Covers 382: Grace. Bonjour Bonheur 1958 + Mayfair Mag 2013

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Giornalisti al Cinema 162: Kate Hudson

Come farsi lasciare in 10 giorni (How to Lose a Guy in 10 Days), Donald Petrie, 2003. 

#Rivincite e cadute: oggi Nibali, nel 1950 Bartali (e il più grave incidente diplomatico del dopoguerra) – outtakes 57

La caduta di Vincenzo Nibali – all’inizio attribuita alla Géndarmerie francese – e il suo conseguente ritiri dalla Grande Boucle, mi hanno fatto tornare alla mente un episodio del 1950. Secondo alcuni storici, quello che resta il momento di massima tensione politica fra Italia e Francia in tutto il dopoguerra. Ne ho scritto in Rivincite

È l’epoca in cui il Tour è organizzato per squadre nazionali. Quello del ‘48 l’ha vinto Bartali, quello del ’49 Coppi, davanti al grande rivale. In cinque delle prime dieci tappe del Tour 1950 prevalgono cinque diversi ciclisti italiani: un dominio impressionante, orchestrato con la consueta abilità dal commissario tecnico, Alfredo Binda. Ovvio ci sia chi, sulle strade di casa, non sopporta l’idea di un ennesimo trionfo italiano a Parigi. Da interpretazioni più materialiste, si ricava che l’industria ciclistica transalpina sta andando in crisi, tutti vogliono acquistare biciclette italiane. Comunque sia, sul Col d’Aspin, alcuni tifosi aggrediscono Bartali. Manate, sputi, spintoni, minacce… I racconti dei testimoni oculari divergono: alcuni descrivono scalmanati che provocano la caduta di Bartali insieme al bretone Robic, un parapiglia risolto a fatica dagli organizzatori; secondo altri, un’automobile nera ha cercato di spingere il campione toscano in un burrone; c’è chi racconta di aver visto luccicare la lama di un coltello. Resta il fatto che il gruppetto dei fuggitivi, fra cui Bartali, viene raggiunto dal gruppo, azzerando il vantaggio di un paio di minuti.
Binda informa dell’accaduto il capo della federazione ciclistica Rodoni e il presidente del consiglio De Gasperi. La mattina del 26 luglio, gli italiani lasciano la Francia su un vagone di seconda classe. La tensione nazionalistica è così acuta che gli organizzatori del Tour decidono di cancellare il traguardo di Sanremo: quella tappa si ferma prudentemente a Mentone.

La maglia Gialla avrebbe dovuto indossarla Fiorenzo Magni. Per mille motivi, non ultimo la sua adesione alla Repubblica Sociale, Magni non può opporsi alla decisione presa al termine di un’infuocata assemblea fra ciclisti, massaggiatori e dirigenti al seguito. Passa la linea di Bartali: tutti gli italiani si ritirano.

Scommesse di calciomercato

Ventotto giorni al via del campionato, e l’umore del tifoso interista non è più quello di fine giugno.

A fine maggio divenne chiaro che non si sarebbero riscattati né Cancelo né Rafinha. Dunque, che si era detta una grossolana bugia, associando il loro riscatto all’ingresso in Champions League. E certe bugie le paghi, e passeranno anni prima che il Barcellona dimentichi e ci conceda in prestito qualcuno con “diritto di riscatto”.

Giugno è stato elettrizzante: Lautaro Martinez, più De Vrji e Asamoah strappati a società concorrenti, “il capolavoro” delle plusvalenze con i ragazzini e l’arrivo di Politano e, soprattutto, Radja Nainggolan. Proprio ciò che chiedeva Spalletti.
A fine giugno, sembrava di poter dire che l’Inter aveva nettamente ridotto il differenziale di punti nei confronti di Juve (meno 23), Napoli (meno 19) e Roma (meno 5). Io stesso ho scritto di una rosa che valeva 80 punti, 8 in più della passata stagione.

