Scriteriati: squadra, allenatore e società. Bisogna credere alle favole per immaginare un’Inter competitiva senza un’epurazione di massa.

Scriteriata è l’aggettivo che mi sembra più adatto a definire l’Inter 2015-16.
Non è più scarsa dell’Inter che sfinì con Stramaccioni, tantomeno di quella allenata da Tardelli, ma dal punto di vista intellettivo questa è l’accozzaglia di calciatori meno valida nei cinquant’anni di Inter che ho seguito.

Se in una partita ci sono 100 “scelte” da fare, ne sbagliamo almeno 60.
Aggiungiamo le scelte giuste che vengono sbagliate nell’esecuzione, e comprendiamo come si possa perdere una partita che andava vinta con un paio di gol di scarto.

“nonoposto” è la password del mio pc da fine aprile, dunque non mi aspettavo risultati migliori e la delusione non mi procura il minimo dolore: questa squadra non merita niente di più di quello che ha. Cioè niente. Spero solo non sbraghino contro l’Empoli, per non umiliare quei volenterosi che andranno comunque a San Siro.
Il punto mi sembra chiaro: ha ragione Mancini nel dire che con qualche inserimento ad hoc, di classe ed esperienza (Touré e altri due, diciamo), ci sarà un generale salto di qualità, o hanno ragione quelli come me che invocano un’epurazione, vale a dire una dozzina di cessioni e almeno 7-8 acquisti?
Io penso, semplicemente, che nessun fuoriclasse difensivo migliorerà i limiti strutturali di Ranocchia e Juan Jesus. Che nessun centrocampista fenomenale riuscirà a rendere affidabili quei tanti trequartisti, inclassificabili e incollocabili in qualsiasi squadra abbia un assetto sensato.

Mancini perplesso

La mia convinzione/speranza è che Mancini dica il contrario di quel che pensa, e abbia già garanzie che verranno cambiati il portiere, i due centrali difensivi e un laterale, due centrocampisti e almeno un attaccante. Sette undicesimi…

Vedere come giocano, anzi come sanno stare in campo, le riserve della Juventus è sale sulle ferite.

Cantù gioca da squadra e allunga la serie

La miglior partita dell’anno di Shermadini (30 di valutazione), la miglior partita ai play-off di Buva, Jones e Metta, la continuità di Feldeine – miglior canturino della serie – e gli strappi di Johnson Odom, il contributo di Gentile e Abass, in 6 in doppia cifra, appena 10 palle perse e un’ottima percentuale ai liberi: c’è voluto tutto questo per battere Venezia, dunque nessuna illusione è realistica, ma almeno l’uscita di scena è rimandata a lunedì sera, e forse forse forse a Gara 5.

Cantù 1 Venezia 2
Due aspetti mi hanno rincuorato, a fronte di una partita che stava sfuggendo di mano nonostante il più 17 di partenza: la capacità di conquistarsi tiri liberi fra la fine del terzo e l’inizio dell’ultimo quarto, e la varietà del gioco offensivo, con più terminali di quanti potesse aspettarsene Venezia. La mossa finale di Sacripanti – rinunciare al pivot (Williams è fuori fase, Shermadini senza fiato), affiancando Buva e Metta – mi sembra si possa replicare anche lunedì, soprattutto se il croato troverà l’ispirazione in attacco e MWP riesumerà l’imprinting delle partite decisive.
Comunque vada, si esce a testa alta.

1238, mi ricordo

Mi ricordo di essermi spesso reso conto di non far parte di un gruppo per questioni di fraseologia.

Genoa-Inter interessa a qualcuno?

