Paris, Paris, Paris 1

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Al solo scopo di contrastare #matteo e malago’, sono venuto 9 giorni a Parigi per aiutare la candidatura per i Giochi 2024.

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New York Stories [id.], Scorsese + Coppola + Allen 1989 [filmTv86] – 6

New York Stories - 1989 - Scorsese Coppola Allen

Martin Scorsese (Lezioni dal vero), Francis Ford Coppola (La vita senza Zoe) e Woody Allen (Edipo relitto), compongono tre quadretti incorniciati in New York City. Il migliore è quello di Scorsese, il più insipido quello di Coppola, mentre Allen diverte più oggi di allora. Nell’insieme, di mestiere ce n’è tanto, di ispirazione ce n’è poca.

Scorsese si affida a Nick Nolte e Rosanna Arquette, con incursioni di Steve Buscemi. L’ambientazione è quella del Greenwich Village, i loft degli artisti con le loro ossessioni erotiche e la personalissima morale. Strepitose le scene in cui Lionel Dobie, umiliato da Paulette e in pura trance creativa, dipinge un’enorme tela al suono del rock ad alto volume.

Coppola coinvolge la figlia Sofia in sede di sceneggiatura, Giancarlo Giannini e Talia Shire nei panni dei genitori di una dodicenne che cresce in un grande albergo, la celebre fotografa e il celeberrimo flautista sono sempre lontani. Finché nella sua scuola d’élite arriva il figlio di un magnate arabo, che stravolge ogni concetto di ricchezza ma si dimostrerà utile a salvare il matrimonio dei genitori di Zoe.

Allen fa Allen, complessato dalla più ebrea delle madri, e affaticato dalla relazione con una donna divorziata con figli (Mia Farrow), che non può piacere alla madre. Confida all’analista che tutti i suoi problemi verrebbero meno con la scomparsa della madre. Che in effetti scompare nel corso di una truffaldina esibizione di magia, per poi ricomparire gigantesca nel cielo newyorkese…

Melo, Felipe: perché no, perché sì

Non sono contrario all’ingaggio di Felipe Melo, mentre lo ero rispetto all’eventualità di un ritorno di Thiago Motta. Ma mi pare ci siano due condizioni pregiudiziali, oltre alla premessa finanziaria che potrebbe venire risolta scaricando Nagatomo.
Primo: Melo può fare un paio di stagioni all’Inter solo se viene trovato un acquirente per Gary Medel, e l’Inter e il cileno ne ricavino un cospicuo vantaggio economico.
Secondo: Melo può servire solo se Mancini rinuncia al 4-3-3 e punta su Jovetic anziché Hernanes, nel 4-3-1-2, che mi sembra lo schema più adatto a questa rosa.

Felipe Melo

Nel ruolo che sarebbe destinato a Felipe Melo, l’Inter ha fin qui schierato Kovacic. Non sono così convinto sia questo il ruolo giusto del croato, non ha l’esperienza per giocare 90 palloni a partita senza commettere errori micidiali, e non mi piace che se ne stia così lontano dalla porta. Con caratteristiche diverse, quel ruolo possono coprirlo anche Medel e Gnoukouri: l’arrivo di Felipe Melo rischia di produrre un effetto a catena, emarginando il diciottenne più pronto della Primavera che ha vinto il Viareggio, e confinando in panchina il pitbull che ha trascinato il Cile alla sua prima Copa America.
Una mediana costruita su Kondogbia, Melo, Hernanes e Guarìn (o Brozovic, o Kovacic), mi sembra assai carente in termini di velocità di passo, in fase di non possesso l’Inter rischia di soffrire troppo, esponendo la difesa ai noti problemi. Non sarebbe male provare un 4-2-3-1, con Medel e Melo a protezione della difesa, Kondogbia, Jovetic e Perisic (o Kovacic), dietro Icardi.

