronti della corsa alle Olimpiadi del 2024. Opinione di Raggi è che i Giochi non siano una priorità per la capitale, e che “al momento Roma abbia necessità che tutti i dipendenti siano qui e si dedichino a questa città che è stata abbandonata da tempo”.

Nei giorni scorsi erano trapelate “voci” contraddittorie. Sembrava che Raggi fosse divenuta possibilista e che il Coni, per convincerla, fosse disponibile a modificare il “dossier olimpico”. Scrive Favale che “uno dei punti più dibattuti è quello relativo al Villaggio degli atleti a Tor Vergata”, richiamando implicitamente uno dei più forti motivi di contrasto che hanno determinato l’oscena caduta di Ignazio Marino, contrario a quella scelta.
Sempre Favale aggiunge che una delibera di Giunta per annullare la candidatura di Roma “con tutta probabilità” sarà approvata “già prima di ferragosto”. Tempistica micidiale e quanto mai opportuna, visto che per sostenere Roma 2024 il Coni ha mobilitato Roberto Benigni e Monica Bellucci, Armani e Morricone, Pausini e Barilla, Muti e Sorrentino, Bottura e Tornatore. “È la risposta del Comitato promotore che sta provando in tutti i modi a spingere la candidatura. La settimana prossima dovrebbe esserci un nuovo incontro col Campidoglio. Forse sarà quella l’occasione per chiudere i Giochi”. Leggi il resto dell’articolo

Su Icardi, Mancini, Candreva, Joao Mario. E sui saldi da Manchester

La sensazione è che qualcosa succederà: ribadita l’incedibilità per la centesima volta, i cinesi – che hanno chiaro cosa sia il potere e come manifestarlo – sembrano sfidare Wanda e Maurito: sì a un adeguamento del contratto, ma solo a mercato chiuso, quando le armi di ricatto della futura attrice di De Laurentis saranno spuntate. Lo sanno i cinesi, e lo sa pure Wanda. Perciò mi aspetto qualche altro “sfondone”, magari con la speranza che l’Inter dica sì all’Arsenal anziché a una diretta avversaria per la Zona Champions.

Mancio

Quanto al Mancio, è chiaro che se la ride. Si è giocato le sue carte con l’abilità che sappiamo – a molti sembra più abile ovunque, che in panchina – e portando Suning sull’orlo del baratro, otterrà quel che voleva: Zanetti la smetterà di cianciare su futuribili arrivi del Cholo, De Boer passerà un anno sabbatico fra i tulipani, Leonardo resterà l’enigma che è sempre stato, e lui, il Mancio, aggiungerà due righe all’attuale contratto: proroga automatica con il secondo posto e quasi automatica con il terzo. In più, a gennaio, un altro paio di colpi di mercato, su suo suggerimento. Che poi all’Inter manchi proprio Fassone, spero sia un’invenzione giornalistica.

Intanto, arriva la sospiratissima ala destra del tridente. Antonio Candreva ha segnato 32 gol nelle ultime tre stagioni alla Lazio, ma una decina sono rigori, e all’Inter non sarà lui a tirarli. Leggi il resto dell’articolo

1671, mi ricordo

Mi ricordo la musicalità dei ruscelli e la tentazione di scattare foto a ogni salto dell’acqua.

ruscello

 

Sguardi da edicola 290-291: Martin 2016 e Auger 1965

Tegan Martin - Maxim Australia 2016Claudine Auger - Photoplay 1965

Dove la terra scotta [Man on the West], Anthony Mann, 1958 [filmTv69] – 7

Dove la terra scotta - Anthony Mann - 1958

Gary Cooper aveva 57 anni: davvero troppi per fargli impersonare Link Jones, ex fuorilegge che da una decina d’anni si è rifatto una vita e per caso trova a incrociare di nuovo la strada dello “zio” (Lee J. Cobb), che invece continua ad assassinare ed assaltare banche. Il passato torna a bussare alla porta di chi si illudeva di aver cancellato le tracce.
La recitazione di Cobb – il capobanda Dock Tobin – è troppo stridula, il doppiaggio gli attribuisce una quantità di risatine crudeli, e sull’espressività di Julie London – la cantante Billie Ellis, costretta a un sadico strip-tease dalla banda dello “zio” – forse Mann non ha la giusta sensibilità per inserire figure femminili nei suoi western. Quanto all’impossibile storia d’amore fra Cooper e London, i 25 anni di differenza appaiono come un macigno inamovibile.

