#Rivincite outtakes 91: Catalogna, Guardiola non ha cambiato idea

La Corte Suprema spagnola ha condannato 12 leader dell’indipendenza catalana con pene che vanno dai 9 ai 13 anni. Pep Guardiola, che ha ripetutamente manifestato a favore dell’indipendenza della Catalogna, ha pubblicato un video di 2′ per commentare la sentenza:

“Oggi è stata resa pubblica dallo Stato spagnolo una sentenza del tribunale equivalente a attacco diretto ai diritti umani. Il diritto di manifestare, il diritto alla libertà di espressione. È inaccettabile nel Ventunesimo secolo. La Spagna sta vivendo una deriva autoritaria attraverso la quale si utilizza la legge antiterrorista per criminalizzare la dissidenza, incluso perseguire chi esercita la libertà di espressione. I leader condannati rappresentano i partiti maggioritari e gli organi della società civile più importanti della Catalogna. Né il governo di Pedro Sanchez, né nessun governo spagnolo può permettersi una cosa del genere. Ha optato per la repressione senza dialogo. L’indipendentismo è un movimento trasversale, inclusivo e con una grande storia, basato sulla volontà di autogoverno dei catalani. Non è xenofobo, ma è un movimento che basa la sua forza sul riconoscimento del pluralismo e le diversità culturali. Una lotta non violenta. Chiediamo al governo spagnolo una soluzione politica e democratica. Ciò che chiediamo è ‘Spagna, siediti e ne parliamo’. Chiediamo alla società civile internazionale che metta pressione al suo governo per intervenire in questo conflitto, trovando soluzioni politiche e democratiche. Il tutto basato sul dialogo e il rispetto. Perché c’è solo una soluzione, sedersi e parlare”.

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Maigret e il cliente del sabato, Georges Simenon, 1962

Léonard Planchon, titolare di una piccola impresa di imbiancatura, si presenta un sabato sera all’ora di cena a casa di Maigret, in boulevard Richard-Lenoir. Dice di voler uccidere sua moglie. Ha un vistoso labbro leporino, ha bevuto, ma è lucido.

Un giorno ha trovato la moglie, Renée, di dieci anni più giovane, mentre faceva all’amore con Roger, uno dei suoi imbianchini. Scoperta, gli ha detto: “Ecco, finalmente lo sai!”. Qualche tempo dopo, per il compleanno dell’amante, Renée ha preparato una bella cena, con bottiglia di spumante, e infine ha chiesto al marito di andarsene: “Perché non vai a farti un giro? Non capisci che ci metti in imbarazzo?”.

Da due anni, Planchon è ospite nella sua stessa casa, dorme in salotto, mentre moglie e amante occupano la camera matrimoniale e la figlia, di sette anni, sta al piano di sopra. Umiliato e incapace di reagire, ancora innamorato della moglie, ogni sera Planchon va a ubriacarsi; non vuole divorziare, ha paura di perdere la figlia. Perciò è arrivato a concludere che l’unica soluzione sia un duplice omicidio: sa come fare, ha elaborato un piano perfetto. Forse ha voluto parlare affinché qualcuno lo fermi, pensa Maigret, ma qualcosa gli sfugge. Riesce solo a farsi promettere che tutti i giorni Planchon gli telefonerà.

Un paio di giorni dopo, Planchon scompare. Maigret è infastidito, non sa che fare, “il suo compito non era quello di rimettere ordine nella vita della gente, ma di trovare chi aveva commesso un crimine o un delitto”. Si sente in qualche modo responsabile, per non aver saputo cogliere il senso di quella strana confessione. Maigret interroga gli amanti, lei è “una bella femmina”, lui un uomo deciso, entrambi “sicuri e aggressivi come animali feroci”. Scopre che Planchon ha firmato un documento con cui cede, in cambio di una grossa cifra, la proprietà della ditta a Roger, poi ha raccolto un po’ di cose in due valigie e se n’è andato. Leggi il resto dell’articolo

2850, mi ricordo

Mi ricordo che Churchill era figlio di un nobile inglese e di una ricchissima “bucaniera” americana.

