Cado dalle nubi [id.], Gennaro Nunziante, 2009 [filmTv1] – 7

L’esordio cinematografico di Checco Zalone coincide con il suo film più autobiografico, forse il più divertente. Non il più riuscito, ma il più immediato e diretto, “volgare” e politicamente scorretto.

Ex giovane pugliese, che ancora sogna di diventare un grande cantante melodico, Checco vive ancora con i genitori, canta un paio di sere a settimana in una gelateria della sua Polignano a Mare, e ha una fidanzata storica, Angela, che ha ormai consumato tutta la pazienza: stufa di essere solo la musa ispiratrice di tutti i testi, patetici e sdolcinati, delle canzoni di Checco, Angela lo lascia in malo modo. Il povero Checco decide di investire ogni energia sulla carriera. Parte per Milano. Lo ospiterà un cugino Alfredo (Dino Abbrescia), omosessuale all’insaputa di tutta la parentela pugliese, alla quale presenta finte fidanzate, anche se da tempo convive con Manolo (Fabio Troiano), professione personal trainer.

Derubato dalla sua chitarra, in un negozio di strumenti musicali, Checco fa la conoscenza di Marika (Giulia Michelini, molto carina), laureanda in psicologia. Se ne innamora, non ricambiato (Marika spasima per un infido professore universitario). Ma l’amicizia è sincera e Marika invita Checco a casa sua, dove il cantante neomelodico incrocia il leader del “Partito del Nord” (Ivano Marescotti), un tipo che disprezza ogni aspetto del Meridione, orecchiette comprese.

Poi, Checco parteciperà a un talent show, e la visione del suo provino innescherà le situazioni comiche che conducono al finale, volutamente melenso.

Nell’attività di volontariato presso l’abbazia di Morimondo, aiutando ragazzi che hanno genitori in carcere o problemi di droga, Checco dà il suo meglio. È un emigrante parecchio ottuso e ignorante, ma altrettanto furbo e ottimista. Razzismo e omofobia vengono irrisi dalla sceneggiatura, firmata da Zalone, Nunziante e dal produttore Pietro Valsecchi.

Quasi tutto Nick Hornby, sulla pagina e al cinema (17 + 6)

Di nessuno scrittore contemporaneo, ho letto altrettanto. Avevo bisogno di “sistemare” un po’ di post sparsi su Nick Hornby, romanziere da me molto amato, sempre più impegnato in ambito cinematografico.

Perciò ho ripreso appunti su libri letti anni fa; fino all’ultimo, cioè il primo che pubblicò, quel romanzo sul calcio che mi fece appassionare alla scrittura di Hornby, con quel genere di ironia e di riferimenti pop, che credo congeniale ai nati verso la fine degli anni Cinquanta (lui è dell’aprile del ’57).

  1. Febbre a 90°
  2. Alta fedeltà
  3. Un ragazzo
  4. Come diventare buoni
  5. 31 canzoni
  6. Il mio anno preferito
  7. Non buttiamoci giù
  8. È nata una star?
  9. Una vita da lettore
  10. Tutto per una ragazza
  11. An Education
  12. Shakespeare scriveva per soldi
  13. Tutta un’altra musica
  14. Sono tutte storie
  15. Tutti mi danno del bastardo
  16. Funny Girl
  17. Lo stato dell’unione. Scene da un matrimonio

Al Cinema

  1. Febbre a 90°, di David Evans
  2. Alta fedeltà, di Stephen Frears
  3. About a Boy, di Paul e Chris Weitz
  4. An Education, di Lone Scherfigy
  5. Brooklyn, di Jim Crowley
  6. Juliet, Naked, di Jesse Peretz

Elezioni Regionali: saper vincere è un’arte che si sta disperdendo

Oggi niente parole, solo due infografiche: ognuno ne tragga le conclusioni che crede. Convincere le rispettive tifoserie è un compito per cui non mi sento all’altezza.

2505, mi ricordo

Mi ricordo di aver sognato di addentare delle uova bollite, e poi a colazione di aver aperto il frigorifero senza vedere le quattro uova che stavano esattamente al loro posto.

Primi numeri emiliano-romagnoli

Prima di imbarcarmi in qualche commento, ecco qualche numero che ritengo significativo.

Stefano Bonaccini avrà una maggioranza di 29 consiglieri su 50: oltre a lui, ci saranno 22 del Pd, 3 della Lista Bonaccini, 2 dei Coraggiosi, uno dei Verdi.