Ma queste tre settimane di luglio hanno smorzato gli entusiasmi. L’arrivo di CR7 è una “botta” simbolica incalcolabile, ma possiamo dirci che non è sulla Juve che si fa la corsa. Poi, il Napoli e la Roma si stanno rendendo protagoniste di trattative invidiabili, e se mettono gli occhi su un obiettivo nerazzurro, paiono sempre in vantaggio.
Il motivo, neanche a dirlo, rimanda al famigerato FFP. Che l’Inter ha affrontato con un mantra: “Non si cedono i big”. E con una pesantissima zavorra: Gabigol più Joao Mario (più Dalbert).

Ora, non è facile dire chi siano i big in una squadra che vanta due quarti posti negli ultimi 7 campionati e un’assenza lunghissima dalla Coppa che conta. Di solito, i big hanno vinto qualcosa. L’Inter, invece, tratta da big dei calciatori a cui è sempre mancato uno per fare trentuno. Ho fatto delle ironie, alla scadenza della clausola rescissoria di Mauro Icardi, perché a differenza di altri non ho mai creduto che si presentasse qualcuno con 110 milioni in contanti. E sono fra quelli che pensano che la politica degli ingaggi dell’Inter sia una delle cause per cui tanti calciatori diventano “invendibili”, non incedibili.

Penso che tutti i calciatori abbiano un prezzo. Penso che le squadre vincenti sanno bene quando è il momnto di vendere, al prezzo più alto possibile. Penso, infine, che nessun acquisto possa trasformare questa Inter in una squadra da scudetto per la stagione 2018-19, e che dnque vada posta molta attenzione all’età dei nuovi: Nainggolan e Asamoah hanno superato i 30, non vedo che senso avrebbe aggiungervi Vidal o Dembélé.

Un progetto si fa – e appare credibile – cercando di migliorare stagione dopo stagione: l’Inter deve inserire ancora 3 tasselli, un terzino destro, un attaccante esterno e un centrocampista con capacità organizzative. Purtroppo, senza cessioni eccellenti, si possono inseguire solo profili acquistabili con il famoso “diritto di riscatto”, e se gli stessi calciatori ricevono un’offerta analoga e le loro società vengono pagate in contanti, è chiaro che l’Inter se li vedrà sfuggire.

Non ho mai visto Malcom, vada pure alla Roma. Ma il profilo era quello giusto. O pensiamo sia il caso di prendere Ribéry o Robben con dieci anni di ritardo?

Ritorno sulle tracce di Rocco Schiavone

Rocco Schiavone è un poliziotto, un vicequestore che non farà mai carriera.

L’ho conosciuto in tv – Marco Giallini lo interpreta anzi ci si identifica, Michele Soavi lo dirige – mentre opera presso la Questura di Aosta. Poi ho letto il romanzo sul giorno in cui morì sua moglie Marina (7-7-2007).

Ho avviato la lettura di 5 racconti apparsi in varie antologie Sellerio, fra cui l’esordio di Schiavone, datato 2012, avvenuto a Roma, la sua città. A quel tempo, la sua vita era già deragliata e il trasferimento (località sconosciuta) appariva ormai prossimo. Nei primi racconti non viene detto di cosa è stato ritenuto colpevole, ma il trasferimento appare una soluzione desiderabile, l’alternativa è il carcere…

QUI gli appunti sul film tv e un romanzo

2401, mi ricordo

Mi ricordo le conseguenze indesiderabili quando Cholo imparò improvvisamente a salire le scale.

Covers 381: Grace. Pointe de Vue Images 2012, 1965, 1959

Giornalisti al Cinema 161: Will Ferrell

Anchorman, Adam McKay, 2004.

Ho perso il conto dei presidenti o ex presidenti o proprietari del Milan accusati di falso in bilancio, ricordo con gratitudine Felice Riva, che mi fece capire dove stava il Libano.

L’infortunio rimediato da #Nainggolan può avere un effetto positivo: far capire che di scommesse su ultratrentenni ne basta una e Arturo Vidal non è nemmeno da prendere in considerazione.