Quanto all’argomento “Non si può dire di no, lo vuole Mancini”, consiglierei di ripensare al fatto che gli ultimi fortissimamente voluti dal Mancio sono stati Podolski, Santon e Shaqiri.

1307, mi ricordo

Mi ricordo l’altra volta che mi sono seduto nei giardini sul retro di Notre Dame.

Febbre nel Marais, Léo Malet, Fazi, 1955 (2002)

Nestor Burma va a un banco dei pegni e trova il proprietario, Jules Cabirol detto “papà Samuel”, con un tagliacarte conficcato nel cuore. Burma è in bolletta, anzi è in debito con la fedele Hélène e altri collaboratori dell’agenzia di investigazioni private Fiat Lux. Gli resta solo da impegnare alcuni gioielli ereditati da zia Isabelle. È un’uggiosa giornata d’aprile, Nestor racconta i fatti in prima persona, mentre sale le scale verso l’usuraio, sbatte contro una giovane donna che viene via di corsa. Ne ricorda il profumo, presto sopraffatto “dall’odore di piscio di gatto che dominava l’androne”.

Febbre nel MaraisEsamina la scena del delitto, “il furto non sembrava essere il movente”. Sottrae metà dei soldi che trova nel portafoglio del cadavere, “per le spese di trasferta e l’emozione causata dalla scoperta del cadavere”. All’improvviso viene colpito alla testa, sviene, nel dormiveglia gli pare di avvertire lo stesso profumo di prima. Al risveglio, vede che sul cadavere sono state fatte sparire le tracce di rossetto e il portafoglio. Non denuncia alla polizia il ritrovamento del cadavere.

Belle gambe, bel naso, profumo inebriante, Odette Larchaut capisce subito di averlo visto da Cabirol. Interrogata, non regge alla pressione e sviene; Hélène la aiuta a rinvenire. “Non chiese – Dove sono? – non si fa più. Scoppiò in singhiozzi. Quello si fa ancora”. Odette racconta a Burma cos’è accaduto, e lo fa in puro stile-Malet: “Fu più lungo di quanto potessi immaginare. Non solo perché era tutto piuttosto complicato, ma anche perché il racconto mal strutturato, talvolta incoerente, tagliato da silenzi e lamentele, brulicava di ripetizioni e di salti nel tempo da far invidia a uno di quei cineasti della nuova scuola”. Leggi il resto dell’articolo

L’astensionismo di opinione, secondo Stajano: per nascere, una nuova sinistra deve partire da qui

“A non votare, un tempo, erano, con gli anarchici, tradizionali nemici del sistema, coloro che rifiutavano le regole della democrazia, i qualunquisti di sempre, gli analfabeti del vivere collettivo, quanti ritenevano che i politici sono, senza eccezione, tutti uguali nel malfare ed era quindi inutile prender parte a quella tenzone (…) L’astensionismo è ora in buona parte di opinione, ben cosciente, ne sono protagoniste persone informate che leggono libri e giornali, non sono né antipartito né antipolitica, non sono indifferenti per nulla, conoscono i problemi, ne sono le vittime.

È un astensionismo di protesta il loro, interclassista, critico, gonfio di risentimenti, di rancori, di delusione, nei confronti delle promesse non mantenute, delle parole in libertà che si sentono ogni giorno. È l’astensionismo doloroso di milioni di persone che hanno creduto nei valori della democrazia conquistati con tanta fatica, con il sangue, siglati da una Costituzione scritta da uomini di prim’ordine, svillaneggiata dal ventennio berlusconiano fino a oggi.

Il testo completo, segue Leggi il resto dell’articolo

Mauro Berruto, applausi a uno che si dimette per non far assomigliare la pallavolo al calcio

QUI le dimissioni.

E qui una specie di recensione a un romanzo che Berruto ha scritto prima di diventare l’allenatore della Nazionale.

1306, mi ricordo

Mi ricordo l’ultima volta che ho visto Parigi, era l’ottobre 1996.