Cinquanta canzoni italiane: 41

Le mie 50 canzoni italiane preferite, una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nella vecchia Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

Musica ribelle, Eugenio Finardi, 1976

Anna ha 18 anni e si sente tanto sola

Ha la faccia triste e non dice una parola

Tanto è sicura che nessuno capirebbe

E anche se capisse di certo la tradirebbe

E la sera in camera prima di dormire

Legge di amori e di tutte le avventure

Dentro nei libri che qualcun altro scrive

Che sogna la notte, ma di giorno poi non vive

E ascolta la sua cara radio per sentire

Un po’ di buon senso e voci piene di calore

E le strofe languide di tutti quei cantanti

Con le facce da bambini e con i loro cuori infranti

Ma da qualche tempo è difficile scappare

C’è qualcosa nell’aria che non si può ignorare

È dolce, ma forte e non ti molla mai

È un’onda che cresce e ti segue ovunque vai

È la musica, la musica ribelle / Che ti vibra nelle ossa / Che ti entra nella pelle / Che ti dice di uscire / Che ti urla di cambiare / Di mollare le menate / E di metterti a lottare.

Marco di dischi lui fa la collezione

E conosce a memoria ogni nuova formazione

E intanto sogna di andare in California

O alle porte del cosmo che stanno su in Germania

E dice: “Qui da noi, in fondo, la musica non è male

Quello che non reggo sono solo le parole”

Ma poi le ritrova ogni volta che va fuori

Dentro ai manifesti o scritte sopra i muri

Ed è la musica, la musica ribelle / Che ti vibra nelle ossa / Che ti entra nella pelle / Che ti dice di uscire / Che ti urla di cambiare / Di mollare le menate / E di metterti a lottare…

Downton Abbey, un arco narrativo di 13 anni e 5 mesi

I 7 episodi della prima stagione mostrano avvenimenti compresi fra l’aprile 1912 (affondamento del Titanic) e il 4 agosto 1914 (entrata in guerra dell’Inghilterra).

La seconda stagione – 8 episodi – si svolge fra il novembre 1916 (la battaglia della Somme) e l’aprile 1919, a cui si aggiunge Natale a Downton Abbey, collocato a fine 1919.

Nella terza stagione, gli 8 episodi coprono il periodo che va dal marzo 1920 al gennaio 1921; Un viaggio nelle Highlands è ambientato nel settembre 1921.

Gli 8 episodi relativi alla quarta stagione cominciano nel febbraio 1922 e si concludono ad agosto, mentre La stagione di Londra è ambientato nell’estate 1923.

La quinta stagione – 8 episodi – si colloca fra febbraio e dicembre 1924, e l’episodio Vacanze in brughiera sta nell’estate dello stesso anno.

La sesta e ultima stagione – ancora 8 episodi – è racchiusa fra febbraio e agosto 1925, con Il finale che si svolge nel successivo mese di settembre.

Dunque, la serie si sviluppa in 52 episodi e in un arco narrativo di 13 anni e 5 mesi.

Cos’altro serve alla Uefa per revocare la scelta di Istanbul come sede della prossima finale di Champions League?

Ecco due immagini del saluto militare, compiuto sul campo dai giocatori della Turchia dopo il match vinto contro l’Albania. Esplicito atto a sostegno delle forze armate turche, impegnate nell’invasione della Siria.

Se l’Uefa ha ancora un senso, dovrebbe decidere la revoca di Istanbul oggi stesso.