Detto questo, è un film ancora interessante e in certi momenti ai respira l’aria del grande cinema. Merito dell’occhio di Mann, che come gusto dell’inquadratura, in ambito western, sta sotto solo a Ford, e nelle scene d’interni adotta stratagemmi linguistici e profondità di campo che ricordano il primo Welles, trasmettendo ira, angoscia, bagliori di una violenza appena trattenuta.
Di scene d’interni ce ne sono molte, in quest’opera intimamente teatrale (“western da camera” lo definì Franco La Polla). Link Jones finge di voler tornare fuorilegge per proteggere Billie. Il vecchio zio vuole credergli, ma non è stupido ed è già stato tradito una volta, i giovani della banda hanno ovvi sospetti e temono che Link torni a essere il braccio destro del capo. Il protagonista vedrà riesplodere i peggiori istinti assassini, unici anticorpi per resistere al male che lo avvolge.

Mancini, Icardi, obbligo Champions: l’apprendistato dei cinesi dovrà essere forzatamente rapido

Giornate tumultuose, confuse, con una quantità di voci che si rincorrono, e poche certezze ad appena tre settimane dall’inizio del campionato.

1) Le dimissioni, Mancini non le darà. Esonerarlo (lui e il suo staff) costa 14 milioni di euro. Impensabile che lui accetti una buonuscita. La mia conclusione è che si andrà avanti col Mancio, rivedendo il suo contratto con qualche automatismo: per esempio, un rinnovo automatico in caso di accesso alla Champions.

2) Pareggiare l’offerta che il Napoli ha fatto a Wanda Nara, significherebbe un bagno di sangue: oggi Icardi costa meno di 6 lordi all’anno, ne costerebbe 13, in cinque anni sono 35 milioni, con l’aggravante che il suo prezzo sul mercato crollerebbe, dovendo l’acquirente pagare un ingaggio ancora superiore. Inoltre, i cinesi non sono venuti per farsi prendere per il naso, dunque non intendono trattare prima della chiusura del mercato.
Al tempo stesso, Icardi sa che l’offerta del Napoli è favolosa, forse irripetibile. Non credo alle scuse diplomatiche sulla sua indisponibilità nelle ultime amichevoli, ho la sensazione che stia puntando i piedi per ottenere il massimo, subito.

3) Resta da capire un punto essenziale: Mancini condiziona la sua presenza alla conferma di Icardi o sarebbe disponibile a cederlo?
Non so rispondere, ma non dimentico che l’ha tenuto in panchina nel derby di andata e che alcune delle migliori prestazioni dell’Inter 2015-16 sono venute con Icardi in panchina.

Io e Bonimba

Mi permetto di replicare a quando affermato da un mio autentico idolo, Bonimba, al secolo Roberto Boninsegna. Ha detto che Icardi è insostituibile, mentre di Mancini si può fare a meno. Io penso esattamente il contrario, ma forse lui si limita al piano tecnico (in effetti, non ci sono centravanti sul mercato che garantiscano i gol che ha sempre fatto Maurito; e ci sono allenatori liberi che difficilmente farebbero peggio del girone di ritorno del Mancio), mentre il mio – spero si sia capito – è ormai un ragionamento “sistemico”, strategico, che prescinde dagli effetti a breve termine.
La mia opinione è che nonostante tutti gli errori commessi, si debba proseguire con Mancini, e lo si debba fare cercando di corrispondere ad alcune sue richieste.
Penso, inoltre, che il capitano dell’Inter non possa comportarsi come ha fatto e continua a fare Mauro Icardi.