All’opposizione, Lucia Borgonzoni sarà accompagnata da 14 consiglieri della Lega, da 3 di Fratelli d’Italia e da uno di Forza Italia (totale 19).

Infine, il Movimento 5 stelle elegge 2 consiglieri.

In Aula non c’è più un’opposizione di sinistra.

Ha votato il 67,7% degli aventi diritto, molti più del 2014, ma meno di quanti votarono nel 2010; a Bologna si è sfiorato il 71%, a Piacenza si è superato il 62%.

L’enfasi sulla partecipazione al voto nasconde un dato rilevante: il Pd è la prima lista per numero di consensi con 749.976 voti, la Lega si ferma a 690.864, ma il vero primo partito è l’astensione con 1.182.682 individui che sono rimasti a guardare questa specie di battagkia di Stalingrado in sedicesimo.

I voti raccolti da Bonaccini (1.195.742) quasi coincidono con quelli ricevuti da Vasco Errani nel 2010 (1.197.789).

Il centro-destra ha spinto Borgonzoni a 1.014.672 voti, molti più di quelli che nel 2010 raccolse Anna Maria Bernini.

Fra chi ha votato solo il Presidente e chi ha votato le liste c’è uno scarto di 163.281 voti. Bonaccini ha un segno più di 155.260 voti, ma anche Borgonzoni ha un più di 32.885. In questa sorta di implicito “ballottaggio”, hanno perso voti il candidato M5stelle (meno 21.772) e i candidati di Potere al Popolo (meno 1.021) e l’Altra Emilia-Romagna (meno 1.847).

Hanno fatto voto disgiunto – immagino a favore di Bonaccini – il 21% dei votanti M5stelle e il 24% degli elettori dell’Altra Emilia Romagna.

La lezione di anatomia, Philip Roth, 1983

The Anatomy Lesson – tradotto da Vincenzo Mantovani – porta alla terza apparizione di Nathan Zuckerman, già apparso in Lo scrittore fantasma (1979) e in Zuckerman scatenato (1981).

“La vita e l’arte sono cose distinte ma la distinzione è inafferrabile. Il fatto che scrivere sia un atto dell’immaginazione sembra confondere e far infuriare chiunque”. Al Nouvel Observateur dichiarò: “Quanto alla mia autobiografia, non avete idea di quanto sarebbe noiosa. Consisterebbe per lo più in capitoli con me che sto seduto a fissare una macchina da scrivere”.

Più che narcisismo, quello di Roth è il tentativo di fare della propria vita un’esperienza esemplare. Perciò, in questo romanzo è costretto a domandarsi se abbia esaurito il repertorio, gli argomenti di cui scrivere, le cose da dire: padre e madre sono morti, non vive più a Newark, la maggioranza degli ebrei lo disprezza.

“Ogni uomo, quando è ammalato, ha bisogno della mamma; se la mamma non è disponibile, altre donne dovranno sostituirla. Zuckerman l’aveva sostituita con altre quattro”. Fa sesso con tutte e 4 quelle donne: “coito, fellatio e cunnilungus erano tutte cose che Zuckerman poteva sopportare più o meno senza soffrire, purché stesse supino e tenesse il thesaurus sotto la testa per avere un punto d’appoggio”. Il thesaurus glielo aveva regalato suo padre nel giugno 1946, dopo la licenza elementare, perché vi cercasse le parole per arricchire il suo vocabolario.

Da tempo avverte dolore e indolenzimento al collo (porta un collare), alle spalle e alle braccia. Medici di varie discipline – osteopati, reumatologi, ortopedici, neurologi, fisioterapisti, radiologi, agopuntori e vitaminologi, nonché uno psicanalista – si contraddicono sull’origine del male e non sanno aiutarlo a renderlo sopportabile. Leggi il resto dell’articolo

Brusca frenata

«Prima di riprendere a parlare di calcio, vorrei che #Rizzoli ci spiegasse in Mondovisione qual è la pagina del Regolamento in cui sta scritto che quello su #Young non è rigore. E magari ci prometta che #Manganiello non arbitrerà più l’Inter nei prossimi tre anni. #Suningsveglia».

Riproduco il tweet di ieri pomeriggio. In 16 anni di blog, non credo di aver parlato di arbitri 16 volte. Il mio carattere mi rende più simile a Handanovic, quando va al microfono a dire che non abbiamo pareggiato per colpa dell’arbitro. È la cosa giusta da fare, soprattutto se sei il capitano. Aggiungo che Lautaro è stato stupido a farsi cacciare, un campione sa anche controllare i nervi, e finché non capisci che non ti chiami Bonucci o Chiellini (e nemmeno CR7, come si è visto a Napoli), non puoi protestare così platealmente, resterai sempre un campione a metà.

