Chiedi chi era il terzo uomo (un racconto orale)

http://www.radioemiliaromagna.it/programmi/racconti-autore/chiedi-terzo-uomo.aspx

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Always Rings Twice…

The Postman Always Rings Twice venne pubblicato da James M. Cain a 42 anni; Adelphi pubblica la traduzione di Franco Salvatorelli, scegliendo Lana Turner e John Garfield per l’immagine di copertina.

La voce narrante è Frank Chambers. Ha 24 anni, è senza un soldo, capita per caso alla Taverna delle Due Querce, una trattoria “come ne trovi a migliaia lungo le strade della California, 20 km a sud di Los Angeles. Tavola calda, sotto; l’abitazione, sopra; una pompa di benzina, davanti.

Frank finge di avere un appuntamento e mentre sta già mangiando dice al proprietario di non avere i soldi per pagarlo. Nick Papadakis, “il greco”, non fa una piega, anzi gli offre un lavoro come aiutante. Frank pensa di andarsene, ma “poi vidi lei”. La moglie del greco.

“Carrozzeria a parte, non è che fosse una bellezza mozzafiato. Ma aveva un’aria imbronciata e un certo modo di sporgere le labbra che mi fece venir voglia di masticargliele”. Ha i capelli scuri, qualcuno la confonde con una messicana, ma Cora Smith viene da Des Moines, Iowa. Basta un dialogo fra Frank e Cora perché tutto sia chiaro: “sapeva le mie intenzioni, e che io sapevo cosa le girava in testa”.

Fanno sesso appena Nick va in città.

Cora ci ha provato a Hollywood, poi ha lavorato due anni come cameriera (non voleva tornarsene a casa per puro orgoglio); quando il greco l’ha chiesta in moglie, l’è parso un passo avanti. Ma ora Nick è di troppo: lo sa Nora, lo sa Frank.

  • “Ti impiccano per una cosa del genere”, dice lui.
  • “No, se la fai bene”, è la replica.

Sono passate appena 15 pagine. (segue)

2546, mi ricordo

Mi ricordo che il fascino femminile non ha nulla a che vedere con la simpatia o l’affetto che una persona può suscitare.

Absolutely Live. The Doors (Elektra, 1970) – 8

LA PUNTINA SUL VINILE 421.

“Facevo un gioco, una volta, mi piaceva strisciare indietro nel mio cervello. Penso che tu conosca il gioco di cui parlo, il gioco chiamato «impazzire»”.

Primo live pubblicato dai Doors, questo doppio LP comprende una strana selezione di brani eseguiti in svariati concerti dell’Absolutely Live Tour fra agosto 1969 e il giugno successivo (strana selezione, ripeto: mancano The End e Light My Fire).

Prodotto da Paul Rothchild, che curò il missaggio di suoni provenienti da tante esibizioni diverse (con una marcata rilevanza per i due concerti di gennaio al Felt Forum di New York), trascinato e sostenuto da Manzarek, Krieger e Densmore, Jim Morrison mette in scena la sua ormai insostenibile confusione fra arte e vita. A incorniciarlo in primo piano è la foto di copertina, scattata da Frank Lisciandro.

Arrestato a Miami nel marzo 1969 per oscenità e comportamento lascivo in pubblico, il leader offre il meglio nella cover di Who Do You Live (da Bo Diddley) e nel medley che corre fra Alabama Song, Backdoor Man, Love Hides e Five to One. Riverberi di intensità provengono da Soul Kitchen e When the Music’s Over, poi lo sciamano frequenta l’ermetismo e recita il suo lungo poema, celebrando il Re Lucertola. Ma la sensazione è che l’album arrivi tardi, senza restituire la prodigiosa presenza scenica del miglior Jim Morrison.

Varie allusioni col senno del poi: l’orologio dice che è davvero ora di chiudere” … “quando la musica finisce, spegni la luce”.

La fallimentare teoria dei “calciatori subito pronti”

Ubriacati dal Triplete, avendo perso ogni contatto con la realtà dopo quella fantastica sbornia e dovendo pagare i debiti accumulati per l’Assalto al Cielo, da otto anni l’Inter si muove sul mercato alla ricerca di “calciatori subito pronti”.

Si sono vinti decine di campionati giovanili, ma nessuno di quei prospetti è arrivato in prima squadra.

In compenso, in questi otto anni si sono ingaggiati Forlàn, Zarate, Palombo, Gargano, Schelotto, Guarìn, Silvestre, Alvaro Pereira, Kuzmanovic, Rocchi, Campagnaro, Rolando, Hernanes, Vidic, Medel, Osvaldo, Podolski, Felipe, Felipe Melo, Candreva, Eder e Ansaldi.