Juliet Naked. Tutta un’altra musica [Juliet, Naked], Jesse Peretz, 2018 – [cine41] – 7

Commedia brillante, ricavata dal romanzo di Nick Hornby. Se si respira l’aria frizzantina e malinconica di About a Boy e di Alta fedeltà, è anche perché Peretz ha fatto il musicista, fra i fondatori della band Lemonheads; i suoi gusti musicali compongono una colonna sonora strepitosa, fra le cui gemme va citata Waterloo Sunset, non fosse altro per far sapere agli ignari chi fossero i Kinks e a quali vertici potessero arrivare.

Protagonista (era ora!) è Rose Byrne, già Briseide in Troy, Moira MacTaggert nei film degli X-Men. Intorno alla sua Annie, viene ricostruita la parabola di una rockstar, Tucker Crowe, che dopo aver inciso un solo album – Juliet – da vent’anni ha fatto perdere le proprie tracce. L’assenza ha costruito il mito: verso Tucker Crowe (Ethan Hawke, perfetto) è nato un culto che si rivelerà sproporzionato alla sua levatura umana: passato da una donna all’altra, da uno sballo all’altro, Tucker ha lasciato una fila di figli, e si è ridotto a vivere come un Big Lebowski (ciabatte, pantaloni sformati, camicie grunge). I diritti d’autore gli consentono di nascondersi dal mondo.

A capo della nicchia di fans di Tucker sta un professore di Letteratura, Duncan (Chris O’Dowd), legato più intimamente al suo idolo che alla donna con cui convive stancamente, da tanto, troppo tempo. Ma è proprio Annie che, per caso, entra in contatto con Tucker Crowe, innescando una serie di situazioni agrodolci. Ne deriva una tipica storia sulla “seconda possibilità”, declinata all’inglese, sfuggendo all’insopportabile retorica americana. Fra le righe, qualche riflessione non banale sul rapporto fra arte e vita; ad Annie, Tucker trova il coraggio di raccontare la verità, perché fuggì dalle scene.

Juliet, Naked, il demo del famoso album, fa da detonatore a una storia d’amore ormai sfinita e a un nuovo inizio quantomai auspicato. Ariosa e luccicante l’ambientazione, sulle coste orientali della Manica.

Tutta un’altra musica, Nick Hornby, Guanda, 2009

Duncan è un grande fan di Tucker Crowe, un rocker che a 33 anni scomparve nel nulla. Era il 1986. Ventidue anni dopo, il mistero sulla sua scomparsa continua, i fans continuano a ricamarci sopra attraverso forum su internet. I crowelogisti – tendenzialmente tutti maschi – sono maniaci ossessivi, sanno tutto del loro oggetto di devozione.

Dall’Inghilterra, Duncan ha trascinato Annie in pellegrinaggio sui luoghi topici della carriera di Tucker Crowe, fra il paesino natìo nel Montana e New York, Memphis e Minneapolis, fino a San Francisco. Duncan e Annie hanno quasi quarant’anni, stanno insieme da quindici e lei “aveva dovuto accettare Tucker Crowe fin dall’inizio, come una menomazione”. Duncan sembra non avere altri interessi nella vita; Annie ha qualche desiderio in più: una relazione meno abitudinaria, un compagno meno infantile, qualcuno con cui condividere un figlio. Al ritorno dal viaggio negli USA, il suo senso di vuoto diventa insopportabile.

Nessuno come Nick Hornby sa scrivere di musica e del significato emozionale che può assumere. Per rafforzare l’effetto-realtà, lo scrittore alterna il racconto con pagine riprese da wikipedia – nello stile di wikipedia – sul musicista e le sue opere. Si parla di problemi di alcolismo, si fa riferimento a un’ipotetica figlia, Ophelia, avuta da Julie Beatty, la modella a cui dedicò “Juliet”, un anno prima della scomparsa dalle scene (la madre ha sempre negato).