Però, ho visto il rigore dato a Ronaldo contro il Genoa, e quello fischiato su Dybala contro la Roma. E sono stato zitto. Poi ho visto il gol annullato a Lukaku a Lecce e il rigore solare negato a Young contro il Cagliari. Con arbitraggi decenti, saremmo primi in classifica. Di Manganiello, soprattutto, non dimentico le 4 ammonizioni comminate per 10 falli fischiati (zero ammoniti il Cagliari, con 11 falli), e il mancato fischio per fallo su Godin che ha innescato l’autogol di Bastoni.

L’Inter è in evidente difficoltà atletica, gli infortuni hanno compromesso lo stato di forma di Sensi e Barella, la coperta è sempre corta, a gennaio avrei speso 2-3 milioni per comprare un Kurtic o un Missiroli, piuttosto che restare con i centrocampisti contati. Non è un caso che si sia subita l’ottava rimonta. Non è un caso che l’ennesimo 1-1 sia venuto in un intervallo di tempo che ormai fa tremare le gambe: Gosens 74’, Oliva 72’, Mancosu 77’, Nainggolan 78’, solo nelle ultime 4 partite. Questa squadra sbaglia troppi gol, non ha palleggiatori in grado di congelare i ritmi, e quando il fiato finisce, la sofferenza diventa insostenibile.

Il Napoli batte la Juve e conferma i giudizi di agosto: sul piano tecnico, gli Azzurri sono la seconda migliore squadra del campionato, e a questo punto mi appaiono come i favoriti alla vittoria della Coppa Italia (la strada più breve per tornare in Europa). Quanto alla Juve, ha perso due volte in trasferta, ma da adesso in poi affronterà tutte le squadre più forti allo Stadium. E sembra quasi che Sarri schieri il tridente proprio quando è più facile che rimedi una brutta figura.

Le statistiche dicono che l’Inter corre molto ma non sa dribblare (quindicesima su venti…), e se è vero che la difesa risulta la meno perforata, è anche vero che un golletto lo subisce sempre… Molti altri ragionamenti potrebbero innescarsi dopo questa brusca frenata (5 pareggi nelle ultime 7), ma quando vedi che non è rigore quello su Ashley Young, ti chiedi perché non sei nato in Canada o in Finlandia o in Cecoslovacchia: avresti evitato di farti il sangue amaro, tifando una squadra di hockey. Vabbé, la mia vista mi impedisce di seguire il dischetto.

Cinquantatré anni fa. E se ci diranno…

  • E se ci diranno che per rifare il mondo / c’è un mucchio di gente da mandare a fondo
  • noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare / per poi sentire dire che era un errore
  • noi risponderemo noi risponderemo / no no no no.
  • E se ci diranno, che nel mondo la gente / o la pensa in un modo o non vale niente
  • noi che non abbiam finito ancora di contare / quelli che il fanatismo ha fatto eliminare
  • noi risponderemo / no no no no.
  • E si ci diranno che è un gran traditore / chi difende la gente di un altro colore
  • noi che abbiamo visto gente con la pelle chiara / fare cose di cui ci dovremmo vergognare
  • noi risponderemo noi risponderemo / no no no no.
  • E se ci diranno che è un destino della terra / selezionare i migliori attraverso la guerra
  • noi che ormai sappiamo bene che i più forti / sono sempre stati i primi a finir morti
  • noi risponderemo, noi risponderemo / no no no no.

Luigi Tenco, Cassine 21 marzo 1938 – Sanremo 27 gennaio 1967.

2504, mi ricordo

Mi ricordo quando ancora si studiavano caratteristiche e dimensioni del “voto di scambio”.

Prima di riprendere a parlare di calcio, vorrei che #Rizzoli ci spiegasse in Mondovisione qual è la pagina del Regolamento in cui sta scritto che quello su #Young non è rigore. E magari ci prometta che #Manganiello non arbitrerà più l’Inter nei prossimi tre anni. #Suningsveglia.

Ultimo esercizio di reticenza, sto andando al seggio

Sono una persona di sinistra che, senza accorgersene, si è ritrovata a essere di estrema sinistra. Colpa mia. Colpa nostra, di quelli che non hanno saputo costruire niente di buono, dopo la Svolta della Bolognina. Ho perso il conto delle nuove sigle scomparse dopo una tornata elettorale, con una coazione a ripetere gli stessi errori – senza mai discuterli – che mette a dura prova il paragone con i cani di Pavlov. Continuo a frequentare le stesse persone, sparpagliate in mille rivoli, esibendo sentimenti come paura, rabbia, rancore, profonda disistima verso le “nostre” classi dirigenti.