Insistere sull’ingresso in Europa league, approfittando dei buchi finanziari di chi arriverà davanti, mi sembra penoso: l’Inter non merita l’Europa, non credo la raggiungerà “sul campo” e mi sono stufato delle frasi belllicose in conferenza stampa. Questa squadra non possiede né l’intelligenza né l’agonismo necessari a fare sei punti fra stasera e l’Empoli, e da troppe settimane aleggia l’alibi del futuro, non si fa che parlare di futuro, come se il presente non concorresse a determinarlo.
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Mancini è stato sublime nei depistaggi. Faceva due punti in tre partite, veniva sbattuto fuori dal Wolfsburg anche per certe sue “intuizioni” (penso a Carrizo) e parlava d’altro, annunciando che giocheremo per il prossimo scudetto… Ora il Mancio ci sta spiegando che nessuno degli acquisti di gennaio è in grado di tenere il campo in una squadra che fa 1,4 punti a partita, e sinceramente non ricordo una campagna di rafforzamento invernale così contraddetta in primavera: Santon sta rifiatando da due mesi, Brozovic non fa mai i novanta minuti, Podolski a volte ne gioca 15 a volte 20, Shaqiri è il mistero più grande, sembra imbolsito e mi rifiuto di credere sia stato comprato a quel prezzo per starsene seduto in attesa del ritiro estivo. Badate bene: se lo svizzero è un bluff, la prossima stagione partirà malissimo, e se per pagarne il cartellino dovrà essere sacrificato Kovacic, ci mangeremo le mani per un decennio.

So bene che l’allenatore non è il primo colpevole di un’annata così deprimente, ma sono certo che Mazzarri avrebbe conquistato più punti e che il giudizio sul Mancio 2.0 dipenderà dalla capacità di tagliare i rami secchi.
Si pensa a Touré più Motta o Leiva? Preferirei Allan, ma chiedo ai superfans del Mancio come pensano di collocare Hernanes, Guarìn, Shaqiri, Brozovic e Kovacic nella squadra della prossima stagione: sia che si giochi con il 4-2-3-1, che con un 4-3-3, di quei cinque ce ne sono almeno tre di troppo…
Secondo equivoco: si pensa a Skrtel, a Kaya, a Dragovic, a un altro centrale difensivo, oltre a Murillo, e allora spiegatemi cosa si pensa di fare con Juan Jesus, Vidic e Ranocchia: anche qui ce ne sono un paio di troppo, ma non mi pare ci sia la fila per assicurarsi le prestazioni dei tanti esuberi che ho citato. Di Juan Jesus, in particolare, penso che sia assurdo insistere su una collocazione sulla fascia, e alla sua età o fai il titolare o devi andare via.

Infine, sul profilo dell’attaccante che dovrà pur arrivare, perso Dybala (non mi ero mai illuso), trovo inaccessibili i vari Fekir e Lamela, e comincio a temere che perderemo anche Jovetic, perché l’ossessione Touré non agevolerà la trattativa con il City.
Ma quando sento parlare di Iago Falque e Perotti, da pagare 5 volte quel che costavano un anno fa, mi domando se sia solo un problema di cattiva stampa, o la società stia brancolando nel buio. I due genoani, infatti, non sono seconde punte, fisicamente sono entrambi brevilinei (e c’è già Shaqiri) e si trovano bene non dovendo dare particolari contributi alla fase difensiva. Facile immaginare che in un’Inter con Touré + Motta + quattro attaccanti, ci sarebbe molto da divertirsi. Soprattutto per gli avversari.

19 – First Edition – Autori Vari, Editions EG 1982

First Edition 1982Quindici canzoni a rappresentare il catalogo di una nuova fase di un’etichetta discografica a cui piaceva definirsi “An Alternative Label”: ecco il senso di questa antologia, che contiene brani incisi fra il 1978 e l’82, con una doppia eccezione, due curiose rarità: un singolo firmato da Robert Fripp per i King Crimson del 1970 (Cat Food), e un singolo del ’74 di Brian Eno (Seven Deadly Finns).
I momenti migliori: Harlem Nocturne dei Lounge Lizards, Courage di Jon Hassell, Shadow di Brian Eno, Nka Bom di Edikanfo; ci sono anche i Killing Joke, Phil Manzanera, Laraaji, Snatch, la Deutscher Girls di Adam & The Ants (colonna sonora da Jubilee), e due brani di Simon Jeffes dall’esordio della Penguin Café Orchestra (Walk Don’t Run e The Ecstasy of Dancing Fleas).

Il marchio EG Records deriva dalle iniziali dei cognomi di David Enthoven e John Gaydon, i manager dei primissimi King Crimson; entrambi avevano già lasciato l’etichetta inglese, la fase musicale fotografata in questo album derivò dalla supervisione di Sam Alder e Mark Fenwick.