Fulmine a ciel sereno, in una busta arriva a Duncan la versione “Naked” di “Juliet”; Annie, quasi per ripicca, ascolta l’album prima di Duncan, i due litigano, poi arrivano a opinioni antitetiche sulla qualità del disco: per Duncan è un capolavoro, per Annie solo abbozzi di canzoni. Juliet, Naked è il titolo originale di questo romanzo, tradotto da Silvia Piraccini; trasparente riferimento al Let It Be, Naked dei Beatles, la versione ripulita degli arrangiamenti orchestrali imposti dal produttore Phil Spector. Leggi il resto dell’articolo

2849, mi ricordo

Mi ricordo l’oasi silenziosa dei giardini pubblici fra la parrocchia e via Saragozza, e subito sopra il cinema Bellinzona. 

Cinquanta canzoni italiane: 42

50 canzoni italiane, le mie preferite. Una al giorno, con un limite: per ogni interprete, un solo titolo. Come nella vecchia Hit Parade, risalgo lentamente la classifica…

Non mi rompete, Banco del Mutuo Soccorso, 1973

Non mi svegliate, ve ne prego,
ma lasciate che io dorma questo sonno,
sia tranquillo da bambino
sia che puzzi del russare da ubriaco.

Perché volete disturbarmi
se io forse sto sognando un viaggio alato
sopra un carro senza ruote
trascinato dai cavalli del maestrale,
nel maestrale… in volo.

Non mi svegliate ve ne prego
ma lasciate che io dorma questo sonno,
c’è ancora tempo per il giorno
quando gli occhi si imbevono di pianto,
i miei occhi… di pianto.

Troppi difensori contemporaneamente in campo

La ricerca dell’equilibrio: è questo che caratterizza le prime 9 partite dell’Inter targata Conte.

Non si può dire che la rosa sia corta, sono già stati schierati 20 calciatori diversi (e 9 diversi hanno segnato almeno un gol). Ma è evidente che le prime gerarchie sono segnate da un’attitudine molto difensiva, resa esplicita dalle formazioni messe in campo contro Lazio e Juventus.

Il 3-5-2, se i due laterali sono terzini adattati, fa sì che si trovino schierati ben 5 difensori e solo 5 calciatori con potenzialità offensive.

Del resto, se si guarda al minutaggio finora accumulato, ne deriva questa classifica: Handanovic 810 / D’Ambrosio 595, De Vrij 630, Skriniar 810 / Candreva 435, Asamoah 720 / Brozovic 790, Sensi 615, Barella 490 / Lukaku 625, Lautaro 565. Con Candreva che ha giocato 5’ minuti in più di Godin.

Seguono Gagliardini, Vecino, Politano e Ranocchia, Alexis Sanchez è diciassettesimo, poi Bastoni, Biraghi e Lazaro.

Ho già scritto della “solidità” della squadra, e non cambio idea; ma l’Inter ha subito gol in 5 delle 9 partite, fra cui tutte le ultime 3. Anche su questo lato, ci sono margini di miglioramento (anche se i 4 gol subiti da Barca e Juve sono stati uno più bello dell’altro).

Confidando nel fatto che l’infortunio di Sensi sia rimediabile in breve tempo (e lo si possa vedere in campo già contro il Borussia), e che trovo assai verosimili le voci di un interessamento a gennaio per Nemanja Matic, a me pare che il rendimento di un’Inter così disegnata debba necessariamente evolvere in due direzioni: più gol dai difensori (Skriniar non segna da tempo immemorabile) e almeno qualche spezzone di partita con il 3-4-3, e 3 vere punte.

2848, mi ricordo

Mi ricordo l’inaspettata comparsa, nella pianura parmense, di un’insegna del caffè Tubino.

#Peanuts, 31 anni fa il primo svolazzamento di Raymond, l’uccellino scuro

Il 13 ottobre 1981, Charles M. Schulz faceva entrare in scena Raymond, il primo uccellino scuro, fra i tanti avvistati accanto a Woodstock.

Di Raymond, già due giorni dopo scopriremo che non ha il dono della sintesi.