Intendiamoci, sono troppo vecchio per credere a chi bacia la maglia e si proclama interista fin da bambino. Salvo rarissime eccezioni, costoro sono professionisti e giocherebbero per chiunque li paghi di più (qualcuno oltre ai soldi pensa anche alle vittorie, ma già Pogba dimostra il contrario). Quello che trovo imperdonabile nel Caso Icardi, è l’aver intavolato una trattativa non autorizzata, averla proseguita, averla ostentata, e poi bussare alla cassa di casa Inter, dicendo: “Se rifiuti 60 milioni per cedermi, non puoi pagarmi meno di Kondogbia”. Che nello specifico, è anche giusto, ma la forma in certi casi diventa sostanza. Icardi ha procurato un danno inestimabile all’immagine dell’Inter, dargliela vinta ne procurerebbe uno peggiore.

Al punto in cui siamo, auspico che Icardi tiri la corda fino a spezzarla: si rifiuti di giocare contro il Bayern, e venga ceduto.

1670, mi ricordo

Mi ricordo grandi case in pietra costruite dove io fatico a salire a piedi.

Sguardi da edicola 288-289: Kruger 2013 e Parillaud 1981

Diane Kruger - La Parisienne 2013Anne Parillaud - Playboy Francia 1981

Il Rapporto McLaren e l’equilibrismo del CIO decapitano la Russia: anziché 387 atleti, la delegazione sarà di circa 250

Prima c’era stata la sentenza del TAS, il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, che ha respinto l’istanza dei 68 atleti russi sospesi dalla IAAF, la Federazione mondiale di atletica, a seguito del primo rapporto WADA del novembre scorso.
La Russia non avrà quindi alcun rappresentante dell’atletica in gara a Rio. “È il funerale dell’atletica”, ha commentato Yelena Isinbayeva, due volte campione olimpica dell’asta, mai coinvolta in vicende di doping. Di parere opposto, Sebastian Coe, a capo della IAAF, che ha ringraziato il TAS per il sostegno nella lotta al doping: “Questa decisione mette le basi per una competizione ad armi pari tra gli atleti. Dopo Rio, la IAAF continuerà a lavorare con la Russia per stabilire un ambiente pulito, sicuro per i propri atleti in modo che la Federazione e il team possano tornare al più presto alle competizioni e al riconoscimento internazionale”.
Il ministro dello sport russo, Vitaly Mutko, ha invece affermato che il TAS avrebbe stabilito “un precedente importante con la responsabilità collettiva. Si tratta di una decisione politicizzata e senza fondamento giuridico. La federazione mondiale di atletica leggera è completamente corrotta”.

Russia doping

A questo punto il CIO e il suo presidente, Thomas Bach, erano chiamati a decidere se applicare a tutto lo sport russo le misure che già ha dovuto subire l’atletica. In parole povere, escludere la Russia dai Giochi di Rio, a prescindere dalle responsabilità accertate dei singoli atleti. Ha scritto Stefano Olivari sul blog del Guerin Sportivo: “L’apparato criminale, sportivamente parlando, della Russia è stato smascherato grazie a un’indagine giornalistica e alla collaborazione dell’ex direttore del laboratorio antidoping di Mosca, Rodchenkov, ma cosa accadrebbe andando in profondità su altri medaglifici dello sport? Stati Uniti, Giamaica, Kenya, Cina, Spagna: nazioni popolate da dopati ma dove il ‘sistema’ è stato più abile di quello russo nel fare muro. Cosa accadrebbe se i Fuentes della situazione collaborassero? Punendo tutta la Russia, quindi non soltanto i (molti) dirigenti e sportivi russi marci, come è tecnicamente possibile (tutte le provette manomesse sono riferibili a singoli), si avrebbe il principale effetto di regalare medaglie ai più furbi”.

Il Comitato olimpico russo (ROC) presenta una squadra composta da 387 atleti, compresi 68 dell’atletica leggera. E poche ore dopo arriva la decisione salomonica del CIO.
Il Comitato olimpico internazionale chiede alle singole Federazioni internazionali dei vari sport olimpici di ammettere ai Giochi di Rio 2016 gli atleti russi giudicati puliti, ma di escludere tutti coloro che in passato erano già stati squalificati per doping, anche se hanno interamente scontato la pena. Nessun bando generale, dunque, come chiedeva la WADA, dopo la pubblicazione del Rapporto McLaren. “Siamo stati guidati dal principio fondamentale della Carta Olimpica – ha detto Bach -, che protegge gli atleti puliti e l’integrità dello sport. Bisogna comunque distinguere tra responsabilità collettive e individuali”.