L’angelo nero [Black Angel], Roy William Neill 1946 [filmTv48] – 6

L'angelo nero - 1946 - Roy William Neill

Tratto da un racconto di Cornell Woolrich, sceneggiato da Roy Chanslor, è la storia di un uomo condannato alla sedia elettrica perché ritenuto colpevole dell’omicidio dell’amante. Lui si proclama innocente e una strana coppia di figure – il marito della vittima e la moglie del presunto colpevole – cercano l’assassino, e inevitabilmente fra loro si insinua un sentimento. Presto i sospetti si addensano sul losco proprietario di un locale notturno (Peter Lorre), nonostante i dubbi di Broderick Crawford, il detective incaricato delle indagini.

Purtroppo risultano stereotipate le interpretazioni dei due protagonisti, Dan Duryea – visto in Rawhide e Bonanza – e June Vincent, mentre bastano poche scene a richiamare l’attenzione sulla perfida donna uccisa, Constance Dowling. L’omicidio è avvenuto nel suo appartamento, e quella sera vi erano passati, uno all’insaputa dell’altro, tre uomini con qualche motivo per odiarla: l’ex marito, incapace di rassegnarsi al suo abbandono; il citato proprietario del night, da lei ricattato; e l’amante, ormai deciso a lasciarla. Unica certezza: il colpevole ha strappato la spilla dal cadavere della morta. Sarà un incubo alcolico a chiarire il mistero, ma il destino si rivelerà più forte di ogni sua razionalizzazione.

Il vero nome di Roy William Neill era Roland de Gostrie; di origini irlandesi, girò gran parte degli Sherlock Holmes con Basil Rathbone, e questo è l’ultimo film che ha diretto.

Cantù chiude stasera?

Venezia è più forte, il pronostico era segnato, ma nessun canturino può essere soddisfatto di come Cantù ha giocato le sue carte.
In pratica, ha condotto nel punteggio per una decina di minuti sugli 80 finora giocati, ed erano i primi minuti del primo quarto della prima partita.
Poi ha subito due imbarcate disperanti: mi pare un 23-3 nella seconda e un 16-2 nella prima, senza capirci niente, venendo dominata a rimbalzo, sulle seconde palle, da sotto e da fuori. La rimonta nell’ultimo quarto di Gara 2 mi sembra persino un’aggravante, e comunque è venuta dal gioco individuale di due talenti solisti che non hanno mai saputo fare squadra (Feldeine e Johnson Odom).
Disastrosi i playoff di Metta, indifendibili i pivot e Jones, la squadra di Sacripanti paga l’assenza di un vero leader in regia e vive di fiammate: a volte sprigionano entusiasmo, più spesso bruciano le speranze. L’indice di valutazione della Lega dipinge due sconfitte molto più larghe di quanto dica il punteggio finale.

La serie non è oggettivamente ribaltabile, basti pensare al ruolo decisivo avuto da Aradori nella prima e alla splendida distribuzione di punti e minuti che Recalcati ha gestito nella seconda. Ma Cantù non può perdere stasera, in quella che temo sarà l’ultima partita della stagione, senza sbucciarsi le ginocchia.
Poi, a fine estate si ricomincerà cambiando 7/8 decimi del roster. E l’allenatore.

Serie A, nuove regole disciplinari in arrivo: da 4 a 5 ammonizioni per la squalifica, da 24 a 45 falli per un giallo a Vidal.

1237, mi ricordo

Mi ricordo che ci chiedevamo inutilmente perché non fossimo stati capaci di far andare le cose in un altro modo.

18 – Day Of Radiance. Laraaji e Brian Eno, Editions EG 1980

Laraaji e Brian Eno, Day Of RadianceNon sapevo che Laraaji fosse uno pseudonimo, dietro il quale si cela Edward Larry Gordon, “compositore e musicista statunitense”, come lo definisce wikipedia. Pensavo si trattasse di un indiano dell’India, o comunque di un orientale; invece viene da Filadelfia.

In quella fase, Eno mostrava di amare le contaminazioni etniche e desiderava sperimentare sonorità estratte da qualsiasi strumento o tramite combinazione elettronica. La musica ambientale è, per sua stessa definizione, densa di sfumature e scarti d’umore, Laraaji vi innesta strumenti a corda come lo zither e il dulcimer, con una dominante acustica quasi parossistica, che tocca vertici di autoipnosi, cullandosi in un mantra che sbiadisce la cognizione del tempo.

Tre Dance e due Meditation compongono questo affresco new age, una cinquantina di minuti disorientanti, persino faticosi, dai quali si esce con un diverso battito cardiaco, come si fossero compiuti degli esercizi spirituali.