Conosco persone che oggi voteranno in almeno sei modi diversi (qualcuno non voterà affatto). Nella mia ristretta cerchia, prevarrà, di poco, il voto a Bonaccini presidente, “compensato” da varie espressioni di voto che solo questo sistema elettorale finge di non trovare schizofreniche. Leggi il resto dell’articolo

Febbre a 90°, Nick Hornby

Le ossessioni del tifoso: l’Arsenal, i Gunners, lo stadio di Highbury, i ricordi delle partite ordinati cronologicamente e riportati in prima persona, un “romanzo di formazione” nell’accezione più diretta del termine, un diario privato che evolve in dialogo diretto con il lettore. Autobiografia con autoironia, appassionante e malinconica, spigliata e coinvolgente, e nelle pagine finali, l’autore arriva ad ammettere: “So di essermi scusato parecchio nel corso di queste pagine. Il calcio ha significato troppo per me, ed è arrivato a rappresentare troppe cose, e sento di aver guardato troppe partite, e di aver speso troppi soldi, e di essermi agitato per l’Arsenal quando avrei dovuto agitarmi per qualcos’altro, e di aver chiesto troppa clemenza agli amici e ai familiari”.

I feel in love with football… “Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé”.

Dopo la separazione dei genitori, nei sabati in cui è il suo turno, il padre comincia a portare il bambino allo stadio di Highbury. Tutto cominciò con un Arsenal-Stoke City 1-0 del 14 settembre 1968. Hornby è del 1957. Presto seguì la terribile delusione della finale a Wembley contro lo Swindon Town (1969): fu così che il dodicenne scoprì il senso del tradimento.

“Ho scandito i periodi della mia vita con gli incontri dell’Arsenal, e qualsiasi evento di una qualche importanza ha un suo risvolto legato al calcio… Una memoria ossessiva è dunque, forse, più creativa di quella di una persona normale; non nel senso che noi inventiamo cose, ma nel senso che abbiamo una capacità cinematografica e barocca di ricordare, piena di innovazioni come i salti di montaggio e lo split-screen”.

“La triste verità, tuttavia, è che avrei accettato un governo conservatore se questo significava una vittoria dell’Arsenal nella finale di Coppa; non potevo certo prevedere che la signora Thatcher sarebbe stata il Primo Ministro più a lungo in carica di questo secolo. (Avrei fatto lo stesso scambio se l’avessi saputo? Naturalmente no. Non avrei accettato lo scambio per meno di un’altra Doppietta)”. Leggi il resto dell’articolo

2503, mi ricordo

Mi ricordo giorni che cominciano male, proseguono peggio e puoi solo sperare finiscano presto.

Aeroporti

Nei primi 25 aeroporti del mondo – come numero di passeggeri (fra 105 e 65 milioni all’anno), ce ne sono 8 negli Stati Uniti, 5 in Europa e 12 in Asia.

  1. Hartsfield–Jackson-Atlanta
  2. Pechino
  3. Dubai
  4. Tokyo-Haneda
  5. Los Angeles
  6. O’Hare-Chicago
  7. Heathrow-Londra
  8. Chek Lap Kok-Hong Kong
  9. Pudong-Shanghai
  10. Charles de Gaulle-Parigi
  11. Schiphol-Amsterdam
  12. Dallas-Fort Worth
  13. Francoforte sul Meno
  14. Atatürk-Istanbul
  15. Sukarno-Giacarta
  16. Changi-Singapore
  17. Incheon-Seul
  18. Denver
  19. Suvarnabhumi-Bangkok
  20. Baiyun-Canton
  21. John F. Kennedy-New York
  22. Kuala Lumpur-Malaysia
  23. San Francisco
  24. Barajas-Madrid
  25. McCarran-Las Vegas

Elezioni meno 1: penultimo esercizio di reticenza

Giovedì, venerdì, sabato e domani: quattro post per motivare le ragioni per cui non faccio una dichiarazione di voto – né a una lista né a un presidente – e userò il voto disgiunto. Andare al seggio è una conquista politica che non posso offendere con l’astensione, ma diffido dei proclami roboanti, vedo molte più somiglianze che differenze fra chi si disputa la vittoria finale, e trovo sintomatica la doppia rimozione sintetizzata su Twitter da Francesca Fornario (@Fornario): “Emilia, sfida alla pari. Tra un partito che nasconde la sua candidata e un candidato che nasconde il suo partito”.