Ho ripreso solo i nomi di quelli che vennero presi perché “subito pronti”, cioè esperti, affidabili, reduci da convocazioni nelle rispettive Nazionali. In comune, tutti questi, hanno un aspetto: sono arrivati all’Inter quando il meglio l’avevano già dato.

Con connotati simili, ammetto, sono arrivati anche ottimi elementi: Palacio, Handanovic, D’Ambrosio, Miranda, Borja Valero e Vecino. Ma la lunghezza dei due elenchi fa già riflettere. Per tornare a vincere in fretta, non si è più vinto nulla.

Ci sono state anche le “scommesse” perse: Kondogbia, Jovetic, Ljajic, Shaqiri. Non mi sento di criticare nessuno di questi tentativi (semmai i prezzi che furono pagati).

E infine quelli di cui l’Inter si è liberata, non credendo potessero stare nella rosa di una squadra “subito pronta”: Arnautovic, Coutinho, Telles, Benassi, Duncan, Kovacic.

Di errori di valutazione, dunque, ne sono stati commessi tanti, e di vario genere. Ma i peggiori – perché non si è imparato niente dal farli – sono quelli di puntare su trentenni e oltre, “subito pronti” e presto “bolliti”.

Namor, principe di Atlantide: Gene Colan disegna Stan Lee

The Sub-Mariner – 12 tavole, scritte, disegnate e inchiostrate da Bill Everett – apparve su Marvel Comics 1 del novembre 1939. Durante la cosiddetta Golden Age, insieme a Capitan America e alla Torcia Umana originale, fu uno dei principali personaggi della Timely Comics, che diverrà la Marvel Comics.

  1. In lotta con Sub-Mariner! è il titolo della storia che fece “riemergere” il personaggio sulle pagine dell’Incredibile Devil (n. 7, aprile 1965): testi di Stan Lee, disegni e inchiostri di Wally Wood. Gene Colan usava uno pseudonimo (Adam Austin) quando disegnò le prime 7 delle sue storie, impostate da Stan Lee.
  2. L’inizio della ricerca apparve su Tales To Astonish 70-71, nell’agosto e settembre 1965.
  3. C’era una volta un Principe sui numeri 72 e 73.
  4. La fine della ricerca (74 e 75).
  5. Camminare in mezzo agli uomini (76 e 77).
  6. Il Principe e il Burattino (78 e 79, con Bill Everett ai disegni)
  7. Fino alla morte (80-81).
  8. Quando un re impazzisce (Tales To Astonish 81-82, luglio-agosto 1966); con Dick Ayers ormai stabile alle chine.

“Imperius Rex – Namor Primo, principe di Atlantide, imperatore degli abissi, signore dei sette mari e supremo comandante delle legioni sottomarine, ritorna nel suo regno, nella favolosa Atlantide”. Leggi il resto dell’articolo

2545, mi ricordo

Mi ricordo Brujita avvicinarsi alla fiamma di una candela fino bruciarsi le vibrisse.

Cloud Atlas [id.], Lana e Lilly Wachowski e Tom Tykwer, 2012 [filmTv139] – 7

Visto al cinema, mi scombussolò: uscii con la sensazione di non aver compreso cose essenziali, ma anche con il sospetto che gli autori avessero oltrepassato i limiti accettabili di furbizia. Non è carta stampata, manca il tempo per fermarsi a riflettere, è un giocattolone fatto apposta per disorientare, confondere le idee.

Si intrecciano 6 storie (7, considerando prologo ed epilogo) di epoche assai diverse (passano 500 anni fra la più antica e la più futuristica), e gli eventi di ogni trama si legano a tutte le altre, a segnalare la ciclicità della storia umana, con temi ricorrenti e flebili tracce simboliche (per esempio, la voglia a forma di stella cometa sul petto di Adam Ewing, 1849; sul coccige di Robert Frobisher, 1936; sulla spalla sinistra di Luisa Rey, 1973; sul polpaccio destro di Timothy Cavendish, 2012; sul collo di Sonmi~451, 2144; e sulla nuca di Zachry, 2321).