In meno di 48 ore, Renzi ha dovuto ingoiare:

In meno di 48 ore, Renzi ha dovuto ingoiare:

MR1. la nuova Giunta di Marino (mentre lui annulla il comizio e gioca a biliardino alla festa dell’Unità di Roma)
2. la certezza che Crocetta e l’Assemblea siciliana mangeranno il panettone
3. la nascita del nuovo gruppo di Verdini, che promette di non iscriversi al Pd
4. il voto di coscienza che ha salvato Azzollini e le penose scuse della Serracchiani
5. la certezza del rinvio del referendum sulla riforma costituzionale
6. la conferma della Legge Gasparri per le nomine RAI
7. un altro incendio che manda in tilt Fiumicino
8. il Fondo Monetario affermare che l’Italia ci metterà vent’anni (2028) a riportare il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi
9. l’attacco di Milena Gabanelli sulla “legge bavaglio”
10. le accuse di non aver rispettato le promesse da parte dei famigliari delle vittime del 2 Agosto

Per molto meno, altri avrebbero avuto la sorte segnata. Renzi resta a galla solo perché non è (ancora) pronta la soluzione di riserva.

Ne “Il treno”, Simenon propone una delle pagine più sensuali dell’intera sua produzione

È notte, nel vagone bestiame è stata sparsa della paglia per rendere meno scomodo il sonno, Anna e Marcel sono vicini, subito accanto altri corpi.

“Contro il mio corpo si strinse un corpo di donna, teso, vibrante, mentre una mano già rialzava il vestito nero e tirava giù le mutandine sino ai piedi, che se ne liberarono con uno strano movimento.
Non ci baciavamo ancora. Anna mi attirò a sé, e mi fece ruotare su me stesso – silenziosi entrambi come due serpenti.
Il respiro di Julie divenne più affannoso. Proprio in quel momento, Anna mi aiutò a penetrarla – e all’improvviso fui dentro di lei.
Non gridai. Ma fui lì lì per farlo. Fui lì lì per pronunciare parole senza senso, per esprimere la mia gratitudine, la mia felicità, o anche per lamentarmi, poiché era una felicità che mi faceva soffrire. Soffrivo di non poter raggiungere l’impossibile.
Avrei voluto esprimere tutta la mia tenerezza per quella donna che il giorno prima non conoscevo, ma che era un essere umano, che diventava ai miei occhi l’essere umano”.

Le train

Noi due senza domani [Le train], Pierre Granier-Deferre 1973 [filmTv85] – 7

Noi due senza domani - 1973 - Pierre Granier-Deferre

Il treno è uno dei rari Simenon scritti in prima persona; il film abbonda di immagini originali della Seconda guerra mondiale.

Jean-Louis Trintignant (Julien) e Romy Schneider (Anna) si incrociano sul treno stracarico che dal nord della Francia, ai confini del Belgio, allontana dal fronte una varia umanità impaurita dall’avanzata nazista. La moglie di Julien, incinta, viene fatta accomodare con la figlia in prima classe, mentre lui trova posto sul vagone merci. Dove c’è Anna. La cui bellezza colpisce Julien e non solo… Ebrea tedesca, non ha più notizie del marito, deportato da due anni, e parla di campi di concentramento a persone che non vogliono crederle.
Il viaggio del treno è avventuroso e precario, costruisce precarie solidarietà e fa emergere spinte egoistiche. Separato bruscamente dalla moglie, con la possibilità di morire da un momento all’altro (un mitragliamento aereo provoca una strage), Julien stringe una fortissima relazione con l’occasionale compagna di viaggio. All’arrivo a La Rochelle, sull’Atlantico – Simenon vi lavorò in un campo profughi -, Julien aiuta Anna, facendola passare per sua moglie. Ma anche la vera moglie è in città…

Il finale è di notevole intensità drammatica. Sono passati tre anni, quando le strade dei protagonisti tornano a incrociarsi. Sta qui la principale deviazione dall’opera di Simenon, meno romantica e più segnata dalla paura delle conseguenze… Solo in rari, delicati momenti a Trintignant e Schneider riesce di restituire quella felicità “senza domani”, perciò così intensa, descritta da Simenon.