Notti Magiche 16-21

Luigi Guelpa omaggia Rashid Yekini, eroe nazionale della Nigeria grazie al gol segnato in un pomeriggio di giugno nel Cotton Bowl di Dallas: “La palla si è infilata, dopo sono entrato anch’io, aggrappandomi alla rete, tentando quasi di morderla e di strapparla dall’emozione, in un misto di gioia e sofferenza” (per chi l’ha vista, un’esultanza indimenticabile). La citazione fa capire che è Yekini a parlare, a raccontare. L’avventura nei Mondiali di Usa ’98 si interruppe per le prodezze allo scadere di Roberto Baggio. Ma la storia di Yekini prenderà una piega drammatica: viene colpito da una rara malattia neurologica, ai suoi occhi un’altra delle maledizioni che hanno costellato la sua esistenza. Nome tecnico: SLA. Yekini è morto il 12 maggio 2012.

Nicholas Gineprini mette a fuoco la figura di Ahn Jung-hwan, il sudcoreano che segnò di testa a Buffon il Golden Goal che sancì l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale 2002; era la partita arbitrata da Byron Moreno, di arbitraggi sfacciatamente casalinghi la Corea del Sud ne ebbe almeno 3, ma il gol di Ahn fece scandalo anche perché costui era tesserato per il Perugia, quello allenato da Serse Cosmi e con Luciano Gaucci come padre-padrone. In due campionati di serie A, aveva segnato appena 5 gol, ma Guus Hiddink lo convocò in nazionale. Al contrario, Gaucci scaricò immediatamente Ahn con parole minacciose e offensive.

Renata Scielzo racconta del legame simbiotico fra Ren, un bambino cinese di nove anni, che vive all’Esquilino, “il quartiere più multietnico di Italia”, e Francesco Totti. La prima volta che Ren va allo stadio assiste alla vittoria della sua Roma, ma esce triste perché dopo pochi minuti si è gravemente infortunato il suo eroe. “Mondiale compromesso” titolano i giornali: invece Totti è fra gli Azzurri in Germania, e con estrema trepidazione Ren assiste alla tivù al rigore calciato contro l’Australia, all’ultimo minuto di una partita di grande sofferenza.

Claudio Agave ci fa considerare il peso storico di un rigore fallito, quello di Asamoah Gyan contro l’Uruguay. Segnando, avrebbe portato il Ghana in una semifinale di coppa del mondo, fatto tuttora mai verificato. È il 2 giugno 2010, Asamoah Gyan gioca centravanti ma indossa la maglia numero 3, è stato decisivo nel girone eliminatorio e poi negli ottavi contro gli Stati Uniti. Contro gli uruguyani, i ghanesi passano in vantaggio con Muntari, vengono raggiunti da Forlan, e a un minuto dalla fine dei tempi supplementari, Suarez si immola, ferma il pallone con le mani, evita il gol e viene espulso. Sul dischetto Asamoah Gyan, che spiazza Muslera, ma il pallone va a sbattere contro la traversa. Nella “lotteria dei rigori”, tornerà sul dischetto e farà gol, ma la vittoria andrà all’Uruguay.

Infine, Andrea Bacci sceglie come personaggio eponimo Mario Balotelli. È il racconto di una “vita parallela” e di una tragica malattia mentale: a parlare è un coetaneo di Mario, nato e cresciuto a Brescia. A un certo punto, da bambini, le loro strade si incrociano: “Era come la mia personale eclissi. In campo mi oscurava, si prendeva tutto il palcoscenico, giocava nel mio ruolo, ma effettivamente era molto più forte di me”. È un autentico trauma. Il narratore assiste alla sfolgorante ascesa di Mario, che ritiene colpevole di avergli spezzato la carriera con una gomitata traditrice. Si arriva all’Italia-Inghilterra di Manaus 2014: “Dovevo esserci io al posto di Mario. Quel ruolo in campo spettava a me. La sua vita, i suoi soldi, le sue donne spettavano a me”…

Gli altri racconti: 1-5, 6-10, 11-15

Il Milan giocherà l’Europa League, il TAS ha accolto il ricorso, avere buoni avvocati è sempre meglio che avere ottimi centravanti, spero che questo significhi che vanno avanti con Fassone e Mirabelli.

2400, mi ricordo

Mi ricordo che cadeva di venerdì anche il 20 luglio 2001.

https://rudighedini.wordpress.com/2011/07/21/il-fumo-dei-lacrimogeni/