Il gioco si fa vertiginoso quando si scopre che i diversi ruoli sono assegnati agli stessi attori. Pesantemente truccati, Tom Hanks, Hugh Grant, Halle Berry, Hugo Weaving e Jim Sturgess interpretano 6 personaggi; Jim Broadbent, James D’Arcy, Ben Whishaw, Susan Sarandon, Doona Bae e Zhou Xun ne incarnano 4 o 5. Quanto alla regia, Lilly e Lana Wachowski hanno diretto i segmenti del 1849, 2144 e 2321, Tom Tykwer quelli ambientati nel 1936, 1973 e 2012.

Tratto dal romanzo L’atlante delle nuvole di David Mitchell, il film stordisce con un montaggio allucinogeno, incrociando la lotta contro la schiavitù degli afroamericani, la repressione dell’omosessualità, il dissenso contro l’energia nucleare, il lavaggio del cervello, la realtà virtuale, la regressione a bestie assetate di sangue. La filosofia implicita è che ogni azione abbia conseguenze attraverso passato, presente e futuro.

Ambizioso e smodato, Cloud Atlas impegna lo spettatore in uno forzo ricompensato dalla bellezza delle scene più che dall’intensità delle psicologie.

Di Quarta Fascia

Nessuna squadra di Quarta Fascia passerà il turno, non si vede perché dovesse farcela chi nella partita decisiva ha schierato un centrocampo formato da Brozovic, Borja Valero e Candreva. Mai visto prima e, spero, irripetibile.

Brucia per il modo, non per la sostanza. L’Inter è inferiore al Tottenham, ha dilapidato i 6 punti nelle prime due partite con una gestione sparagnina e mediocre delle altre 4, ma non puoi andare avanti in Champions schierando quel trio di centrocampo, e poi D’Ambrosio e Asamoah (sorpresa negativa), senza avere chi sappia fare un dribbling o un tiro da fuori. Leggi il resto dell’articolo

Maledette, vi amerò

Per motivi insondabili, nell’ultima settimana, questo post del 15 giugno 2012 (13:01) è stato visitato da più di 200 persone. Tanto vale rimetterlo in “prima pagina”.

A cura di Serio Rossi, per Neri Pozza (2007), ecco 7 fra “le grandi eroine del fumetto erotico italiano”, con i miei personalissimi voti: Isabella (6), Jolanda de Almaviva (7), Biancaneve (8,5), Zora la vampira (7,5), Frieda Boher (6,5), Madame Con (8,5) e Cicciolina (5).

Sulle copertine recavano la scritta ben chiara «vietato ai minori» e i giornalai giuravano di non vendere quella merce scabrosa a chi non era autorizzato a comprarla. Ma, clandestinamente, i fascicoletti arrivavano anche ai ragazzini, costituendo il più grande veicolo di educazione sessuale e di disincanto sul mondo. Dopo aver invaso le edicole in milioni di esemplari sono diventati carta da macero. Ora i fumetti per adulti alimentano un collezionismo vorace e vengono riabilitati. Promettevano passione, duelli, violenza. Ma di erotismo spinto, nelle tavole, ce n’era pochissimo. I corpi nudi non erano più discinti di un Botticelli. E quelle signorine curvilinee, indomite, capaci di tenere testa a maschi imbelli e arrapati, erano spesso innamorate e intangibili. Avventuriere o vampire che fossero, professavano spesso fedeltà ad un unico amore puro e assoluto.

Isabella, la Duchessa dei Diavoli esce nelle edicole il 2 aprile 1966 per la Erregi di Renzo Barbieri; di Giorgio Cavedon i testi, di Sandro Angiolini i disegni.

Apparsa nell’ottobre nel 1970, ispirandosi al Salgari di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, Jolanda de Almaviva è disegnata sulle forme dell’attrice Senta Berger. Testi di Roberto Renzi illustrati da Milo Manara (in precedenza il disegnatore era stato Armando Bonato).

Dal 1972, Biancanave è la regina della favola per adulti all’italiana, questo episodio è scritto da Rubino Ventura (pseudonimo) e disegnato da Leone Frollo.

Di Zora la Vampira, viene proposto il numero 1 (settembre 1972: Rubino Ventura ai testi e Birago Balzano ai disegni). Zora somiglia a Catherine Deneuve (che interpreterà una vampira nel 1983).

Le storie di Necron, create nel 1981 da Ilaria Volpe (pseudonimo di Mirka Martini) e Magnus, hanno per protagonista la dottoressa Frieda Boher, patologa e necrofila, che dà vita a un Frankenstein superdotato, una creatura mossa da un’insaziabile fame sessuale e cannibalesca, per farne il suo amante.