Il treno, Georges Simenon, Adelphi, 1961

Marcel Féron, ha una figlia di quattro anni, Sophie, e una moglie, Jeanne, incinta al settimo mese. Racconta fatti avvenuti vent’anni prima, nella casa di Fumay, nelle Ardenne (nord-est della Francia), a un paio di chilometri dal fiume Mosa. “Ci tengo subito a dichiarare che non ero un uomo infelice, né tanto meno triste. Anzi, a trentadue anni mi ritrovavo in anticipo su tutti i progetti che avevo concepito, su tutte le mie aspettative”.

Il treno COPIl signor Féron vende e ripara apparecchi radiofonici. Dalla radio scopre che quella notte, la notte del 10 maggio 1940, le truppe del Reich hanno invaso l’Olanda. Riformato per la miopia, Féron è cagionevole di salute, sconta i postumi della tubercolosi, la sua vita e le sue abitudini sono modeste e ordinate. “Su certi momenti di quella giornata i miei ricordi sono così precisi che potrei farne un resoconto minuzioso, mentre per altri rammento soprattutto il sole, gli odori della primavera, l’azzurro del cielo, simile a quello della mia prima comunione”.
Con il passare delle ore, si fanno sempre più numerose le automobili dirette a sud, cariche di tutto ciò che si può trasportare. Anche il protagonista arriva alla certezza che occorra andarsene subito. In treno.

Cosa portare con sé? “Non c’erano più regole, punti di riferimento. Nessuno era in grado di dire che cosa sarebbe diventato prezioso”. Salgono sul treno, stipati, donne e bambini hanno la precedenza, e Marcel si trova separato da moglie e figlia. Una bottiglia vuota diventa presto un oggetto prezioso. In lontananza si sentono raffiche e detonazioni, ogni tanto qualche aereo sfreccia sul treno. “Il tempo passava veloce e lento, insieme. A dire il vero, il tempo non esisteva più”. Non tutti reagiscono allo stesso modo, sul vagone bestiame di Marcel, in mezzo a una quarantina di persone, una coppia (Julie e il suo “sensale”, Jef) riesce persino a fare l’amore. La notte stessa, senza che Marcel se ne accorga, il treno viene diviso e agganciato a due locomotori: Jeanne e Sophie sono lontani da lui.
Solo per un sentimento di umanità, senza nascondere la sua condizione di uomo sposato, il narratore aiuta una giovane donna vestita di nero, che ricambia mostrandogli una certa simpatia. Poi, una squadriglia di aerei con la croce uncinata raggiunge il treno: “Il resto accadde così in fretta che non ci fu neanche il tempo di avere paura”. Mitragliano, uccidono. Il treno ferma la sua corsa “come un animale ferito”, mentre gli aerei si allontanano, gli sfollati scendono dai vagoni. I due si presentano: Anna, Marcel… Leggi il resto dell’articolo

1305, mi ricordo

Mi ricordo la caricatura della libertà di coscienza, quando a interpretarla sono i parlamentari della repubblica.

Il nuovo assessore ai Trasporti di Roma spicca per 4 qualità: è torinese, tifa Juve, ama la TAV e scrive “un’enorme” con l’apostrofo.

tweet Esposito

Oggi il neo assessore – nonché senatore: vuoi mai che si dimetta… – non ha fatto altro che dare la colpa al correttore ortografico per l’ormai famoso “un’enorme”.

L’hanno imbrogliato anche col software.

Roma 2024, la candidatura italiana prevede anche l’introduzione di un nuovo sport olimpico: il biliardino, altrimenti detto calciobalilla

Renzi Orfini Lotti Nobili

Il partito di #matteo si riscopre garantista: chissà perché i senatori hanno respinto la richiesta di arresto per il senatore Azzolini, Ncd

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