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Icardi non è e non sarà mai Milito

Mancio e Icardi

Nel pomeriggio di ieri, Paolo Bargiggia – non esattamente un amico dell’Inter, ma pur sempre inseribile nella categoria dei giornalisti – afferma che Mauro Icardi potrebbe decidere di non scendere in campo per l’amichevole serale con l’Estudiantes, se non avrà garanzie circa il ritocco del suo ingaggio.
Già non aveva giocato la penultima amichevole per una imprecisata congestione. E ieri sera non è entrato in campo, per i postumi di una botta alla spalla (versione accreditata da Mancini, con la sua migliore faccia da schiaffi).

131 votiA me la situazione pare chiara: Icardi vuole dall’Inter i soldi che gli ha promesso De Laurentis. E li vuole subito.
Facendosi forte dell’offerta del Napoli – ottenuta senza avere il permesso della società a trattare – quello che risulta essere il capitano dell’Inter pone la sua società davanti al ricatto: o rinnovo immediato o cessione.
Per molto, molto meno, lo cederei oggi stesso. E 4 votanti su 5 del mio sondaggio, mi pare la pensino allo stesso modo…

Ricordo a certi tifosi interisti come reagirono di fronte alla richiesta di aumento – sbagliata nei tempi ma giustissima nella sostanza – di Diego Milito, dopo aver segnato, lui solo, in tutti e tre i capitoli conclusivi del Triplete. E Milito, oltre a essere immensamente più bravo di Icardi, aveva dieci anni di più e non portava la fascia di capitano.

Se l’offerta del Napoli – 52 + 2 – è autentica, cercherei di chiudere per 38 più Gabbiadini.

Detto che anche ieri mancava Ansaldi – il nuovo Swarovski, senza valere Chivu – si continua a parlare del “malessere” di Mancini, che non vuole fare da traghettatore a Simeone. Per me, gli si può proporre un rinnovo automatico se ci porta in Champions, altrimenti addio per sempre: non accetta, vada per Leonardo (De Boer no, vi prego).

1669, mi ricordo

Mi ricordo che da bambino trovavo molto interessante il mestiere di commesso viaggiatore.

Sguardi da edicola 286-287: Van Houten 2010 e Peters 1953

Jean Peters - Picturegoer Magazine GB 1953Carice Van Houten - ES Magazine 2010

Tanto rumore per nulla (anzi, per comprare Candreva allo stesso prezzo di due mesi fa)

Poche novità e tantomeno certezze dall’attesissimo D-Day newyokese.
Mancini non si dimette. Ci mancherebbe. Chi lo farebbe al posto suo?
Suning non intende buttare via una dozzina di milioni di euro.
Dunque si va avanti con Mancini. Ma si fanno sondaggi con altri 7-8 allenatori “traghettatori”.

Quanto a Icardi, è dichiarato incedibile. Se De Laurentiis vuole Wanda per il cinema, si accomodi. Ma come si possa trattenere qualcuno rispetto a un guadagno triplo, resta un’incognita. Tenere Icardi dopo tutte queste manfrine, vuol dire che costerà all’Inter il doppio, appena si spegneranno i riflettori e Wanda potrà firmare l’ennesimo rinnovo di contratto.

“Per accontentare Mancini”, pare che venga alzata l’offerta per Candreva: in pratica, si daranno a Lotito i soldi che chiedeva fin dall’inizio, avendo perso un mese di preparazione.
Poi, c’è la promessa di non cedere i titolari: come se il Mancio non fosse contento di prendere giocatori più affidabili di Brozovic e Murillo (che a loro volta busseranno a quattrini).

Infine, si insisterà per piazzare i vari Dodò, Ranocchia, Biabiany, Santon, il che significa, temo, nuovi prestiti pagando parte dell’ingaggio.

Resta da capire perché Suning non riesca ad acquistare un solo campione futuribile, dopo aver inseguito Gabriel Jesus, Pjaca, Joao Mario, e chissà chi altri.

Giornate come quella di ieri hanno comunque un grande merito: fanno capire perché non si vince.