Confesso una certa stanchezza. Questo voto non mi appassiona, vedo sventolare drappi rossi davanti alle rispettive tifoserie per farle infuriare (“arrivano i barbari”, oppure “liberiamo l’Emilia-Romagna”) e sostenere argomenti ai confini dell’irrazionalità. Diffido da chiunque se la senta di proclamare una propria superiorità morale, tale per cui sarebbe legittimo che solo i VIP che sostengono il Bene possano farlo, mentre chi sostiene il Male faceva meglio a starsene zitto.

Bene e Male sono categorie che poco hanno a che fare con il conflitto politico. Faccio notare che c’era chi prevedeva catastrofi per la sconfitta della sinistra a Bologna nel ’99, poi ha fatto il confronto fra Guazzaloca e Cofferati e si è trovato in forte imbarazzo. Non credo sia un caso che un pezzo di chi sostenne Guazzaloca oggi stia con Bonaccini. Mi fermo qui: so che ricordare certe cose oggi può apparire urticante. Ma voglio segnalare un altro paio di sciocchezze sparse a piene mani, su entrambi i fronti, al solo scopo di allargare e aizzare le rispettive tifoserie. Leggi il resto dell’articolo

Sacro terrore, Frank Miller

Un eroe e un’eroina, schiere di fanatici, la corsa contro il tempo per salvare la città, il bollino di avvertimento – “Attenzione consigliato a un pubblico maturo” – , un nuovo marchio editoriale – Bao Publishing, 2012 – , il formato orizzontale già sperimentato in 300, due grandi tavole d’apertura, su fondo nero, per incidere una frase apodittica – “Se incontri l’infedele, uccidilo. Maometto” – e la dedica finale a Theo Van Gogh…

In questa cornice, ecco il Miller che conosciamo, parossistico e iperviolento, più notturno e stilizzato che mai, con un bianco e nero che lascia spazio a poche tracce di colore, la pioggia e il sangue a rigare e schizzare le tavole, i detriti e i rumori di fondo ad addensare la grafica. Una grafica, al solito, abbagliante, con fin troppi disegni a tutta pagina, ma che stavolta non compensa la superficialità della trama, mai tanto rozza e manichea. Mai tanto ideologica.

Natalie Stack, la Gatta Ladra, sta fuggendo, ha appena rubato “uno stupido bracciale di diamanti”, ma qualcuno la insegue, volteggia nel cielo e arriva a prenderla: si chiama Fixer, assomiglia a Batman, è coraggioso e massiccio e porta una maschera… La Gatta ha occhi verdi e curve sensuali, combattono a mani nude, brutalmente, finché “l’aria brucia. Senza preavviso. Senza alcun preavviso”.

Un’esplosione, un attentato, volano chiodi ovunque. Siamo a Empire City, USA, metropoli a metà fra Gotham e Sin City. Ma in quel tratto di strada – DK2 era un sintomo, questa è la prova – Frank Miller sembra essersi perso.

A Empire City, il terrorismo dilaga, gli attentati si susseguono. Spietati. Efferati. Con un chiodo piantato in una gamba, la Gatta segue Fixer alla ricerca dei colpevoli. Del Male, anzi. Perché questi nemici mostrano di non avere “nessun rispetto per la vita umana”, continueranno ad uccidere finché qualcuno non li ucciderà.

Le silhouettes della coppia di eroi ricordano quelle di Batman e Catwoman. I due uccidono con armi da taglio, sparano, uccidono ancora, lui commenta: “Ci diamo alla diplomazia postmoderna”. L’attacco terroristico si intensifica, potendo disporre di missili e aerei, Il Male va a distruggere il simbolo della città, la grande statua della Giustizia (bendata). Fanno la loro comparsa anche due geishe killer e un uomo con una Stella di David azzurra tatuata sul volto (chi ha la mia età ripenserà a Nuke, e al Born Again di Devil). E vari segnali fanno intendere che Fixer e Natalia si stanno innamorando.

Al di là della rabbia confusa e dell’odio viscerale che un’opera come questa comunica, a me pare che un genio come Miller stesse correndo un rischio esiziale: diventare la parodia di se stesso.

2502, mi ricordo

Mi ricordo che per quanti sforzi dialettici si faccia, il dibattito politico non si schioderà mai dal dilemma Noi / Loro.