Sono passati 5 anni, non sono nostalgico, ma l’Evento va celebrato con tutto l’orgoglio che merita: magnifico il repertorio dei link…

http://www.ultimouomo.com/cinque-anni-fa/

Piove, e allora?

Cholo 2016

Il colore della notte [Color of Night], Richard Rush 1994 [filmTv47] – 3

47 Il colore della notte - 1994 - Richard Rush

I nudi integrali di Bruce Willis e Jane March in piscina, nella doccia, nella vasca da bagno della lussuosa villa losangelina: il film è tutto qui, perché se ci si inoltra nella trama, di questo presunto thriller erotico, si corre il rischio di non arrivare alla fine, tanto è slabbrata, incoerente, piena di effettacci sbilenchi (serpenti a sonagli e pistole sparachiodi) e colpi di scena di terz’ordine.
Uno psicanalista newyorkese rimane sconvolto dal suicidio di una sua paziente (salta dalla finestra di un grattacielo, quella del suo studio, davanti ai suoi occhi). Lo psicanalista si sente colpevole, lo shock gli impedisce di distinguere il colore rosso. Decide di andarsene in California da un amico, un altro strizzacervelli, specializzato in terapie di gruppo. E costui lo introduce nel gruppo in terapia, nel quale si cela un assassino. Ma il nostro protagonista, intanto, comincia a frequentare una ragazza decisamente disinibita, che dopo venti secondi capisci non essere quel che sembra. Non mancano nemmeno il detective di origini messicane, cinico e baffuto, il travestitismo e le perversioni sessuali: i delitti si susseguono, finché il nostro eroe non tornerà a vedere il rosso.

Sembra incredibile che Willis avesse già girato Pulp Fiction; ma forse i tempi delle riprese non coincidono con l’uscita nelle sale. In ogni caso, ha fatto incetta dei Razzie Awards, dedicati ai peggiori film. Fra le altre, spicca la meritatissima nomination alla “Peggior coppia al cast completo in qualsiasi combinazione possibile di due persone”.

1236, mi ricordo

Mi ricordo il docente di un corso di formazione che gesticolava come un pittore o un direttore d’orchestra.

Segnatevi questo nome: Donsah. E immaginatevi la prossima stagione con Guarìn e Ranocchia

Sfogliare la Gazzetta di oggi mi ha provocato un doppio soprassalto di bile.

Pare che la Juventus stia per firmare Khedira, svincolato dal Real, garantendogli lo stesso, ricco ingaggio (5 milioni all’anno). Pazienza: Khedira ha 4 annio meno di Touré e non verrebbe mai all’Inter… Ma nella stessa pagina si parla dell’ingaggio da parte dei bianconeri di Godfred Donsah del Cagliari: 6 milioni al club sardo, 500mila euro per un quinquennale al mediano ghanese, nemmeno diciannovenne.
Scommetto che Donsah fra due anni sarà titolare nella Juve o in una squadra che l’avrà pagato almeno il doppio, e mi chiedo perché all’Inter non arrivino mai primi su prospetti come questo.
Un anno fa scrivevo che Sturaro costava molto meno di Medel ed era più forte. Ora, Sturaro è stato magnifico nell’andata contro il Real, la Juve l’ha fatto maturare a Genova (farà lo stesso con Donsah) e ora si trova in casa uno che finirà in nazionale e già oggi può quasi compensare l’assenza di Marchisio. Mentre all’Inter cercano Touré, Motta e altri centrocampisti, e si chiedono che fare di Medel…

Ma la notizie peggiore è un’altra. “Solo Tu. Internight” è il titolo della serata a San Siro in cui verranno presentate le nuove maglie. Accadrà martedì prossimo, 26 maggio.
Sapete quali immagini pubblicizzano l’evento? Quelle del Mancio e di Icardi, e poi quelle di Guarìn e di Ranocchia… Sono questi i simboli del Nuovo Inizio?

Ci meritiamo di stare 30 punti sotto la Juve.

Stelle e stellette, coppe e coppette, scudetti e coccarde, la prossima maglia della Juve si ispirerà direttamente al look di Breznev.

maglia Juve 2015-16

1235, mi ricordo

Mi ricordo quando stupidamente evitai di prendere uno smoking a noleggio.

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