Ambientato in Francia all’inizio del Ventesimo secolo, “Casino” vede protagoniste le ragazze di un famoso bordello parigino, La Maison Blanche, diretto da Madame Con, in cui si mescolano intrighi politici, desideri erotici, storie sentimentali, frenetici scambi di coppia. Rubino Ventura ai testi e Leone Frollo ai disegni.

In “Amore Libero” (Francia 1988, Italia 1991), scritto da Lucio Filippucci e disegnato da Giovanni Romanini, la protagonista è una persona reale: Ilona Staller, in arte Cicciolina.

Il volume si chiude con una “antologia della critica” in cui prevale una tesi di fondo: il fumetto erotico italiano degli anni Sessanta e Settanta sarebbe stato un più o meno consapevole sostegno della reazione più becera e retriva. Quei fumetti sarebbero prodotti utili solo a soddisfare gli inconfessabili desideri del proletariato maschile italiano (sesso e violenza), perpetuando una concezione reazionaria della donna, del sesso, dei rapporti umani.

Tuttavia, è possibile leggere quelle storie in una prospettiva opposta: riesumando il sogno erotico dell’Italia democristiana, quella che andava al cinema per vedere Laura Antonelli ed Edwige Fenech.
Le figure sinuose e eccitanti di Isabella, Jolanda, Biancaneve, Zora, eccetera, segnarono l’inizio di una nuova era improntata sull’emancipazione femminile, anticipatrice della liberazione sessuale, piccoli sintomi che precedono la riforma del diritto di famiglia, quello che spediva le donne in galera per adulterio. Resta il fatto che – come scrive Rossi – “queste storie propongono un modello di donna rigorosamente filtrato dalla fantasia e dai desideri dell’uomo (le scene di esso fra donne preparano sempre quelle etero, l’omosessualità maschile è costantemente ridicolizzata), dall’altro cercano di cavalcare l’onda dell’emancipazione femminile”.

2544, mi ricordo

Mi ricordo che la centesima delusione non può bruciare come la prima.

Gilet jaunes: rivolta o insurrezione, Macron fa retromarcia

Si può passare dall’imporre aumenti delle tasse su carburanti, luce e gas, alla sospensione degli aumenti, poi al ritiro per un anno, per arrivare a proporre una serie di soluzioni che vanno nella direzione opposta. Macron si dimostra ben più duttile e scaltro del suo allievo italiano.

Ieri, il presidente francese è andato in televisione per dire che “la collera è giusta”, che “questa indignazione è condivisa da molti francesi”. Ha persino aggiunto, tutto contrito: “Mi rendo conto di aver fatto male ad alcuni francesi con le mie dichiarazioni”.

Ha cambiato idea? Certo che no! Ha cambiato politica. E l’ha fatto per un semplice motivo: il suo consenso è al minimo storico, a nemmeno due anni dalla salita all’Eliseo.

Ora il presidente promette interventi rapidissimi (“prenderò misure già questa settimana”) che qualsiasi persona genericamente di sinistra dovrebbe apprezzare: aumentare il salario minimo di 100 euro, annullare l’aumento della tassazione per le pensioni sotto i 2000 euro al mese, chiedere agli imprenditori di versare un bonus a fine anno ai dipendenti (senza tasse aggiuntive), detassare le ore di straordinario dei lavoratori, lotta all’evasione fiscale (i grandi manager dovranno versare le imposte in Francia e così pure i giganti del web).

Ognuno di questi provvedimenti ha un costo, qualcuno si preoccuperà di calcolarlo. I conti pubblici verranno sballati. Ed è facile immaginare che così facendo anche la Francia sarebbe a rischio “procedura di infrazione”.

È questo l’effetto di appena 20 giorni di gilet gialli. La si chiami rivolta o insurrezione, si simpatizzi o si disprezzi quel movimento, siamo di fronte a una clamorosa smentita alla fine della lotta di classe. La domanda di uguaglianza, per vie traverse, è infine entrata nell’Europa del Ventunesimo secolo.

Battere il PSV, senza se e senza ma

In 6 delle 9 combinazioni possibili, all’incrocio fra i risultati di Tottenham e Inter, passano gli inglesi.

Se entrambe vincono, pareggiano o perdono, vanno avanti gli Spurs; che si qualificano anche se l’Inter perde e loro pareggiano o vincono, o se l’Inter pareggia e loro espugnano il Camp Nou.

Per qualificarsi agli Ottavi, l’Inter deve vincere e sperare in un pari o in una sconfitta degli Spurs, oppure pareggiare e affidarsi completamente al Barcellona. Leggi il resto dell’articolo